71134 schede trovate (ogni pagina contiene max 15 schede)
Autore/i articolo: MARCO VENEZIALE
Titolo articolo: Su alcune similitudini dell'”Entrée d’Espagne”
Il ponderoso poema epico “Entrée d’Espagne”, scritto da un anonimo autore di Padova del Trecento, è senza dubbio alcuno il capolavoro della cosiddetta letteratura franco-italiana o franco-veneta. Marco Veneziale nel suo studio parte dalla capacità che ha il poema di offrire sempre felici sorprese ad ogni lettura. Lo studioso ricorda che nel poema si fa un largo uso di similitudini, che si addensano soprattutto in occasione di momenti particolari dell’opera. Lo studio si sofferma in particolare sulle ultime pagine del poema, con l’incontro tra Orlando e lo zio Carlomagno. I baci di Carlomagno ad Orlando, si legge, sono così intensi da non poter essere confrontati con quelli che una donna dona al proprio marito di ritorno da un paese straniero. L’opera dell’Anonimo Padovano si conclude bruscamente con il ritorno di Orlando, creando molti dubbi se essa sia o meno completa. Esiste, comunque, una continuazione, ad opera di Niccolò da Verona, che conosce molto bene l’opera dell’Anonimo Padovano, pur non raggiungendo il suo stesso livello artistico.
Lingua: Italiano
Pag. 89-95
Etichette: Niccolò da Verona, Entrée d’Espagne, Poema cavalleresco, Trecento, Veneto,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 44
Titolo articolo: Su alcune similitudini dell'”Entrée d’Espagne”
Il ponderoso poema epico “Entrée d’Espagne”, scritto da un anonimo autore di Padova del Trecento, è senza dubbio alcuno il capolavoro della cosiddetta letteratura franco-italiana o franco-veneta. Marco Veneziale nel suo studio parte dalla capacità che ha il poema di offrire sempre felici sorprese ad ogni lettura. Lo studioso ricorda che nel poema si fa un largo uso di similitudini, che si addensano soprattutto in occasione di momenti particolari dell’opera. Lo studio si sofferma in particolare sulle ultime pagine del poema, con l’incontro tra Orlando e lo zio Carlomagno. I baci di Carlomagno ad Orlando, si legge, sono così intensi da non poter essere confrontati con quelli che una donna dona al proprio marito di ritorno da un paese straniero. L’opera dell’Anonimo Padovano si conclude bruscamente con il ritorno di Orlando, creando molti dubbi se essa sia o meno completa. Esiste, comunque, una continuazione, ad opera di Niccolò da Verona, che conosce molto bene l’opera dell’Anonimo Padovano, pur non raggiungendo il suo stesso livello artistico.
Lingua: Italiano
Pag. 89-95
Etichette: Niccolò da Verona, Entrée d’Espagne, Poema cavalleresco, Trecento, Veneto,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 44
Autore/i articolo: PAOLO BORSA, CHRISTIAN DEL VENTO
Titolo articolo: Italian Tragedy, 1820-1827
In un diario di Charles-Augustin de Sainte-Beuve si leggono le parole relative ad una conversazione che ha avuto con Victor Cousin. Questi gli parla dell’entusiasmo suscitato in Goethe dalla lettura del “Conte di Carmagnola” di Manzoni, aggiungendo che Goethe ha favorito la fama europea dello scrittore e lo ha anche difeso dalle dure critiche contenute su di una non meglio precisata rivista inglese. Partendo di qui, Paolo Borsa e Christian Del Vento, con dovizia di riferimenti e di particolari, vanno alla ricerca della rivista in questione, che è poi la prestigiosa “Quarterly Review”. L’articolo, apparso sul numero di ottobre del 1820, è pubblicato effettivamente il 19 dicembre successivo; esso non riporta il nome dell’autore e reca come intestazione “Italian Tragedy”. L’autore, in ogni caso, viene identificato in Henry Hart Milman, il quale, a quanto pare, si avvale anche della consulenza di Foscolo, che vive in Gran Bretagna. Nell’articolo “Italian tragedy” si parla molto bene della “Francesca da Rimini” di Pellico e della “Riccarda” di Foscolo, mentre si stronca il “Carmagnola”. Goethe però ribadirà la sua stima per Manzoni.
Lingua: Italiano
Pag. 59-86
Etichette: Manzoni Alessandro, Foscolo Ugo, Wolfgang Goethe, Conte di Carmagnola, Tragedia, Ottocento, Critica teatrale, Lingua inglese, Romanticismo, Rivista,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 44
Titolo articolo: Italian Tragedy, 1820-1827
In un diario di Charles-Augustin de Sainte-Beuve si leggono le parole relative ad una conversazione che ha avuto con Victor Cousin. Questi gli parla dell’entusiasmo suscitato in Goethe dalla lettura del “Conte di Carmagnola” di Manzoni, aggiungendo che Goethe ha favorito la fama europea dello scrittore e lo ha anche difeso dalle dure critiche contenute su di una non meglio precisata rivista inglese. Partendo di qui, Paolo Borsa e Christian Del Vento, con dovizia di riferimenti e di particolari, vanno alla ricerca della rivista in questione, che è poi la prestigiosa “Quarterly Review”. L’articolo, apparso sul numero di ottobre del 1820, è pubblicato effettivamente il 19 dicembre successivo; esso non riporta il nome dell’autore e reca come intestazione “Italian Tragedy”. L’autore, in ogni caso, viene identificato in Henry Hart Milman, il quale, a quanto pare, si avvale anche della consulenza di Foscolo, che vive in Gran Bretagna. Nell’articolo “Italian tragedy” si parla molto bene della “Francesca da Rimini” di Pellico e della “Riccarda” di Foscolo, mentre si stronca il “Carmagnola”. Goethe però ribadirà la sua stima per Manzoni.
Lingua: Italiano
Pag. 59-86
Etichette: Manzoni Alessandro, Foscolo Ugo, Wolfgang Goethe, Conte di Carmagnola, Tragedia, Ottocento, Critica teatrale, Lingua inglese, Romanticismo, Rivista,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 44
Autore/i articolo: MAIKO FAVARO
Titolo articolo: ‘Erger su tempii di vivace fede’. Sulla declinazione sacra del ‘tempio di rime’ fra ‘500 e ‘600
Maiko Favaro si sofferma sui cosiddetti “templi di rime”, che formano un sotto-genere delle antologie liriche. Nel Cinquecento appaiono alcune noti “templi di rime”, che hanno un contenuto profano, ma Favaro sottolinea che esistono anche alcune significative raccolte religiose, che vanno opportunamente considerate in sede critica. Di qui, dunque, l’attenzione riposta sul “Tempio Armonico” del beato Giovanni Giovenale Ancina, un umanista al servizio dei Savoia, che poi entra nella Congregazione fondata da san Filippo Neri. Il libro, pubblicato nel 1599, è concepito per essere cantato a tre voci e contiene numerose poesie, non tutte sue. Ancina, che afferma di aver avuto l’idea di scrivere il “Tempio” mentre si trovava in una chiesa, adatta alla Vergine il codice petrarchista. Dedicato alla Vergine è anche “Il sacro tempio dell’imperatrice de’ cieli Maria Vergine santissima”, del 1613, a cura di Carlo Fiamma, ricco di liriche di autori del tempo anche famosi. A san Francesco d’Assisi è invece dedicato il “Tempio de lodi in onor del serafico patriarca de’ poveri Francesco Santo”, a cura di Ansovino da Sarnano, del 1620.
Lingua: Italiano
Pag. 45-58
Etichette: Ancina Giovanni Giovenale, Fiamma Carlo, Tempio Armonico, Poesia religiosa, Cinquecento, Seicento, Cristianesimo,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 44
Titolo articolo: ‘Erger su tempii di vivace fede’. Sulla declinazione sacra del ‘tempio di rime’ fra ‘500 e ‘600
Maiko Favaro si sofferma sui cosiddetti “templi di rime”, che formano un sotto-genere delle antologie liriche. Nel Cinquecento appaiono alcune noti “templi di rime”, che hanno un contenuto profano, ma Favaro sottolinea che esistono anche alcune significative raccolte religiose, che vanno opportunamente considerate in sede critica. Di qui, dunque, l’attenzione riposta sul “Tempio Armonico” del beato Giovanni Giovenale Ancina, un umanista al servizio dei Savoia, che poi entra nella Congregazione fondata da san Filippo Neri. Il libro, pubblicato nel 1599, è concepito per essere cantato a tre voci e contiene numerose poesie, non tutte sue. Ancina, che afferma di aver avuto l’idea di scrivere il “Tempio” mentre si trovava in una chiesa, adatta alla Vergine il codice petrarchista. Dedicato alla Vergine è anche “Il sacro tempio dell’imperatrice de’ cieli Maria Vergine santissima”, del 1613, a cura di Carlo Fiamma, ricco di liriche di autori del tempo anche famosi. A san Francesco d’Assisi è invece dedicato il “Tempio de lodi in onor del serafico patriarca de’ poveri Francesco Santo”, a cura di Ansovino da Sarnano, del 1620.
Lingua: Italiano
Pag. 45-58
Etichette: Ancina Giovanni Giovenale, Fiamma Carlo, Tempio Armonico, Poesia religiosa, Cinquecento, Seicento, Cristianesimo,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 44
Autore/i articolo: JANE E. EVERSON
Titolo articolo: Il buono, il brutto, il cattivo: figure di regnanti non-cristiani nel “Mambriano” di Francesco Cieco da Ferrara
Jane E. Everson parte dalla tesi espressa in un suo studio da Jo-Ann Cavallo, la quale afferma che nel passaggio dall'”Orlando innamorato” al “Furioso” è cambiata in peggio la caratterizzazione dei personaggi non-cristiani. La tesi è ritenuta discutibile e per approfondire il contesto storico-letterario la Everson prende in esame il “Mambriano” di Francesco Cieco da Ferrara, composto nel periodo intermedio tra la composizione dei due succitati poemi. Esaminando in più paragrafi i regnanti del Medio Oriente, dell’Africa e della Spagna, la studiosa giunge alla conclusione che la caratterizzazione dei personaggi risente soprattutto degli aspetti psicologici e politici, è dettata, di volta in volta, da accordi politici, ambizioni territoriali, scontri storici, ma non è condizionata da posizioni religiose. Con il “Manbriano”, pertanto, si è lontani da una ripresa del motivo delle crociate. La conclusione della Everton, pertanto, è che l’analisi dei personaggi non-cristiani dei poemi di fine-Quattrocento e inizio Cinquecento è più complessa di quanto lascia intendere Jo-Ann Cavallo nel suo studio.
Lingua: Italiano
Pag. 29-43
Etichette: Cieco da Ferrara Francesco, Boiardo Matteo Maria, Ariosto Ludovico, Il Mambriano, Orlando innamorato, Orlando furioso, Poema cavalleresco, Quattrocento, Cinquecento, Cristianesimo, Islamismo,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 44
Titolo articolo: Il buono, il brutto, il cattivo: figure di regnanti non-cristiani nel “Mambriano” di Francesco Cieco da Ferrara
Jane E. Everson parte dalla tesi espressa in un suo studio da Jo-Ann Cavallo, la quale afferma che nel passaggio dall'”Orlando innamorato” al “Furioso” è cambiata in peggio la caratterizzazione dei personaggi non-cristiani. La tesi è ritenuta discutibile e per approfondire il contesto storico-letterario la Everson prende in esame il “Mambriano” di Francesco Cieco da Ferrara, composto nel periodo intermedio tra la composizione dei due succitati poemi. Esaminando in più paragrafi i regnanti del Medio Oriente, dell’Africa e della Spagna, la studiosa giunge alla conclusione che la caratterizzazione dei personaggi risente soprattutto degli aspetti psicologici e politici, è dettata, di volta in volta, da accordi politici, ambizioni territoriali, scontri storici, ma non è condizionata da posizioni religiose. Con il “Manbriano”, pertanto, si è lontani da una ripresa del motivo delle crociate. La conclusione della Everton, pertanto, è che l’analisi dei personaggi non-cristiani dei poemi di fine-Quattrocento e inizio Cinquecento è più complessa di quanto lascia intendere Jo-Ann Cavallo nel suo studio.
Lingua: Italiano
Pag. 29-43
Etichette: Cieco da Ferrara Francesco, Boiardo Matteo Maria, Ariosto Ludovico, Il Mambriano, Orlando innamorato, Orlando furioso, Poema cavalleresco, Quattrocento, Cinquecento, Cristianesimo, Islamismo,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 44
Autore/i articolo: MARIA GABRIELLA RICCOBONO
Titolo articolo: ‘Nel ciel che più de la sua luce prende fu’ io’: forme e contenuti esordiali nella “Commedia”
La studiosa ritiene necessario escludere dalla sua trattazione la celebre lettera a Cangrande, la cui autenticità è ancor oggi oggetto di discussioni. La lettera avrebbe offerto un importante paratesto d’autore, prezioso per discutere sul tema dei momenti esordiali della “Commedia”. In mancanza di dati dirimenti, la studiosa nota che Dante ha voluto che il poema fosse introdotto da un prologo, mentre ogni cantica è introdotta da un proemio, ma la terminologia sul tema cambia in altri studiosi e si discute sull’uso dei termini proemio, prologo, esordio e preambolo. L’A., soffermandosi su numerosi esempi tratti dalla “Commedia”, ricorda poi l’esistenza di protasi di secondo e terzo grado (queste ultime informano il lettore-uditore sul contenuto di un canto o di una parte di canto). L’ultima parte del saggio è dedicata al pubblico della “Commedia”, diviso in 3 categorie. La prima comprende dei ‘lettori affezionati’, appartenenti al pubblico comunale cittadino della borghesia magnatizia, dell’aristocrazia e, in parte, del popolo minuto; la seconda è formata dagli uomini di alta cultura; la terza, infine, da tutta la cristianità, ossia da gente che prima o poi sentirà parlare del poema.
Lingua: Italiano
Pag. 9-28
Etichette: Alighieri Dante, Divina Commedia, Poema, Trecento, Paratesto, Retorica,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 44
Titolo articolo: ‘Nel ciel che più de la sua luce prende fu’ io’: forme e contenuti esordiali nella “Commedia”
La studiosa ritiene necessario escludere dalla sua trattazione la celebre lettera a Cangrande, la cui autenticità è ancor oggi oggetto di discussioni. La lettera avrebbe offerto un importante paratesto d’autore, prezioso per discutere sul tema dei momenti esordiali della “Commedia”. In mancanza di dati dirimenti, la studiosa nota che Dante ha voluto che il poema fosse introdotto da un prologo, mentre ogni cantica è introdotta da un proemio, ma la terminologia sul tema cambia in altri studiosi e si discute sull’uso dei termini proemio, prologo, esordio e preambolo. L’A., soffermandosi su numerosi esempi tratti dalla “Commedia”, ricorda poi l’esistenza di protasi di secondo e terzo grado (queste ultime informano il lettore-uditore sul contenuto di un canto o di una parte di canto). L’ultima parte del saggio è dedicata al pubblico della “Commedia”, diviso in 3 categorie. La prima comprende dei ‘lettori affezionati’, appartenenti al pubblico comunale cittadino della borghesia magnatizia, dell’aristocrazia e, in parte, del popolo minuto; la seconda è formata dagli uomini di alta cultura; la terza, infine, da tutta la cristianità, ossia da gente che prima o poi sentirà parlare del poema.
Lingua: Italiano
Pag. 9-28
Etichette: Alighieri Dante, Divina Commedia, Poema, Trecento, Paratesto, Retorica,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 44
Autore/i libro/articolo recensito: ROCCO RUBINI
Titolo libro/articolo recensito: The Other Renaissance: Italian Humanism between Hegel & Heidegger
Edizioni: University of Chicago Press, Chicago – 2014
Lingua: Inglese
Pag. 131-136
Recensore/i: John Monfasani
Etichette: Rinascimento, Filosofia, Storiografia, Garin Eugenio, Grassi Ernesto, Kristeller Paul O.,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 43
Titolo libro/articolo recensito: The Other Renaissance: Italian Humanism between Hegel & Heidegger
Edizioni: University of Chicago Press, Chicago – 2014
Lingua: Inglese
Pag. 131-136
Recensore/i: John Monfasani
Etichette: Rinascimento, Filosofia, Storiografia, Garin Eugenio, Grassi Ernesto, Kristeller Paul O.,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 43
Autore/i libro/articolo recensito: JUSTIN STEINBERG
Titolo libro/articolo recensito: Dante and the Limits of the Law
Edizioni: The University of Chicago Press, Chicago and London – 2013
Lingua: Italiano
Pag. 125-130
Recensore/i: Diego Quaglioni
Etichette: Steinberg Justin, Alighieri Dante, Trecento, Diritto, Libero arbitrio, Potere,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 43
Titolo libro/articolo recensito: Dante and the Limits of the Law
Edizioni: The University of Chicago Press, Chicago and London – 2013
Lingua: Italiano
Pag. 125-130
Recensore/i: Diego Quaglioni
Etichette: Steinberg Justin, Alighieri Dante, Trecento, Diritto, Libero arbitrio, Potere,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 43
Autore/i articolo: STEFANO REDAELLI
Titolo articolo: Primo Levi: nel varco tra le due culture
Stefano Redaelli prende le mosse dall’attenzione riservata dagli studiosi alle differenze tra cultura scientifica e cultura letteraria, che riflettono due diversi modi di intendere la realtà e di rapportarsi con essa. La letteratura italiana, sin dagli esempi di Dante Alighieri e di Galileo Galilei, ha mostrato degli esempi di fertile dialogo tra le due culture. I rapporti tra mondo scientifico e letterario possono dar luogo a 4 diversi modi di comportarsi. Redaelli parla, pertanto, di transiti, sconfinamenti, alleanze e conflitti. A questo punto, passa ad esaminare in che categoria inserire l’esperienza di Primo Levi, grande scrittore e insieme chimico di formazione e di professione. Per Levi si parla di ‘transiti’, ed in particolare dal territorio della scienza a quello della letteratura. La scienza, dunque, transita nella letteratura per quanto riguarda i temi, il linguaggio e il sistema di valori. Di qui, tra l’altro, le doti di chiarezza e la volontà di discernimento che caratterizzano la produzione di Levi, che si conferma, pertanto, un modello esemplare di quest’incontro tra due culture diverse.
Lingua: Italiano
Pag. 111-121
Etichette: Levi Primo, Racconto, Romanzo, Novecento, Scienza, Ebraismo, Alighieri Dante, Galilei Galileo,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 43
Titolo articolo: Primo Levi: nel varco tra le due culture
Stefano Redaelli prende le mosse dall’attenzione riservata dagli studiosi alle differenze tra cultura scientifica e cultura letteraria, che riflettono due diversi modi di intendere la realtà e di rapportarsi con essa. La letteratura italiana, sin dagli esempi di Dante Alighieri e di Galileo Galilei, ha mostrato degli esempi di fertile dialogo tra le due culture. I rapporti tra mondo scientifico e letterario possono dar luogo a 4 diversi modi di comportarsi. Redaelli parla, pertanto, di transiti, sconfinamenti, alleanze e conflitti. A questo punto, passa ad esaminare in che categoria inserire l’esperienza di Primo Levi, grande scrittore e insieme chimico di formazione e di professione. Per Levi si parla di ‘transiti’, ed in particolare dal territorio della scienza a quello della letteratura. La scienza, dunque, transita nella letteratura per quanto riguarda i temi, il linguaggio e il sistema di valori. Di qui, tra l’altro, le doti di chiarezza e la volontà di discernimento che caratterizzano la produzione di Levi, che si conferma, pertanto, un modello esemplare di quest’incontro tra due culture diverse.
Lingua: Italiano
Pag. 111-121
Etichette: Levi Primo, Racconto, Romanzo, Novecento, Scienza, Ebraismo, Alighieri Dante, Galilei Galileo,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 43
Autore/i articolo: MARCELLO SABBATINO
Titolo articolo: Il naufragio della Provvidenza e la luce tiepida dell’invenzione nel “Fermo e Lucia”
Partendo dall’antica metafora del mondo come teatro, Marcello Sabbatino sottolinea come Manzoni sia un autore abituato a guardare con meticolosità ai suoi personaggi, seguendoli in tutti i ruoli che ‘interpretano’ nelle vicende della vita. Nel “Fermo e Lucia”, su cui lo studioso pone in particolare l’attenzione, Geltrude viene accostata ad una “attrice ardimentosa”, che recita in un paese protestante in una commedia di scherno verso i riti cattolici. Nel romanzo, Manzoni pone spesso in rilievo la storicità della sua opera, anche a rischio di produrre tensioni interne alla struttura narrativa. Nel “Fermo e Lucia” il mondo viene descritto come violento e persino un personaggio tranquillo ma non sprovveduto, come Fermo, mostrerà dei risoluti propositi di vendetta, apparendo anche alla fine restio al perdono. La violenza trova spazio anche in episodi che riguardano Egidio e il Conte del Sagrato, a conferma dei caratteri dell’epoca, ma i passi più duri e forti saranno sfumati o eliminati nella redazione del 1827. Nel “Fermo e Lucia”, pertanto, La crudeltà del mondo, sottolinea Sabbatino, rende particolarmente difficile il compito della Provvidenza e dell’immaginazione.
Lingua: Italiano
Pag. 91-110
Etichette: Manzoni Alessandro, Fermo e Lucia, Promessi Sposi, Romanzo, Ottocento, Romanticismo, Abuso, Monacazione forzata, Teatro, Vendetta,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 43
Titolo articolo: Il naufragio della Provvidenza e la luce tiepida dell’invenzione nel “Fermo e Lucia”
Partendo dall’antica metafora del mondo come teatro, Marcello Sabbatino sottolinea come Manzoni sia un autore abituato a guardare con meticolosità ai suoi personaggi, seguendoli in tutti i ruoli che ‘interpretano’ nelle vicende della vita. Nel “Fermo e Lucia”, su cui lo studioso pone in particolare l’attenzione, Geltrude viene accostata ad una “attrice ardimentosa”, che recita in un paese protestante in una commedia di scherno verso i riti cattolici. Nel romanzo, Manzoni pone spesso in rilievo la storicità della sua opera, anche a rischio di produrre tensioni interne alla struttura narrativa. Nel “Fermo e Lucia” il mondo viene descritto come violento e persino un personaggio tranquillo ma non sprovveduto, come Fermo, mostrerà dei risoluti propositi di vendetta, apparendo anche alla fine restio al perdono. La violenza trova spazio anche in episodi che riguardano Egidio e il Conte del Sagrato, a conferma dei caratteri dell’epoca, ma i passi più duri e forti saranno sfumati o eliminati nella redazione del 1827. Nel “Fermo e Lucia”, pertanto, La crudeltà del mondo, sottolinea Sabbatino, rende particolarmente difficile il compito della Provvidenza e dell’immaginazione.
Lingua: Italiano
Pag. 91-110
Etichette: Manzoni Alessandro, Fermo e Lucia, Promessi Sposi, Romanzo, Ottocento, Romanticismo, Abuso, Monacazione forzata, Teatro, Vendetta,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 43
Autore/i articolo: ANTONELLA DEL GATTO
Titolo articolo: Astri leopardiani: dalla luce alla caduta attraverso i “Fragmenta” petrarcheschi
Antonella Del Gatto parte nel suo saggio da una citazione di Italo Calvimo, il quale in una delle sue “Lezioni americane”, dedicata alla ‘leggerezza’, sottolinea che la luna ha una funzione speciale per Leopardi, identificandosi con la poesia ‘tout court’. La studiosa esamina alcuni passi significativi del Recanatese che dimostrano la profondità e la significatività di questo interesse. Ne “La sera del dì di festa” l’incipit presenta un paesaggio lunare ritenuto “quasi cinematografico per il gioco visivo e per il montaggio delle inquadrature”. Ma il canto lunare per eccellenza è il “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”, oggetto di numerose osservazioni, che chiamano in causa tra l’altro i precedenti del “Canzoniere” di Petrarca, ma mostrando una chiara presa di distanza da quel modello. La studiosa nota anche che il tema della luna, e in generale del tramonto dell’astro, può essere utilissimo anche per interpretare opere come “A Silvia” e un personaggio come la Nerina delle “Ricordanze”.
Lingua: Italiano
Pag. 69-90
Etichette: Leopardi Giacomo, Petrarca Francesco, Calvino Italo, Canti, Ottocento, Astronomia, Luna,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 43
Titolo articolo: Astri leopardiani: dalla luce alla caduta attraverso i “Fragmenta” petrarcheschi
Antonella Del Gatto parte nel suo saggio da una citazione di Italo Calvimo, il quale in una delle sue “Lezioni americane”, dedicata alla ‘leggerezza’, sottolinea che la luna ha una funzione speciale per Leopardi, identificandosi con la poesia ‘tout court’. La studiosa esamina alcuni passi significativi del Recanatese che dimostrano la profondità e la significatività di questo interesse. Ne “La sera del dì di festa” l’incipit presenta un paesaggio lunare ritenuto “quasi cinematografico per il gioco visivo e per il montaggio delle inquadrature”. Ma il canto lunare per eccellenza è il “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”, oggetto di numerose osservazioni, che chiamano in causa tra l’altro i precedenti del “Canzoniere” di Petrarca, ma mostrando una chiara presa di distanza da quel modello. La studiosa nota anche che il tema della luna, e in generale del tramonto dell’astro, può essere utilissimo anche per interpretare opere come “A Silvia” e un personaggio come la Nerina delle “Ricordanze”.
Lingua: Italiano
Pag. 69-90
Etichette: Leopardi Giacomo, Petrarca Francesco, Calvino Italo, Canti, Ottocento, Astronomia, Luna,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 43
Autore/i articolo: SALVATORE PUGGIONI
Titolo articolo: Letterato e potere nell’ottica di Cesarotti
Salvatore Puggioni, partendo dal componimento epico “Pronea”, che Melchiorre Cesarotti dedicò a Napoleone nel 1807, attirandosi le critiche di Foscolo, esamina alcuni scritti dell’autore padovano in cui si affronta il tema del rapporto tra letteratura e potere. Dell’attenzione a questo tema è testimone già l’opera “Il Genio dell’Adria”, del 1762, in cui Cesarotti mostra il suo attaccamento ai valori della Repubblica di Venezia. Egli parla a più riprese di dovere del rispetto verso l’autorità, ma anche di ammirazione per la grandezza e l’eccellenza di Venezia, affermando di voler prendere comunque le distanze dalla bassa adulazione. Alla base dell’atteggiamento di Cesarotti, anche nelle successive “Relazioni accademiche”, c’è la volontà di trovare una sua collocazione, come letterato, tra il centro del potere e la società civile, ritagliandosi un suo spazio vitale. Questa volontà si adatterà, però, passivamente, a vari cambiamenti politici, fino all’approdo della “Pronea”, in cui sono decantate le lodi di Napoleone.
Lingua: Italiano
Pag. 59-67
Etichette: Cesarotti Melchiorre, Il Genio dell’Adria, Pronea, Settecento, Ottocento, Illuminismo, Politica, Relazioni accademiche,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 43
Titolo articolo: Letterato e potere nell’ottica di Cesarotti
Salvatore Puggioni, partendo dal componimento epico “Pronea”, che Melchiorre Cesarotti dedicò a Napoleone nel 1807, attirandosi le critiche di Foscolo, esamina alcuni scritti dell’autore padovano in cui si affronta il tema del rapporto tra letteratura e potere. Dell’attenzione a questo tema è testimone già l’opera “Il Genio dell’Adria”, del 1762, in cui Cesarotti mostra il suo attaccamento ai valori della Repubblica di Venezia. Egli parla a più riprese di dovere del rispetto verso l’autorità, ma anche di ammirazione per la grandezza e l’eccellenza di Venezia, affermando di voler prendere comunque le distanze dalla bassa adulazione. Alla base dell’atteggiamento di Cesarotti, anche nelle successive “Relazioni accademiche”, c’è la volontà di trovare una sua collocazione, come letterato, tra il centro del potere e la società civile, ritagliandosi un suo spazio vitale. Questa volontà si adatterà, però, passivamente, a vari cambiamenti politici, fino all’approdo della “Pronea”, in cui sono decantate le lodi di Napoleone.
Lingua: Italiano
Pag. 59-67
Etichette: Cesarotti Melchiorre, Il Genio dell’Adria, Pronea, Settecento, Ottocento, Illuminismo, Politica, Relazioni accademiche,
Rivista | Fascicolo: Rassegna europea di letteratura italiana | 2014 | N. 43
Autore/i articolo: MARTA CECI ( A CURA DI)
Titolo articolo: Tommaso Baldinotti: Le rime sacre del Forteguerriano A 58
Lo studio propone l’edizione critica delle due poesie sacre con cui termina il Forteguerriano A 58 (cc.267-73).
Lingua: Italiano
Pag. 109-117
Etichette: Baldinotti Tommaso, Quattrocento, Inedito,
Rivista | Fascicolo: Letteratura italiana antica | 2017 | N. 18
Titolo articolo: Tommaso Baldinotti: Le rime sacre del Forteguerriano A 58
Lo studio propone l’edizione critica delle due poesie sacre con cui termina il Forteguerriano A 58 (cc.267-73).
Lingua: Italiano
Pag. 109-117
Etichette: Baldinotti Tommaso, Quattrocento, Inedito,
Rivista | Fascicolo: Letteratura italiana antica | 2017 | N. 18
Autore/i articolo: MARTA CECI ( A CURA DI)
Titolo articolo: Tommaso Baldinotti: le poesie a Lorenzo il Magnifico
Vengono pubblicati in edizione critica i sonetti, dal Forteguerriano A 58 (cc.251-66),che il Baldinotti inviò a Lorenzo il Magnifico, dopo la sua cacciata da Firenze nel 1478.
Lingua: Italiano
Pag. 83-107
Etichette: Baldinotti Tommaso, Quattrocento, Inedito,
Rivista | Fascicolo: Letteratura italiana antica | 2017 | N. 18
Titolo articolo: Tommaso Baldinotti: le poesie a Lorenzo il Magnifico
Vengono pubblicati in edizione critica i sonetti, dal Forteguerriano A 58 (cc.251-66),che il Baldinotti inviò a Lorenzo il Magnifico, dopo la sua cacciata da Firenze nel 1478.
Lingua: Italiano
Pag. 83-107
Etichette: Baldinotti Tommaso, Quattrocento, Inedito,
Rivista | Fascicolo: Letteratura italiana antica | 2017 | N. 18
Autore/i articolo: MARTA CECI (A CURA DI)
Titolo articolo: Tommaso Baldinotti: Il “Canzoniere per Cinzia” del Forteguerriano A 58
Di Tommaso Baldinotti lo studio propone l’edizione critica del Canzoniere per Cinzia, dal Forteguerriano A 58 autografo (cc. 115-54).
Lingua: Italiano
Pag. 23-82
Etichette: Baldinotti Tommaso, Quattrocento, Inedito,
Rivista | Fascicolo: Letteratura italiana antica | 2017 | N. 18
Titolo articolo: Tommaso Baldinotti: Il “Canzoniere per Cinzia” del Forteguerriano A 58
Di Tommaso Baldinotti lo studio propone l’edizione critica del Canzoniere per Cinzia, dal Forteguerriano A 58 autografo (cc. 115-54).
Lingua: Italiano
Pag. 23-82
Etichette: Baldinotti Tommaso, Quattrocento, Inedito,
Rivista | Fascicolo: Letteratura italiana antica | 2017 | N. 18
Rivista: “Il cantonetto”, fascicolo n. LXI
Lingua: Italiano
Pag. 158
Recensore/i: Arnaldo Di Benedetto
Etichette: Poesia, Narrativa, Carteggio, Cinquecento, Ottocento, Novecento, Duemila,
Rivista | Fascicolo: Giornale storico della letteratura italiana | 2016 | N. 641
Lingua: Italiano
Pag. 158
Recensore/i: Arnaldo Di Benedetto
Etichette: Poesia, Narrativa, Carteggio, Cinquecento, Ottocento, Novecento, Duemila,
Rivista | Fascicolo: Giornale storico della letteratura italiana | 2016 | N. 641