Le riviste sostenitrici
Italianistica | 2024 | N. 3
Anno 2024 – N. 3
A cura di Paolo Perilli
Titolo articolo: L’Inferno a Firenze? Su alcuni elementi teologici dei primi canti della Commedia (Inf. I-IV)
L’articolo analizza alcuni degli elementi teologici di Inf. i, iii e iv e li confronta con quanto un laico avrebbe potuto apprendere frequentando il convento francescano di Santa Croce negli anni novanta del Duecento. Ci si concentra maggiormente sulle lezioni sulle Sentenze di Pietro Lombardo e sulle dispute ordinarie e quodlibetali tenute fra 1295-1296, a cui i laici avevano accesso come uditori esterni. Dei primi canti infernali, il saggio analizza la «seconda morte» gridata dai dannati, la concezione del Purgatorio come sede di «color che son contenti nel foco», gli angeli ignavi (di cui viene mostrata, a differenza di quanto ritenuto finora, una compatibilità con la teologia coeva) e la conformazione del Limbo. Le soluzioni dantesche vengono dunque confrontate con quelle proposte dai teologi fiorentini, rivelando affinità e differenze. L’articolo mostra, da una parte, che Dante fosse al corrente della teologia insegnata nelle «scuole delli religiosi» fiorentine; dall’altra, il modo in cui il poeta manovrò le sue fonti in modo originale, ritraendo in poesia elementi e luoghi effettivamente non contemplati dalla teologia del tempo.
Lingua: ItalianoPag. 11-26
Etichette: Formazione culturale, Teologia,
Titolo articolo: «Come se fossi stato capace di ammazzarla». Il racconto del personaggio «nervoso» in Mia madre di Tozzi
In Mia madre, novella di Tozzi raccolta in Giovani, la crudeltà è l’elemento centrale dell’atteggiamento del narratore, che racconta un episodio traumatico avvenuto quando frequentava il Seminario. Dal suo modello per questa novella, Le Papa de Simon di Maupassant, Tozzi riprende l’idea di un protagonista stigmatizzato dagli altri bambini per motivi legati alla figura del padre. In entrambi i testi, la vittima mostra inaspettatamente dei tratti sadici. Tuttavia, il narratore di Mia madre è caratterizzato, come gli altri giovani dell’omonima raccolta di novelle, dalla dissociazione psichica, che verrà analizzata sulla base dei riferimenti psicologici dell’autore. Inoltre, rispetto all’ipotesto la costruzione narrativa viene innovata: con una gestione atipica dell’omodiegesi, Tozzi spinge il lettore a osservare i fatti attraverso il filtro di un personaggio che giudica gli eventi con un pensiero superstizioso e istituisce legami oscuri tra le cose; ad esempio, tra il suo comportamento e la morte della madre.
Lingua: ItalianoPag. 27-44
Etichette: Identità, Modernismo, Federigo Tozzi, Maupassant, Giovani,
Titolo articolo: Un confronto fra tre traduzioni in cinese della Commedia di Dante. Riflessioni sulla traduzione poetica delle opere letterarie
Da quando la Commedia di Dante Alighieri fu tradotta per la prima volta in Cina nel 1921, sono passati ormai più di cent’anni. Nel corso degli ultimi due secoli il poema ha avuto una fortuna considerevole fra i lettori cinesi, come testimoniato da una decina di traduzioni, sia parziali che integrali, in prosa e in versi. Partendo dal confronto tra tre traduzioni in forma di poesia, condotte direttamente dalla lingua italiana, si cerca di riflettere sul doppio effetto di mediazione dell’attività di traduzione, sulla possibilità della traduzione poetica delle opere letterarie, nonché sul ruolo del traduttore nella costruzione della figura dell’autore.
Lingua: ItalianoPag. 47-64
Etichette: Traduzione, Divina Commedia, Cina
Titolo articolo: «Non altrimenti ferro disfavilla». Su Par. XXVIII 89
Arrivato con Beatrice nel Primo Mobile, Dante vi contempla lo spettacolo di nove cerchi infuocati che ruotano intorno ad un punto luminosissimo. Il pellegrino sembra capire da sé che il punto è Dio e i cerchi sono gli ordini angelici, ma non sa darsi ragione della corrispondenza tra lo schema celeste che ha di fronte e l’ordine fisico dei nove cieli che circondano la Terra. Dopo che la sua guida gli ha spiegato come i due ordini si corrispondano, i cerchi cominciano a sfavillare e ad osannare a Dio. Nel presente contributo si propone che, poiché tale scintillare e cantare sono manifestazioni di gioia e d’approvazione degli angeli per le spiegazioni fornite da Beatrice a Dante, quei cerchi non possono, come pure si è da più parti proposto, essere allegorie, «belle menzogne», o simboli o figure degli angeli, ma sono proprio gli angeli stessi, che si manifestano in quel modo al pellegrino in viaggio verso l’Empireo, da dove essi gli si mostrano, come si mostrarono un tempo a san Gregorio Magno e come si mostrano alle altre anime beate che ascendono al paradiso passando per il Primo Mobile secondo l’itinerario percorso da Dante con Beatrice.
Lingua: ItalianoPag. 67-83
Etichette: Allegoria, Figura letteraria, Simbolo,
Titolo articolo: «Meleagro inamorato»: ricezione popolare di Ovidio nell’anonimo cantare Caccia di Meleagro
Il presente articolo si propone di indagare l’anonimo cantare Caccia di Meleagro, stampato a Roma da Johann Besicken al principio del xvi secolo e incentrato sul mito classico della caccia al cinghiale calidonio, come esempio di riscrittura delle Metamorfosi ovidiane per un pubblico popolare. Se ne analizza il contesto tipografico e culturale, le fonti latine e volgari e lo stile, cercando infine di comprendere in che modalità sia avvenuta e che risultati abbia prodotto l’applicazione del ‘sistema cantare’ alla materia mitologica.
Lingua: ItalianoPag. 85-112
Etichette: Johann Besicken, Ovidio,
Titolo articolo: Canzoniere per T: preliminari sulla presenza di Petrarca in Pasolini
L’articolo vuole fornire uno studio preliminare sulla presenza di Petrarca nella produzione in lingua di Pier Paolo Pasolini. Il centro dell’analisi è Canzoniere per T., una raccolta di 19 liriche d’amore, scritte tra il 1945 e il 1946 e pubblicate integralmente solo nell’edizione di tutte le poesie di Pasolini dei «Meridiani» curata da Walter Siti. L’influenza petrarchesca, spesso accantonata negli studi pasoliniani, sembra essere rintracciabile sia nella rappresentazione dell’oggetto d’amore, modulato su Tonuti Spagnol, sia nei riferimenti intertestuali, sia, infine, nel successivo la voro di riorganizzazione dei testi, databile presumibilmente tra il 1950 e il 1951.
Lingua: ItalianoPag. 113-130
Etichette: Petrarchismo, Poesia, Francesco Petrarca, Pier Paolo Pasolini, Canzoniere per T.,
Titolo articolo: Osservare le foglie di ginkgo: un protagonista calviniano tra contemplazione buddhista e sguardo fenomenologico
In Sul tappeto di foglie illuminate dalla luna, uno degli incipit di Se una notte d’inverno un viaggiatore, Calvino immagina un protagonista-osservatore le cui meditazioni filosofiche partono dalla contemplazione delle foglie di ginkgo in planata, e questa situazione gli permette di sviluppare alcuni dei ragionamenti più interessanti intorno al tema della visualità. L’ipotesi è che questa osservazione si configuri, da una parte, come una prassi meditativa di tipo – genericamente – buddhista e, dall’altra, come uno sguardo che deve molto alla Fenomenologia della percezione di Merleau-Ponty. Tale ipotesi è sostenuta da convergenze cronologiche e da conferme documentarie che renderanno evidente come, negli anni in cui Calvino scrive il racconto, gli stessi in cui approfondisce lo studio delle culture orientali grazie ai viaggi in Giappone (1976), egli dimostri di aver letto alcune specifiche pagine di Merleau-Ponty. La prossimità con il pensiero del filosofo verrà quindi confermata da simmetrie significative emerse grazie alla comparazione tra le pagine della Feno menologia e il racconto di Calvino. Il gesto contemplativo di ascendenza orientale con cui il giovane cerca una comprensione olistica della realtà, dunque, potrà anche essere visto come un gesto di tentata epochè: uno sguardo che si rivelerà strutturalmente insufficiente a descrivere in modo esaustivo la planata delle foglie di ginkgo, così come limitate si riveleranno le possibilità stesse della percezione.
Lingua: ItalianoPag. 131-143
Etichette: Sguardo, Italo Calvino, Maurice Merleau-Ponty,