Riscontri | 2022 | N. 3

Anno 2022 – Annata: XLIV – N. 3 Mese: SETTEMBRE – DICEMBRE
A cura di Ettore Barra

Autore/i articolo: Ettore Barra
Titolo articolo: La fine dell’homo faber e il trionfo della fortuna

Ciclicamente il dibattito pubblico italiano vede riemergere sempre gli stessi temi, dibattuti dai medesimi interlocutori che approderanno alle identiche conclusioni. Il cambio di governo è una delle occasioni preferite di questo processo. L’insediamento del nuovo Esecutivo ha portato in dote, infatti, il dibattito sul merito e sul peso che esso dovrebbe avere a Scuola e nella società.
Com’era facilmente prevedibile, le forze di “destra” hanno rimarcato la loro incrollabile fede nella meritocrazia, mentre quelle di “sinistra” hanno manifestato la medesima fiducia, rifiutandone però la declinazione governativa. Va da sé che queste ultime non abbiano compiuto lo sforzo di proporre una loro definizione di merito. Un elemento di novità, però, è venuto dal dibattito extraparlamentare. Mentre deputati e senatori giuravano e spergiuravano di non essere ostili al merito, giornalisti e intellettuali organici bandivano contro quest’ultimo una vera e propria crociata.

Lingua: Italiano
Pag. 7 – 12
Etichette: Fortuna, Politica, Scuola, XXI secolo, Ettore Barra, La fine dell’homo faber e il trionfo della fortuna,

Autore/i articolo: Piervittorio Formichetti
Titolo articolo: «Papè Satàn, papè Satàn aleppe». Dante Templare contro l’Anticristo francese?

La celebre e dibattuta frase del dio Plutone «Papè Satan, papè Satan aleppe» con cui Dante Alighieri apre il canto VII dell’Inferno è stata variamente interpretata durante gli ultimi due secoli. Sovente la frase è stata ricollegata alla conoscenza da parte di Dante di qualche espressione araba: il poeta avrebbe adattato la frase araba «La porta di satana, la porta di satana, fèrmati!», oppure «Disonore, satana, disonore, satana, nella tua casa!». Negli anni ’20 del ’900, il filologo Manfredi Porena pensò che la parola aleppe significasse aleph, la lettera numero uno dell’alfabeto ebraico, che vale anche come riferimento al Primo Principio, Dio; interpretando pape come genitivo latino («del papa») e satan nel suo significato ebraico di «nemico, avversario», riferiva le parole di Plutone a Dante stesso, presentato come «Nemico del papa, primo nemico del papa!». Invece Gabriele Rossetti, padre del celebre pittore preraffaellita Dante Gabriel Rossetti, negli anni ’30 dell’800 parafrasò la frase come «Pap’ è satana, Pap’ è satana, Signore», dove il nemico (satana) del Signore sarebbe il papa stesso. Ma quale papa: Bonifacio VIII, o piuttosto Clemente V, che – cedendo alla volontà del re di Francia Filippo IV – soppresse l’Ordine dei Cavalieri Templari proprio pochissimi anni dopo un possibile viaggio di Dante a Parigi? Queste possibilità, insieme ad altri brani della Commedia e al noto ricorrere del numero nove nella Vita Nuova, potrebbero indicare che Dante si sentiva ideologicamente vicino ai leggendari monaci-cavalieri e non è impossibile che lo fosse realmente.

Lingua: Italiano
Pag. 13 – 36
Etichette: Dantismo, Ebraismo, Storia delle religioni, XIV secolo, Piervittorio Formichetti, papè Satàn aleppe». Dante Templare contro l’Anticristo francese?, «Papè Satàn,

Autore/i articolo: Manuele Marinoni
Titolo articolo: Alberto Moravia e lo sguardo antropologico. Per una lettura dell’Uomo che guarda.

Il saggio intende esaminare il romanzo L’uomo che guarda di Alberto Moravia, edito nel 1985. Scopo principale del lavoro è quello di individuare e seguire la componente antropologica che presiede alle scelte narrative dell’autore. Nel romanzo, in particolare, il fenomeno della scopofilia, che contraddistingue il protagonista, diventa il fondamento di indagine per capire come avviene e come funziona il nesso relazionale tra l’individuo e le cose (centrale per tutta la scrittura dell’autore già dai tempi del primo romanzo esistenzialista del ’29). Medesima importanza è assegnata all’aspetto saggistico che rende il romanzo un esemplare significativo delle sperimentazioni letterarie di quegli anni. Nella prima parte del testo sono state confrontate le scelte moraviane con alcuni dei paradigmi essenziali della civiltà letteraria novecentesca gravitante attorno al ruolo e allo statuto del personaggio. È stato dato ampio spazio alla discussione critica e bibliografica, a partire dalle pagine fondamentali di Giacomo Debenedetti, Luigi Baldacci, Cesare Garboli e altri studiosi.

Lingua: Italiano
Pag. 37 – 64
Etichette: Antropologia, Esistenzialismo, Romanzo, XX secolo, Manuele Marinoni, Alberto Moravia e lo sguardo antropologico. Per una lettura dell’Uomo che guarda.,

Autore/i articolo: Leonardo Lastilla
Titolo articolo: L’Odissea siciliana di Stefano D’Arrigo

L’oggetto di questo saggio è il romanziere siciliano Stefano D’Arrigo e il suo enorme romanzo Horcynus Orca. L’analisi attenta e approfondita del testo dimostrerà come Horcynus Orca racchiuda nella sua struttura due tendenze letterarie ben definite: una è il regionalismo, l’altra è la modernità. Il secondo aspetto è particolarmente degno di nota per la comprensione del romanzo: per modernità si intende il fatto che D’Arrigo non fu sordo al movimento d’avanguardia che nacque negli anni Sessanta e, anzi, l’attenzione a tali istanze rappresenta un’influenza importante nel suo romanzo. In altre parole, accanto agli elementi tipici del regionalismo, come la caratterizzazione di persone e paesaggi, la superstizione, la mitologia, un ambiente chiuso, tutti fortemente presenti in Horcynus Orca, D’Arrigo affianca alcuni elementi tipici del romanzo contemporaneo: in particolare, crea un romanzo aperto con un sapiente uso del flusso di coscienza di joycina memoria e di metafore. Horcynus Orca è una sorta di Odissea siciliana perché riprende il tema mitico del viaggio di Ulisse nella sua terra, ed è anche un Ulisse moderno perché, sull’esempio di Joyce, D’Arrigo utilizza alcune tecniche contemporanee. Infatti, seppure ampiamente connotato regionalmente, Horcynus Orca rappresenta la perdita di un mondo che è più esteso dei confini siciliani. D’Arrigo, attraverso la descrizione di un gruppo di un’arcaica comunità in Sicilia, ha infatti scritto una metafora dell’essere umano contemporaneo perso nella sua coscienza. In quel breve tratto di mare, tra Scilla e Cariddi, si trova simbolicamente l’origine di tutta la civiltà occidentale che nel corso dei secoli, a questo sembra alludere D’Arrigo, ha progressivamente voltato le spalle a quel mito fondante per ritrovarsi, nella modernità, annegante in mezzo al mare. Il viaggio di ’Ndrja è il viaggio dell’umanità alla deriva avendo perso gli elementi basilari di ciò che rende umani. In primis l’immaginazione.
Utilizzando le tecniche dei migliori romanzi contemporanei e affiancandoli per grandezza e vastità di obiettivi, D’Arrigo aggiorna l’Odissea omerica ricordando a tutti che non si può prescindere dalla nostalgia dell’origine e che il ritorno a casa è l’ineludibile viaggio che può dar senso a ciascun individuo.

Lingua: Italiano
Pag. 65 – 82
Etichette: Mito, Modernità, Regionalismo, XX secolo, Leonardo Lastilla, L’Odissea siciliana di Stefano D’Arrigo,

Autore/i articolo: Riccardo Renzi e Luca Berdini
Titolo articolo: Mitopoiesi sociale nel romanzo vol- poniano. Quando i temi della lirica giovanile diventano il sostrato di una vita da scrittore.

Pensare a Paolo Volponi e pensarlo poeta parrebbe assurdo. Eppure, dovremmo. L’iniziale produzione poetica di un esordiente letterato, infatti, a ben guardare nei suoi romanzi, ne costituisce l’ossatura come la sceneggiatura, per una prosa, la quale, via via, opera dopo opera, si faceva più strutturata e quindi matura, non solo nell’impianto stilistico ma anche nelle tematiche, soprattutto sociali. Il meccanicismo della prima ora diviene ossessione per la riduzione dell’uomo a macchinario ma anche sconforto per la perdita di identità tra il microcosmo individuale e il macrocosmo reale. Il dramma che consuma ogni protagonista è lo stesso, amplificato, della giovanile paura di dare forma alle proprie pulsioni e di confrontarle con un mondo da accettare, più comprendere. Così l’ultimo romanzo dello scrittore pare rappresentare la sintesi tra queste due istanze, nella fusione dell’autobiografia con una compiuta maniera di raccontare, descrivendo.

Lingua: Italiano
Pag. 83 – 90
Etichette: Autobiografia, Narrativa, Poesia, XX secolo, Luca Berdini, Riccardo Renzi, Mitopoiesi sociale nel romanzo vol- poniano. Quando i temi della lirica giovanile diventano il sostrato di una vita da scrittore.,

Autore/i articolo: Arturo Serra Gómez
Titolo articolo: Giovanni Antonio Colicci. Un romano nella scuola napoletana di scultura lignea.

Il contributo si propone di ricostruire cronologicamente la carriera dello scultore romano Giovanni Antonio Colicci attraverso tutte le sue opere certe e i documenti già pubblicati, facendo un’analisi critica delle attribuzioni finora a lui assegnate, nonché aggiungendo nuove opere certe ed un ampio numero di nuove attribuzioni alle quali si è giunti partendo dell’analisi tecnica e formale. Da tale percorso ne emerge uno scultore che va riconosciuto come uno dei più virtuosi della scultura lignea di scuola napoletana, identificabile per la sua perizia e abilità e, soprattutto, per il suo particolarissimo modo di eseguire le pieghe e per il raffinato modo di comporre e lavorare i capelli dei suoi simulacri.
Colicci replica, e non è un caso isolato, medesimi modelli per la stessa iconografia, come nel caso delle sue Immacolate e dei San Michele. Si nota, inoltre, nell’opera del Colicci il ricorrente stratagemma di realizzare composizioni speculari con la finalità di approfittare al massimo gli stessi prototipi. Nell’articolo si restituiscono allo scultore opere già attribuite ad altri maestri, addirittura Nicola Fumo o Giacomo Colombo, principali e più noti esponenti della scuola napoletana il ché dimostra l’altissimo livello artistico raggiunto da Colicci. Il successo della sua bottega viene provato dal fatto che le sue opere sono sparse per tutto il Mezzogiorno durante tutta la prima metà del Settecento.

Lingua: Italiano
Pag. 91 – 118
Etichette: Arte, Biografia, Scultura, XVIII secolo, Arturo Serra Gómez, Giovanni Antonio Colicci. Un romano nella scuola napoletana di scultura lignea.,

Autore/i articolo: Alessia Vacca
Titolo articolo: Chevalier et heremite: due mondi culturali irriducibili nel Chevalier au barisel

L’anonimo racconto dal titolo Il Cavaliere del barilotto del XII secolo, scritto nella Francia settentrionale, è ascrivibile al genere narrativo dell’exemplum, in quanto mira a fornire un insegnamento pedagogico-morale. Narrare implica comunicare esperienze collegate sia nello spazio che nel tempo, possibilità aperte nell’oralità come nella scrittura: lo scopo principale dei racconti brevi non è solo commuovere ma soprattutto intrattenere il pubblico e le potenzialità narrative esplodono solo nel finale. I protagonisti della vicenda sono due: il primo è un cavaliere peccatore, misogino ed amante della carne anche quando dovrebbe astenersi per i divieti imposti dal cristianesimo durante la quaresima; il secondo è, invece, un vecchio e saggio eremita. L’incontro fra i due comporterà un radicale cambiamento nella vita del cavaliere, il quale, attraverso un iter catartico, arriverà a pentirsi delle proprie malefatte, divenendo pio. La prova centrale che il cavaliere deve superare per redimersi consiste nel riempire d’acqua un piccolo barilotto: dopo aver tentato innumerevoli volte invano, dopo un anno sopraggiunge l’unica possibile soluzione: un sincero pianto dell’uomo. Esistono quattro ms. francesi che tramandano tale racconto, più un brevissimo frammento inglese, conservato ad Oxford: in Italia esiste la cosiddetta filiazione toscana, edita da F. Zambrini, in cui la vicenda è leggermente modificata rispetto all’originale ma reca il medesimo messaggio edificante.

Lingua: Italiano
Pag. 119 – 136
Etichette: Cristianesimo, Narrativa, Religione, XIII secolo, Alessia Vacca, Chevalier et heremite: due mondi culturali irriducibili nel Chevalier au barisel,

Autore/i articolo: Lorena Caccamo
Titolo articolo: Play by Chat. Il gioco di ruolo come forma di scrittura collettiva

Partendo dalla definizione che Paul Benjamin Lowry dà di scrittura collettiva si può arrivare a dimostrare come essa venga utilizzata nel gioco di ruolo e, nello specifico, nel Play by Chat, che è un tipo di gioco di ruolo on line. Questi si possono sviluppare attraverso mail, forum e chat. Chiaramente, il Play by Chat – come s’intuisce dal nome stesso – si sviluppa prettamente attraverso chat.
Secondo la definizione di Lowry: «Scrittura collettiva è una forma di scrittura estremamente essenziale, un atto di gruppo in cui l’importante è continuare ad aumentare», e «continuare ad aumentare» è anche uno dei principi base del Play by Chat.
Dalle origini fino a oggi, il gioco di ruolo è strettamente legato alla narrazione, alla voglia di raccontare e scrivere collettivamente in un esercizio che accomuni passioni ed esperienze condivise.
In origine lo si faceva seduti attorno a un tavolo, oralmente, con una mappa, qualche foglio, matita e dadi. Dopo l’introduzione delle nuove tecnologie e lo sviluppo di Internet, sono cambianti anche i mezzi di applicazione del gioco, senza tuttavia annullare la componente socializzante e narrativa che ha sempre caratterizzato questo tipo di attività, sin dall’inizio, da quando Gary Gygax e Dave Arneson creano Dungeon & Dragons nel 1974.
Il gioco di ruolo esiste da più di quarant’anni. In tutto questo tempo, ha subito significativi cambiamenti e svariate evoluzioni, e con lui i suoi giocatori. Ma una cosa non è mai cambiata tra le varie possibilità che offre: l’opportunità di creare mondi. E questa sua caratteristica determinante rende possibile la sua applicazione al mondo del teatro, alla psicologia, all’educazione e alla didattica ma, soprattutto, lo accomuna in maniera evidente alla pratica della scrittura collettiva.

Lingua: Italiano
Pag. 137 – 154
Etichette: Internet, Narrativa, Scrittura, XX secolo, XXI secolo, Lorena Caccamo, Play by Chat. Il gioco di ruolo come forma di scrittura collettiva,

Autore/i libro/articolo recensito: Matteo Bosisio
Titolo libro/articolo recensito: Il teatro ‘pre-classicista’ nelle corti padane
Edizioni: Peter Lang (Oxford), – 2022
Lingua: Italiano
Pag. 165 – 167
Recensore/i: Dario Rivarossa
Etichette: Medioevo, Rinascimento, Teatro, XV secolo, Dario Rivarossa, Teatro dell’assurdo oblio. La drammaturgia a metà tra Medioevo e Rinascimento,

Autore/i libro/articolo recensito: Alessandro Carlini
Titolo libro/articolo recensito: Partigiano in camicia nera. La storia vera di Uber Pulga
Edizioni: ChiareLettere, Milano – 2017
Lingua: Italiano
Pag. 168 – 170
Recensore/i: Piervittorio Formichetti
Etichette: Fascismo, Resistenza, Seconda guerra mondiale, XX secolo, Piervittorio Formichetti, Uber Pulga, il partigiano con la camicia nera,

Autore/i libro/articolo recensito: Davide Rossi
Titolo libro/articolo recensito: L’economia delle emergenze. Dalle pandemie alle guerre
Edizioni: Arianna editrice, – 2022
Lingua: Italiano
Pag. 171 – 173
Recensore/i: Ettore Barra
Etichette: Economia, Pandemia, Politica, XXI secolo, Ettore Barra, Emergenza pandemica e finanza. La “pista dei soldi” nel libro di Davide Rossi,

Autore/i libro/articolo recensito: Maarten van Aalderen
Titolo libro/articolo recensito: Il bello dell’Italia. Il Bel Paese visto dai corrispondenti della stampa estera
Edizioni: Albeggi, Roma – 2015
Lingua: Italiano
Pag. 174 – 176
Recensore/i: Piervittorio Formichetti
Etichette: Cultura, Giornalismo, Nazione, XXI secolo, Piervittorio Formichetti, L’Italia (e gli italiani) secondo i giornalisti degli altri Paesi,

Autore/i libro/articolo recensito: Giada Messetti
Titolo libro/articolo recensito: La Cina è già qui. Perché è urgente capire come pensa il Dragone
Edizioni: Mondadori, Milano – 2022
Lingua: Italiano
Pag. 177 – 179
Recensore/i: Ettore Barra
Etichette: Cultura, Economia, Politica, XXI secolo, Ettore Barra, Un libro per capire la Cina. Incontro e scontro del Dragone con l’Occidente,

Autore/i libro/articolo recensito: Raffaele Sinno
Titolo libro/articolo recensito: Le identità dei generi. Valutazioni e prospettive
Edizioni: Aracne, – 2021
Lingua: Italiano
Pag. 186 – 188
Recensore/i: Ettore Barra
Etichette: Identità, Sessualità, XXI secolo, Ettore Barra, Gender, tecnica e postumanesimo nell’analisi di Raffaele Sinno,

Autore/i libro/articolo recensito: Susanna Tamaro
Titolo libro/articolo recensito: Tornare umani
Edizioni: Solferino, – 2022
Lingua: Italiano
Pag. 189 – 190
Recensore/i: Ettore Barra
Etichette: Modernità, Pandemia, Religiosità, XXI secolo, Ettore Barra, La metànoia pandemica di Susanna Tamaro in Tornare umani, manifesto contro il transumanesimo,