Humanistica | 2023 | N. 1-2

Anno 2023 – XVIII – N. 1-2
A cura di Paolo Perilli

Autore/i articolo: Enrico Fenzi
Titolo articolo: Ermolao Barbaro il Vecchio: La poesia come nemica

Il saggio prende in esame alcuni nodi importanti del discorso svolto da Almorò aut Ermolao Barbaro il Vecchio alias Hermolaus Barbarus Maior (1410 ca.-71) nelle due Orationes contra poetas del 1454-55 criticamente edite da Giorgio Ronconi nel 1972. L’antica questione già affrontata da san Gerolamo e sant’Agostino, se ai cristiani fosse lecito e utile leggere gli autori pagani, si era rinnovata nei primi decennî del Trecento per opera di Albertino Mussato. Il Mussato, infatti, aveva esaltato l’eccellenza degli antichi poeti e la natura divina della loro ispirazione, e ne aveva fatto altrettanti profeti che attraverso i miti e la forma allegorica del loro linguaggio avevano anticipato molte delle verità in séguito espresse nelle Sacre scritture. Questa particolare linea d’esaltazione della poesia era stata raccolta in particolare dal Boccaccio, da Coluccio Salutati, da Francesco da Fiano e, nel caso, da fra Bartolomeo da Lendinara, contro il quale il Barbaro direttamente polemizza, riprendendo a sua volta la generale condanna della letteratura pagana pronunciata nella Lucula noctis di Giovanni Dominici (1405). Nelle Orationes la condanna dell’immoralità della poesia antica è molto forte, e serve a mostrare che nella poesia non c’è nulla divino, ma piuttosto un concentrato delle passioni e dei vizî umani. Il Barbaro intende ribadire che tra il mondo pagano e il mondo cristiano non c’è alcuna continuità ideale, ma una frattura profonda, che la Rivelazione rende incolmabile. In tal modo, egli sembra rifiutare come pericolosa la stessa posizione “umanistica” del Petrarca, che aveva esaltato la poesia non per la sua natura divina, ma quale espressione di un’unica e universale esperienza di vita che lega gli uomini d’ogni temp o, oltre ogni differenza di razza e di religione.

Lingua: Italiano
Pag. 11-26
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Autore/i articolo: Concetta Bianca
Titolo articolo: Il Bessarione: Il greco, i greci a Venezia

Metropolita di Nicea, il Bessarione approdò per la prima volta a Venezia nel febbraio del 1438 con la delegazione bizantina che si recava a Ferrara per l’apertura del concilio dell’Unione. Con l’assetto territoriale e politico che la caratterizzava, Venezia era sicuramente la città d’Italia piú vicina alla cultura greco-bizantina e, dunque, altresí la piú consona alla formazione e alle aspettative del giovane Bessarione. Fin dagli inizî del Quattrocento vi operavano infatti maestri di greco come Guarino Veronese, Francesco Filelfo e Giovanni Aurispa, mentre la locale colonia bizantina, nella quale confluivano non soltanto notai, cancellieri e copisti, ma anche maestranze di minor impatto sociale nonché religiosi di fede ortodossa, risultava agli occhi del Bessarione la piú sensibile alle sue posizioni. Erano però i rapporti politici e diplomatici che legavano maggiormente il Bessarione a Venezia e al suo patriziato, in particolare quando si trattò d’intraprendere, dopo la caduta di Costantinopoli, una crociata contro i turchi. A conferma di tale legame egli ricevette non a caso, nel 1463, la cittadinanza veneziana. Con queste premesse il Bessarione decideva nel 1468 di donare alla Repubblica marciana la propria biblioteca, che aveva radunato faticosamente fin dagli anni della giovinezza. Contemporaneamente, egli si accostava al nuovo strumento della stampa per diffondere attraverso l’In calumniatorem Platonis, stampato a Roma prima del settembre 1469 dai tipografi Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz con le cure editoriali di Giovanni Andrea Bussi, le proprie posizioni concordistiche che con il campo religioso abbracciava no altresí quello politico e civile.

Lingua: Italiano
Pag. 27-66
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Autore/i articolo: Gianmario Guidarelli
Titolo articolo: Mauro Codussi: Cantieri, committenze e linguaggio architettonico

L’autore ripercorre l’opera architettonica di Mauro Codussi alla luce delle piú recenti indagini documentarie e di una tradizione critica che, pur affrontando difficoltà di datazione e d’attribuzione di molti edifici, ha potuto individuare e/o ricostruire per l’architetto bergamasco un ruolo e delle funzioni che risentono della collaborazione con gli altri proti di volta in volta attivi e operanti nello stesso cantiere. Al di là della ricostruzione del suo catalogo, lo studio dell’opera del Codussi pone allo storico dell’architettura questioni cruciali, e non sempre esclusivamente riferibili al contesto veneto tardoquattrocentesco – e.g., il rapporto tra architetti e committenza, le dinamiche di cantiere, l’innovazione dei modelli spaziali e decorativi della tradizione tramite l’innesto di un linguaggio all’antica, etc. In definitiva, trattare del Codussi significa studiare l’Umanesimo veneto alla luce di uno dei piú importanti protagonisti dell’ar chitettura del Quattrocento.

Lingua: Italiano
Pag. 67-116
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Autore/i articolo: Gianmarco Russo
Titolo articolo: Antonio Vivarini, Giovanni Bellini e le forme dell’Umanesimo: Un apice di Antonio Vivarini · Il magistero di Giovanni Bellini

L’articolo fornisce un’attenta disamina dei principali svolgimenti della pittura veneta del Quattrocento concentrandosi su di un arco cronologico ristretto, corrispondente grosso modo agli anni 1460-65, e prendendo le mosse dallo studio di un ben individuato cantiere, quello della Scuola piccola di San Girolamo a Cannaregio. Nella prima sua parte la scoperta di un nuovo dipinto di Antonio Vivarini suggerisce di ricostruire parzialmente un importante polittico databile al 1460-64, da un canto e, dall’altro, di tracciare una nuova cronologia per gli ultimi anni d’attività del pittore. Nella sua seconda parte, una rinnovata lettura delle fonti letterarie e dei documenti figurativi sospinge invece l’autore a riflettere su alcune importanti opere della giovinezza di Giovanni Bellini, permettendogli di confermare il paradigmatico magistero della sua pittura «di stampo umanistico» in date già molto alte.

Lingua: Italiano
Pag. 117-166
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Autore/i articolo: Anchise Tempestini†
Titolo articolo: Giovanni Bellini, il Giorgione e il giovane Tiziano

Giovanni Bellini, il Giorgione e il Tiziano sono esteriormente accomunati dal fatto che le loro date di nascita risultano incerte e non sicure sul piano documentario. Quando, nel 1479, fu dalla Serenissima inviato come ritrattista e pittore alla corte del sultano Maometto II, Gentile Bellini fece assumere come direttore del cantiere dei teleri destinati alla Sala del Maggior consiglio in Palazzo ducale il fratellastro Giovanni Bellini, il quale ebbe poi un gran numero d’allievi e di seguaci, ragion per cui oggi sopravvivono oltre 3.500 dipinti derivati da idee sue. Intorno al Giorgione la storiografia artistica ha creato un vero e proprio mito, assegnandogli molteplici opere e facendone un maestro responsabile della rivoluzione che all’inizio del Cinquecento modificò il modo di rendere la figura umana e la natura da parte dei pittori; nella realtà, è un artista d’altissimo livello, del quale abbiamo però notizie soltanto per gli ultimi quattro anni della vita. Grande protagonista, nel Cinquecento, della pittura veneta e non solo, il Tiziano fu altresí pittore in certo qual modo di corte dapprima dell’imperatore Carlo V e poi di Filippo II re di Spagna.

Lingua: Italiano
Pag. 167-232
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Autore/i articolo: Franco Cardini
Titolo articolo: Firenze e l’Oriente nel Quattrocento

I rapporti tra Firenze e l’Oriente asiatico (ma anche il Meridione africano) erano già di lunghissima data quando, nel corso del Tre e Quattrocento, si modificarono profondamente a causa soprattutto di quattro fattori: l’arrivo in Anatolia di nuovi gruppi turchi, fra i quali primeggiarono ben presto gli ottomani; i rapporti sempre piú stretti e amichevoli con i mamelucchi d’Egitto, per quanto essi dovessero affrontare in quel secolo un grave periodo di repressione; la conquista fiorentina di Pisa, che presiedette all’ingresso di Firenze nel nòvero delle potenze mediterranee, sia pur in una posizione mai emergente; l’esistenza delle colonie fiorentine di Romània e delle isole greche. Il trasferimento a Firenze di parte del concilio di Ferrara, voluto da papa Eugenio IV amico di Cosimo de’ Medici, consentí addirittura al grande umanista Poggio Bracciolini di avvicinare gli ambasciatori della Chiesa etiope inviati dalle autorità cristianocopte di Gerusalemme. Tutto ciò fu motivo di varie ambascerie da Firenze in Egitto e dai paesi musulmani a Firenze. Di questo incipiente “orientalismo”, stimolato dalla diplomazia e dal commercio, si ha traccia consistente nella pittura del tempo, specie nelle frequentissime scene di viaggio dei magi e di loro adorazione del Bambin Gesú, indicata già dai teologi del primo cristianesimo come prova del fatto che il Salvatore non era venuto al mondo solo per gli ebrei, bensì per tutto il mondo allor ancora pagano, del quale i magi erano “primizia”.

Lingua: Italiano
Pag. 235-264
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Autore/i articolo: Hélène Casanova-Robin
Titolo articolo: Le mythe d’Adonis dans l’Vrania sive De stellis de Pontano

Lo studio analizza la forma e il significato del mito di Adone nel poema astrologico Vrania sive De stellis del Pontano (1429-1503). Ispirandosi a Ovidio, ma altresí a una ricca tradizione mitografica, esegetica e religiosa, l’umanista offre una complessa rappresentazione della figura dell’amante di Venere. Ne richiama la collocazione in un tema solare e, attraverso un tessuto narrativo e simbolico di grande coerenza, contribuisce a restituire la ricchezza ermeneutica di un mito che illustra il ciclo della natura ed è in grado di chiarire, per il tramite di una sottile congiunzione stellare e figurativa, l’eccezionale fenomeno delle piene estive del Nilo in Egitto.

Lingua: Francese
Pag. 265-277
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Autore/i articolo: Jacopo Pesaresi
Titolo articolo: Cyris e non piú Cyris: Su di un presunto canzoniere elegiaco di Basinio da Parma

Il presente contributo intende mostrare come la cosiddetta Cyris, lo pseudo-canzoniere elegiaco dell’umanista Basinio da Parma alias Basinius Parmensis (1425-57), rappresenti un’invenzione editoriale novecentesca che nessun elemento della tradizione dei singoli componimenti che la costituirebbero legittima. Per il tramite di una rinnovata, approfondita rassegna dei testimoni manoscritti pervenutici l’autore propone pertanto una nuova ipotesi d’edizione critica che, poggiando su degli oggettivi dati filologici, valorizzi la produzione ferrarese di Basinio facendone nel contempo emergere la fisionomia, finora trascurata dagli studiosi, di poeta (non soltanto malate stiano, ma) altresí estense.

Pag. 281-299
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Autore/i articolo: Luc Hersant
Titolo articolo: L’Europe à la Renaissance: Nouveaux axes, nouvelles orientations

L’Europa del Rinascimento subí un duplice e radicale reorientamento che giocò un ruolo fondamentale nell’emergere della moderna sua identità – da un lato, una profonda trasformazione nelle relazioni al tempo stesso politiche e culturali ch’essa intratteneva con i varî suoi vicini orientali: il mondo bizantino, il mondo ottomano, il mondo asiatico in genere; dall’altro, un potente riequilibrio interno, in àmbito economico, religioso, intellettuale e artistico, tra le sue regioni mediterranee e le sue regioni centrali e settentrionali.

Lingua: Francese
Pag. 301-321
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