Contemporanea | 2025 | N. 23

Anno 2025 – N. 23
A cura di Paolo Perilli

Autore/i articolo: Carola Bezzi Cervigni
Titolo articolo: Parise e il mito hemingwayano

Ernest Hemingway ha ricoperto un ruolo centrale nella letteratura novecentesca. Modello e antimodello è stato uno dei termini di riferimento con cui si è confrontata anche la generazione degli scrittori italiani del dopoguerra. Questo articolo vuole sviluppare il legame che lo ha unito alla voce e alla poetica del giornalista e scrittore Goffredo Parise. Nonostante sia stata variamente riconosciuta dalla critica un’influenza hemingwayana nelle opere parisiane, non ne era ancora stata indagata l’evoluzione. Si è, dunque, voluto approfondire in un primo momento la comune rilevanza accordata ai sensi e al corpo, sempre accompagnata alla riflessione sullo scorrere del tempo e sulla brevità della vita. In un secondo momento, però, si è messo in evidenza ciò che ha reso così diverso l’esito di Parise, già a partire dai Sillabari (1972) e dai reportage di Guerre politiche (1976), rispetto a quello dell’autore di The dangerous summer (1985). Se quest’opera postuma di Hemingway, con un carattere quasi “omerico”, riassume la sua visione di lotta contro la morte con la frustrazione dell’eroe senza vittoria, Parise non si oppone alla fugacità della vita, ma la contempla con nostalgica serenità.

Lingua: Italiano
Pag. 11-19
Etichette: Ernest Hemingway, Goffredo Parise, Sillabari, The dangerous summer,

Autore/i articolo: Francesca Lomasto
Titolo articolo: H. P. Lovecraft e il «réalisme fantastique» di Jacques Bergier

Il saggio indaga la ricezione di H. P. Lovecraft in Francia attraverso l’opera di Jacques Bergier. Analizzando lo scritto H. P. Lovecraft: ce grand génie venu d’ailleurs, si esplora come la poetica dell’autore venga ricondotta ai canoni del réalisme fantastique. Lo studio evidenzia la strategia con cui Bergier, fondendo rigore scientifico e immaginazione cosmica, eleva Lovecraft a figura epistemologica, delineando un mito letterario che ne ha ridefinito la fortuna europea.

Lingua: Italiano
Pag. 21-32
Etichette: Mito, H.P. Lovecraft, Jacques Bergier,

Autore/i articolo: Rosa Calì
Titolo articolo: Rethinking the South through Blue Humanities in Nadine Gordimer’s Loot

This article explores Nadine Gordimer’s short story Loot (2003), combining the concept of South by J. M. Coetzee (2015) with the perspective of the Blue Humanities (Mentz 2023). In particular, the great wave central to the narration is seen as a symbol of a paradigm shift from an anthropocentric point of view to that of the Blue Humanities (Oppermann 2023). In this article, a new way of thinking about the South is presented, comparing two water sources – the ocean’s salt water and the river’s fresh water – and two literary works written in the South : Loot and the play Widows (1997) by Chilean author Ariel Dorfman.

Lingua: Inglese
Pag. 33-47
Etichette: Nadine Gordimer, Loot,

Autore/i articolo: Domenico Chirico
Titolo articolo: Figure del margine. Poetiche dello spazio e del soggetto in Putas asesinas di Roberto Bolaño

Il contributo analizza la raccolta Putas asesinas (2001) di Roberto Bolaño a partire dal rapporto paradigmatico tra lo spazio e il soggetto. Si propone una lettura unitaria dei racconti fondata su una poetica del margine. Attraverso l’esame delle figure dell’esilio, del vagabondaggio e delle sessualità subalterne, il saggio mostra come gli spazi periferici, liminari o della wilderness non fungano da semplice sfondo narrativo, ma diventino dispositivi simbolici capaci di riflettere e modellare la fragilità dei soggetti maschili. Si cerca di mettere in rilievo come la raccolta vada oltre la saldatura tra spazio e sfera emotiva, poiché sembra leggere la periferia soprattutto come luogo dell’altrove sessuale, in cui i protagonisti problematizzano il rapporto con il proprio corpo e i modelli di mascolinità riproduttiva. L’analisi individua diverse modalità di attraversamento dello spazio – solitario, mediato da figure femminili o condiviso con altri uomini – mettendole quindi in relazione con temi quali l’omosessualità, la prostituzione, la pornografia e la crisi della virilità. Il paesaggio marginale emerge così come il luogo della perdita dell’identità, ma anche del dialogo critico. Il saggio propone infine di leggere Putas asesinas come un laboratorio narrativo che colloca la raccolta al di là della sola canonizzazione massimalista per restituirle un ruolo centrale nella sua poetica dello spazio e del soggetto.

Lingua: Italiano
Pag. 49-58
Etichette: Omosessualità, Paesaggio, Roberto Bolaño,

Autore/i articolo: Matilde Manara
Titolo articolo: Esthétique du silence et éthique du travail dans Le journal d’usine de Simone Weil et Dancer in the Dark de Lars von Trier

This article analyzes Lars von Trier’s Dancer in the Dark (2000) through the lens of Simone Weil’s reflections on the relation between silence, rhythm, and beauty. It focuses in particular on Weil’s writings on industrial labor and on her Journal d’usine (1934-1935). Drawing on a set of selected sequences, the article advances two claims: first, von Trier builds the film around a sustained aesthetic of silence; second, this aesthetic articulates an ethics of work.

Lingua: Francese
Pag. 59-73
Etichette: Etica, Silenzio, Lars Von Trier, Simone Weil, Dancer in the Dark, Journal d’usine,

Autore/i articolo: Daniele Balicco, Giuseppe Episcopo
Titolo articolo: Fredric Jameson, nostro ultimo contemporaneo

L’Introduzione inquadra l’opera di Fredric Jameson come uno dei tentativi più sistematici e radicali di pensare la contemporaneità attraverso una teoria dialettica dello spazio, del tempo e dell’utopia. Muovendo dalla crisi della temporalità moderna – segnata dalla stagnazione del futuro e dalla sospensione della storicità – il testo mostra come Jameson sposti progressivamente l’asse della critica dal tempo allo spazio, inteso non come semplice categoria geografica, ma come dispositivo semiotico, affettivo e politico capace di registrare le aporie del tardo capitalismo. L’analisi mette in relazione la nozione di “realismo capitalista”, la teoria della spazializzazione postmoderna, la categoria di inconscio politico e la funzione dell’utopia come tensione formale piuttosto che come contenuto positivo. Attraverso riferimenti a Benjamin, Foucault, Greimas, Lacan e Žižek, l’Introduzione interpreta la cartografia jamesoniana come un tentativo di restituire visibilità alla totalità storica in un’epoca che ne ha rimosso l’esperienza, facendo dello spazio costruito, dell’architettura e delle superfici mediali i luoghi in cui il rimosso storico ritorna come sintomo. Jameson emerge così come “ultimo contemporaneo” proprio in virtù della sua inattualità: un teorico enciclopedico e antidisciplinare che, contro la frammentazione specialistica, continua a concepire la critica come pratica di totalizzazione, storicizzazione e immaginazione utopica del possibile.

Lingua: Italiano
Pag. 77-82
Etichette: Capitalismo, Politica, Postmodernismo, Tempo, Teoria della critica, Utopia, Fredric Jameson,

Autore/i articolo: Mimmo Cangiano
Titolo articolo: Il modernismo di Fredric Jameson

Il saggio ricostruisce la nozione di modernismo nell’opera di Fredric Jameson, mettendone in luce la funzione teorica, storica e ideologica all’interno di una critica marxista della cultura. Attraverso il confronto con le grandi linee del dibattito novecentesco (Adorno, Lukács, Benjamin), il modernismo viene interpretato non come semplice categoria stilistica, ma come formazione storica legata alla crisi epistemologica, alla reificazione e alla frammentazione prodotte dal capitalismo avanzato. L’analisi mostra come, per Jameson, il modernismo sia al tempo stesso denuncia sintomatica e compensazione utopica : da un lato espressione della disgregazione della totalità sociale e della soggettivazione della storia, dall’altro tentativo di ricostruire, in forma estetica, un’unità perduta e una relazione non reificata con l’esperienza. Centrale è la dialettica tra realismo, modernismo e postmodernismo, letta come successione storica ma anche come sovrapposizione diseguale di temporalità, in cui il modernismo appare sia come critica dell’ideologia borghese sia come sua parziale naturalizzazione. Il saggio mette infine in evidenza il nesso tra modernismo, industria culturale e “totalità” come categoria fondamentale del pensiero jamesoniano, mostrando come la funzione utopica dell’estetico sopravviva solo come storicizzazione della forma e come coscienza della sua necessità storica.

Lingua: Italiano
Pag. 83-91
Etichette: Modernismo, Postmodernismo, Realismo, Utopia, Fredric Jameson,

Autore/i articolo: Marco Gatto
Titolo articolo: Verso una critica letteraria dialettica: il programma di Marxismo e forma

Il saggio ricostruisce il progetto teorico di Marxismo e forma (1971) di Fredric Jameson come tentativo di fondare una critica letteraria autenticamente dialettica nel contesto dell’accademia angloamericana, dominata dal formalismo del New Criticism e da una concezione depoliticizzata dell’estetico. Attraverso un confronto sistematico con la tradizione hegelo-marxista (Adorno, Lukács, Benjamin, Marcuse, Bloch, Goldmann, Sartre), Jameson elabora una concezione della dialettica come pratica interpretativa capace di superare la separazione tra forma e contenuto, superficie e profondità, estetica e storia. Il saggio mostra come, in questa prospettiva, l’opera letteraria venga intesa come ‘atto simbolico’ e come luogo di mediazione tra contraddizioni storiche reali e loro risoluzioni immaginarie, secondo un modello che troverà piena sistemazione ne L’inconscio politico. Centrale è la critica dell’autonomia estetica e delle metodologie specialistiche, a favore di una concezione della forma come condensazione ideologica e come esito di un processo di storicizzazione che rinvia alla totalità sociale e ai conflitti tra modi di produzione. L’interpretazione dialettica emerge così come movimento di demistificazione e di totalizzazione, orientato a riportare il testo alla sua materialità storica e al suo carattere intrinsecamente politico, in cui l’inconscio formale rivela la presenza della lotta di classe e delle strategie di contenimento ideologico che strutturano la narrazione.

Lingua: Italiano
Pag. 93-99
Etichette: Ideologia, Marxismo, Teoria della letteratura, Fredric Jameson, Marxismo e forma,

Autore/i articolo: Francesco Fiorentino
Titolo articolo: Marxismo poststrutturalista. Jameson lettore di Brecht

Il saggio ricostruisce l’interpretazione di Bertolt Brecht proposta da Fredric Jameson in Brecht and Method, mettendone in luce la funzione teorica all’interno del progetto di una rifondazione marxista capace di confrontarsi criticamente con lo strutturalismo, il poststrutturalismo e la condizione postmoderna. Fiorentino mostra come Jameson legga Brecht non come autore storicamente superato, ma come matrice genealogica di molte categorie centrali del pensiero contemporaneo : antiumanesimo, antiessenzialismo, storicizzazione delle forme, critica della naturalizzazione ideologica. Attraverso la mediazione di Roland Barthes, il metodo brechtiano dello straniamento viene interpretato come uno dei dispositivi che hanno reso possibile la nascita del pensiero strutturalista e poststrutturalista, fornendo strumenti per la denaturalizzazione dei miti, dei linguaggi e delle istituzioni. Al tempo stesso, Jameson individua in Brecht un antidoto alla paralisi politica del postmoderno e al “realismo capitalista”, poiché la dialettica delle contraddizioni e la funzione pedagogica dell’arte mantengono aperto l’orizzonte della prassi e dell’utopia. Il saggio analizza infine l’affinità elettiva tra il metodo di Brecht e quello di Jameson, entrambi fondati su una concezione dell’estetico come azione simbolica, capace di smontare l’apparenza di necessità del presente e di riattivare l’immaginazione storica del possibile.

Lingua: Italiano
Pag. 101-110
Etichette: Capitalismo, Marxismo, Pedagogia, Realismo, Utopia, Bertolt Brecht, Fredric Jameson,

Autore/i articolo: Andrea Pitozzi
Titolo articolo: Paradossi della creatività: il postmodernismo di Fredric Jameson alla prova del tempo

Il saggio rilegge la teoria del postmodernismo di Fredric Jameson in chiave metodologica, interrogandone la persistenza e la capacità interpretativa nel contesto del capitalismo neoliberale e della produzione culturale contemporanea. Piuttosto che verificare la ‘fine’ del postmoderno, l’autore assume la nozione jamesoniana di ‘logica culturale del tardo capitalismo’ come strumento per analizzare alcune dominanti attuali, in particolare la retorica della creatività e quella della multimedialità. Attraverso il confronto con il dibattito sul pluralismo dei postmodernismi, il saggio mostra come la tensione tra totalizzazione e differenziazione, già individuata da Jameson, resti centrale per comprendere un presente caratterizzato dalla mercificazione dell’estetico, dall’integrazione tra produzione culturale e produzione economica e dalla perdita di profondità storica. In questo quadro, la celebrazione neoliberale della creatività individuale e l’espansione dei dispositivi multimediali appaiono come illusioni ideologiche che mascherano processi di standardizzazione e serializzazione. La parte conclusiva esamina alcune pratiche di ‘scrittura non creativa’ e di produzione concettuale come possibili forme di resistenza, capaci di rendere visibili i meccanismi materiali e istituzionali della produzione culturale, riattivando criticamente l’eredità modernista e postmoderna nel contesto digitale. Il saggio propone così una lettura del pensiero di Jameson come strumento ancora operativo per una critica storica, politica ed estetica del presente.

Lingua: Italiano
Pag. 111-119
Etichette: Capitalismo, Creatività, Critica marxista, Multimedialità, Postmodernismo, Fredric Jameson,

Autore/i articolo: Massimo Palma
Titolo articolo: Dialettiche della scomparsa. Jameson legge Max Weber

Il saggio rilegge la teoria del postmodernismo di Fredric Jameson in chiave metodologica, interrogandone la persistenza e la capacità interpretativa nel contesto del capitalismo neoliberale e della produzione culturale contemporanea. Piuttosto che verificare la ‘fine’ del postmoderno, l’autore assume la nozione jamesoniana di ‘logica culturale del tardo capitalismo’ come strumento per analizzare alcune dominanti attuali, in particolare la retorica della creatività e quella della multimedialità. Attraverso il confronto con il dibattito sul pluralismo dei postmodernismi, il saggio mostra come la tensione tra totalizzazione e differenziazione, già individuata da Jameson, resti centrale per comprendere un presente caratterizzato dalla mercificazione dell’estetico, dall’integrazione tra produzione culturale e produzione economica e dalla perdita di profondità storica. In questo quadro, la celebrazione neoliberale della creatività individuale e l’espansione dei dispositivi multimediali appaiono come illusioni ideologiche che mascherano processi di standardizzazione e serializzazione. La parte conclusiva esamina alcune pratiche di ‘scrittura non creativa’ e di produzione concettuale come possibili forme di resistenza, capaci di rendere visibili i meccanismi materiali e istituzionali della produzione culturale, riattivando criticamente l’eredità modernista e postmoderna nel contesto digitale. Il saggio propone così una lettura del pensiero di Jameson come strumento ancora operativo per una critica storica, politica ed estetica del presente.

Lingua: Italiano
Pag. 121-130
Etichette: Allegoria, Fredric Jameson, Max Weber,

Autore/i articolo: Matteo Cavalleri
Titolo articolo: «Moments of failure». F. Jameson lettore della Logica hegeliana. Note critiche su reificazione, metafisica e dialettica

Il saggio offre una lettura critica dell’interpretazione che Fredric Jameson propone della Scienza della logica hegeliana, assumendo come problema-guida la “collocazione” sistematica del tema della reificazione e il suo valore ermeneutico. Contro la tradizione che riconduce la Verdinglichung soprattutto alla filosofia dello spirito (da Marx a Lukács fino a una costellazione di riprese novecentesche), l’autore ricostruisce la mossa jamesoniana di cercarne invece il motore nella logica pura, individuandolo nell’attività fissante del Verstand contrapposta alla Vernunft. Tale spostamento viene discusso per la sua fecondità teoretica – poiché costringe a interrogare lo statuto “oggettivo” delle categorie – ma anche per le sue aporie, in particolare là dove Jameson interpreta la Dottrina del concetto come riemersione di una metafisica (e, in ultima istanza, di un “salto” ideologico). Attraverso un confronto serrato con testi hegeliani, il saggio sostiene che la logica hegeliana è sì “metafisica”, ma in senso profondamente rinnovato, proprio perché dissolve la separazione tra forme del pensiero e verità dell’oggetto, sottraendo, parimenti, la consustanziale relazione di pensiero e “cosa” alla figura di un atto meramente soggettivo e narcisistico. Infine, rielaborando la tesi jamesoniana dei « moments of failure », l’autore mostra come la distinzione tra speculativo e dialettico e quella tra intelletto e ragione non autorizzino una demonizzazione reificante del Verstand: esso opera come momento necessario della razionalità e come presidio della persistenza del finito entro il sistema.

Lingua: Italiano
Pag. 131-141
Etichette: Ideologia, Metafisica, Fredric Jameson, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Scienza della logica,

Autore/i articolo: Margherita Ganeri
Titolo articolo: Fredric Jameson: un commiato dall’Italia

Il saggio ricostruisce la storia della ricezione italiana di Fredric Jameson tra la fine del Novecento e i primi decenni del Duemila, intrecciandola con una riflessione autobiografica e critica sul progressivo distacco dell’autrice dal suo impianto teorico. A partire dall’affermazione tardiva ma intensa del pensiero jamesoniano nel contesto nazionale – favorita dalla convergenza tra marxismo, poststrutturalismo e teoria del postmoderno – il contributo ripercorre le principali categorie che ne hanno garantito il successo: la logica culturale del tardo capitalismo, l’allegoria, la cartografia cognitiva, l’imperativo a storicizzare. Tuttavia, l’analisi mette in luce anche le aporie interne del sistema di Jameson, in particolare la tensione irrisolta tra storicizzazione e dichiarata astoricità del postmoderno, tra utopia e paralisi della prassi, tra critica della reificazione e dissoluzione del soggetto. Attraverso il confronto con la critica italiana (Ceserani, Ferroni, Luperini) e con testi come Postmodernism e Una modernità singolare, il saggio interpreta l’evoluzione del pensiero jamesoniano come uno scivolamento verso una teoresi fondata sull’aporia e sull’‘archeologia del futuro’, intesa più come gesto desiderante che come progetto politico. Il contributo si configura così come un bilancio storico-critico e come un commiato non nostalgico: Jameson resta una figura decisiva per comprendere il postmoderno, ma il suo pensiero appare oggi insufficiente a fondare una teoria della prassi e dell’agire trasformativo nel presente.

Lingua: Italiano
Pag. 143-149
Etichette: Allegoria, Cartografia, Postmodernismo, Utopia, Fredric Jameson, Italia