Le riviste sostenitrici
Humanistica | 2022 | N. 1-2
Anno 2022 – N. 1-2
A cura di Paolo Perilli
Titolo articolo: Patrician humanism in fifteenth-century Venice
La cultura umanistica sviluppatasi a Venezia fu per piú rispetti diversa, ma indubbiamente altresí tutt’altro che inferiore all’Umanesimo affermatosi invece nelle capitali politiche e nei principali centri dell’Italia di allora. Fu eccezionale in ragione della partecipazione d’una cerchia ristretta della classe dominante, il patriziato, che del movimento intellettuale umanista si appropriò nei primordî del Quattrocento e andò poi modellandolo per conformarlo non meno agli ideali che agli interessi dello Stato veneto. Gli storici del Rinascimento rifiutano spesso ancor oggi di prender atto dello speciale paradigma veneto, preferendo di norma occuparsi esclusivamente delle grandi figure poste in primo piano da una tradizione storiografica perlopiú di chiara matrice fiorentina, dal Petrarca al Bruni e al Valla, dal Ficino al Pico e al Poliziano, e privilegiare temi e/o discussioni che anticipino, o che sembrino farlo, il repubblicanesimo moderno, il secolarismo o l’individualismo. Ma il modello veneto deve esser studiato e compreso. Venezia presenta con chiarezza un ordito culturale che intreccia strettamente dimensione o piano socio-politico e piano o dimensione intellettuale. Il presente saggio esplora la congiunzione del potere sociale e politico del patriziato con la creazione artistico-intellettuale umanistica, perciò stesso configurandosi alla stregua di una rassegna retrospettiva delle tesi sostenute e delle idee elaborate dall’autrice in molteplici suoi studî nel corso dei quattro ultimi decenni.
Lingua: InglesePag. 11-26
Etichette:
Titolo articolo: Francesco Barbaro e dintorni
Allievo di Giovanni Conversini, di Gasparino Barzizza e di Guarino Guarini, con proficuo, costante impegno culturale e politico il patrizio veneto Francesco Barbaro (1390-1454) si fece promotore del neonato Umanesimo e strenuo difensore del patrimonio civile della sua città. Come i letterati suoi amici fiorentini contemporanei, dal mondo antico assunse a modello la Roma repubblicana, con i cui protagonisti s’immedesimò riproponendone i valori civili e morali e la stessa dedizione alla patria. La sua opera è in definitiva il paradigma di un «umanesimo civile» severamente concepito, ma si rivela altresì capace di trascendere ogni angusto municipalismo per aprirsi alla dimensione sovranazionale della cultura implicita nell’adesione al concetto, che godrà di speciale fortuna nei secoli seguenti, di «res publica litteraria».
Lingua: ItalianoPag. 37-54
Etichette:
Titolo articolo: Lauro Quirini: Il pensiero politico veneto nel De republica fra tradizione classica e realtà contemporanea
Il De republica del patrizio umanista Lauro Querini o Quirini (fort. 1420-74/81), trattato politico risalente agli anni 1449-50 e sostanzialmente inconcepibile al di fuori della precisa realtà storica e del quadro istituzionale concreto che ne han visto la nascita, innesta su di un’oggettiva base aristotelica degli specifici elementi del pensiero politico platonico e della tradizione colta latina, sia classica che medievale, adattando l’insieme alle singolari circostanze ideologiche e istituzionali della sua Età e al contesto della Repubblica veneta marciana. Il saggio intende soprattutto delineare i contorni della nozione di «res publica» dal Quirini elaborata a partire da quei pre supposti dottrinali.
Lingua: ItalianoPag. 55-70
Etichette:
Titolo articolo: Ermolao Barbaro il Giovane: Prima, durante, dopo
Preceduto da un pronunciato allargamento e approfondimento degli interessi antiquarî, a sua volta traducentesi in un vero e proprio crescendo degli studî osservabile in tutta Venezia, e anzitutto nella sua stessa famiglia, Almorò alias Ermolao Barbaro il Giovane opera in una fase di compiuta, definitiva maturazione e piena consapevolezza umanistiche. Egli esprime peraltro, e insieme impersona, il fermo convincimento che l’impegno nelle «litteræ» sia altresí espressione di fede religiosa. Tale persuasione è destinata a entrare in crisi nel primo Cinquecento, quando lettere e fede sembrano farsi inconiugabili e obbligare a una scelta univoca. Già protagonista dell’attività del Barbaro, in quello stesso Cinquecento la filologia passa del resto progressivamente in secondo piano, e i patrizî di maggior spicco intellettuale si volgono alla storia di Venezia e alla riflessione sullo Stato marciano.
Lingua: ItalianoPag. 71-88
Etichette:
Titolo articolo: Le città e i miti: Spettacoli, celebrazioni e culture umanistiche a Venezia e nel dominio di Terraferma nel primo Rinascimento
Nella seconda metà del Quattrocento la diffusione d’immagini e di simboli del mondo classico greco-romano trasforma gli spazî pubblici e le celebrazioni sacre e profane delle città del Dominio veneto. A Venezia l’adozione di contenuti mitologici nelle feste nuziali e nei rituali pubblici trova attuazione concreta per entro la secolare dialettica tra prestigio familiare e cerimoniale statale. Il rinnovamento degli apparati celebrativi della Repubblica segue le trasformazioni architettoniche dell’area marciana. Le descrizioni di Marcantonio Sabellico trasfigurano le processioni e le accoglienze solenni in termini consoni alla storiografia umanistica, fattasi memoria di Stato. La disseminazione di visioni tratte dalle Metamorfosi d’Ovidio e dal ciclo troiano nella pittura e nell’illustrazione libraria intorno al 1500 corrisponde nelle note del cronista Sanudo alle visioni mitiche dei cortei mascherati chiamati «momarie». Dopo gli anni cruciali e i mutamenti di rituali civici e usi festivi delle guerre per la conquista della Terraferma, nel tempo del doge Andrea Gritti (1523-38) progetti urbanistici, modelli architettonici e forme di spettacolo condensano nella dinamica di spazî e rappresentazioni la tensione in cui vivono tra manifestazioni della festa aristocratica e motivi di rinnovamento di Venezia come nuova Roma.
Lingua: ItalianoPag. 89-111
Etichette:
Titolo articolo: La tragedia
L’interesse prodotto nell’ambiente protoumanistico patavino dalla scoperta del cosiddetto codice Etruscus delle tragedie di Seneca, l’attuale Laurenziano XXXVIII 13, generò da parte dello stesso suo scopritore Lovato Lovati e del di lui allievo Albertino Mussato una densa attività di studio e di ricerca sul genere tragico e i modi delle rappresentazioni teatrali, sulla vita e le opere di Seneca e sui metri delle sue tragedie. Sull’onda dell’entusiasmo suscitato dalla scoperta il Mussato scrisse, forse nel 1314, l’Ecerinis, tragedia politica d’argomento moderno anziché mitologico, a imitazione o emulazione (oltreché del Thyestes) della «prætexta» Octavia, nella quale istituiva un implicito parallelo fra Ezzelino da Romano e Cangrande della Scala, i.e. l’antico e il nuovo tiranno minaccianti la libertà di Padova. L’Ecerinis funse da modello lungo tutta l’Età umanistica per il genere tragico a tema politico (civile o municipale), storico ed encomiastico. L’interesse suscitato dal «nuovo» Seneca tragico avrebbe tuttavia sollecitato la scrittura in àmbito veneto di altre due tragedie latine, l’Achilles del vicentino Antonio Loschi, databile fra il 1387 e il 1389, e la Progne, composta nel 1427 dal veneziano Gregorio Correr. Si tratta di testi affini nella struttura e nella lingua, nei quali prevale l’æmulatio del Seneca tragico e che classicamente si direbbero «fabulæ cothurnatæ», d’ambientazione greca e d’argomento mitologico – argomento desunto dal De excidio Troiæ di Darete Frigio, e pertanto a suo modo omerico, per l’Achilles del Loschi, che peraltro, con le discussioni politiche trecentesche sul potere tirannico, adombra tematiche teologico-filosofiche contemporanee; riscrittura in termini senecani della narrazione ovidiana del mito che (nel libro VI delle Metamorfosi) ha come protagonisti Tereo, Procne, Filomela e Iti, per la Progne del Correr, che si presenta come un esperimento di carattere prevalentemente letterario e linguistico.
Lingua: ItalianoPag. 119-138
Etichette:
Titolo articolo: La Catinia di Sicco Polenton: Concordia tra beoni e satira del sapere
Il presente contributo prende in esame la commedia umanistica in prosa Catinia, composta nel 1429 da Sicco Polenton e ambientata in un’osteria del borgo padovano di Anguillara, i cui vivaci o persino impertinenti personaggi incarnano tutti delle professioni tipiche del Quattrocento. Esso s’incentra sul dibattito sviluppatosi tra gli avventori della taverna, una bonaria discussione che, soprattutto nelle scene V e VI della commedia, dà tuttavia vita a una critica feroce del mondo della cultura accademica e libresca; perlopiú sprovviste d’ogni malizia, le battute degli umili personaggi della Catinia nasconderebbero in particolare una provocatoria satira del Didascalicon di Ugo di San Vittore, modello di un sapere antiquato, oltreché in larga parte superato dai nuovi «curricula» quattrocenteschi degli studia humanitatis.
Lingua: ItalianoPag. 139-145
Etichette:
Titolo articolo: Tito Livio Frulovisi (1400 ca.-63 ca.)
Oriundo di Ferrara, ma veneto d’adozione e allievo a Venezia di Guarino Veronese, Tito Livio Frulovisi è di gran lunga il piú prolifico dei commediografi del Quattrocento; di lui, ci son giunte infatti ben sette commedie in prosa composte a partire dal 1432, di cui cinque (Corallaria, Claudi duo, Emporia, Symmachus e Oratoria) scritte e messe in scena a Venezia entro il 1435, e due piú tarde (Peregrinatio ed Eugenius), per le quali non v’è accordo fra gli studiosi. Il suo teatro è caratterizzato dal reimpiego dei modelli linguistici e strutturali plautini e terenziani, compresi il riuso e l’attualizzazione dei paratesti (prevalentemente di derivazione terenziana: didascalia, argumentum, prohemium), dalla presenza di motivi autobiografici e di temi d’origine novellistica, da accenni ad avvenimenti anche politici della realtà contemporanea, e da un sottofondo pedagogico e satirico-morale – tutti tratti destinati ad assurgere a esemplarità nei confronti della commedia umanistica del secondo Quattrocento. Misura della vasta cultura del Frulovisi – e insieme indice dell’influsso su di lui esercitato dalla scuola di Guarino – è poi rappresentata dalla sua ripresa di modelli greci, evidente e indiscutibile nei Claudi duo, che risente del Timone di Luciano e fors’anche del Pluto d’Aristofane; essendo ambientata prevalentemente a Rodi e a Creta, la Peregrinatio presenta dal canto suo alcune battute in lingua greca. L’Emporia infine, che risale al 1433, ha forme e strutture drammatiche derivate dalle commedie «nuove » di Plauto, delle quali anche il Frulovisi potrebbe esser venuto a conoscenza per il tramite del suo maestro Guarino, ch’era entrato in possesso del Plauto Orsiniano e ne aveva fatto trarre copia.
Pag. 147-158Etichette:
Titolo articolo: La commedia nella seconda metà del Quattrocento
Seppur archiviando l’esperienza della Schulkomödie di Tito Livio Frulovisi, nel secondo Quattrocento la produzione comica in territorio veneto prosegue con decisione incanalandosi su binarî ormai consolidati e prelude alla fioritura della commedia in volgare dei secoli successivi. Accanto a un filone legato al genere della commedia goliardica allora gravitante intorno allo Studium Patavinum, si attua a Venezia il recupero di una commedia di stretta imitazione classica che documenta i nuovi interessi di tipo lessicografico e scientifico radicatisi tra i letterati del tempo e preannuncia per alcuni tratti gli sviluppi del genere nell’Età seguente.
Lingua: ItalianoPag. 159-174
Etichette: