Le riviste sostenitrici
Studi rinascimentali | 2022 | N. 20
Anno 2022 – N. 20
A cura di Paolo Perilli
Titolo articolo: La brigata tra virtù e conflitto. Alcune considerazioni sull’esperienza politica del Decameron
Il contributo propone una riflessione sulle forme e le fonti del potere che emergono dal Decameron e che sorreggono la sua esperienza politica. Nella caotica e conflittuale realtà socio-politica trecentesca, la costruzione armonica della brigata riflette un sistema narrativo e ideologico, che mira non solo alla rifondazione di un ordine giuridico basato sul diritto naturale, ma anche alla formulazione di un valido e attuabile modello politico, improntato sulla riscoperta delle virtutes classiche e alternativo alla decadenza e alla tirannide contemporanea. Il principio fondamentale, che ispirerebbe l’ordine socio-politico sotteso alla raccolta, ha radici classiche e sembra risiedere nel macro-concetto di derivazione platonica dell’organicismo. Instaurando l’identificazione metaforica tra il corpo umano e lo Stato, esso rappresenterebbe un decisivo paradigma di una comunità analoga alla brigata, concepita in funzione del raggiungimento permanente dell’unità e orientata verso l’unico fine del bene comune. Tale concetto, da un lato motiva la prudente scelta del ritorno a Firenze della compagnia, dall’altro rivela la modernità di Boccaccio in estremo contatto con il recupero della tradizione classica : una prospettiva che prelude in maniera innovativa a istanze umanistiche, rivolgendosi alle qualità e alle virtù di chi governa, più che a faziose forme di potere fragili e contingenti.
Lingua: ItalianoPag. 15-30
Etichette: Politica, Decameron, brigata, organicismo, virtù,
Titolo articolo: La porta Capuana di Napoli: per una storia dell’antica porta urbica alla luce delle fonti letterarie tra Medioevo e Rinascimento
La celebre porta Capuana di Napoli, così denominata dal suo orientamento in direzione della città di Capua, fu edificata negli ultimi decenni del Quattrocento in luogo di una più antica porta cittadina. Con il supporto di fonti letterarie, il presente contributo intende recuperare la memoria storica di porta Capuana per gettar luce sul ruolo che essa ha effettivamente svolto nel susseguirsi degli accadimenti storico-politici che hanno segnato la città di Napoli tra Medioevo e Rinascimento, per riflettere sulla relazione del monumento con il territorio e per cogliere le varie suggestioni artistiche e letterarie provenienti dal rinnovato contesto culturale di quegli anni. Al di là della funzione difensiva, la porta Capuana di Napoli ebbe, per la sua struttura e per il suo apparato decorativo, un’indiscussa funzione ornamentale ed una importante funzione evocativa : la superstite porta urbica partecipò, infatti, alla riqualificazione della città di Napoli, come parte di un progetto urbanistico organico volto al rafforzamento del potere regio e di una politica culturale finalizzata alla costruzione di una nuova identità napoletano-aragonese.
Lingua: ItalianoPag. 31-45
Etichette: Medioevo, Rinascimento, XV secolo, Letteratura umanistica in età Aragonese, Napoli Aragonese, letteratura medioevale e umanistica, porta Capuana di Napoli, Napoli
Titolo articolo: Intimilla e la sua cagnolina Acme nei Varia poemata di Giano Anisio (1531)
La storia di un’amicizia tra una giovane donna e la sua cagnolina è brevemente raccontata da Giano Anisio in quattro componimenti contenuti nei Varia poemata (Napoli, 1531). Si tratta, in particolare, di graziose liriche d’amore indirizzate ad una fanciulla di nome Intimilla e contenute nel secondo e terzo libro della raccolta. In esse il poeta, utilizzando tutti gli artifici retorici che gli provengono dalla tradizione classica, sia in lingua latina che in lingua greca, così come dalla letteratura latina di età medievale e umanistica, racconta della sua felice relazione amorosa con la ragazza e delle circostanze che hanno determinato la tragica e violenta morte della cagnetta Acme.
Lingua: ItalianoPag. 47-58
Etichette: Epigramma, Rinascimento meridionale, XVI secolo, Giano Anisio, Varia poemata et satyrae, epigramma latino di età umanistica,
Titolo articolo: Per l’ufficio di san Lazzaro scritto da Bandello
Gli atti del capitolo generale dei Domenicani di Valladolid (1523) prescrivono la recita dell’ufficio solenne di san Lazzaro composto da frate Matteo Bandello. Dove trovare quest’opera finora ignorata ? Lo studio si concentra dapprima sui breviari domenicani, nella persuasione che, qualora in un breviario dell’ordine posteriore al 1523 comparissero testi sul santo non presenti prima, si potrebbe dire con relativa sicurezza di aver identificato i brani dovuti al novellatore di Castelnuovo. L’ampia indagine, che risale indietro nel tempo sino al prototipo dei breviari domenicani (della metà del xiii secolo), non dà però i risultati sperati, perché nei testi consultati non c’è alcuna traccia di uffici per san Lazzaro, né prima né dopo il capitolo di Valladolid. E l’ufficio è assente anche nei breviari romani vicini al 1523. La situazione cambia solo se si considerano i libri liturgici delle diocesi francesi particolarmente legate al santo, come Autun e Marsiglia (e, in quest’ultima, anche quelli dell’abbazia di Saint Victor). Sottolineati gli stretti rapporti di quest’ultima diocesi (e dell’abbazia) con l’Italia, lo studio passa in rassegna ciò che su san Lazzaro c’era, in questi libri, già prima del 1523 e quello che invece vi compare solo dopo tale anno, approdando così all’identificazione di quattro brani, contrassegnati da un’attenta cura formale, che potrebbero essere le opere cercate.
Lingua: ItalianoPag. 59-80
Etichette: Matteo Bandello, Domenicani, San Lazzaro, Ufficio liturgico, Marsiglia
Titolo articolo: Metamorfosi di un artista. Benvenuto Cellini e il sacco di Roma
Il saggio si propone di analizzare e commentare la sequenza (I, xxiv-xxix) che Benvenuto Cellini dedica, all’interno della Vita, alla narrazione dei tragici giorni del Sacco di Roma, che videro l’orefice fiorentino protagonista nei panni inediti del bombardiere e del maestro d’artiglieria in Castel Sant’Angelo, nel maggio-giugno 1527. Nella dimensione narrativa dell’autobiografia che rimane costantemente autocelebrativa, sullo sfondo di uno scenario apocalittico, Cellini rivive i giorni dell’assedio come un perfetto campo di sperimentazione e di esercizio delle proprie gesta belliche e letterarie, dando vita ad alcune pagine di vigile elaborazione formale, convocate a significare compiutamente, insieme alla ‘ruina’ di Roma, la conclusione della balda spensieratezza dell’età giovanile e, in definitiva, l’epilogo di un’intera e irripetibile stagione della propria vita.
Lingua: ItalianoPag. 81-99
Etichette: Autobiografia, Benvenuto Cellini, Sacco di Roma, vite degli artisti,
Titolo articolo: «Napoli ritratta in carte». Il dialogo di Giovanni Tarcagnota (1566)
Il saggio analizza l’opera di Giovanni Tarcagnota (Del sito, et lodi della città di Napoli con una breve istoria de gli re suoi), che fu edita a Napoli nel 1566. In particolar modo l’attenzione è rivolta, da un lato, alle caratteristiche del dialogo incentrato sulle bellezze della città partenopea e, dall’altro lato, al legame esistente tra tale dialogo e l’opera storiografica di Tarcagnota. La visione delle bellezze partenopee stimola una riflessione che, per bocca del personaggio Fabrizio Pignatelli, diviene sostanzialmente una rilettura della storia antica e recente in chiave napoletana. Si profila, così, una sorta di historia neapolitana in parallelo con le tante altre storie cittadine (soprattutto fiorentine) del Cinquecento.
Lingua: ItalianoPag. 101-110
Etichette: Dialogo, Storiografia, XVI secolo, Giovanni Tarcagnota, Del sito et lodi, Napoli
Titolo articolo: «La penna d’un disegnatore»: la voracità del tempo e la funzione della scrittura nelle Vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani (1550) di Vasari
Sin dalla dedicatoria delle Vite (1550) a Cosimo I de’ Medici, Vasari delinea gli obiettivi primari dell’opera e l’orizzonte dei destinatari. Con la scrittura intende sottrarre all’« oblivione » e alla seconda morte quegli artefici che con le loro opere hanno contribuito a dare « vita » e « ornamento » alle arti. Siamo davanti a una esplicita affermazione del primato della scrittura, strumento necessario per raccogliere « l’esempio » degli artefici « valenti » e consegnarlo al lettore professionista, i « professori » delle arti, e a tutti i lettori che hanno « gusto e vaghezza » per l’architettura, la scultura e la pittura. La coppia oraziana giovare e dilettare viene riutilizzata dal Vasari e applicata alle due fasce di lettori : ai professionisti vuole dare giovamento, diletto a quanti hanno interesse per le arti, come si spiega poi nel Proemio all’intera opera. Nel raccontare la storia dell’arte moderna, giunta ormai all’apice della terza stagione ma con evidenti segnali della quarta, Vasari segue nel genere della biografia il modello ciceroniano degli scrittori di storie, che non si fermano ad una asciutta narrazione dei fatti, e sceglie di calarsi nello scorrere del tempo, per cercare « le cause e le radici » sia dello stile di ciascun artista, sia della parabola delle arti, dalla rinascita al tramonto.
Lingua: ItalianoPag. 111-124
Etichette: Giorgio Vasari, Paolo Giovio, filosofie della natura, rinascita,
Titolo articolo: Le epistole inedite di Nicolò Franco. Appunti per un’edizione critica e commentata del Quarto libro delle lettere (Vat. Lat. 5642)
L’articolo intende presentare nuovi spunti relativi all’epistolario manoscritto di Nicolò Franco (Vat. Lat. 5642 ; 1540-1559), integrando gli studi finora condotti (già in precedenza vagliati accuratamente) con alcuni preliminari risultati di ricerca, ricavati dopo aver sottoposto il codice autografo a un esame autoptico, ma soprattutto dopo aver restituito il testo di circa ottanta lettere (cc. 295r-345r, in continuità con il lavoro svolto da Domenica Falardo, che ha prodotto l’edizione delle prime 295 carte del manoscritto). In vista dell’edizione critica completa e commentata del Quarto libro delle lettere, vorrei mettere in evidenza alcuni punti centrali : il legame dell’epistolario manoscritto con le Pistole vulgari ; la possibilità di rintracciare legami di intertestualità con altre opere di Franco e tracce della ricezione dei suoi testi ; la rilevanza del Quarto libro delle lettere, da cui trarre informazioni ora per quanto riguarda i corrispondenti, le relazioni e i rapporti di Franco, ora per misurare la sua familiarità con il genere epistolare.
Lingua: ItalianoPag. 125-137
Etichette: Edizione critica, Epistolario, Nicolò Franco, Pistole vulgari, Vat. Lat. 5642, raccolte di lettere in volgare,
Titolo articolo: L’edizione delle Rime burlesche di Giovan Francesco Ferrari (1570)
Il contributo fornisce un quadro della tradizione del testo delle Rime burlesche di Giovan Francesco Ferrari, poeta di origine modenese attivo a Roma nella seconda metà del Cinquecento al seguito del cardinale Guido Ascanio Sforza e vicino alla cerchia del vescovo Ippolito Capilupi. Le Rime burlesche, stampate a Venezia dagli eredi di Melchiorre Sessa nel 1570, rappresentano un raro caso di raccolta d’autore di poesie burlesche in età postridentina, e presentano diversi motivi di interesse anche dal punto di vista linguistico per via dei vari inserti dialettali, alloglotti e gergali ivi contenuti. L’articolo precede l’edizione critica e commentata delle Rime, a cura dell’autore del presente contributo.
Lingua: ItalianoPag. 139-145
Etichette: Edizione critica, XVI secolo, Giovan Francesco Ferrari, Cinquecento, Rime burlesche, poesia burlesca,
Titolo articolo: Morti (e rinascimenti) della libertà: Atto Vannucci e il mito ‘neo-ghibellino’ della Repubblica di Firenze
L’articolo propone una lettura degli scritti storici di Atto Vannucci, indagando la concettualizzazione e la periodizzazione del Rinascimento che essi propongono. L’obiettivo è mostrare come si fosse costituito a Firenze, in età risorgimentale, il mito della Repubblica fiorentina, sottolineando l’interpretazione politica dello stesso da parte di uno dei protagonisti dei movimenti politici che portarono alla definitiva caduta del Granducato di Toscana.
Lingua: ItalianoPag. 149-158
Etichette: Risorgimento, Atto Vannucci, Repubblica di Firenze, ghibellinismo, Firenze
Titolo articolo: L’orologio del Petrarca: note a margine del saggio di Gianfranco Folena (1979).
Il presente contributo, che trae spunto dalle riflessioni esposte da Gianfranco Folena nell’ormai classico saggio dedicato a L’orologio del Petrarca (1979), intende ripercorrere il Canzoniere alla ricerca di indizi testuali che consentano di riconsiderare la semantica petrarchesca del tempo e di avanzare un’interpretazione che, mentre tiene conto della solida tradizione di studi esistente, vuole proporsi come momento di sintesi e, almeno in parte, di superamento di tale tradizione; in secondo luogo, intende lumeggiare il rapporto Dante/Petrarca sub specie temporis per proporre una rinnovata visione dell’effettiva distanza che separa i due poeti.
Lingua: ItalianoPag. 159-169
Etichette: Semantica, Tempo, Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Gianfranco Folena,