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Rassegna europea di letteratura italiana | 2025 | N. 65-66
Anno 2025 – N. 65-66
A cura di Paolo Perilli
Titolo articolo: Il De cultura hortorum di Valafrido Strabone: una passeggiata tra coltura e cultura
L’articolo esplora le caratteristiche strutturali e simboliche dell’orto descritto nel De cultura hortorum di Valafrido Strabone. Quest’opera rappresenta un affascinante intreccio tra cultura monastica e tradizione classica, in particolare virgiliana. La narrazione, che prende avvio dopo l’allestimento delle aiuole, si sviluppa in una passeggiata attraverso le piante, tra le quali spiccano la zucca, il giglio e la rosa, e culmina nella dedica finale a Grimaldo. Il minuto paesaggio delineato dall’autore si configura così come spazio verosimile e microcosmo simbolico, dove natura, cultura e spiritualità si fondono armoniosamente.
Lingua: ItalianoPag. 25-41
Etichette: Natura, Valafrido Strabone, Hortulus,
Titolo articolo: Voci della natura e liriche mediolatine
Questo saggio analizza alcuni carmi mediolatini (Carmina Cantabrigiensia 23 e 40 ; Carmina Burana 92 e 132) nei quali confluiscono la tradizione retorico-poetica relativa al locus amoenus e quella linguisticolessicografica degli elenchi di voces animantium, e in particolare delle voces volucrum. Sono inoltre prese in esame le raffinate simbologie figurali presenti nel De planctu Naturae di Alano di Lille, collocate in una prospettiva cosmologica ; nonché la topographia del giardino dell’Ars versificatoria di Matteo di Vendôme, che presenta una ricca rassegna di volucres canori. È la sovrapposizione di atteggiamenti intellettuali che parrebbero invece destinati a non incontrarsi perché diversi per motivazioni e finalità : da una parte la retorica della comunicazione aulica e letteraria, e dall’altra le esigenze della strumentazione didattica congiunte a un gusto classificatorio-compilatorio di tipo scientifico. Nei carmi presi in esame la ricezione di materiali lessicografici connessa con l’impiego del topos del locus amoenus comporta una rilettura in chiave simbolica e metaforica, e una rifunzionalizzazione letteraria in direzione lirica e retorica sia del topos del locus amoenus che degli elenchi delle voces volucrum presenti nella letteratura lessicografica.
Lingua: ItalianoPag. 43-62
Etichette: Lessicografia, Alano di Lille, Carmina Burana, Carmina Cantabrigiensia,
Titolo articolo: La poetica dell’inverno: topoi e anti-topoi
L’articolo ripercorre la poetica dell’esordio invernale nei trovatori antichi a partire dal saggio di Dimitri Scheludko. Nella parte centrale si affronta il problema del rapporto tra questo topos nella lirica trobadorica e nella prima lirica siciliana. Nelle conclusioni si prende in considerazione la ripresa del topos in Dante come significativa innovazione sul piano formale e contenutistico.
Lingua: ItalianoPag. 63-84
Etichette: Bonagiunta da Lucca, Dante Alighieri, Guittone d’Arezzo,
Titolo articolo: La natura e la lode dai siciliani allo Stilnovo
L’articolo si propone di indagare la presenza della natura nella tradizione lirica che va dai siciliani allo Stilnovo. Nei siciliani l’esordio stagionale, che caratterizza oltre un terzo delle poesie trobadoriche, si registra soltanto in quattro componimenti. Nel più ampio corpus della poesia siculotoscana, il topos stagionale cresce per numero e varietà di attestazioni, in particolare con il motivo del contrasto fra il gioioso ridestarsi della natura e la dolorosa afflizione del poeta. Il rapporto con la natura viene rivoluzionato da Guinizzelli, il quale riorienta le tradizionali comparazioni con il mondo naturale per promuovere, per via analogica, il processo di sacralizzazione della donna. Cavalcanti inizialmente costruisce la lode muovendo dal rinnovato rapporto analogico fra la donna e il creato, quindi, con Chi è questa che vèn, impone di fatto un nuovo paradigma della lode focalizzato sulla miracolosa apparizione della donna per via. La successiva poetica della lode dantesca si sviluppa tutta all’interno della nuova dimensione epifanica, di matrice guinizzelliana e cavalcantiana, senza concedere più alcuno spazio ai topoi naturalistici.
Lingua: ItalianoPag. 85-105
Etichette: Natura, Poesia, Dante Alighieri, Guido Cavalcanti, Guido Guinizzelli, Sicilia
Titolo articolo: Cacce d’amore con Petrarca: paesaggi venatori dell’interiorità nella canzone 23 e nel sonetto 190
Il saggio propone un’analisi comparativa della figura del cervo in Rvf 23 alla luce dell’immagine della cerva in Rvf 190 (rispettivi emblemi dell’amante e dell’amata). Mentre il primo fa riferimento alla tradizione classica che caratterizza l’animale per la sua intensa carica istintiva e sensuale, la seconda evoca un immaginario battesimale e redentivo di matrice cristiana. In questo modo, le due figure mettono in scena atteggiamenti opposti dell’Io lirico nei confronti dell’esperienza amorosa, come emerge anche dalle scene di caccia che i due testi richiamano. Se la canzone 23 rielabora, come è noto, il mito ovidiano di Atteone, il sonetto 190 – col suo immaginario cristologico e venatorio insieme – riecheggia la conversione di sant’Eustachio. Il saggio prenderà quindi in considerazione il costrutto socioculturale della caccia come scenario in limine tra umano e animale, indagando le sue implicazioni nella dinamica cangiante che lega reciprocamente preda e predatore. Nonostante i significati opposti, l’immaginario che risuona nei due testi non rappresenta altro che diversi atteggiamenti terreni del soggetto, in un circolare ritorno su sé stessi.
Lingua: ItalianoPag. 107-132
Etichette: Caccia, Sonetto, Francesco Petrarca,
Titolo articolo: Paesaggio con ramarro: note sulle illustrazioni dell’incunabolo petrarchesco della Biblioteca Queriniana di Brescia (G. V. 15)
Un disegno di Leonardo da Vinci, conservato presso il Metropolitan Museum of Arts di New York, che rappresenta in forma di allegoria un uomo addormentato che un ramarro salva dal morso velenoso di una serpe, rivela interessanti connessioni con le illustrazioni che Antonio Grifo inserisce, nell’incunabolo queriniano dei Rvf, a commento visuale dei sonetti 31-33, offrendo importanti spunti per la datazione e il contesto dell’attività milanese del Grifo.
Lingua: ItalianoPag. 133-149
Etichette: Biblioteca, Leonardo da Vinci, Allegoria della fedeltà del ramarro, Brescia
Titolo articolo: Luoghi orridi e paesaggi infernali da Dante a Petrarca
UMuseum of Arts di New York, che rappresenta in forma di allegoria un uomo addormentato che un ramarro salva dal morso velenoso di una serpe, rivela interessanti connessioni con le illustrazioni che Antonio Grifo inserisce, nell’incunabolo queriniano dei Rvf, a commento visuale dei sonetti 31-33, offrendo importanti spunti per la datazione e il contesto dell’attività milanese del Grifo.
Lingua: ItalianoPag. 151-186
Etichette: Geografia, Natura,
Titolo articolo: Il luogo nella self-fashioning petrarchesca dell’umanista
In questo articolo, che va inserito nell’ambito della ricerca condotta dall’autore sulle diverse autorappresentazioni del Petrarca (amante, pensatore, poeta, ecc.) e sulla rilevanza del luogo nell’intera sua opera, ci si sofferma sulle caratteristiche della dimora, analizzate alla luce dell’autocostruzione del soggetto come umanista dedito agli honesta studia. Lo scenario della sua self-fashioning ci servirà per mettere in evidenza come il testo miri a creare una realtà simbolica più che fattuale.
Lingua: ItalianoPag. 187-206
Etichette: Francesco Petrarca,
Titolo articolo: Il poeta e la natura: trame oraziane di Petrarca
Petrarca amò rappresentare sé stesso intento a leggere e scrivere en plein air seduto su un sedile di fiori o, nell’Africa, circondato da teneri lauri. Nella stessa postura volle che Simone Martini miniasse Virgilio nel momento in cui tornò in possesso del codice virgiliano fatto allestire dal padre. Il rapporto del poeta con la natura ha un ruolo centrale nella riflessione di Petrarca : essa, infatti, non fa da sfondo alla sua creazione poetica ma la stimola potentemente. Egli condivide questa convinzione con Orazio, suo modello di vita e di poesia, dalla cui produzione riprende ampiamente in latino e in volgare parole e immagini.
Lingua: ItalianoPag. 207-223
Etichette: Natura, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Orazio, Simone Martini, Virgilio,
Titolo articolo: La natura secondo Boccaccio
Il saggio si propone di esaminare le diverse maniere con cui Boccaccio ha concepito e rappresentato gli spazi naturali. Dalla lettura del Ninfale Fiesolano e del Decameron si deduce la città quale spazio chiuso e ben circoscritto destinato all’essere umano, congiuntamente alla necessità di antropizzare gli spazi naturali al fine di averne una fruizione estetica ma anche utile. Da qui l’importanza del giardino, non solo cornice del ‘festeggievole ragionare’, ma emblema stesso del Centonovelle. Le opere più tarde in volgare e in latino accolgono invece il concetto della solitudo loci, proponendo la scelta di dimorare in luoghi agresti e remoti come necessaria ai sacra studia e ai sapienti di ogni epoca, una soluzione mutuata dal magistero di Petrarca.
Lingua: ItalianoPag. 225-239
Etichette: Città, Giardino, Natura, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio,
Titolo articolo: Appunti per una storia del paesaggio: Biondo Flavio ed Enea Silvio Piccolomini (con Petrarca)
Il saggio esamina una lettera di Biondo Flavio (1392-1463) dedicata al racconto di una gita di due giorni nella campagna romana popolata di resti archeologici, e successivamente tratta dei molti passi dedicati al paesaggio del centro-Italia nei Commentari di papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini (1405-1464). Biondo Flavio dedica al paesaggio un’attenzione soprattutto culturale ; papa Pio II è invece attratto dall’ambiente naturale fatto di boschi e sorgenti e campagne in fiore, e dagli ampi panorami che si godono dai luoghi elevati. Entrambi, tuttavia, collaborano da diversi punti di vista alla nascita di una moderna nozione di paesaggio, storico o naturale che sia, quale teatro che accompagna l’esperienza di vita degli uomini e ne rende testimonianza. In questo senso, Biondo Flavio e papa Pio II sono tra i primi ad avere imparato la lezione di Petrarca, che ha saputo esprimere in termini nuovi il rapporto che lega lo spettacolo della natura allo sguardo e ai sentimenti umani.
Lingua: ItalianoPag. 241-299
Etichette: Paesaggio, Poesia,
Titolo articolo: La rappresentazione del paesaggio tra realismo descrittivo e trasfigurazione mitica nella poesia di Giovanni Pontano
Nella storia dello sviluppo del moderno concetto di ‘paesaggio’, a partire dalle esperienze spirituali del Petrarca e certamente in linea con i loro presupposti, una posizione di straordinaria originalità e di notevole interesse critico è stata ricoperta in pieno ’400 da Giovanni Pontano. Nella sua poesia l’attenzione per la natura si traduce nella creazione di indimenticabili paesaggi, che si sostanziano perlopiù dell’innata capacità del poeta di trasfigurare la realtà in un rarefatto mondo mitico. Attraverso la discussione di alcuni esempi tratti dalla produzione poetica dell’umanista, il saggio cerca di mostrare come il paesaggio, nella varia declinazione delle sue manifestazioni e funzioni letterarie, sia per lui una rappresentazione trionfale di una bellezza che, a partire da una posizione spaziale esterna e concreta, finisce per trovare la via dell’interiorizzazione e dare vita e luce a nuovi luoghi dello spirito. Sembra, così, che la lezione del Petrarca appaia accolta e metabolizzata in una maniera del tutto originale dal Pontano in una dimensione quasi vitalistica del paesaggio, che si anima di presenze mitiche e fantastiche per aprire un canale di comunicazione tra il mondo fisico e quello psicologico e creare una nuova realtà naturale, tutta intrisa di suggestioni soprannaturali, capace di parlare, oltre ogni potere visivo, direttamente al cuore.
Lingua: ItalianoPag. 301-329
Etichette: Paesaggio, Poesia, Umanesimo, Giovanni Pontano, Napoli
Titolo articolo: La natura in Leon Battista Alberti tra specchio della condizione umana e spazio «utile a bene e beato vivere» (con una digressione bucolica)
Questo articolo esplora il ruolo poliedrico della natura nelle opere di Leon Battista Alberti, mettendo in luce la sua duplice funzione di specchio della condizione umana e di spazio favorevole a una vita virtuosa e felice. Diversamente da quanto accade in Petrarca, dove la natura è spesso luogo di immersione e contemplazione, in Alberti gli elementi naturali vengono integrati come allegorie di caratteri umani o valori morali all’interno di riflessioni filosofiche, letterarie e architettoniche. Attraverso l’analisi di testi come Theogenius, Momus, De re aedificatoria e Famiglia, il saggio rivela una prospettiva profondamente antropocentrica, in cui paesaggio, flora e fauna assumono significati simbolici, didattici o critici. L’articolo affronta inoltre la poesia bucolica albertiana, in particolare la Mirtia, presentando Alberti come una voce unica e sperimentale all’interno della tradizione pastorale, più influenzata da fonti greche come Teocrito di quanto solitamente si riconosca. La digressione bucolica contribuisce a contestualizzare l’innovazione letteraria di Alberti all’interno del recupero umanistico dei modelli classici, in particolare durante il suo soggiorno ferrarese.
Lingua: ItalianoPag. 331-365
Etichette: Natura, Paesaggio, Poesia, Francesco Petrarca, Leon Battista Alberti, Teocrito,