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Studi sul Settecento e l’Ottocento | 2025 | N. 20
Anno 2025 – N. 20
A cura di Clara Cardolini Rizzo
Titolo articolo: Uno sconfinamento barocco nel Settecento: Giuseppe D’Alessandro e le poesie sull’orologio
Il motivo dell’orologio, che ricorre in maniera quasi ossessiva nella lirica barocca ma che sembra spegnersi allo scadere del XVII secolo, si riaffaccia – rileva l’A. – nella raccolta di rime di Giuseppe D’Alessandro, Duca di Pescolanciano, la “Selva poetica” pubblicata a Napoli nel 1713. Il poeta-feudatario molisano, ammiratore di Marino ma anche di Petrarca, riprende nei suoi componimenti l’immaginario e il repertorio metaforico che la lirica barocca aveva elaborato intorno ai vari tipi di orologio, ma opta per forme metriche brevi (madrigali, quartine) e impronta il suo discorso a una linearità di argomentazione e a una chiarezza sintattica e lessicale che si collegano alle contemporanee esperienze arcadiche e, insieme, all’incipiente stagione dei Lumi.
Lingua: ItalianoPag. 11-21
Etichette: Arcadia, Barocco, Illuminismo, Poesia, Tempo, XVIII secolo, Giuseppe D'Alessandro, Selva poetica, Napoli
Titolo articolo: La punteggiatura nello “Zibaldone” leopardiano. Uso comunicativo e implicazioni stilistiche
Lo studio ha – secondo l’A. – un duplice scopo: il primo, di carattere più strettamente linguistico, è nella volontà di verificare la presenza di un uso moderno, comunicativo e semantico, della punteggiatura nello “Zibaldone”, analizzata sulla scorta dei recenti modelli teorici linguistici elaborati dal gruppo di ricerca coordinato da Angela Ferrari presso l’Università di Basilea. Accanto all’analisi linguistica, altro obiettivo del lavoro è verificare, proprio attraverso l’analisi dell’uso interpuntivo, le molteplici anime compresenti nello “Zibaldone”, che si manifestano anche alla luce dello scandaglio sistematico dell’interpunzione, il cui uso s’intreccia inevitabilmente con questioni stilistiche e strutturali.
Lingua: ItalianoPag. 23-46
Etichette: Comunicazione, Linguistica, Stile, XIX secolo, Angela Ferrari, Giacomo Leopardi, Zibaldone,
Titolo articolo: Il canto e il deserto: il tema della consolazione in Giacomo Leopardi
Il saggio ricostruisce il pensiero leopardiano in relazione al tema filosofico-letterario della consolazione. Se – rileva l’A. -, in una fase iniziale, Leopardi riconosce piena legittimità ed efficacia all’attività consolatoria dell’età antica, quando le illusioni conservano tutta la loro forza, in quella moderna, dominata dall”arido vero’, vede nella poesia, nel suo ‘canto’ che consola, il solo ambito capace di rappresentarne le prerogative. A partire dal 1823, tuttavia, Leopardi – prosegue Prandi – intraprende una serie di letture (in particolare il “Manuale di Epitteto”, da lui tradotto, e alcuni scritti di Plutarco), che iniziano ad avvicinarlo allo stoicismo: saranno allora la tranquilla rassegnazione, il distacco dalle cose del mondo, la rinuncia a contrastare il dolore a divenire per lui, come attestano gli scritti di quel periodo, il più efficace strumento consolatorio, in grado di agire in modo preventivo. Ma, nel 1827, all’altezza dei canti pisano-recanatesi, le ragioni dell’intelletto non sembrano più sufficienti, e sorge, nei testi leopardiani coevi, l’esigenza di sfogare il dolore e un’inedita valorizzazione della pietà. Contemporaneamente, il potere consolatorio della poesia, a questo punto – argomenta lo studioso -, non basta più: se in un primo momento tale condizione di infelicità sembra circoscritta a specifici ambiti storici o geografici, in seguito è la persona stessa del poeta a rappresentarla, e infine, a partire dal “Canto notturno”, essa interessa l’umanità intera. È a questo punto che il poeta giunge alla straordinaria sintesi de “La ginestra”, in cui, paradossalmente, l’universale potere consolatorio del fiore deriva precisamente dalla propria esemplare fragilità.
Lingua: ItalianoPag. 47-62
Etichette: Deserto, Poesia, XIX secolo, Epitteto, Giacomo Leopardi, Plutarco, La ginestra,
Titolo articolo: Dolcezza e santità nella poesia di Niccolò Tommaseo
Il contributo propone una rivisitazione del ‘corpus’ poetico di Niccolò Tommaseo con una particolare attenzione alla sua propensione verso la religiosità cristiana e il senso del divino. Ne emerge – rileva l’A. – un Tommaseo che canta Gesù, la Madonna, i Santi ed esalta la pietà popolare. Non di rado – prosegue Baroni – nei suoi versi son precisati aspetti particolari con la competenza del teologo o almeno di chi è avvezzo a considerare fondamentale l’esperienza religiosa. Tutto questo fa con lo slancio dell’innamorato che di Gesù e di Maria coglie in primis quella soavità che rende con l’attributo ‘dolce’.
Lingua: ItalianoPag. 63-71
Etichette: Pietà, Poesia, Religione, Religiosità, XIX secolo, Niccolò Tommaseo,
Titolo articolo: Manzoni, Tommaseo e i fiori di Gertrude
Esperto botanico e coltivatore, quando deve descrivere le specie arboree e floreali, Manzoni – afferma l’A. – ricorre nei “Promessi sposi” al lessico specialistico. Tuttavia – prosegue -, nel romanzo compare anche la parola ‘fiore’: la più generica, la più antica e, per ciò stesso, la più ‘difficile’. Il saggio si sofferma dunque sui vari significati rivestiti da tale parola (nonché dal campo semantico del fiorire e dello sfiorire) nel capolavoro manzoniano: a differenza del lessico specialistico, la parola ‘fiore’, impiegata in senso metaforico, riporta sempre – rileva la Favaro – alla sfera dei sentimenti. A fungere da guida e al contempo da ‘controcanto’ in quest’indagine è, a suo avviso, la voce di Niccolò Tommaseo, che – sia in quanto lettore appassionato sia in quanto linguista e lessicografo – formula sui “Promessi sposi”, a più riprese, riflessioni molteplici.
Lingua: ItalianoPag. 73-85
Etichette: Lessico, Sentimento, XIX secolo, Alessandro Manzoni, Gertrude, Niccolò Tommaseo, I promessi sposi,
Titolo articolo: Di Luisa Stolberg contessa d’Albany
Il saggio analizza il fenomeno dei salotti culturali nella società europea del XVIII-XIX secolo attraverso l’esperienza paradigmatica di Luisa Stolberg, contessa d’Albany, per illuminare la funzione cruciale del ‘salon’ quale spazio di mediazione tra sfera pubblica e privata e luogo privilegiato dell’influenza femminile sui processi culturali e politici dell’epoca. I salotti parigini e fiorentini della d’Albany furono – secondo l’A. – centri di scambio ideologico, frequentati da figure chiave del pensiero illuminista e preromantico: al loro interno la contessa emerge come figura emblematica del cosmopolitismo intellettuale settecentesco, capace di costruire e mantenere una rete di relazioni epistolari e culturali autonoma rispetto al celebre compagno Vittorio Alfieri, operando in un contesto segnato prima dalla Rivoluzione francese e poi dall’ascesa di Napoleone.
Lingua: ItalianoPag. 89-98
Etichette: Cultura, Donne, Epistolografia, Illuminismo, Politica, Rivoluzione francese, Romanticismo, XIX secolo, XVIII secolo, Luisa Stolberg, Napoleone Bonaparte, Vittorio Alfieri, Europa, Firenze, Parigi
Titolo articolo: Foscolo e la catena d’amore di Isabella Teresa Roncioni
L’autore riesamina i quattro sonetti d’amore del breve canzoniere foscoliano, riscontrando e rafforzando senza residui, con ulteriori riscontri d’ordine storico, filologico e geografico, l’identità dell’unica destinataria dei componimenti, la pisana Isabella Teresa Roncioni in Bartolommei.
Lingua: ItalianoPag. 99-109
Etichette: Amore, Filologia, Letteratura italiana, Poesia, Sonetto, XIX secolo, Isabella Teresa Roncioni, Ugo Foscolo,
Titolo articolo: Una ‘sera’ di metà Ottocento: influenze foscoliane e leopardiane in Giuseppina Turrisi-Colonna
Già pochi anni dopo la sua prematura scomparsa, numerosi critici ottocenteschi – rileva l’A. – hanno puntato la loro attenzione su Giuseppina Turrisi-Colonna, vedendo il lei un’illustre portavoce della poesia pre-risorgimentale. Il saggio si propone di ripercorrere le tappe principali della sua attività, dalla formazione alla piena espressione lirica. Interesse specifico dello studio è, poi, analizzare l’influenza esercitata da Foscolo e Leopardi sulla giovane palermitana. Per esaudire il proposito, lo studioso si avvale di una canzone intitolata “La sera”, specchio dell’animo ‘mesto e soave’ dell’autrice. Del componimento è presentata un’interpretazione che tiene conto soprattutto delle memorie intertestuali attive dietro i versi. In conclusione è offerta una chiave di lettura che raccorda gli studi d’infanzia alla maturazione artistica, a simboleggiare – argomenta Macaluso – la conciliazione di interessi cangianti, declinati da un unico, raffinatissimo sentire.
Lingua: ItalianoPag. 111-121
Etichette: Intertestualità, Poesia, XIX secolo, Giacomo Leopardi, Giuseppina Turrisi-Colonna, Ugo Foscolo, Palermo
Titolo articolo: Declinazioni della narrativa nelle riviste femminili milanesi di metà Ottocento: il «Corriere delle Dame»
Il saggio si propone di tracciare un quadro della situazione culturale, educativa e sociale della donna di metà Ottocento attraverso le proposte di lettura rivolte al pubblico femminile di una delle riviste di moda più importanti del secolo: il «Corriere delle Dame». Il celebre periodico milanese, noto per la sua moderazione, presenta da una parte rilevanti momenti di denuncia e dall’altra la stabile collaborazione di autori ben noti all’ambiente liberale. Il lavoro, dopo aver presentato una prima catalogazione delle tipologie di narrativa presenti nelle pagine della rivista negli anni Cinquanta e Sessanta – tutte collegate da un comune fine didascalico, formativo di coloro che saranno le ‘nuove italiane’ -, riflette sulla pubblicazione di alcuni brani tratti da “I misteri del chiostro napoletano. Memorie di Enrichetta Caracciolo”, una sorta di ‘best seller’ di accusa (ma anche di riscatto personale) del doloroso ma diffuso fenomeno della monacazione forzata, dal quale il giornale prende le distanze.
Lingua: ItalianoPag. 123-136
Etichette: Donne, Monacazione, Narrativa, Rivista, XIX secolo, Enrichetta Caracciolo, Corriere delle Dame, I misteri del chiostro napoletano, Milano
Titolo articolo: La memoria dei “Promessi sposi” nella produzione della Marchesa Colombi
La Marchesa Colombi (Maria Antonietta Torriani) inserisce all’interno della sua produzione – ricorda l’A. – diversi richiami all’opera manzoniana: dalla semplice citazione dei “Promessi sposi” fino alla rielaborazione di episodi del romanzo su cui agisce la memoria di Manzoni. Inoltre, l’autrice scrive una poesia dedicata ai “Promessi sposi”, pubblicata il 16 giugno 1871 su “Il passatempo”. Nell’articolo si analizzano le memorie manzoniane nei romanzi e, più in generale, nell’intera produzione della Torriani.
Lingua: ItalianoPag. 137-144
Etichette: Memoria, XIX secolo, Manzoni Alessandro, Marchesa Colombi, Maria Antonietta Torriani, I promessi sposi, Il passatempo,
Titolo articolo: Giuseppe Pozzobonelli traduttore in latino di Petrarca e di Giambattista Giovio
Fra le inedite poesie latine di Giuseppe Pozzobonelli (1696-1783) vi sono due esperimenti di traduzione di testi italiani. Tommaso Ceva, che fu un punto di riferimento per Pozzobonelli, aveva rilevato, in una delle “Sylvae” (1699) – riferisce Milani -, la difficoltà di rendere in latino l’armonia di Petrarca. Pozzobonelli, giovanissimo, accolse la sfida traducendo dieci sonetti del “Canzoniere”; gli echi e le riprese da Virgilio, Ovidio, Catullo e Lucano sono funzionali al confronto stilistico con l’originale. Nel 1774 Giambattista Giovio (1748-1814) pubblicò un volume di “Poesie”, che suscitò l’attenzione dell’anziano Cardinale. Pozzobonelli tradusse sei sonetti e sottopose la versione a un interlocutore sconosciuto, alle cui osservazioni replicò con uno scritto. In un sonetto Giovio rielabora una poesia di Paolo Rolli; Pozzobonelli ne trae spunto per contaminare tre luoghi di Ovidio. In un altro gareggia con un sonetto di Giuliano Cassiani; Pozzobonelli introduce qualche amplificazione con effetto teatrale, ricorrendo a tessere virgiliane.
Lingua: ItalianoPag. 147-161
Etichette: Poesia, Traduzione, XVIII secolo, Francesco Petrarca, Giambattista Giovio, Giuseppe Pozzobonelli, Paolo Rolli, Tommaso Ceva, Canzoniere, Sylvae, Milano
Titolo articolo: Gli studi danteschi e l'”Epistola a Cangrande della Scala” nel carteggio di Giambattista Giuliani e Niccolò Tommaseo
Nel panorama degli studi danteschi dell’Ottocento innumerevoli sono state – rileva la studiosa – le indagini condotte sul Sommo poeta. In questo ambito Giambattista Giuliani e Niccolò Tommaseo rappresentano – argomenta l’A. – due posizioni complementari e antitetiche allo stesso tempo, in parte indagabili attraverso gli scambi epistolari tra loro intercorsi che permettono di comprendere i punti salienti delle rispettive metodologie di ricerca e come queste si siano influenzate vicendevolmente.
Lingua: ItalianoPag. 163-173
Etichette: Carteggio, Epistolario, XIII secolo, XIX secolo, Dante Alighieri, Giambattista Giuliani, Niccolò Tommaseo, Epistola a Cangrande della Scala,
Titolo articolo: Manzoni nelle lezioni del professore Giovanni Pascoli
L’articolo passa in rassegna le occasioni e le modalità con cui Pascoli, nel suo ruolo di docente liceale e universitario, si è occupato di Manzoni. Dopo una puntualizzazione sulla prima lettura dei “Promessi sposi” compiuta da Pascoli studente nel collegio di Urbino e un accenno al rapporto di Carducci (maestro di Pascoli all’Università di Bologna) con lo scrittore lombardo, si analizza la presenza di Manzoni nelle antologie scolastiche di Carducci (“Letture italiane” e “Primavera e fiore della lirica italiana”) e di Pascoli (“Sul limitare” e “Fior da fiore”). Il virgilianesimo di Manzoni sarebbe stato l’argomento della prolusione all’Università di Milano se Pascoli vi fosse stato chiamato come professore di letteratura latina nel 1900. Il trasferimento non avvenne, ma di quel tema, e in generale delle opere di Manzoni, avrebbero poi trattato molte lezioni di Pascoli professore di letteratura italiana all’Università di Bologna dal 1906 al 1911, come ricordano gli allievi in molte testimonianze. Queste lezioni furono trascritte nelle dispense allestite dagli stessi studenti, sia quelli della Facoltà di lettere che quelli del Corso pedagogico, oggetto negli ultimi anni di rinnovato interesse. Le valutazioni di Pascoli sulle due tesi di laurea assegnate sugli “Inni sacri” mostrano infine – argomenta l’A. – come Manzoni poeta fosse ancora una presenza forte nell’ispirazione dell’ultimo poemetto latino “Thallusa”, il suo capolavoro. Lo scrittore, lombardo, insomma, può essere annoverato – conclude la Paradisi – tra i pochi ‘auctores’ di riferimento del poeta romagnolo, alla pari con Virgilio, Dante e Leopardi.
Lingua: ItalianoPag. 175-204
Etichette: Antologia, Università, XIX secolo, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Manzoni Alessandro, Fior da fiore, I promessi sposi, Letture italiane, Manzonmastix, Primavera e fiore della lirica italiana, Sul limitare, Thallusa,