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Articoli:

PAOLO PAOLINI, Machiavelli di fronte a una scelta: scrivere il Principe in forma di trattato o di dialogo?
Il saggio è incentrato sull'individuazione delle ragioni della scelta da parte di Machiavelli del genere del trattato anziché del dialogo nella redazione del "Principe". Viene rilevata, inoltre, la presenza di una dialogicità interna al testo assai più marcata che nelle opere scritte in forma di dialogo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 9-19

MARIA GABRIELLA RICCOBONO, Reminiscenze dantesche e foscoliane in "Rosso Malpelo"
Vengono rintracciati nella novella verghiana "Rosso Malpelo" esempi rilevanti di confluenze linguistiche e concettuali provenienti dall'"Inferno" di Dante e dai "Sepolcri" di Foscolo. Le reminiscenze dantesche e foscoliane si intreccerebbero nella presentazione della vita infernale e sotterranea condotta dai lavoratori della cava siciliana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 21-49

CRISTINA TERRILE, I racconti di Tommaso Landolfi o l'animalità condivisa
Il saggio individua ed affronta nei racconti di Tommaso Landolfi il tema dell''animalità condivisa' dai protagonisti, ovvero gli uomini e gli animali. Situati entrambi in uno stesso spazio ontologico, essi sarebbero dotati di una comune 'essenza', sia sul piano fisico che su quello dell'agire, benchè in questo caso, diversamente dagli animali (ma anche dai bambini e dalle donne), gli uomini risultino inibiti dalla coscienza e dalla volontà.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 51-64

LUIGI SCORRANO, Alberto Bevilaqua: 1983-1998
Si illustra un quindicennio dell'attività letteraria di Alberto Bevilaqua, evidenziando la dimensione narrativa e lo sperimentalismo linguistico che presiedono alla produzione poetica e la continuità e la novità che sottendono all'opera narrativa. In quest'ultima viene riscontrato, altresì, un uso sapiente della tecnica della variazione, da ricondursi, come tutta la produzione in prosa dello scrittore emiliano in genere, alla 'felicità' del narrare.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 65-98

MICHELA DELL'AQUILA, Un pugliese a Milano. Ricordi di Raffaele Carrieri
Si traccia il profilo di Raffaele Carrier, artista poliedrico ed estroso di origine pugliese, la cui personalità ed opera si offrono come un esempio pragmatico di sovrapposizione tra arte e vita. Dopo aver viaggiato molto ed aver svolto mestieri diversissimi, Carrieri frequentò le avanguardie parigine nel 1923, stabilendosi poi tra Parigi e Milano. Critico d'arte, poeta e scrittore, egli visse da protagonosta nella Milano degli anni Trenta e Sessanta.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 101-109

AURELIO BENEVENTO, Il "parapiglia" del Montale postumo
L'articolo è incentrato sulla 'querelle' letteraria sorta intorno al "Diario Postumo" di Eugenio Montale. Vengono illustrate tutte le tappe della polemica tra assertori dell'autenticità dell'opera, fra cui Annalisa Cima, Rosanna Bettarini, Maria Corti, Andrea Zanzotto ed Angelo Marchese e non meno illustri sostenitori dell'apocrifia come Dante Isella, Pier Vincenzo Mengaldo e Giovanni Raboni.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 113-124

ITALO BERTARELLI, Berchet maggiore: la realtà umana e poetica delle Fantasie
Il contributo illustra i caratteri precipui delle "Fantasie" di Berchet, evidenziando il tono politico-patriottico ed al contempo l'ispirazione 'epico lirica' che le sorreggono anche grazie ad un linguaggio di grande icasticità espressiva. Nonostante la presenza nella romanza di certe parti difettose, informate di una retorica piuttosto evidente, ne viene rilevata l'originale vitalità poetica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 127-140

ADA NEIGER, Scambi convenzionali nel teatro italiano contemporaneo
Attraverso una serie di rimandi a frammenti di dialoghi, tratti da opere teatrali di autori italiani contemporanei (Dario Fo, Eduardo De Filippo, Natalia Ginzburg, Rossana Campo, Enzo Siciliano, Leonardo Sciascia), il saggio illustra il meccanismo che sottende agli 'scambi conversazionali' che li informano. Tale processo si configura non di rado come un atto in cui chi comunica tende ad imporsi in maniera più o meno prevaricatoria sul suo interlocutore.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 141-150

BORTOLO MARTINELLI, Petrarca e l'epistola del Ventoso: i diversi tempi della scrittura
Il saggio è incentrato sull'analisi della lettera del Ventoso di Francesco Petrarca e delle fasi di scrittura riguardanti la sua redazione. L'epistola sarebbe frutto di una complessa operazione di scrittura e riscrittura protrattasi dal 1336, anno dell'ascesa del Petrarca al monte Ventoso, al 1353, anno del soggiorno a Milano, luogo della conversione di S. Agostino, durante il quale la suggestione del pensiero del Santo influì notevolmente sulla revisione del testo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 9-57

GIULIA DELL'AQUILA, La Crusca e Petrarca
Il trattamento riservato a Petrarca dagli Accademici della Crusca nella compilazione del Vocabolario del 1612, viene considerato come una spia del progressivo distanziamento dal modello di poesia esemplificato dal "Canzoniere" attuatosi intorno ai primi anni del secolo barocco.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 59-78

GIUSEPPE LANGELLA, "Non ti far mai servo". Il giovane Manzoni e l'eredità di Alfieri
Dal "Trionfo della libertà" agli sciolti in onore di Carlo Imbonati, passando attraverso il sonetto "Alla Musa" ed il sermone "Della poesia", vengono individuati i debiti contratti dal giovane Manzoni con i miti alfieriani della libertà, del 'forte sentire' e di quell'adesione al vero che animerà anche la produzione matura dello scrittore lombardo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 105-121

MARIA CRISTINA ALBONICO, Salvatore Quasimodo interprete di Virgilio
Accanto ad un breve excursus sull'attività di traduttore di Salvatore Quasimodo, il saggio propone un esame comparativo del "Fiore delle Georgiche" quasimodiano e dei passi corrispondenti dell'opera virgiliana. Viene sottolineato altresì l'interesse delle traduzioni virgiliane di Quasimodo, che fanno rivivere lo spirito del poeta latino antico filtrandolo attraverso la sensibilità di un poeta moderno.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 123-170

MASSIMO SCALABRINI, Un inedito travestimento secentesco del "Baldus"
Il breve intervento segnala l'esistenza di due codici manoscritti (conservati nella Biblioteca Palatina di Parma e nella Biblioteca Estense di Modena), relativi ad un 'travestimento' secentesco in ottave del "Baldus" toscolanense di Teofilo Folengo, opera del frate benedettino Gregorio Porrini. Correda il saggio la riproduzione delle pagine proemiali dell'opera inedita.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 173-179

ANGELO FABRIZI, Montale fuori di casa
Il contributo propone un'analisi del terzo volume in prosa di Eugenio Montale, intitolato "Fuori di casa". Il libro, esemplato sul genere dei reportage, riunisce articoli scritti dall'autore tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del Novecento, relativi ai suoi numerosi viaggi all'estero. Accanto alle descrizioni di luoghi e personaggi, nell'opera si evidenzia l'affiorare di alcuni dei temi più significativi della produzione poetica di Montale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 183-193

GIORGIO BÁRBERI SQUAROTTI, Bartolomeo Dotti: l'arte del sonetto morale
Il saggio illustra i temi e le scelte linguistico-lessicali e semantiche sottese alla produzione lirica di Bartolomeo Dotti, le cui "Rime" si collocano tra il barocco di derivazione marinista e lo sperimentalismo arcadico di primo Settecento. Costituite interamente da sonetti, esse si qualificano non per tanto varietà di argomenti come nel Marino, ma per il mondo in cui l'artificio linguistico si tramuta in occasione di riflessione morale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 79-104

BRUNO MAIER, Contributi celliniani
Nei tre "contributi celliniani" Bruno Maier individua le corrispondenze tra il frammento di una autobiografia cinquecentesca di Raffaello Sinibaldi da Montelupo e la "Vita" di Cellini; evidenzia l'importanza della traduzione tedesca della "Vita" operata da Goethe (corredata da un'Appendice storico-biografica sull'artista); rileva l'origine vitruviana dell'uso del termine "mostri" nell'autobiografia celliniana in luogo del lemma "grottesche".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 13-27

LUIGI SCORRANO, 'Gli ha letto Dante'. Occasioni dantesche nella "Vita" del Cellini
Luigi Scorrano si sofferma sulle consonanze di lingua, di stile e di immagini tra la "Vita" del Cellini e la "Commedia" dantesca, individuando la presenza diffusa di richiami a Dante nell'autobiografia celliniana. Tali elementi autorizzerebbero a considerare il dantismo dell'artista fiorentino 'un capitolo non trascurabile' della fortuna di Dante in età cinquecentesca.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 29-45

GIULIA DELL'AQUILA, Benvenuto Cellini lirico
L'articolo illustra gli aspetti precipui della produzione lirica di Benvenuto Cellini. Caratterizzate da un marcato autobiografismo e da connotati linguistico-lessicali e stilistici poco in linea con i canoni di purezza espressiva indicati da Bembo, le poesie dell'eccentrico artista fiorentino rappresentano un esempio vistoso di anticlassicismo cinquecentesco e di una forma di originale, seppur inconsapevole, sperimentalismo linguistico ed espressivo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 48-69

PAOLO PAOLINI, Le "Rime" di Benvenuto Cellini
Il saggio mira ad evidenziare i caratteri di originalità delle "Rime" del Cellini, accolte con un certo sfavore dalla critica per via di uno stile personalissimo spesso oscuro e scorretto. Nonostante la mancanza di chiarezza e di controllo della sintassi, le poesie dell'artista fiorentino, dai temi più vari (la difesa della scultura, la carcerazione, i rapporti con gli artisti fiorentini, la religiosità) costituiscono un complemento fondamentale alla sua conoscenza.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 71-89

PAOLO SENNA, I "Discorsi" di Benvenuto Cellini e il paragone fra le arti
Il lavoro è dedicato all'esame delle tematiche ricorrenti nei "Discorsi" del Cellini, fra le quali assume particolare rilevanza quella del paragone tra le arti. Attraverso riferimenti a motivazioni personali e alle suggestioni del pensiero di Leonardo da Vinci, da Cellini sommamente ammirato, si evidenzia l'insistita difesa celliniana della superiorità della scultura sulle altre arti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 91-106

ILARIA CROTTI, Carrer biografo di Goldoni
Il lavoro esamina i caratteri della biografia di Goldoni pubblicata da Luigi Carrer tra il 1824 ed il 1825. Il profilo del commediografo veneziano tratteggiato dal Carrer appare limitato da un eccessivo appiattimento sui "Mémoires" goldoniani e da un'analisi edulcorata delle vicende biografiche che lo stesso Goldoni aveva già in parte proposto in alcune sezioni della sua autobiografia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 109-130

AURELIO BENEVENTO, Salvatore di Giacomo. Rilettura delle poesie
Viene proposta una rilettura delle "Poesie" digiacomiane sulla base dell'edizione Flora Vinciguerra del 1946. Ripercorrendo le tappe di pubblicazione delle diverse raccolte in essa incluse, si evidenzia lo sviluppo di un itinerario svolgentesi da un verismo di tipo piu sanguigno, dai modi poetici narrativi, ad un verismo fantastico-sentimentale di carattere piu propriamente lirico.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 131-157

GILBERT BOSETTI, La letteratura triestina, modello di cultura di frontiera
Il saggio ribadisce il concetto di letteratura triestina come 'modello di cultura di frontiera', sviluppando le argomentazioni teoriche di Carlo Tulio Altan, secondo cui la definizione di un'identità etnica passerebbe attraverso la condivisione di cinque elementi, genos, topos, logos, epos ed ethos.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 159-190

FRANCESCA D'ALESSANDRO, Sul 'rovescio' delle due ultime raccolte poetiche di Vittorio Sereni
Vengono individuati i caratteri più significativi delle due ultime raccolte poetiche di Vittorio Sereni: dalla consonanza di idee e riflessioni di natura etica con Sergio Solmi, confermata dai numerosi interventi critici di entrambi apparsi su diverse riviste italiane negli anni '50 -'60, alla suggestione di Montaigne, Rimbaud ed Apollinaire, alla lezione di Saba e Montale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 191-224

NATALIE DUPRÉ, L'autobiografismo oltre frontiera di Fulvio Tomizza
L'articolo rintraccia nell'ultimo romanzo di Fulvio Tomizza, "I Rapporti colpevoli", la presenza rilevante di motivi autobiografici, connessi ad una particolare 'predisposizione emotiva e razionale' derivante all'autore dalle sue origini istriane. Segue l'articolo un'intervista rilasciata dall'autore a Natalie Duprè nel 1993.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 225-246

RENATO BERTACCHINI, Valerio Massimo Manfredi narratore-archeologo
Il saggio traccia un excursus sulla fluviale produzione narrativa dello scrittore ed archeologo contemporaneo Valerio Massimo Manfredi. Da "Palladion" (1985) a "Lo scudo di Talos" (1988), alle "Paludi di Esperia" (1994), alla saga "Alexandros" (1998), nei suoi densissimi romanzi, frutto di numerose spedizioni archeologiche e di una vasta erudizione, sono dosati sapientemente storia ed invenzione, realtà e leggenda, avventura e mistero.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 249-259

CARLO ANNONI, FRANCESCA REBUFFI, Ricordo di Ernesto Travi con bibliografia
Si tratta di un breve intervento in ricordo di Ernesto Travi, con annessa un'utile bibliografia dei testi da lui pubblicati in rivista o in volume dal 1944 al 1999.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 263-289

ANNA PASTORE, Il "Bel Paese" di Antonio Stoppani: "Serata I"
Attraverso l'analisi delle varianti intercorse tra l'edizione in rivista e quella in volume relative alla "Serata I" del "Bel Paese" di Antonio Stoppani, si evidenzia il tentativo di perfezionamento del programma divulgativo perseguito dall'abate-geologo in direzione di una sua intensificazione.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 293-333

MIRELLA D'ETTORRE, Latinità e volgar lingua nel "De Urbini ducibus" di Pietro Bembo
Il saggio segue le fasi che accompagnarono la pubblicazione del "De urbini ducibus" di Pietro Bembo dal 1509, anno della prima stesura, al 1530, anno della prima pubblicazione, attraverso il riferimento a due codici manoscritti in latino rinvenuti in due biblioteche lombarde. Il testo sui duchi, che si offre come 'methodus studiorum' per un principe cinquecentesco, fu anche volgarizzato da Bembo ma è rimasto inedito sino al 1980.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 337-348

ANGELO FABRIZI, Alfieri e la musica
Il saggio è incentrato sul rapporto tra Alfieri e la musica. Dalla predilezione giovanile per quest'arte, testimoniata da una pratica di musicista e cantante dilettante, allo spazio accordato ad essa in talune tragedie ("Saul" e "Mirra"), agli scritti teorici, all'influsso, sia tematico che linguistico, sul melodramma romantico, viene rilevata la 'suggestiva', 'importante' e talora 'innovativa' presenza della musica nella sensibilità e nell'opera dell'astigiano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 349-358

LUIGI PAGLIA, Il grido e l'ultragrido. Note sulla semantica e sulla stilistica del "Dolore" ungarettiano
L'articolo individua l'orizzonte semantico e le modalità stilistiche che caratterizzano una delle ultime raccolte poetiche ungarettiane, intitolata significativamente il "Dolore". Le scelte lessicali e sintattiche dell'opera sono funzionali alla rappresentazione di una realtà personale e storica sprofondata nel dolore, la cui negatività, tuttavia, sembra essere infine superata e come esorcizzata dall'approdo alle certezze rassicuranti della fede.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2/3 - Pag. 359-366

GIORGIO BARONI, Dalla sala riservata...Reperti d'autore
Giorgio Baroni presenta il fascicolo speciale 2-3 del 2001 della "Rivista di letteratura italiana", dedicato interamente alla pubblicazione di testi inediti o rari degli ultimi quattrocento annni, fra i quali numerosi epistolari. Ad annunciare il numero speciale della rivista la sovracoperta corredata dall'intitolazione "Dalla sala riservata: reperti d'autore".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 9-10

DANILO BOGGINI, Per un'edizione critica delle "Poesie" di Ottavio Rinuccini
L'articolo propone un'edizione critica delle "Poesie" di Ottavio Rinuccini (1622) sulla base dei codici Palatini 249 e 250, custoditi dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. I due codici manoscritti conservano autografa gran parte delle liriche rinucciane presenti nell'edizione a stampa, consentendo all'autore del saggio di stabilirne la cronologia e di illustrarne la genesi per il tramite dell'analisi di una cospicua messe di varianti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 11-60

CATERINA SERRA, Un elogio secentesco del Cavalier Marino. Dagli "Elogii d'Huomini Letterati" di Lorenzo Crasso
Caterina Serra commenta l'elogio di G. B. Marino inserito nel 1° Tomo degli "Elogii d'Huomini Letterati" (1656) del napoletano Lorenzo Crasso. Correda il saggio la pubblicazione dell'Elogio stesso, accompagnato da un'iscrizione sepolcrale e da due liriche dedicate al Marino da Giuseppe Battista e Antonio Bruni.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 61-76

GIULIA DELL'AQUILA, Sulla "Vita di Francesco Petrarca" scritta da Ludovico Antonio Muratori
Il saggio presenta la pubblicazione ed il commento della breve "Vita di Francesco Petrarca" (1711) scritta da L. A. Muratori. La biografia, che fa da premessa ad un volume del letterato vignolese sulle rime del Petrarca, delinea un profilo umano oltre che artistico del poeta, documentandone l'ammirazione e la stima da parte del Muratori.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 77-99

ANNA BELLIO, Favole alla lettera. Bettinelli scrive al Bertòla
La pubblicazione di 8 delle 45 lettere inedite indirizzate da S. Bettinelli ad A. Bertòla tra il 1782 ed il 1793, offre ad Anna Bellio l'opportunità di delineare un percorso critico sul genere della favola in versi. Il contenuto delle epistole in questione, infatti, oltre che documentare l'interesse nutrito dal critico mantovano per le favole del Bertòla, fornisce preziose informazioni circa i suoi giudizi critici sul genere favolistico.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 101-131

MICHELE DELL'AQUILA, L'Ofanto nelle relazioni dei viaggiatori stranieri in Puglia tra Sette e Ottocento
Nel saggio in esame M. Dell'Aquila insegue le ricorrenze del paesaggio pugliese e del fiume Ofanto nella geografia letteraria sette/ottocentesca. Dal barone tedesco von Riedesel, al pittore e paesaggista Edward Lear, al poeta inglese Swinburne, l'autore evidenzia l'ammirazione mostrata da taluni viaggiatori stranieri per l'operosità della popolazione pugliese e lo stupore per la floridezza dei commerci e dell'agricoltura di quella appartata regione del Regno.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 133-142

ANNA PASTORE, Lettere inedite di Antonio Stoppani a Quintino Sella
Vengono pubblicate 26 lettere inedite di Antonio Stoppani a Quintino Sella, datate tra il 1859 ed il 1883. L'epistolario in questione fornisce indicazioni utili sull'attività di insegnamento e di ricerca dei corrispondenti, sulla loro personalità e sul rapporto di lavoro e di amicizia che li unì per oltre un ventennio.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 143-172

FEDERICA MILLEFIORINI, Quattro lettere inedite di Paolo Mantegazza a Edmondo De Amicis
Federica Millefiorini pubblica 4 lettere inedite indirizzate da P. Mantegazza a E. De Amicis tra il 1876 ed il 1883. Nel commentare le epistole l'autrice del saggio ne sottolinea i concetti emergenti, tra i quali la consonanza di idee in campo pedagogico tra l'igienista monzese e lo scrittore ligure, il comune debito verso la figura materna o l'apprezzamento da parte di Mantegazza dell'ultimo libro di viaggio deamicisiano, "Costantinopoli".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 173-186

ANGELA IDA VILLA, Scipio Slataper poeta: "In bicicletta" (1905)
Nella poesia "In bicicletta" (1905) del diciassettenne S. Slataper, l'autrice del saggio rintraccia la presenza di alcuni motivi caratterizzanti la maturità artistica del poeta triestino: dal 'vitalismo latino, individualistico e superomistico' di ascendenza dannunziano/nietzschiana, alla 'componente nordica' mitteleuropea dell'irrazionalismo, espressa nelle forme del 'neoidealismo mistico' e del 'neoromanticismo'.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 187-194

PAOLA PONTI, Tra le pagine del "Convegno". Spunti critici su "Solaria", "Fronte", "Orpheus"
L'analisi di alcuni contributi critici, parzialmente editi in appendice al saggio, apparsi sulle riviste "Il Convegno", "Solaria", "Fronte" ed "Orpheus" tra gli anni Venti e Trenta, consente di delineare la complessa fisionomia del periodico "Il Convegno" diretto da E. Ferrieri. Eclettico ed antologico, il mensile milanese mirò ad assumere posizioni equidistanti da ogni forma di partigianeria letteraria, come testimonia l'atteggiamento neutrale assunto dalla rivista nei confronti della polemica contenutisti/calligrafi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 195-213

NICOLETTA TROTTA, Lettere di Clemente Rèbora a Enzo Ferrieri
Nicoletta Trotta presenta la pubblicazione di 18 brevi lettere inedite indirizzate da Clemente Rèbora ad Enzo Ferrieri, direttore del periodico milanese "Il Convegno". Le missive, datate tra il 1921 ed il 1927, documentano alcuni interessanti aspetti dell'attività letteraria di Rèbora legati alla rivista ed al circolo culturale che gravitava intorno ad essa. La lettera del 12 ottobre 1927, inoltre, acclude il testo manoscritto della lirica reboriana con incipit "Così un bisogno, un bisogno cocente".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 215-228

SABRINA FAVA, Primi passi letterari di una briosa scrittrice: Giana Anguissola
L'esame di un carteggio inedito degli anni Trenta tra Giana Anguissola e l'editore A. F. Formíggini, si rivela strumento efficace di ricognizione di alcuni aspetti più significativi della personalità e dell'opera della 'briosa scrittrice' piacentina agli esordi della sua carriera: dalla vivacità caratteriale alla pluralità di interessi letterari, poi orientatisi in direzione della letteratura giovanile.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 229-252

ANDREA RONDINI, Se il poeta non canta ma starnutisce. Un testo teatrale inedito di Paolo Buzzi: "Bottega di Plauto"
Viene pubblicata una breve commedia inedita di P. Buzzi dal titolo "La bottega di Plauto" (1924), sulla base di un manoscritto autografo rinvenuto presso la milanese Biblioteca di Palazzo Sormani. Nel testo, scritto per Ettore Petrolini e mai rappresentato, l'ambientazione nella Roma antica non collide con la spinta eversiva futurista, rappresentata felicemente nei temi e nel linguaggio. Domina nella pièce un'atmosfera definita con grande acutezza da 'burattinata malinconica'.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 253-278

VANNA ZACCARO, Un inedito di viaggio di Carlo Levi
Ad un commento sul significato del 'viaggio' nell'opera e nella scrittura di Carlo Levi, si accompagna nell'articolo la pubblicazione di brevi note di viaggio inedite dello scrittore, datate 21 marzo 1971. Il testo che viene presentato, é costituito da appunti vergati dall'autore durante un viaggio in treno dalla Germania all'Italia. Fondato su un'intertestualità complessa tra prosa, pittura e poesia, nonché tra i libri dello stesso Levi e di autori a lui contemporanei, il testo diviene registrazione di un viaggio allo stesso tempo 'realissimo' e simbolico.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 279-294

ANTONIA MAZZA, 'Ciò che conta è la moralità della scrittura' (Quattro lettere inedite e uno scritto raro di Libero Bigiaretti)
Antonia Mazza propone al lettore la pubblicazione ed il commento di 4 lettere inedite a lei inviate da Libero Bigiaretti tra il 1988 ed il 1990. Pur se esigue, le missive documentano la sensibilità manifestata dallo scrittore per il problema dei rapporti tra scrittura ed industria editoriale e tra letteratura e critica. Alle lettere è accluso un breve scritto di Libero Bigiaretti, di difficile reperimento, intitolato "Guida alla vecchiaia".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 295-300

MANLIO CECOVINI, BRUNO MAIER, GIORGIO BARONI, Carteggi con Biagio Marin
Si pubblicano tre carteggi inediti con il poeta gradese Biagio Marin. Il primo, più ricco fra quelli proposti, include 72 lettere indirizzate in gran parte da Marin a Manlio Cecovini tra il 1942 ed il 1985; il secondo, invece, reca 2 sole lettere a Bruno Maier datate 1969 e 1975. L'ultimo carteggio, infine, è costituito da 12 lettere, inviate prevalentemente dal poeta gradese a Giorgio Baroni nel quindicennio 1971/85, dalle quali traspaiono le riflessioni di Marin su Saba e sul tema della morte.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2-3 - Pag. 301-372

GIORGIO CAVALLINI, Il Canto II del "Purgatorio" e il rito di riconoscimento
Il saggio di Giorgio Cavallini è riservato ad un'analisi del canto II del "Purgatorio". Tra i temi, illustrati dallo studioso, che innervano il canto (la luce, la condizione dei pellegrini, la coralità delle anime, la dolcezza, il contrasto velocità-lentezza, l'amicizia, la nostalgia delle giovinezza), viene conferita particolare enfasi al "rito di riconoscimento", rimasto pressoché inosservato in sede critica. L'incontro tra Dante e il musico Casella si fonderebbe proprio su tale motivo "per attingere un risultato profondamente poetico".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N1 - Pag. 9-23

VINCENZO PLACELLA, Gli epiteti di ascendenza omerica nel "Giorno" e l'impegno civile del Parini
Viene rilevata la presenza diffusa di epiteti di ascendenza omerica nel "Giorno" del Parini. La "forte connotazione eroica" dei calchi omerici, riferiti nell'opera al Giovin Signore e ad altri personaggi, sarebbe espressione sia dell'intenzione parodica pariniana nei confronti della società nobiliare settecentesca, sia di una sua sotterranea, pervicace ammirazione per quello stesso mondo. "La presenza di Omero nel Giorno"- precisa l'autore del saggio- è come un reticolo che ingloba e dà nuovo senso e sapore al poemetto e conferisce ad esso un nuovo slancio".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N1 - Pag. 25-46

ITALO BERTELLI, L'ultimo tempo della poesia berchettiana: la traduzione delle "Vecchie romanze spagnuole"
Italo Bertelli si occupa dell'ultima produzione poetica di G. Berchet, in particolare della traduzione delle "Vecchie romanze spagnuole" (1837). Nei 51 componimenti dell'opera lo studioso individua i segni di un rinnovamento,riconducibili all'apertura al meraviglioso fiabesco e all'abbassamento di tono ad un "livello di medietà discorsiva,alquanto familiare". Grande la libertà sul piano metrico ed espressivo adoperata dal Berchet nel suo lavoro di traduzione, complessivamente "non esente da mende e da squilibri espressivi", ma denotato "da un largo respiro etico e da un'alta dignità compositiva: un'opera certo perfettibile, ma seria e corretta".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N1 - Pag. 47-63

NELIDA MILANI, ELIS DEGHENGHI OLUJIC, Due voci per Fulvio Tomizza
Sotto un titolo comune sono riuniti due interventi dedicati a Fulvio Tomizza. Il primo, trascrizione di un breve discorso tenuto da una studiosa in occasione della prima edizione del premio letterario a lui intitolato, ci offre quasi un'istantanea dello scrittore istriano; l'altro, invece, propone una disamina estesa dei caratteri della sua produzione narrativa. La ricognizione dei romanzi tomizziani effettuata in quest'ultimo contributo, si arricchisce del raffronto con l'opera di Leonardo Sciascia, con il quale Tomizza condivide la tendenza a conciliare "verità storica" e "racconto", "scrittura documentaria" ed "immaginario narrativo".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N1 - Pag. 65-112

BRUNO MAIER, Itinerario narrativo di Vinicio Ongaro
Bruno Maier si sofferma sulla produzione narrativa dello scrittore triestino Vinicio Ongaro, neurologo e psichiatra. Da "Un povero domani" (1983) a "Minaccia confidenziale" (1999), considerato "vertice e punto d'arrivo" della sua opera, nei suoi romanzi "neurologia e letteratura si illuminano e si condizionano reciprocamente", talvolta identificandosi "senza residui". La caratteristica precipua dei lavori di Ongaro viene individuata da Maier nella finezza dell'introspezione psicologica dei personaggi, che si coniuga nell'ultimo romanzo col genere più tradizionale del giallo, dando luogo ad un originale, godibile forma di "giallo psicologico".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N1 - Pag. 115-126

BARBARA CASAGRANDE, La critica di Alberto Frattini dagli anni Quaranta a oggi
Dopo una breve premessa circa la formazione e l'evoluzione del pensiero critico di Alberto Frattini, sono delineati i canoni fondamentali della riflessione dello studioso fiorentino. Attraverso opportuni riferimenti all'attività esegetica da lui svolta sulle opere leopardiane e successivamente sulla poesia novecentesca, Barbara Casagrande evidenzia come la sua attività critica sia tutta fondata sull'integrazione degli strumenti più vari "ai fini di una continua chiarificazione del testo", sulla "frequente apertura al dubbio e alla possibilità", sul "rispetto per i valori della poesia, della parola e della personalità poetica che la stessa esprime, integrati in una specifica realtà storico-culturale". Correda il saggio un'ampia bibliografia degli scritti di Frattini.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N1 - Pag. 129-181

MARCO EDOARDO DEBENEDETTI, Il fanciullo lontano
Il saggio di Debenedetti mira ad una rivisitazione della poesia di Sandro Penna, basata tra l'altro sul tentativo di sganciarla dal "mito critico" della patologia, considerata sino ad oggi una delle maggiori chiavi d'accesso alla sua comprensione. Sulla scia inaugurata da Pasolini e Gaboli, Debenedetti ambisce a restituire un'immagine più autentica della lirica penniana, alla cui origine sarebbe da collocarsi il rapporto, incostante, con l'"oggetto d'amore". Appena accennata dallo studioso la prospettiva della "filiazione antica" della poesia di Penna, che risalirebbe fino alla lirica del Duecento.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N1 - Pag. 185-196

BORTOLO MARTINELLI, La fede in Cristo. Dante e il problema della salvezza ("Paradiso" XIX)
Bortolo Martinelli propone una lettura del canto XIX del "Paradiso" dantesco, evidenziandone il tema principale nella questione della Giustizia Divina ed in quella, strettamente correlata, della salvezza. Problematica già emersa nei versi di "Inferno" IV e "Purgatorio" VII, essa viene qui chiarita da Dante in via definitiva e con nuovi strumenti, attraverso il ricorso ad una scena di grande efficacia rappresentativa e narrativa, costruita sulla base di una serie complessa di significati di natura filosofico-teologica. La tesi del poeta in merito alla salvezza delle anime dei giusti senza fede e dei non battezzati viene affidata ad un'aquila, simbolo cristologico oltre che dell'autorità imperiale. L'intervento dell'animale, al quale, come rileva Martinelli, la manifestazione della verità viene affidata come ad un oracolo sacro, si conclude "con un'affermazione autoritativa: per la salvezza è necessario il battesimo e la fede riguardo alla missione salvifica di Cristo". Lo studioso si sofferma poi sul significato dell'aspra requisitoria contro la presunzione umana pronunciata dall'aquila divina: l'uomo non può penetrare il mistero della giustizia di Dio o arrogarsi la pretesa di giudicarne l'opera, né il cristiano ritenersi deputato alla salvezza per il solo fatto di essere cristiano. In conclusione, osserva Martinelli, "Dante rimette tutta la questione alla volontà divina, convinto, come si legge in Alessandro di Hales, che 'tota causa salutis est apud Deum'".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 11-39

GUIDO NICASTRO, La commedia dell'amore e della seduzione nei libretti viennesi di Da Ponte
Guido Nicastro si sofferma sull'analisi dei libretti per musica meno noti scritti da Lorenzo Da Ponte nel periodo del suo lungo soggiorno viennese. Durante la permanenza alla corte di Giuseppe II (1784-90), infatti, oltre ad aver collaborato con Mozart, creando alcune delle piú celebri opere di tutti i tempi ("Nozze di Figaro", "Don Giovanni", "Così fan tutte"), Da Ponte lavorò con altri rinomati musicisti, fra i quali Salieri e Martín y Soler. L'autore del saggio offre una significativa disamina dei numerosi libretti viennesi nati dal sodalizio artistico con questi ed altri noti compositori (le cui trame risultano tutte imbastite sui temi dell'amore e della seduzione), allo scopo di mostrare in che modo Da Ponte sia riuscito a superare i limiti della librettistica contemporanea per giungere nei capolavori mozartiani ad una "nuova accezione della comicità che include in sé anche il serio e il tragico".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 41-66

ANNA SCANNAPIECO, Lemmi e 'dilemmi' dell'umorismo. Per una morfologia (e storia) della letteratura umoristica in Italia
Il saggio muove dall'esigenza di "tentare perlustrazioni meno aprioristiche" nella ricostruzione della genesi e della fenomenologia della letteratura umoristica in Italia tra la seconda metà dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. A tale scopo viene proposta un'attenta perlustrazione della cultura linguistica e letteraria dell'Italia ottocentesca, che ha come finalità la ricerca della "morfologia d'uso" del lemma "umorismo". Un'indagine relativa all'origine e alla diffusione del termine umorismo, quindi, effettuata prima attraverso l'analisi della produzione lessicografica ottocentesca (dizionari generali ma anche sinonimi e puristici), poi attraverso il censimento delle sue innumerevoli occorrenze nei titoli delle testate giornalistiche.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 67-105

CRISTINA BENUSSI, 'L'anima si fa pelago'. Simbologia equorea nell' "Alcyone"
Seguendo lo svolgimento della raccolta Cristina Benussi rintraccia le occorrenze del mare nell'"Alcyone" di d'Annunzio, con lo scopo di "verificare se l'uso di quest'immagine nella laude sia governato da una precisa intenzione espressiva". La simbologia equorea affiorante dalle liriche alcyoniche, in cui la celebrazione della natura si intreccia alla riattualizzazione del mito classico, sarebbe fortemente connotata dall'idea della morte come annullamento del fluire incessante del tempo e della storia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 107-123

STEFANO LAZZARIN, Alfonso Nitti e la 'Question du Costume'. Note su 'Una vita' e la tradizione del 'Bildungsroman'
Il contributo di Stefano Lazzarin riconduce il primo romanzo sveviano "Una vita" (1892) nell'alveo culturale e letterario in cui fu prodotto, proponendo una via di indagine alternativa a quella sino ad ora intrapresa, mirante quasi esclusivamente a dimostrarne la modernità e la parentela con il piú tardo capolavoro della "Coscienza di Zeno". Nel tentativo di avvalorare tale ipotesi interpretativa, la critica ha rischiato, secondo Lazzarin, di farne quasi un "masso erratico, piovuto nell'ultimo decennio dell'Ottocento da un'epoca di trent'anni posteriore", dimenticando come si tratti pur sempre di un romanzo ottocentesco, "presagio dell'avvenire" si, ma anche, necessariamente, "consuntivo di un lungo, glorioso, straordinario passato". Alla luce di tale considerazione lo studioso illustra la prossimità del primo romanzo sveviano con i generi del Bildungsroman ed il Künstlerroman, con l'intenzione di risalire "oltre il codice naturalista, verso quello 'realista' o ancor piú genericamente ottocentesco: oltre Zola, per arrivare fino a Balzac, Stendhal, Maupassant, Flaubert".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 125-152

DONATELLA FEDELE, Checo Smara a Venturina. Il veneziano nelle lettere di Gabriele d' Annunzio a Olga Levi
Donatella Fedele pubblica e commenta alcune lettere appartenenti al ricchissimo carteggio tra Gabriele d'Annunzio e la colta signora di origini ebreo-triestine Olga Levi Brunner, con cui il poeta ebbe una relazione segreta a Venezia tra il 1915 ed il 1918. Ancora in gran parte inedito, l'epistolario costituisce una miniera di informazioni preziose sulla partecipazione di d'Annunzio alla guerra e si rivela una "ricca e originale attestazione dell'ambivalenza di un vitalismo culturale e carnale a un tempo". La scelta delle missive proposte nel saggio, che ha seguito "il filo degli affioramenti veneziani", consente altresì di documentare la piena e completa padronanza del dialetto veneziano da parte un d'Annunzio piú che cinquantenne.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 183-198

LORETTA MARCON, 'Incontro' sul limite: Kant e Leopardi
Loretta Marcon opera un raffronto tra il pensiero kantiano e quello pseudo-filosofico di Leopardi, basandolo sulla comunanza di idee espresse dai due pensatori in merito ai concetti di 'ragione' e di 'limite'. Ridimensionate le remore manifestate dal poeta recanatese nei confronti del pensiero tedesco e di quello kantiano, riconducibili piú ad una consuetudine tipica del clima culturale italiano dell'epoca che ad una radicata convinzione, la studiosa dimostra come l'accostamento fra i due autori possa essere istituito innanzitutto sulla base della comune nozione di insufficienza della ragione. Se per Leopardi la "raison" illuministica non sarebbe in grado di "penetrare addentro i grandi misteri della vita", dovendo subentrare ad essa l'immaginazione ed il cuore, per Kant ugualmente la "ragione pura" non avrebbe la capacità di attingere alla sfera noumenica, dovendo essere sostituita dalla coscienza morale. Anche il concetto di "limite", cui l'insufficienza della ragione immediatamente rimanda, consentirebbe di avvicinare i due autori, sebbene con opportuni distinguo, nell'identica consapevolezza dell'impossibilità da parte della mente umana di conoscere o concepire qualcosa che non appartenga all'ambito dell'esperienza sensibile.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 201-215

STEFANO GIANNINI, La passionale genesi di "Come tu mi vuoi"
Nel contributo di Stefano Giannini l'epistolario pirandelliano a Marta Abba diviene strumento di indagine utilissimo nella ricostruzione delle tappe della redazione della commedia "Come tu mi vuoi" del 1930. Dalle lettere di Pirandello alla nota attrice, infatti, emergono preziose informazioni in merito alla genesi del lavoro teatrale, ispirato, scritto e voluto dal commediografo siciliano per coronare il successo della donna. Particolarmente significativi, inoltre, i riferimenti intertestuali ed intratestuali presenti nelle missive, che getterebbero ulteriore luce sui rapporti tra "Come tu mi vuoi" ed i "Giganti della montagna" e sulle convergenze tra la drammaturgia pirandelliana e la drammaturgia e la cinematografia espressionistica tedesca (Frank Wedekind, Georg Wilhelm Pabst).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 217-234

PAOLO TRAMA, Dalla bestemmia al bestiario: una lettura de "La pietra lunare" di Tommaso Landolfi
Viene proposta una lettura del romanzo "La pietra lunare" (1939) di Tommaso Landolfi, evidenziandone il ricorso massiccio al "bestiario", il quale, piú che "tema dominante", emerge subito come vero e proprio "principio di organizzazione stilistico-formale". L'ossessione landolfiana per l'animalità si codificherebbe soprattutto nell'uso del segno linguistico dello zoonimo, spia della raffinata ricerca letteraria che presiede all'elaborazione del testo. Viene rilevata, altresì, la contiguità tra le sfere semantiche di "bestialità" e "bestemmia", esplicitata nel romanzo dall'"uso comune, degradato, degli zoonimi in funzione espressivo-conativa di biasimo".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 153-179

BRUNO MAIER, Sull'autore del romanzo 'Il segreto" dell' 'Anonimo triestino': una lettera di Giorgio Voghera
La sezione iniziale della rivista (Maieriana) è un omaggio al suo ex condirettore, Bruno Maier, scomparso il 27 dicembre del 2001. La rubrica dedicata al critico istriano si apre con l'ultimo articolo da lui scritto per la sezione "Testi e Documenti" e che egli non fece mai in tempo a vedere pubblicato. Nel contributo Maier fa chiarezza sulla paternità del romanzo "Il segreto" (1961), firmato "Anonimo Triestino" e variamente attribuito a Guido Voghera o al figlio Giorgio. La paternità dell'opera viene assegnata da Maier a Guido Voghera, sulla base di un significativo colloquio da lui avuto con il figlio dello scrittore e delle ancor piú chiarificatrici informazioni rivelategli dallo stesso Giorgio in una missiva datata ottobre 1967. La lunga lettera di Giorgio Voghera viene qui riprodotta integralmente, allo scopo di fugare ogni dubbio circa la paternità del romanzo e di fornire indicazioni utili alla comprensione dei caratteri e della genesi dello stesso.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 14-24

GIORGIO BARONI, Presente o assente?
Giorgio Baroni sceglie di ricordare l'amico e condirettore Bruno Maier, occupandosi dell'unico suo romanzo, "L'assente" (1994), "giunto quasi al termine di una vita dedicata alla critica, da lui sempre praticata come umile servizio alla letteratura, a sua volta intesa strumento di ricerca di un significato, ovvero, sabianamente, come messaggio d'amore destinato a sopravvivere".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 25-35

CRISTINA BENUSSI, Critico di frontiera
Cristina Benussi si sofferma sull'opera preziosa svolta da Maier come 'critico di frontiera', chiamando in causa la sua ineguagliabile attività di organizzatore culturale e la sua vasta produzione di scritti dedicati alla sistematizzazione ed alla ricostruzione della storia della letteratura triestina ed istriana. Grande rilievo viene dato dall'A. alla "Letteratura italiana dell'Istria dalle origini al Novecento" (1996), compilata da Maier allo scopo di ripercorrere lo sviluppo della letteratura istriana dal Quattrocento fino ad oggi, sul doppio versante degli italo-istriani rimasti in Croazia e Slovenia e degli istro-italiani esuli in Italia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 37-44

ITALO BERTELLI, L'impegno critico di Bruno Maier e il suo saggio sul "Corinto" di Lorenzo de' Medici
Il saggio di Bertelli è incentrato sull'esame della "Lettura critica del 'Corinto' di Lorenzo de' Medici", un agile ma denso volumetto ultimato da Maier nel 1948 e pubblicato l'anno successivo. Definito da Croce "un acuto e fine e ben pensato studio", il lavoro del critico istriano sul poemetto laurenziano ne mette abilmente in luce i caratteri essenziali, consistenti nel "classicismo della tradizione bucolica grecolatina"; nell' "accento di schiettezza e di rusticana semplicità, mutuato da Lorenzo, non senza letteraria compiacenza e malizia, dalla poesia popolare italiana"; nel "riecheggiamento dei modi aulici e dotti della nostra lirica amorosa, dallo 'stil novo' al Petrarca".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 45-53

MANLIO CECOVINI, Bruno Maier. Una testimonianza
Manlio Cecovini propone un breve ed affettuoso ricordo dell'amico e collega Bruno Maier, citando alcuni aneddoti e ripercorrendo la storia del loro sodalizio letterario.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 55-57

MARIUCCIA CORETTI, L'uomo e lo studioso Bruno Maier nell' "Assente"
Come Giorgio Baroni anche Mariuccia Coretti decide di ricordare Bruno Maier attraverso la disamina dell'unico romanzo uscito dalla sua penna nel 1994 ed intitolato significativamente "L'assente". Complesso, ricco di suggestioni sveviane, costruito ad incastro, "L'assente" diviene per l'A. quasi il filtro attraverso cui rileggere la storia personale ed umana del critico istriano, spesso così vicino al protagonista da confondersi con esso.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 59-63

MICHELE DELL' AQUILA, Maier: l'amore del testo
Michele Dell'Aquila ripercorre l'attività esegetica svolta da Maier nell'arco di un cinquantennio, specificando il suo lavoro fine di commentatore e curatore di testi della letteratura italiana dal Quattrocento al Novecento e la sua opera preziosa di sistemazione della letteratura istriana e giuliana. Particolare attenzione viene riservata alla raccolta curata da Maier dei "Lirici del Settecento" per la collana ricciardiana del 1959 e all'accurata edizione del "Libro del Cortegiano" di Baldassar Castiglione, pubblicata per i tipi della Utet nel 1964. Questi ed altri lavori di Maier vengono additati come esempi di una critica che, sulla scorta delle indicazioni di Segre, è capace di rimanere sempre fedele ed aderente al testo, facendosi "servizio d'intelligenza e sensibilità, e non pretesto di altri testi" e soprattutto tecnica di chiarificazione dell'opera anche a vantaggio del lettore meno attrezzato.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 65-71

ELVIO GUAGNINI, "Dal centro al cerchio, e sì dal cerchio al centro". Per Bruno Maier
Il saggio "'Dal centro al cerchio, e sì dal cerchio al centro'. Per Bruno Maier" è l'intervento introduttivo di Elvio Guagnini al Convegno su Maier con questo titolo, svoltosi a Trieste il 20 giugno del 2002. Il verso iniziale del canto XIV del "Paradiso" era molto amato da Maier e da lui citato di frequente per indicare il proprio metodo di indagine, che allo storicismo coniugava modi propri della critica stilistica. La citazione dantesca, che allude al fenomeno fisico delle ondulazioni dell'acqua in un recipiente percosso dall'esterno o dall'interno, diviene metafora di una prassi esegetica fondata sull'assunto, espresso chiaramente dallo stesso Maier, che "molti sono i modi per raggiungere la vetta della poesia", ovvero il suo "centro animatore", il suo "nucleo centrale, inteso nel suo rapporto con il particolare. Dal centro alla periferia e viceversa". Il verso di Dante, dunque, scelto per dare il titolo al Convegno ed al saggio su Maier in quanto indicazione del metodo adoperato dal critico non solo - osserva Guagnini - "nella lettura dei testi ('Dal centro al cerchio, e sì dal cerchio al centro'), ma anche nella lettura di vicende che riguardano le letterature locali (triestina, giuliana, regionale) nei loro rapporti con la letteratura nazionale, della quale Maier è stato uno studioso di grande qualità".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 73-76

RICCARDO SCRIVANO, Bruno Maier e l'Istria
Il saggio offre una rivisitazione dei numerosi e significativi studi dedicati da Maier alla letteratura istriana, intesi quasi quali tentativi di risarcimento emotivo e di esorcizzazione del lacerante senso di perdita causato all'autore dalla privazione della tanto amata patria istriana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 77-82

GIOVANNA CRISCIONE STUPARICH, RANIERI PONIS, GRAZIELLA SEMACCHI GLIUBICH, L'affettuoso ricordo di tre scrittori
Sotto un titolo comune sono raccolti tre brevi affettuosi ricordi di Bruno Maier, affidati alla penna di tre amici scrittori: Giovanna Criscione Stuparich ("Ricordo di Bruno Maier"), Ranieri Ponis ("Il batterista di Santa Chiara") e Graziella Semacchi Gliubich ("Non è 'Assente'").
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 83-88

GIORGIO CAVALLINI, Postilla sulla geografia del "Decameron"
Cavallini dichiara programmaticamente di voler offrire col suo contributo "alcuni esempi dell'interdipendenza, non rara e non mai casuale, che si riscontra, nelle pagine del 'Decameron', tra le azioni narrate e i luoghi geografici in cui esse si svolgono con ritmo sempre dinamico e incalzante: sia nel tempo di una sola notte, come avviene nella Napoli notturna dove le avventure e disavventure di Andreuccio da Perugia si risolvono in un inaspettato e sorprendente lieto fine, sia in un'estensione temporale e, soprattutto, spaziale molto piú ampia, come […] per alcune delle vicende che hanno come teatro il mare. A riprova dell' 'impeto narrativo' e del gusto dell'avventura da cui nasce un'opera come il 'Decameron', che, benché incentrata in Firenze, spazia liberamente ben oltre le sue mura e i confini di Toscana".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 91-104

PIETRO GIBELLINI, L'impaziente Odisseo. Ulisse nella poesia italiana del Novecento
Viene rinvenuta ed esaminata la diffusa presenza del mito di Ulisse nella poesia italiana del Novecento. A differenza del paziente eroe omerico, l'Ulisse della lirica novecentesca perde il connotato dell'imperturbabilità per divenire simbolo dell'irrequietezza e dell'ansia dell'uomo moderno, assomigliando sempre piú al modello tratteggiato da Dante e da Tennyson. Se con Arturo Graf Ulisse allegorizza la "fragilità umana di fronte alla tempesta dell'esistere", oltre che l'umana sete di conoscenza, per d'Annunzio si trasforma in una variante del superuomo e per Pascoli nell'esatto contrario dell' "inquieto sognatore", che "sente colorarsi il cuore dell'azzurro color di lontananza". Anche se in modi molto differenti, l'aura di mito che circonda l'eroe omerico svapora con il crepuscolare Gozzano e con il criptico Pavese, per far giganteggiare rispettivamente la figura di un "millantatatore fedifrago", assolutamente "svestito di panni eroici" e di un uomo comune, la cui esperienza riflette e si invera nell'esperienza di ogni uomo, sino a far balenare il dubbio che "il suo nome possa essere quello di un abitante delle Langhe piuttosto che del re si Itaca". Con Saba la poesia torna ad una riconsacrazione di Ulisse, calato nell'attualità del vissuto del poeta e divenuto simbolo di passione amorosa e della sete di racconto. Richiamo ora appena accennato, ora piú sviluppato, il mito di Ulisse va incontro ad una "frantumazione" evidente in molta della lirica italiana novecentesca, che esibisce "schegge" di un mito oramai "cristallizzato", "frammenti di cui ciascun poeta coglie un fugace riverbero". Ulisse assume connotati di volta in volta differenti in Cardarelli, Quasimodo, Ungaretti, Caproni, Montale, nella Merini e nel prosatore Primo Levi, su cui la rassegna si conclude, per il quale l'Ulisse dantesco assurge ad "emblema della libertà dello spirito" castrata dall'inferno del lager.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 105-126

ANNA PANICALI, L'idea di bellezza nelle cronache, nelle "Favole mondane", nel "Piacere" di Gabriele d'Annunzio
L' A. offre una disamina suggestiva del concetto di bellezza in relazione all'universo femminile, della moda e dell'arte nell'ideologia e negli scritti di Gabriele d'Annunzio. Dalle cronache giornalistiche degli anni Ottanta, al "Piacere", alle prose delle "Favole mondane", l'A. evidenzia come l'idea di bellezza per il pescarese tenda sempre piú a identificarsi col concetto di artificio, di eccesso e di spettacolarità, conformemente ai mutamenti subiti dalla moderna società di massa. Già in Baudelaire e Leopardi, infatti, emerge la consapevolezza del tradimento e della banalizzazione moderna dell'idea di bellezza assoluta e oggettiva della tradizione.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 127-148

PIERLUIGI PELLINI, Verga e i 'cavoli' di Flaubert. Una lettera del 1874 e la logica del naturalismo
L'attenta rilettura di un'importante lettera di Giovanni Verga a Luigi Capuana del 14 gennaio 1874 a proposito di "Madame Bovary", consente all'autore del saggio di spostare al 1878 la tanto celebrata 'svolta' verista di Verga, fatta coincidere convenzionalmente col 1874, anno della pubblicazione del noto bozzetto "Nedda".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 151-170

CARMEN DI DONNA PRENCIPE, L'Ofanto nelle prose di viaggio di Giustino Fortunato
Sono esaminate le prose di viaggio relative alla Valle dell'Ofanto del noto scrittore 'meridionalista' Giustino Fortunato (1848-1932). Alla descrizione della storia e della fisicità dei luoghi e del territorio di quella regione del Mezzogiorno, Fortunato dedicò uno scritto del 1895 intitolato "L'alta valle dell'Ofanto", aggiuntosi alle prime prose di viaggio del volumetto "L'Appennino della Campania" (1884) nella raccolta "Scritti varii" del 1900. Nella prosa dello scrittore lucano lo sguardo dello scienziato e dello scrittore si fondono e si esaltano a vicenda, sul modello della scrittura galileiana, contribuendo, come osservò felicemente Croce, a far crollare definitivamente il topos dell' "illusione della somma fertilità e ricchezza dell'Italia meridionale, la terra ferace cupidamente agognata dagli stranieri".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N3 - Pag. 171-186

GIORGIO BÁRBERI SQUAROTTI, Le lune di Quasimodo
Viene rilevata la presenza diffusa dell'immagine della luna nella poesia quasimodiana. La rappresentazione del satellite mostra evidenti suggestioni leopardiane soprattutto nella raccolta "Giorno dopo giorno", in cui la luna diventa "figura del nulla, della cancellazione dell'esistenza" o "gelida messaggera della notte", testimone indifferente della catastrofe e delle distruzioni della guerra. L'originale rielaborazione del modello leopardiano presente in "Giorno dopo giorno", non si ritroverà tuttavia nelle raccolte seguenti, nelle quali la lune sono "ben meno innovative e si alternano fra la decorazione descrittiva nell'ambito lirico e l'espressionismo d'invenzione colorata e un poco vistosa".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 35-42

SERGIO PAUTASSO, "Poesie " 1938: un libro fantasma
La comunicazione è incentrata sull'esame della silloge "Poesie", pubblicata da Quasimodo nel 1938 e passata pressoché inosservata in sede critica, nonostante rappresenti, secondo l'autore del contributo, uno 'snodo' di fondamentale importanza nell'evoluzione della poesia quasimodiana. Considerata dalla critica un'antologia di passaggio o di consuntivo, "Poesie" presenta una serie di interessanti novità strutturali, indicative "dell'indirizzo quasimodiano verso un libro attentamente calcolato in ogni sua parte", nonché della volontà del poeta di "documentare i diversi periodi" della sua attività creativa. Nella raccolta, in conclusione, allignerebbero le 'radici' "del nucleo originario delle 'Nuove Poesie', destinate ad essere la novità di 'Ed è subito sera', ma soprattutto quelle dei 'Lirici greci'".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 43-48

BORTOLO MARTINELLI, Quasimodo: rito e confessione nella "Lettera alla madre"
Il saggio è riservato all'esegesi della poesia "Lettera alla madre" (1948), posta a modo di epigrafe a chiusura della raccolta "La vita non è sogno" (1949) di Salvatore Quasimodo. Nella lirica, scritta in forma di lettera, la forma che la scrittura "assume, attraverso la presentazione della vita del poeta, nel presente e nel passato, e l'apertura colloquiale con la madre […] è quella di una 'laus' delle virtù e delle prerogative della propria madre". "Autoeffigie del poeta ragazzo" ed ora adulto, inoltre, la poesia dà voce al desiderio del poeta, negli anni della maturità, di conservare intatta quell' "attitudine salvifica con cui la madre lo ha sempre accompagnato: l'ironia 'mite', il 'sorriso', che l' hanno salvato da pianti e da dolori". Tra i motivi della lirica campeggiano quello, tipicamente foscoliano, dell'esilio e del legame con la terra natia, quello dell'impegno per 'rifare l'uomo', quello, già rilevato, dell'amore per la madre e dell'amore del figlio e quello della morte, "insegna di pietà e di pudore, che vela e insieme disvela tutte le cose degli uomini".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 49-62

GIUSEPPE LANGELLA, Quasimodo, o della poesia come epitaffio
L'autore del saggio dimostra come la poesia di Quasimodo sia un caso esemplare nel mostrare, contro le intenzioni stesse del suo autore, la "refrattarietà della poesia del Novecento alle effusioni liriche". Il silenzio di Quasimodo non sarebbe il silenzio degli ermetici, bensì "un silenzio vuoto, che suggella il trionfo della morte", l'assenza della voce; Quasimodo non sarebbe il poeta "del canto che si leva, ma del canto che soggiace", adattandosi pertanto assai bene alla sua esperienza storica e spirituale la cifra dell'epitaffio.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 63-67

ANNA BELLIO, "Che giovinezza inganno/con nuvole e colori". La tavolozza del poeta
Anna Bellio evidenzia l'originale sensibilità cromatica di Quasimodo, veicolata dalle forme di un espressionismo coloristico assai suggestivo. Molti i colori della 'tavolozza' di Quasimodo, rileva la studiosa, dei quali il piú frequente senza dubbio il verde. Poco usati l'azzurro, il celeste, il rosso; usato solo due volte il rosa, sei il viola. Grande frequenza nelle liriche quasimodiane hanno anche i lemmi 'ombra' e 'luce' nelle loro varie sfumature, impiegati sempre in funzione di precise strategie espressive e per far risaltare i nessi semantici dei versi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 69-78

FEBO GHICOPOULOS, Quasimodo colpito dal dardo di Apollo
Nella breve comunicazione sono esaminati i caratteri delle sette poesie facenti parte della sezione "Dalla Grecia" della raccolta quasimodiana "La terra impareggiabile". Occasionate dal viaggio in Grecia di Quasimodo del 1956, le liriche rivelano in maniera sintomatica un modo del tutto inedito di rapportarsi alla grecità. A differenza della poesia neoclassica italiana, infatti, al poeta di Modica non interessò soltanto il passato della Grecia ma anche il suo presente. I riferimenti classicheggianti presenti nelle liriche in questione, testimoniano "il senso di riflessione di un siculo-greco che nei luoghi di Delfi e di Olimpia cerca di ritrovare i segni della sua duplice provenienza, greca ed italiana, cioè siciliana".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 79-83

ALBERTO GRANESE, L'inferno della violenza nelle dissonanze di Quasimodo
Partendo dalla constatazione della natura essenzialmente ossimorica dell'ispirazione poetica quasimodiana, Alberto Granese dimostra come soprattutto nelle ultime raccolte poetiche di Quasimodo notizie di cronaca e memoria erudita non costituiscano - come molta critica ha sostenuto - due dimensioni inconciliabili e poco coese, ma piuttosto "due accadimenti contestualmente organici, gravitanti intorno ad un unico centro ispirativo", facilmente identificabile "nel continuum tragico di una comune storia umana, fatta di violenza e di sangue".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 85-95

BARBARA CARLE, Dall'antitesi al dialogo: le figure orfiche di Quasimodo
Nel saggio si rileva la ricorrenza del mito di Orfeo nella lirica quasimodiana. Se nelle prime raccolte il mito orfico è presente in maniera implicita, evocato, cioè, attraverso la frequenza del binomio oppositivo Eros/Thànatos, amore/morte, in "Giorno dopo giorno" e "La vita non è sogno" esso diventa centrale ed esplicito. Nelle poesie più tarde, invece, il mito subisce una trasformazione notevole, come evidenzia la lirica intitolata "Dialogo".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 97-102

ALBERTO FRATTINI, Tensioni e implicazioni ermetiche nella poesia di Quasimodo
Alberto Frattini riflette su alcuni punti nodali del rapporto fra Quasimodo e l'ermetismo, facendo chiarezza su alcuni luoghi comuni della critica sull'argomento. Secondo lo studioso nelle prime raccolte Quasimodo metterebbe a frutto le piú "importanti esperienze europee fra decadentismo e simbolismo, ma su tensioni molto personali che vanno ben oltre i limiti di una 'poetica della parola' come raffinata delibazione verbale, mirando piuttosto all'ascolto e allo scavo della parola nella sua concretezza, verso una magnetica attrazione dell'oggetto". Con gli anni Quaranta e "Giorno dopo giorno" non si verificherebbe, inoltre, il passaggio brusco da una stagione ermetica ad una anti-ermetica, ma uno sviluppo di istanze già presenti nelle prime raccolte, culminate nella rappresentazione della realtà dolorosa della guerra in un linguaggio "più teso, scabro, affidato soprattutto all'eloquenza delle cose".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 103-108

ANTONIO IURILLI, Quasimodo e Bocelli
Nel saggio si commenta un esiguo ma interessante gruppo di lettere inviate da Salvatore Quasimodo al critico Arnaldo Bocelli tra il 1949 ed il 1957, appartenenti ad un carteggio pressoché inedito di Bocelli, giacente nel fondo a lui intitolato, insieme ad altro materiale, presso la Biblioteca Angelica di Roma.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 201-206

PAOLO PAOLINI, Quasimodo critico della letteratura italiana delle origini
Paolo Paolini si occupa di Quasimodo critico della letteratura italiana dei primi secoli, Duecento e Trecento. Se gli studi critici del poeta di Modica ("Petrarca e il sentimento della solitudine", 1945; "Dante", 1952; "Brunetto Latini", 1957; "Iacopone da Todi", 1958) evidenziano alcune incertezze relative agli inquadramenti storiografici, osserva Paolini, essi rivelano tuttavia un Quasimodo attento e "affatto impacciato nell'evidenziare i pregi poetici degli autori studiati".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 207-220

FLORA DI LEGAMI, Linguaggio presocratico in Quasimodo. Forme analogiche del moderno
L'autrice del saggio si sofferma sull'analisi del linguaggio poetico quasimodiano, "curato e selezionato", che sembra riportare in evidenza forme della tradizione presocratica".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 221-231

FABIO RUSSO, Quasimodo, le mani, la Sicilia mitica per Marguerite Yourcenar
Si rileva la diffusa presenza dell'immagine delle mani nella lirica quasimodiana, collegata, come l'altrettanto insistito ricorso alla dimensione mitica, all'"estrema istanza di sopravvivenza" di Quasimodo e al suo tentativo di individuare una "via di accordo, sorta di relazione tesa nei meandri delle esperienze […] verso qualcosa di più stabile e sicuro". Per rendere piú perspicuo questo aspetto della poetica quasimodiana, si fa riferimento a considerazioni di Marguerite Yourcenar sulla sicilianità greca e mitica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 233-243

MARIA GABRIELLA RICCOBONO, Memorie delle poetiche e memoria poetica in Quasimodo: bilanci critici e sondaggi asistematici sui versi dell'autore
Questo il contenuto dell'ampio studio di Maria Gabriella Riccobono secondo la sintesi offerta in incipit dalla stessa studiosa: "Nel primo paragrafo […] saranno esaminati e discussi alcuni dei principali bilanci critici circa la 'poetica della parola' professata da Quasimodo e circa il rapporto morale stretto dalle sue parole poetiche con la storia fattuale e con quella spirituale. Tali bilanci verranno posti a raffronto con la lucida riflessione teoretica dell'autore siciliano sull'indole e sull'orizzonte normativo immanente alla poesia. Nel secondo e nel terzo paragrafo si eseguiranno alcuni sondaggi sulla poesia quasimodiana, sia su quella appartenente alla cosiddetta prima stagione che su quella appartenente alla cosiddetta seconda stagione. Mediante questo atipico duplice esame - l'esame della poetica e dei più interessanti giudizi su di essa formulati, inclusi quelli dell'autore, e l'esame, per campioni, della sua poesia - si cercherà di mettere a fuoco modi e ragioni sia della continuità che della discontinuità tra le due predette stagioni dell'attività lirico-espressiva quasimodiana".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 375-405

ROBERTO SALSANO, Critica dello stile e stile della critica nel "Discorso sulla poesia" di Salvatore Quasimodo
Il contributo interessa il "Discorso sulla poesia" (1953) di Salvatore Quasimodo, testo che riveste un valore assai significativo ai fini della comprensione della poetica quasimodiana, per via della convergenza in esso di "due prospettive d'indagine: quella dei fondamenti dell'estetica" e "quella dei princìpi della critica letteraria".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 407-416

GIANFRANCA LAVEZZI, Il metro che si cala nella storia: l'endecasillabo di "Giorno dopo giorno"
Nel saggio si intende dimostrare come l'endecasillabo - e più in generale il metro - della silloge quasimodiana "Giorno dopo giorno", sia perfettamente funzionale, attraverso l'effetto di 'raddoppiamento' fonico e ritmico che produce, alla "elazione stilistica e all'amplificazione del significato 'civile' della raccolta" in questione, in accordo con la natura 'corale' auspicata da Quasimodo per la poesia del dopoguerra.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 417-422

PAOLA PONTI, Quasimodo illustrato. Versi e immagini nel "Falso e vero verde" del 1954
Viene esaminata la raccolta quasimodiana del "Falso e vero verde", pubblicata da Arturo Schwarz a Milano nel 1954. La silloge, a tiratura limitata, conteneva sette poesie accompagnate da fregi e litografie di Giacomo Manzù che, come osserva l'autore del contributo, "traggono spunto dai versi e vi si accostano talora in modo piuttosto estrinseco, talaltra invece a seguito di uno studio accurato del quale è dato conoscere l'iter creativo grazie alle varianti", catalogate dal tipografo Piero Fornasetti ed accluse ad una ristampa dell'opera. A corredo del saggio figura un'appendice iconografica con la riproduzione di alcune litografie di Manzù inserite nel volume e di alcuni studi preparatori.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 423-437

ENRICA MEZZETTA, Salvatore Quasimodo e Francesco Messina
Enrica Mezzetta scandisce ed illustra le tappe dell'amicizia, fino ad oggi poco indagata, tra Salvatore Quasimodo e l'artista siciliano Francesco Messina.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 439-453

PLINIO PERILLI, Salvatore Quasimodo dalla Sicilia all'Europa
Plinio Perilli fa emergere il senso di responsabilità poetica radicatosi in Quasimodo nel periodo del secondo dopoguerra, attraverso lo studio delle testimonianze offerte alcuni suoi scritti teorici ("Discorso sulla poesia", "Il poeta e il politico"). Più in particolare, lo studioso evidenzia la ricorrenza dell'Europa "nei versi e nelle intenzioni teoriche, nelle impegnate proposizioni 'civili'" del poeta, uno dei pochi artisti del suo tempo che "abbraccia ed incarna l'idea dinamica e morale dell'Europa come vasta e sopranazionale adesione di Stati, di coscienze, di eredità culturali, di vero e coltivato progresso nei cuori".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 455-464

BART VAN DEN BOSSCHE, Nord e Sud nella poesia di Quasimodo
Questo l'argomento del contributo dichiarato programmaticamente dal suo autore nell'incipit: "Nella poesia di Quasimodo, Nord e Sud, oltre a costituire una contrapposizione geografico-culturale di fondo, espressa tramite una segnaletica topografica, climatologica e paesaggistica a volte ben manifesta, a volte più allusiva, rimandano a un ricco e variegato insieme di implicazioni poetiche che sembra indicato interpretare alla luce delle modalità della rappresentazione spaziale caratteristiche dell'insieme della poesia quasimodiana. Una distinzione di massima che al riguardo si prospetta come particolarmente proficua […] è quella tra un modello di organizzazione poetica dello spazio basato sulla 'trasformazione' o sulla 'metamorfosi' e una spazialità basata prevalentemente sulla 'stratificazione' e sulla 'sedimentazione'".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 141-147

ANTONIO LUCIO GIANNONE, Quasimodo, Bodini e l'ermetismo meridionale
Antonio Lucio Giannone si occupa dei rapporti intercorsi tra Salvatore Quasimodo e Vittorio Bodini, fondatore e direttore della rivista barese "L'esperienza poetica" dal 1954 al 1956. Attraverso l'esame del carteggio e degli articoli pubblicati sulla rivista da Bodini e da altri collaboratori come Luciano De Rosa, lo studioso fa notare come il poeta di Modica sia stato un punto di riferimento fondamentale di "L'esperienza poetica", il cui programma, com'è noto, fu quello di "documentare, nel modo più aperto e più ampio possibile, la tendenza al rinnovamento della poesia italiana, rifiutando l'alternativa tra ermetismo e neorealismo e indirizzandosi invece verso un moderato sperimentalismo".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 149-158

GIORGIO CAVALLINI, Parole, stilemi, inflessioni del primo Quasimodo: alcuni esempi
Giorgio Cavallini segnala la ricorrenza, nelle prime raccolte poetiche quasimodiane, di determinate parole e stilemi, spesso "poco ingombranti e poco appariscenti", ma che rivestono un'influenza decisiva ai fini dell'inflessione e del movimento dei versi, contribuendo in maniera notevole all'amplificazione dei nessi semantici ad essi sottesi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 159-168

MARINELLA CANTELMO, "Azzurra siepe a me d'intorno". Sondaggi sulla riscrittura dello spazio letterario
Ad un'esauriente e suggestiva introduzione sui caratteri della poesia ermetica e sui giudizi espressi dalla critica su di essa e sulla lirica di Quasimodo, fa seguito un'analisi intertestuale sui versi di "Parola", appartenente alla giovanile raccolta quasimodiana "Òboe sommerso". La lirica in questione consente non solo di identificare con precisione alcuni fra gli elementi distintivi della poetica del suo autore, ma anche di individuare i termini del rapporto di Quasimodo con i classici ed in particolare con Leopardi. Secondo l'autrice del saggio "Parole" risulterebbe, infatti, un caso esemplare ed interessante di riscrittura di una lirica, nella fattispecie dell' "Infinito" di Leopardi. A tale interpretazione concorrerebbe la presenza, sin dalla prima strofa, di lemmi leopardiani come 'siepe' 'colli', 'voci', 'stormir', nonché di talune probabili equivalenze semantiche. Il prelievo dalla fonte, voluto e non casuale, ma calato e trasformato nel linguaggio e nella poetica quasimodiana, sarebbe, tuttavia, una preziosa testimonianza di quel "classicismo novecentesco che proprio nella riassunzione della 'parola dei classici' finisce non per far proprio il senso di una continuità, bensì per dimostrare sulla pagina i nodi di una irremeabile distanza".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 169-192

ANDREA RONDINI, Viaggi e geografia dell'ultimo Quasimodo
Scopo del contributo è quello di individuare i motivi che caratterizzano le liriche quasimodiane di "Dare e avere", accomunate dal riferimento a precisi luoghi geografici ("Dalle rive del Balaton", "Capo Caliakra', "Glendalough", "Nel cimitero di Chiswick"). Nelle poesie in questione, osserva l'autore dell'articolo, appare evidente come la "nominazione di luoghi" sia altra cosa rispetto allo "slancio esplorativo" e come in realtà la geografia quasimodiana sia caratterizzata dalla sostanziale negazione della dimensione del viaggio.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 193-199

ANDREA GUASTELLA, Il muro metafisico e la siepe leopardiana. "Nell'isola" di Salvatore Quasimodo
La constatazione della diffusa presenza, nella poesia di Quasimodo, di immagini emblematiche come l'isola, il muro, la siepe, che rimandano ad una condizione di isolamento e di separatezza tra l'io ed una realtà altra (sia una terra differente dalla Sicilia, sia la dimensione perduta dell'infanzia, sia la realtà dolorosa del tempo, della malattia, della vecchiaia, della morte), consentirebbe, secondo l'autore del contributo, di individuare "un orizzonte platonico/leopardiano che autorizza una lettura in chiave metafisica dell'ultimo Quasimodo".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 285-293

GIUSEPPE LUPO, Quasimodo a colori
Viene rilevata la spiccata sensibilità coloristica di Quasimodo, testimoniata dalla ricca messe di riferimenti cromatici presenti nelle sue raccolte poetiche, tra le quali "Il falso e vero verde", che ha autorizzato i critici a parlare, a proposito della sua poesia e di quella dei poeti della cosiddetta 'terza generazione', di una sorta di 'poesia a colori'. Influenzata certamente da quel tipo di cultura che nella Milano degli anni Trenta predilesse la contaminazione feconda tra letteratura ed arti figurative, la sensibilità coloristica quasimodiana trovò espressione anche in una serie di gouaches di gusto astrattista firmate dal poeta di Modica nel 1950.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 295-301

PAOLO SENNA, Prima che l'òboe sia sommerso. Quasimodo e Montale nelle lettere e nella critica fra 1930 e 1932
Si evidenzia la natura del rapporto intercorso tra Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale tra il 1930 ed il 1932, che va da un'iniziale sintonizzazione, emergente dal carteggio tra i due poeti e dalle recensioni positive di Montale alla prima raccolta del poeta siciliano, ad un successivo raffreddamento, cui cooperò in misura non marginale l'emergenza di un differente paradigma estetico, che la critica di quegli anni non tardò a riconoscere.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 465-474

FRANCESCO DE NICOLA, Intorno a "Circoli": Descalzo e Quasimodo
Vengono illustrati i rapporti di amicizia e di collaborazione tra Salvatore Quasimodo e Giovanni Descalzo, Adriano Grande e Angelo Barile, animatori, negli anni Trenta, della rivista "Circoli". Lo studio di lettere inedite o poco conosciute, consente di mettere in luce l'ambiente culturale che gravitava intorno alla rivista, che contribuì non poco a far conoscere il poeta siciliano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 475-481

GIUSEPPE ANTONIO BRUNELLI, Salvatore Quasimodo nei " Poètes d'Italie"
La presenza di ben quindici liriche quasimodiane, tradotte in francese da Benedetto F. Pino (Sicca Venier), nella raccolta antologica "Poètes d'Italie. Des origines à nos jours", pubblicata a Parigi nel 1999 per i tipi de La Table ronde, viene considerata dall'autore del saggio un indicatore importante della fortuna della poesia quasimodiana in Francia, argomento a tutt'oggi ancora da studiare.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 483-486

EPIFANIO AJELLO, Un poeta a teatro. Quasimodo spettatore di Goldoni
Epifanio Ajello esamina gli interventi critici sul teatro firmati da Salvatore Quasimodo nel decennio 1948-58, facendo segnatamente riferimento a quelli nei quali il poeta siciliano si occupa della drammaturgia di Carlo Goldoni, un autore da lui particolarmente amato.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 487-495

ZOSI ZOGRAFIDOU, Quasimodo e le sue traduzioni in Grecia
L'articolo offre un contributo allo studio della fortuna incontrata da Salvatore Quasimodo in Grecia dal 1950 al 2000, presentando il censimento delle traduzioni quasimodiane in lingua greca effettuate fino ad oggi. Sebbene non tutte le poesie del premio Nobel siano state tradotte in greco (121 su un totale di 376), numerose sono state, tuttavia, le traduzioni della stessa lirica da parte di diversi traduttori e numerose le ristampe e le revisioni, nonché rilevante il numero complessivo di traduzioni (390), spia di un interesse sempre vivace del mondo greco nei confronti della poesia quasimodiana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 497-505

FRANCESCO D'EPISCOPO, Salvatore Quasimodo e Alfonso Gatto
La comunicazione è incentrata sull'analisi dei rapporti intercorsi tra Salvatore Quasimodo ed Alfonso Gatto nella Milano degli anni Trenta. Vengono evidenziate significative "interferenze, oltre che biografiche, intellettuali e poetiche" tra i due poeti (identificabili nel comune ungarettismo di fondo, nell'adesione al modello foscoliano, nella reazione all' "Arcadia tradizionale, alle contaminate esercitazioni elegiache amorose, al petrarchismo rinato"), ma anche differenze non irrilevanti (rinvenibili, sul piano letterario, nella diversità degli sviluppi successivi assunti dalla loro 'poesia di guerra').
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 245-249

ROCCO PATERNOSTRO, Salvatore Quasimodo o della poesia come etica
Rocco Paternostro propone uno studio dei saggi critico-teorici scritti da Quasimodo tra il 1945 ed il 1959, nei quali il poeta di Modica definiva in termini assai precisi il ruolo della poesia e del poeta nella società contemporanea. Emerge in essi il concetto della poesia come etica e della funzione civilizzatrice del poeta, cui Quasimodo affidò il compito di "rifare l'uomo", secondo una prospettiva di impegno civile e morale non molto dissimile da quella gramsciana a proposito del ruolo dell'intellettuale in società.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 251-261

TERESA FERRI, I "Discorsi sulla poesia" e la lirica di S. Quasimodo: un dialogo tra testi
Nel contributo sono messe in luce le interferenze tra poesia e discorso metapoetico, ovvero tra lirica e riflessione critica nell'opera di Salvatore Quasimodo, sulla base di significativi rimandi intertestuali.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 263-267

MARIA CRISTINA ALBONICO, Il Catullo di Quasimodo
La comunicazione presenta una disamina delle traduzioni catulliane di Salvatore Quasimodo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 269-273

FRANCESCA D'ALESSANDRO, Quasimodo e la coscienza critica degli anni Trenta
Nel saggio viene presa in esame la prefazione di Sergio Solmi alla raccolta quasimodiana "Erato ed Apòllion" del 1936. In essa Solmi collocava Quasimodo tra i poeti del Novecento proclivi ad una scarnificazione della struttura lirica, ma ne sottolineava al contempo il profondo legame con i classici. Quasimodo nella schiera dei "lirici nuovi", quindi, per Solmi, con la sua poesia "scarna e scabra di 'arcate mozze' e frammenti incompiuti" e basata sulla "parola singola musicalmente insistita nelle sue sillabe". Solmi indicava altresì come più convincenti in Quasimodo quei traguardi di "rigore intellettuale" e di "dubitante meditazione sull'esistenza", esprimendo qualche riserva, invece, a proposito di certi accenti volontaristici ed abbandoni misticheggianti presenti nelle sue poesie.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 275-283

PIETRO ZOVATTO, La problematica religiosità di Quasimodo
Pietro Zovatto illustra la tematica religiosa nella produzione poetica di Salvatore Quasimodo, sostenendo, a differenza di quella critica che ha voluto "tagliare netto su ogni attribuzione di religiosità" al poeta, che essa fu un nucleo generatore importante del suo fare poetico. Più che di religiosità, tuttavia, afferma lo studioso, in Quasimodo occorrerebbe parlare di religione, ovvero di un rapporto personale tra anima e Dio. L'itinerario spirituale del poeta, inoltre, non procederebbe "sulle placide rive d'un fiume dalle erbose rive fiorite lambite da acque tranquille", ma sarebbe "un percorso con semicerchi a spirali 'in un centro di buio' di uno che si sentiva, salvato e caduto, in grazia e peccatore". Quella di Quasimodo, in conclusione, sarebbe una religiosità assai problematica quale "ossimoro dei contrari".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 353-364

MARCELLO CICCUTO, Percorsi di cultura figurativa nella prosa di Salvatore Quasimodo
Nel saggio sono prese in considerazione le prose dedicate da Salvatore Quasimodo all'analisi delle tendenze della cultura figurativa a lui contemporanea e dei suoi protagonisti, che egli ebbe modo di conoscere personalmente (da Giacomo Manzù, Giuseppe Migneco, Domenico Cantatore, a Giorgio De Chirico e Lisa Sotilis). L'obiettivo dell'arte quasimodiana - osserva Marcello Ciccuto, autore dello studio - "resta - ed è da sempre - la conquista del reale tanto concreto quanto assoluto", da cui la predilezione del poeta per quegli artisti che rappresentavano "naturalisticamente il mondo caricandolo di moti interiori", e la sua opposizione alla pittura astratta, in favore di un estetica che entro le coordinate del classicismo fosse capace di "dare una sosta al mutare eracliteo dello spazio, un fermo alla frenetica azione del tempo, una risposta al bisogno di assoluto dell'umanità [nell'invenzione di] un personaggio, un gruppo di oggetti, una città che sono reali perché vincono il gioco negativo dell'esistenza nel suo inganno leopardiano [in una proposta che è surrealista] solo in questo affermarsi estraneo alle azioni atmosferiche delle nostre ore di uomini".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 365-374

GIORGIO BARONI, "Nell'antico linguaggio/altri segni"
Giorgio Baroni presenta il fascicolo doppio della "Rivista di letteratura italiana" (1-2 2003), che raccoglie gli atti gli atti del convegno internazionale "'Nell'antico linguaggio/altri segni'. Salvatore Quasimodo poeta e critico", tenutosi presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel febbraio 2002 in occasione della ricorrenza del centenario della nascita di Quasimodo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 11-13

SERGIO ZANINELLI, Saluto
Sergio Zaninelli, Rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, inaugura il convegno internazionale su Salvatore Quasimodo salutando, come da prassi, il pubblico delle autorità e dei convegnisti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 15-16

GILBERTO FINZI, Quasimodo: il tempo e le parole
Gilberto Finzi traccia una panoramica della produzione poetica quasimodiana da "Acque e terre" (1930) a "Dare e avere" (1966), sottolineando la necessità di superare l'antica distinzione interna ad essa, affermatasi in sede critica, tra le due stagioni antitetiche ermetismo/realismo. La poesia di Quasimodo, tutta basata sul lavorio della parola, sarebbe contraddistinta, infatti, da almeno quattro o cinque 'tempi' differenti; più corretto, pertanto, sarebbe, secondo l'A. "non tentare di suddividere la produzione poetica quasimodiana, vedendola e studiandola piuttosto nel suo complesso, come qualcosa che si sviluppa in sequenza, per una fedeltà alla struttura poetica medesima, a un'idea della poesia in movimento".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 17-24

ELVIO GUAGNINI, "La voce del poeta dentro il mondo". Sugli scritti di Quasimodo intorno alla poesia
Dall'analisi degli scritti in prosa di Quasimodo sulla poesia in generale e sui poeti ("Cultura e politica", "Il poeta e il politico ed altri saggi"), Elvio Guagnini deriva indicazioni utili per una più esatta delineazione dei caratteri della poetica quasimodiana. Il passaggio alla fase definita dell' 'impegno', animata cioè dalla rappresentazione delle "istanze del 'noi' oltre che dell'io" - osserva Guagnini - andrebbe nel poeta di Modica "di pari passo col rifiuto di qualsiasi precettazione ideologica e controllo politico da parte del potere". Nel secondo dopoguerra Quasimodo affermò con convinzione, nei suoi interventi sulla poesia, la necessità dell'estraneità della politica dal mondo dell'arte e della cultura. Secondo la prospettiva quasimodiana il vero poeta doveva essere libero da qualsiasi condizionamento, soprattutto di natura politica e doveva rapportarsi alla storia ed alla società, benché la sua 'socialità' non dovesse consistere nell'essere espressione della società, ma nel partecipare alla sua formazione. Con Quasimodo, pertanto, la poesia si trasforma in etica ed il linguaggio diventa fondamento "dell'originalità dei punti di vista e dell'incidenza etica, oltre che estetica, cioè un elemento della socialità".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 25-34

LUIGI FONTANELLA, Quasimodo traduttore di E. E. Cummings
Come esplicitato dal titolo, argomento del saggio sono le traduzioni quasimodiane delle liriche di Edward Estlin Cummings. Alla traduzione del complesso poeta cantabrigiano, Quasimodo si dedicò intorno alla metà degli anni Cinquanta, rendendo in italiano dodici sue poesie nel volumetto scheiwilleriano da lui pubblicato nel 1958.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 109-116

PIETRO FRASSICA, Quasimodo "ludens"
Il contributo è dedicato all'esame dei caratteri dello humor quasimodiano, quale emerge da taluni scritti prosastici del poeta e da testimonianze autobiografiche o indirette.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 117-127

CURZIA FERRARI, Eros e morte in Salvatore Quasimodo
L'articolo di Curzia Ferrari è frutto di una frequentazione assidua con il poeta di Modica, avvenuta a partire dal 1963. Il contributo non vuole essere, pertanto, come esplicitamente dichiarato, un intervento accademico, ma una "testimonianza, un tassello proficuo […] per la miglior conoscenza di una identità umana, morale, spirituale e psicologica, nel caso del nostro poeta ancora oggi in fibrillazione". Curzia Ferrari pone in evidenza la radicalizzazione ossessiva, in Quasimodo e nella sua opera, dell'idea della morte, cui farebbe da contraltare il desiderio di reagire ad essa attraverso l'esaltazione dell'esperienza amorosa o di quella, problematica, del rapporto con Dio.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 129-132

GIORGIO BARONI, "Le parole della vita"
Giorgio Baroni si sofferma sullo stretto rapporto che si instaura tra parole e vita sin nelle prime raccolte poetiche di Quasimodo, individuando acutamente "il senso di quello 'scrivere parole e analogie tentando di tracciare un rapporto […] tra vita e morte' e di fissare con parole come 'amore, vita […] provvisorie immagini'". "Di fronte alla sconsolata convinzione di non poter 'saper nulla della vita', che va pur vissuta ('tentata') lo stesso - osserva Baroni - "non resta al poeta che esprimere anche con le curve e lo scarnare (o scarnire?) delle sue sillabe la sofferenza di una ricerca inappagata".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 133-140

FEDERICA MILLEFIORINI, Una giovanile prova futurista di Salvatore Quasimodo
La comunicazione è incentrata sull'esame della tavola parolibera futurista "Sera d'estate", scritta quasi per gioco su una carta da gelati da un sedicenne Quasimodo e poi pubblicata su l' "L'Italia futurista" il 31 ottobre del 1917. Ripubblicata sulla "Fiera letteraria" nel 1962, la composizione resta un unicum nella produzione lirica quasimodiana e consente di rilevare influenze marinettiane sul giovane poeta. Se la lirica è l'unica attestazione della sua adesione al futurismo, è pur vero, come si evidenzia nel saggio, che il poeta di Modica intrattenne successivi contatti col movimento d'avanguardia, documentati da alcuni suoi interventi sulla stampa periodica, favorevoli all'impulso dinamizzatore e al tentativo di svecchiamento sociale ed artistico del paese da esso perseguiti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 303-311

ANNA RITA ROMANI, Intorno al "linguaggio universale": teorie e critiche teatrali di Salvatore Quasimodo
Sono indagati alcuni aspetti interessanti dell'estetica teatrale quasimodiana, attraverso l'esame delle numerose recensioni e critiche di teatro scritte da Quasimodo nell'arco di un decennio circa. Critico teatrale sui generis, il poeta siciliano attribuì un'importanza centrale al testo teatrale, non trascurando cioè l'aspetto performativo del teatro, ma non considerandolo "l'unica possibilità di fruizione dell'opera". Interessanti ed inediti i suoi giudizi su alcuni drammaturghi come Goldoni, Miller, Cecov ed Eduardo De Filippo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 313-320

ROSARIO CASTELLI, Quasimodo e il sentimento della solitudine
Rosario Castelli riflette sulla natura del sentimento della solitudine in Salvatore Quasimodo. Tre sarebbero le articolazioni della fenomenologia del sentimento in questione, secondo l'autore, nelle liriche quasimodiane: solitudine come condizione esistenziale di disagio, nei rapporti col mondo e con l'umano; solitudine in rapporto alla condizione di 'isolitudine' del poeta siciliano, che, trapiantato al Nord, guarda alla terra natale come dimensione edenica; solitudine come 'separatezza' di chi si sente diverso dagli altri.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 321-328

CARLANGELO MAURO, Nota in margine al carteggio Salvatore Quasimodo-Amelia Spezialetti
Lo studio dell'ampio carteggio inedito tra Salvatore Quasimodo ed Amelia Spezialetti, risalente per lo più agli anni tra il 1931 ed il 1935, si rivela strumento prezioso di indagine di un periodo decisivo per la maturazione del linguaggio poetico quasimodiano. L'autore del saggio ricostruisce ed offre, con l'ausilio delle lettere in questione, un importante spaccato della vicenda poetico-esistenziale del poeta siciliano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 329-336

CRISTINA MARCHISIO, Quasimodo e Neruda: il gioco del "dare" e dell' "avere"
La traduzione di alcune liriche nerudiane approntata da Quasimodo per un volume einaudiano del 1952, avrebbe attivato, secondo l'autrice del saggio, un meccanismo di interscambio tra la poesia del cileno e quella quasimodiana. I due sistemi poetici, cioè, interagirebbero, sì che "tra poeta tradotto e poeta traduttore si innesca un rapporto fecondo di 'dare' e 'avere'". Echi della lirica nerudiana "Solo la muerte", tradotta da Quasimodo per la silloge einaudiana nel 1948, vengono rilevati dalla studiosa in alcune liriche del poeta siciliano coeve alla suddetta traduzione.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 337-345

ZELJKO DJURIC, Salvatore Quasimodo in Jugoslavia (fatti e momenti di una vita)
Nel saggio si rileva la fortuna incontrata dall'opera di Quasimodo in Jugoslavia dagli anni del conferimento del Nobel sino ai nostri giorni. Numerose le liriche di Quasimodo tradotte e pubblicate a partire dagli anni Trenta sulle riviste, sui giornali e nelle raccolte antologiche del paese. Molte, inoltre, continuano ad essere ancora oggi le traduzioni effettuate, che testimoniano la straordinaria "forza attrattiva di Quasimodo e dell'ermetismo per il pubblico letterario in Jugoslavia".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 347-351

CLAUDIO GIUNTA, Letteratura ed eresia nel Duecento italiano: il caso di Matteo Paterino
Per dimostrare quanto l'eresia sia presente nella produzione letteraria del Duecento, Claudio Giunta esamina il testo della canzone "Fonte di sapienza nominato" contenuta nel codice 445 della Biblioteca Capitolare di Verona (Ve) attribuita a 'Matte paterino', di difficile identificazione. I versi sono rivolti a Guittone d'Arezzo e trattano dell'origine del Bene e del Male. L'autore dell'articolo, pur non credendo alla tesi di Flaminio Pellegrini secondo la quale Guittone avrebbe risposto alla canzone con il sonetto "Ahi, como è ben disorrato nescente", cerca nella produzione del poeta aretino gli spunti polemici contro il catarismo. Si segnalano l'edizione del testo di "Fonte di sapienza nominato" e l'analisi del suo complicato schema metrico.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 9-97

MARIA ANTONIETTA TERZOLI, I buoi del sole e l'ira di Enea. Ipotesi su una mancata autobiografia di Giacomo Leopardi
L'inizio di un'opera autobiografica di Giacomo Leopardi è stato ravvisato nel manoscritto di un'opera incompiuta nota come "Abbozzi della vita di Lorenzo Sarno", parole con le quali lo stesso poeta allude a quelle pagine nello Zibaldone. La disomogeneità delle carte vergate con un ductus irregolare, il silenzio sul nome del protagonista, l'allusione a fatti e personaggi noti solo al poeta, l'abbreviazione dei nomi personali ed infine il ricorso ad episodi mitologici per mascherare la realtà dimostrano le forti remore dell'autore a parlare apertamente della sua vita per evitare la chiara denuncia nei confronti del suo soffocante ambiente familiare.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 121-170

MARZIA MINUTELLI, Quattordici lettere inedite dal carteggio del Bibbiena con i marchesi di Mantova
Le ricerche compiute da Marzia Minutelli nell'Archivio di Stato di Mantova dimostrano che l'edizione dell'"Epistolario" di Bernardo Dovizi da Bibbiena curata da Giuseppe Lorenzo Moncallero è tutt'altro che completa. Per la prima volta sono riprodotte integralmente dagli originali 14 lettere del cardinale inviate tra il 1513 ed il 1520 a Isabella d'Este Gonzaga, Francesco Gonzaga, Tolomeo Spagnoli Gonzaga e Federico Gonzaga.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 171-202

SIMONE ALBONICO, Libri italiani a Lione: 1540-1560
L'interesse manifestato dai tipografi lionesi per le opere in lingua volgare italiana tra il 1540 ed il 1560 è spiegato con la possibilità di penetrazione nel mercato peninsulare, con la diffusione del toscano in Francia, con l'interesse per Petrarca dovuto alla scoperta della tomba di Laura, alla quale non era estraneo lo stesso Francesco I.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 203-217

FRANCESCO BRUNI, Italiano all'estero e italiano sommerso: una lingua senza impero
Attraverso una breve storia della diffusione della lingua italiana è ricordata la preferenza accordata in numerosi Paesi all'italiano come lingua della comunicazione, della legislazione e dei tribunali. La circostanza, singolare perché avvenuta prima dell'unità nazionale e indipendentemente da un'espansione politica, si è potuta verificare grazie alla precoce sistemazione letteraria della nostra lingua.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 219-236

GIANCARLO ALFANO, Comico in progresso: la funzione poietica della cornice decameroniana
Nella successione delle novelle di argomento erotico dalla quarta alla settima giornata si nota un'evoluzione linguistica e stilistica, necessaria per evitare l'imbarazzo dell'uditorio femminile della brigata.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N1 - Pag. 99-119

MARINA RICUCCI, La profezia del vate. Sannazaro e il 'caeruleus Proteus'
La poetica di Jacopo Sannazaro è illustrata esaminando i passi delle sue opere nei quali emergono la passione per la poesia bucolica e la predilezione per la figura di Proteo, divinità marina nota per le sue profezie che nel "De partu Virginis" assurge a 'vate e interprete della vita terrena di Gesù'.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2 - Pag. 245-287

ALESSANDRA ZANGRANDI, Un esempio di autotraduzione: "La fuggitiva" di Tommaso Grossi nella versione milanese e in quella italiana
Dopo aver ricordato le circostanze che hanno indotto Grossi a comporre "La fuggitiva" in dialetto milanese, sono esaminati, affiancati gli uni agli altri, i versi dell'edizione originale e della traduzione italiana per mostrare i cambiamenti sul piano narrativo, sintattico e metrico.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2 - Pag. 347-376

PAOLA ITALIA, Savinio, Soffici e la politica culturale del fascismo nei primi anni Venti: "Il Nuovo Paese" e il "Corriere Italiano"
La cultura dei primi anni Venti del Novecento è illustrata attraverso la documentazione offerta dalle collaborazioni di Alberto Savinio ai due quotidiani filo-governativi, la cui terza pagina era diretta da Ardengo Soffici. In appendice l'elenco degli articolo di Savinio pubblicati su "Nuovo Paese", "Corriere Italiano" e "Galleria" tra il 1923-1924.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2 - Pag. 389-450

LORENZO TOMASIN, Appunti sul testo della "Betìa"
Lorenzo Tomasin presenta alcune riflessioni scaturite dall'analisi dei due codici che tramandano il testo della "Betìa" di Ruzante: il Marciano Italiano XI, 66 (6730) e il Morosini-Grimani 4 della Biblioteca del Museo Correr di Venezia. Egli contesta la scelta del titolo, invita ad una più attenta analisi dei manoscritti ed al confronto con autografi del Ruzante per comprendere i rapporti temporali tra i due codici e per identificare l'autore delle correzioni del codice Morosini-Grimani 4.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2 - Pag. 451-460

CARLA RICCARDI, Un grande intreccio teorico: la "Lettre à M. Chauvet". Premessa a un saggio di commento
Nella prima parte dell'articolo l'autrice ripercorre i passi compiuti da Manzoni verso la tragedia ricordando il suo passaggio dagli "Inni sacri" al teatro, le sue letture di Costant e Shakespeare, le riflessioni contenute nelle lettere al Fauriel. Nella seconda parte sono trascritti e commentati i paragrafi della "Lettre à M. Chauvet" relativi all'unità d'azione ed al problema etico della rappresentazione di un delitto.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2 - Pag. 461-494

LAURA RICCÒ, Aristotele e la moscacieca: sul rapporto Ingegneri-Guarini
Si presentano le diverse opinioni espresse da Ingegneri e Guarini rispettivamente nel trattato "Della poesia rappresentativa e del modo di rappresentar le favole sceniche" e nelle "Annotazioni" al "Pastor fido".
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2 - Pag. 290-346

EDUARDO SACCONE, Elementi per una lettura di "La roba" di Giovanni Verga
Il desiderio della roba provato dal protagonista della novella verghiana è assimilato al desiderio del piacere che tormenta l'uomo moderno nello "Zibaldone" di Leopardi.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2000 - N2 - Pag. 377-388

MARCO SANTAGATA, Appunti per una storia dell'antica lirica profana
Il sonetto dantesco "Tanto gentile e tanto onesta pare" offre l'occasione per tracciare una breve storia della poesia italiana dalla Scuola siciliana allo Stil novo, concludendo con un accenno a Petrarca che ha indirizzato la lirica italiana sul binario esclusivo dell'amore.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 9-39

ROBERTO LEPORATTI, Il 'libro' di Guittone e la "Vita Nova"
L'esame dei codici che tramandano il 'libro' di Guittone d'Arezzo è condotto non solo per ricostruire la sua struttura secondo le intenzioni dell'autore, ma anche per rintracciarvi eventuali influenze, analogie e differenze con la "Vita Nova" dantesca. In Appendice una tabella con l'ordine delle rime e delle lettere di Guittone nei codici Vaticano latino 3793 (V), Palatino 418 (P) e Riccardiano 2533 (R).
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 41-150

VINICIO PACCA, Un ignoto corrispondente di Petrarca: Francesco Vergiolesi
Vinicio Pacca cerca di identificare il Francesco Verzellesi al quale il Petrarca ha indirizzato una lettera datata 4 novembre 1358 fornendo una diversa versione del verso18 del "Trimphus Cupidinis" con la sostituzione di 'vertute' con 'valor'. La ricerca compiuta nelle novelle di Boccaccio, nelle cronache del tempo e in vari documenti d'archivio porta all'individuazione di tre personaggi che potrebbero aver avuto contatti con il poeta. Da segnalare nell'Appendice le tre tavole genealogiche della famiglia Vergiolesi.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 151-206

MARIA ANTONIETTA TERZOLI, La testa di Lorenzo: lettura di "Decameron" IV, 5
La lettura interpretativa della quinta novella della quarta giornata del "Decameron" ruota intorno a tre elementi in particolare: il rapporto con una nota canzone popolare, la venerazione dei martiri e delle loro reliquie, il collegamento interno con l'ultima novella della sesta giornata, la novella di Fra Cipolla.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 207-226

GIORGIO DILEMMI, L'inondante barbarie. Giovan Mario Crescimbeni e la poesia nelle corti padane del Quattrocento

NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 227-290

LAURA PAOLINO, Osservazioni e proposte in margine a un paio di recenti contributi critici sul romanzo "Una questione privata" di Beppe Fenoglio

NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N1 - Pag. 291-330

FRANCO POOL, La pazzia di Orlando e la saggezza di messer Ludovico
Dopo la giovanile "Interpretazione dell'"Orlando furioso"", Firenze, La Nuova Italia, 1968, Franco Pool ritorna ad analizzare la rappresentazione di alcuni sentimenti e vicende del cavaliere confrontandola con quella presente in altre opere letterarie precedenti e successive: soprattutto "Edipo re" di Sofocle,"Otello" e "Le allegre comari di Windsor" di William Shakespeare, la novella "El curioso impertinente" di Miguel Cervantes.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2 - Pag. 339-382

MARIA IOLANDA PALAZZOLO, Le vicissitudini di un libertino. Fortuna editoriale e sfortuna critica delle opere di Giambattista Casti
Maria Iolanda Palazzolo indaga sia sui motivi che determinarono la censura delle "Novelle galanti" e de "Gli Animali parlanti" di Giambattista Casti da parte delle autorità ecclesiastiche e laiche italiane sia su quelli che indussero non pochi intellettuali italiani a condividere tale provvedimento. Nonostante il giudizio negativo espresso da letterati come il Foscolo ed il Parini, le edizioni e le ristampe delle opere del Casti erano molto richieste e spingevano tipografi italiani ed esteri a sfidare i divieti vigenti per le possibilità di guadagno assicurate delle vendite.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2 - Pag. 383-413

CARLO DA POZZO, 'Il mare, il lito, l'alpe': per una geografia dell'"Alcyone"
La maggior parte dei luoghi citati da Gabriele D'Annunzio nell'"Alcyone" sono individuabili in un'area ristretta delimitata da La Spezia e Livorno sulla costa e all'interno dalle Alpi Apuane comprese tra la confluenza di Magra e Vara a nord e dall'Arno a sud. Il confronto tra la descrizione di alcuni di questi luoghi da parte del poeta e il loro aspetto reale risultante dalle guide del Touring Club Italiano e dalla Carta d'Italia IGM permette di cogliere l'intervento d'annunziano per trasformare la realtà in mito.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2 - Pag. 415-443

ANTONIO ZOLLINO, Il riferimento dannunziano nell'ultimo Montale (da "Satura" ad "Altri versi")
Antonio Zollino rintraccia nella produzione poetica dell'ultimo Montale quelle scelte lessicali, metriche e sintattiche che risentono maggiormente dell'influenza dannunziana.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2 - Pag. 445-472

STEFANO CARRAI, Una nuova antologia di poeti del Cinquecento
In occasione della presentazione di "Poeti del Cinquecento. I. Poeti lirici, burleschi, satirici e didascalici" a cura di Guglielmo Gorni, Massimo Danzi e Silvia Longhi, Milano-Napoli, Ricciardi, 2001, Stefano Carrai apprezza soprattutto il corredo esegetico della pubblicazione.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N2 - Pag. 473-483

ERIK MORSINK, Il nuovo piano regolatore, la casa, la vita intima. Lettura di alcuni 'disegni' dell'"Adalgisa"
Erik Morsink ricorda l'eco dei progetti per il nuovo piano regolatore di Milano nelle pagine dell'"Adalgisa" di Carlo Emilio Gadda.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N1 - Pag. 115-159

ANNA BALDINI, Primo Levi e i poeti del dolore (da Giobbe a Leopardi)
Anna Baldini continuando la sua ricerca sull'intertestualità nell'opera di Primo Levi, iniziata con la sua tesi di laurea, individua in Leopardi uno dei modelli filosofici per la riflessione sul dolore.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N1 - Pag. 161-203

MARIA CLOTILDE CAMBONI, Canzoni monostrofiche
Nell'articolo sono analizzate le stanze isolate di canzone tratte dal "Repertorio metrico della canzone italiana" di Gorni e Malinverni per studiarne il genere metrico e per cercare l'esistenza o meno di un rapporto con la cobla esparsa provenzale o con altre forme italiane come la canzone ed il sonetto. In appendice l'edizione del testo della canzone "Lo [meo] lontano e perillioso afanno" di Ciuccio.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N1 - Pag. 9-49

MIRKO TAVONI, Contributo sintattico al 'disdegno' di Guido ("If" X 61-63). Con una nota sulla grammaticalità e la leggibilità dei classici
Mirko Tavoni traccia una breve storia della controversia sull'interpretazione letterale della risposta di Dante a Guido Cavalcanti nel decimo canto dell'Inferno. Dopo aver dimostrato che le difficoltà interpretative sono dovute alla distanza tra il lettore moderno ed il testo dantesco, propone per una più sicura interpretazione, il ricorso alle concordanze elettroniche di Dante e dell'italiano antico che aiutano a ricostruire il significato letterale dei versi. La corretta lettura dei versi in questione induce a ritenere oggetto del disdegno di Guido non Virgilio, ma Dio o forse anche Beatrice.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N1 - Pag. 51-80

ALESSANDRA DI RICCO, Il "Cinque maggio" e l'encomiastica napoleonica
Alessandra Di Ricco ricostruisce il contesto storico e letterario all'interno del quale è nata l'ode manzoniana.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N1 - Pag. 81-114

HANS-GÜNTER FUNKE, Autoreferenzialità e riflessione metapoetica nel "Canzoniere" petrarchesco
Scopo precipuo di questo lavoro, come avverte tempestivamente il suo autore, è quello di "esaminare più da vicino" un gruppo di quarantaquattro componimenti del "Canzoniere" petrarchesco incentrati sul tema del poetare e di rilevarne l'importanza ai fini dell'interpretazione complessiva dell'opera. In virtù delle riflessioni metapoetiche e delle importanti affermazioni autoreferenziali sulla poesia contenute in tali liriche, il "Canzoniere" diverrebbe non soltanto "poesia dell'amore per Laura, ma anche poesia sulla poesia, sui fenomeni della produzione e ricezione delle liriche a Laura, sulle loro forme e funzioni, sulle loro interpretazioni e valutazioni".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N3 - Pag. 9-32

MARINO BOAGLIO, L'eclisse della storia. Lettura di "Odi e Inni" di Giovanni Pascoli
Marino Boaglio propone una suggestiva lettura della raccolta poetica "Odi e Inni" di Giovanni Pascoli (1906), caratterizzata, rispetto alle precedenti, dalla presenza del tema storico e dall'attenzione alla contemporaneità. Come osserva lo studioso, l'intento celebrativo delle glorie e degli eroi della patria che sostanzia l'opera, perseguito anche attraverso l'uso nobilitante di metri classici, confligge con "l'amara consapevolezza che la storia, soprattutto quella presente, accumula dolore e morte, non esperienza vitale, ed è 'immobilità', non luogo di consacrazione umana". Una visione "regressiva" ed "emozionale" qualifica, pertanto, anche questa raccolta poetica pascoliana, nella quale la storia, in conclusione, risulta paradossalmente assente, in quanto, osserva Boaglio, "è assente l'uomo, cioè colui che la storia la fa e la soffre, sostituito ora da fulgidi miti (Chavez, Andrée, Antonio Fratti), ora da ombre e fantasmi (i morti delle campagne d'Africa, Giulio Cesare Abba e i suoi garibaldini […]), ora da proiezioni più o meno inconsce della commozione e delle paure del poeta".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N3 - Pag. 33-64

PAOLO SENNA, Un mazzo di rose gialle nel pozzo delle memorie. Lettura della prima parte della "Farfalla di Dinard"
Paolo Senna offre un contributo notevole all'analisi di una "porzione circoscritta ma significativa" della "Farfalla di Dinard" di Eugenio Montale, relativa alla sua prima parte. Lo studioso rileva la compattezza e l'omogeneità di questa sezione della raccolta, sulla base dell'individuazione di convergenze linguistiche, stilistiche e tematiche tra le prose che la compongono, "facendo risaltare -ove possibile - le tangenze con alcuni esiti della poesia montaliana" coeva.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N3 - Pag. 65-88

PATRIZIA LANDI, Come una Pléiade. Appunti per una storia dei "Meridiani"
Patrizia Landi ripercorre la storia della collana editoriale mondadoriana dei "Meridiani", dalla fondazione nel 1969, dovuta alla solerzia di Vittorio Sereni, fino ai nostri giorni. Gli eleganti "Meridiani", pensati sul modello della collana francese "Bibliothèque de la Pléiade" dell'editore Gallimard, si qualificano attualmente come la maggiore collezione italiana di "classici moderni" e di "classici sempre contemporanei". Arricchiscono utilmente il saggio di Landi una "Tavola cronologica" con l'elenco dei "Meridiani" pubblicati dal 1969 al 2002 ed una "Tavola comparativa", in cui i volumetti mondadoriani sono distinti in sezioni corrispondenti alle letterature d'appartenenza degli autori cui si intitolano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N3 - Pag. 89-124

BARBARA STAGNITTI, Armando Mazza: Epistolario inedito (1915-1955). Lettere e cartoline a Francesco Cangiullo, Paolo Buzzi, Emilio Guicciardi e Carlo Accetti, Luigi Motta, Francesco Balilla Pratella e Filippo Montanari. Cartolina con disegno di Giacomo Balla ad Armando Mazza
Barbara Stagnitti pubblica e commenta un epistolario inedito del futurista palermitano Armando Mazza (1884-1964). In 35 tra lettere e cartoline sono indirizzate da Mazza ai seguenti letterati ed artisti italiani tra il 1915 ed il 1955: Francesco Cangiullo, Paolo Buzzi, Luigi Motta, Francesco Balilla Pratella, Emilio Guicciardi, Carlo Accetti e Filippo Montanari. Ad esse si aggiunge una cartolina con disegno spedita dal pittore Giacomo Balla al letterato futurista, che reca la data del 20 novembre 1920.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N3 - Pag. 127-167

MARIA ISABEL GIABAKGI, Misticismo ebraico e gnosi nella "Commedia". Una interpretazione primonovecentesca di Raffaele Ottolenghi
Nel saggio viene illustrata la teoria di una probabile derivazione giudaico-islamica di alcuni caratteri della cosmogonia dantesca, sostenuta dal critico ebreo Raffaele Ottolenghi nel libro pubblicato a Lugano nel 1910: "Un lontano precursore di Dante". L'interesse dell'interpretazione di Ottolenghi starebbe nell'aver anticipato di circa undici anni le più note tesi sull'escatologia dantesca dell'arabista spagnolo Miguel Asìn Palacios (1871-1944). Anche per lo studioso ebreo, infatti, sul sistema cosmologico dantesco avrebbero svolto un'influenza determinante le credenze mistico-gnoseologiche ebraiche, filtrate soprattutto attraverso l'opera del poeta ebraico-spagnolo Salomò ben Iehudah Gabirol.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N3 - Pag. 171-186

GIORGIO BÀRBERI SQUAROTTI, Il Marino e gli sport moderni
Giorgio Bàrberi Squarotti presenta un'analisi dell'episodio della gara di pallacorda tra Apollo e Giacinto narrato nel canto XIX dell'"Adone" di Giovan Battista Marino. La vicenda della morte accidentale del giovane Giacinto durante una gara di lancio del disco, descritta nelle "Metamorfosi" ovidiane, viene qui rielaborata dal Marino sulla scorta di Giovanni Andrea dell'Anguillara. Alla trovata poco verosimile dell'Anguillara, secondo la quale Giacinto sarebbe morto per un colpo di racchetta durante una gara di pallacorda, Marino sostituisce quella per cui il giovane, dopo aver rivaleggiato con il Dio in questa stessa gara sportiva, sarebbe rimasto ucciso nella successiva competizione di lancio del disco. La novità fondamentale dell'episodio di amore e destrezza raccontato da Apollo per confortare Venere della morte di Adone, "viene a configurarsi come proposta poetica delle forme e dei generi degli sport moderni, in aggiunta esemplare a quelli della poesia classica". Esso rivela, inoltre, prosegue lo studioso, la "suprema capacità di rappresentare al tempo stesso tecnicità rigorosa dello sport e varietà, gioco, impegno degli atleti, non tanto nelle azioni quanto nella perfetta e consumata esperienza del genere sportivo." In conclusione, osserva acutamente Squarotti, se "della tecnica degli sport moderni e, in particolare, di quelli della palla, si hanno trattati e documenti", il Marino è tuttavia il primo ad innalzare lo sport "alla sublimità della poesia narrativa e lirica al tempo stesso."
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N3 - Pag. 187-194

ERNESTO MIRANDA, Il dramma a tristo fine. Per una teoria del tragico in Leopardi
Ernesto Miranda interroga la "dimensione radicalmente tragica" dell'opera di Leopardi, evidenziando tra l'altro la modernità delle sue teorie sul tragico rispetto alle coeve trattazioni idealistico-romantiche. Il brano dello "Zibaldone" (3448-60) in cui il poeta di Recanati si sofferma sulle caratteristiche del dramma cosiddetto 'a tristo fine', diventa così il punto di partenza per un'analisi più ampia in merito alle implicazioni estetico-poetologiche e filosofiche del suo pensiero. La sua poetica [di Leopardi] - assevera lo studioso - "presuppone un'ontologia del tragico che fa da sfondo (e da fondamento) al fare poetico", ed è questa "mimetica corrispondenza del dire poetico alla sostanza" (tragica) delle cose a "fondare la tragicità estetica del tragico". In conclusione, è nella difesa leopardiana del "dramma a tristo fine" e - più in generale - della poesia rivelante lo "sfondo tragico dell'essere", che consiste secondo l'autore del saggio il valore della proposta etica della poesia leopardiana, la quale "evita gli effetti di mistificazione e di apologia" della "poesia a lieto fine" e consegna all'inquietudine e allo squilibrio degli affetti il compito di far insorgere un'eticità attiva ed antagonista".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N3 - Pag. 195-215

MARIA CRISTINA ALBONICO, Catullo e Quasimodo
Maria Cristina Albonico propone un'interessante analisi comparativa tra alcune liriche latine di Catullo e le corrispettive traduzioni italiane approntate da Salvatore Quasimodo. Tale raffronto non ha lo scopo di "stilare una graduatoria", come precisa la studiosa, bensì di "valorizzare l'arte poetica di due autori distanti nei secoli, ma vicini per sensibilità e raffinatezza stilistica".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1 - Pag. 103-133

MICHELE DELL'AQUILA, Dante lettore dei classici
L'indagine di Michele Dell'Aquila verte sul rapporto complesso di Dante con i classici dell'antichità (Virgilio, Ovidio, Orazio, Seneca, Lucano, Stazio, Omero etc.), rapporto informato ad un atteggiamento di "appropriazione/deformazione" che fu proprio di tutti gli scrittori e poeti dei primi secoli del secondo millennio e di cui la "Divina Commedia" fornisce un "vasto campionario". Al culto dei classici il poeta fiorentino pervenne solo dopo la giovanile infatuazione per la poesia amorosa dello "stil novo", in conseguenza, cioè, della maturazione di una più chiara coscienza del valore etico-civile della letteratura e di un bisogno di innalzamento della materia poetica, già invocato nelle canzoni dottrinali del "Convivio".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1 - Pag. 137-148

CARLO ANNONI, "Prõton anágnosis entribès": contributo al commento della "Vita" di Alfieri
Carlo Annoni propone un inedito commento del celebre passo alfieriano della "Vita" (cap. IV dell' "Epoca Quarta") in cui l'Astigiano illustra il sistema di redazione delle proprie tragedie, basato, com'è noto, sul seguente ritmo senario: 'ideare', 'stendere', 'verseggiare', 'limare', 'levare', 'mutare'. Scopo dello studioso è quello di mostrare come la nascita della tragedia nel brano alfieriano sia descritta "in analogia con una peculiare nascita del mondo, quella narrata nella 'Genesi'".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1 - Pag. 149-155

MARIA GABRIELLA RICCOBONO, Ancora sulle stampe di "Rosso Malpelo"
L'ampio contributo di Maria Gabriella Riccobono si incentra su un'analisi comparativa fra le tre stampe della novella verghiana "Rosso Malpelo" (1878, fine agosto 1880, 1897), tutte sorvegliate dall'autore, ed una quarta, da lui non autorizzata, uscita in opuscolo nel febbraio del 1880. A giudizio della studiosa tale edizione avrebbe esercitato un influsso considerevole nella revisione della novella approntata da Verga in vista della stampa definitiva del 1897.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1 - Pag. 157-184

NICOLA DI NINO, Cristina Campo: ritratti e carteggi
L'autore del saggio si sofferma sul recente recupero critico che ha interessato Cristina Campo, pseudonimo della scrittrice Vittoria Guerrini (1923-1977). Della bibliografia dell'autrice degli "Imperdonabili" (1987) vengono ricordati alcuni testi assai significativi, come la pionieristica biografia firmata da Cristina De Stefano ("Belinda e il mostro. Vita segreta di Cristina Campo"), l'edizione di alcuni carteggi, tra cui quello ad Andrea Emo Capolilista (a cura di Giovanna Fozzer) o quello a tre voci con l'editore Vanni Scheiwiller ed il poeta americano Wiliam Carlos Williams, e la "Conversazione in Piazza Sant'Anselmo e altri scritti. Per un ritratto di Cristina Campo" di Alessandro Spina, sorta di "ritratto interiore basato su una conversazione continua e intima con l'autrice scomparsa". Correda il saggio un'utile "Nota Bibliografica" articolata nelle tre seguenti sezioni: "Opera edita di Cristina Campo", "Le traduzioni apparse in rivista e in volume" e "Scritti su Cristina Campo".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1 - Pag. 185-199

MARIA CAPIZZI, Una miscellanea ferrarese alla Biblioteca Estense
Nel saggio è presentato e descritto il contenuto di una miscellanea manoscritta di rilevanti dimensioni conservata presso la Biblioteca Estense di Modena (segnatura a.T.6.35), che raccoglie alcuni lavori inediti del filologo ferrarese Alessandro Sardi (1516?-1588). Tra essi si segnalano una silloge poetica di chiara impronta petrarchesca e altri scritti di natura teorica non privi di un certo interesse ("Libri della lingua vulgare", "Annotazioni di Alessando Sardi a Messer Alberto Lollio", "Centuria prima dell'annotazioni di Alessandro Sardi"), di cui vengono qui riprodotti i brani più significativi. Le carte rimanenti della miscellanea estense sono costituite da fogli sparsi riconducibili alla "sfera privata dell'autore" (epistole, resoconti di spese, esercizi di calligrafia) e da appunti "più o meno organici, da ascrivere alla primissima fase di redazione di alcune opere che poi furono concluse dal Sardi - anche se ancora oggi manoscritte -, oppure che giunsero in tipografia". Il saggio è corredato da un'appendice che reca l'incipitario delle rime di Alessandro Sardi presenti all'interno della miscellanea.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1 - Pag. 9-30

GIULIA DELL'AQUILA, Galileo tra Ariosto e Tasso
Giulia dell'Aquila illustra la posizione assunta da Galileo nella contesa letteraria tra i sostenitori e i detrattori dell' "Orlando Furioso" e della "Gerusalemme Liberata", quale emerge segnatamente dall'esame delle due opere saggistiche "Considerazioni al Tasso" e "Postille all'Ariosto". Commentando le riflessioni presenti in tali scritti, in cui Galileo tenta "un'operazione ermeneutica di notevole arguzia", l'autrice del saggio mette in luce le ragioni che presiedono alla spiccata preferenza accordata dallo scienziato al modello poetico del "Furioso".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1 - Pag. 31-47

EDOARDO BIFFI, 'Vero', lingua e linguaggio in Manzoni: suggerimenti per lo scrivere di teologia
L'ampio contributo di Edoardo Biffi è incentrato sulla natura peculiare della ricerca linguistica manzoniana, interamente governata, come la sua poetica, dallo sforzo di adesione al 'santo Vero', che dopo l'esperienza della conversione si identificherà nella 'Verità' della Rivelazione cristiana e del messaggio evangelico. Le riflessioni di Manzoni sulla lingua italiana ed il suo assiduo lavoro per diffonderla promosso dalle sue opere di teoria linguistica, meritano secondo l'autore del saggio particolare attenzione anche "per l'interesse che possono suscitare nell'elaborazione del linguaggio teologico".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1 - Pag. 49-78

GIUSEPPE GENCO, La dimensione scenica delle novelle di Pirandello, ovvero la genesi dell'ontologia del personaggio
L'autore discute in merito alla 'teatralità' delle strutture narrative delle novelle di Pirandello, ponendola in relazione ad un tema centrale della poetica dello scrittore siciliano: la fenomenologia del personaggio. Come viene osservato, infatti, è proprio nel passaggio dalle pagine delle novelle alle tavole del palcoscenico che si realizza l'assolutizzazione della condizione di tragicità vissuta dal personaggio pirandelliano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1 - Pag. 79-102

BORTOLO MARTINELLI, L' 'aura' e la 'luce': rito e archetipi culturali nella canzone 127 del Petrarca
Ampia disamina della canzone 127 del "Canzoniere", incentrata sull'individuazione di quattro grandi archetipi della cultura, applicati a Laura, "tra loro raccordati e fusi nelle ultime due strofe" di essa. Gli archetipi dell'aura e della donna divina e quelli della donna-sole e della luce, proposti rispettivamente nella sesta e nella settima strofa della lirica, "ci introducono - spiega l'autore del saggio - alla comprensione dell'immaginario del "Canzoniere" e ci fanno scoprire i processi mitopoietici fondamentali che ne stanno alla base, mostrando in atto una forte tendenza alla ritualità, oltre che alla serialità, e a varcare i limiti del sensibile, per giungere a trasfigurare totalmente la realtà delle cose e degli eventi" (p. 37).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 11-45

GIORGIO CAVALLINI, Breve postilla su "R. V. F.", XII
Lo studioso genovese commenta brevemente il sonetto XII del "Canzoniere" centrando l'attenzione sul lemma con cui si chiude, la parola 'sospiri', ed ipotizzando una possibile reminiscenza di tali 'sospiri' (nel sonetto petrarchesco riferiti a Laura) nella chiusa della lirica ungarettiana "La madre" (1930).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 47-50

RUGGIERO STEFANELLI, Il petrarchismo di Petrarca e la critica
Nel saggio si ragiona di petrarchismo secondo l'inedita prospettiva del "petrarchismo di Petrarca". Partendo dalle considerazioni affini espresse in merito da taluna critica novecentesca (Sapegno, Binni, Bigi, Alonso, Santagata etc.), l'A. ipotizza come sarebbe stato lo stesso poeta aretino ad avviare "in concreto e storicamente la tradizione italiana" di tale fenomeno letterario, la cui prassi trarrebbe direttamente origine dal virtuosismo e dallo spiccato gusto all'autocompiacimento di Petrarca, ovvero dall'esercitazione stilistica da lui praticata in un' "estenuante gara con se medesimo, cioè con la propria perizia tecnica" (p. 56). Precisa l'A. come la "parabola poetica" di Petrarca, "di così lunga gittata temporale", non poteva essere sostenuta dal poeta "sempre con la medesima tensione delle fasi più passionalmente acute": pertanto egli non poteva "evitare di affidarsi per lunghi tratti al piacere di riscriversi, a quell'innamoramento di sé, che forse non era il solo sé poetico, ma comprendeva il bisogno di lasciarsi e vedersi soffrire, dunque il sé del precordio, il sé della coscienza vanamente lucida nell'inesausto processo di autosservazione: di qui i durevoli indugi su un'invenzione tecnica che riuscisse a perpetuare la sua condizione esistenziale, a riprodurre col passar degli anni l'eco melodiosa di un ineguagliabile patimento" (p. 53).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 51-63

GIUSEPPE FRASSO, Due esercizi petrarcheschi di Marco Recanati
L'A. trascrive e commenta due componimenti inediti di Marco Recanati, notaio e scrivano ducale vissuto a Venezia nella seconda metà del secolo XV. Si tratta di un sonetto acrostico e di una sestina, che si segnalano non tanto per il loro intrinseco valore, quanto piuttosto per la loro appartenenza alla poesia petrarchista del Quattrocento, come dimostra il notevole gusto sperimentale che li contraddistingue.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 65-70

GABRIELLA DI PAOLA DOLLORENZO, Purgatorio XXXI: la riconoscenza di Dante
Breve esegesi del canto XXXI del "Purgatorio", qui definito "canto di Beatrice", il cui nucleo concettuale è rinvenuto nel rapporto 'aversio-conversio' del poeta-pellegrino Dante.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 73-84

ILARIA CROTTI, Una stanza per Giustina. Renier Michiel e le forme di sociabilità letteraria a Venezia tra Sette e Ottocento
Ilaria Crotti delinea un suggestivo ritratto di Giustina Renier Michiel (1755-1832), esponente di una nobile ed influente famiglia veneziana e personalità di primo piano nella sociabilità veneziana tra Sette ed Ottocento. "Icona di un eloquente trapasso epocale", segnato dal tramonto della Repubblica, Giustina fu una figura di letterata estroversa ed intraprendente, come rivela l'attività da lei svolta in qualità di animatrice di vivaci salotti letterari tra Venezia e Padova, le cui stanze furono assiduamente frequentate da illustri esponenti della cultura dell'epoca (da Teotochi Albrizzi a Cesarotti, da Pindemonte a Canova).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 85-109

NOEMI PAOLINI GIACHERY, L' 'eterno' rimosso
Fornendo due esemplificazioni, attinenti all'interpretazione della lirica ungarettiana e montaliana, l'A. offre una testimonianza persuasiva dei vizi dell' "ermeneutica abusivamente ideologica" che ha imperversato negli ultimi decenni del Novecento, assoggettando non di rado "l'interpretazione e la valutazione dei maggiori poeti italiani del secolo alla visione del mondo materialistica o comunque immanentistica prevalente nell'attuale cultura occidentale" (p. 211).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 211-217

ANTONIO CARANNANTE, Rileggendo lo "Zibaldone"
Suggestiva incursione nello "Zibaldone", riletto alla luce del "continuo, dialettico e singolare confronto" istituito da Leopardi con un lettore, con un pubblico ideale. Come sintetizza efficacemente l'A., non soltanto "quando scrive le sue lettere, dunque, ma anche - sebbene in misura diversa - quando scrive lo 'Zibaldone', Leopardi si mette 'in mostra'"; scatta cioè "immediatamente in lui un meccanismo per il quale si sente messo in gioco ed esposto, in qualche modo, al giudizio del pubblico". "Se non altro a livello inconscio, - prosegue l'A. - scrivendo lo 'Zibaldone', e stendendo anche le note più 'segrete', Leopardi scrive in realtà 'per qualcuno'" (pp. 121-122). Chiudono il contributo alcune riflessioni sull'attualità del pensiero pedagogico leopardiano teorizzato in alcune pregnanti pagine dell'opera.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 111-133

ELENA LANDONI, Il doppiofondo delle parole. Dall'occultismo al mistero in "Malombra" di Fogazzaro
La rilettura di alcuni passaggi del noto romanzo fogazzariano qui effettuata, basata sull'individuazione di vere e proprie strategie narrative e lessicali ad essi sottese, è finalizzata a dimostrare come, nonostante il ruolo preminente svolto nell'opera dalle componenti del misticismo e dell'occultismo, "Malombra" riveli di fatto l'intento di Fogazzaro di "smascherare l'inconsistenza di quell'occultismo e di quel misticismo da cui era stato attratto precedentemente, promuovendo l'alternativa più virile e responsabile del mistero cristiano" (p. 136).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 135-151

ANNA PASTORE, Nel continente nero. Gli scritti coloniali del "Ragguaglio Librario" (con una postilla leopardiana)
Il saggio è incentrato sull'esame degli scritti coloniali (testi memoriali e divulgativi, romanzi e racconti ispirati alle conquiste africane) recensiti tra il 1936 ed il 1938 all'interno della rubrica "Libri coloniali" della rivista bibliografica mensile "Il Ragguaglio Librario" (1933-1996), periodico della Compagnia di San Paolo, comunità di sacerdoti e laici istituita nel 1922 da don Giovanni Rossi (1887-1975). "Ne emergono - osserva l'A. - i legami tra il consenso all'imperialismo e l'humus culturale e religioso italiano dell'epoca; approfondendo i criteri esegetici del periodico si colgono altresì alcuni suoi margini di indipendenza, grazie a cui evita il completo allineamento all'ideologia del regime" (p. 154). Correda il saggio una breve postilla, nella quale è pubblicato un breve scambio epistolare intercorso tra Ines Scaramucci e Giovanni Cristini, direttori della rivista negli anni Novanta, e Nadir Morosi, direttore dell'Istituto Italiano di cultura di Addis Abeba, che accompagnò l'invio al mensile, da parte di Morosi, della traduzione in lingua amarica dell' "Infinito" di Leopardi, edita sul "Ragguaglio librario" nel settembre del 1990.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 153-167

GIUSY CRISCIONE, Intrecci epistolari
L'A. pubblica tre lettere inedite di Sibilla Aleramo: due indirizzate allo scrittore triestino Scipio Slataper, datate 1912, ed una a Elody Oblath Stuparich, amica di Scipio e moglie di Giani Stuparich, datata 1930. L'esame delle missive consente di ricostruire alcuni aspetti del legame di amicizia che unì Sibilla ad Elody, a Scipio ed alla moglie di quest'ultimo, Gigetta (Luisa Carniel).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 171-179

SILVANA GHIAZZA, Saba e la lettura della poesia. In margine a un manoscritto leviano
L'A. esamina tre fogli autografi conservati nell'archivio della Fondazione Carlo Levi di Roma con segnatura c. 12994 recto e verso e c. 12995 (busta 80, fasc. 238), che "aggiungono un ulteriore tassello alla ricostruzione dell'attività di Levi lettore e critico di Umberto Saba". I fogli in questione contengono infatti il commento dello scrittore torinese alle sedici poesie che Saba lesse a Radio Trieste il 15 agosto 1952. Tale lettura radiofonica fu riproposta dalla Fonit Cetra otto anni dopo, insieme ad altre eseguite dal poeta triestino, in una serie di tre dischi intitolata "La voce di Umberto Saba", a cura e con introduzione dello stesso Levi. Gli autografi costituiscono per l'appunto "una sorta di canovaccio", in cui Levi raccolse annotazioni, "osservazioni, analisi puntuali di versi" che gli servirono come materiale preparatorio per la stesura dell'introduzione alle liriche sabiane da lui edita sulla copertina del secondo dei tre dischi della serie.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 181-194

FABIO MOLITERNI, Sotto il segno di Stendhal. Il congedo di Sciascia
Analisi del saggio "Stendhal e la Sicilia", scritto da Leonardo Sciascia nel 1983, in occasione delle celebrazioni romane per il bicentenario della nascita dello scrittore francese, e pubblicato dapprima autonomamente nel 1984 e successivamente nel 1989, in chiusura della raccolta di scritti dal titolo "Fatti diversi di storia letteraria e civile".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N2 - Pag. 197-210

GIORGIO BARONI, Rivista delle riviste
Presentazione del numero speciale della rivista, che raccoglie una parte dei contributi presentati al Convegno Internazionale "Letteratura e riviste" (la restante parte verrà pubblicata nel prossimo numero doppio 1-2 del 2005). Il congresso, promosso dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è stato organizzato da Giorgio Baroni e si è tenuto presso l'università milanese nei giorni 31 marzo, 1 e 2 aprile del 2004. Gli interventi raccolti in questo e nel prossimo numero attengono alle riviste italiane (o di interesse per la letteratura italiana) della prima metà del Novecento, che restituiscono un panorama storico "alquanto variegato e molto affascinante, sia per i rivolgimenti storicopolitici indubbiamente molto densi anche in confronto con la seconda metà del secolo, sia per l'avvicendarsi sulla scena letteraria di personaggi di levatura eccezionale" (p. 9).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 9-10

LORENZO ORNAGHI, Magnifico Rettore. Saluto. 31 marzo 2004
Il rettore dell'Università apre i lavori del convegno accennando all'importante ruolo culturale delle riviste, tra l'altro definite suggestivamente "segnalatori sensibili e pressoché perfetti della cultura" e "compagne" assidue ed utili "nell'esercizio entusiasmante della ricerca" (p. 11).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 11-12

MICHELE LENOCI, Preside. Saluto. 31 marzo 2004
Saluto del Preside della Facoltà di Scienze della Formazione ai partecipanti al convegno milanese sulle riviste letterarie italiane della prima metà del Novecento.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 13-14

MICHELE DELL'AQUILA, Funzioni e durata della forma 'rivista'
Come dichiarato prontamente nell'incipit, nella relazione introduttiva Michele Dell'Aquila traccia "un quadro sommario delle funzioni e della durata della forma 'rivista'", segnalandone "linee generali e caratteri comuni" (p. 15)
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 15-22

PIETRO FRASSICA, I fratelli Novaro e la "Riviera ligure"
L'A. ripercorre la storia redazionale della rivista "Riviera ligure", fondata nel 1895 da Agostino Novaro come foglio pubblicitario inserito con regolarità trimestrale nelle confezioni d'olio di oliva Sasso destinate ai clienti, e durata fino al giugno del 1919. In pochi anni, sotto la direzione di Angelo Silvio Novaro prima e del fratello Mario poi, da foglio a carattere locale legato ad esigenze di carattere commerciale "La Riviera ligure" divenne una "brillante palestra letteraria" ed una vera e propria "antologia di scrittori italiani contemporanei", alcuni di essi già molto noti come Dino Campana, Clemente Rebora, Corrado Alvaro, Giovanni Boine, Marino Moretti, Guido Gozzano, Ardengo Soffici, Corrado Govoni, Aldo Palazzeschi, Massimo Bontempelli, Camillo Sbarbaro, Giuseppe Ungaretti, Giovanni Pascoli, Grazia Deledda, Luigi Capuana, Luigi Pirandello e Umberto Saba.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 23-28

ALFREDO LUZI, Parola e immagine nella rivista "Corrente di vita giovanile" (1938-1940)
L'esperienza della rivista milanese "Corrente di Vita Giovanile" (1938-1940), che da una posizione iniziale di "moderata ortodossia fascista" si sarebbe presto attestata "su posizioni di fronda fino all'esplicito atteggiamento antifascista e di rivendicazione della propria libertà rispetto al potere", è ritenuta dall'A. "emblematica di una idea di rivista come spazio del pensiero in movimento, di una dinamica culturale in fieri […]" (p. 29). Interdisciplinare il taglio del mensile, che si occupava di una grande varietà di argomenti: politica, filosofia, musica, cinema, estetica, letteratura, arte. In campo letterario, pur non essendo ermetico, il foglio milanese "svolse un compito di sostegno e in un certo senso di tutela alla esperienza letteraria fiorentina" (p. 31), mentre in ambito artistico esso propugnò un'arte "più intimamente legata alle ragioni della storia e della collettività", diventando pertanto punto d'incontro di artisti assai diversi fra loro ma accomunati dalla lotta per la libertà della cultura.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 29-34

GIORGIO CAVALLINI, Il Novecento nel "Giornale storico della letteratura italiana"
Nel suo interessante saggio Cavallini spiega le ragioni storiche e le motivazioni della scarsa presenza del Novecento nel "Giornale storico della letteratura italiana", giovandosi peraltro del parere da lui richiesto in proposito agli attuali Direttori della rivista.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 35-41

JEAN-JACQUES MARCHAND, Le riviste letterarie della Svizzera italiana nella prima metà del Novecento
Il contributo è incentrato sull'analisi di sette riviste letterarie della Svizzera italiana della prima metà del Novecento, distinte dall'A. in base al periodo in cui vennero pubblicate. Ad apertura di secolo si colloca la "Piccola rivista ticinese" (1899-1901), aperta alla letteratura straniera del tempo ma troppo 'elitista' per poter trovare pubblico e spazio nella limitata vita culturale ticinese. Del quindicennio che va dal 1906 alla fine degli anni Venti sono invece le riviste "Coenobium", "Pagine libere", "Adula", "Pagine nostre. Rivista quindicinale di politica, scienza ed arte", più ideologizzate rispetto alla "Piccola rivista ticinese" e qualificate dalla collaborazione di noti autori italiani allora per lo più esordienti come Filippo Tommaso Marinetti, Guido Gozzano, Camillo Sbarbaro, Amalia Guglielminetti, Massimo Bontempelli, Federigo Tozzi, Diego Valeri, Camillo Antona-Traversi. Alla stagione che va dagli anni Trenta in poi appartengono invece i "Quaderni grigionitaliani" (fondati nel 1931 e tuttora in corso) e la "Svizzera italiana", fondata nel 1941 e pubblicata fino al 1962. Entrambe le riviste, "chiaramente legate al territorio", furono "sostenute ufficialmente e finanziariamente nell'ambito di una politica di aiuto alla cultura antifascista e antiirredentista" (p. 47). Fecondo di approfondimenti il panorama offerto dallo spoglio dei periodici in questione, che consente di monitorare anche la diffusione di movimenti di pensiero italiani o europei in Svizzera come il modernismo, il fascismo, il pacifismo, il socialismo e l'azione cattolica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 43-48

RENATA LOLLO, Incursioni d'autore in alcune riviste per l'infanzia nella prima metà del XX secolo
Quattro le note riviste per l'infanzia della prima metà del Novecento oggetto del contributo di Renata Lollo: il "Giornalino della domenica", il "Corriere dei piccoli", il "Cartoccino dei piccoli" ed "Il Giornale di Cino e Franco". Particolare attenzione è riservata al "Giornalino della domenica", esaminato negli anni dal 1906 al 1924, ed al "Corriere dei piccoli", indagato dal 1908 al 1945. Molte le collaborazioni illustri alle riviste estrapolate dall'A.: da Luigi Capuana a Grazia Deledda, da Emilio Salgari a Scipio Slataper, da Collodi nipote a Sergio Tofano, da Dino Buzzati a Elsa Morante.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 49-58

ANNA BELLIO, A proposito di alcuni centenari petrarcheschi
L'A. si occupa della ricezione di Petrarca in alcune riviste italiane ("La Fiera letteraria", "Augustea", "Rassegna italiana", "La Rivista dalmatica", "Pegaso") a partire dal 1927, settimo anniversario del primo incontro del poeta con Laura, fino al 1933. Negli articoli censiti il poeta di Laura, "avvicinato con sentimento religioso e nazionale, è sì l'elegiaco poeta d'amore, ma spesso al contemplativo si sovrappone il politico, che suggerisce persino l'energica azione militare" (p. 64).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 59-64

ANDREA RONDINI, Scongelare i classici. Difficoltà di Foscolo, Manzoni, Leopardi negli anni Trenta
Attraverso lo spoglio di alcuni articoli editi sulle riviste "La parola e il libro" e "L'Italia che scrive" tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta, Andrea Rondini documenta l'insofferenza nutrita in quella stagione letteraria nei confronti di alcuni classici italiani, segnatamente Foscolo, Manzoni e Leopardi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 65-71

DARIO SACCHI, Alcune fra le principali riviste filosofiche della prima metà del Novecento
Il contributo è incentrato sull'analisi di alcune riviste filosofiche italiane della prima metà del XX secolo, particolarmente significative per l'autorevolezza ed il prestigio dei loro collaboratori, per la qualità dei contributi ospitati su di esse e parimenti "per l'importanza delle discussioni che avviarono o nelle quali si inserirono" (p. 74). Sulla base dell'indirizzo filosofico cui furono informate l'A. distingue le riviste dell'antipositivismo non idealistico ("La filosofia delle scuole italiane", la "Rivista di filosofia", tuttora in corso, "La Cultura filosofica", "Logos") da quelle dell'idealismo (il "Giornale critico della filosofia italiana" di Gentile) e della neoscolastica ( "Rivista di filosofia neo-scolastica").
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 73-79

ZELJKO DJURIC, "L'Europa Orientale" (Roma 1921-1943)
L'A. delinea un profilo della rivista "L'Europa orientale", edita a Roma dal 1921 al 1943 dall'Istituto per l'Europa Orientale. Membri del Comitato Direttivo del periodico, che si occupò di politica, economia, cultura e bibliografia, accordando un interesse sempre maggiore al mondo slavo, furono Nicola Festa, Francesco Ruffini ed Amedeo Giannini. Redattore capo fu invece il rinomato slavista italiano Ettore Lo Gatto. Tra i suoi collaboratori d'eccezione Gentile e Prezzolini.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 81-84

ULLA MUSARRA-SCHRØDER, 'Europeismo' e 'commercio' inter-letterario in alcune riviste moderniste del primo Novecento
L'A. documenta la vivace attività culturale internazionale promossa nel primo Novecento da riviste europee quali "The Criterion", "La Nouvelle Revue Fran"ais", "Commerce" e "Solaria", animatrici di una sorta di "commercio inter-letterario" e luogo di sperimentazione del 'modernism'.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 85-89

MARIE-LOUISE AVISAR, Attitudine degli scrittori ebrei italiani del primo Novecento
Marie Louise Avisar pone l'accento sugli aspetti più significativi della letteratura italiana di ispirazione ebraica del primo Novecento, tendenzialmente identificatasi in una "fedele descrizione, a volte sensibile e poetica, a volte seria e profonda, degli ambienti ebraici provinciali e dei loro problemi identici nell'impostazione e con poche varianti nella soluzione" (p. 93).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 91-94

CARLA GUBERT, 'Era già il tempo di ritrovarsi altrove'. Cardarelli e Bacchelli al tempo de "La Voce"
Come dichiarato prontamente nell'incipit, l'A. intende dimostrare la presenza, o meglio "la falsa presenza", di Cardarelli nel gruppo fiorentino della "Voce" ed il suo tentativo, intorno alla metà degli anni dieci del Novecento, di dare vita, insieme a Bacchelli, a nuove forme di scrittura che divergono "polemicamente dall'eccessivo cerebralismo del frammento vociano" (p. 96). Stando alle testimonianze epistolari inedite rintracciate dall'A. nel fondo Emilio Cecchi del Gabinetto Viesseux di Firenze, l'adesione di Cardarelli e Bacchelli alla "Voce" sarebbe stata "poco più che una possibilità di pubblicazione in una delle sedi di maggiore risonanza dell'epoca" (p. 96). Quel che qualifica l'attività dei due letterati negli anni in esame è invece, secondo l'A., la ricerca di un nuovo genere di scrittura situato al fuori dell' "egemonico autobiografismo fiorentino": la prosa d'arte.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 95-98

SILVIA ACOCELLA, Le riviste tra guerra e pace: la doppia verità del racconto
Oggetto di studio nell'intervento di Silvia Acocella è l'orientamento letterario del periodico romano "La Settimana", fondato nel dicembre 1944 da Carlo Bernari e Vasco Pratolini. È soprattutto il tenore dei racconti pubblicati sulla rivista a testimoniarne l'adesione ad una poetica che non può essere tutta contenuta nei limiti del neorealismo, esorbitando non di rado verso forme di scrittura tipicamente espressioniste.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 99-103

ELISA BOLCHI, Virginia Woolf nelle riviste letterarie tra le due guerre: una scoperta di Carlo Linati
L'A. illustra il ruolo nodale avuto da Carlo Linati nel promuovere in Italia l'opera di Virginia Woolf, cui il critico lombardo dedicò un precoce articolo sul "Corriere della sera" nel gennaio del 1927 e della quale tradusse pochi mesi dopo per "La Fiera letteraria" alcuni brani del romanzo "Mrs. Dalloway".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 106-108

RAFFAELE CAVALLUZZI, "Aretusa" e la nuova letteratura
L'intervento è dedicato all'esame del mensile "Aretusa", pubblicato dapprima a Napoli tra il 1944 ed il 1945 e poi a Roma nel biennio 1945-1946. Diretto inizialmente da Flora ed in seguito da Muscetta, fu la prima rivista dell' "Italia liberata" che precorse "temi ed orientamenti della stagione culturale immediatamente postfascista" (p. 109), ospitando sulle sue colonne firme di prestigio come Moravia, Alvaro, Bassani, Pintor, Brancati e Calvino.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 109-113

CELESTINA MILANI, "Il Ragguaglio Librario" 1933-1950: lo spazio linguistico
Celestina Milani si sofferma ad esaminare lo spazio riservato alla linguistica e alle sue problematiche nella rivista milanese "Il Ragguaglio Librario" (1933-1996) limitatamente agli anni di pubblicazione 1933-1950.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 115-120

ANNA PANICALI, "Solaria": narrativa e critica
L'intervento fa luce sugli aspetti principali che contraddistinguono la fisionomia letteraria della nota rivista fiorentina "Solaria" (1926-1934): dalla sperimentazione di un nuovo modo di narrare, basato su un'inedita visione del tempo e delle cose, alla inaugurazione di un nuovo tipo di critica, il cui prototipo può essere individuato nella critica psicanalitica di Debenedetti su Proust, Saba e Svevo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 121-125

FABIO RUSSO, Maria Luisa Astaldi e le spinte di "Ulisse"
Fabio Russo si occupa della rivista romana "Ulisse" (1947-1984), nata con un "intendimento di perlustrazione nei vari strati del costume culturale e sociale contemporaneo" (p. 127), segnatamente nel settore artistico e letterario. L'interdisciplinarietà il carattere fondante del periodico, che dedicò un volume monografico con cadenza annuale a tematiche di grande interesse come: "Le vie della critica", "Dove va l'arte", "L'erotismo", "Difficile fare l'Europa", "Fine delle avanguardie?", "Scienza e mistero". Parallelamente alla designazione degli orientamenti e dei caratteri della rivista l'A. traccia un profilo a tutto tondo della sua intraprendente fondatrice: Maria Luisa Astaldi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 127-131

MASSIMO CASTOLDI, "Liburni civitas": Pietro Micheli e i ritratti di Capuana e Pascoli
Oggetto del presente intervento è il bimensile livornese "Liburni civitas. Rassegna di attività municipale" (1928-1942), fondato con l'intento di offrire "un commentario vivace, snello, leggibile della vita presente e passata di Livorno" (p. 133) attraverso la pubblicazione di saggi di storia, letteratura e arte livornese accompagnati da rassegne di "Dati statistici" (matrimoni, nascite, morti, immigrazione, prezzi, consumi ecc.). Tra i suoi collaboratori principali Pietro Micheli (1865-1934), che pubblicò sulle sue colonne due "vivaci e coloriti ritratti" di Capuana e Pascoli.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 133-136

ANTONIO LUCIO GIANNONE, La "Rivista d'Italia": il triennio 1918-1920
Antonio Lucio Giannone illustra la rinascita della "Rivista d'Italia" (1898-1928) negli anni tra il 1918 ed il 1920. Nel triennio in esame il periodico cambiò proprietà, redazione, direzione e sede, trasferendosi da Roma a Milano e venendo affidato alla redazione dell'intraprendente Michele Saponaro, che la riportò agli antichi splendori, restituendo ampio spazio alla letteratura e assicurando ad essa la collaborazione di alcuni dei maggiori esponenti della cultura del tempo come Croce, Gentile, Einaudi, Pareto, Cecchi, Pica, Conti, Prezzolini. Molto spazio venne concesso anche alla letteratura creativa. Grande lustro conferì alla rivista la pubblicazione su di essa di testi narrativi e poetici di Pirandello, De Roberto, Tozzi, Panzini e Moretti e di altri noti narratori e autori teatrali italiani.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 137-141

DAVIDE DE CAMILLI, "La Lettura"
Davide De Camilli incentra il suo denso intervento sulla rivista "La Lettura", fondata nel 1901 come supplemento del "Corriere della sera" e pubblicata fino al 1945 con cadenza mensile, con cadenza settimanale tra quell'anno ed il seguente e con numeri unici nel 1948, 1950 e 1952. Creata e diretta dal rinomato librettista e commediografo torinese Giuseppe Giacosa, la rivista si occupò di argomenti assai eterogenei, dall'antropologia alla geografia, dalla medicina al teatro alla letteratura. Piuttosto che rappresentare "un luogo di aggregazione, di orientamento o di idee"- come puntualizza l'A. - la rivista assomigliò spesso ad una sorta di 'contenitore'(p. 152). In campo letterario, ad esempio, raccolse la collaborazione di tutti i letterati più illustri dell'epoca, da Gabriele D'Annunzio a Grazia Deledda, da Salvatore Di Giacomo a Francesco Novati, da Luigi Pirandello a Emilio Gadda, da Edmondo De Amicis a Giovanni Pascoli. Cinque gli anni della rivista su cui si sofferma più specificamente l'A. (1902, il 1914, il 1922, il 1938 ed il 1943), limitando la sua analisi allo spazio riservato alla letteratura nel periodo in esame.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 143-152

VANNA ZACCARO, "Iapigia. Rivista di Archeologia Storia e Arte" (1930-1946)
Presentazione della rivista di archeologia, storia e arte "Iapigia", fondata a Bari nel 1930 da Leonardo D'Addabbo, Michele Gervasio e Giuseppe Petraglione con l'intento di proseguire una tradizione di studi storico-eruditi assai attiva nella cultura pugliese (p. 154). Nel 1936 "Iapigia" divenne organo ufficiale della Regia Deputazione di Storia patria per le Puglie, legandosi così ideologicamente e strutturalmente a tale Istituto. Rivista ufficiale ed 'accademica', come viene qui definita per la collaborazione di esponenti notevoli del mondo universitario dell'epoca e del ceto colto, divenne "luogo di elaborazione e di diffusione delle istanze, degli interessi, dei progetti di una borghesia dinamica, espansiva, mercantile" (ivi), tendenzialmente favorevole al fascismo. Scarso lo spazio riservato alla letteratura nel periodico, che proseguì le sue pubblicazioni fino al 1946.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 153-157

MATTEO D'AMBROSIO, "Vesuvio", rivista letteraria napoletana (1928-1929)
Matteo D'Ambrosio si occupa della rivista letteraria napoletana "Vesuvio", di difficile reperimento ed oggetto fino ad oggi di un totale disinteresse critico. Del periodico, fondato nel 1928 da Andrea Giovene di Girasole e Costanzo Di Marzo, furono pubblicati sette fascicoli tra l'estate del 1928 e la primavera del 1929. Il programma svolto dalla rivista, cui collaborarono nomi illustri come Filippo Tommaso Marinetti, Anton Giulio Bragaglia, Paola Masino, Nicola Abbagnano, Alberto Consiglio, Gherardo Marone e Curzio Malaparte, si rivelò alquanto eterogeneo. I suoi ambiti di riferimento, "difficilmente omologabili", furono "soprattutto il novecentismo, il futurismo, la giovane letteratura argentina, la produzione poetica di alcuni ex neoliberisti" (p. 162).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 159-162

MARIA CRISTINA ALBONICO, Tra filologia e liricità: Giuseppe Albini
L' A. mette in luce l'interesse del profilo di Virgilio delineato dal fine critico, traduttore, filologo e poeta bolognese Giuseppe Albini (1863-1933) in un articolo edito su "L'Illustrazione italiana" il 12 ottobre del 1930.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 163-167

FRANCESCO D'EPISCOPO, Sulle tracce di Francesco Bruno. A proposito di alcuni articoli apparsi su "La Vetta"
Francesco D'Episcopo definisce l'orientamento e la funzione svolta in ambito culturale dalla rivista napoletana "La Vetta. Quindicinale di Letteratura, Arte e Scienze" (fondata a Napoli il 15 febbraio 1946), attraverso l'esame di alcuni interessanti articoli critici editi su di essa da uno dei suoi redattori principali: Francesco Bruno.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 169-172

GIUSEPPINA GIACOMAZZI, "Il Politecnico" e l'idea di alterità nella cultura italiana del '900
Come puntualizza l'A. la presente comunicazione si incentra "sul contributo offerto dal "Politecnico" all'ampliamento degli orizzonti culturali" italiani, verificatosi "soprattutto attraverso l'assunzione delle letterature straniere e in particolare di quella americana" (p. 174).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 173-177

PIETRO ZOVATTO, "La Ricreazione" e Trieste
Breve profilo della rivista triestina "La Ricreazione (1892-1915), fondata da Mons. Giovanni Buttignoni nell'ultimo scorcio del XIX secolo. Di ispirazione cattolica, il periodico "non smentisce mai una funzione esplicita di una 'paideia' cristianamente ispirata con una precisa intenzionalità educativa" (p. 182). Di qui l'attitudine a considerare la letteratura "nel suo ruolo preminente di educatrice delle nuove generazioni, non solo nel senso gretto del tenerle lontano da letture guaste per contenuto e forma, ma nel senso che ad essa si attribuiva un ruolo di civiltà, nel processo di un'educazione umana necessaria alla maturazione cristiana" (p. 183).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 179-183

FRANCESCA D'ALESSANDRO, Solmi e Montale fra "Il Baretti" e "Il Convegno"
L'A. si sofferma sulla comune collaborazione di Solmi e Montale, intorno alla metà degli anni Venti, alle riviste "Il Baretti" e "Il Convegno". Il sodalizio tra i due autori che ebbe come sfondo gli ambienti culturali della Torino gobettiana e della Milano del circolo del "Convegno" rappresenta una "tappa di imprescindibile importanza per la vita letteraria italiana" di quegli anni. La collaborazione di Montale e Solmi alle due riviste, già percorse da un vivace europeismo "di idee e di valori", testimonia infatti il consolidamento di "una tenace presa di coscienza del significato etico e gnoseologico della poesia, fondato sul senso vivo della tradizione e sull'autenticità laboriosa dello stile" (p. 185).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 185-190

MARCO SANTORO, Il portale www.italinemo.it
Presentazione del sito internet www.italinemo.it, inaugurato il 28 novembre del 2001. Ideato e diretto da Marco Santoro, il portale effettua l'indicizzazione delle riviste di italianistica edite a partire dal 2000, di cui offre altresì profili biografici e descrizione analitica di ciascun fascicolo, mettendo a disposizione del lettore anche brevi abstract degli articoli in esso inseriti. Il sito consente di operare una ricerca incrociata per autori e titoli, per parole chiave, per nome delle testate o dei collaboratori. Da poco in chiaro la sezione relativa alle "Notizie", affidata alla cura di Michele Marino, che informa su iniziative di vario genere relative a convegni e congressi, borse di studio, dottorati, master, premi letterari, presentazioni di volumi, seminari, conferenze, novità editoriali e link consigliati.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 191-204

CORRADO DONATI, Per una biblioteca digitale on-line dei periodici letterari: il progetto Circe
L'A. presenta il sito internet "Circe" (Catalogo Informatico delle Riviste Culturali Europee), da lui ideato e nato all'interno del Dipartimento di Scienze Storiche e Filologiche dell'Università di Trento. Il portale si inserisce in un progetto ipotizzato già nella seconda metà degli anni Novanta come "continuazione, su base informatica, di una lunga esperienza di ricerca nel campo dei periodici letterari del Novecento" (p. 205) avviata nell'università di Trento, e mirante alla creazione di una biblioteca digitale degli stessi. Come spiega l'A. "Circe" mette a disposizione un catalogo dei periodici con schede storico-critiche, descrizione analitica e indicizzazione degli stessi ed offre "una ricca bibliografia della critica, sia generale sia relativa alle singole testate", in cui vengono riversati periodicamente, ove possibile, i testi di alcuni saggi in formato PDF (p. 208). Il sito prevede anche: una sezione riservata alla pubblicazione delle ricerche condotte sui periodici dai laureati del Dipartimento; una pagina dedicata agli "Eventi", che informa invece sulle manifestazioni culturali; una "Mailing list", che conta ad oggi già 200 iscritti, con lo scopo di diffondere le notizie relative agli aggiornamenti del sito ma anche a convegni e conferenze o ad informazioni sui periodici.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 205-210

FABRIZIO SERRA, La versione elettronica delle riviste culturali di ricerca scientifica accanto a quella cartacea: opportunità e necessità
Come precisato nell'abstract d'apertura, viene presentata "un'analisi puntuale dell'editoria elettronica contemporanea", con particolare riferimento ai progetti realizzati in questo settore dalla Casa editrice diretta da Fabrizio Serra, che pubblica con il marchio "Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali" oltre cento periodici culturali di ricerca scientifica, e con i marchi "Giardini Editori e Stampatori in Pisa", "Edizioni dell'Ateneo" e "Gruppo Editoriale Internazionale" oltre una sessantina di volumi nel medesimo campo. In formato elettronico (PDF) e in versione integrale, nel sito internet della casa editrice di Fabrizio Serra www.libraweb.net (realizzato a partire dal 1999) sono attualmente disponibili circa sessantotto riviste, nonché l'intero catalogo dell'editrice con il relativo e-commerce.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 211-215

GUIDO MURA, La Braidense nell'era digitale
L'A. illustra alcuni interessanti progetti di acquisizione in formato digitale del patrimonio librario e documentario della Biblioteca Nazionale Braidense, avviati a partire dal 1995. Tra essi i progetti "Dire" e "Scaffale Aperto" ed i progetti di emeroteca digitale EVA (Emeroteca Virtuale Aperta) e GEA, cui si è recentemente aggiunto il progetto di conversione in formato digitale della raccolta drammatica Corniani Algarotti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N3 - Pag. 217-225

GIORGIO BARONI, Presentazione di Iride 900
Giorgio Baroni annuncia l'apertura del sito internet "Iride900" (www.unicatt.it/iride900), illustrando le vicende che hanno portato alla sua realizzazione e le sue finalità. Da lui diretto e coordinato da Paola Ponti e Andrea Rondini, il sito fornisce l'Indice delle riviste italiane del Novecento, ed è nato dalla collaborazione e dall'impegno di un gruppo di studiosi (professori, ricercatori e studenti) del dipartimento di italianistica dell'Università Cattolica di Milano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 11-13

PAOLA PONTI-ANDREA RONDINI, Come interrogare Iride 900
Ricollegandosi all'intervento di Baroni e giovandosi dell'ausilio di illustrazioni che riproducono le schermate del computer, gli autori offrono un'utile guida alla consultazione del sito internet "Iride900" di cui sono i coordinatori.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 15-37

MARIA ISABEL GIABAKGI, La questione della religiosità di Pascoli nella rivista ticinese "Coenobium"
L'A. si sofferma sul programma ideologico della rivista luganese "Coenobium" (cui collaborarono intellettuali come Ghisleri, Fogazzaro, Rensi e Bignami), improntata ad un tentativo di "conciliazione tra fede e scienza, etica e politica" e qualificata da "una pedagogia plasmata sui valori di una religiosità sovraconfessionale", da un "ecumenismo come auspicabile religione dell'avvenire", da un "recupero della dimensione 'religiosa' in seno al socialismo" (p. 40). A dimostrazione di quest'ultima ipotesi l'A. porta come esempio il saggio di Amedeo Gazzolo dal titolo "L'ansia religiosa di Pascoli", in cui il critico si interroga sul "nocciolo psichico" della poesia pascoliana ed individua in Pascoli un poeta 'cristiano' in senso vero e proprio, perché "in lui l'etica cristiana diviene palesemente 'una forma mentis lirica ed una necessità di vita'" (p. 42).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 39-42

FRANCESCA CORVI, Il frammentismo sulle pagine della "Riviera ligure". Fuochi fatui della prosa novecentesca
Si rileva il ruolo di "guida e di rinnovamento" (p. 46), in direzione dell'affermazione della poetica del frammento, svolto dalla rivista genovese "Riviera ligure" (1895-1919), diretta da Mario Novaro, che, pur nell'assenza "di una precisa linea programmatica e nonostante il conseguente carattere antologico, accolse sulle sue pagine alcuni tra i più innovativi autori del nostro primo Novecento, orientati verso una prosa breve e sostanzialmente più lirica che narrativa" (p. 43).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 43-46

FEDERICO PELLIZZI, Alle origini di "Convivium": progetto di una cultura plurale (1929-1947)
Ci si occupa di delineare e qualificare le due differenti fasi di progettazione della rivista "Convivium": la prima, caratterizzata dall'assenza sostanziale di un carattere militante della testata, va dal 1929, anno della sua fondazione, fino al 1938, anno in cui ne assunse la direzione l'intraprendente Carlo Calcaterra; la seconda, invece, inizia dal dopoguerra ed arriva al 1969, testimoniando una volontà di maggiore intervento nella contemporaneità. Il tentativo di imprimere alla seconda serie della rivista un forte cambiamento, a iniziare dal titolo (Calcaterra pensò di intitolarla "Oggidiana", ma poi optò per "Convivium. Raccolta nuova"), è testimoniato dalle carte Calcaterra e dal suo epistolario, qui utilizzati come valido riscontro testuale .
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 47-51

GIOVANNI RONCHINI, Progetto di recupero della rivista "La critica cinematografica" (1946-1948): una dimenticata esperienza critica al confine tra discipline
Come precisa prontamente l'A., la comunicazione intende essere "il simbolico, ideale abbrivo del progetto di recupero della rivista 'La Critica cinematografica', edita a Parma tra il 1946 e il 1948" (p. 53), progetto che nasce dalla collaborazione dell'A. con gli studiosi Magnani (Università Cattolica di Milano), Ronchini (Università di Parma) e Torre (Scuola Normale di Pisa). Diretta da Antonio Marchi, "Critica cinematografica" presenta non pochi motivi di interesse, tra cui lo spazio dedicato all'esame del rapporto tra cinema e letteratura o al conflitto tra ermetismo e neorealismo. Molti i collaboratori che dettero lustro alla rivista, tra i quali Macrì, Bertolucci, Bigiaretti, Ungaretti, Spagnoletti, Mario Verdone e Colombi Guidotti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 53-56

LUCIANA PASQUINI, La casa editrice Carabba e il mondo delle riviste fiorentine
L'A. documenta il ruolo significativo svolto dalla casa editrice abruzzese di Rocco Carabba, fondata nel 1878, nel panorama culturale primonovecentesco. Nel 1909, giovandosi della collaborazione di Papini, l'editrice avvia la pubblicazione della serie "La cultura dell'anima", accogliendo filosofi e scrittori antichi e moderni […], curati da 'leonardiani' e da 'vociani' come Prezzolini, Amendola, Soffici" (p. 58). Grazie a tale importante iniziativa ed alla stretta collaborazione con il mondo delle riviste fiorentine del primo Novecento, la casa editrice Carabba divenne una vera e propria "cassa di risonanza dell'ideologia vociana" (p. 57), in quanto si distinse per aver offerto "un supporto concreto alle nuove idee permettendo agli intellettuali vociani di costruire l'anima delle cose rinnovando la coscienza morale degli italiani" (p. 61).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 57-61

GIUSEPPE LUPO, Il dibattito culturale negli esordi di "Comunità" (1946-1947)
Ci si sofferma sul primo biennio di pubblicazione della rivista di Adriano Olivetti "Comunità", da lui ideata e fondata a Roma nel marzo del 1946 col sottotitolo "Giornale mensile di politica e cultura". Trasferitasi da Roma a Torino nell'aprile del 1947, la testata assunse periodicità prima settimanale e poi quindicinale, riflettendo nelle alterne vicende di pubblicazione il "travaglio ideologico oltre che tipografico" (p. 63) in cui versava il suo staff editoriale nonché il nascente "Movimento di Comunità" di Adriano Olivetti. Come precisa l'A., il periodico olivettiano si aprì "all'insegna di una vasta e interessante prospettiva ideologica", che intendeva "ripensare a un rinnovamento della società italiana dal punto di vista etico, urbanistico, economico, politico" (p. 64).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 63-67

NELLA GIANNETTO, Dedicare una rivista ad un unico autore: da "L'Alighieri" ai nostri giorni
Caratteristiche, peculiarità, punti di forza e limiti delle riviste mono-autore sono partitamente esaminati dall'A., che si sofferma più specificamente sulle riviste dantesche.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 69-75

MARINELLA CANTELMO, "Cheek by jowl": Pascoli e D'Annunzio a(l) "Convito"
L'ipotesi da cui muove la presente indagine - come informa il breve compendio che la precede - è quella secondo cui "un numero di rivista possa configurarsi come un macrotesto alla pari di una raccolta di poesie o novelle d'autore, dotato cioè in sé, al di qua dei nessi attivati a posteriori dal lettore, di un certo grado di coerenza interna tra le parti di diversa mano, che sotto un'unica regia concorrano - in accordo o in tensione - a comporre una e una sola 'volontà' comunicativa" (p. 77). La rivista presa in esame ai fini della dimostrazione di questo assunto è "Il Convito" di De Bosis.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 77-87

GIUSEPPE LANGELLA, Una rivista ottocentista: "L'Esame" letterario tra prosa d'arte e romanzo europeo
"L'Esame" (1922-1925), rivista fondata a Milano nell'aprile del 1922 da Enrico Somarè, viene qui presentata come "colonia" della " Ronda" (p. 89), di cui, verso la fine della sua parabola editoriale, ospitò i maggiori animatori, come Cardarelli, Cecchi, Bacchelli, Savarese, Cora e Montano. Dalle sue pagine essi intesero infatti proseguire, "con mezzi più adeguati, il lavoro di restaurazione del buon gusto avviato con 'La Ronda'" (p. 90). Legata ad un canone narrativo ancora ottocentesco, la rivista di Somarè ha il merito di aver accolto in anticipo sui tempi autori stranieri come Mann e Proust, ma soprattutto quello di aver ospitato il celebre "Omaggio a Italo Svevo" di Montale, che segnò l'inizio della fortuna critica dello scrittore triestino.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 89-94

DOMENICO DEFILIPPIS, Il Rinascimento nelle riviste pugliesi del Novecento
L'A. indaga "il senso e il significato della ricezione dell'interesse per gli studi umanistici e rinascimentali nelle riviste pugliesi" del primo Novecento (segnatamente "Rassegna pugliese di scienze, lettere ed arti" e "Iapigia"), "con l'obiettivo di rintracciarvi sia le linee interpretative di una produzione non ancora sufficientemente scandagliata, sia gli esiti che a livello periferico ha determinato il dibattito teorico intorno ai più rilevanti nodi tematici della riflessione umanistica sviluppatasi a livello nazionale ed europeo" (p. 95).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 95-98

MASSIMILIANO MANCINI, Gli "Annali manzoniani" (1939-1949)
L'A. ripercorre brevemente la storia degli "Annali manzoniani", editi a partire dal 1939 come rivista ufficiale del "Centro Nazionale di Studi Manzoniani", fondato nel 1931 per iniziativa di Giovanni Gentile e Giuseppe Bottai. Cinque i volumi pubblicati: il primo nel 1939, il secondo nel '41, il terzo nel '42, il quarto nel '44, il quinto ed ultimo nel 1950, pur recando la data del '49. La rivista monografica, cui collaborarono filologi e interpreti di grande finezza come Barbi, Ghisalberti, Momigliano, Russo e Sanesi, ha lasciato in eredità alla sua nuova serie, rinata solo da alcuni anni, l'impegno dell'edizione critica dei testi manzoniani e della loro aggiornata interpretazione.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 99-103

ENZA BIAGINI, Nota agli scrittori francesi su "Poesia" (1905-1909) di Marinetti
Il presente intervento si colloca nell'ambito di un progetto di studio più ampio che impegna l'A., progetto finalizzato alla dimostrazione "dell'esistenza di riviste di comparatistica avanti lettera, antecedenti, cioè, alla notissima 'Revue de littérature comparée'" del 1921 (p. 106). L'indagine della rivista "Poesia" (1905-1909) di Filippo Tommaso Marinetti, cui viene riconosciuto il merito di aver senz'altro "avviato una tradizione se non proprio di comparatistica, di forte contatto tra le letterature" (p. 109), si giova qui dell'utile confronto con la più tarda "Poesia. Quaderni internazionali" (1945-1947), fondata quarant'anni dopo da Enrico Falqui.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 105-113

WANDA DE NUNZIO SCHILARDI, "La settimana" di Matilde Serao (1902-1904)
Profilo della rivista letteraria "La settimana", che Matilde Serao fondò nel 1902, sul modello della francese "Revue Hebdomadaire", con l'intento di "raggiungere un'altra tipologia di pubblico rispetto al quotidiano", di ricavarsi "uno spazio in cui promuovere e organizzare cultura", di creare, in breve, "una pubblicazione con la quale offrire, soprattutto ad un pubblico femminile, il panorama della vita intellettuale italiana grazie alla collaborazione di tutti i migliori letterati del tempo" (p. 117), da Pirandello, Verga, Giacosa, Neera, Russo, a Pascoli, Carducci, Farina, De Amicis, Torelli e Croce.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 115-124

ELVIO GUAGNINI, Una rivista triestina del primo Novecento: "Il Palvese"
Analisi del settimanale triestino poco longevo "Il Palvese", durato dal gennaio al dicembre del 1907, che intendeva essere - come precisa l'A. - "un luogo di valorizzazione dell'italianità di Trieste" (p. 127). Fondato altresì con l'intento di diventare una rivista di opinione, un "organo di lotta", come già prefigurato dal suo titolo, ma anche di "conciliazione verso ideali superiori" (ibidem), "Il Palvese" mostrò i suoi lati più interessanti nel settore della polemica politica e istituzionale. Come fatti di rilievo, conclude l'A., restano del periodico "alcuni interventi critici verso aspetti istituzionali della cultura cittadina che preludono all'intervento 'vociano' di Slataper, oltre all'affioramento di qualità critiche come quelle di Benco, di qualità traduttive come quelle di Antonio Cippico, di qualità poetiche e saggistiche come quelle di Saba, di qualità narrative e critiche come quelle di Slataper, di qualità polemiche come quelle di Ferdinando Pasini" (p. 130).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 125-130

CRISTINA BENUSSI, "La Voce trentina": Slataper e Saba
Si approfondisce il programma letterario della rivista "La Voce trentina" (1911-1912), fondata a Rovereto da Alfredo Degasperi (1891-1974) negli anni di progressiva affermazione del nazionalismo italiano. La animava un dichiarato impegno civile, "che veniva da intellettuali giovani e desiderosi di rompere con un modo accademico di fare cultura" (p. 131), tra i quali Luigi Giovanola, Vittorio Guerra, Bruno Nardi, Giuseppe Saitta, Scipio Slataper e Umberto Saba. Fu soprattutto Slataper, tra i maggiori collaboratori della rivista, a promuovere dalle sue colonne un programma di "cultura fattiva", in grado, cioè, di infondere "nuova linfa all'asfittica produzione artistica triestina e nazionale". Una "letteratura vigorosa e forte, dunque non italiana" quella invocata da Slataper, "se le sue ultime espressioni d'avanguardia, crepuscolarismo […] ma altrove anche futurismo, venivano da lui bocciate" (p. 132)
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 131-136

LORENZO BUSQUETS, La poesia catalana nelle riviste italiane del periodo 1919-1936: Giacomo Prampolini
L'A. si occupa della ricezione della poesia catalana nelle riviste italiane limitatamente agli anni 1919-1936. "Nell'avvicinarsi con curiosità non folcloristica alla peculiarità culturale" della Catalogna, offuscata "da una Spagna egemone, unificatrice e propensa a mortificare le culture periferiche, - osserva l'A.- gli italiani, e in particolare Giacomo Prampolini, scoprono una tessera di mosaico mediterraneo ed europeo che è loro familiare" (p. 144); "in particolare scoprono nella sua letteratura, o nella scelta che essi fanno della sua letteratura, un'arte moderatamente 'moderna' che mantiene le distanze dallo spericolato sperimentalismo delle avanguardie in nome del valore della classicità, in cui dimostrano di credere" (ibidem).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 137-144

GIANNI OLIVA, La grande guerra e alcune riviste centro-meridionali
Oggetto del contributo sono alcune riviste abruzzesi del primo Novecento, tra cui "La Grande Illustrazione" (1914-1915) di Basilio Cascella, "Aprutium" (1912-1919) di Zopito Valentini, "Le Pagine" (1917-1918) di Nicola Moscardelli, delle quali si illustrano sia il programma ideologico, tendenzialmente incline all'interventismo, sia quello letterario, di marca dannunziana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 145-154

ARTURO CATTANEO, Chi stramalediva gli inglesi? La presenza delle letterature di lingua inglese nelle riviste italiane tra le due guerre
L'A. verifica l'entità della presenza della cultura e della letteratura inglese nelle riviste italiane tra le due guerre, nel periodo, cioè, di ampio consenso al regime fascista e di accelerazione autarchica e filogermanica. Sono proprio le riviste, infatti, a consentire di rintracciare la genesi dell'anglistica in Italia, fungendo esse, nel periodo in esame, da "biblioteca e da palestra agli anglisti italiani" (p. 156). Particolare attenzione è riservata alla rivista "Grandi firme", fondata nel 1924 da Pitigrilli.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 155-160

PIETRO GIBELLINI, "Il Rinascimento", una rivista italiana per l'Europa
Ci si sofferma sul periodico milanese "Il Rinascimento. Rivista bimensile di lettere ed arte " (1905-1906), segnatamente sul suo primo trimestre di pubblicazione. La testata ospitò sezioni di narrativa, poesia, saggistica e cronache dall'estero (soprattutto Francia e Spagna); morta "di morte improvvisa e per causa ignota, obbedendo al proposito non banale né scontato di guardare all'Europa nel vagheggiamento di un'egemonia della grande civiltà latina, italiana e rinascimentale, diede il suo contributo al vivace dibattito culturale di quegli anni" (p. 168).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 161-168

ENRICO ELLI, Letteratura e riviste nel Canton Ticino: il caso di "Pagine libere" (Lugano, 1906-1912)
L'A. delinea la fisionomia di "Pagine libere", rivista politica ma con interesse per la cultura letteraria, fondata a Lugano, nel 1906, dagli esuli italiani in Svizzera dopo i fatti del 1898 Angelo Oliviero Olivetti e Arturo Labriola, e durata fino al 1912. Particolare attenzione viene riservata alla parte letteraria della rivista, affidata alle cure di un giovane e lungimirante Francesco Chiesa.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 169-178

MARIA GABRIELLA RICCOBONO, Croce, Gentile e "La Critica" fino al 1915
Nel ripercorrere gli orientamenti principali della nota rivista crociana "La Critica" tra il 1903 ed il 1915 l'A. fa chiarezza su alcuni inveterati ed errati giudizi critici intorno a Croce ed alla sua rivista.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 179-185

ELIS DEGHEGHI OLUJIC, Le riviste italiane in Istria nella prima metà del Novecento
Le riviste italiane in Istria della prima metà del secolo scorso, tra cui "Atti e memorie" e "Pagine istriane", vengono qui presentate come segnalatori sensibili del clima culturale e politico dell'epoca in cui furono pubblicate e quindi come "strumenti di lavoro essenziali per tutti gli studiosi della storia e della cultura istriane" (p. 190).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 187-190

EDOARDO ESPOSITO, La ricezione delle letterature straniere
L'intervento "mira a far conoscere alcuni risultati di una ricerca avviata qualche anno fa presso l'Università Statale di Milano, e ora in corso di stampa ["Le letterature straniere nell'Italia dell'entre-deux-guerres", 2 voll., a c. di Edoardo Esposito, Lecce, Pensa Multimedia Editore], avente per oggetto le riviste del ventennio fascista e in particolare la presenza su queste riviste delle letterature straniere, nell'intento di approfondire la nota questione "di quanto spazio la cosiddetta autarchia culturale avesse lasciato a uno scambio attivo e proficuo con altre nazioni europee" (p. 191).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 191-194

CECILIA GIBELLINI, "Gli amanti di Morgana": Ettore Cozzani, "L'Eroica" e l'architettura
Il saggio è incentrato sulla rivista mensile "L'Eroica" (1911-1944), fondata a La Spezia nel 1911 da Ettore Cozzani e Franco Oliva. Nota specialmente per la sua impronta nazionalista, la rivista dedicò tuttavia ampio spazio all'arte straniera, contribuendo a far conoscere nel nostro paese le novità nel campo delle arti figurative provenienti d'oltralpe e svolgendo pertanto un ruolo determinante in Italia ai fini del rinnovamento artistico e culturale. Tra le forme artistiche privilegiate dal mensile vi furono la xilografia e l'incisione ma anche l'architettura, come testimonia un ampio articolo del 1911 a firma di Cozzani intitolato "Gli amanti di Morgana", che viene qui partitamene esaminato proprio al fine di dimostrare l'apertura al nuovo propugnata dal periodico.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 195-202

MERCEDES GONZÀLEZ DE SANDE, La presenza della cultura spagnola nelle riviste del primo Novecento italiano
L' A. presenta una rapida incursione nelle riviste italiane primonovecentesche, al fine di analizzare e valutare l'entità assunta in esse dalla presenza della Spagna e degli intellettuali spagnoli. Pur se inferiore a quella di altre culture come la francese o la tedesca, la presenza spagnola nelle riviste del nostro paese rivela tuttavia una profonda ed intensa "comunione di interessi e di obiettivi" (p. 204) tra intellettuali italiani e scrittori spagnoli.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 203-206

GIUSEPPE IANNACCONE, "Rivoluzione" e non solo. Le riviste dei GUF tra letteratura e impegno politico
Si dimostra l'infondatezza del luogo comune inerente al mito dei gruppi universitari fascisti come "palestra dell'antifascismo" ed alle riviste ad essi collegate "come spazi di imprevedibile libertà sfruttati per la sistematica demolizione dell'edificio delle retoriche mussoliniane" (207). In realtà, chiarisce l'A. del saggio, tanto le riviste dei GUF quando i temi culturali esibiti in occasione di littoriali "danno prova di un autentico conformismo, venato indubbiamente di una buona dose di esuberanza giovanile, ma mai capace di mettere in discussione i presupposti culturali e politici del fascismo" (p. 208).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 207-210

GAETANO OLIVA, Le riviste di teatro agli inizi del Novecento
Gaetano Oliva offre una panoramica delle riviste di interesse teatrale che hanno attraversato il Novecento. Particolare attenzione viene riservata dallo studioso alle testate di primo Novecento come "L'Argante", "Comoedia", "L'Arte drammatica" o "Il piccolo Faust", così strettamente legate, secondo una tradizione che risaliva già alla seconda metà dell'Ottocento, alle agenzie ed alle compagnie teatrali, "da creare situazioni di complicità tra il teatro rappresentato e il mondo fatto di relazioni, moda e mondanità legato ad esso" (p. 211). Un accento particolare viene inoltre conferito nel saggio alla relazione tra teatro ed illustrazione nelle riviste in esame, "sfogliare le quali - conclude Oliva - significa lasciarsi andare sul filo della memoria al fascino di un teatro che, in molti casi, oggi non esiste più, ma anche ripercorrere una storia, ancora in parte da scrivere, sfuggendo a schematizzazioni superficiali,a rapporti dati per scontati e non sempre verificati […]" (p. 213).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 211-216

ENRICO FRAULINI, Le riviste della società artistico letteraria di Trieste
Enrico Fraulini fornisce un utile regesto dei ventidue "Quaderni degli scrittori giuliani" (1953-1985) e dei due quaderni antologici intitolati "Nella fucina delle parole" (1993 e 1997). Curati dal poeta, commediografo, prosatore e critico giornalistico Marcello Fraulini, nato ad Aviano (Pd) ma vissuto a Trieste fino alla morte, i "Quaderni" e le due raccolte letterarie in questione documentano il notevole impegno perseguito da quasi sessant'anni dalla "Società Artistico Letteraria di Trieste", fondata dallo stesso Fraulini nel 1945 nella difesa, valorizzazione e diffusione dell'attività letteraria del Friuli Venezia Giulia, dell'Istria e della Dalmazia italiana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 217-220

GABRIELLA DI PAOLA DOLLORENZO, "Il sesto centenario dantesco" (Bollettino del Comitato cattolico per l'omaggio a Dante Alighieri): riflessione morale ed esperienza estetica
Presentazione della rivista ravennate "Il sesto centenario dantesco". Pubblicata tra il 1914 ed il 1921 in preparazione delle celebrazioni dantesche per il sesto centenario della morte del poeta fiorentino, fu diretta dal sacerdote Giovanni Mesini ed animata dall'intento dichiarato di "invitare i cattolici ad onorare il Divino Poeta che ha cantato i misteri e le glorie" della religione cattolica (p. 221).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 221-223

MASSIMO VERDICCHIO, "La critica" di Benedetto Croce
L'A. delinea il profilo della nota rivista crociana "La critica", fondata nel 1903 e durata fino al secondo dopoguerra. Dopo quarantadue anni Croce ne interruppe le pubblicazioni per fondare i "Quaderni della Critica" (1944-1951), del tutto simile alla "Critica" ad eccezione dell'esclusione della politica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 225-228

ANNA PASTORE, Una fiaba per Luce dalle pagine di "Futurismo"
Analisi della fiaba futurista scritta e pubblicata sulla rivista "Futurismo" il 16 ottobre 1932 da un esponente veneto del movimento, Piero Anselmi, in occasione della nascita della figlia di Tommaso Marinetti, Luce, avvenuta il 20 settembre di quell'anno. Il testo, dal titolo per l'appunto di "Fiaba Futurista. (Per Luce Marinetti)", viene qui edito in appendice insieme ad una "Didattica futurista" che la precedeva nella pubblicazione in rivista.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 229-234

DARIO TOMASELLO, "La Balza futurista" e le avanguardie in Sicilia tra liberty e paroliberismo
Il contributo è incentrato sull'esame della rivista messinese "La Balza futurista", dovuta all'intraprendenza di Guglielmo Jannelli, Luciano Nicastro e Vann'Antò ed uscita solo in tre numeri tra l'aprile ed il maggio del 1915. Nonostante la sua scarsa longevità, durante il periodo in cui fu pubblicata "La Balza futurista" rappresentò l'organo ufficiale del movimento futurista, oscillando tra rispetto delle tesi irredentiste e del modello paroliberista di marca marinettiana e "sorprendenti eccezioni" all'ortodossia predicata dal capofila del movimento.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 235-239

RITA VERDIRAME, Narrativa e teatro sulla rivista "La lettura" negli anni della grande guerra
Filiazione del "Corriere della sera", la rivista mensile "La lettura" (1901-1945) viene qui esaminata in relazione al triennio di pubblicazione 1915-18. Diretta di Simoni, negli anni della grande guerra la rivista non mancò di farsi portavoce delle istanze patriottiche nazionali, ridimensionando lo spazio dedicato alla letteratura. Collocatasi volutamente ai margini del dibattito ideologico e culturale, "La lettura" si qualificò tuttavia per essere stata "intenta a rubricare ed esporre il 'fenomeno' della guerra di massa esorcizzandone le atrocità, rimuovendone la coscienza storica e tentando di elaborarne i lutti mediante un'operazione di recupero tematico 'addomesticato', ovvero utilizzando codici espressivi rassicuranti, prudenti e alieni dal denunciare la 'totale insensatezza del mondo" (p. 241)
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 241-245

BART VAN DEN BOSSCHE, L'idea della letteratura nel "Politecnico" (1945-1947)
Viene esaminata la dimensione letteraria della nota rivista "Il Politecnico", edita dal 29 settembre 1945 al 6 aprile 1946 come settimanale, e dall'aprile del '46 alla fine del '47 come mensile. Al cambiamento di periodicità della testata corrisponde secondo l'A. il passaggio ad un'impostazione diversa della sua linea editoriale. Nel "Politecnico" mensile - puntualizza l'A. - "il filone critico e saggistico tende a inglobare e ad assorbire le diverse funzioni svolte dalla letteratura nel settimanale, soprattutto la funzione antologica e quella estetica. La funzione conoscitiva, che nel settimanale occupava una posizione di rilievo, subisce un ridimensionamento […] (p. 249).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 247-250

MICHELE VERMICELLI, Il corpus penniano sparso per le riviste
Il contributo è incentrato sulla produzione poetica di Sandro Penna, più specificamente sui problemi di datazione che la interessano. L'A. documenta come ben un terzo del corpus poetico penniano sia riemerso da riviste e quotidiani, sì da consentire di individuare nella pubblicazione in rivista il terminus a quem della composizione di molte liriche di Penna di datazione ancora incerta. Correda il saggio una tavola contenente l'elenco delle poesie di Penna edite in rivista, accompagnate dalla relativa cronologia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 251-256

MARIA LAURA VANORIO, Progetti per una letteratura ermetica: il dibattito letterario dalle colonne di "Campo di Marte"
L'A. delinea il profilo della rivista ermetica fiorentina "Campo di Marte" (1938-1939), che raccolse gli esuli frontespiziani, capeggiati da Carlo Bo, propugnando un indirizzo critico di apertura alla libertà di interpretazione e promuovendo un vivace dibattito letterario attraverso l'invito alla lettura di autori stranieri e italiani dell'ultima generazione. Nata con l'intento di concorrere attivamente alla formazione del nuovo gusto del pubblico, attraverso la critica ermetica che ospitò sulle sue pagine la rivista si presenta oggi come "uno dei punti d'osservazione privilegiati per comprendere la variegata opposizione al crocianesimo […]" (p. 259).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 257-260

ROBERTO SALSANO, "Poesia" e l'esordio di Paolo Buzzi
L'analisi del romanzo di Paolo Buzzi "L'esilio" (1905-1906) viene qui condotta sulla base del suo grado di rappresentatività delle istanze letterarie della rivista marinettiana "Poesia", cui si deve non a caso la sua promozione ed il suo riconoscimento pubblico.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 261-264

EDDA SERRA, Le riviste triestine del secondo dopoguerra. "Umana" ed altro: dalla biblioteca di Biagio Marin
L'A. si occupa della rivista triestina "Umana", fondata da Aurelia Gruber Benco nel 1951 riprendendo la testata che il padre Silvio aveva avviato nel 1918, ma che era sopravvissuta solo per breve tempo. Nella seconda parte del saggio l'A. effettua altresì un'incursione nella biblioteca personale di Biagio Marin, collaboratore di "Umana", al fine di evidenziare la cospicua presenza in essa di numerose riviste letterarie e di cultura oltre "Umana", fra cui "Trieste", "Battana", "Pagine libere" e "Resine".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 265-270

PAOLO SENNA, "Solaria" al cinema (marzo 1927). Ragioni di una dedica
Ci si sofferma sulle motivazioni che spinsero il direttore ed i collaboratori della nota rivista fiorentina "Solaria" a dedicare un intero numero al cinematografo, intitolato "Letterati al cinema". Pubblicato nel marzo 1927, il fascicolo monografico costituisce "un paragrafo della cultura europea di "Solaria" e documenta una chiara affinità con le altre esperienze europeizzanti e 'civili' del "Baretti" e del "Convegno", pur nell'elaborazione di un proprio specifico gusto e nella eleganza - e nel limite - di una 'galleria di opinioni'" (p. 275).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 271-275

CARMELO SPALANCA, A proposito del rapporto fra l'intellettuale e il potere durante il fascismo: la rivista "Campo di Marte" di A. Gatto e V. Pratolini
L'A. informa sull'orientamento culturale della rivista ermetica "Capo di Marte", pubblicata a Firenze tra il 1938 ed il 1939 da Alfonso Gatto e Vasco Pratolini. Non direttamente ed apertamente ostile al fascismo, la rivista propugnò tuttavia "un programma alternativo rispetto a quello promosso dalle istituzioni", promovendo ad esempio la conoscenza degli autori stranieri, così da indurre il regime a sospenderne le pubblicazioni. "Ne consegue - conclude l'A. - un fatto molto importante: il programma originario della rivista si sfalda gradualmente e il ridimensionamento assume una duplice configurazione; esso non è determinato soltanto dal regime fascista, ma anche dalla guerra imminente. I collaboratori di "Capo di Marte" esaltano i valori della letteratura e dell'arte prima che lo scoppio della prima guerra mondiale sancisca la fine delle illusioni e faccia precipitare nel baratro l'umanità" (p. 281).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 277-281

MARIA LUISI, Proposte classicistiche novecentesche: il caso del "Giornale arcadico"
Profilo della longeva rivista "Giornale arcadico di scienze, lettere ed arti", fondata a Roma nel 1819 e durata attraverso ben nove serie fino al 1916. Intento dell'A. è quello di dimostrare come "il richiamo all'Arcadia evocato dal titolo della rivista costituirà sempre un legame ideale con una tradizione classicistica, invocata in nome di un purismo che potesse ancora salvaguardare quella tradizione culturale (e in particolare letteraria) avvertita come più autenticamente italiana" (p. 283). Nato come "prodotto libero da vicoli accademici", con l'avvio della terza serie, nel 1898, sotto il patrocinio e la direzione dei Salesiani, il periodico andò invece configurandosi progressivamente come l'organo dell'Accademia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 283-287

CARLO ANNONI, La critica teatrale di Piero Gobetti sull'"Ordine nuovo" di Gramsci (1921-1922)
Argomento del contributo è l'attività svolta dal ventenne Piero Gobetti in qualità di critico teatrale presso il quotidiano comunista "Ordine Nuovo" di Gramsci, che subentrò dal 25 dicembre 1921 all'"Ordine Nuovo" rivista, terminando le sue pubblicazioni ufficiali il 30 ottobre del 1922 ma continuando ad uscire nella semiclandestinità fino al dicembre di quello stesso anno.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 289-292

MAURIZIO DE CARO, La critica dell'architettura e le riviste del primo dopoguerra. Il caso "La casa bella"
L'A. si occupa della rivista di architettura "La casa bella. Rivista per gli amatori della casa bella", pubblicata a partire dal 1928, ricostruendo l'intenso dibattito svoltosi sulle sue pagine tra rinomati critici dell'architettura divisi tra fedeltà alla tradizione ed apertura al nuovo, dibattito cui parteciparono anche noti scrittori e letterati come Bontempelli e Gatto.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 293-296

PAULINO MATAS GIL, La letteratura italiana nelle riviste "Espana" (1915-1924) e "La gaceta literaria" (1927-1932)
Si esamina la presenza della letteratura italiana nelle due riviste spagnole "España" (1915-1924), di Ortega y Gasset, e "La Gaceta Literaria" (1927-1932), di Ernesto Giménez Caballero. Carattere comune ad entrambi i periodici fu la tendenza ad informare sulla letteratura italiana contemporanea (mostrando uno scarso interesse per la letteratura del passato) e a preferire l'informazione al pensiero critico vero e proprio.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 297-300

SERGIO PORTELLI, La letteratura italiana come arma politico-culturale nelle riviste maltesi in italiano del primo Novecento: "Malta letteraria" e "La Brigata"
L'A. si sofferma sulle due riviste letterarie italofone maltesi pubblicate prima della seconda guerra mondiale: la "Malta letteraria" (1904-1939) e "La Brigata" (1932-1937), dedicando particolare attenzione alla ricezione della letteratura italiana a Malta.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 301-304

GIANNA RAFFAELE, Letteratura e gastronomia nelle riviste fra le due guerre
Originale ed accattivante l'argomento del saggio, che attiene alla presenza della tematica gastronomica in alcune riviste italiane tra le due guerre. Una ventina i periodici spogliati dall'A., tra cui "Emporium", "La Lettura", "Il Punto", "Il Meridiano di Roma", o i più noti "La Voce", "Leonardo", "Lacerba", "La Ronda" e "Nuova Antologia"; eterogeneo il materiale raccolto a seguito dalla schedatura, ascrivibile grosso modo ai seguenti settori: storia della gastronomia, testi letterari, recensioni, pubblicità.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 305-309

ROBERTO LUDOVICO, "Solaria" e la cultura europea degli anni Trenta
Ci si occupa della nota rivista fiorentina "Solaria" (1926-1936), con l'intento di "spostare la prospettiva della critica solariana in direzione europea", insistendo "più sulla collocazione della rivista nel panorama culturale internazionale che - viceversa - sugli ormai noti effetti benefici che l'apertura europea introdotta da "Solaria" ebbe sulla letteratura italiana del periodo fascista" (p. 312). Sono pertanto individuate le convergenze tra l'evoluzione del programma della rivista e la parallela evoluzione della cultura europea, stigmatizzata dagli esiti dell'imponente "Congrés international des écrivains pour la defense de la culture". Pur riflettendo nella sua parabola conclusiva le vicende dello scenario culturale europeo, conclude infine l'A., "Solaria" sembra tuttavia additare anche un'alternativa al modernismo ormai declinante, proiettandosi già verso il "dopo-modernità" e concedendo largo spazio alla letteratura triestina.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 311-314

MARIA PAGLIARA, Di Fallacara e di Quasimodo in "Humanitas", rivista pugliese (1911-1924)
L' A. individua tra le pagine della rivista pugliese "Humanitas" (1911-1924) di Piero Delfino Pesce le prime prove poetiche di Luigi Fallacara e Salvatore Quasimodo, fornendo altresì il raffronto tra due edizioni differenti delle giovanili liriche quasimodiane "Fremiti mattinali" e "Tempio".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 315-319

MILENA MONTANILE, "Prospettive" di Malaparte
Milena Montanile si occupa della rivista "Prospettive", fondata e diretta a Roma da Curzio Malaparte, individuando una linea di continuità tra la sua prima serie, edita tra il luglio del 1937 ed il luglio del 1939, e la seconda, che va dal 15 settembre del 1939 al 1943.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 321-322

FEDERICA MILLEFIORINI, Poesia, pubblicità e turismo nella futurista "Terra dei vivi"
Il contributo è dedicato alla rivista futurista "La terra dei vivi. Quindicinale di turismo arte architettura", pubblicata a La Spezia tra il giugno e l'ottobre del 1933 sotto la direzione artistica di Fillìa (Luigi Colombo) e quella generale di Cleta Salmoiraghi. Poco longevo, il quindicinale, poi divenuto mensile, riveste tuttavia un valore significativo. Esso documenta infatti "la capacità di penetrazione del futurismo nei piccoli centri della provincia italiana", "si occupa di un settore particolare, come l'estetica del paesaggio, e dedica ampio spazio alle iniziative futuriste volte alla valorizzazione del Golfo della Spezia" (p. 323), come il concorso di poesia "Golfo della Spezia" bandito da Marinetti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 323-329

PEDRO LUIS LADRÓN DE GUEVARA MELLADO, Vincolo fra pittura e scrittura nelle riviste fiorentine del primo Novecento
Scopo precipuo dell'intervento, dichiarato prontamente nell'incipit, è quello di "addentrarsi nel luogo che la pittura ha occupato nelle riviste letterarie fiorentine del primo Novecento, in particolar modo in "Leonardo" (1903-1907), "La Voce" (1908-1915) e "Lacerba" (1913-1915)" (p.331). Particolare attenzione viene riservata all'attività critica di Soffici, su cui ricadrebbe unicamente "la responsabilità della presenza pittorica sulle riviste fiorentine di quel periodo" (p. 333).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 331-333

NICOLA MAGNANI, La necessità di un nuovo realismo: "Il Saggiatore" e la volontà di ritorno al romanzo
L'A. delinea il programma cui fu informata la rivista letteraria romana "Il Saggiatore" (1930-1933), che si distinse per aver esibito una "peculiare coerenza tra impostazione filosofico-estetica e prassi artistica" (p. 336), entrambe orientate verso l'esigenza di aderire alla concretezza del reale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 335-340

ALESSANDRA OTTIERI, Fillia e le riviste del gruppo futurista torinese
L'A. mette in luce l'opera alacre di animatore culturale svolta da Luigi Colombo Fillia all'interno del gruppo futurista torinese, in cui si distinse per la sua abile attività di giornalista, testimoniata dalla fondazione di ben sette riviste: "Futurismo", "Vetrina futurista", "La città Futurista", "La Città nuova", "La terra dei vivi", "Stile futurista" e "La Forza".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 341-345

ROSITA TORDI CASTRIA, Savinio e la rivista "Colonna"
L'A. si occupa della rivista di architettura "Colonna", fondata e diretta da Alberto Savinio nel biennio 1933-1934.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 347-351

PAOLA PONTI, Il fantasma del pubblico e la forma delle riviste: Angioletti direttore di "Trifalco" e dell' "Italia letteraria"
Questo l'argomento del testo compendiato nell'abstract iniziale: "L'intervento si propone di delineare il percorso di [Giovanni Battista] Angioletti dalla direzione di "Trifalco" (1920-22) a quella della "Fiera/Italia letteraria" (1929-32). Dal confronto tra le posizioni espresse sui due periodici nel corso degli anni venti, è possibile individuare in alcuni articoli di "Trifalco" la fase avantestuale non solo dei fondamenti dell'aura poetica e dell'europeismo angiolettiani, ma ancor più della riflessione sul pubblico e sulla funzione dei periodici".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 353-360

ENRICA MEZZETTA, La crisi e il rinnovamento del teatro nelle riviste futuriste
Attraverso un accurato esame degli indici di alcune delle riviste futuriste pubblicate in Italia tra gli anni Venti e gli anni Trenta ("La città futurista","Futurismo", "Nuovo Futurismo" e "Stile futurista") l'A. verifica "quanto fosse davvero sentita la problematica teatrale nel panorama intellettuale futurista e quanto andasse di pari passo con i mutamenti storico-culturali del primo Novecento" (p. 361). Gli articoli editi sulle riviste in questione da letterati e critici del calibro di Marinetti, Prampolini, Bragaglia, Capaldo e Somenzi sono informati, secondo l'A., ad una duplice finalità: valutare la difficile situazione del teatro contemporaneo ed indicarne i possibili rimedi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 361-366

CLAUDIO A. D'ANTONI, Le parole dopo la musica? Sdoppiamento dell'unità critica raziocinante in quattro lustri di "Rivista musicale italiana", 1894-1915
L'A. illustra l'orientamento e gli obiettivi perseguiti dalla "Rivista musicale italiana" negli anni 1894-1915, soffermandosi più specificamente sulla problematica inerente al rapporto tra musica e parola.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 367-372

ANDREA PAGANINI, "La via": una rivista di cultura e di poesia nata fra Italia e Svizzera all'indomani della seconda guerra mondiale
Presentazione de "La Via". Rivista mensile di poesia e di cultura", sopravvissuta solo pochi mesi tra il gennaio ed il luglio del 1946. Pur se poco longevo, il periodico milanese, aperto alla collaborazione degli scrittori della Svizzera italiana, "rappresentò un'esperienza significativa, perché seppe dare un contributo costruttivo di singolare densità culturale (soprattutto letteraria, filosofica, civile) ad un'epoca di svolta, coinvolgendo firme prestigiose e promuovendo forze giovani anche di tendenze diverse (ma prevalentemente cattoliche), e soprattutto perché riuscì nell'impresa inedita di valorizzare gli scambi tra letterati di aree culturalmente vicine ma politicamente separate, come la Lombardia e la Svizzera italiana" (p. 377).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 373-377

DOMENICO COFANO, La "Nuova parola" di Arnaldo Cervesato
L'A. delinea il profilo del mensile romano pressoché dimenticato la "Nuova Parola", fondato nel 1902 da Arnaldo Cervesato, cui collaborarono scrittori ed intellettuali del calibro di Piero Delfino Pesce, Giovanni Amendola, Ernesto Bozzano, Sibilla Aleramo, Alessandro D'Ancona, Arturo Graf e Salvatore Farina. Periodico di ispirazione teosofica, la "Nuova Parola" è collocabile all'interno del filone della "ricerca psichica", che trovò il suo portavoce in Ernesto Bozzano; essa si aprì infatti alla parapsicologia e alle scienze occulte, sviluppando "in chiave etico-politica la tematica del neospiritualismo" e "raccordando il radicalismo umanitario e anticlericale della Società Teosofica con la tradizione mazziniana" (p. 379). La rivista cessò le sue pubblicazioni nel 1908, ma la sua eredità fu raccolta dalla luganese "Coenobium", che si occupò di questioni religiose, metafisiche e teosofiche in chiave modernista.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 379-382

ZOSI ZOGRAFIDOU, Riviste letterarie italo-elleniche del primo Novecento
L'A. effettua un censimento delle riviste letterarie greche del Novecento che hanno dedicato spazio alla letteratura italiana contribuendo alla diffusione della cultura e della letteratura del nostro paese in Grecia. Centoquarantadue in totale le riviste greche del Novecento che ospitano saggi, traduzioni, testi di letteratura italiana; di esse la maggior parte risale alla prima metà del secolo. Solo due, invece, sono le riviste italo-elleniche novecentesche edite in Grecia: "Olimpo" (1936-1940), mensile pubblicato dal Console d'Italia a Salonicco Pietro Quaroni, e "Italiko Triptiho" (1970), edizione degli Istituti Italiani di Cultura di Salonicco e di Atene. Un caso particolare è rappresentato dalle due riviste italo-elleniche futuriste poco longeve "Freccia Futurista" (1915) e "Zibaldone" (1921), entrambe pubblicate a Milano dal futurista greco Alkiviadis Ghiannòpoulos.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 383-389

ANTONIO DI SILVESTRO, La parola di Sinisgalli tra poesia e critica d'arte
Come precisato nell'abstract iniziale, "l'analisi proposta mira ad un accostamento tra la poesia e la critica d'arte di Sinisgalli", quest'ultima rappresentata dagli articoli editi su riviste come "Il Primato", "Domus" e "L'Italia letteraria" tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta del Novecento. Si evidenzia, a tale proposito, come la "circolazione di temi e lessico" all'interno dell'opera multiforme di Sinisgalli riveli "una particolare flessibilità del significante sinisgalliano, la sua capacità di 'reinventarsi' continuamente in un discorso articolato tra memoria, luce-buio, voce e silenzio" (p. 391).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 391-394

SERGIO PAUTASSO, Tra le riviste del dopoguerra
Il contributo offre "uno spaccato della pubblicistica culturale e letteraria milanese nell'immediato dopoguerra" attraverso l'esame di alcune riviste più rappresentative di quel clima culturale, come "L'uomo. Pagine di vita morale" (1945-1946), "Costume" (1945), la "Rassegna d'Italia" (1946-1949) e "Bollettino. Arte e Lettere" (1946-1947).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 447-453

FRANCO MUSARRA, "Der sturm". Inocntri e scontri tra l'espressionismo tedesco e il futurismo italiano
L'incursione in una delle riviste più rappresentative dell'espressionismo tedesco, "Der Sturm" di Herwarth Walden (1910-1929), è qui funzionale alla dimostrazione delle diversità esistenti tra i movimenti dell'espressionismo e del futurismo, sviluppatisi negli stessi anni sulla comune base di un'opposizione al "normativismo borghese, al suo culto della tradizione" (p. 456)
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 455-465

RAFFAELE GIGLIO, "Vela latina"
Raffaele Giglio delinea il profilo della rivista "Vela latina", fondata e diretta a Napoli da Ferdinando Russo a partire dal 1913, e pubblicata a fasi alterne, con cadenza prima settimanale e poi quindicinale, fino al dicembre del 1918. Particolare rilievo viene dato dallo studioso alla polemica anticrociana di Russo sulle pagine della rivista, ma anche al rapporto della stessa con il Futurismo, mediato dall'opera di Ferdinando Cangiullo, cui si deve il "reclutamento della pattuglia napoletana e futurista" verso la rivista. Non a caso - osserva Giglio - "Vela latina" è oggi nota soprattutto per aver dato ospitalità a scritti di Marinetti e di altri futuristi, nonostante abbia avuto il merito di esprimere efficacemente "il valore della cultura partenopea del tempo, attraverso polemiche, rivisitazioni di testi ed autori, pubblicazioni di poesie in dialetto ed in lingua […], descrizioni di mostre d'arte e microstorie della città e del suo passato, sempre attenta a cogliere i momenti più favorevoli per dare voce ai temi e ai problemi del dibattito culturale italiano ed europeo, seppure in forma debole" (p. 472).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 468-472

LIA FAVA GUZZETTA, Gianna Manzini e i quaderni internazionali di "Prosa"
Attraverso l'esame della rivista fondata e diretta da Gianna Manzini nel biennio 1945-1946, i "Quaderni internazionali" di "Prosa", l'A. intende rivalutare l'attività letteraria e di divulgazione culturale svolta dalla scrittrice.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 473-481

GIUSEPPE ANTONIO BRUNELLI, "L'uomo, pagine di vita morale" (1945-1946)
Giuseppe Antonio Brunelli ripercorre la storia della rivista "L'uomo, pagine di vita morale" (8 settembre 1945-1 settembre 1946), cui egli stesso collaborò insieme a Mario Apollonio, David M. Turoldo, Angelo Romanò, Gustavo Bontadini, Dino Del Bo e Giovanni Fei.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 483-484

ANNA MARIA COTUGNO, "Aspasia" e la cultura letteraria in Puglia fra Otto e Novecento
Profilo della rivista letteraria "Aspasia", pubblicata a Bari dal 1899 al 1900 sotto la direzione di Piero Delfino Pesce e con la collaborazione di Arnaldo Cervesato. Di orientamento classicista, "Aspasia" ebbe come obiettivo programmatico quello di "combattere le forme deteriori dell'arte contemporanea, assumendo una posizione critica nei confronti del Verismo e del Naturalismo, accusati di non avere ideali, di sguazzare nella volgarità, di cedere alle tentazioni del morboso e dell'osceno […]" (p. 486). Salvo qualche "interessata eccezione", tuttavia, la rivista non esibì neppure una predilezione per il Decadentismo, col quale mal si conciliava per la tendenza del movimento a ridurre l'arte a mistero riservato a pochi iniziati.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 485-488

GIANFRANCA LAVEZZI, La poesia degli altri. Esperienze di traduizone agli esordi di "Circoli"
L'A. studia la rivista genovese "Circoli", occupandosi di individuarne le caratteristiche precipue soprattutto in relazione ai primi anni di pubblicazione (1931-1934), caratteristiche consistenti essenzialmente nell' "ampiezza del raggio linguistico" e nel forte interesse nei confronti della letteratura nordamericana" (p. 490) contemporanea.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 489-493

TERESA LOSADA LINIERS, Le riviste come strumento critico nello studio della letteratura
Il saggio in esame, il cui titolo rimanda al ruolo fondamentale svolto dalle riviste nello studio della letteratura, è riservato più specificamente alla verifica della ricezione dell'opera e della figura di Giordano Bruno nella letteratura dell'Ottocento, cui è di ausilio il supplemento mensile alla rivista "Bruniana e Campanelliana" del 1998, interamente dedicato all'argomento.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 495-499

MARIA GIUSEPPINA PALA, "La favilla. Rivista di letteratura e di educazione" (1869-1910), periodico perugino. Pagine sulla letteratura per ragazzi e sull'istruzione
L'A. ripercorre e descrive le diverse fasi di pubblicazione attraverso cui è passata la longeva rivista perugina dalla spiccata vocazione pedagogica "La Favilla. Rivista di Letteratura e di Educazione", fondata nel 1869 e sopravvissuta con alterne vicende fino al 1910. Della rivista in esame l'A. prende in considerazione soprattutto lo spazio riservato alla letteratura per l'infanzia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 395-401

SARA RE, Le riviste del '900 e la forma antologia
Questo l'argomento del saggio efficacemente compendiato nell'abstract che lo precede: "La comunicazione intende studiare come le riviste novecentesche sono state oggetto di antologizzazione nel corso del secolo. L'analisi prende le mosse da una ricerca bibliografica che ha tratteggiato un quadro complessivo di questo fenomeno. Uno sguardo d'insieme rivela alcuni fatti interessanti: i periodici effettivamente canonizzati sono quelli che rispecchiano il dibattito politico-culturale o letterario; pochissimi sono quelli che hanno per argomento altre sfere dell'arte e del sapere, come il teatro, l'architettura, in genere la scienza e la tecnologia ("Civiltà delle macchine" è una delle poche eccezioni)" (p. 404).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 403-406

LAURA DI NICOLA, Il progetto "Mercurio" negli anni del dopoguerra
Le peculiarità della rivista "Mercurio. Mensile di politica, arte e scienze", diretta a Roma tra il settembre 1944 ed il giugno 1948 da Alba de Céspedes, vengono qui evidenziate attraverso l'analisi di alcune questioni. La prima interessa i rapporti del mensile con le altre riviste italiane del secondo dopoguerra; la seconda riguarda le iniziative editoriali che accompagnarono la pubblicazione della rivista; la terza ed ultima il programma della rivista in relazione "all'impegno dell'intellettualità femminile nella organizzazione e nella ridefinizione della cultura e della società civile" (p. 411).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 407-412

DANIELA DE LISO, "Flegrea" (1899-1901): una rivista napoletana con l'ambizione cosmopolita
Profilo del quindicinale napoletano "Flegrea. Rivista di Lettere, scienze e arti", fondato a Napoli il 5 febbraio 1899 da Riccardo Forster. Rimasto sotto la sua direzione dalla fondazione sino alla cessazione delle sue pubblicazioni, avvenuta nel 1901, il periodico fu animato da una forte vocazione cosmopolita e si configurò come strumento "pluridisciplinare", essendo informato ad un progetto culturale di ampio respiro (si occupò anche di politica, religione, storia ed economia). La rivista si giovò di collaboratori illustri, tra i quali D'Annunzio, Pascoli, D'Ovidio, Colajanni, Verdinois, Serao.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 413-417

APOLLONIA STRIANO, Riviste letterarie a Napoli (1944-1960). Ideologie, progetti, teorie
L'A. si interroga sulla funzione svolta nella storia culturale napoletana da taluni periodici letterari, quali "Latitudine", "Sud", "Aretusa", "Delta", "Realtà", nel periodo tra il dopoguerra e gli anni Sessanta (1944-1960).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 419-421

BARBARA STAGNITTI, Marcello Gallian tra le pagine di "900"
L'attenzione è focalizzata sui racconti di Marcello Gallian (1902-1968), originale interprete del "Novecentismo", pubblicati sulla rivista bontempelliana "900" tra il 1927 ed il 1929. Caratterizzati da un "espressionismo di marca grosziana, arricchito di autentica visionarietà" (p. 424), i racconti di Gallian sono contraddistinti da una "propensione alla descrizione più che alla narrazione", dall' "accostamento" o dalla "giustapposizione di eventi e situazioni" anziché dalla "successione consequenziale", e dall' "insofferenza per costruzioni diegetiche" (p. 425).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 423-426

PAOLA BAIONI, Giuseppe Antonio Borgese poeta su "Medusa" (1902)
L'A. commenta, pubblicandole in appendice, sette poesie del giovane Borgese, pubblicate inizialmente sulla rivista fiorentina "Medusa" e poi rimaste inedite, ad eccezione di "La tomba nel mare", "Aurora lacrymarum" e "L'ombra", che confluirono in una silloge uscita a tiratura limitata per i tipi dell'editore napoletano Ricciardi nel 1910.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 427-438

VICENTE GONZÁLEZ MARTÍN, La presenza degli scrittori italiani nelle riviste spagnole della prima metà del Novecento
L'A. si occupa della ricezione della letteratura italiana nelle riviste spagnole della prima metà del Novecento, da quelle anteriori al 1939 ("España" "La España moderna", "Prometeo","La Gaceta Literaria") a quelle posteriori ("Escorial" e "Arbor"). Dallo spoglio di queste e di altre riviste italiane dell'epoca emerge una "specie di politica di equilibrio o di corrispondenza tra la presenza di scrittori italiani nelle riviste spagnole e di spagnoli in quelle italiane" (p. 440).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 439-445

PAOLO SENNA, Un esempio di didattica sacra: i "Dialogi de anima" di Melchiorre da Parma (1499)
Il saggio è incentrato sull'analisi del trattato "Dialogi de anima" di Melchiorre da Parma. Scritti in forma dialogica nel 1499, i "Dialogi de anima", divisi in tre libri ed in lingua volgare, costituiscono un'opera di carattere didascalico finalizzata a rendere edotti i lettori di argomenti dottrinali e teologici, come dimostrano gli abbondanti prelievi dalle 'auctoritas' di riferimento. Nel primo paragrafo l'A. informa sulla biografia del frate domenicano autore dell'opera (nato intorno al 1456 e morto nel 1520), contribuendo peraltro a far luce sulla stessa attraverso il reperimento di alcuni documenti epistolari inediti. I tre paragrafi seguenti sono invece interamente riservati all'analisi del trattato, con particolare riguardo alla sua struttura e ai suoi peculiari aspetti linguistici e stilistici. Correda il saggio un'utile appendice in cui sono descritte le caratteristiche dell'incunabolo dell'opera, conservato presso la "Biblioteca Trivulziana" di Milano, ed è pubblicato il breve lacerto testuale corrispondente alle cc. 2r-5v.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N3 - Pag. 12-34

ERNESTO MIRANDA, Per un'etica tragica. Il paradigma dell'antico in Schopenhauer e Leopardi
L'A. sviluppa, approfondendolo, l'argomento di un precedente saggio leopardiano pubblicato sulla rivista, ritornando sulla questione del "rapporto tra lo sviluppo del pensiero di Leopardi e quello di Schopenhauer" allo scopo di "mostrare (sullo sfondo di una inchiesta volta a far emergere la diversa funzione che il paradigma dell'antico svolge relativamente alla trattazione del tema del tragico e delle sue conseguenze sul piano morale) quanto alternativa sia la portata della critica leopardiana del moderno, rispetto alla prospettiva elaborata dal pessimismo irrazionalistico schopenhaueriano".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N3 - Pag. 35-52

ANDREA RONDINI, Un attimo di felicità. La critica letteraria di Natalia Ginzburg
Attraverso un'ampia e suggestiva incursione nella saggistica critica di Natalia Ginzburg l'A. contribuisce a delineare l'ideale estetico della scrittrice, che coniuga "complessità e naturalezza, gusto del narrare e ricerca stilistica sulla parola". Ciò che emerge dagli esercizi di lettura della Ginzburg, caratterizzati, come puntualizza l'A., da una "forte coesione interna" (p. 54), è la predilezione simpatetica per autori contemporanei, poco appartati, meno noti o se noti non abbastanza apprezzati sotto il profilo estetico e interpreti di una letteratura problematica ma annunciante una qualche "ipotesi" di felicità.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N3 - Pag. 53-85

JAVIER GUTIÉRREZ CAROU, Gli strati testuali nella versione manoscritta delle "Memorie inutili" di Carlo Gozzi
Si esamina il manoscritto delle "Memorie inutili" di Carlo Gozzi conservato presso la Biblioteca Marciana di Venezia. L'analisi delle varianti presenti nell'autografo consente all'A. del saggio di formulare alcune significative ipotesi riguardanti la datazione e i tempi di redazione del manoscritto marciano o l'esistenza di un suo antigrafo oltre che di un codice posteriore.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N3 - Pag. 89-100

ANDREA LOMBARDINILO, Lettere inedite di d'Annunzio a Donatella Cross. Da "La Pisanelle" a "Le Chèvrefeuille" (1913)
Aggiunge un importante contributo alla conoscenza della biografia e dell'attività teatrale di Gabriele D'Annunzio il lunghissimo e sostanzioso saggio di Andrea Lombardinilo, che pubblica e commenta con dovizia di particolari un nutrito corpus di lettere inedite inviate dal Pescarese a Donatella Cross nel 1913. Insieme ad altri documenti epistolari della stessa epoca citati dall'A. le missive alla Cross rappresentano un termometro delle passioni e dei sentimenti del Vate ma costituiscono anche una fonte di informazione preziosa sulla sua officina teatrale e narrativa.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N3 - Pag. 101-140

FRANCESCA STRAZZI, Francesca Manzoni: la poetessa dell'imperatrice
Nel saggio, di taglio monografico, l'A. delinea un profilo della scrittrice milanese pressoché dimenticata Francesca Manzoni (1710-1740), poetessa d'occasione ma anche autrice di una tragedia, di azioni sacre per musica, di una traduzione e di una prosa di carattere agiografico. Nominata poetessa dall'imperatrice d'Austria, fu membra di varie Accademie e rimatrice apprezzata.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N3 - Pag. 143-154

ELIS DEGHENGHI OLUJIC, Percorsi e funzioni della rivista istro-quarnerina "La Battana" (Fiume, 1964)
L'A. ripercorre e descrive le fasi di pubblicazione attraverso cui è passata la rivista istro-quarnerina "La Battana", fondata a Fiume nel 1964 e tuttora in corso di pubblicazione, segnalandone l'importante contributo dato alla cultura della Comunità Nazionale italiana di Croazia e Slovenia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N3 - Pag. 155-169

GERALD PARKS, La maledizione e la grazia: la poesia di Gaetano Longo
Nel saggio sono delineate alcune caratteristiche contenutistiche e formali della poesia di Gaetano Longo (1964), traduttore, giornalista e free-lance triestino, attraverso brevi ma significative citazioni tratte dalla sua ultima silloge poetica dal titolo "Cicatrici per la memoria" (Trieste, Franco Puzzo editore, 2003).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N3 - Pag. 175-180

BRUNO PORCELLI, Funzioni del nome proprio nella letteratura italiana dei primi secoli
Sulla base delle risultanze degli studi onomastici fino ad oggi prodotti Bruno Porcelli riassume ed esemplifica le funzioni principali svolte dal nome proprio nella letteratura italiana tra Due e Trecento. Queste le principali finalità del nome censite dallo studioso nella letteratura italiana delle origini: connotare semanticamente le caratteristiche essenziali dei personaggi (fisiche, psicologiche, comportamentali) attraverso l'interpretazione del suo significato o per il tramite del significante fonico (corrispondenze fonosimboliche; estensione o durata del nome); indicare associazioni o contrapposizioni con altre res omologhe dello stesso testo; individuare strutture testuali o intertestuali; segnalare l'ambientazione geografica e sociale; farsi marca stilistica e di genere; parodizzare; fornire informazioni in base alla sua posizione nel testo; significare attraverso la sua assenza la riduzione del ruolo del personaggio.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 9-19

MARCO GIOLA, Tra cultura scolastica e divulgazione enciclopedica: un volgarizzamento del "Trésor" in compilazioni tardomedievali
Attraverso un attento esame testuale comparativo l'A. verifica l'emergenza di un presunto volgarizzamento del "Trésor" di Brunetto Latini in alcune compilazioni divulgative tre-quattrocentesche come il "Fioretto della Bibbia", passato per vari canali alla stampa con il nome di "Fiore novello" (1473). Utilizzando uno dei codici latori della porzione più completa del "Fioretto", il 1265 della Biblioteca Riccardiana di Firenze, l'A. vi individua il blocco compatto di testo riconducibile con ogni probabilità al volgarizzamento in questione, interpolato con altro materiale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 21-49

DONATO PIROVANO, La fiaba letteraria di Giovan Francesco Straparola
Donato Pirovano mette in rilievo la portata innovativa dell'esperimento letterario tentato da Giovan Francesco Straparola con le "Piacevoli notti", un'opera che occupa un posto del tutto singolare nella storia della novellistica italiana: essa declina infatti il genere fiabesco all'interno della novella realistica di tradizione decameroniana. Le caratteristiche della "fiaba letteraria" di Straparola sono esemplificate dallo studioso anche attraverso l'analisi di tre "favole" della raccolta: quella Livoretto (III, 2); di Adamantina e la bambola magica (V, 2); ed infine quella di Costantino e la gatta (XI, 2), poi ripresa da Basile ("Cagliuso": "Pentamerone", II, 4) e all'origine della notissima favola di Perrault "Il gatto con gli stivali".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 51-64

MONICA BISI, ...Ossia l'amor sincero. Dissimulazione e verità nell' "Alcesti" di Emanuele Tesauro
Monica Bisi rilegge l' "Alcesti" di Emanuele Tesauro alla luce di un raffronto con l'ipotesto, la tragedia eurupidea, individuando nella dissimulazione, "pratica secentesca per eccellenza" (p. 65), la chiave interpretativa dell'opera, nonché l'elemento attraverso cui Tesauro rielabora, metamorfosandolo, il modello greco. Secondo la studiosa l' "Alcesti" sarebbe una "tragedia moderna, specchio non solo della riflessione teorica dell'autore, ma anche del clima culturale del Seicento: attorno al nodo fondamentale che lega parola e verità, infatti, ruotano i temi della simulazione, della vita di corte, della ragion di stato, già sapientemente intrecciati nel Prologo, vera e propria 'mise en abyme' della vicenda" (ibidem).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 65-85

ZELJKO DJURIC, Come si vive la letteratura italiana? (Capitoli di storia letteraria comparata)
Nel saggio, di taglio comparativo, l'A. si occupa della ricezione della letteratura italiana tra Otto e Novecento nella letteratura serbocroata, con particolare riferimento ai tre autori Manzoni, Leopardi e d'Annunzio.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 87-112

DAVIDE DE CAMILLI, Onomastica letteraria moderna e contemporanea
Davide De Camilli censisce ed esemplifica le funzioni principali del nome nella letteratura italiana moderna e contemporanea, che non sembrano differire in maniera sostanziale da quelle svolte nella letteratura antica. La funzione semantica e quella fonetica; l'individuazione del livello sociale di appartenenza; la funzione parodica; l'assenza del nome; la funzione mitizzante; la funzione polisemica caratterizzano infatti la nominazione anche nella letteratura italiana delle origini. In epoca moderna, osserva lo studioso, la tecnica onomastica procede tuttavia in direzione di un maggiore "raffinamento": il significato della nominatio si arricchisce diventando non più univoco come quello antico.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 113-120

PAOLA BAIONI, Inediti sabiani. Carissimo Umberto, Carissimo Padre. Carteggio Umberto Saba-Padre Alberto Bassan S. J.
L'A. pubblica e commenta un esiguo ma interessante carteggio inedito intercorso tra Umberto Saba e il gesuita Padre Alberto Bassan tra il giugno 1956 ed il gennaio 1957, periodo particolarmente difficile per il poeta triestino, gravato dalla perdita della moglie Lina e dal peggioramento delle proprie condizioni di salute.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 123-135

CECILIA GIBELLINI, Un editore impolitico e la politica: Vanni Scheiwiller. Con lettere inedite di Luigi Bartolini e Salvatore Quasimodo
L'A. delinea un suggestivo ritratto dell'editore Vanni Scheiwiller, arricchito dalle informazioni contenute in alcune lettere inedite scambiate con gli scrittori Luigi Bartolini e Salvatore Quasimodo. Dai carteggi in esame, qui pubblicati, emerge soprattutto il rapporto di Scheiwiller con la politica, le linee portanti della sua coraggiosa quanto onesta politica editoriale, la sua idiosincrasia verso i premi letterari, la sua battaglia in favore della scarcerazione di Ezra Pound.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 137-150

CRISTINA TAGLIAFERRI, Quando le conferenze si leggono. Un'iniziativa editoriale di Federico Garlanda
Profilo della rivista quindicinale "Conferenze e Prolusioni", meritoria iniziativa editoriale legata al nome del biellese Federico Garlanda. Fondata a Roma nel 1907 e durata fino al 1928, la rivista pubblicava testi di conferenze tenute da personaggi illustri della cultura dell'epoca, mettendole a disposizione del più ampio pubblico e rendendolo edotto anche su questioni di attualità. "Strumento di educazione nazionale" (p. 155), "Conferenze e Prolusioni" si fece veicolo di valori eredi dello spirito risorgimentale come l'italianità, la difesa della razza dalle contaminazioni straniere, l'amore per la patria, il forte senso di appartenenza nazionale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 153-163

ANDREA TORRE, "Penetrar; profondare". I teatri di Testori fra verbalizzazione della scena e incarnazione dell'immagine
Nel saggio si individua il rapporto dialettico che lega la produzione drammaturgica e la riflessione ermeneutica di Giovanni Testori, con particolare riferimento alla produzione compresa fra il 1956 ed il 1979.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 165-176

LUCA FRASSINETI, SU PIETRO VERRI: GENESI, ARCHITETTURA E FORTUNA DELLA "STORIA DI MILANO" (1783)
La "Storia di Milano" di Pietro Verri ha avuto una genesi controversa perché il primo volume venne pubblicato nel 1783, il secondo non venne pubblicato per l'insuccesso del primo, ma successivamente l'intera opera, dopo la morte del Verri, venne completata da Pietro Custodi. In realtà Verri aveva lasciato molto materiale su cui poter continuare a lavorare, cioè una serie di zibaldoni, descritti in maniera dettagliata nell'intervento presentato. La precisione dell'autore nella stesura di questi appunti consente di ripercorrere il processo creativo, avendo la possibilità di capire le scelte narrative compiute dal Verri stesso. Fondamentale è anche il confronto con il carteggio privato e con le principali fonti analizzate.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 53-90

LETTERIO CASSATA, L'INFINITO NEL FINITO (SAGGIO DI UN NUOVO COMMENTO AI "CANTI" DI LEOPARDI)
Molte possono essere state le fonti utilizzate da Leopardi per elaborare il concetto del costante confronto dell'uomo con l'infinito, da Cicerone a Rousseau, da Angelo Mazza a Pietro Borsieri. In realtà quella del Leopardi non può essere considerata come una descrizione, ma la 'narrazione' di un'esperienza. Anche l'utilizzo della minuscola e della maiuscola dipende da una precisa volontà di attribuire valore di relatività o assolutezza alla parola stessa. L'articolo comprende anche l'analisi della struttura metrica, quella filologica di ogni singolo termine dell'idillio e l'elenco dei riferimenti bibliografici.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 91-115

DORIAN CARA - PAOLO PONTARI - LAURA REGALI - MARINA RICUCCI, TRAME LETTERARIE E ARTISTICHE: UN ARAZZO MEDICEO DA RILEGGERE
L'intervento ripercorre la storia di un arazzo raffigurante Lorenzo il Magnifico nell'Accademia degli scultori e pittori che venne realizzato da Benedetto di Michele Squilli su cartone di Jan van der Straet (noto come Giovanni Stradano). Nel 1555 Cosimo I affidò a Giorgio Vasari il compito di ristrutturare Palazzo della Signoria. L'artista decise quindi di dedicare alcune stanze a dei membri della famiglia e il progetto decorativo prevedeva, oltre agli affreschi, anche diversi arazzi. Il principale cartonista dell'arazzeria medicea fu proprio uno dei più stretti collaboratori del Vasari, il fiammingo Giovanni Stradano. Sette erano gli arazzi dedicati al Magnifico, ma per quello preso in esame ancora incerta è l'identità dei quattro personaggi che circondano il nobile fiorentino. Potrebbe trattarsi di Sandro Botticelli, Angelo Poliziano, Bertoldo di Giovanni e Giuliano da Sangallo. Il luogo in cui si svolge la scena non è probabilmente il Giardino di San Marco, ma la villa di Poggio a Caiano, primo esempio di architettura rinascimentale e fusione tra classico (Vitruvio) e moderno (Alberti). L'intervento è corredato da tavole illustrative.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 25-51

CARLA FORTI, ULISSE DAL "NOSTOS" AL "FOLLE VOLO". FONTI CLASSICHE E TRADIZIONE MEDIEVALE IN "IF. XXVI"
Nel XXVI canto dell'"Inferno" Dante fa compiere a Ulisse il 'folle volo' non cosentendogli di ritornare in patria. Questa scelta narrativa potrebbe dimostrare una superficiale conoscenza del testo omerico. Quali fonti classiche può aver consultato il poeta per ricostruire questa storia? Sicuramente Cicerone ("De Off.", I, 113), Seneca ("Ad Luc." 88, 7-8), la "Lettera di Penelope a Ulisse" nelle "Heroides" di Ovidio, le "Fabulae" 125-127 di Igino e ancora Ausonio, Macrobio, Sidonio Apollinare. Si tratta sempre di testi molto noti in epoca medievale e che Dante deve aver letto o comunque deve aver sentito parlare di queste opere attraverso la circolazione orale. Inoltre il poeta dimostra di conoscere il "Roman de Troie" di Benoît de Sainte Maure, scritto intorno al 1160, e la "Historia destructionis Troiae" di Guido delle Colonne (1235). Secondo alcuni critici proprio perché questa conoscenza doveva essere intrinseca in Dante, egli si discosta dalla tradizione non per ignoranza, ma per licenza poetica, cioè per simboleggiare la sete di conoscenza dell'essere umano. Non c'è modo di stabilire con certezza se abbia raccolto fonti classiche, tardolatine e medievali, se abbia trovato ispirazione in fonti perdute o nella tradizione orale, ma resta il fatto che utilizzò il suo alterego ed eroe per dimostrare l'interesse dell'esule Dante per l'esule Ulisse.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 9-24

PATRIZIA LA TRECCHIA, Dalla parola all'immagine: immagini e sonorità napoletane nel "Decameron" di Pasolini
È oggetto di indagine, nel saggio, la riduzione cinematografica del "Decameron" di Pasolini, ambientata, com' è noto, nella realtà campana-napoletana piuttosto che in Toscana. L'A. intende dimostrare come "l'elemento figurato del corpo, e la gestualità che ad esso si accompagna, portati in primo piano, riescano a divenire mezzo di scrittura filmica integrandosi perfettamente col linguaggio parlato, il dialetto napoletano" (p. 72) e come, attraverso gesto e parola, Pasolini "offra una scrittura, visiva e sonora, che parla allo sguardo e all'udito dello spettatore [...]" (ibidem).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1 - Pag. 71-87

DONATO SPERDUTO, Dal trionfo della morte alla Pasqua auspicata: "Cristo si è fermato ad Eboli" di Carlo levi
La Lucania di "Cristo si è fermato ad Eboli" viene qui considerata come una "landa atemporale", un "luogo non luogo" dove si assiste al "trionfo della morte", come ebbe a dire lo stesso Levi ricorrendo ad una citazione dannunziana. Ciononostante nel romanzo lo scrittore torinese auspica la resurrezione dei contadini lucani, ipotizzando un modo attraverso cui possano uscire dal "pantano" dell'immobilità in cui si trovano affacciandosi alla storia, ovvero con l'azione. E l'azione, il gesto liberatorio in cui far consistere la loro mancata resurrezione, sono individuati dall'A. del saggio nella rivoluzione contadina.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1 - Pag. 91-102

BRUNO PORCELLI, Una lettura dell' "Età breve" di Corrado Alvaro
"L'età breve" di Corrado Alvaro, composta in soli due mesi nel 1945 e data alle stampe l'anno seguente, può essere considerata come un antiromanzo di formazione o più propriamente un romanzo dell'inetto, come puntualizza opportunamente l'autore del saggio. Snodandosi lungo l'arco di cinque anni, il romanzo narra infatti dell'adolescenza di Rinaldo Diacono seguendo due processi: quello della mancata maturazione, sessuale e culturale di Rinaldo adolescente, e quello concernente le trasformazioni sociali e morali del suo paese negli anni che precedono la prima guerra mondiale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1 - Pag. 103-110

ANTONELLA AGOSTINO, "10 giugno 1918" e "Modena 1831": Antonio Delfini e la scrittura del ricordo
Sono esaminati due testi quasi gemelli dei primi anni Sessanta di Antonio Delfini: "10 giungo 1918" e "Modena 1831 città della Chartreuse", considerati entrambi emblematici di quella peculiare ricerca del tempo perduto dello scrittore emiliano, che qui fa tutt'uno con la rievocazione affettuosa e nostalgica della sua città natale, Modena.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1 - Pag. 111-119

VITO SANTORO, 'Non è la speranza l'ultima a morire, ma il morire l'ultima speranza'. L'ultimo capitolo della narrativa di Leonardo Sciascia
Il romanzo breve "Il cavaliere e la morte" e il racconto "Una storia semplice", appartenenti alla tarda produzione di Sciascia in quanto scritti rispettivamente tra l'estate del 1988 e quella del 1989, costituiscono il ritorno dello scrittore di Racalmuto al genere del giallo, abbandonato nel 1974 dopo l'uscita di "Todo modo". Gli schemi del romanzo di investigazione tipici della prima produzione di Sciascia sono qui tutti presenti, come rileva a ragione l'a. del saggio, individuando nell'assenza di catarsi e nella focalizzazione interna la parentela con i primi romanzi, cui si aggiunge nei testi in analisi anche un tono apocalittico che ha tutto il sapore di un amaro bilancio.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1 - Pag. 121-130

ALFREDO LUZI, Emilio Salgari e "Il Re del mare". Un romanzo tra esotismo e tecnologia
"Il Re del mare" è uno dei numerosissimi romanzi di avventura scritti da Emilio Salgari. Nel saggio Alfredo Luzi se ne occupa effettuandone una lettura di tipo sociologico, prestando cioè particolare attenzione al corredo di documentazione storica, scientifica e geografica utilizzato dall'autore nella sua stesura, nonché agli archetipi letterari e ai temi antropologico-scientifici in esso rintracciabili.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1 - Pag. 41-49

ELENA RAMPAZZO, Nella tavolozza dei "Novi colori": Virgilio Giotti e la poesia del distacco
"Novi colori" è la raccolta poetica cui Virgilio Giotti lavorò fra il 1937 e il 1943, periodo piuttosto difficile della sua esistenza a causa dello sfaldamento del nucleo familiare. Tale evenienza biografica si riflette non soltanto sul contenuto ma anche sull'uso dei colori all'interno del verso. Nelle liriche appartenenti alla silloge si avverte infatti "una tendenza al 'grado' zero cromatico, alla riduzione della tavolozza agli estremi essenziali di 'ciaro/scuro" e di 'bianchiz/negro'".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1 - Pag. 51-69

DONATO PIROVANO, Nel cielo del pianeta 'che di foco d'amor par sempre ardente'. Lettura del canto IX del "Paradiso"
Sono quattro i personaggi che Dante pellegrino incontra nel canto IX del "Paradiso", il secondo dedicato al cielo di Venere e agli spiriti amanti. Si tratta delle anime di Carlo Martello, Cunizza, Folco e Raab, l'ultima delle quali è l'unica a rimanere in silenzio. L'A. della lettura delinea la differente tipologia di amore incarnato dalle anime di tre dei beati in questione (Cunizza, Folco e Raab), corrispondente ad altrettanti aspetti della carità, ovvero beneficenza, elemosina e correzione fraterna.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1 - Pag. 9-26

ANDREA TORRE, Luci e ombre barocche: Di Giacomo sul Seicento napoletano
Incursione nella ricerca storico-erudita digiacomiana, con particolare riferimento agli studi prodotti dallo scrittore napoletano sulla cultura letteraria e figurativa napoletana del Seicento. L'A. del saggio sostiene come la saggistica digiacomiana non miri ad una fedele ricostruzione storica, obbedendo a rigidi criteri filologici e scientifici, ma piuttosto appaia orientata a "riportare alla luce paesaggi del passato donando nuova vitalità, e talvolta un volto rinnovato, alle ombre che li abitarono" (p. 30). Nelle pagine su Masaniello, Giambattista Della Porta o sulla prostituzione in Napoli, osserva l'A., "punto di partenza è un documento d'archivio che, lungi dall'essere analizzato nel suo specifico di fonte storica, si offre come nucleo concettuale a uno sviluppo narrativo che scioglie una presunta ricostruzione di fatti in una partecipata reinvenzione delle sensazioni, delle opinioni e dei sentimenti del tempo".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1 - Pag. 27-39

GIUSEPPE A. CAMERINO, Saba. I luoghi del ritorno
La vocazione al ritorno, a un dove riconoscibile come familiare e legittimato da motivi affettivi ed esistenziali profondi, pesa sul cuore e sull'immaginazione del poeta triestino anche quando egli soggiorna in altre città e luoghi fuori di Trieste. È un 'topos' di più matura poetica in cui Saba, viaggiatore nel tempo piuttosto che nello spazio, riscrive a sua misura il mito di Ulisse: un topos che viene verificato attraverso un'analisi testuale e semantica che privilegia, anche se non in modo esclusivo, vari testi della raccolta "Il Piccolo Berto" [...].
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 369-374

GIULIA DELL'AQUILA, "Come una madre negra": Roma nelle parole di Umberto Saba
Nel gennaio 1945 Saba si trasferisce a Roma dove vivrà per alcuni mesi, lontano da Lina e Linuccia. Nonostante questa distanza è un periodo bellissimo [...]. Dell'accoglienza calda che Roma riserva a Saba leggiamo testimonianza in una serie di passi, in poesia come in prosa [...]: in tutti il poeta triestino si conferma ottimo osservatore e descrittore, pur nel breve giro del verso, dell'aforisma o del ricordo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 335-338

LUIGI MARTELLINI, Saba-Malaparte: un'amicizia
Si dà notizia di una vicenda della vita di Umberto Saba (vale a dire l'amicizia con Curzio Malaparte) tutta ancora da verificare, da chiarire e da documentare.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 375-380

RAFFAELE CAVALLUZZI, "Mediterranee": ancora 'della vita il doloroso amore'
"Mediterranee" è una raccolta di poesie sabiane che si collocano come anello necessario tra le ferite irrimarginate della catastrofe bellica e le speranze di rinascita del tempo nuovo. Il mare e i luoghi mediterranei sono perciò reinventati dal viaggio del poeta come metafore della ripresa della rotta tra mito e realtà, mentre il disagio esistenziale per amori inconfessabili sa trovare nuova espressione per la nostaglia, ma anche sa schivare il vortice nichilistico: tutto nella misura di brevi componimenti che trovano adeguato posto nelle ormai classiche cadenze di un "Canzoniere in progress".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 363-367

FRANCESCA BERNARDINI NAPOLETANO, "Caro amico umano e nemico letterario". Lettere di Umberto Saba a Enrico Falqui
Si fa luce sul rapporto tra Umberto Saba ed Enrico Falqui attraverso lo studio di un interessante carteggio tra loro intercorso, attualmente conservato presso l'Archivio del Novecento (Archivio Falqui) della "Sapienza" di Roma.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 355-361

LIA FAVA GUZZETTA, "Solaria" e Saba
L'intervento esamina i rapporti di Saba con la rivista "Solaria" attraverso l'analisi della corrispondenza Carocci-Saba e degli interventi apparsi nel numero omaggio a Saba che la rivista dedicò al poeta nel 1928.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 347-353

GIORGIO BARONI, Saba quasi extravagante
Sin dalle prome poesie Saba si cimenta sul tema della morte, tendendo a interpretarla come un ritorno al buio dell'alveo materno, un annichilimento. Poi qualche eccezione e qualche dubbio, fino alla tormentosa ricerca di senso degli ultimi anni, attestata soprattutto nelle lettere, e alla visione di Lina "appoggiata in seno all'Inconoscibile".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 339-345

CELESTINA MILANI, Lingua e testo in poesie di Umberto Saba
Sono analizzate varie edizioni della poesia "Il borgo" di Umberto Saba secondo i criteri testuali della Scuola di Vienna (W. Dressler); viene studiata anche la lingua, evidenziandone elementi diversi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 381-383

FABIO DANELON, Saba e Foscolo
Muovendo dall'analisi del sonetto di Saba "A Ugo Foscolo", nonchè dalle varie testimonianze presenti nelle prose sabiane, s'intende ricostruire il rapporto di Saba con la lettura di Foscolo, e l'immagine che Saba si costituì del poeta di Zante, anche alla luce delle proprie esperienze personali.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 385-388

SILVANA GHIAZZA, Carlo Levi, Umberto Saba e la poetica dell' 'oggettività'
Si ripercorrono i momenti salienti della poetica sabiana nell'interpretazione di Carlo Levi, lungo un asse ideale che può essere così sintetizzato: dall'oggettività, attraverso l'onestà, alla positività dell'arte.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 389-395

MARINA PAINO, All'ombra di altri canzonieri
Si mette in dialogo la scelta sabiana del titolo di Canzoniere (maturata a partire dal 1913) con i due più diretti modelli presenti al poeta, quelli cioè offerti da Petrarca e da Heine (letto nella traduzione di Zendrini e che Muscetta per primo ha opportunamente segnalato come nascosto suggeritore della struttura stessa del Canzoniere di Saba). [...]
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 397-403

GABRIELLA SICA, L' 'idea' di un filmato su Umberto Saba
Durante il convegno internazionale "Saba extravagante" è stato proiettato il video "Umberto Saba. Il Canzoniere" che ho realizzato nel 1998 (per più di un mese, dalla mattina alla sera, dopo lunghe ricerche negli archivi della Rai), in uno studio in via Flaminia, con una produzione di Rai Educational, su macchina Avid, insieme al regista Gianni Barcelloni e al montatore Alessandro Buonomo. Le loro competenze tecniche e la loro sensibilità mi hanno aiutata a realizzare questo video che rimane l'unico su Saba, con il suo corpo e la sua voce. [...]
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 453-456

DEIDRE O' GRADY, Da Milano al mito: acqua e mare in "Mediterranee" di Umberto Saba
Il poeta triestino trova il suo vero mondo in un rinnovamento 'attivo' dell'infinito leopardiano, in cui tempo e spazio portano a una 'contemplazione geografica' di figure, luoghi e tempi mitologici. L'acqua purifica, annega e gela ("Gratitudine", "Narciso"). Il poeta si perde nel mare della memoria che porta alla favola, vera risposta alla realtà della città lombarda. Bacia le Muse e le Sirene. Il viaggio al mito ripecchia il regno di nessuno ("Ulisse"). Il naufragar di Saba è infatti un ritorno alla realtà.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 449-452

MARIO CEROTI, Bibliografia sabiana 1997-2007
Bibliografia ragionata degli scritti di Saba editi negli ultimi dieci anni, comprensiva anche delle traduzioni straniere.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 429-447

ERNESTO LIVORNI, "Il sogno" e "lo specchio". La 'poesia onesta' e la poesia ermetica di Umberto Saba
Si propone una lettura di Saba 'ermetico', quindi del Saba di "Parole" e di "Preludio e fughe", per verificare, attraverso l'analisi di componimenti che vertono intorno alle immagini del sogno e dello specchio, l'accostamento della poesia di Saba ai dettati della poesia ermetica negli anni Trenta, in cui Saba è più vicino a poeti come Ungaretti e soprattutto Montale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 423-427

ANGELA IDA VILLA, La "Capra" elleno-semita
Si propone una lettura del noto componimento "La capra" di Saba. La capra definita 'semita' nell'undicesimo verso è caratterizzata nei precedenti dieci versi e nei due successivi come una capra dell'antichità greca. L'immagine risultante è quella di una capra dall'identità elleno-semita.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 417-421

GIULIO CARNAZZI, Saba e il "Corriere"
[...] La collaborazione al "Corriere" (1946-1948) viene qui riletta come corpus autonomo di un qualche rilievo. Sul piano pratico tale attività non procurò tuttavia a Saba un reddito sufficiente per trasferirsi stabilmente a Milano, come avrebbe voluto fare per staccarsi dalla ormai per lui 'inabitabile' città natale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 411-415

ALESSANDRO CINQUEGRANI, L'officina di "Ernesto"
Occuparsi dell'officina di "Ernesto" significa affrontare almeno due ordini di problemi: 1. osservare i manoscritti per entrare nel processo costruttivo dell'autore; 2. verificare l'influenza degli strumenti culturali utilizzati, ovvero, in primo luogo, l'eventuale relazione con altre opere dello stesso Saba che concorrono alla creazione del romanzo, e in secondo luogo con quelle di altri autori, ovvero con le fonti che alimentano la scrittura.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 406-410

EDOARDO ESPOSITO, Poeti e poetiche nella Milano del dopoguerra
Nella Milano della ricostruzione, l'incontro tra Saba e V. Sereni - e l'omaggio poetico che quest'ultimo tributerà al poeta triestino - si pongono come significativi di un tempo che cambia e di una poesia che vuole trovare nuove ragioni e nuovi modi per essere parte attiva del cambiamento.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 329-334

ANNA BELLIO, La scena del delitto e altro su Saba stravagante
Libero Bigiaretti racconta U. Saba in un'opera narrativa e in uno schizzo in prosa. L'immagine che ne tramanda, curiosa e a tratti burlesca, è ricca di ammirazione per il poeta e di umana comprensione per l'uomo. Si avverte il compiacimento di Bigiaretti per aver conosciuto e frequentato il poeta triestino.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 323-328

VICENTE GONZÀLEZ MARTÌN, Luoghi reali e luoghi immaginari nella poesia di Saba
L'A. studia come "l'incontro di Saba con luoghi differenti generi in lui non solo il desiderio di conoscere, di sperimentare, ma anche il timore, la solitudione, la paura nel momento in cui si scopre solo davanti ad un nuovo mondo ancora vergine per lui". (p. 312).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 313-321

DARIO TOMASELLI, Drammaturgia di un letterato. Umberto Saba in scena
L'A. indaga la poco nota produzione drammaturgica sabiana, considerata come premessa al Saba più maturo, "sinopie di un work in progress destinato a dare presto più congrui risultati".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 307-312

NICOLETTA TROTTA, Umberto Saba al fondo manoscritti dell'università di Pavia
Ricognizione delle carte di U. Saba (manoscritti, dattiloscritti, lettere) conservate presso il Fondo Manoscritti dell'Università di Pavia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 303-306

GIANFRANCA LAVEZZI, L'ombra azzurra di Federico Almansi
Primo esito di una ricerca in corso, queste pagine intendono aggiungere qualche dato, emerso soprattutto dall'epistolario sabiano, sulla figura di Federico Almansi, del quale appare sempre più evidente l'importanza nella vita e nella poesia di Saba, a partire da "Ultime cose". [...]
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 289-292

BARTOLO CALDERONE, "Parole" di Penna e di Saba
L'intervento, attraverso un riesame delle dinamiche testuali e poetiche del terzo volume del "Canzoniere", invita a una diversa rilettura di "Parole" e "Ultime cose" tesa all'individuazione e ricostruzione della trama di proficue e tacite 'contaminazioni' dell'ultimo Saba con l'esperienza poetica penniana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 299-302

NICOLA MAGNANI, Saba e l'"Officina parmigiana": i rapporti e la ricezione del poeta triestino nella Parma bertolucciana
L'A. indaga sui rapporti intessuti da Saba con la città di Parma verso la fine degli anni quaranta, citando un espisodio assai significativo: la sua venuta nella città ducale in occasione di una lettura delle sue poesie il 12 aprile 1947 presso il Teatro Regio.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 285-288

GIUSEPPINA GIACOMAZZI, Saba e Roma
[...] Roma rappresentò per lo scrittore triestino una parentesi significativa e felice (1945), tanto da indurlo ad asserire "Roma è una felicità in se stessa". La comunicazione vuole soffermarsi sulle composizioni del primo soggiorno romano, e in particolare su "Scorciatoie e raccontini" (1946), sul rapporto con la città che emerge dall'epistolario, sui contatti con intellettuali e persone presenti in essa nel periodo sopracitato, ma anche in quelli più brevi [...].
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 293-297

VALERIA GIANNATONIO, Stroria e cronistoria dell'esilio: "Ultime cose" di Umberto Saba
Il problema critico legato alla raccolta "Ultime cose" di U. Saba è stato da sempre quello di intendere l'originalità dei testi rispetto all'evoluzione in senso ermetico dell'autore negli anni difficili d che vanno dalla guerra in Etiopia alla invasione dell'Italia [...]. Nel presente studio l'A. ha colto la prosecuzione e lo stato di disagio del poeta, solo in parte attribuibile alle vicende storiche esterne, ma più propriamente identificabile nella consapevolezza di un destino di esclusione e di assenza, nel rimpianto di una giovinezza infelice e nella condanna di una colpa, in limine exilii. [...]
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 281-284

MARISA NAPOLI, Umberto Saba tra retorica e antiretorica
L'intervento mette a fuoco la posizione di Umberto Saba tra retorica e antiretorica, in relazione alla scrittura di messaggi pubblicitari per la Leoni Films, apparentemente antitetica rispetto alla scrittura 'decantata' del "Canzoniere"[...]
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 277-280

CRISTINA CAPPELLETTI, Geografia di "Scorciatoie"
I frammenti aforismatici di "Scorciatoie" sono, secondo quanto sostiene lo stesso Saba, "reduci, in qualche modo, da Maidaneck"; tracciandone la genealogia, infatti, il poeta li fa discendere da "dieci e più esperienze di vita, d'arte e di dolore", e da un luogo, Maidaneck, che in una nota egli ricorda essere stato il primo campo di concentramento scoperto dagli alleati. Un testo nato, tra le altre cose, da un luogo, può avere (e in effetti ha) una sua geografia; infatti anche altre località ricorrono nella stesura di "Scorciatoie", prima fra tutte, naturalmente, Trieste, che ritorna spesso come luogo letterario, in particolare per aver dato i natali a Svevo e allo stesso Saba.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 251-254

GIORGIO PETTINARI, Saba e Parini: la vocazione didascalica del messaggio poetico
L'articolo considera l'influenza di Parini sulla formazione poetica di Saba per trovare consonanze relative alla coscienza di una dimensione 'didascalica' della poesia [...].
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 273-276

ANNA PASTORE, Quasi un racconto. Umberto Saba in una pagina 'milanese' di Bruno Maier
Umberto Saba rivive in un suggestivo 'cammeo' nel quale Bruno Maier attinge una originale sintesi tra memoria (auto)biografica, competenze esegetiche e qualità narrative. La figura del poeta è delineata attraverso la personale conoscenza dello studioso, il quale rievoca l'intenso dialogo culturale e umano che instaurò con lui. Il brano apparve nel giugno 1993 sul mensile bibliografico-culturale "Il ragguaglio librario" (1933-1996).[...]
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 241-244

TIZIANA PIRAS, Saba e Montale. Storia di un'amiciza nelle lettere di Bazlen e Svevo a Montale
La comunicazione indaga il rapporto tra Saba e Roberto Bazlen il quale fu importante intermediario e ambasciatore tra il poeta triestino e due critici illustri: Eugenio Montale e Italo Svevo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 268-272

MASSIMO MIGLIORATI, Saba su Manzoni
Passando in rassegna i pochi riferimenti espliciti di Saba a Manzoni, l'intervento mette in rilievo come, nonostante la differenza di sensibilità che si riverbera sulle poetiche dei due autori, il poeta triestino ebbe la sensibilità di intuire una caratteristica tipica dell'arte manzoniana. In "Quello che resta da fare ai poeti" tale caratteristica, ossia l'attenzione alle ricadute pedagogiche che l'opera letteraria può avere sul lettore, viene presa come modello di onesto agire letterario; una modalità manzoniana che è stata sottolineata dalla critica degli ultimi anni.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 265-268

ADA NEIGER, "Era questo la vita: un sorso amaro"
Primo Levi, in una lettera del '49 indirizata a Umberto Saba, esprime tutto il suo apprezzamento per "Scorciatoie e raccontini", un'opera in cui l'A. rivela la "sua avidità vigile [...] di nulla lasciare inesplorato, di tutto sollevare dal buio del sottosuolo alla luce della consapevolezza". Un altro estimatore dello scrittore triestino, Antonio Piccone Stella, rinviene nelle "Scorciatoie" "l'accento della poesia ed il rigore dell'aforisma". Condivido appieno le valutazioni dei due illustri intellettuali e pertanto desidero proporre una personale rilettura di questa suggestiva operetta sabiana che offre un campionario di pensieri originali frutto di una travagliata esperienza e di profonde riflessioni.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 259-263

ANNA MODENA, Saba al "Convegno"
La rivista "Il Convegno" (1920-1939) diretta da Enzo Ferrieri, riserva una precoce attenzione a Umberto Saba, accogliendo le sue liriche fin dal primo anno di vita. Sebbene spesso insoddisfatto per errori e mutilazioni, Saba ha caro il rapporto con "Il Convegno" e sorveglia con molta ansia che vengano accolti "I prigioni", subito dopo destinati a Giacomo Debenedetti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 255-258

GIANNA RAFFAELE, Cronistoria dell'epistolario
La comunicazione intende delineare il ruolo di Linuccia Saba come curatrice dell'epistolario sabiano, attraverso la ricostruzione delle tappe fondamentali di un evento editoriale più volte annunciato e altrettante volte disatteso.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 217-221

FEDERICA MILLEFIORINI, Viaggi e soggiorni nel "Canzoniere" di Saba. Inseguendo il padre 'pel mondo pellegrino'.
L'intervento si propone di anlizzare il tema del viaggio, intimamente connesso con la figura del padre 'lontano', nel "Canzoniere" sabiano. Trascurando la realtà storica e biografica delle fughe e ritorni a Trieste, si indaga il rapporto con il viaggio non del Saba autore, ma del Saba personaggio del "Canzoniere".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 223-228

SILVIA ASSENZA, Del Sud. Saba e il Mediterraneo
Il presente intervento si prefigge di cogliere e valutare alcune figurazioni della poesia sabiana che rimandano al mondo meridiano. Per quanto ad una prima lettura sembra che i giudizi di Saba intorno al sud non si discostino dal senso comune, offrendo di esso un'immagine rispondente a discutibili semplificazioni retoriche, ad un secondo livello d'analisi è possibile scorgere invece quanto sia stata rilevante la mediterraneità ai fini dell'emersione della sua più autentica ispirazione poetica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 245-249

ENRICA MEZZETTA, Eroi nel "Canzoniere". Oreste, Ippolito, Ulisse tra ritorni e partenze
Oreste, Ippolito e Ulisse sono solo alcune tra le figure mitologiche di derivazione classica presenti nel "Canzoniere". Il ritratto che Saba ne fa, descrivendoli come eroi in ricerca, 'vaganti' nel senso più generale e complessivo del termine, li rende scopertamente immagini liriche con cui non solo l'autore, ma ogni uomo può trovare motivo di consonanza.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 189-194

CLAUDIO A. D'ANTONI, Monodia ed eterofonia nelle "Fughe" di Saba
Anche quando scrive per uno strumento monodico Bach ottiene una spaziatura del suono che rimanda a un'idea di molteplicità. Saba restringe il campo uditivo all'essenziale e, senza disdegnare il serialismo schonberghiano, si avvale di una tecnica dell'eterofonia inconsapevolmente in anticipo sull'avanguardia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 195-198

GUIDO MURA, Il livello emozionale del discorso in Umberto Saba
Nell'intervento vengono esaminati esempi di poesia e prosa di Saba per evidenziare in essi lo sviluppo del discorso emozionale. [...]
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 233-240

MARIA ISABEL GIABAKGI, Saba, Alfieri e 'quella leggera incrinatura'
Nel 1946, durante un lungo soggiorno a Milano, ospite di Federico Almansi, Saba scrisse un articolo intitolato" Perchè amo l'Alfieri", che, dopo diverse vicissitudini, vide la luce sulle pagine del "Corriere d'informazione". Le suggestioni alfieriane risalgono tuttavia al 1905, quando, in una lettera a Amedeo Tedeschi Saba asserisce di aver abbozzato tre tragedie, una delle quali recava, per l'appunto, il titolo de "La giovinezza di Vittorio Alfieri". Se nulla ci è dato sapere sugli esiti della tragedia in questione, rimasta, evidentemente, allo stato embrionale, è pur vero che alcuni echi dell'opera dell'Astigiano sono rintracciabili in alcuni sonetti, soprattutto giovanili [...].
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 229-232

WAFAA EL BEIH, "Il Canzoniere": storia di un pellegrinaggio irrequieto
L'intervento proietta luce sulle varie dimensioni del pellegrinaggio di Saba, sulle alternative e sulle difese che il poeta crea per vincere la solitudine che arriva in qualche momento ad essere vera alienazione, e per ristabilire l'equilibrio tra l'io e il mondo. [...]
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 95-104

ANDREA PAGANINI, Le "Ultime cose" svizzere di Umberto Saba
L'intervento ricostruisce anzitutto la contorta vicenda editoriale della prima pubblicazione - a Lugano, in Svizzera, con il concorso di Giovanni Battista Angioletti, Pino Bernasconi e Gianfranco Contini - della silloge di U. Saba intitolata "Ultime cose". Passa poi in rassegna alcuni contributi critici, soprattutto quelli apparsi sulla stampa svizzera e finora ignorati, per concentrarsi infine sulla poesia "Dall'erta", evidenziando il senso delle varianti e il significato - anche metaletterario - del componimento [...].
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 105-108

EDDA SERRA, Barche e velieri adriatici del Novecento. Divagazioni tra Saba, Giotti, Marin
Divagazioni fra testi e fra poetiche di un unico momento (o quasi) della letteratura giuliana, che si nutre di diversità pur nell'identità storica riconosciuta. Più che storico-biografico il discorso sarà di analisi e di confronti di alcuni testi: di linguaggi ed espressività, di pensiero e radici, di metaforizzazione dell'immagine in rapporto alla realtà. Con gli occhi, i nostri di oggi, di europei che giocano, e si confondono, tra globale e locale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 211-215

SALVATORE RITROVATO, Un paesaggio 'extravagante' per Umberto Saba
Il presente contributo si propone di indicare alcuni elementi di lettura di "Attraversando l'Appennino toscano nell'estate del 1913", nel contesto della raccolta in cui compare, e della ricerca poetica di Saba negli anni prima della guerra. [...]
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 207-210

GABRIELLA DI PAOLA DOLLORENZO, Dantismo e dantismi di Saba
Tra il conclamato petrarchismo-leopardismo ungarettiano e il conclamato dantismo montaliano è possibile identificare le forme del dantismo di Saba e la presenza di Dante nella sua poesia. [...] Molteplici sono i procedimenti linguistico-stilistici e, in sommo grado, poetici, che avvicinano Saba alla fonte dantesca, così come la testualità lessicale e metrica dimostra. [...]
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 203-205

ROBERTO SALSANO, Illazioni su poetica e psicologia: ricorrenze della parola 'cosa' in Saba
La relazione svolge un'indagine intorno alle occorrenze del termine 'cosa' nel "Canzoniere" di Saba verificando l'ipotesi che si tratti di una parola chiave la quale, assurta fin a livello di titolo in "Cose leggere e vacanti", rivela indizi di poetica sulla tangente di relazioni psicologicamente e culturalmente significative tra la sfera dell'io e quella del mondo e nell'ambito di scelte specifiche sul piano linguistico e stilistico.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 199-201

GIUSEPPE SAVOCA, Saba, Petrarca e la "paura di ripeter se stessi"
Il saggio parte dall'idea sabiana della ripetizione come connaturata al sentimento e al bisogno di esprimerlo che ogni uomo prova nelle diverse fasi della vita. Per Saba ogni poeta autentico deve lavorare "con la scrupolosa onestà dei ricercatori del vero" e non può essere immune dalla ripetizione di parole e suoni di altri [...].
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 11-22

CECILIA GIBELLINI, Sul carteggio Saba-Sereni
Attraverso il carteggio per lo più inedito tra Saba e Sereni (1946-1954) viene illustrato un decennio di dialogo sentimentale e intellettuale, che tocca aspetti importanti: l'attività creativa e critica dei due amici, gli orizzonti estetici, la cronaca letteraria, le vicende politiche, gli affetti familiari più intimi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 185-188

GIANNI VACCHELLI, Echi biblici nella poesia di Saba tra scrittura e ri-scritture
L'intervento verte sugli echi biblici che attraversano più o meno occultamente la poesia di Saba. In particolare ci si concentrerà su "La vittima", inquieta ri-Scrittura di "Gn." 22 (il sacrificio o la legatura di Isacco) [...].
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 181-184

MARIA CRISTINA ALBONICO, Verità e menzogna nella lirica di Saba
Si propone una riflessione sulla costante presenza, nella lirica sabiana, delle idee di verità e menzogna: la parola poetica ha una funzione morale e compito del poeta è essere onesto, donarsi al lettore per quello che è.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 175-179

PAOLO SENNA, Paragrafi di critica sabiana. Angelo Barile e Adriano Grande da "Circoli" a "Persona"
Nell'intervento vengono analizzati gli scritti di Angelo Barile e Adriano Grande su U. Saba, come esemplari della critica di stampo cattolico, in un arco teso tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta del secolo scorso [...].
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 169-173

PAOLA BAIONI, Umberto Saba: versi dispersi
Le numerose liriche pubblicate da Saba negli anni Trenta, nel passaggio dalla rivista alla stesura definitiva, raccolta ora nel Meridiano Mondadori, presentano diverse varianti di punteggiatura, lessemi e strofe soppresse o aggiunte. In questa sede, per ragioni di spazio, si sceglie di esaminare solo le varianti più lunghe [...] relative alla lirica "L'uomo" comparsa su "Solaria" nel 1928.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 165-167

EPIFANIO AJELLO, Saba e Gozzano. Dintorno a due fotografie
Prendendo spunto dalle riserve espresse da Saba sui versi gozzaniani "L'amica di nonna Speranza", l'articolo indaga il diverso modo adottato dai due autori nello sviluppare le sollecitazioni visive offerte dalla fotografia (reale o immaginaria), concentrandosi in modo particolare sulle liriche "Berto" e "Sopra un ritratto di me bambino".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 161-164

FRANCESCA STRAZZI, "Ulisse al declino". Il trasporto di Saba
Giocando sul duplice significato della parola trasporto che indica sia un coinvolgimento emotivo sia i mezzi usati per gli spostamenti delle persone, si ha la possibilità di viaggiare su treni, tram o navi in compagnia di U. Saba. Il poeta attraverso questi veicoli apre al lettore la sua anima e il proprio universo demestico, mostrando se stesso quale 'Ulisse al declino' perchè il suo navigare non lo spinge verso imprese eroiche, ma a scoprire nelle piccole cose la quotidiana avventura di essere uomo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 155-159

ALESSADRA SCARSELLA, Cercare Saba: da "Parole" a "Ultime cose". Spunti da cinque lettere (1935-1938) a Manlio Dazzi e da una cartolina di Gianfranco Contini
Dalle lettere di Saba a Manlio Dazzi, poeta, critico e animatore della vita letteraria veneziana tra le due guerre e oltre, emerge la funzione di guida e di modello di Saba per quella poesia veneta e veneziana del Novecento di cui Dazzi si farà esponente, antologizzatore e storico. [...]
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 151-154

MILENA MONTANILE, Saba, il cinema e Charlot
L'A. ricostruisce la natura e la qualità dell'interesse di Saba per il cinema, interesse indagato come occasione biografica ed esperienza poetica: dalla precoce attività di promozione commerciale, spesa fin dai primi anni venti intorno alla gestione del cinema Italia, di proprietà del cognato Enrico Wolfler - un'attività che si concretizzò nella redazione di testi pubblicitari, finora poco conosciuti - al fascino immediato per il dramma umano di Charlot, trasfigurato in chiave lirica e assimilato ai temi del suo universo mitico-simbolico.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 145-149

PIETRO ZOVATTO, La religiosità di Saba
Pur nel suo implicito agnosticismo nel clima di una città laica come Trieste, Saba ha rivelato una notevole sensibilità religiosa, in particolare la stima verso la persona di Gesù Cristo, l'ebreo di Nazareth.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 141-144

BRUNO ROMBI, La poetica cordiale di Saba e Barile
Si indaga sul rapporto di cordialità stabilitosi tra i due poeti Umberto Saba e Angelo Barile, documentato peraltro dalle lettere indirizzate da Saba a Barile tra il 1932 e il 1937.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 135-139

ELENA FRONTALONI, Nota su Saba e la politica, in prosa
Nell'articolo, si propongono i primi risultati di uno studio sul rapporto instaurato da Saba con la politica, quale emerge dagli scritti in prosa del secondo dopoguerra. Si procede a un doppio attraversamento: le evoluzioni di questo rapporto nella seconda metà degli anni quaranta e la registrazione di alcune ricorrenze testuali della parola 'politica'.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 131-134

PAOLO DI SACCO, Saba, i poeti e il calcio
Saba rappresenta il primo caso di poeta ialiano che abbia assunto il calcio come specifico argomento di poesia: una novità assoluta, per la nostra letteratura, e del resto inquadrabile nell'ambito della particolare poetica dell'autore triestino. Dopo di lui, altri poeti novecenteschi (come Sereni e Giudici) hanno fatto del gioco più popolare un tema prediletto della loro ispirazione.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 125-129

MATILDE DILLON WANKE, Il bambino di Saba
Il contributo esamina il 'bambino' di U. Saba, con particolare riferimento alle "Scorciatoie" 5 e 14. Si sottolinea l'estraneità del poeta triestino alla poetica pascoliana del fanciullino: Saba è un "bambino che si meraviglia di quello che succede all'uomo", "a lui stesso, diventato adulto".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 119-125

MASSIMILIANO PECORA, Saba, Penna e una passeggiata veneziana
Quando Umberto Saba è ormai consacrato grande poeta dalla critica nazionale la sua attenzione per i contemporanei e le nuove generazioni di poeti si fa sempre più forte, come se il poeta di Trieste avvertisse la responsabilità che compete a un grande maestro. Parallelamente alle sue pagine critiche egli mostra particolare interesse per la poesia di Sandro Penna. Nel corso degli anni Trenta, il rapporto Saba-Penna si chiarisce attraverso un'intensa corrispondenza,infittita a cavallo tra la stesura della matura raccolta di "Parole" e la grande cifra della poesia penniana raggiunta a partire da "Poesie" del 1939. [...].
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 115-118

ASSUNTA CAMPS, Per uno studio della ricezione di Umberto Saba in Spagna: l'"Ernesto" nella sua prima traduzione spagnola
In questa relazione il nostro proposito sarà lo studio della ricezione dell'opera di Saba nel contesto spagnolo. Verranno analizzate le traduzioni della sua opera che sono state pubblicate in questo paese, e l'evoluzione della fortuna dell'autore negli ultimi decenni.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 109-114

GIORGIO BARONI, Introduzione
Giorgio Baroni presenta il voluminoso doppio fascicolo 2-3 2008 della rivista, che ospita gli atti del convegno internazionale "Saba extravagante", tenutosi presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dal 14 al 16 novembre 2007 in occasione del cinquantesimo anniversario della morte del poeta triestino. Il contenuto dei numerosissimi inteventi è sintetizzato in un breve 'abstract' che li precede nella pubblicazione in volume e che nello spoglio effettuato si riporta fedelmente.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 9-10

MANFRED LENTZEN, "Un classico, maturato in un ambiente romantico". Umberto Saba e Giacomo Leopardi
Si indaga il rapporto Saba-Leopardi con particolare attenzione alle indicazioni contenute nei brani di prosa di Saba ed evidenziando le differenze di atteggiamento di fronte alla vita, che emergono malgrado le affinità linguistiche e formali.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 89-93

VANNA ZACCARO, Saba e la malinconia
Il sole nero della malinconia si ripropone nella contemporaneità nelle forme del piacere come frattura. In questa condizione dicotomica e ossimorica si svolge anche la vicenda umana e poetica di Umberto Saba: la malinconia può essere allora individuata come suo segno distintivo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 80-87

MARZIO PIERI, La vera Carmen o il partigiano Ernani
Revisione non solo di parte letteraria del famoso 'operismo' di Saba, per collocarne più adeguatamente la poetica fra realismo e autobiografismo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 77-80

GIORGIO BÀRBERI SQUAROTTI, Entello e Ulisse
Il contributo esamina alcuni dei racconti mitologici proposti da Saba in "Mediterranee", in particolare i componimenti dedicati a "Entello" e "Ulisse", rispettivamente collocati all'inizio e alla fine della raccolta, ma anche quelli che 'riusano' i miti di Ganimede, Narciso e Telemaco.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 69-76

BARBARA CARLE, Bolaffio e Saba: la consonanza artistica
Questo studio si concentra sui rapporti letterari ed artistici tra Bolaffio e Saba.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 61-67

SILVIO RAMAT, Saba per Sereni, Sereni per Saba
Tra Saba e Sereni il rapporto si articola in un discreto scambio epistolare e in una poesia che Sereni dedicherà al poeta triestino, morto ormai da vari anni. Saba recensisce nel '47 il "Diario d'Algeria" di Sereni. Ed è significativo che un episodio avvenuto nel '46 in un caffè ispiri ad entrambi, sia pur da angolazioni diverse, pagine di limpido rilievo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 55-60

ANDREA RONDINI, Da Umberto Saba a Primo Levi
L'articolo prende in considerazione, a partire da un breve scambio epistolare tra Umberto Saba e Primo Levi, alcune problematiche che riguardano il rapporto tra Shoah ed espressione letteraria e che toccano punti fondamentali della poetica dei due autori.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 45-53

LUIGI FONTANELLA, Su Umberto Saba narratore
Analisi dell'opera in prosa di Umberto Saba, in particolare del volume "Ricordi-Racconti" che offre uno spaccato interessante della Trieste protonovecentesca e un valido esempio dello stile narrativo dell'illustre poeta.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 39-44

CRISTINA BENUSSI, Saba: il periodo bolognese (1912-1914)
La figura di Saba verrà analizzata attraverso il "Diario" dell'amico Aldo Fortuna, che registra, oltre ai suoi lavori, incontri, episodi, curiosità e aspirazioni del poeta.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 31-37

GIORGIO CAVALLINI, Sulla presenza, frequente ma discreta, di Dante nelle "Prose"
Nelle prose di Umberto Saba il nome di Dante ricorre abbastanza di frequente, anche se non quanto quello di Leopardi e d'Annunzio. L'esame dei passi dimostra la stima e la venerazione nutrita per l'autore della "Commedia", citato non quale termine di discussione o di confronto, ma come il progenitore più illustre da cui discende il "filo d'oro della tradizione italiana".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N2-3 - Pag. 23-30

ENRICO FARINA, La presenza di Ossian nei "Sepolcri"
Molto spesso la componente ossianica è stata poco considerata nella valutazione delle fonti utilizzate da Foscolo per la composizione dei "Sepolcri". A prevalere in entrambi è il motivo del canto-poesia, ma anche quello della sepoltura e il concetto della tomba vista come tramite affettivo tra vivi e morti che permette la sopravvivenza attraverso la pietà dei congiunti. Il compito del poeta è, sia in un caso che nell'altro, quello di spingere il lettore all'emulazione attraverso il canto.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 59-84

ANTONIO ZOLLINO, Letteratura di fine Ottocento nell'officina dannunziana: Verga, Fogazzaro, Pratesi e De Marchi
Senza dubbio Gabriele D'Annunzio dovette confrontarsi con i 'best sellers' di fine Ottocento per amore di completezza, ma anche per comprendere i gusti del suo pubblico. Scopo dell'indagine è proprio quello di individuare le tracce lasciate da queste letture nella produzione dannunziana. Attraverso un costante confronto testuale è possibile, quindi, individuare l'influenza esercitata in particolare dal Verga preverista, da Fogazzaro, Pratesi e De Marchi.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 85-109

MANUELA MARCHESINI, Beyond Pasolini and Calvino: exordium and closure in Carlo Emilio Gadda's impure literature
Carla Benedetti, nell'ambito del dibattito "Pasolini contro Calvino. Per una lettura impura", ha cercato di porre a confronto l'intellettualismo di Calvino contro il vitalismo di Pasolini sottolineandone l'importanza e la rilevanza. Differente è, invece, l'opinione offerta da Antonio Moresco che vede in Carlo Emilio Gadda un completamento e una svolta nel mondo letterario italiano. L'intervento è corredato da una bibliografia delle opere citate.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 111-127

STEFANO CARRAI, Il lamento di Francesca, il silenzio di Paolo
L'intervento cerca di ricostruire il percorso creativo elaborato da Dante Alighieri per la stesura della storia di Paolo e Francesca. Viene per questo offerta una carrellata di coppie romanzesche che hanno potuto guidare Dante nella sua rielaborazione: da Abelardo ed Eloisa a Tristano e Isotta, o Lancillotto e Ginevra, passando per tutte quelle figure femminili che hanno ispirato il personaggio di Francesca.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 9-26

ANGELA GUIDOTTI, Lettura di una commedia alfieriana: "L'Antidoto"
Vittorio Alfieri scrisse la commedia "L'Antidoto" per concludere l'analisi delle tre forme di governo drammatizzate con "L'Uno", "I Pochi" e "I Troppi" per dimostrare che l'unico antidoto possibile nasce proprio dalla fusione di questi tre veleni. L'opera ha posto diversi problemi per quanto riguarda l'interpretazione e soprattutto, per la ricerca delle fonti. L'intervento offre un quadro sui principali autori che l'Alfieri utilizzò come modello e sulle opere a cui attinse.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N1 - Pag. 27-57

CARLO CARENA, Il mito classico dalla "Commedia" alla "Conquistata"
L'intervento prende spunto dalla pubblicazione dell'opera "Il mito nella letteratura italiana" volume I "Dal Medioevo al Rinascimento", progetto diretto da Pietro Gibellini e a cura di Gian Carlo Alessio, per sottolineare la presenza e la rilevanza della mitologia classica nella letteratura italiana. Si passa, quindi, dai tre diversi approcci ermeneutici al mito nel Medioevo, alla mitologia concepita come voce assoluta di verità nell'Umanesimo, portando sempre esempi significativi per avvalorare tali idee.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 253-257

CLAUDIO GIUNTA, Poesia antica e poesia moderna (a proposito di un libro recente di Guido Mazzoni)
Guido Mazzoni è l'autore di un libro intitolato "Sulla poesia moderna" il cui obiettivo principale è quello di dimostrare quali sono le caratteristiche formali, stilistiche e tematiche della poesia moderna, in riferimento a quella del passato. Secondo l'autore compito del critico e dello studioso deve essere anche quello di cercare di capire che tipo di uomo oggi comunichi attraverso la poesia. Senza rinnegare gli schemi preesistenti, Mazzoni offre una nuova chiave di lettura puntando, non solo ad una descrizione delle opere, ma anche ad un'interpretazione.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 231-251

LUCA D'ONGHIA, "Frotola de tre vilani" bergamasca (1527)
L'autore analizza la "Frotola de tre vilani", un'opera edita nel 1527 probabilmente a Venezia, sede esclusiva per lo smercio di testi simili. Si narrano le vicende di uno straniero arrivato in città e in cerca di lavoro come servitore. L'intervento è corredato dalla trascrizione completa della frottola e da un ricco apparato di note linguistiche e di commento al testo.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 187-206

MAIKO FAVARO, Su alcuni componimenti sconosciuti di Erasmo da Valvasone
Maiko Favaro analizza due opere inedite di Erasmo da Valvasone, il maggior poeta friulano del Rinascimento. Il primo componimento si intitola "I sassi, onde Hebro mormorando scende", è dedicato a Cornelio Frangipane e permette proprio di rivalutarne il rilievo nell'ambiente friulano del Cinquecento in quanto guida carismatica dei castellani locali. Il secondo componimento, invece, si intitola "Già vien de' giorni miei l'ultimo fato", scritto probabilmente poco prima di morire e per questo motivo con un riferimento all'orgoglio provato per i risultati raggiunti in vita in quanto poeta.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 207-230

VINICIO PACCA, "Tuo fratello morì giovane": la famiglia della mosca e la genesi degli "Xenia"
Il nomignolo 'Mosca' torna più volte nella poesia di Montale e indica Drusilla Tanzi, la trentennale compagna con cui l'autore di sposò nel 1962. Solo a partire, però, dagli "Xenia", in quanto canzoniere matrimoniale, abbiamo il manifestarsi di una liricità diversa. Da qui si parte per una ricerca di figure note nelle opere di Montale, cioè di persone care all'autore e presenti in forme diverse nelle sue composizioni. Il meccanismo della memoria influenza la poetica, guardando non solo alle esperienze personali, ma anche a quelle che lo avevano soltanto sfiorato durante la sua esistenza.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 157-186

ALESSANDRO DI RICCO, Note sull'eredità pariniana: Giovanni Torti e Alessandro Manzoni
Già il Reina aveva offerto ai patrioti italiani il Parini come modello letterario per il nuovo movimento civile. Il culto pariniano, con queste caratteristiche politico-letterarie, ritorna nelle poesie giovanili di Giovanni Torti. Si tratta di scelte molto simili a quelle fatta dal giovane Manzoni, cioè la decisione di optare per il sermone in versi sciolti dove si innesta lo schema della visione e l'idillio. La corruzione della classe dirigente della Repubblica Italiana è rappresentata in maniera molto simile rispetto ai "Sermoni" manzoniani e successivamente, quando Manzoni ritornò sul tema, dimostrò di aver bene in mente la lezione del Torti. In entrambi, è presente il tema dell''indignatio' per un secolo in crisi mettendo da parte, però, la componente satirica per giungere alla creazione di una poesia utile.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 140-156

ELISABETTA CREMA, Osservazioni sulla tecnica della rima tra il "Furioso" e l'"Amadigi"
Bernardo Tasso viene molto spesso considerato epigono del poema ariostesco e per questo, quando si dedicò alla stesura dell'"Amadigi", abbandonò l'impianto classicista per concentrasi sul modello del "Furioso". In realtà fu un fallimento sul piano narratologico, linguistico ed evidente è l'utilizzo vuoto della metrica e dello stile ariostesco. Nell'intervento proposto è sempre presente il confronto testuale tra le due opere, in modo da rendere evidenti similitudini e differenze, ed uno studio dettagliato sui timbri vocali e consonantici dove è possibile scoprire che nell'"Amadigi" prevalgono proprio le rime consonantiche, anche se numericamente inferiori rispetto al "Furioso". Sempre attraverso un confronto diretto tra le opere è possibile analizzare la gamma timbrica, le rime care e la selezione del lessico in sede di rima. L'autrice utilizza a volte tabelle con percentuali, proprio per dimostrare le differenze effettive tra i due componimenti attraverso l'ausilio dei numeri, e alla fine è presente la bibliografia delle opere consultate.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 75-137

ANGELO EUGENIO MECCA, Dante e il Serventese romagnolo del 1277
Nel 1896 Tommaso Casini ha rinvenuto nell'Archivio comunale di Ravenna un serventese in 48 versi. Sappiamo che a ricopiarlo fu Andrea Rodighieri, semplice trascrittore e non autore a causa dei numerosi errori presenti nel testo. Si tratta dell'incitamento di un giullare ghibellino a Guido da Montefeltro affinché comandi la lotta contro i guelfi bolognesi. Lo stesso tema viene trattato da Dante nel XXVII canto dell'"Inferno" dal verso 19 al 57 e diverse similitudini sono presente tra il serventese e il testo dantesco. La trascrizione del Rodighieri dimostra che il componimento doveva essere noto nell'area forlivese e Dante si recò due volte a Forlì, nel 1303 e nel 1310, e durante la prima di queste visite può averle letto il serventese memorizzandone sintagmi e immagini che poi riutilizzò nella sua opera.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 9-18

MARIA CLOTILDE CAMBONI, Le rime di Antonio di Cecco da Siena
L'intervento analizza i quattordici testi presenti nel manoscritto miscellaneo Conventi soppressi 122 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze attribuiti ad Antonio di Cecco da Siena e ad un suo corrispondente, il conte Naddo. In particolare il gruppo è composto da due canzoni, una ballata, un testo dalla forma non immediatamente riconoscibile, definito 'misticcio', e sette sonetti (tre di corrispondenza, tre di argomento amoroso e uno associato al misticcio). Ogni opera viene analizzata dal punto di vista metrico e stilistico e così è possibile scoprire, ad esempio, che Antonio di Cecco mostra delle chiare influenze senesi e trecentesche, che predilige l'esclamazione e l'interrogazione più o meno retorica, che sono presenti settentrionalismi e latinismi. Il testo che ovviamente suscita più dubbi è il misticcio, definito proprio così all'interno dalla rubrica del manoscritto stesso. Alla fine dell'intervento tutti i componimenti sono stati trascritti per intero ed è anche presente una dettagliata bibliografia delle opere consultate.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2005 - N1-2 - Pag. 19-73

GRAZIELLA SEMACCHI GLIUBICH, Sei donne per un poeta
L'A. espone i risultati delle sue ricerche riguardanti alcuni punti oscuri o poco esplorati della biografia sabiana che hanno a che fare con la presenza nella sua vita di figure femminili importanti, come la zia Rachele, la madre, la moglie, la balia, la figlia e un'amica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 323-326

ELENA RAMPAZZO, Tra 'verità della vita' e 'verità della poesia': "Sera" e l'elegia "Ai mii fioi morti"
La scrittura di Giotti reca tutti i segni delle tragedie familiari vissute dal poeta, restituendole appieno senza indicare nessuna catarsi né scioglierne il dolore. Ciononostante, come fa notare l'A. del saggio, in alcune sue pagine in prosa Giotti si premurò di sottolineare la distinzione tra "verità della vita" e "verità della poesia", che non risulterebbero pertanto sovrapponibili. Quest'ultima, infatti, avrebbe il compito di assolutizzare il dolore umano, ma senza la pretesa di esaurire in sé la vita, piuttosto tramandando quanto di essa non si può dire e ponendosi quindi su un piano completamente altro.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 327-330

FULVIO SENARDI, I 'versi militari' di Umberto Saba:un battesimo nella nazione
I "Versi militari", licenziati da Saba nel 1908 a conclusione della sua esperienza come soldato nel Regio esercito, sono qui esaminati in relazione al contesto storico-politico degli anni in cui furono scritti e come testimonianza del "battesimo nella nazione" del poeta triestino, sia dal punto di vista psicologico (nel senso di una integrazione insieme simbolica e concreta in una comunità come l'esercito italiano) che letterario (per il forte tradizionalismo dei versi).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 293-296

ROBERTO DEDENARO, Incontrare Saba
Sono illuminati alcuni aspetti della personalità sabiana e la sua statura di poeta civile, scarsamente sottolineata dalla critica, funzionali a dimostrarne la modernità nel panorama della poesia e della cultura contemporanea.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 297-300

RICCARDO CEPACH, "Il primo dei poeti minori". Sulle lettere di Saba ad Aldo Fortuna. In occasione di una mostra
L'A. fa presente l'interesse che può suscitare la recente pubblicazione di un volume relativo a una mostra tenutasi a Trieste nel novembre 2007, sul tema della frequentazione tra Saba e Aldo Fortuna, dal titolo "Quanto hai lavorato per me, caro Fortuna". I documenti editi nel volume comprendono settantatrè lettere di Saba all'amico Fortuna che restituiscono le tracce di un rapporto di una certa familiarità, improntato ad una forte stima reciproca.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 301-303

MAURO CASELLI, In seconda persona: identità e trascendenza in Virgilio Giotti
L'A. sostiene come il tema dell'identità subisca in Giotti una "torsione significativa", giacché il suo centro non sarebbe più l'Io ma il Sé - "termine che assiema la sfera conscia, quella inconscia e soprattutto le funzioni relazionali della persona" (p. 305). Tutto ciò fa sì che nella sua poesia prenda forma il 'tema dell'Altro'; particolare rilievo, secondo tale prospettiva, assumono le figure femminili e il tema della dimora, nonché, dal punto di vista formale, il potere figurativo della parola e la peculiare "scrittura d'artista" del poeta.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 305-307

SERGIA ADAMO, Il peso del poeta: rimorsi e scrittura nell'opera di Saba
L'A. individua nella centralità che assume nell'opera di Saba la riflessione problematica sulla poesia, e sul suo essere poeta, uno dei motivi della rilevanza da lui assunta nel panorama letterario contemporaneo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 309-312

FRANCESCO CENETIEMPO, Millenovecentocinquantasette. Le carte sparse di Virgilio Giotti
L'A. ricostruisce gli ultimi mesi di vita di Virgilio Giotti, scomparso il 21 settembre del 1957: dalla premiazione all'Accademia dei Lincei, ai rapporti con la famiglia e gli amici, all'attività letteraria.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 289-292

TATIANA ROJC, Umberto Saba e Miroslav Kosuta:due voci parallele
Sono individuate le analogie e le differenze tra la scrittura di Saba e quella del maggior poeta sloveno della Trieste del dopoguerra, Miroslav Košuta.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 313-315

BARBARA STURMAR, "Questo che tu hai dipinto è il volto mio". La ritrattistica sabiana
Come dichiarato nel breve 'abstract' che lo precede, obiettivo della relazione è quello di "riallacciare i legami sia tra la figura di Umberto Saba e gli artisti contemporanei, sia tra la sua opera letteraria e l'arte, puntualizzando i relativi reiterati rimandi" (p. 317). Sono esaminati più nel dettaglio i ritratti di Saba eseguiti da Vittorio Bolaffio, Carlo Levi e Nino Spagnoli.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 317-322

PIETRO FRASSICA, Gli 'alleati' di Saba
La produzione letteraria sabiana che va dall'immediato dopoguerra al romanzo "Ernesto" sarebbe contrassegnata, secondo l'A., dal ritrovamento di un'auspicata libertà, che dalla dimensione storica si riverbera su quella personale, "avviando un processo di liberazione tra scrittura privata, prosa e poesia" che, accentuato dalla prossimità della morte sentita come imminente, consentirà allo scrittore triestino "di debellare in "Ernesto" un antico tabù" (p. 63).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 55-63

GIORGIO BARONI, Saba e Giotti: congedi
Nel saggio si esamina il significato dello statuto dell'appello al lettore e più genericamente dei 'congedi' letterari nelle raccolte di Umberto Saba e Virgilio Giotti
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 65-74

FABIO RUSSO, Saba e il nodo del 'vero'
L'A. indaga sul concetto di "Vero" nella poetica sabiana, inteso sia nel profondo dell'io, in chiave psicanalitica, che delle cose viste al di là della superficie.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 283-287

ZELIKO DJURIC, Umberto Saba e Gabriele D'Annunzio (alcuni aspetti critici e testuali)
Nel saggio si studia la multiforme e variegata presenza dannunziana in Saba, qui ritenuta fenomeno complesso e stratificato e non limitato esclusivamente agli anni giovanili.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 45-53

ROBERTO NORBEDO, Incontri epistolari tra Umberto Saba ed Ezra Pound
Due lettere responsive di Umberto Saba a Ezra Pound, datate Trieste, 29 luglio 1930 e 14 gennaio 1933, conservate nella statunitense Beinecke Library (Università di Yale), documentano la frequentazione tra i due letterati, quantomeno epistolare, e consentono all'A. del contributo di ipotizzare talune affinità tra le rispettive opere.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 279-281

GIANCARLO ALFANO, "Lo diceva all'Italia". Sereni e Zanzotto leggono Umberto Saba
Ci si sofferma sull'interpretazione dell'opera sabiana da parte dei più giovani poeti Vittorio Sereni e Andrea Zanzotto.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 75-81

FRANCO BREVINI, Giotti, Saba e la tradizione triestina
Un'attenta riflessione sulle caratteristiche contenutistiche e formali della poesia di Giotti e di Saba consente all'A. del saggio di dimostrare il ruolo avuto dai due autori triestini nella formazione "della koinè poetica novecentesca, che si presenta sostanzialmente identica, in lingua e in dialetto, testimoniando una volta di più l'avvicinarsi delle due tradizioni" (p. 35).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 31-35

DAVIDE DE CAMILLI, Da Umberto ad Ernesto
L'A. si interroga sul rapporto di identificazione che è possibile stabilire tra lo scrittore Saba e il suo personaggio, di nome Ernesto, protagonista del libro omonimo del 1953, soffermandosi più nel dettaglio sulle scelte antroponomastiche dell'opera.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 23-29

GIUSEPPE FARINELLI, La questione del crepuscolarismo nella raccolta "Poesie" di Umbero Saba
L'A. smentisce la tesi della militanza nel movimento crepuscolare di Umberto Saba, sostenuta da alcuni critici contemporanei del poeta come Borgese, Slataper, Bacchelli e Papini.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 37-43

ANNA MODENA, Giotti e Saba
L'A. traccia al contempo un profilo biografico di Virgilio Giotti e di Umberto Saba e una storia dei rapporti tra loro intercorsi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 15-21

ROSALBA TREVISANI, Le 'voci discordi' di un poeta, interpretazione grafologica della scrittura di Umberto Saba
Interessante studio grafologico della scrittura di Saba, effettuato con riferimento a due lettere del 1928 allo studioso triestino Attilio Tamaro, custodite presso la Biblioteca civica di Trieste.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 271-277

CRISTINA BENUSSI, Introduzione
Cristina Benussi presenta il primo voluminoso fascicolo 2008 della rivista. Il numero, di taglio monografico, raccoglie gli interventi del Convegno dedicato a Virgilio Giotti e Umberto Saba dal titolo "Si pesa dopo morto", organizzato dall'Università di Trieste e dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e tenutosi a Trieste nel 2007 in occasione del cinquantesimo anniversario della morte dei due letterati triestini.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 9-10

ELIO PECORA, Paternità di Saba
Più di ogni altro poeta italiano, Saba ha portato nella poesia "la vastità e la complessità dell'esistenza" (p. 11). È questa l'affermazione con cui si apre il breve intervento, in cui da una riflessione più generica sulla cifra che contraddistingue l'opera poetica di Saba si passa all'esame della categoria della "paternità" quale emerge nella sua produzione letteraria.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 11-13

LAURA GUIDOBALDI, Saba 'biografo di sè' in "Storia e cronistoria del Canzoniere"
"Libro mosaico 'aperto' che resiste alla classificazione dei generi": questa la convincente definizione che l'A. dà della "Storia e cronistoria del Canzoniere" di Saba, qui indagato proprio alla luce dell'intento di definirne il peculiare statuto di genere.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 267-270

DANIELA PICAMUS, "L'uomo non mi piaceva meno del poeta". Sull'amicizia tra Agelo Barile e Virgilio Giotti
Lo studio dello scambio epistolare intercorso tra il poeta ligure Angelo Barile e la scrittrice-editrice Anita Pittoni negli anni tra il 1962 ed il 1967, nonché di alcune lettere inedite di Virgilio Giotti a Barile, che rimontano al quindicennio 1941-57, consente all'A. del saggio di rimpinguare di utili informazioni la conoscenza della biografia di Giotti e di aggiungere un ulteriore tassello alla storia della ricezione della sua produzione letteraria.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 261-265

CLAUDIO GRISANCICH, Il 'paradiso' di Virgilio Giotti (1885-1957)
Una "dimessa, estrosa, mortificata allegria" (p. 259) è il modello di vita sotteso alla poesia di Giotti secondo l'A. del saggio. Prerogativa del poeta triestino sarebbe, cioè, quella di aver sublimato nella sua poesia un 'paradiso' del tutto peculiare, quello di una vita terrena riscaldata dal calore degli affetti familiari e degli amici, consacrata al fuoco sublime dell'arte e connotata dalla cifra, artistica e biografica al tempo stesso, della semplicità.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 257-260

MIROSLAV KOSUTA, Incontro con Saba: l'italo e lo slavo
Il poeta e drammaturgo sloveno Miroslav Košuta, nato a S. Croce di Trieste nel 1936, riferisce del suo giovanile incontro con Umberto Saba, puntualizzando l'influenza avuta dalla poesia sabiana nella sua formazione ed accennando all'incapacità del poeta triestino di conciliare le due anime, italiana e slovena, della città nativa.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 245-248

SANJA ROIC, Saba letto e tradotto in Croazia
Saba è senza dubbio l'autore italiano che ha goduto e continua a godere di maggior fortuna in Croazia, sia presso i critici che i poeti. Questi i risultati che emergono nella relazione, in cui si esaminano per l'appunto i modi e le strategie di ricezione del poeta triestino nella lingua e nella cultura croata.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 249-255

LUCA BALDONI, Vecchio e giovane: omoerotismo e narratività nel terzo volume del "Canzoniere"
L'A. corregge la vulgata critica secondo cui il terzo libro del "Canzoniere" di Saba sarebbe caratterizzato da un minore tasso di narratività e da un allentamento del 'mastice autobiografico' rispetto ai primi due libri. L'unitarietà della silloge e la contiguità di ispirazione con le raccolte precedenti sarebbero infatti garantite - secondo l'A. del contributo - dall'episodio della relazione di Saba con il giovane Federico Almansi, che interviene a dare coesione psicologica e narrativa alla terza stagione della poesia sabiana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 241-243

FRANCESCA STRAZZI, "La ferovia coreva,/corevo mi". In viaggio con Virgilio Giotti
Di taglio tematico, il saggio è incentrato sull'analisi dell'importanza assunta dai mezzi di trasporto nell'opus poetico di Giotti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 235-240

MATTEO VERCESI, Biagio Marin interprete di Virgilio Giotti
Biagio Marin fu legato da rapporti di amicizia a Virgilio Giotti, che riconobbe come un "fratello maggiore che sa la legge della vita e dell'arte. Ma che non ti fa mai sentire la sua maggiorità" (p. 222). Alla poesia di Giotti lo scrittore gradese dedicò pertanto non pochi interventi, qui puntualmente esaminati.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 221-224

CRISTINA TAGLIAFERRI, "Ombre d'i mii fioi". Umanità e poesia di Virgilio Giotti padre
Attraverso l'analisi di documenti epistolari e di alcune liriche della raccolta "Sera", l'A. del saggio mette in luce gli aspetti peculiari legati al sentimento dell' "umanità paterna" in Virgilio Giotti, la cui esistenza, com'è noto, fu segnata in maniera irreversibile dalla perdita in guerra di entrambi i figli.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 225-229

ILVANO CALIARO, Saba, Slataper e la poetica dell' "onestà"
Le considerazioni espresse in uno scritto di natura saggistica intitolato "Quello che resta da fare ai poeti" (1911), in cui Saba enuncia una poetica fondata sul canone dell' "onestà" e sul criterio dell' "antiletterarietà", consente di individuare una convergenza tra la sua e la poetica slataperiana. Eppure, puntualizza l'A. del contributo, il saggio di Saba, inviato a Slataper perché fosse pubblicato sulla rivista da lui diretta, "La Voce", non venne edito sulla testata fiorentina e vide la luce soltanto postumo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 231-234

CHIARA MARASCO, I luoghi e i tempi della scrittura. Note su Italo Svevo e Umberto Saba
Si delinea il rapporto tra Umberto Saba e Italo Svevo, sia sul piano artistico che su quello più specificamente personale. I due scrittori triestini, che ebbero una frequentazione assidua, nutrirono una stima reciproca ma dettero prova di un modo estremamente differente di vivere e di intendere la vita, evenienza che fu all'origine di reciproche diffidenze e di ricorrenti incomprensioni. Ciononostante i due scrittori rivelarono sentimenti e atteggiamenti comuni e soprattutto un modo analogo di porsi nei confronti della scrittura. Per entrambi, osserva l'A. del saggio, la scrittura "diventa luogo dell'autoanalisi, della cura solitaria", "mezzo per fissare sulla carta i dolorosi ricordi e consegnarli per sempre 'al fascino dell'assenza di tempo" (p. 220).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 217-220

PAOLA BAIONI, Virgilio Giotti e la dolce attesa della morte
La riflessione sul mistero della morte ebbe una rilevanza centrale nell'immaginario poetico di Virgilio Giotti, come documenta l'A. del saggio verificando la ricorrenza del tema all'interno della sua produzione poetica. L'esame delle occorrenze della morte nell'opera di Giotti consente tuttavia di affermare come il pensiero della morte non venga vissuto in maniera angosciante dal poeta triestino ma accolto con stoica rassegnazione, che si spinge in alcuni casi fino alla brama del momento del trapasso.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 211-216

ROSSANA ESPOSITO, Saba e Giotti. Proposta di un'analisi intertestuale
L'A. approfondisce il discorso sulla natura del rapporto dialogico tra Virgilio Giotti e Umberto Saba, anche sulla base delle risultanze di studi già effettuati in un suo precedente lavoro. L'approfondita lettura intertestuale condotta dalla studiosa le consente di rilevare opportunamente come l'intertestualità appaia nel nostro caso come un "fenomeno reversibile", giacché non procede nella maniera consueta "dall'ipogramma al testo poetico ma, secondo un procedimento intertestuale anomalo, si fonda su un processo simultaneo dove non esiste una matrice ma due matrici intercambiabili anche se di natura profondamente diversa" (p. 210).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 207-210

ALESSANDRA GIAPPI, La parabola di un testo. "A mamma"
Lo studio delle varianti occorse nel passaggio dalla prima alla quarta stesura della poesia giovanile "A mamma" consente di entrare appieno nell'officina poetica sabiana e di comprendere in che direzione si sia mosso l'incessante lavorio del poeta, nel tentativo di adeguare la parola all'emozione che la genera.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 195-198

M. BELÉN HERNÀNDEZ GONZÀLEZ, Il romanzo di Saba tradotto in Spagna
La fortuna in Spagna del romanzo "Ernesto" è stata notevole, come rivelano le sue differenti traduzioni e ristampe in lingua spagnola. L'A. del saggio analizza le modalità di lavoro di tre traduttori spagnoli del libro, evidenziandone le rispettive peculiarità.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 199-205

SILVIA ASSENZA, Virgilio Giotti. Un tempo, una sola stagione
Uno struggente sentimento del tempo è quello che emerge nelle liriche di Giotti. L'A. del saggio rileva a ragione come la percezione del tempo del poeta triestino sia quella del "tempus edax", tempo divoratore, vorace, imprendibile, generatore della nostalgia di un tempo differente, meno doloroso nel suo inarrestabile scorrere, caratterizzato da una fissità che lo trasforma in una sorta di non luogo, o meglio di un "luogo in cui l'intimità familiare è ricostituita in un'unica grande e beata stagione dove non esiste nessuno scarto temporale ma solo l'immobilità eterna di un tempo ideale […]" (p. 192).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 191-194

PAOLO SENNA, Le cose viste. Per un'analisi dei "Racconti" di Virgilio Giotti
Nei "Racconti" di Giotti, tredici prose per la maggior parte inedite, pubblicate postume nel 1977, l'A. riscontra una marcata tendenza alla "rarefazione della narrazione degli eventi in funzione di un più marcato indugio sulla descrizione, sugli atti delle persone che appaiono calati in un pausato universo di vita vissuta" (p. 188), come se in esse "l'atto stesso del narrare fosse marginale, limitato; addirittura un pretesto per descrivere" […] (p. 189).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 187-190

CECILIA GIBELLINI, Un poësis pictura : il "Velier" di Giotti padre e figlio
Ci si occupa del bel poemetto intitolato "Il Veliero", composto da Virgilio Giotti nel 1937 ed accompagnato dalle litografie del figlio Paolo. Costituito da 207 settenari, il poemetto non fu mai edito in volume, nonostante la sua modernità e il suo innegabile interesse.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 173-180

SALVATORE RITROVATO, Per un "Ciaro de Luna". 'Lirica' e dialetto in Virgilio Giotti
L'intimo lirismo che pervade la poesia dialettale di Giotti viene qui verificato sulla base dell'analisi della poesia "Chiaro de luna", intessuta di riferimenti letterari e tramata di un tono che sta tra medietas ed elegia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 181-185

BART VAN DER BOSSCHE, "Antico mare perduto...". Gli spazi del mito in "Mediterranee"
Nel saggio viene sottolineata l'importanza del richiamo al mito nella raccolta sabiana "Mediterranee", sia a livello micro che macrotestuale. "Il rimando […] ad una cultura mediterranea plurale - conclude riassumendo l'A. - sedimentata e stratificata, equivale ad un programma etico ed estetico di disponibilità ad accettare quell' 'antico mare perduto' come uno spazio in cui convivono miti, storie, personaggi e destini" (p. 172).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 169-172

PAOLA PONTI, "D'avverse/forze piena sentii l'umana vita". Fato e fatalità in Saba
Accattivante indagine tematica sul concetto di fato nell'opera di Saba. I richiami al concetto di fatalità presenti nell'opus poetico sabiano evidenziano un'evoluzione progressiva nel modo di intendere il fato, che va dall'accezione di forza avversa del "Canzoniere 1921" all'idea di "fatalità interna", con riflessi della teoria freudiana sull' 'Ananche', nelle "Scorciatoie".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 161-167

PASQUALE TUSCANO, Storia di un'amicizia: le lettere di Umberto Saba a Sandro Penna
Esame dei rapporti epistolari intercorsi tra Umberto Saba e Sandro Penna, effettuato attraverso lo studio di un manipolo di ventitrè tra missive e cartoline, purtroppo prive delle responsive, indirizzate da Saba al più giovane poeta dal 1929 al 1940.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 147-153

ALBERTO BRAMBILLA, "Cinque poesie per il gioco del calcio": un esercizio di filologia sportiva
Oggetto di studio nel saggio sono le "Cinque poesie per il gioco del calcio", qui indagate con una inconsueta perizia filologica applicata al mondo sportivo calcistico, che Saba per la prima volta seppe elevare a dignità poetica, cogliendone - puntualizza l'A. - "la grande potenzialità espressiva e la sua novità, anche sociale, senza mai cadere nella retorica (p. 155).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 155-159

RICCIARDA RICORDA, Un nuovo libro su Saba: "Solitudine di Umberto Saba da 'Ernesto' al 'Canzoniere'" di Alessandro Cinquegrani
L'A. dà notizia della pubblicazione di un libro recente a firma di Alessandro Cinquegrani dal titolo accattivante "Solitudine di Umberto Saba da 'Ernesto' al 'Canzoniere'", che propone una lettura complessiva dell'opera sabiana mettendone in luce lo spessore e contribuendo "a interpretarne tutta la feconda complessità" (p. 141).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 137-141

FRANCO MUSARRA, Solo...tra tanti: il caso Saba
L'unicità di Saba nella poesia del Novecento sarebbe testimoniata, secondo l'A., anche dal suo uso peculiare dei costituenti ritmici, come dimostrano alcuni rilievi effettuati sulle "Poesie dell'adolescenza e giovanili".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 143-146

SIMONA BARTOLI, PRIMUS-HENIZ KUCHER, La (s)fortuna di Saba nel mondo austro-tedesco: fra l'assenza nella critica e i riflessi nella letteratura austriaca contemporanea
Nel saggio si esamina la ricezione della lirica sabiana tra i lettori di lingua tedesca; alla sfortuna di Saba presso il mondo accademico tedesco fa da contraltare, come viene evidenziato in maniera puntuale, il diverso interesse per il poeta triestino manifestato dalla letteratura austriaca contemporanea.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 129-136

PEDRO LUIS LADRÒN DE GUEVARA MELLADO, La poesia di Saba in Spagna: presenza e problemi di traduzione
L' A. si occupa della presenza della poesia sabiana in Spagna negli ultimi cinquanta anni, soffermandosi più nel dettaglio su un'analisi diacronica della traduzione della poesia "La capra".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 111-119

GINO RUOZZI, Favole, apologhi, epigrammi, scorciatoie, raccontini: la morale breve di Umberto Saba
La sentenziosità di Saba viene qui indagata attraverso il riferimento alla sua consuetudine col genere aforistico e le varie forme brevi e morali, in poesia e in prosa (dalle favole e gli apologhi agli epigrammi del "Canzoniere", ai testi aforistici e narrativi di "Scorciatoie e raccontini").
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 121-128

MARIA PAGLIARA, Umberto Saba ritrattista
Nell'immaginario poetico-figurativo sabiano un ruolo importante è assunto dal genere del ritratto, qui indagato con riferimento alla silloge "I Prigioni" e alla forma peculiare del ritratto-autoritratto.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 83-90

PAOLO FEBBRARO, La terza dimensione. Saba in prosa
Nel saggio ci si occupa della produzione prosastica di Saba: dalle novelle del 1910-14 al dramma "Il letterato Vincenzo", dalle "Scorciatoie" del 1945 alla "Storia e cronistoria del Canzoniere", dal più noto romanzo "Ernesto" alle stesse lettere dell'epistolario.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 91-96

ANNA BELLIO, De cuor: affetti e colori
"Virgilio Giotti affresca - secondo l'esatto rilievo dell'A. - in varietà di quadri, l'essere autentico dell'uomo, di tutti i tempi e in ogni luogo" (p. 97). La cifra più autentica della produzione poetica dell'autore triestino viene qui riconosciuta nella sua capacità di trasfigurare le "immagini quotidiane dall'appassionata concretezza" in esempi di una sapienza di vita che assurgono a generali considerazioni, a volte definitive, sulla vita e sull'uomo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 97-103

TITUS HEYDENREICH, Conversazioni in libreria
Cosa rappresentò per Umberto Saba la libreria antiquaria di via San Nicolò? L'A. risponde al quesito analizzando la parole usate da Saba per descriverla in poche poesie del "Canzoniere". Piuttosto che luogo di incontri, di conversazioni più o meno erudite ed attuali, la libreria di Saba emergerebbe come "un nero antro sofferto", null'altro che un "cantuccio" in cui trovare rifugio ad una vita pensosa e schiva.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1 - Pag. 105-110

PAOLA BAIONI, Testi rari. "Il velo dell'aurora": una poesia ritrovata di Mario Luzi
L'A. dà notizia del ritrovamento di una poesia mai raccolta in volume del diciannovenne Mario Luzi, intitolata "Il velo dell'aurora" . La poesia, commentata e riprodotta a conclusione del saggio, fu edita nella rubrica "Il Dittamondo" della rivista romana "L'Italia letteraria" (1929-1936).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 159-162

MARIA CRISTINA ALBONICO, Un sogno per Ripano. Suggestioni classiche nel giovane Parini
Nel saggio ci si sofferma sull'analisi della prima opera edita dal ventitreenne Giuseppe Parini, dal titolo "Alcune poesie di Ripano Eupilino" (1752). Nonostante sia un'opera giovanile, e pertanto lontana dai più felici risultati stilistici del "Giorno", la silloge merita particolare attenzione, come precisa l'autrice dell'articolo, per il suo sperimentalismo (ravvisabile nella grande duttilità formale e nella varietà dei temi affrontati), che tradisce il desiderio del giovane poeta di mettersi alla prova e di evidenziare le sue capacità. (p. 165).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 165-170

PAOLO BARTESAGHI, Preliminari ai 'soggetti' di Parini per la Milano di fine Settecento
L'A. del saggio si occupa di un argomento poco frequentato dalla critica: la vasta produzione pariniana legata alla sua multiforme attività didattica e artistico-culturale di autore di "soggetti" per pittori e di collaboratore del Consiglio Superiore di Economia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 171-178

FEDERICA MILLEFIORINI, Onomastica infantile nelle "Piccole anime" di Matilde Serao. Canituccia, Aloe e Rosso Malpelo: l'essere e l'apparire
Federica Millefiorini riflette sulle scelte onomastiche di Matilde Serao relativamente al mondo infantile e limitatamente ai personaggi della giovanile raccolta di novelle dal titolo "Piccole anime" (1883). La silloge, che comprende una premessa e dieci bozzetti, testimonia l'attenzione della Serao alla realtà dell'infanzia, allora trascurata dalla maggior parte del mondo letterario italiano. Particolare attenzione è dedicata dalla studiosa all'esame dell'antroponomastica delle novelle "Canituccia" e "Alla scuola", utilmente messe a confronto, per la similarità dei temi affrontati e la pregnanza delle scelte onomastiche, con la più famosa novella verghiana "Rosso Malpelo".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 179-187

ANDREA RONDINI, "Ve lo giuro". Primo Levi tra Konrad, Lorenz e Marco Polo
Viene proposto un raffronto tra il pensiero del noto etologo tedesco Konrad Lorenz e la poetica di Primo Levi. La presenza di Lorenz nelle pagine di Levi è indagata con particolare riferimento al concetto di rappresentazione veridica della narrazione e alla similarità enunciativa, consistente nella strategia dell'appello al lettore.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 131-140

ANNA BELLIO, Marco Beck: per una poesia senza confini
Esame della produzione poetica di Marco Beck, traduttore dal tedesco e dal latino e professionista dell'editoria libraria. Beck vive attualmente a Milano e ha già pubblicato i seguenti quattro volumi di poesia, tutti accomunati dalla prospettiva religiosa che ne costituisce il motivo ispiratore: "Nel sole e nella tempesta", "Una via della croce", E c'era la madre di Gesù, "Il pane sulle acque".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 141-151

LUIGI PAGLIA, L'itinerario di una 'extravagante' ungarettiana
L'A. pubblica e commenta una breve poesia inedita di Giusepe Ungaretti, intitolata "Per non rammaricarsi d'esser nati". La lirica, che porta la data del 28 settembre 1916 e indica come luogo di stesura la "Dolina dei pidocchi" (forse la collina di Locvizza), fu vergata da Ungaretti su una copia del libro di Alfredo Panzini "Santippe", da lui regalata all'amico ufficiale Giuseppe Casalena.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 155-158

RAFFAELE CAVALLUZZI, Moravia: ritorno agli anni Trenta
La rilettura di "1934", uno degli ultimi romanzi editi da Alberto Moravia (1982), viene effettuata tenendo conto dei punti di tangenza con i caratteri della stessa narrativa moraviana degli anni Trenta. Ci si sofferma con particolare attenzione sui temi del sogno e del doppio che innervano il romanzo, ambientato sullo sfondo suggestivo dell'isola di Capri.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 117-130

ENRICA MEZZETTA, A tu per tu con il contropoeta Sanzin
La studiosa esamina i caratteri salenti della produzione poetica di un autore poliedrico come il triestino Bruno G. Sanzin (1906-1994), che fu al tempo stesso poeta, romanziere, giornalista e saggista, critico d'arte e organizzatore di mostre e incontri culturali. L'immaginario poetico dell'autore può essere ricondotto, secondo Mezzetta, a due stagioni fondamentali, divise da trent'anni di silenzio, in cui tuttavia furono sempre vive ed operanti, benché in maniera differente, la lezione del Futurismo e l'ideologia marinettiana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 97-116

GAETANO OLIVA, Gustavo Modena tra teatro educatore e teatro nazionale
Gaetano Oliva enuclea gli aspetti principali dell'importante riforma del teatro vagheggiata da uno dei maggiori attori italiani della prima metà dell'Ottocento, Gustavo Modena, consistenti sia nel rinnovo della pratica scenica e del ruolo del capocomico, sia nel conferimento di una mansione educativa al teatro nazionale, fino ad allora relegato al ruolo di divertimento mondano e di semplice distrazione.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 81-95

FABIO RUSSO, Il pensiero della scienza in Giacomo Leopardi e l'ombra dell'eresia
La passione di Leopardi per la Scienza emerge sin dall'adolescenza, come testimoniano le giovanili opere erudite. Nel saggio si fa luce per l'appunto su tale passione, intesa come interesse vitale "di gusto speculativo sull'essere delle cose e sui costumi" e intimamente connesso al bisogno leopardiano di sfatare gli inganni e gli errori dovuti, "più che a carenza di informazioni o di strumenti tecnici, a stupidità" (p. 70). Si suggerisce altresì un parallelo con il pensiero eterodosso di Giordano Bruno.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 67-80

WAFAA EL BEIH, La "donna che non si trova" di Giacomo Leopardi
Argomento suggestivo quello del saggio, in cui si indaga sulla natura del rapporto di Leopardi con la figura femminile, così come emerge attraverso le liriche ma anche attraverso le prose dello "Zibaldone", dei "Pensieri", delle "Lettere" e delle "Annotazioni" alle canzoni bolognesi del 1824.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 51-66

DAVIDE COLOMBO, Dante "alter Homerus" nel Rinascimento
Nel saggio vengono delineati gli esiti della riflessione riguardante il paragone tra Dante e Omero a partire da Petrarca e Boccaccio, passando attraverso il Rinascimento fiorentino, fino ad arrivare al Seicento. Qualche cenno è dedicato anche agli sviluppi successivi della storia di tale paragone, con riferimento al Seicento barocco e al Settecento razionalista, che contribuirono al deprezzamento di Dante. Si fa presente come la questione del raffronto tra i due poeti assuma sin dall'inizio una funzione che avrebbe a lungo conservato, quella di "negoziare le forme e i limiti del riuso letterario della "Commedia"". (p. 23).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 21-50

ELENA LANDONI, Rileggendo "Paradiso" VI e VII. Poesia e intertestualità
L'A. mette in luce gli "insospettati squarci di liricità" che offrono i canti VI e VII del Paradiso dantesco, rispettivamente incentrati sull'argomento politico e dottrinario e occupati l'uno dal discorso di Giustiniano, l'altro da quello di Beatrice. Lo spessore poetico dei due canti si anniderebbe - sostiene l'A. - "nella ricorrenza delle tematiche, nel rilievo assunto dai riferimenti sottintesi, nell'iconicità in cui sfociano passaggi di notevole complessità argomentativa" (p. 9).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N3 - Pag. 9-19

MICHELA PAPINI, Raffaele Cecconi: un sorriso che morde
L'A. delinea un profilo bio-bibliografico del poeta e narratore Raffaele Cecconi, nato a Zara nel 1930. Il ritratto di Cecconi, attualmente residente a Venezia con la moglie e il figlio, può essere efficacemente condensato nelle seguenti poche battute tratte dall'incipit del saggio: "Autore fondamentalmente triste, anche se spesso ha cercato di dissimulare questa tendenza tra le pieghe di un'ironia talvolta sferzante, nella sua produzione si è sempre dimostrato riflessivo, […] pieno di umanità e capace di uno humor sottile. Autodidatta per difficili contingenze storiche che lo hanno costretto ad abbandonare gli studi, svela un insospettabile sostrato culturale di primissimo livello, acquisito grazie a numerose letture, e a tratti una stravaganza dietro cui si cela un'intelligenza che può perfino turbare" (p. 152).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N2 - Pag. 151-163

PAOLO SENNA, Montale "Al Congresso". Un testo ritrovato
Nel contributo si rende conto di un'interessante prosa montaliana, fino ad oggi dispersa giacché edita una sola volta in rivista nel 1968, scritta da poeta ligure in occasione della sua partecipazione come Presidente al convegno intitolato "I valori permanenti del divenire storico". Il testo del "Saluto" di Montale, integralmente riprodotto in coda al saggio, risulta assai pregnante, pur nella sua brevità, in quanto affronta quattro nuclei tematici che "vertono sulle questioni dell'esistenza effettiva di valori universali sull'uomo, sulla presenza di verità eterne o rivelate, sul tema del destino e, infine, sul senso della vita umana" (p. 168).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N2 - Pag. 167-172

GIORGIO BÀRBERI SQUAROTTI, Berto e Giovannino
L'A. rintraccia nella poesia pascoliana "Giovannino" un probabile 'ipotesto' della silloge "Il piccolo Berto", scritta da Umberto Saba tra il 1902 e il 1903 in occasione dell'analisi cui egli si sottopose con lo psicanalista Edoardo Weiss.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N2 - Pag. 71-76

GIORGIO BARONI, Virgilio Giotti: storie tra penna e matita
Baroni analizza le poesie della sezione "Storie" contenuta nella silloge del 1928 "Caprizzi, canzonete e stòrie (1921-1928) di Virgilio Giotti, evidenziandone in maniera precipua la precisione grafica e addirittura cromatica nella descrizione di situazioni e personaggi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N2 - Pag. 77-85

ENRICA BUDETTA, Note sulla vita e su alcuni scritti letterari di Mario Maffei
Viene fornito un ritratto a tutto tondo del prelato volterrano Mario Maffei (1463-1537), alla luce del reperimento di documenti d'archivio in gran parte inediti. Particolare attenzione viene dedicata, altresì, alla produzione letteraria di Maffei, testimoniata da alcuni brevi scritti inediti che giustificano la fama di uomo dotto grazie alla quale riuscì a farsi strada nei più raffinati circoli umanistici di Roma e a legarsi d'amicizia con alcuni dei più noti intellettuali dell'epoca.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N2 - Pag. 119-149

ANGELO COLOMBO, Buzzati e Contini: nuove precisazioni
L'A. reca un nuovo contributo all'individuazione dei rapporti, ad oggi ancora poco noti, intercorsi tra Dino Buzzati e il critico ossolano Gianfranco Contini.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N2 - Pag. 104-116

LORETTA MARCON, La ragione, il corpo, la vita. Kant, Hufeland, Leopardi
Appassionante e godibilissimo saggio in cui sono messe a confronto le riflessioni di Kant e Leopardi sulla vita umana e sulla sofferenza, alla luce delle esperienze biografiche di entrambi ma soprattutto del diverso giudizio pronunciato su un interessante trattato del medico tedesco Christoph Wilhem Hufeland (1762-1836), intitolato significativamente "L'arte di prolungare la vita umana" (1796).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N2 - Pag. 49-70

HEIKE BROHM, Elio Vittorini e l'intermedialità. A proposito di "Conversazione in Sicilia" del 1953
L'A. si occupa dell'edizione del 1953 di "Conversazione in Sicilia" di Vittorini, in forma illustrata con fotografie di Luigi Crocenzi. L'edizione intermediale del romanzo, la cui preparazione fu all'origine di uno scontro aperto tra l'autore e il fotografo incaricato di illustrarlo, consente all'A. di evidenziare come il nuovo realismo di Vittorini sorga da "una considerazione fenomenologica della realtà e dall'impiego indicale delle fotografie" (p. 104).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N2 - Pag. 87-104

PAOLO PUCCI, Tra atto sessuale e marchio d'identità: aspetti della sodomia in alcune novelle dal XIV al XVI secolo
Attraverso l'analisi di alcuni testi letterari italiani datati tra '300 e '500 e incentrati sul tema dell'omosessualità (Giovanni Boccaccio, "Decameron" V, 10; Francesco Maria Molza, "Novelle"; Pietro Fortini, "Giornate delle novelle dei novizi", VIII, 49; Matteo Maria Bandello, "Prima parte delle novelle", 6), l'A. intende dimostrare come già durante il periodo tardo medievale e rinascimentale italiano "l'oggetto del desiderio omosessuale" determini "l'identità del soggetto, sia ai suoi occhi che a quelli della comunità" (p. 27). I tratti salienti della sodomia emersi dall'analisi dei testi in questione, appartenenti tutti al genere novellistico, consentono dunque di "anticipare", rispetto al XIX secolo, il momento in cui la sodomia da insieme di atti irrelati passa ad essere percepita come apporto sostanziale alla definizione dei soggetti sociali" (p. 38).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N2 - Pag. 25-39

ZELJKO DURIC, "Lettere sirmiensi" di Francesco Apostoli (un viaggio nei territori slavi di inizio Ottocento)
L'interessante saggio ha per oggetto "Le lettere sirmiensi" (1801), opera maggiore di uno scrittore oggi del tutto sconosciuto, il milanese Francesco Apostoli (Venezia, 1755-Padova, 1816). Figura di avventuriero e di letterato dalla modesta fama, Apostoli fu coinvolto nella bufera della Rivoluzione francese, venendo catturato dagli austroungarici nel 1800, a causa delle sue idee filofrancesi, e deportato nella fortezza di Petrovaradin, situata nel territorio di Sirmio, provincia della 'bassa Ungheria' corrispondente attualmente alla parte settentrionale della Serbia. "Lettere sirmiensi" è il resoconto, di "innegabile valore non solo documentario ma anche letterario" (p. 47), dell'esperienza della cattura e della deportazione di Apostoli, animata dalla descrizione dei paesaggi visti e degli esempi di fiducia e di umanità condivisi insieme ai suoi amici prigionieri.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N2 - Pag. 40-47

FRANCO SUITNER, La poesia medievale dedicata alla Madonna: qualche aspetto tematico
L'A. approfondisce alcuni aspetti tematici della poesia medievale di ispirazione mariana in ambito europeo, soffermandosi in maniera più specifica sulle laude italiane del Due e Trecento. Nell'ultima parte del saggio l'A. rivela altresì analogie e diversità tra il culto mariano in poesia e nelle arti figurative.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N2 - Pag. 9-24

ELENA SALA DI FELICE, Esotismo goldoniano
L'argomento del saggio è l'esotismo goldoniano che qualifica alcune commedie scritte tra il 1753 ed il 1758. Tali commedie o tragicommedie, tra cui "La sposa persiana", ambientata in Medio-Oriente, "La peruviana" e "La bella selvaggia", ambientate in America, "furono sfruttate dal Veneziano - osserva l'A. - come disponibili a sperimentazioni molteplici di intrecci, di indagini psicologiche e socio-etiche, di opportunità sceniche, infine come 'contenitori' di episodi ispirati ad altri generi teatrali: l'avventura romanzesca, la commedia ridicolosa, e quella 'nera', nonché il melodramma" (p. 116).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 115-142

ANNA SCANNAPIECO, Goldoni tra teoria e prassi del teatro comico (appunti proemiali)
Goldoni teorico di teatro: questo l'argomento del saggio, finalizzato allo scardinamento dell'immagine vulgata del commediografo veneziano come di un autore del tutto immune dal travaglio della riflessione critica sul teatro. Molte le ragioni che hanno contribuito a consolidare tale stereotipo, qui puntualmente analizzate, e a compromettere la credibilità delle "performances teoriche" di Goldoni (p. 20).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 13-37

ROSSANA MARIA CAIRA, Le infuenze goldoniane sul teatro viennese del '700 e il caso della "Caffettiera bizzarra" di Da Ponte
Si analizza la natura peculiare della ricezione di Goldoni in Austria nel Settecento, favorita dalla necessità di rinnovare il teatro popolare viennese.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 143-166

RITA UNFER LUKOSCHIK, La ricezione di Goldoni nel Settecento europeo: il 'caso' tedesco
Ci si occupa della ricezione settecentesca dell'opera di Goldoni nel panorama culturale d'area linguistica tedesca. Nell'utile tabella collocata in calce al saggio si elencano le commedie goldoniane uscite a stampa in area linguistica tedesca nel Settecento.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 143-166

JAVIER GUTIÉRREZ CAROU, Goldoni fra riforma e controriforma: "Il genio buono e il genio cattivo"
Lettura in "chiave allegorico-teatrale" della commedia goldoniana "Il genio buono e il genio cattivo", che rappresenterebbe, secondo l'A., una riflessione di Goldoni, in sede drammatica, in merito alla propria riforma teatrale italiana e alla controriforma scagliatagli contro da Carlo Gozzi (p. 74).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 57-74

LAURA SANNIA NOWÉ, Profili goldoniani di fine Settecento
L'A. ripercorre le fasi principali della querelle tra detrattori e sostenitori della riforma goldoniana del teatro, soffermandosi con maggiore attenzione sui profili storico-critici di Goldoni a firma di due contemporanei, Giovanni Andrés e Pietro Napoli Signorelli.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 75-98

GIORGIO CAVALLINI, Per uno studio dell'ars loquendi di Mirandolina protagonista della "Locandiera"
Cavallini offre al lettore un interessante studio del personaggio, dedicato a una delle figure più vivaci e riuscite del teatro goldoniano: quella di Mirandolina, di cui lo studioso mette opportunamente in luce la straordinaria capacità comunicativa.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 47-56

GUIDO NICASTRO, Utopia e realtà nei melodrammi giocosi del 1750
I melodrammi giocosi del 1750, scritti in coincidenza con l'avvio della riforma della commedia, sono caratterizzati, secondo l'A., da una "comune ispirazione", che porta Goldoni "alla rappresentazione di un mondo fantastico nel quale si riflette in maniera capovolta la realtà del tempo" (p. 40). "La sua utopia - precisa l'A. - non è evasione in un mondo felice provo di contraddizioni e di elementi negativi. È piuttosto rappresentazione concettuale e iperbolica dei mali della società contemporanea, quasi un'antiutopia […]. [Goldoni] Preferisce quindi senza remore moraleggianti farsi coinvolgere nel giuoco generale un po' cinico e crudele che investe i suoi personaggi e divertirsi e divertire prima che quel giuoco abbia fine" (p. 43).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 39-46

MARINA RICCUCCI, Per un commento alle "Pastorale" di Boiardo: lettura della prima egloga
Nella premessa alla lettura della prima egloga delle "Pastorale" sono presentati i suoi personaggi (Titiro e Mopso alias Tito Vespasiano Strozzi e Boiardo) e gli avvenimenti storici ai quali si fa riferimento (la guerra trra Ferrara e Venezia che arreca danni alle proprietà dello Strozzi). Nel commento si ricordano allusioni ad opere di altri autori e dello stesso Boiardo con citazione dei relativi versi. Segue la 'Bibliografia'.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 409-429

VITILIO MASIELLO, Le due culture. Scienza, letteratura e civiltà 'urbana' in Cattaneo
Si rintraccia nelle opere di Cattaneo la sua concenzione di intellettuale e di intelligenza e si definisce il ruolo che egli assegna alla scienza e alla letteratura.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 287-305

ANGELO EUGENIO MECCA, Il Veltro di Dante e la "Chanson de Roland"
La profezia dell'avvento del 'veltro' nell'Inferno di Dante (I 94-111) è posta in collegamento con alcune lasse della "Chanson de Roland" (LVI 717-724, LVII 725-736, CLXXXIV 2525-2554, CLXXXV2555-69) che raccontano le visioni in cui Carlo Magno sogna di essere difeso da un veltro. In conclusione l'A. cita i passi della Commedia che confermerebbero la conosenza della Chanson da parte di Dante (Inf. XXXI 16-18, XXXII 121-123; Par. XVIII 43-45) e accenna all'identificazione del veltro di Carlo Magno con un personaggio reale, circostanza che non si verifica nel caso di Dante.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 213-226

FABIO MAGRO, La metrica del primo Raboni
L'autore esamina l'uso di vari tipi di versi nelle raccolte di poesie di Giovanni Raboni. Una sintesi di quanto è chiaramente esposto nel saggio è fornita in una tabella che fornisce dati dettagliati sulla quantità dei singoli tipi di versi adoperati dal poeta tra il 1951 e il 1987. Seguono il saggio 'Riferimenti bibliografici e sigle'.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 347-407

LUISA RICALDONE, "Spietato ma fraterno":il Goldoni di Anna Banti
Anna Banti fine interprete della poetica goldoniana: è quanto emerge dalla lettura del saggio, riservato per l'appunto all'analisi delle pagine dedicate dalla studiosa al commediografo veneziano nei due articoli "Goldoniana" (1955) e "Goldoni e la commedia borghese" (1957).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 239-241

ILARIA CROTTI, Per un Goldoni europeo
In qualità di curatrice, Ilaria Crotti presenta il primo voluminoso fascicolo 2007 della rivista, interamente dedicato a Goldoni in occasione della ricorrenza del terzo centenario della nascita.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 9-10

MARIASILVIA TATTI, L'io 'forestiero': l'autoritratto goldoniano de "I Volponi"
L'autobiografismo disseminato nelle commedie, segnatamente nel libretto "I volponi", scritto in Francia nel 1777, consente di delineare un ritratto parallelo e per certi versi più sincero di Goldoni rispetto a quello patinato affidato alle due autobiografie per così dire 'ufficiali'. Come osserva l'A., permane il sospetto che anche in questo libretto il commediografo veneziano voglia fornire un ritratto di sé edulcorato, levigato, benché non "nella direzione consueta di teatralizzazione dell'esistenza, ma nella definizione di una condizione onorevole di straniero", qual era la sua in Francia, che "dovrebbe superare l'esclusione e le ostilità attraverso l'impegno e il valore professionale" (p. 223).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 215-224

CARMELO ALBERTI, L' 'artifex' e il suo doppio. Aspetti dell'interpretazione goldoniana in Italia nel secondo Novecento
Sono ripercorsi i principali cambiamenti intercorsi a partire dalla metà del secolo scorso nell'interpretazione dell'opera goldoniana, sia in relazione alla regia (da Strehler a Squarzina a Ronconi), sia in relazione alla pratica attoriale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 227-237

RICCIARDA RICORDA, Alvaro, Alonso, Garzìa: spagnoli in Europa e oltreoceano nelle commedie di Goldoni
L'A. procede al "primo, certo non esaustivo inventario dei luoghi e delle occasioni" in cui nelle commedie goldoniane "si incontrano riferimenti alla Spagna e alla cultura di questa nazione, avanzando in due diverse direzioni, in modo da affiancare all'individuazione delle immagini dello spagnolo che compaiono nelle commedie e nelle tragicommedie, la segnalazione delle citazioni o comunque delle allusioni alla drammaturgia spagnola proposte nei paratesti delle medesime" (p. 198).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1 - Pag. 197-214

FABIO DANELON, 'Se ve l'avessi a raccontare vi seccherebbe a morte'. "I promessi sposi', Alessandro Manzoni, il matrimonio
Il saggio è diviso in due parti: nella prima sono rievocati episodi della vita di Manzoni e dei suoi familiari legati al matrimonio e si individua l'impulso a scrivere il romanzo nella lettura di una grida sulle pene da comminare a chi vieti ad un parroco di celebrare un matrimonio. Nella seconda parte si conferma nel matrimonio il tema principale del romanzo, ma si sottolinea la novità della sua rappresentazione nella narrativa contemporanea passando in rassegna i vari tipi di matrimonio esposti nel romanzo.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 227-285

GIANNI VILLANI, Giuseppe Ungaretti, scolaro 'segreto' ad Alessandria d'Egitto
Dopo un accenno all'istituzione delle scuole italiane all'estero prevista da un regio decreto del 1889, si ricostruisce il rendimento scolastico del poeta negli ultimi due anni di frequenza della scuola elementare presso l'Istituto 'Don Bosco' di Alessandria d'Egitto, sulla base dei registri conservati nell'Archivio dell'Istituto professionale 'Don Bosco'. Si riflette inoltre sull'importanza della conoscenza del francese, dell'inglese e soprattutto dell'arabo che Ungaretti cominciò a studiare proprio in quegli anni. In fine otto tavole, fotografie del registro in cui sono annotati i risultati degli esami sostenuti dal poeta e dai suoi compagni di classe.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N2 - Pag. 307-344

LORENZA MIRETTI, Un romanzo anomalo nel meccanismo editoriale di "Poesia"
Oggetto della disamina dell'A. è il romanzo marinettiano "Mafarka il futurista", pubblicato dapprima in francese nel 1909 e poi in italiano nel 1910 per le Edizioni futuriste di "Poesia", la collana editoriale che accompagnò la rivista sin dalla sua fondazione, ospitando inizialmente le opere emerse dai concorsi e dalle inchieste da essa promossi. Il romanzo di Marinetti, esaminato alla luce di un proficuo confronto con i modelli epici della tradizione occidentale, segnatamente con l'epica omerica e il mito ulissico, costituirebbe, secondo l'A. un'anomalia all'interno della produzione futurista, "ufficialmente sempre volta, come nelle parole di Marinetti, proprio a purificare questa atmosfera di vecchiume dove imperano il culto maniaco dell'antico e il più pedantesco accademismo, Omero compreso" (p. 65).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 59-66

MAURIZIO DE CARO, Il futurismo come poesia di 'luoghi'
Breve nota sul rapporto tra Milano e il Futurismo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 245-246

WANDA DE NUNZIO SCHILARDI, Sulle tracce del futurismo pugliese: ricognizione bibliografica e prospettive di ricerca
L'A. informa come all'interno del progetto di ricerca intitolato "L'indagine storico-culturale e lo spoglio di giornali e riviste tra Sette e Novecento", promosso dalla cattedre di Letteratura italiana e di Storia del giornalismo letterario dell'Università di Bari, si stia procedendo a realizzare spoglio e indicizzazione della rivista barese futurista "+ - 2000", cui farà seguito la pubblicazione di una plaquette con i contributi più significativi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 246-248

LIA FAVA GUZZETTA, Futurismo nel vento del sud. Proposta di ricerca
Muovendo da un progetto già avviato presso la cattedra da lei diretta presso la LUMSA di Roma, dal titolo "Tra Simbolismo e Futurismo (con particolare riferimento all'area meridionale: Sicilia e Calabria)", Lia Fava Guazzetta propone di sviluppare una serie di direttrici di ricerca attraverso la pubblicazione di studi che possano "contribuire ad arricchire la costellazione futurista, portando un vento nuovo che questa volta viene dal Sud".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 248-250

CARLA GÜBERT, Una digital library delle riviste futuriste
L'A. informa del progetto di una Digital Library delle riviste futuriste, avviato dal Laboratorio di Ricerche Informatiche sui Periodici culturali europei (Dipartimento di Scienze filologiche e storiche) dell'Università di Trento. Il progetto - precisa l'A. - "ha lo scopo di valorizzare il considerevole patrimonio archivistico legato al Futurismo in possesso del Mart (Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto) attraverso l'uso della tecnologia informatica, consentendo l'accesso a collezioni complete di periodici futuristi altrimenti difficilmente raggiungibili" (p. 251).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 250-253

DARIO TOMASELLO, Futurismo a Messina
L'A. ricorda il contributo dato dalla città di Messina al Futurismo, informando altresì su un progettato convegno su questo tema e su una mostra che si terranno per l'appunto nella città in occasione del centenario del tragico sisma che la devastò nel 1908.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 253-255

ZOSI ZOGRAFIDOU, Futurismo letterario in Grecia
L'A. si occupa della risonanza avuta dal Futurismo in Grecia. Nonostante il movimento letterario non abbia influenzato la letteratura greca, puntualizza l'A., sembra tuttavia che esso abbia suscitato ugualmente un discreto interesse presso le riviste e i giornali greci.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 255-262

GIORGIO BARONI, La rampa di lancio
Giorgio Baroni presenta il numero speciale della rivista, intitolato "Il Futurismo sulla rampa di lancio. "Poesia" 1905-2005", che raccoglie i contributi presentati al convegno dal titolo omonimo, tenutosi presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano il 16 e 17 novembre 2005.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 9-10

PIETRO FRASSICA, "Poesia": le parti mancanti
L'A. delinea i caratteri essenziali della rivista "Poesia" soffermandosi sull'inchiesta in merito al verso libero che essa ospitò nel 1909. Più nel dettaglio l'A. esplicita le ragioni del rifiuto a prendere parte all'inchiesta da parte di Gide, Swinburne e Gozzano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 11-14

ENZA BIAGINI, Anna de Noailles a "Poesia"
L'intervento di Enza Biagini è circoscritto alla collaborazione di Anna de Noailles (1876-1933) alla rivista marinettiana, significativa pur se limitata a tre componimenti poetici e tre scritti epistolari.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 15-24

ANGELO RAFFAELE PUPINO, A proposito della risposta di Lucini all'inchiesta di "Poesia" sul verso libero
L'A. illustra la posizione assunta da Gian Pietro Lucini in seno alla "Inchiesta sul verso libero" attraverso l'analisi della "Risposta" da lui pubblicata nel numero quadruplo 9-12, ottobre 1906-gennaio 1907, di "Poesia".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 25-28

BARBARA STAGNITTI, "Più presto!..."...Ancora più presto!..."/ e senza posa nè riposo!..." Il topos prefuturista della velocità in "Poesia"
L'A. censisce i testi creativi di autori italiani e stranieri editi sulle pagine di "Poesia" incentrati sul tema delle macchine e, più specificamente, della velocità.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 29-36

DARIO TOMASELLO, "Poesia", versilibrisme e una 'Fronda' siciliana
Si evidenzia il contributo dato al fenomeno delle avanguardie primonovecentesche da una generazione di giovani autori siciliani, tra i quali Luigi Capuana e Tito Marrone, e da alcune riviste isolane come "La Fronda", diretta a partire dal maggio 1905 dal palermitano Federico de Maria.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 37-44

CELESTINA MILANI, Incontri di lingue e culture nella rivista "Poesia" (1905)
Attraverso lo spoglio del primo numero di "Poesia" (1905), l'A. evidenzia la straordinaria apertura culturale della rivista, che nel solo 1905 ospitò autori di lingue e dialetti differenti, dall'albanese, provenzale, spagnolo, rumeno, tedesco, inglese, francese ai dialetti milanese, napoletano, veneziano, romanesco e mantovano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 49-58

ZELJKO ÐURIC, I poeti slavi sulle pagine di "Poesia"
L'intervento fa luce sulla ricezione della poesia in lingua slava (croato, serbocroato, russo e polacco) sulla rivista marinettina, presente nel complesso con otto autori per un totale di tredici testi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 45-48

FRANCESCA STRAZZI, E Marinetti 'prese il volante'...I mezzi di trasporto su "Poesia"
Il saggio, di taglio tematico, è incentrato sulla presenza dei mezzi di trasporto, soprattutto quelli moderni come l'automobile, nei testi pubblicati su "Poesia".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 205-210

CLARA ASSONI, The English school in "Poesia"
Analisi della presenza angofona all'interno di "Poesia", estremamente ricca e variegata (p. 211). Tra i poeti rinomati ospitati dalla rivista l'A. ricorda: Thomas Carlyle, A. Ch. Swinburne, W. B. Yeats, John Masefield e Arthur Symons.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 211-216

DEIRDRE O'GRADY, Dal 'Dualismo' scapigliato alle antitesi anarchiche: Gian Pietro Lucini sulle pagine di "Poesia", 1907
La poetica di G. P. Lucini (1867-1914), definito "figlio artistico" della "tradizione simbolica e scapigliata che porta al decadente", viene qui indagata attraverso l'analisi dei testi da lui editi su "Poesia".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 217-222

FRANCESCA CORVI, Le collaborazioni di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi a "Poesia"
L'A. si occupa della collaborazione di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi a "Poesia", individuando essenzialmente nella volontà dello scrittore ligure-lunigianese di apportare un rinnovamento alle forme e ai contenuti della poesia italiana le ragioni del suo sodalizio con la rivista marinettiana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 223-228

MARTA BARBARO, Culti solari fra le pagine di "Poesia". Federico De Maria e Aldo Palazzeschi: due contraddittori esempi di poesia futurista
L'indagine sul motivo solare all'interno dell'opera poetica, in versi e in prosa, del periodo futurista, viene qui effettuata con particolare riferimento ad alcuni testi editi sulla rivista marinettiana "Poesia", come quelli a firma di Aldo Palazzeschi e Federico De Maria.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 229-236

CLAUDIO A. D'ANTONI, I poeti di "Poesia" nei "Miraggi per pianoforte" (1906) di Giacomo Orefice
Il contributo è dedicato all'analisi dei "Miraggi per pianoforte" (1906) di Giacomo Orefice (Vicenza 1865-Milano 1922), originale opera musicale connotata dall'inserimento di frammenti poetici di scrittori che collaborarono a "Poesia".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 177-184

ELISA BOLCHI, Il pensiero inglese in "Poesia"
Analisi delle presenze inglesi sulla rivista marinettiana "Poesia", seconde solo a quelle francesi. Il censimento degli articoli aventi per oggetto la letteratura inglese consente non solo di evincere quali furono i poeti inglesi oggetto di maggiore attenzione da parte dei futuristi, ma anche di conoscere il pensiero degli autori inglesi nei confronti della rivista italiana e del Futurismo in generale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 185-190

GIULIANA NUVOLI, "Poesia" e l'immaginario della fantascienza
L'A. definisce l'apporto dato dal Futurismo al cinema di fantascienza attraverso l'esame di alcuni testi editi su "Poesia".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 191-200

MASSIMO CASTOLDI, "Più in là con la libertà non andrei". Nota su Pascoli e Marinetti
L'A. si sofferma sui rapporti intercorsi tra Pascoli e Marinetti, più specificamente su due tematiche: l'avversione dimostrata da Pascoli verso il saggio critico sulla sua stessa poesia firmato da Emilio Zanetti, vincitore di un concorso bandito da "Poesia" nel 1905, e la risposta pascoliana all'inchiesta internazionale sul verso libero promossa da Marinetti sulla rivista nel 1906.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 201-205

MARIA ISABEL GIABAKGI, "Poesia", il cenacolo dell'Abbaye e il mito primonovecentesco del 'cenobio laico'
L'A si sofferma sui rapporti tra "Poesia" e il gruppo di poeti dell'"Abbaye", individuando nell'interesse nutrito da Marinetti per il movimento francese quel diffuso 'mito' primonovecentesco del "cenobio laico di intellettuali" che avrebbe di lì a poco ispirato anche i collaboratori della rivista "Coenobium".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 237-244

MASSIMILIANO MANCINI, Le risposte degli italiani sul 'verso libero'
L'A. si occupa dell'Inchiesta sul verso libero, avviata da "Poesia" nel 1905, delineando un quadro esauriente dell'esito avuto dalla stessa sul versante italiano. Ad eccezione di Gian Pietro Lucini, precisa l'A., gli intellettuali italiani si mostrarono complessivamente contrari alla nuova forma versiliberista, attestandosi su una linea difensiva della nostra versificazione tradizionale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 115-124

ENRICA MEZZETTA, "Poesia" (1905-1909) e "Poesia" (1920)
L'A. istituisce un confronto tra le due testate omonime gravitanti nell'orbita futurista: "Poesia" di Marinetti, pubblicata tra il 1905 ed il 1909, e "Poesia" di Mario Dessy, erede della precedente, fondata nel 1920 e sopravvissuta solo un anno.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 125-132

FEDERICA MILLEFIORINI, "Poesia" tra le stelle
Come prontamente dichiarato dall'autrice, il saggio offre una "panoramica" delle differenti modalità attraverso cui i collaboratori della rivista marinettiana "Poesia" affrontarono il tema delle stelle nei loro componimenti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 133-138

GIUSEPPINA GIACOMAZZI, "La regola del sole" di Aldo Palazzeschi, scanzonata sovversione dei topoi decadenti, nell'ultimo fascicolo di "Poesia" (agosto-ottobre 1909)
Attraverso l'analisi del poemetto in 230 versi liberi "La regola del sole" di Aldo Palazzeschi, pubblicato sull'ultimo numero della rivista marinettiana (7-8-9, agosto-ottobre 1909), l'A. chiarisce il rapporto di Palazzeschi col Futurismo, culminato nella rottura definitiva con Marinetti e il movimento avanguardista, sempre più orientato su tematiche belliciste e nazionaliste.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 139-144

VINCENTE GONZÁLEZ MARTÍN, Miguel de Unamuno e il Futurismo
L'A. precisa il rapporto ambivalente intercorso tra Miguel de Unamuno e il Futurismo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 145-148

CRISTINA BENUSSI, Marinetti e Lucini: un rapporto difficile
L'A. ricostruisce la storia del rapporto intercorso tra Gian Pietro Lucini e Marinetti dal 1905, anno in cui Lucini accettò di collaborare alla rivista marinettiana, al 1913, anno della rottura del suo sodalizio con il poeta italo-francese.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 149-156

GIORGIO CAVALLINI, Anticipazioni del Futurismo ne "L'artigliere meccanico" di Mario Morasso
Giorgio Cavallini rintraccia precorrimenti del Futurismo nella breve prosa poetica "L'artigliere meccanico" di Mario Marasso (1871-1938), pubblicata su "Poesia" nel 1906.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 157-164

MARINELLA CANTELMO, Mitologia classica e mitopoiesi novecentesca nei manifesti di fondazione del futurismo
L'A. utilizza i due manifesti marinettiani del Futurismo, "Manifesto di fondazione" e "Uccidiamo il chiaro di luna", per definire i rapporti tra la mitopioesi futurista primonovecentesca e la mitologia classica, assunta sì come fantoccio da demolire ma come imprescindibile punto di riferimento.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 165-177

VINCENZO PLACELLA, Leopardi, Alfieri e il comico 'forte'
Placella mette a confronto due passi dello "Zibaldone" leopardiano e della "Vita" di Alfieri che hanno a che fare con il concetto di comico. La sinossi proposta presenta una concezione del comico di Leopardi sovrapponibile a quella di Alfieri, un comico che, osserva Placella, può essere definito "forte" (p. 174-175) in quanto "completamente altro da quello maturato ed esaltato nel Settecento e da cui l'uno e l'altro autore prende sdegnosamente le distanze. Un comico che si rifà specialmente agli antichi […]" (ivi).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 171-182

GIANNI OLIVA, La malinconia del 'dandy'
L'analisi dell'incipit del "Piacere" di D'Annunzio è funzionale alla dimostrazione, da parte dell'A., della malinconia del personaggio di Andrea Sperelli, un aspetto rilevante della sua complessa identità caratteriale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 183-186

LEONARDO TERRUSI, Paradigmi di un Novecento 'minore': Filippo Sùrico e la rivista "Le Lettere"
La ricostruzione del profilo bio-bibliografico e dell'attività giornalistica (legata principalmente alla rivista "Le Lettere") dell'intellettuale pugliese Filippo Sùrico (1882-1954), che godette nei primi del Novecento di una discreta notorietà, si ricollega nel saggio alla volontà di "recuperare una voce non del tutto marginale nel panorama degli scrittori pugliesi come proposta di una 'microstoria paradigmatica'" degli orientamenti della cultura dell'epoca (p. 92).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 91-101

MARIA CRISTINA ALBONICO, Tra divinità e chimere: spunti mitologici in "Poesia"
L'esame degli "spunti mitologici" presenti nelle liriche pubblicate su "Poesia", consente all'A. di rilevare l'interesse con cui gli autori primonovecenteschi si sono rivolti alla classicità per "esprimere idealità e sentimenti di ogni tempo", con una vena sottilmente malinconica che si oppone alla gioiosa vitalità di molti miti classici.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 107-114

ANDREA RONDINI, "Poesia" e e la sociologia della letteratura
L'A. guarda alla rivista marinettiana sotto il profilo del rapporto da essa istituito con il pubblico dei lettori, "non più scontato, bensì da rifondare e ricodificare sotto la spinta ormai imminente anche in Italia, dei nuovi generi paraletterari e della cultura di massa".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 103-106

ANTONIO LUCIO GIANNONE, Alle origini del Futurismo: Michele Saponaro (alias Libero Ausonio) tra "Poesia" e "La Tavola rotonda" (con lettere inedite di F. T. Marinetti)
L'A. si sofferma sulla collaborazione a "Poesia" di Libero Ausonio, ovvero Michele Saponaro (1885-1959), e, più genericamente, sui rapporti che quegli intrattenne con Marinetti, giovandosi delle testimonianze offerte da alcune importanti lettere inedite del caposcuola del Futurismo che qui si pubblicano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 89-96

ANNA PANICALI, Le inchieste di "Poesia"
Anna Panicali si occupa delle tre inchieste pubblicate nel 1905 su "Poesia": la prima su Carducci, rimasta inevasa, la seconda sulla bellezza della donna italiana, che si giovò della risposta di autori francesi, la terza, più nota e fortunata, sul verso libero.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 97-102

GAETANO OLIVA, Marinetti: il teatro totale. Una rappresentazione iconografica
Una tavola con una serie di rappresentazioni iconografiche del teatro totale immaginato e mai costruito da Marinetti segue al saggio di Gaetano Oliva, che si occupa per l'appunto di definire il significato della tipologia di teatro ipotizzata dal caposcuola del Futurismo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 67-82

ANNA BELLIO, Ada Negri e "Poesia"
Si discute della collaborazione di Ada Negri a "Poesia", non quantitativamente rilevante ma assidua e significativa, segno di una stima reciproca che la legava al direttore della rivista, Marinetti, che sulle sue pagine le dedicò un lusinghiero medaglione critico.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N2 - Pag. 83-88

VALERIA MEROLA, Pirandello 'non conclude': "I giganti della montagna"
L'esegesi dell'ultimo incompiuto lavoro teatrale di Pirandello, "I giganti della montagna", viene effettuata alla luce dell'assunto secondo cui esso rappresenterebbe il "capolavoro della fine", biografica e creativa al tempo stesso, ma anche "la conclusione di un discorso che non si può concludere e che si protende verso l'infinito" (p. 79), in conformità, cioè, alla stessa poetica pirandelliana del "non conclude".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 77-89

PAOLA BAIONI, Testi rari. Due poesie ritovate di Mario Luzi
L'A. pubblica e analizza due poesie del diciannovenne Mario Luzi, "Ode alla segreta deità" e "Meditazioni sopra un'aurora", mai raccolte in volume, edite sotto il titolo comune di "Isolati" sulla rivista bolognese "L'Orto" (1931-1939). Poesie metafisiche e filosofiche, esse costituiscono una profonda meditazione sul divino e sul paradiso.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 163-168

RUGGIERO STEFANELLI- ALFONSO FALCO, Poesia popolare e di corte in un manoscritto madrileno
Si pubblicano ventinove poesie inedite in dialetto siciliano, di gusto petrarcheggiante e risalenti alla metà del Seicento, custodite nel manoscritto n. 2100 della Biblioteca Nazionale di Madrid.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 153-162

CRISTINA TAGLIAFERRI, Libero Bigiaretti padre e poeta: "Lettera a Valeria"
Analisi dell'ultima silloge poetica di Libero Bigiaretti, "Lettera a Valeria", che contiene cinque suggestive liriche scritte per la figlia da prima che nascesse alla sua morte prematura. In esse si segnala il tema della distanza che separa l'età adulta, quella del poeta, dall'infanzia e dalla fanciullezza, esemplificate dalla figura e dalla presenza della bambina.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 143-150

VANNA ZACCARO, I racconti fantastici di Primo Levi
Un Primo Levi inedito è quello di cui si occupa Vanna Zaccaro. Oggetto del suo lavoro non è infatti la produzione per così dire "impegnata" dell'autore torinese ma sono i suoi racconti fantastici. Quattro i volumi di racconti esaminati ("Storie naturali", "Lilìt", "Vizio di forma", "L'ultimo natale di guerra"), di cui uno, "L'ultimo natale di guerra", edito postumo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 131-141

BRUNO PORCELLI, Il tema dell'esclusione nella raccolta "Gente in Aspromonte" di Alvaro
Di taglio tematico, il saggio è incentrato sul motivo dell'esclusione nei racconti di "Gente in Aspromonte" di Corrado Alvaro, indagato attraverso il riferimento alle figure dei personaggi e all'antroponomastica e ad alcuni motivi ricorrenti, tra cui quello della porta chiusa.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 121-129

VALERIA TRAVERSI, Il ritorno a casa attraverso la letteratura: l'Istria di Pier Antonio Quarantotti Gambini
Ci si occupa di delineare "le ragioni intime e letterarie" (p. 104) della scrittura di Pier Antonio Quarantotti Gambini (1910-1965) e di precisarne il rapporto con la letterature triestina e solariana. Particolare attenzione viene dedicata al romanzo "La rosa rossa", scritto fra il 1933 ed il 1934 ma pubblicato il volume solo nel '37 per i tipi di Treves.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 103-120

DONATO PIROVANO, L'arte allusiva di Enea Silvio Piccolomini: per una lettura dell' "Historia de duobus amantibus"
È un rapporto simbiotico quello che l'A. ritiene possa essere stabilito tra le filigrane classiche e volgari di riferimento e l' "Historia de duobus amantibus" di Enea Silvio Piccolomini. Non sarebbe un semplice riuso dell'antico, dunque, secondo l'A., quello effettuato dall'umanista; il riferimento alle fonti non agirebbe come una nobilitazione a posteriori di una materia già data, ma costituirebbe un "meccanismo genetico" tale da presiedere alla stessa ideazione dell'opera. Piuttosto che incasellare derivazioni l'A. si occupa nel saggio di spiegare i meccanismi che presiedono a tale peculiare tecnica di riuso da parte di Piccolomini.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 11-22

GIORGIO BARONI-ANNA BELLIO, Letteratura dalmata italiana
Baroni e Bellio ripercorrono, partendo dall'Umanesimo fino ad arrivare ad oggi, le tracce feconde della poco frequentata letteratura italiana in Dalmazia, ricostruendo il panorama di una significativa quanto multiforme produzione letteraria.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 23-46

GIUSEPPE PANELLA, All'interno della linea d'ombra. Michele Dell'Aquila studioso di Leopardi
Adoperando uno stile estremamente suggestivo, perfettamente in linea con quello di Michele dell'Aquila, cui viene riconosciuta non a caso la notevole capacità di scrittura letteraria, Panella ripercorre le fasi della critica leopardiana dello studioso recentemente scomparso evidenziandone gli spunti di maggiore originalità.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 47-63

PIETRO GIBELLINI, "Il più grande artefice del sonetto". Restauri metrici belliniani
Ci si occupa del manipolo di rime irregolari che fanno parte del vasto corpus di sonetti romaneschi di Giuseppe Gioachino Belli, ipotizzando per alcune di esse probabili errori di trascrizione da parte dell'autore stesso e legittimando invece per altre precise intenzioni stilistiche.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2006 - N3 - Pag. 65-75

LAURA PAOLINO, Il 'geminato ardore' di Benedetto Varchi. Storia e costruzione di un Canzoniere 'ellittico'
Il saggio contribuisce alla conoscenza della produzione poetica di Benedetto Varchi a lungo ignorata dalla critica, ponendo maggiore attenzione alla "Parte prima dei Sonetti" pubblicati dal Torrentino a Firenze nel 1555.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1-2 - Pag. 233-314

MASSIMO LUCARELLI, Il primo Ungaretti e i romanzi dannunziani
Dopo gli studi di vari critici a proposito dell'influenza dell'epica dannunziana su Ungaretti, l'autore dell'articolo fa notare l'influenza che la produzione narrativa del Vate ha avuto sulla poesia di Ungaretti degli anni Dieci.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1-2 - Pag. 315-325

CARLA RICCARDI, Il punto su Clizia e su vecchie e nuove fonti dalla "Bufera" a "Gli orecchini"
L'autrice analizza il perrsonaggio di Clizia nella produzione letteraria di Montale e suggerisce la lettura di varie fonti: la "Divina Commedia", la "Giovanna d'Arco" di Giuseppe Verdi e "La nave" di Gabriele d'Annunzio. L'articolo è corredato da 4 immagini relative alla visita di Hitler a Firenze il 9 maggio 1938.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1-2 - Pag. 327-382

UMBERTO CARPI, Scotellaro 1954, l'intellettuale conteso
Il 'fenomeno Scotellaro' è inserito nell'ambito dei dibattiti meridionalistici che precedettero e seguirono il premio Viareggio del 1954.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1-2 - Pag. 383-410

TATIANA BISANTI, Il dialogo negato: tentazione mistica e ricerca del 'tu' nella poesia di Amelia Rosselli
Nell'articolo sono proposti numerosi brani, anche inediti, di Amelia Rosselli corredati da analisi e commenti. Segue bibliografia
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1-2 - Pag. 411-450

ANNALISA ANDREONI, Alla ricerca di una poetica postbembiana: il Dante 'lucreziano' di Benedetto Varchi
In questo articolo sono ricordate le varie lezioni che Benedetto Varchi tenne sul poema dantesco e nelle quali risulta evidente l'accostamento della "Divina Commedia" al "De rerum natura", opera di un autore considerato dal relatore 'poeta leggiadrissimo'.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1-2 - Pag. 179-231

CLAUDIO GIUNTA, A proposito de "I sonetti del Burchiello", a cura di Michelangelo Zaccarello (Torino, Einaudi 2004)
La pubblicazione dei sonetti del Burchiello a cura di Michelangelo Zaccarello offre l'occasione per presentare precedenti studi sul poeta, la maggior parte dei quali compiuti dallo stesso Zaccarello.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1-2 - Pag. 451-476

MARZIA MINUTELLI, Poesia e teatro di Galeotto Dal Carretto. Riflessioni in margine al carteggio con Isabella d'Este
L'autrice ricostruisce le fasi della produzione lirica e drammatica di Galeotto Dal Carretto sulla base del rapporto epistolare con Isabella d'Este. In appendice due lettere inedite del letterato a Francesco Gonzaga
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1-2 - Pag. 123-178

STEFANO ASPERTI, Sull'incipit di Guinizzelli, 'Al cor gentil...'
L'autore propone le varie lezioni dell'incipit del sonetto di Guido Guinizzelli "Al cor gentil rempaira sempre amore" soffermandosi soprattutto sull'analisi del predicato 'rempaira' e alle sue diverse forme in varie edizioni (rimpaira, rempadria, repadria, repara, ripara). In fine la Bibliografia
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1-2 - Pag. 81-121

PIETRO G. BELTRAMI, Note sulla traduzione dei testi poetici medievali in lingua d'oc e in lingua d'oïl
Nell'articolo sono esposti i problemi della traduzione di testi poetici in generale e del Medio Evo in particolare: problemi di forma, relativi all'uso della prosa o del verso, nonché problemi di lingua. Si ricorda la necessità di tradurre i testi poetici medievali per allargare i loro lettori oltre la ristretta cerchia di specialisti. In appendice 24 saggi di traduzione di testi in lingua d'oc e d'oïl di vari autori, talora corredati dal testo originale.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1-2 - Pag. 9-43

MARCO SANTAGATA, Nascere due volte. Vicende della lirica italiana dei primi secoli
L'autore ripercorre la storia della lirica italiana dal Duecento al Cinquecento
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1-2 - Pag. 45-67

ANGELO EUGENIO MECCA, 'Io son colui che tenni ambo le chiavi / del cor di Federigo1 ("Inf." XIII 58-9): alle radici di un'immagine
Dopo aver proposto al lettore la lettura dei versi 55-78 del tredicesimo canto dell'Inferno, l'autore si sofferma in particolar modo sui versi 58-59 cercando di rintracciarne l'origine in altri testi. Si ricorda dunque l'osservazione di Sapegno che ha accennato ad un'espressione utilizzata da Nicola della Rocca in una lettera allo stesso Pier della Vigna nella quale lo definisce 'imperii claviger' che evoca a sua volta un passo biblico (Isaia XXII 22). Mecca osserva che l'associazione tra il cuore e la serratura è presente già in Chretien de Troyes ("Yvain" 4627-4634); "Perceval" 2627-2639). La fortuna di tale immagine è testimoniata dalla sua presenza nel "Roman de la rose" di Guillaume de Lorris e ne "Li bestiares d'amours e li response du bestiaire" di Richard de Fournival, nonché nel "Fiore" (4, 1-2) e nelle "Rime" (13, 85-87) di Dante.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2004 - N1-2 - Pag. 69-80

ROBERTA CELLA, Gli atti rogati da Brunetto Latini in Francia (tra politica e mercatura, con qualche implicazione letteraria)
L'attività notarile di Brunetto Latini durante il suo esilio in Fancia è testimoniata finora solo da due atti, uno solo dei quali, già pubblicato (l'Instr. Misc. 99 dell'Archivio Segreto Vaticano). Questo è un giuramento di fedeltà reso al papa Urbano IV da mercanti fiorentini a Arras e a Parigi il 15 e il 26 settembre 1263. Il secondo documento (Muniments 12843 della Westminster Abbey Library di Londra), qui pubblicato per la prima volta e del quale si fornisce anche una riproduzione fotografica, attesta una divisione societaria tra mercanti fiorentini ratificata il 17 aprile 1264 a Bar-sur-Aube. Di entrambi gli atti si forniscono la trascrizione e la traduzione per semplificare il commento.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 367-408

MARINELLA COLUMMI CAMERINO, Un genere alla ricerca di sé. Il romanzo dell'Ottocento tra Italia ed Europa
L'autrice, spinta dall'affermazione di Asor Rosa a proposito della mancanza in Italia di una 'tradizione' del romanzo fino agli anni Ottanta dell'Ottocento, indaga sulla possibilità di fare iniziare la storia del romanzo italiano a prima di questa data e sull'eventuale rapporto con la storia del romanzo europeo. Sono esposte varie teorie sul romanzo italiano e si dichiara la necessità di approfondire lo studio dei testi, di avere a disposizione il maggior numero di dati relativi alla diffusione delle traduzioni e dei rifacimenti di romanzi europei, di poter usufruire sia di una puntuale recensione della narrativa italiana e straniera pubblicata nelle riviste sia di maggiori informazioni sul dibattito animato all'epoca da critici italiani e stranieri.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 295-319

PIERO FLORIANI, Per una "Gerusalemme" commentata. Esercizio su cinque (sei...) ottave del poema tassiano
L'autore propone il commento di alcune ottave della "Gerusalemme liberata" per esaudire la condivisa richiesta di numerosi studiosi che reclamano un commento aggiornato del poema tassiano.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 169-206

UMBERTO CARPI, Lettere e armi
L'autore prende spunto dalla constatazione di Dante relativa all'assenza delle armi nella poesia volgare italiana per delineare il rapporto tra la nostra storia nazionale e la letteratura: si ricordano invocazioni al popolo, ai poeti e alla nazione lanciate da vari autori durante il Risorgimento e i loro effetti sui destinatari; si illustra il rapporto che poeti e letterati vissuti tra Settecento e Ottocento hanno avuto con le armi e il relativo riflesso sulle loro opere.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 207-294

ANNALISA ANDREONI, La "Lezzione seconda" sulla grammatica di Benedetto Varchi
L'autrice espone la questione delle lezioni di Benedetto Varchi sulla grammatica tenute nell'Accademia Fiorentina tra il 13 dicembre 1551 e il 3 gennaio 1552, pubblicate solo in parte nell'Ottocento. Il confronto tra parti del "Discorso sopra le lingue" con parti della cosiddetta "Lezzione seconda" rivela una forte similarità negli argomenti e nella loro esposizione. È ricostruita la successione delle lezioni del Varchi fissate nel numero di tre (anziché di quattro). Segue la pubblicazione della "Lezzione seconda" tratta dal codice Magl. VI 168 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 137-168

MARIA CRISTINA CABANI, Pulci e Dante: la ricerca di un modello
Il saggio si divide in due parti: nella prima l'autrice conferma l'influenza di Dante e di Petrarca sul "Morgante"; nella seconda illustra il rapporto tra il poema pulciano e l'"Orlando" laurenziano. Infine una Tavola pone in rapporto versi dell'"Orlando", del "Morgante", di Dante e di Petrarca.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 95-135

CRISTINA MONTAGNANI, Un 'buon' testimone? Il caso del codice Isoldiano
L'autrice esamina il codice Isoldiano (1739 dell'Universitaria di Bologna) e le varianti apportate dall'allestitore ai testi contenuti. In appendice gli interventi dell'allestitore su due sestine della "Nicolosa bella" di Giannotto Calogrosso.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 25-48

PAOLO CENCINI, Dante nelle "Rime" del Poliziano
L'autore approfondisce un tema ignorato o poco indagato dalla critica: l'influsso di Dante sul Poliziano e in particolar modo sulle "Rime". L'analisi dei testi è condotta con diversi criteri formali: ripetizioni all'interno di un testo, luoghi citati più volte in testi diversi, rinvii frequenti ai medesimi testi, sintagmi o versi tipicamente danteschi, elementi lessicali evocativi di passi danteschi, analogie metriche. Cencini propone al lettore versi di Poliziano e i versi danteschi di riferimento e conclude il saggio fornendo dati statistici relativi alla preferenza di Poliziano per le singole opere di Dante, analizzando i diversi tipi di riferimenti e illustrando i diversi rapporti dei testi polizianei con le fonti dantesche.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 49-94

PIETRO G. BELTRAMI, Appunti su metro e lingua
L'autore propone la sua relazione letta al LVIII Congresso annuale del Circolo linguistico fiorentino "Lingua e metrica" del 2003. È esaminato il rapporto fra metro e lingua ricorrendo a due livelli di analisi: l'uno 'alto', attento al rapporto fra le unità di segmentazione metrica del discorso versificato e le unità sintattiche; l'altro 'profondo', attento al rapporto fra struttura linguistica e struttura metrica.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 9-26

GIORGIO PINOTTI, Liliana Balducci e il suo boja
Il saggio si divide in due parti: nella prima "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana", nella seconda parte le differenze apportate nella 'sceneggiatura' che Gadda offrì con il "Palazzo degli ori".
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 349-365

ANTONIO ZOLLINO, Materia lingustica e trattamento del reale in "Tre croci" di Federigo Tozzi
L'autore, riscontrata l'alterna fortuna dell'ultimo romanzo di Tozzi, propone di rileggere "Tre croci" come un testo narrativo innovativo sia all'interno della produzione tozziana sia nella storia del romanzo italiano di primo Novecento. Sono dunque esaminati i personaggi e il loro modo di dialogare, la descrizione soggettiva dei paesaggi e la ricchezza della lingua.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2003 - N1-2 - Pag. 321-348

DOMENICO CAROSSO, Cibo e stile. Il barocco gastronomico in Manzoni e in Gadda
Il cibo è una presenza costante nei romanzi e nei racconti di Carlo Emilio Gadda. L’A. del saggio intende dimostrare la “vicinanza” tra l’ingegnere lombardo e l’altro grande scrittore lombardo, Manzoni, nella rappresentazione barocca del male nonché della cucina, “che in Manzoni è degl’interni […] dimessi e pur vistosi, in Gadda dei cibi sontuosi e inseriti in una precisa retorica […] (p. 9), specchio “di un io capace di deformare se stesso, di vedersi o viversi come monstrum” (p, 10).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N2 - Pag. 1-17

NICOLETTA DE VECCHI PELLATI, D'Annunzio: la forma come assoluto
“La viva percezione del valore simbolico dello spazio letterario, della sua forza oppositiva, nei confronti di una società che ignorando il canone della bellezza, si è pervertita in un delirio produttivo ed economicistico”: è questa la cifra individuata dall’A. del saggio come caratteristica del fare letterario di D’Annunzio, qui indagato per l’appunto da questo particolare angolo di visuale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N2 - Pag. 19-29

WAFAA EL BEIH, Il tragico ne "La madre" di Grazia Deledda
L’A. conduce un’analisi tematica del romanzo “La madre” di Grazia Deledda, incentrato sui termini tragici della colpa, del destino, della lotta e dell’impossibilità di comprendere il volere divino.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N2 - Pag. 31-41

LAURA PESOLA, 'Un manore molto critico': crocianesimo e anticrocianesimo in Alfonso Gatto
Complesso il rapporto tra il pensiero di Alfonso Gatto e quello di Benedetto Croce. L’A. cerca nel saggio di metterne in luce alcuni aspetti fondamentali, estrapolandoli dall’analisi di talune interessanti riflessioni di Gatto contenute in articoli editi su alcune delle più prestigiose testate dell’epoca.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N2 - Pag. 43-55

ALBERTO TRENTIN, Parole che non dileguano: dall'oracolarità all'oralità. Leggere oggi lapoesia di Cattafi
Viene ripercorso l’itinerario poetico di una delle più originali voci della lirica italiana novecentesca, quella di Bartolo Cattafi (1922-1979), le cui peculiarità sono identificate nell’essenzializzazione-pulizia del testo e nella convocazione del lettore.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N2 - Pag. 57-67

BRUNO PORCELLI, Il giallo italiano negli anni 2006-2008 (all'incirca) e i suoi nomi
Elementi innovativi e peculiarità onomastiche del giallo italiano: questo l’argomento del saggio di Porcelli, che effettua una campionatura di alcuni del testi più rappresentativi di tali aspetti della recentissima produzione giallistica nostrana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N2 - Pag. 69-78

PIERRE LAURENS - BORTOLO MARTINELLI, Il Petrarca alla prova. La nuova edizione critica dei "Rerum vulgarium fragmenta" curata da Giuseppe Savoca (2008)
Il saggio è articolato in due differenti contributi, rispettivamente a firma di Pierre Laurens e Bortolo Martinelli. Gli studiosi sottolineano alcuni pregi sul piano critico ed acdotico della meritoria edizione critica dei “Rerum vulgarium fragmenta” curata da Giuseppe Savoca nel 2008.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N2 - Pag. 81-96

MARCO CORSI, Valerio Magrelli o del segno nella traduzione
"L' imballatore", poesia inclusa in "Esercizi di tiptologia" (1992), rappresenta senz'altro un punto di partenza obbligato per comprendere appieno il significato attributo dal suo autore, Valerio Magrelli, all’attività traduttoria. Scopo del saggio è per l’appunto quello di precisarne il senso, anche inserendolo all’interno del moderno e vivace dibattito sulla traduzione animato nel secolo scorso dagli interventi di noti teorici della letteratura quali Benjamin e Steiner.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N2 - Pag. 97-102

RITA ZAMA, Manzoni: il pensiero della parola. Confronto fra le "Osservazioni" e le pagine letterarie
La “ricerca di reciproche illuminazioni”: questo lo scopo dichiarato dell’indagine di Rita Zama, che nel contributo intende rintracciare nelle pagine letterarie di Manzoni lo spunto della riflessione filosofica concretizzatasi negli scritti di carattere speculativo. L’ambito di confronto prescelto è quello antropologico, che sul versante letterario si realizza in personaggi come Gertude, Adelchi o i giudici e gli accusati della “Storia della colonna infame”, mentre sul quello filosofico interessa soprattutto le “Osservazioni sulla morale cattolica”, segnatamente il capitolo III con la relativa “Appendice”, la cui redazione impegnò Manzoni nello stesso lasso di tempo della “quarantana”.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N2 - Pag. 9-24

ELENA LANDONI, Virgilio si è distratto. Una proposta per Inf., XXI-XXIII
L’A. si interroga sul significato della “distrazione” di Virgilio nella quinta bolgia dell’ottavo cerchio infernale. Nel pellegrinaggio entro Malebolge, infatti, il poeta latino, giunto all’incontro con i barattieri immersi nella pece bollente, appare per la prima volta “ingenuo e poco assennato”, incautamente fiducioso nell’aiuto offertogli dal diavolo Malacoda nell’attraversamento della bolgia. L’episodio, ben lungi da significare una semplice ‘svista’ di Virgilio, allegorizza, secondo l’A., il ruolo della ragione che “abdica al suo vertice”, che “ha presunto di sé, non ha potuto riconoscere i suoi limiti, non si è sottoposta alla necessaria verifica, perché non ha tenuto presente che il possesso della Verità totale può giungere solo da qualcosa che i propri limiti possa superarli” (p. 16).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1 - Pag. 9-18

GIORGIO BARONI, Archeologia futurista
Il direttore della rivista, Giorgio Baroni, presenta il nuovo numero speciale dal titolo "Archeologia futurista", interamente dedicato agli studi sul Futurismo. Gli abstract riportati nel sito riproducono quelli posti in esergo ad ogni saggio.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 9-11

MARIA CRISTINA ALBONICO, Due lettere inedite di Filippo Tommaso Marinetti
Sono presentate due lettere inedite di Marinetti, conservate nel fondo Casati della Biblioteza Ambrosiana; i destinatari delle due brevi mnissive sono Alessandro Casati e Ardengo Soffici.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 14-17

SILVIA ASSENZA, Futurismo isolano. lettere e poesie inedite di Antonio Bruno e Guglielmo Jannelli
Nel presente contributo si pubbblicano le lettere inedite di Antonio Bruno a Giovanni Papini, Francesco Meriano e Primo Conti scritte tutte tra il 1915 e il 1916 circa, e le poesie giovanili inedite di Guglielmo Jannelli scritte tra il 1911 e il 1913.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 20-55

PAOLA BAIONI, Mario Marcucci quasi futurista. Disegni inediti di Mario Marcucci su un estratto di Carlo Carrà del 1941
Tra gli acquerelli della collezione di Alessandro Parronchi, conservati nella sua abitazione fiorentina, c'è un estratto di una conferenza tenuta da Carlo Carrà a Losanna, nel 1941, illustrato con inediti del pittore viareggino Mario Marcucci. Dalla frequentazione dei futuristi Marcucci ricevette diversi input, che rielaborò tuttavia in maniera del tutto personale. Per questo non è possibile ascriverlo a nessun movimento artistico del XX secolo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 58-62

CRISTINA BENUSSI, Italo Tavolato
Profilo del triestino Italo Tavolato (1889-1962), sodale del gruppo futurista, che si distinse per essersi interessato di morale sessuale, glossando il Manifesto futurista sulla lussuria e, successivamente, pubblicando il testo "Contro la morale sessuale".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 63-75

PERICLE CAMUFFO, Suggestioni europee in "Linoleum" di Emilio Mario Dolfi. Nota ad un manoscritto ritrovato
Si pubblica "Linoleum" di Dolfi, tipico manufatto dell'avanguardismo prodotto in seno al laboratorio della Bottega di Epeo di Trieste. Il testo è preceduto da un'introduzione che precisa tempi e modi dell'accostamento di Dolfi al Futurismo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 77-88

GIORGIO CAVALLINI, Postilla su mario Morasso e sulle sue anticipazioni del Futurismo
In questa postilla si presentano alcuni scritti di Mario Morasso, risalenti agli anni 1902-1903, in cui sono espresse dell'autore altre esplicite anticipazioni del Futurismo, quali la macchinolatria e la modernolatria. Si intende così integrare quanto già dichiarato e discusso in proposito, in occasione del Convegno sul Futurismo organizzato a Milano nel 2005 dall'Università Cattolica del Sacro Cuore.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 89-104

GIOVANNI CIANCI, Pound anti-futurista 'neoclassico' nel clima del rappel à l'ordre. A proposito di "Hugh Selwyn Mauberley" (1920)
Nell'ambito del rapporto tra futurismo e avanguardia storica inglese, l'articolo indaga gli echi antifuturisti presenti nell'opera di Ezra Pound, con particolare riguardo al poemetto "Hugh Selwyn Mauberley".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 105-119

ŽELJKO DJURIĆ, Futurismo italiano in Serbia: una sintesi di nomi e immagini
Nel contributo è tentata una presentazione del Futurismo in Serbia, non completa ma volutamente breve e parziale, concentrata su alcune immagini e alcuni fenomeni. A partire dal movimento d'avanguardia più consistente in Serbia, lo Zenitismo di Ljubomir Micić, che nel suo procedere parte dal Futurimo italiano ma anche da altre tendenze d'avanguardia europee e che con il Futurismo italiano ha avuto anche contatti diretti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 121-125

DANIELA FRISONE, Aldo Raciti: una pagina inedita del Futurismo a Siracusa
L'articolo mette in luce una figura quella di Raciti che, pur nella sua marginalità, rivendica un ruolo nel quadro del Futurismo siciliano, e di conseguenza anche nazionale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 127-139

ENRICA MEZZETTA, Carteggio Filippo Tommaso Marinetti-Francesco Flora
Il contributo propone la trascrizione, la contestualizzazione e la disamina del carteggio inedito tra Marinetti e Flora. Le missive che i due corrisondenti si scambiarono tra il 1917 e il 1944 restituiscono l'immagine di un dialogo che, pur fondandosi su posizioni ideologiche ed estetiche radicalmente diverse, si mantenne vivo sul comune piano della letteratura e della stima reciproca.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 141-174

FEDERICA MILLEFIORINI, "Bisogna creare" di Lino Cappuccio, portavoce del movimento nuovofuturista italiano
L'intervento analizza la rivista "Bisogna creare", diretta da Lino Cappuccio e pubblicata a Milano nel 1935, continuazione di "Nuovo Futurismo" (Milano, 1934). Entrambe le testate si fanno portavoce di un movimento novofuturista, critico verso il Futurismo ufficiale romano, portando quindi alla luce l'esistenza di un dibattito interno all'avanguardia, che a metà degli anni Trenta si dimostra ancora vitale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 175-183

MARIA ELENA PALMISANO, La poesia pubblicitaria di Giovanni Gerbino
Con il Futurismo la pubblicità acquista pari dignità rispetto a pittura e scultura, eludendo la tradizionale gerarchizzazione tra arte pura e arte applicata. Un interessante contributo al vivace dibattito sulla réclame, che a partire dagli anni Venti aveva coinvolto molti esponenti del Futurismo come Marinetti e Depero, è offerto da Giovanni Gerbino, poeta siciliano da rivalutare soprattutto per le sue riflessioni teorihe sulla pubblicità - da scriversi in forma poetica - e per i testi scritti per reclamizzare prodotti industriali. Lo studio de "La poesia pubbliciaria. Manifesto futurista" stilato nel 1933 e l'analisi delle sue pubblicità, in particolare quelle create per la ditta Campari, consentono di comprendere la cifra caratterizzante la scrittura pubblicitaria di Gerbino e l'apporto inestimabile lasciato dal movimento futurista ai pubblicitari di oggi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 185-191

PAOLA PONTI, Immortalare la guerra. Corrrispondenza sugli ultimi due interventi di Marinetti accademico d'Italia
Utilizzando materiali inediti e rari come un carteggio con Federzoni, l'articolo riscostruisce vicende editoriali, polemiche e relazioni epistolari relative agli ultimi due discorsi di argomento bellico tenuti da Marinetti alla Reale Accademia d'Italia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 193-202

ELENA RAMPAZZO, Paolo Buzzi tra Gabriele d’Annunzio e Giuseppe Garibaldi: presente e passato nella mitopoiesi della «Nuova Italia»
Due testi di Paolo Buzzi, l'uno dedicato a Gabriele D'Annunzio e l'altro a Giuseppe Garibaldi, ambedue adattati ai tempi che ne videro la pubblicazione e pensati dal loro autore in confromità alle istanze portate avanti dal Futurismo. Tuttavia, poichè si tratta di poesia civile, si cercherà di illustrare come il poeta abbia cercato di creare una poesia civile futurista, ora adattando al nuovo movimento testi precedenti, ora creandone di nuovi, sulla spinta degli eventi storico-politici di quegli anni.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 202-219

ANDREA RONDINI, ELISABETTA PICHETTI, Un classicista di fronte al futurismo. Una conferenza di Giulio Natali
In questo contributo viene presentata una conferenza del critico marchigiano Giulio Natali sul Futurismo. Natali appare piuttosto polemico nei confronti del movimento di Marinetti, di cui ridimensiona la carica innovativa e gli esiti artistici, stigmatizzando il rifiuto della tradizione letteraria italiana e una poetica basata, ai suoi occhi, sull'antistoricismo e sulla fascinazione mimetica della modernità. Lo studioso dimostra una certa sensibilità sociologica, soffermandosi brevemente sulla ricezione del Futurismo da parte del pubblico primonoventesco.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 221-225

BARBARA STAGNITTI, Paolo Buzzi. Sodalizio futurista con ‘Masuche’
"La mia casa è la vostra". Anzi, diamoci a dirittura del tu: e vieni quando ti pare e piace!Per te ci sarò sempre". Sodalizio futurista tra l'autore milanese e Filippo Tommaso Marinetti (Masuche) alla luce di scritti buzziani inediti e rari.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 227-239

FRANCESCA STRAZZI, «Ella non ha mai volato?». Aviazione e cucina futurista nelle rappresentazioni di "Simultanina" in provincia di Varese
Analisi dell'ultima commedia di Marinetti, dal titolo "Simultanina" (1931), opera che fa leva sulla curiosità e 'golosità' degli spettatori. Infatti al termine delle rappresentazioni varesine Marinetti invita i cittadini ad assaggiare i piatti futuristi, come il Carneplastico, offerti nell'atrio dei teatri [...].
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 241-246

CRISTINA TAGLIAFERRI, Enrico Cavacchioli tra futurismo ed editoria: tre lettere ad Ada Negri
Sono esaminate e pubblicate tre lettere inedite indirizzate da Enrico Cavacchioli alla poetessa Ada Negri nel luglio del 1919. Le missive in questione rivelano l'atteggiamento battagliero e anti-passatista del letterato ragusano, debitore della non lontana frequentazione marinettiana, seppure in un momento per lui ormai prossimo ad altri modi di vivere l'esperienza creativa.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 247-253

DARIO TOMASELLO, Contro il passatismo greco-romano ultraidiota: i futuristi siciliani, il teatro di Siracusa e il regime
Indagine sul teatro futurista siciliano, con particolare rfierimento al progetto di riutilizzare il teatro greco di Siracusa per alcune rappresentazioni moderne composte appositamente da autori siciliani.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 255-260

VANNA ZACCARO, La ‘potente e radiosa architettura’ di Benedetta Cappa Marinetti
Nel saggio si ripropone all'attenzione dei lettori una figura di letterata originale, raffinata e di grande spessore culturale all'interno del movimento futurista: quella di Benedetta Cappa Marinetti (1897-1977).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N3 - Pag. 261-269

PATRIZIA LA TRECCHIA, Considerazioni sull’episodio della follia di Orlando nell’ "Orlando furioso"
La centralità dell’episodio della follia di Orlando nel “Furioso” è testimoniata a livello narrativo anche della sua collocazione, esattamente a metà del poema. L’A. del saggio coglie le implicazioni semantiche della metafora dello specchio, variamente declinata nell’episodio in questione, utili a meglio comprendere il significato della pazzia in relazione al tema dello sdoppiamento dell’identità.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1 - Pag. 19-28

PAOLO PUCCI, Decostruzione disgustosa e definizione di classe nella "Tariffa delle puttane di Venegia"
L’analisi testuale di un dialogo anonimo edito a Venezia nel 1535, dal titolo “Tariffa delle puttane di Venegia”, qui verificata sullo sfondo di altri coevi componimenti denigratori sulle cortigiane come “La Zaffetta” e il “Dialogo dello Zoppino”, “stabilisce una correlazione tra la denigrazione corporale dell’etera rinascimentale e un momento specifico nella storia del patriziato veneziano: la fase conclusiva del processo di auto-definizione di classe negli anni trenta e quaranta del XVI secolo” (p. 36). Nell’ambito di tale processo, precisa l’A. del saggio, la diffamazione delle cortigiane era legata alla percezione del potenziale fattore di destabilizzazione sociale insito nella loro frequentazione da parte della nobiltà veneziana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1 - Pag. 29-49

PIER ANGELO PEROTTI, "Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai" ("I promessi sposi", cap. I)
L’A. approfondisce il significato implicito nella minacciosa intimidazione rivolta a Don Abbondio da uno dei bravi di Don Rodrigo all’inizio dei “Promessi sposi”: “questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”, soffermandosi sul ruolo solo apparentemente incongruente dell’espressione finale “né mai”. In appendice al saggio l’A. chiarisce invece un passo tratto dal capitolo III del romanzo, relativo al momento in cui Agnese confessa a Fra Cristoforo, mandato a chiamare proprio da lei per ricevere aiuto e consiglio, l’atteggiamento persecutorio di Don Rodrigo nei confronti della figlia Lucia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1 - Pag. 51-61

ILARIA CROTTI, Le solitarie: Eleonora Duse e Ada Negri
L’A. del saggio edita e commenta un corpus di tredici lettere autografe datate tra il 1921 e il 1923, di cui undici inviate da Ada Negri a Eleonora Duse e due da Eleonora ad Ada. Le missive in questione, che giacciono nel fondo Sister Mary of St. Mark della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, documentano una relazione tra due scrittrici “atta a fornire una conferma probante quanto paradigmatica per un verso della sagacia dusiana nel relazionarsi con la scrittura dell’altra e, assieme, con i nuclei tematici più rilevanti che l’attraversano, pur mantenendo un’icastica autonomia espressiva e ideativa, mentre per un altro della tensione che anima Negri, a quest’altezza autrice ormai affermata, anzi in gran voga, nel sollecitare un dialogo con un personaggio che non solo si ammira ma che si ama sconfinatamente, tanto da assumerlo quale modello ideale” (p. 65).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1 - Pag. 63-85

SILVIA LONGHI, Profezia e arti divinatorie in Bandini
Lo “zelo del futuro”, tematica massicciamente presente nella produzione poetica di Fernando Bandini, viene qui indagata in relazione ai modi del profetismo biblico e ai procedimenti delle arti divinatorie classiche.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1 - Pag. 87-111

DAVIDE COLOMBO, Il viaggio dantesco di Giancarlo Majorino
L’A. rintraccia le tessere dantesche della “Commedia” presenti nel “Viaggio nella presenza del tempo” (2008) di Giancarlo Majorino.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1 - Pag. 113-134

GIUSEPPE GHINI, Un inedito di Diego Fabbri da un romanzo umoristico di Dostoevskij
Si pubblica la prima parte della riduzione teatrale del “Sogno dello zio” di Dostoevskij a cura di Diego Fabbri, rinvenuta nel Fondo Fabbri della Biblioteca Saffi di Forlì.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1 - Pag. 137-164

NOEMI PAOLINI GIACHERY, Svevo nullificato
L’A. del saggio torna a riflettere sul significato di un passo poco considerato della “Coscienza di Zeno”, che avrebbe invece a suo giudizio un ruolo centrale nell’economia dell’interpretazione complessiva del romanzo. Da un’attenta analisi del passo in questione, penalizzata a tutt’oggi, secondo l’autrice, dalla lettura offertane da Mario Lavagetto, emergerebbe infatti una responsabilità non soltanto colposa di Zeno nel suicidio simulato del cognato Guido.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1 - Pag. 167-174

PIETRO GIBELLINI, Cinema e letteratura (2007-2009)
La rassegna di pubblicazioni recenti sul rapporto tra cinema e letteratura qui presentata, consente all’A. del saggio di individuarne le seguenti direttrici essenziali: influenza di testi filmici su quelli romanzeschi; presenza del cinema come tema della narrativa; definizione teorica del genere sceneggiatura; diffusione di trattazioni sistematiche sull’argomento.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1 - Pag. 175-178

LUIGI ERNESTO ARRIGONI, L'Oriente di Guido Gozzano: dall'immagine dell' India all'India come immagine. Appunti sul paratesto fotografico
Analisi dei rapporti intercorrenti tra le prose di ambientazione indiana di Guido Gozzano, poi edite nel volume “Verso la cuna del mondo. Lettere dall’India (1912-1913)” a cura di Antonio Borgese, e un apparato di novanta fotografie che accompagnarono la pubblicazione delle stesse in rivista tra il 1914 e il 1916.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N2 - Pag. 25-40

MARCO AURELIO MORO, Scomparsa dell'oggetto e labilità del soggetto: l'umanità in Lucio Piccolo
L’opera poetica di Lucio Piccolo (1901-1969) è qui sottoposta a un’indagine di carattere più specificamente semantico e sintattico, tesa a rintracciare la peculiare quanto mobile natura dell’ “io lirico”, che risulterebbe “costantemente immerso nella sofferenza di un mondo che lo circonda e dal quale non può staccarsi, e che, nel frattempo, lo turba e lo disturba, provocandogli spesso il desiderio di annullarsi in esso” (p. 46).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N2 - Pag. 41-56

DONATO BEVILACQUA, La prova più dura. Concetto e modelli di eroismo nella narrativa di Oriana Fallaci
Di taglio tematico il saggio di Bevilacqua, che si occupa di illustrare le differenti declinazioni della figura dell’eroe nelle narrativa di Oriana Fallaci.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N2 - Pag. 57-80

MARIJA MITROVIĆ, Sul "Futurismo" di Matoš
L’A. fa luce sul rapido e intenso legame istituitosi tra il Futurismo e la letteratura croata, soffermandosi sull’esame di un importante articolo sul movimento d’avanguardia nostrano edito da Antun Gustav Matoš, figura centrale del modernismo croato, sul quotidiano di Zagabria “Obzor” il 23 marzo 1913.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N2 - Pag. 81-98

GIORGIO CAVALLINI , Breve postilla sull'uso di alcuni avverbi in 'mente' nel poema dantesco
Cavallini suggerisce una pista di indagine senza dubbio foriera di nuovi e interessanti sviluppi critici censendo alcune occorrenze degli avverbi in “mente” nella “Commedia”. L’analisi condotta dallo studioso, benché cursoria, rivela senza dubbio come la funzione di tali parole, “in apparenza meno decisive di altre ai fini del discorso, siano usate da Dante con senso sempre pregnante, in obbedienza cioè a una scelta ben precisa e non già ad un ricorso episodico” (p. 99).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N2 - Pag. 99-106

KATIA TRIFIRÒ, Il poeta e il suo doppio. Gli esordi futuristi di Beniamino Joppolo
L’A. rintraccia le influenze del clima avanguardistico di matrice futurista sulla giovanile raccolta poetica dell’esordiente artista siciliano Beniamino Joppolo dal titolo “I canti dei sensi e dell’idea” (1929).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N2 - Pag. 107-118

GIUSEPPE RANDO, Camilleri: l'infelicità del 'figlio cambiato' e la normalità di Salvo Montalbano
Il personaggio di Salvo Montalbano, reso celebre dalle numerose riduzioni televisive dei romanzi gialli di Andrea Camilleri, sarebbe costruito, secondo l’A. del saggio, in maniera esattamente antitetica al personaggio dell’uomo Pirandello delineato nella “Biografia del figlio cambiato” dallo scrittore empedoclino, ed esattamente speculare, invece, a quella dello stesso Camilleri.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N2 - Pag. 119-128

MARCO CORSI, Con l'Arbasino de "La vita bassa" torna il '68: quarant'anni dopo
Una critica spietata del presente percorre la “La vita bassa” di Alberto Arbasino (2008), libretto dalla vena ludico didascalica “sui fatti del 2008” in cui, osserva l’A. del saggio, il flusso di parole diviene “ipertrofia totemica, spia della sua stessa essenza, del suo farsi e disfarsi, del perenne richiamare ad ‘altro’” (p. 131). Del resto il titolo del libro di Arbasino diventa cifra interpretativa di una modernità per l’appunto “della vita bassa”, che altro non è, come puntualizza l’A. del contributo, se non “il brusio che atterra e asseconda ogni aspetto della nostra vita, e che, a livello di scrittura, si traduce nella riduzione di tutto ciò che è detto ad epitome di se stesso, come se la parola resistesse sulla pagina come continuo (benché vitalissimo) congedo al presente” (p. 131), un presente, peraltro, in cui l’estetica “ha ceduto il passo all’Informe, al Deforme, al Brutto".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N2 - Pag. 129-132

GIAN LUCA PIEROTTI, La «Legenda Sancti Iacobi» nei canti del cielo stellato
La fisionomia assunta dal Dante ‘viator’ nei canti dell’Ottavo Cielo del “Paradiso” (XXIV-XXVII) sarebbe modellata, secondo l’A., su quella di San Jacopo, e la sua impresa eroica delineata nei termini di quella di un novello Giasone. In appendice al saggio l’A. aggiunge due postille, rispettivamente sulla conoscenza di Onorio da parte di Dante e sugli anagrammi saussurriani nei canti XXIV-XXV del “Paradiso”.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N3 - Pag. 1-20

PATRIZIA LA TRECCHIA, La traduzione poetica: note in margine al sonetto introduttivo del "Canzoniere" di Francesco Petrarca
L’analisi di sei traduzioni in inglese del sonetto proemiale del “Canzoniere” di Petrarca è accompagnata nel saggio da una preliminare disamina sulle difficoltà della pratica traduttoria, soprattutto relativamente al testo poetico.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N3 - Pag. 21-34

MARIA MASLANKA SORO, Il mito di Eolo e il problema del tragico nella tragedia "Canace" di Sperone Speroni
Il saggio è incentrato sulla “Canace” (1542) del padovano Sperone Speroni, con specifico riferimento al problema del tragico sollevato dal dramma nell’ambito della letteratura cinquecentesca.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N3 - Pag. 35-44

LAURA CANNAVACCIUOLO, Nord e sud. Simbolo e allegoria nella drammaturgia di Rosso di San Secondo;
Partendo dalle considerazioni di Nortrhrop Frye e dalle risultanze delle indagini di Angus Fletcher su allegoria e simbolo, l’A. convalida l’ipotesi di una lettura allegorica dell’intera produzione teatrale di Rosso di San Secondo. Sarebbe proprio l’allegoria, difatti, la cifra unificante delle sue opere, il cui approfondito esame sembrerebbe legittimare l’esistenza di una personale cosmogonia metafisica dello scrittore siciliano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N3 - Pag. 45-61

CECILIA PAVARANI, La Grecia antica in "iride900". Spunti di ricerca
Attraverso una breve rassegna degli interventi pubblicati su rivista, l’A. verifica la vitalità della letteratura greca classica nell’Italia della prima metà del Novecento. Strumento di ricerca utilizzato dall’A. è l’indice cumulativo delle riviste italiane del Novecento “Iride900”, liberamente consultabile dal sito dell’Università Cattolica di Milano www.unicatt.it/iride900.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N3 - Pag. 65-71

ADRIANA MORMINA, Una traduzione inedita di Antonia Pozzi: "Lampioon" di Manfred Hausmann
Il contributo propone l’analisi di una traduzione inedita del romanzo “Lampioon bacia ragazze e giovani betulle” di Manfred Hausmann. La traduzione italiana, realizzata dalla poetessa Antonia Pozzi nel 1938, presenta più di un motivo di interesse, essendo attualmente l’unica del romanzo tedesco, sebbene incompleta, e consentendo di approfondire, attraverso l’analisi delle scelte linguistiche e stilistiche operate dalla traduttrice, la conoscenza del mondo della poetessa milanese. In appendice al saggio viene fornito il testo integrale della traduzione in questione, conservato a Milano in un manoscritto autografo dell’Archivio Pozzi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N3 - Pag. 75-112

LAVINIA SPALANCA, Il Mitologema materno nel "Rosario" di Federico De Roberto
Il saggio propone un esame “semantico-mitico” del dramma “Il rosario” (1899) di Federico de Roberto. Il testo teatrale, qui definito “impietoso ritratto di un’intransigente matriarca del Sud”, si rivela perfettamente funzionale, anche alla luce di un’analisi arricchita dagli apporti della psicanalisi, alla definizione di aspetti inediti della complessa personalità derobertiana, nonché dei riflessi negativi, sul piano antropologico e sociale, del mitologema materno, non a caso già considerato “tipico della struttura psichica mediterranea” da Leonardo Sciascia.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N3 - Pag. 115-124

FRANCESCO LAURENTI, È traducibile la bellezza se è 'cangiante' ? G. M. Hopkins in Italia attraverso Pied Beauty tradotto da Eugenio Montale e Beppe Fenoglio
Sono esaminate due traduzioni d’autore del ‘curtal sonnet’ “Pied beauty” di Gerald Manley Hopkins (1844-1889), a firma di Eugenio Montale e Beppe Fenoglio, la prima pubblicata nel 1948, e la seconda inedita di fatto fino al 2000.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N3 - Pag. 125-136

ALESSANDRO IOVINELLI, La poesia oltre la Galassia Gutenberg
L’A. saggia la mutata natura dei tre protagonisti della comunicazione letteraria, ovvero autori, testi e lettori, nell’epoca del digitale, a partire cioè dall’avvento di internet negli anni Novanta.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N3 - Pag. 137-145

LUCA CURTI, Carducci: l'ideologia italiana e il suo destino
Correttamente il Carducci è stato definito come il 'poeta della storia' poiché era favorevole alla trattazione di temi storici, ma con il preciso intento di fruttare le riflessioni sul passato per concentrarsi sul presente. Nazionalista con un'impronta classica, cercò di costruire un'identità nazionale pubblicando opere significative come "Versaglia", "Piemonte", "Alla città di Ferrara" o i sonetti di "Ça ira". Anche la scelta metrica dell'utilizzo del metro 'barbaro' vuole dimostrare l'esistenza di un legame profondo e una continuità tra la Roma classica e quella moderna. Ogni elemento non può essere trascurato o omesso perché rientra nella ferma volontà di individuare quella che era l'identità di un popolo e una civiltà, che stava iniziando a prendere coscienza di se stessa.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1-2 - Pag. 9-35

NIVA LORENZINI, "Sai tu l'isola bella...": Carducci, Goethe, l'estetismo
Grazie alla lettura della poesia tedesca Carducci dimostrò di essere affascinato dall'utilizzo di forme metriche differenti, in particolare grande fu l'interesse per Goethe e sue opere come le "Elegie Romane". L'intento palesato era soprattutto quello di concentrarsi sul ritmo e sulla possibilità di passare dalla solarità, tipica del poeta italiano, ai colori cupi caratteristica, invece, di quello tedesco.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1-2 - Pag. 37-44

PIETRO FINELLI, "Sarebbe ora che ci mettessimo in una purga di silenzio". Note su Carducci e il Risorgimento tra uso pubblico del passato e storiografia scientifica (1886-1904)
Giosuè Carducci manifestò chiaramente un grande interesse per il Risorgimento italiano, ma in passato ci si è soffermati poco e prendere in considerazione la sua produzione in prosa e soprattutto il suo rapporto con questo determinato periodo storico a prescindere dal suo orientamento politico. Oltre ad essere un poeta, Carducci fu uno studioso e uno storico e criticò in questo contesto soprattutto la tendeza a strumentalizzare la storia per creare una coscienza nazionale. Negli ultimi anni della sua vita lavorò proprio su una storiografia scientifica del Risorgimento, ma non essendoci riuscito cercò di recuparare tutto il materiale possibile da sottrarre alla distruzione del tempo per le generazioni future.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1-2 - Pag. 45-56

LORENZO TOMASIN, Sulla lingua di Carducci prosatore
Mentre per quanto riguarda le opere in prosa si registra una grande varietà e una evidente evoluzione, per il Carducci prosatore, leggendo lettere e saggi, non è possibile riscontrare un'evoluzione linguistica, ma una continuità affianca dalla ricerca di vari registri stilistici. Attraverso un uso attento della punteggiatura e degli accenti, riuscì a far sopravvivere la scrittura tipica del Settecento e dell'Ottocento creando una mescolanza tra nuovo e antico. Come molti contemporanei prese parte al dibattito tra puristi e antipuristi, schierandosi al fianco dei secondi, ma sottolineando l'importanza di un uso consapevole dei francesismi.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1-2 - Pag. 57-68

ELENA SALIBRA, "Ragioni metriche" delle "Odi barbare"
Nel secondo libro delle "Odi barbare" il Carducci inserì un'elegia intitolata "Ragioni metriche" che aveva proprio il compito di spiegare quali erano le motivazioni che lo spinsero all'utilizzo delle forme barbare. Per giustificare le sue scelte paragona questa forma metrica alla bellezza di una donna, Adele Bergamini: per descrivere tale bellezza i versi italiani tradizionali non sono adeguati e bisogna ricorrere alla grandezza del passato per trovare un adeguato termine di paragone. Questa splendida creatura può essere paragonata alla Roma antica e per descriverla nel modo migliore non si può che tornare indietro dal punto di vista metrico. La scelta, non semplice, venne però avallata, come prima cosa, dalla studio attento delle fonti e, successivamente, dalle persone a lui care, tra le quali spicca l'amata Lidia.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1-2 - Pag. 69-84

VINICIO PACCA, Le lezioni petrarchesche del giovane Carducci
Tra il 1861 e il 1862 il Carducci tenne, presso l'università di Bologna, delle lezioni sulla vita e le opere del Petrarca, purtroppo non interamente giunte fino a noi visto che mancano tutte quelle sull'interpretazione dei testi. Si tratta di una attenta analisi cronologica della biografia e dei testi, inserendo il personaggio nel suo contesto storico-culturale. La fonte principale sono le opere stesse del Petrarca e i testi del Settecento e dell'Ottocento. Di particolare interesse è la presenza sui fogli manocritti dell'autore per le lezioni di aggiunte e correzioni che testimoniano il lavoro costante dello studio anche il giorno stesso della lezione accademica.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1-2 - Pag. 85-99

RICCARDO BRUSCAGLI, Carducci dall'epistolario ai carteggi
Gli epistolari fin qui noti del Carducci hanno il grande merito di raccontare una parte della storia dell'autore e fare luce su alcuni punti delle sue idee, ma come è facile comprendere, spesso si tratta di testi incompleti, poiché essendo la lettera stessa una forma di scrittura alquanto confidenziale e allusiva, è in molti casi necessario, se non proprio indispensabile, dover leggere la controparte per riuscire a comprendere appieno (ne è un chiaro esempio il carteggio Carducci-Menghini). Per quanto riguarda il carteggio con Lidia, l'assenza delle risposte della donna hanno in realtà consentito di concentrarsi sulla pura visione dell'autore, senza presenza di contaminazioni. Attraverso le sue parole sappiamo che la donna amata era per lui una via di fuga, uno sfogo e l'unica evasione possibile per la sua vita di professore, padre e patriota.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1-2 - Pag. 101-119

CHIARA TOGNARELLI, Carducci e la poesia del Quarantotto
"Avanti! Avanti!" del Carducci può essere considerata una sintesi della vita e delle esperienze dall'autore, partendo proprio dalla descrizione della sua infanzia: attraverso la poesia può rievocare la sua giovinezza, ormai lontana e interamente dedicata allo studio. Nonostante tutto, però, il Carducci si considera ancora il Vate e la sua formazione gli consente di individuare, tra le tante soluzioni possibili, dei miti tra i quali spicca il giovane Mameli. Come loro, in questa poesia sintetizza tutti i suoi interessi: impegno politico, letterario e autobiografia. I poeti del Quarantotto erano quelli che riuscirono con le loro parole a colpire le giovani generazioni, autori che il poeta idealizza e che propone come esempio valido, miti personali che devono divenire miti nazionali.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1-2 - Pag. 121-134

ANGELA GUIDOTTI, Carducci e il Settecento: Goldoni, Parini, Alfieri
Durante i suoi studi il Carducci dedicò ampio spazio alla critica sul Settecento, in particolare considerevoli furono i suoi studi sul Parini. In realtà i suoi interessi riguardarono anche Carlo Goldoni e Vittorio Alfieri. Il Parini fu sicuramente una costante della sua attività di critico letterario, ma l'interesse per tutti e tre gli consentì di rivedere la sua visione del Settecento e di individuare in questo secolo la presenza di quei sentimenti che poi condurranno al Risorgimento. Goldoni e la Commedia dell'arte rappresentano un particolare tipo di società che Carducci vuole comprendere e soprattutto gli consentono di capire come la società sia poi mutata col trascorrere del tempo e quali ideali fossero alla base di quelle generazioni.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1-2 - Pag. 135-167

LAURA FOURNIER-FINOCCHIARO, Giosuè Carducci tra identità democratica e identità nazionale
L'impegno politico di Giosuè Carducci fu costante durante la sua vita di letterato, si considerò sempre un democratico senza essere allo stesso tempo portavoce di un unico partito. Prese parte ai vari dibattiti puntando all'individuazione di quei miti nazionali e alla creazione di una nuova identità. Due furono i rapporti che condizionario particolarmente il nostro, quelli con Alberto Mario e Francesco Crispi. Legato alla Sinistra democratica, condivise l'idea della lotta per la conquista delle terre irredente e vide in Alberto Mario il leader per la difesa dei principi risorgimentali. Entrambi vollero formare una nuova generazione repubblicana, che avesse una forte coscienza morale e accettasse gli ideali di giustizia e libertà. Con Crispi, invece, condivise il rifiuto per il trasformismo, l'attrazione per la romanità e il disprezzo per una società mediocre e poco partecipe.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1-2 - Pag. 169-182

DUCCIO TONGIORGI, Florilegi carducciani: il Vate nelle antologie scolastiche della 'nuova Italia'
In un primo momento il Carducci fu polemico sulla questione su come e quali antologie scolastiche scegliere all'interno dei programmi ministeriali, successivamente ritornò sulla sua posizione, capendo che si trattava di una selezione importante al fine di istruire quella che stava diventando un'utenza scolastica nazionale. Vigeva l'obbligo di non studiare i contemporanei, ma nonostante ciò, a partire dal 1884, proprio il Carducci divenne l'autore più presente nelle antologie del tempo. L'intervento offre degli esempi di quelle che erano le crestomazie più diffuse e apprezzate nel periodo.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2007 - N1-2 - Pag. 183-199

OTTAVIO ABELE GHIDINI, "Anch'io vuo' divenir gigante". Nuovi contributi intertestuali fra "Liberata" e "Conquistata"
Sono numerosi, ad una lettura attenta della “Gerusalemme Liberata”, i rimandi intertestuali alle fonti bibliche, patristiche e liturgiche. È quanto si propone di documentare l’A. del contributo, selezionando alcuni personaggi (Erminia, Clorinda) o episodi notevoli del famoso poema (come quelli di Olindo e Sofronia) per verificare la prossimità di taluni motivi che li ispirano a comuni motivi agiografici o biblici.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1 - Pag. 33-49

GIOVANNI BIANCARDI, L'ultima "Bassvilliana" di Vincenzo Monti
Il ritrovamento da parte dell’A. delle importanti carte di Giovanni Antonio Maggi, contenenti il testo definitivo della “Basvilliana” di Vincenzo Monti, consente di ripercorrere le tappe fondamentali dell’allestimento dell’elegante ultima edizione della cantica, risalente all’estate del 1821. Sia all’interno che in Appendice al saggio l’A. fornisce la descrizione degli esemplari manoscritti rinvenuti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1 - Pag. 51-68

FRANCESCO LAURENTI, 'Le voglio, quelle ninfe, perpetuare': il "Fauno" mallarmeano tradotto da Giuseppe Ungaretti
Ungaretti tradusse nel 1947 “Après-midi d’un Faune” (1876) e il “Monologue d’un Faune” (1865) di Mallarmè. Nel saggio l’A. si sofferma sulle peculiarità lessicali, retoriche e simboliche della traduzione ungarettiana, segno di un’assidua e attenta frequentazione nonché assimilazione della lezione del poeta simbolista, come documenterebbero spie intertestuali provenienti da altri testi ungarettiani già precedenti alla traduzione.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1 - Pag. 69-82

VALERIA GIANNETTI, "Alle soglie dell'anima": Vitaliano Brancati e l''avventura' dell'inconscio
L’A. saggia la natura dell’interesse di Vitaliano Brancati per la psicanalisi attraverso l’esame del romanzo “Singolare avventura di viaggio” (1934), nel quale la teoria psicanalitica diventa rivelazione del linguaggio dell’io piuttosto che discorso sull’inconscio.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1 - Pag. 83-97

BENEDICT BUONO, La ricezione della cultura italiana del Rinascimento in Spagna: il fondo italiano antico della Biblioteca Universitaria di Santiago de Compostela
Il censimento del Fondo Italiano Antico della Biblioteca Universitaria di Santiago di Compostela (Biblioteca Xeral), costituitosi fra il Cinquecento e il Settecento, ha consentito all’A. del saggio di fare luce sulla ricezione della nostra letteratura in un’area periferica della Spagna come la Galizia. Nel presente contributo l’A. sottopone per l’appunto all’attenzione del lettore i risultati della sua indagine sul fondo in questione, documentante la rilevante influenza della lingua e letteratura italiana in area spagnola.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1 - Pag. 101-110

PERICLE CAMUFFO, Tra Mazzini e Salvemini: Biagio Marin in alcune lettere a Emilio Mulitsch
L’A. pubblica e commenta sei lettere indirizzate da Biagio Marin a Emilio Mulitsch tra il 1916 e il 1921. I documenti in questione consentono di far luce sui rapporti intellettuali e di amicizia intercorsi tra i due nonché sulla loro ideologia politica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1 - Pag. 113-125

PAOLA BAIONI, Dalla rivista "Il Ferruccio" di Pistoia, due poesie di Mario Luzi mai raccolte in volume
Sono pubblicate due poesie giovanili di Mario Luzi, edite soltanto in rivista, dal titolo “Tenero orto della sera” e “Il mortal cielo s’acqueta”.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1 - Pag. 127-133

DANIELA PICAMUS, Bobi Bazlen e "Primavera a Trieste" di Pier Antonio Quarantotti Gambini
La pubblicazione di alcune lettere inedite di Bobi Bazlen a Pier Antonio Quarantotti Gambini consente di far luce sui rapporti tra i due letterati e sull’influenza esercitata da Bazlen sulla redazione del romanzo “Primavera a Trieste”.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1 - Pag. 137-147

MARIA CRISTINA CABANI, Fortune e sfortune dell'analisi intertestuale: il caso Ariosto
L'intervento propone un'analisi intertestuale dell'attività poetica di Ludovico Ariosto per capire se la ricerca di spunti in altre opere possa essere considerata una pratica costante nella produzione dell'autore. Emerge in modo chiaro la presenza di citazioni dirette, ma anche di riferimenti nascosti che, in modo quasi ironico, consentano di sottolineare l'esistenza di divergenze. I modelli riscontrati sono classici come Ovidio, Orazio, Stazio, o Properzio, ma anche i poemi cavallereschi e i romanzi arturiani, e Dante, per quanto riguarda l'aspetto linguistico e stilistico. L'appropriazione poteva avvenire o attraverso una precisa ripresa, o con un graduale allontanamento dalla fonte, o con un totale smembramento, giungendo ad una sovrapposizione di forme. La scrittura diventa per l'Ariosto solo una delle tante possibili 'revisioni', al lettore spetta poi stabilire quali possano essere.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1-2 - Pag. 9-26

MIRCO BOLOGNA, Baldo "novus Catilina". Il dualismo città/campagna come paradigma del comico folenghiano
All'interno del "Baldus" di Teofilo Folengo è ben delineata l'idea delle divergenze esistenti tra il mondo cittadino, rappresentato dalle autorità mantovane, e quello della campagna, che vede come interpreti Baldo e i suoi compagni. Il protagonista, in realtà, viene presentato come colui che ha, per indole, la capacità di conciliare due realtà così opposte, grazie alla semplicità e alla disponibilità è possibile giungere quasi ad un potenziamento reciproco. 'Urbanitas' e 'rusticitas' appaiono in netta contrapposizione, con tutti gli ideali che ad esse sono direttamente collegati, e risalta una similitudine tra Baldo e Catilina, così come viene descritto nelle opere di Cicerone, poiché entrambi indifferenti e sdegnosi nei confronti del potere.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1-2 - Pag. 27-42

FIAMMETTA PAPI, Per una fonte della "Liberata" Torquato Tasso e Rutilio Namaziano
L'autrice dell'intervento effettuata una comparazione tra l'ottava XV, 20 della "Liberata" del Tasso e i versi I, 409-414 del poemetto "De reditu" di Rutilio Namaziano. Il 'topos' che ritorna in entrambi i casi è quello delle rovine della città che diventano simbolo della caducità della vita terrena, ma le molteplici similitudini, soprattutto lessicali, farebbero supporre la presenza di richiami anche in altri punti dell'opera del Tasso. Ad esempio, la polemica antigiudaica e anticristiana di Rutilio potrebbero essere una delle fonti per l'invettiva del re degli Inferi del IV canto. Mancano purtroppo chiari riferimenti sulla possibilità che l'autore abbia consultato questa opera, ma probabilmente la conoscenza venne filtrata o dal padre Bernardo o dagli intellettuali napoletani, con i quali il Tasso entrò in contatto intorno agli anni Trenta del Cinquecento.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1-2 - Pag. 43-63

FABIO MAGRO, L'"Aspasia" di Spitzer (e di Leopardi)
Nel 1960 Leo Spitzer tenne una lezione, partendo da uno studio inedito sull'"Aspasia" di Leopardi, per proporre una riflessione sulla critica letteraria italiana, successiva al periodo crociano. Compito del critico deve essere quello di giudicare il valore dell'opera e solo successivamente può procedere con l'analisi, dimostrando attraverso lo studio della struttura il suo giudizio. Le colpe attribuite ai critici italiani sono il soggettivismo, la frammentarietà, il biografismo, tutti aspetti ben visibili nei vari studi realizzati sul Leopardi. Le accuse gli consentono così di risollevare una poesia emblematica, composta da distinte parti che nell'insieme formano una struttura logica che merita di essere indagata.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1-2 - Pag. 65-84

EMILIO TORCHIO, Vino, brindisi e convivio nella poesia carducciana (con cenni sulla storia del tema)
Nelle poesie del Carducci molto spesso vi è un richiamo ai temi del brindisi, del vino e del convivio, a partire da una prima saffica intitolata "A Enrico Nencioni. Invito a cena frugale" del 1951. Quattro saranno quelli esplicitamente intitolati "Brindisi", ma in ogni caso è possibile riscontrare piccole variazioni sul tema, come il rifiuto per le uve straniere a favore dei prodotti italiani (così come per i poeti italiani), l'idea del vino come medicina o in rapporto all'amore, il tempo della vendemmia, il piacere di condividere insieme agli amici, la storia del vino che permette di ripercorrere quella degli uomini, ma non è mai sinonimo di aggressività, tristezza o violenza. Anche altri autori si interessarono a questo tema, innanzitutto Alceo e Orazio, Catullo, Chiabrera, Paolo Rolli, Scipione Maffei, Frugoni, Parini, Giovanni Fantoni, Monti, Giuseppe Giusti, fino a Baudelaire.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1-2 - Pag. 85-130

GIULIANA PETRUCCI, Sul "Porto Sepolto" del '23
Nel passaggio da "Allegria di naufragi" del 1919 a quella del 1931, Ungaretti, attraverso il "Porto Sepolto" del 1923, ebbe la possibilità di rivedere la sua poetica cancellando intere porzioni di testo o rimodulando alcuni componimenti, in conseguenza ad una trasformazione interna. L'autore non si limitò ad aggiungere il nuovo materiale a quello già edito, bensì decise di ridimensionarlo avendo davanti gli occhi un nuovo 'orientamento'. Ogni componimento doveva essere inquadrato all'interno di una struttura logica, anche per quanto riguarda l'ordinamento, pur mantenendo un'autonomia della singola esecuzione.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1-2 - Pag. 131-140

ANNALISA ANDREONI, La lezione di Benedetto Varchi sul sonetto di Petrarca "Orso, e' non furon mai fiumi né stagni" (RVF 38). Edizione critica e commento
L'intervento propone un'analisi critica della lezione tenuta da Benedetto Varchi sul componimento di Francesco Petrarca intitolato "Orso, e' non furon mai fiumi né stagni" e inserito all'interno di un manoscritto conservato presso la Biblioteca Rinucciniana. I primi dubbi da sciogliere riguardano la datazione che dovrebbe risalire al 1543, attraverso un confronto con i principali eventi della biografia dell'autore stesso. Il testo, interamente riportato, è composto dal proemio e dalla dichiarazione del soggetto, con l'aggiunta dell'apparato critico e dal commento dettagliato.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1-2 - Pag. 141-154

ROSANNA MORACE, L'autografo oliveriano dell'"Amadigi" 'epico' di Bernardo Tasso
Tra il 1542 e il 1543 Bernardo Tasso, dopo essersi trasferito a Sorrento, iniziò ad elaborare un componimento epico che doveva narrare la vita di un eroe, dalla nascita alla maturità, prendendo spunto dai grandi classici del genere. L'opera non venne mai terminata poiché, poco dopo, il Tasso optò per una struttura 'romanzesca', edita nel 1560. Un codice (oliveriano 1399), però, costituisce l'unica fonte a disposizione per analizzare l'attività dell'autore in questa prima fase: non si tratta del primo canto, ma di uno schema iniziale, utile per stabilire la demarcazione della narrazione. Dall'analisi delle 43 ottave emerge la ferma volontà del Tasso di creare uno stile illustre e una lingua volgare capace di reggere il paragone con quelle antiche, ricerca che poi venne intrapresa anche dal figlio Torquato.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1-2 - Pag. 155-181

LUIGI BLASUCCI, Per un progettato commento leopardiano: "L'Infinito"
Luigi Blasucci offre al lettore un esempio di possibile analisi critica dell'"Infinito" del Leopardi, partendo da uno studio delle fonti, che possono essere riscontrate nel Pindemonte e in Monti. L'idillio ruota intorno a concetto della riflessione interna e del passaggio da un infinito spaziale a uno temporale, attraverso il silenzio.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1-2 - Pag. 183-195

ROSA MARIA GALLENI PELLEGRINI, Una lirica inedita di Giovanni Prati: "A Giulia Lotti"
La poesia inedita di Giovanni Prati "A Giulia Lotti" è una lirica che ha come protagonista una fanciulla, la quale chiede aiuto ad una rondine per riuscire a trovare un uomo capace di amarla e di sottrarla alla solitudine che l'attanaglia. Il componimento presenta tutti i tratti tipici della poesia del Prati, in particolare la presenza della ricercatezza tecnica e la musicalità, passando attraverso la citazione nascosta di autori italiani o stranieri, classici e moderni, come Petrarca, Manzoni e Catullo. In realtà, l'uomo tanto desiderata da Giulia è lo stesso Prati che probabilmente ebbe la possibilità di conoscere la donna nel 1848.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2008 - N1-2 - Pag. 197-210

MAIKO FAVARO, Boccaccio nella trattatistica amorosa del Cinquecento e del primo Seicento
Tra Cinquecento e Seicento Boccaccio venne considerato da molti autori di trattati sull'amore un'importante fonte per il recupero di spunti e idee, soprattutto partendo dal "Decameron". Il primo tema preso in esame è quello dell'innamoramento per fama cioè quello che avviene solo per mezzo dell'udito, ascoltando la descrizione fatta della donna da parte di terzi. In realtà dall'analisi fatta dai trattatisti risulta che l'immaginazione riesce a dare vita a una figura ideale basandosi su un'esprienza precedente e quindi, comunque, l'innamoramento prevede un'esperienza visiva. Altre importanti teorie sviscerate riguardano la possibilità di amare senza essere gelosi, i rischi insiti nell' 'amore volgare', la presenza del libero arbitrio, la possibilità di descrivere la donna amata, la superiorità della donna sull'uomo e, infine, anche gli aspetti più pratici del corteggiamento.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 9-29

IDA CAMPEGGIANI, Sulle tecniche del dialogo narrativo nel "Cortegiano"
Considerato che la diegesi de "Il Cortigiano" è piuttosto ambigua è necessario, per comprendere i contenuti relativi alla conversazione, analizzare preliminarmente le modalità narrative utilizzate dall'autore. In alcuni punti ben precisi la cornice si rivela addirittura inedita poiché estranea al genere del dialogo diegetico. Tale teoria è dimostrata, per esempio, dalla prevalenza del gerundio rispetto al 'verbum dicendi' o dalla tecnica stessa utilizzata dall'autore per la composizione, dato che era infatti solito prima creare una sorta di schema dei temi da affrontare per poi procedere con la stesura del testo. Frequente è il ripetersi di forme come 'rispose', 'imporre il silenzio', 'interrompere', strumenti che consentirono all'autore di esprimere il proprio punto di vista in maniera sempre discreta.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 31-47

GIANNI VILLANI, Processi di composizione e 'decomposizione' nell'"Arcadia" di Sannazaro
Nel momento in cui Sannazaro decise di cimentarsi con il genere bucolico dovette inevitabilmente confrontarsi sia con una forma considerata all'epoca sperimentale, ma anche con la tradizione che aveva offerto degli esempi imprescindibili. Per questo motivo è possibile riscontrare delle disuguaglianze tra versi più liricizzanti e parti in una prosa matura o una 'decomposizione' di forme tradizionali. Necessario in questo senso è lo studio attento di alcune figure utilizzate in maniera diversa dall'autore in diversi punti del componimento, come i riferimenti alle fonti, alle fontane o ai fiumi, agli abissi e alla terra, agli aberi e alle piante.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 49-77

GIAN PAOLO RENELLO, Inversioni eroiche ne "L'elisir d'amore"
"L'elisir d'amore" è un melodramma giocoso scritto da Gaetano Donizetti e completato dal librettista Felice Romani che prese spunto da un libretto pubblicato un anno prima da Eugène Scribe e intitolato "Le philtre". In realtà, ripercorrendo a ritroso la storia degli spunti che avrebbero potuto condurre gli autori alla creazione di tale testo, risulta che fu forse Stendhal per primo nel 1830 a pubblicare una novella che recava lo stesso identico titolo del libretto di Scribe. In particolare, la similitudine tra questa versione e quella italiana non si basa tanto sulla presenza del mito tristaniano, ma soprattutto sulla figura del ciarlatano (Fontanarose in francese e Dulcamara in italiano), già presente in tutta Europa e più volte in ambito musicale.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 79-103

FRANCESCA NASSI, "I Primi Poemetti" di Giovanni Pascoli nell'elaborazione autografa
Giovanni Pascoli arrivò all'elaborazione de "I Primi Poemetti" attraverso un lavoro lento e graduale durato all'incirca venti anni, dal 1897 al 1907, creando così una sorta di stratificazione che ebbe come conseguenza più evidente una sempre diversa scelta dei testi da inserire nella raccolta. Attraverso lo studio degli autografi conservati presso l'archivio di Castelvecchio è stato possibile ricostruire il percorso creativo della silloge nel corso degli anni, la trasformazione sostanziale di alcuni componimenti dalla fase giovanile a quella più matura e, infine, la presenza di piccoli spunti appuntati dall'autore prima come semplici idee e successivamente sviluppati all'interno di opere complete. Punto di partenza fu sin dal principio quello di porre al centro della raccolta la figura di Reginella, volendo imprimere così già una ben precisa forma narrativo-discorsiva.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 105-151

SERGIO BOZZOLA, Perimetrazione del futurismo govoniano
L'intervento ha come obiettivo il dimostrare che anche la poesia più propriamente futurista di Corrado Govoni può essere considerata, in realtà, vicina per alcuni aspetti a quella relativa alla fase precedente e come sia possibile, attraverso l'analisi di tutta la sua produzione, individuare dei tratti stilistici costanti. Il punto di partenza è il confronto tra il futurista "Rarefazioni" e "L'inaugurazione della primavera" simili per la presenza della tecnica della metafora architettonica, cioè basata sulla presenza di una metafora che funge da chiave di volta e di altre secondarie. Aggettivazione, paragoni e temi che ritornano con valenze lievemnete differenti permettono di individuare un filo conduttore che accomuna l'intera produzione govoniana e che aiuta nell'analisi di tematiche apparentemente distanti.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 153-176

GIOVANNI PALMIERI, Le determinazioni materiali dell'esistenza nella "Coscienza di Zeno"
All'interno de "La Coscienza di Zeno" una componente non trascurabile è quella economica poiché sin dal principio nella storia di Ettore Schmitz è possibile individuare una formazione di tipo economico-commerciale che segnerà profondamente la sua esistenza. Zeno può essere quindi definito 'homo oeconomicus' e all'interno del romanzo sono rintracciabili determinazioni materiali sulla presenza di questa componente, partendo dalla considerazione che Zeno è un inetto e che riesce a raggiungere il successo spesso più per fortuna che grazie a un impegno consapevole. La sua vita appare così imprigionata all'interno di uno schema che condiziona la condotta umana e che lo condurrà al successo spinto da una sete per la conquista del denaro e dei beni che è inappagabile.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 177-188

CAMILLA CAPORICCI, "Theodora a bordo". Su una poesia non scritta di Montale
Nel 1933, in una lettera a Irma Brandeis, Eugenio Montale espresse la volontà di scrivere una lirica intitolata "Theodora a bordo", ma il progetto non venne portato a termine e in nessun componimento vi sono riferimenti a questo titolo. A cosa si riferisce questo titolo e chi è Theodora? L'autore dell'intervento formula due ipotesi con le relative dimostrazioni: potrebbe trattarsi o della stessa Irma Brandeis, che Montale vide partire per gli Stati Uniti su un transatlantico, volendo così ricostruire la vita della donna a bordo per mantenerne viva la memoria, o Giovanna Calastri Lawford, la più cara amica di Irma, che l'accompagnò nel viaggio, considerata una donna di grande fascino e archetipo della 'proto-donna'. Montale era solito divolgersi alle sue muse utilizzando degli pseudonimi e in questo caso probabilmente il riferimento era l'imperatrice Theodora, moglie di Giustiniano.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 189-225

SIMONE TICCIATI, I marmi della metastoria. Presenza di Carducci in Pasolini
Attraverso uno studio accurato degli indici dell'opera omnia oggi è possibile effettuare un'analisi della ricorrenza di Giosuè Carducci nella produzione di Pier Paolo Pasolini rintracciando così degli importanti riferimenti testuali. Il punto di partenza non può che essere la presenza del Carducci nella formazione giovanile dell'autore che condurrà all'esistenza di punti di contatto come il rilievo dato ai nomi e l'importanza della poesia sepolcrale. Non trascurabile è anche lo sguardo carducciano sul paesaggio che influenzò le larghe sequenze descrittive dei poemetti pasoliniani.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 227-243

ANNALISA ANDREONI, Tre anonime lezioni petrarchesche all'Accademia Fiorentina
Presso l'Archivio di Stato di Firenze sono conservate tre lezioni, tra le carte autografe di Benedetto Varchi, che hanno come soggetto alcune opere di Francesco Petrarca. La prima ha come oggetto il madrigale "Non al suo amante più Diana piacque", la seconda il sonetto "I dì miei più leggier' che nessun cervo" e la terza è su un sonetto indeterminato, ma non è completa visto che comprende solo il proemio. L'autore fu probabilmente una persona vicina al Varchi, forse un suo allievo, poiché lo stile richiama, per tipologia e contenuto, quello varchiano. I tre scritti sono riprodotti per intero alla fine dell'intervento.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 245-262

ALESSANDRO MARTINENGO, Alessandro Manzoni ispanista? Un'ipotesi
Alessandro Martinengo attraverso l'analisi di alcuni termini, già studiati anche da Giuseppe Borri, vuole dimostrare l'esistenza di un legame tra l'opera manzoniana e il "Don Quijote". Si tratta di dieci lessemi utilizzati sia nel "Fermo e Lucia" che nei "Promessi Sposi" che vennero studiati dal Manzoni per dimostrare la presenza di un linguaggio derivato dalla burocrazia, durante il dominio spagnolo, e di possibili affinità tra lo spagnolo e il dialetto milanese. Manzoni consultò il "Quijote" intorno ai primi anni Quaranta, ma sicuramente per redigere il suo elenco utilizzò anche altri lessici, muovendosi con esperienza tra varie fonti.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 263-268

CLAUDIO GIUNTA, Perché cotinuiamo a leggere la "Commedia"?
L'intervento vuole dimostrare quanto la "Divina Commedia" possa essere considerata ancora un'opera rivoluzionaria e moderna e cosa può spingere oggi alla lettura di un grande classico. L'analisi inizia partendo da quelle che potrebbero essere le motivazioni che spingerebbero ad un allontanamento dall'opera, cioé il fatto di essere in versi e non in prosa, la lontananza temporale tra il mondo di Dante e quello contemporaneo, la complessità delle tematiche affrontate. In realtà, vale la pena di procedere con la lettura e l'analisi della "Commedia" perché proprio i versi hanno la capacità di stimolare l'immaginazione, la lontananza può essere messa da parte per lasciare spazio alle similitudini, senza dimenticare la possibilità di apprendere, pensando alla "Commedia" come una grande 'enciclopedia' del sapere.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 269-281

MARIA CRISTINA CABANI, Riflessioni su alcuni studi barocchi fra Italia e Spagna
All'interno del libro "Gli occhi del pavone" viene analizzata nella sua totalità la poesia di Luis de Góngora e, in particolare, Maria Cristina Cabani, partendo da questo testo, si sofferma ad analizzare i legami esistenti tra l'autore spagnolo e la letteratura italiana, ad esempio con Petrarca, Tasso, Tassoni, Marino. L'intertestualità appare così indispensabile per comprendere i punti di riferimenti dello scrittore e notare quanto fosse ispirato da autori 'minori' che gli assicuravano maggiore libertà e minore antagonismo.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 283-288

VINICIO PACCA, Rassegna bibliografica montaliana (2005-2010)
La bibliografia montaliana, soprattutto a partire dal 1996, ha subito un forte incremento, ma proprio il grande numero di testi pubblicati rischia di creare una confusione difficile da gestire. Vinicio Pacca, nel suo intervento, punta proprio ad una riorganizzazione dei testi di recente pubblicazione creando delle sezioni specifiche relative all'epistolario, alla figura di Irma Brandeis, alle monografie complessive, alle raccolte in volumi unici di saggi e ai contributi su riviste o in volumi collettivi.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2009 - N1-2 - Pag. 289-299

ANDREA RONDINI, Emilio Salgari nell'epoca dell'ultimo testimone
Andrea Rondini presenta l’ultimo interessante numero monografico della rivista da lui curato, dedicato questa volta a Emilio Salgari in occasione del centenario della morte. Il contenuto dei molteplici interventi è sintetizzato in un breve 'abstract' che li precede nella pubblicazione in volume e che nello spoglio effettuato si riporta fedelmente.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 9-14

FELICE POZZO, Mompracem, l'isola maschio nel mondo dei giganti
L’isola di Mompracem costituisce un luogo della fantasia tra i più significativi del mondo letterario creato da Emilio Salgari. L’officina del romanziere ha sempre funzionato, peraltro, in bilico tra realtà e immaginazione: e così anche Mompracem vanta qualche credibilità geografica, se non altro perché il suo nome compare in antiche carte nautiche, esattamente nella zona in cui la colloca Salgari. La circostanza ha indotto alcuni lettori e studiosi a compiere ricerche in merito, con esiti non sempre convincenti e talvolta con attenzione particolare ad esigenze turistiche. Con questo saggio s’intende ricostruire la cronistoria della ricerca più nota e pubblicizzata: quella condotta dal giornalista Giulio Raiola, che ritenne di individuare l’isola di Sandokan a Keraman.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 15-26

GIAN PAOLO MARCHI, Il Borneo salgariano tra James Brooke e James Lacaita
Il saggio analizza il rapporto tra la scrittura salgariana e i codici della letteratura di viaggio che hanno condotto S. a cercare talvolta, in opere secondarie, di autenticare i fatti narrati esibendone una propria esperienza diretta. Il discorso sul reperimento delle fonti dello scrittore, tra cui, fondamentale per le avventure nel Borneo, il resoconto del viaggio e del soggiorno asiatico di Odoardo Beccari, si intreccia alla ricostruzione del contesto della politica estera e coloniale italiana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 27-34

MARCELLO VERDENELLI, Circumnavigazione critica dell'isola Salgari
Nonostante siano trascorsi cento anni dalla scomparsa di S., il mondo della critica è ancora diviso su posizioni che ne sviluppano l’iniziale isolamento dovuto sia alle sue appropriate caratteristiche narrative, sia alla separazione stessa di una disciplina, quella critica appunto, che nei primi decenni del XX sec. non ha saputo indirizzarsi ai romanzi di un autore richiestissimo dal pubblico ma ancora troppo popolare per essere annoverato tra i grandi narratori coevi. La sua fortuna critica è però stata alimentata nel tempo fino a quando scrittori ed intellettuali del calibro di Carlo Bo, Giovanni Arpino e, più recentemente Claudio Magris, sono riusciti ad oggettivare secondo criteri moderni la narrativa salgariana, filtrandola dai pregiudizi estetici e colti che inizialmente non sembravano appartenerle. L’articolo, pur riconoscendo che la figura di S. e i suoi romanzi sono appropriatamente ed originalmente isolati rispetto alla critica, ne tenta una circumnavigazione storica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 35-48

GIORGIO CAVALLINI, Noterelle salgariane
L’A., dopo aver rievocato il ‘fervente salgariano’ che egli è stato fin da ragazzo grazie alla continua avventura che connota i romanzi dello scrittore, si sofferma su alcuni dei loro aspetti stilistici con esempi tratti dalle “Tigri di Mompracem” e dal “Corsaro nero”. Nonostante l’uso di un linguaggio spesso enfatico e ripetitivo, S. si è fatto leggere con piacere e sincera adesione dai ragazzi di una volta in virtù della sua ricca vena fantastica e del suo, come è stato definito, ‘piccolo grande stile’, preparandoli così ad ulteriori letture più formative.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 49-60

GIAMPAOLO VINCENZI , Altri tropici: il romanzo storico invisible
Grazie alla rinascita del dibattito sul romanzo storico nell’età contemporanea, si possono riconoscere all’interno delle forme narrative alcuni moduli che richiamano essenzialmente i criteri del romanzo storico italiano e tradizionale, quale quello espresso dalla teoria manzoniana, insieme alla rielaborazione che ne fecero Maria Bellonci e Anna Banti. Gran parte della critica contemporanea riconosce a S. una certa conoscenza delle vicende storico-politiche tradotte da una eclettica documentazione e da altri romanzi, spesso francesi o inglesi, che costituiscono il pre-testo di quelli che hanno come oggetto i tropici asiatici e sudamericani in cui si muovono gli eroi salgariani. In quest’articolo l’A. chiarisce il metodo utilizzato, cercando di individuare quali siano stati i percorsi di lettura che hanno reso invisibili quei moduli di narrativa storica, e poi considera alcuni modelli, documentali e fittivi, che hanno caratterizzano alcuni romanzi e racconti salgariani di ambientazione storica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 61-70

GIOVANNA ROMANELLI, "I Robinson italiani": l'esotico e l'altrove
Questo romanzo del 1896, pur esplicitando nel titolo stesso il modello di riferimento, cioè Robinson Crusoe, l’ ‘homo faber’ che plasma se stesso nella quotidiana lotta ingaggiata con la natura, e il legame con il romanzo d’avventura, sviluppa in realtà una propria autonomia e originalità valorizzate dal taglio veloce e dalla misura realistica della narrazione.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 71-80

ELENA FRONTALONI, "Le meraviglie del Duemila", una lettura
Il saggio analizza il romanzo salgariano dal punto di vista della sindrome malinconica, mostrando il nesso tra disposizione saturnina ed avventura ma anche il rimpianto finale per la malinconia. Attorno ad essa sembrano ruotare gli altri motivi del testo, a partire dalla diffidenza verso il prossimo, segno, però, di un pessimismo più radicale sull’umanità stessa.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 81-90

MICHELA MANCINI, Visioni e inquietudini del futuro nelle "Meraviglie del Duemila" di Emilio Salgari
Il saggio analizza “Le meraviglie del Duemila” con particolare attenzione al motivo dell’elettricità e all’immaginario ad essa legato nell’Italia di primo Novecento. Inoltre viene sottolineata la funzione che nel romanzo salgariano rivestono le illustrazioni, tendenti a mitigare e quasi a cancellare con tavole improntate al meraviglioso le inquietudini solevate dal testo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 91-102

CLAUDIA SANTONI, Lineamenti di modernità nelle figure femminili di Emilio Salgari
Il saggio approccia sociologicamente l’opera di Emilio Salgari con specifica attenzione alla rappresentazione delle figure femminili.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 103-116

CRISTIANO PAOLINI, Salgari e la distopia
L’articolo cercherà di sottolineare gli elementi di modernità presenti ne “Le meraviglie del Duemila”, testo ascrivibile al genere della distopia letteraria, tramite il confronto con opere di M. Crichton, J. Ballard e M. Houellebecq. In particolare vengono presi in considerazione temi quali la clonazione, la critica alla tecnologia, l’avvento del turismo, le psicopatologie del quotidiano, la catastrofe e la minaccia terroristica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 117-128

FRANCESCA STRAZZI, Un atlante a portata di libro: avventure in pallone con Emilio Salgari
In questa sede viene presentato il ciclo salgariano dell’aria, ovvero i lavori che lo scrittore scaligero ha dedicato alle trasvolate oceaniche. La perfetta analogia tra mare e cielo, lotte e solidarietà fraterne si uniscono alla magia di ascensioni su vascelli volanti i quali non sono solo frutto della fantasia dell’autore, ma proiezione reale della moderna ansia di librarsi nell’infinito.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 129-140

DONATO BEVILACQUA, Oltre la frontiera: il West di Emilio Salgari e i suoi eroi
La forza inventiva di e. S. e il suo vigore narrativo fanno rivivere il mito del West e della frontiera americana, proscenio che fa da sfondo ai personaggi del suo filone avventuroso. L’universo western salgariano è popolato di figure eroiche che incarnano i giusti principi contro le ingiustizie del mondo, di strutture mitiche che rispecchiano i luoghi comuni capaci di catturare il grande pubblico. In un intreccio di storia e letteratura, che pone la scrittura di S. ai confini del giornalismo, sono contenuti i classici motivi narrativi del west: dalla vendetta all’indipendenza, dalla commistione razziale al coraggio, dalla violenza all’eroismo. Il West, i personaggi che lo popolano con le loro leggende e le loro avventure, e le strutture narrative che lo compongono, ne fanno, da sempre, un prezioso punto di riferimento per valutare l’incontro tra mito, storia e realtà.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 141-160

MONICA MANZONI, Nel cielo, nello spazio, nel tempo: l'avventura fantascientifica di Emilio Salgari
Tra le svariate anime narrative di E. S. quella fantascientifica, benché ancora poco nota, è tutt’altro che trascurabile, non solo per il carattere pioneristico, nel quadro della letteratura italiana di fine Ottocento e primo Novecento, delle opere dell’autore veronese in tale ambito, ma anche per il valore culturale che nei suoi scritti fantascientifici la scienza letterariamente tradotta e trasfigurata acquista, anche in relazione alla sensibilità e all’ideologia salgariane. Tre titoli sono particolarmente significativi per tentare un’analisi di tale science fiction: i due racconti “Alla ricerca della luna” e “La stella filante” e, soprattutto, “Le meraviglie del Duemila”, romanzo avvenirista edito nel 1907. In essi tra emozionanti viaggi aerei, interstellari e addirittura attraverso i secoli, l’autore veronese si conferma scrittore eminentemente d’avventura, la scienza del quale, più che mai fantasiosa, può essere interpretata come la faccia attualizzata e à la page dello stupefacente esotico, già cifra caratteristica della sua narrativa.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 161-176

MARIA CRISTINA ALBONICO, La 'bohème italiana' di Emilio Salgari
Si propone una rilettura de “La bohème italiana”, romanzo parzialmente autobiografico in cui S. tratteggia le vicissitudini di alcuni artisti torinesi nel periodo della Scapigliatura.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 177-186

ANTON GIULIO MANCINO, Salgari nel cinema italiano. Il 'caso' Gallone
Il contributo traccia le coordinate culturali e storiche della ricezione cinematografica di S., soffermandosi in modo particolare sul film “Cartagine in fiamme” (1959) di Carmine Gallone, tratto dall’omonimo romanzo salgariano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 187-202

FRANCO FORCHETTI , L'ipertrofia dei mondi reali e il piacere dei mondi possibili
L’articolo prende in considerazione la narrativa salgariana come intreccio di archetipi, considerati nella loro valenza testuale, ma anche in relazione alle dinamiche dell’industria culturale e della costruzione di modelli di fruizione. Il piacere del testo attivato dai romanzi è alla base della tenuta di S. anche nella cultura della globalizzazione e dell’intrattenimento, soprattutto quella legata al turismo e alla fruizione dell’altrove. La società attuale gode della possibilità di interazione continua ma virtuale con i diversi contesti geografici globali, ma sembra nello stesso tempo bisognosa di un’epica dell’avventura che non sia solo quella del consumo di immagini e programmi televisivi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 202-210

GAETANO OLIVA, Salgari critico teatrale
Le recensioni teatrali di E. S. rivelano una percezione attenta e acuta delle rappresentazioni sceniche. Infatti non solo lo scrittore riporta notazioni di costume ma entra nel merito di alcune questioni fondamentali del teatro del secondo Ottocento, come la rappresentazione verosimile e specifica delle passioni. Inoltre il teatro, soprattutto il melodramma ma anche il balletto, lascia importanti tracce nella stessa opera creativa salgariana come fonte e come forma espressiva.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 211-224

VICENTE GONZÁLEZ MARTÍN, Salgari e la Spagna: "El regreso de los tigres de Malaisia" di Paco Ignacio Taibo II
Il saggio delinea le tappe e le modalità della ricezione dell’opera di E. S. in Spagna. In particolare, viene analizzato un recente romanzo di Paco Ignazio Taibo II, “El regreso de los Tigres de Malaisia”, fortemente ispirato al ciclo malese e che tuttavia presenta non poche differenze rispetto al modello.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 225-240

MARIA GABRIELLA RICCOBONO, Lo spettacolo livido delle giornate di riposo. Una nota di Quasimodo su Emilio Salgari
Il saggio prende spunto da una articolo giornalistico di Salvatore Quasimodo dedicato a Salgari. Nel brano è possibile rinvenire una serie di termini che trovano riscontro nella poesia dell’autore siciliano, nel quale la memoria salgariana è comunque attivata da una precedente intertestualità biblico-dantesca. Ma l’articolo è anche la sede di una dialettica tra le metafore della poesia e la attualità della vita.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 241-248

ELISABETTA PICHETTI, Perché non possiamo non dirci salgariani. Emilio Salgari negli scrittori contemporanei
Il contributo prende in esame il volume “Mompracem!” in cui diciotto autori contemporanei rendono omaggio a Salgari. L’opera, oltre a rappresentare una dilettevole e stimolante lettura per tutti gli amanti dello scrittore veronese, è un prezioso strumento per individuare la rappresentazione della vita e della società da parte degli scrittori odierni. Le tematiche affrontate ruotano intorno a considerazioni sul mondo contemporaneo, declinate su vari aspetti, come il rapporto tra vero e falso, la lettura come anticamera della realtà, il divario tra reale e sogno, l’avventura e l’esistenza o meno dell’eroe oggi.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 249-270

ANDREA RONDINI, Salgari nostro contemporaneo: Mari, Cacucci, Quilici, Wu Ming
Il saggio cerca di tracciare una doppia articolazione della ricezione salgariana contemporanea, che sembra nel medesimo tempo declinata sui toni della degustazione solipsistica e prettamente estetica e in quelli della denuncia di temi sociali (come quelli ambientali). Non è detto però che le due modalità di lettura della poetica di E. S. siano necessariamente in contrasto.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 271-282

ELEONORA ERCOLANI, Tracce dell'India salgariana nella letteratura italiana contemporanea
I suggestivi resoconti di viaggio di Alberto Moravia, Guido Gozzano, Giorgio Manganelli, Giancarlo De Cataldo costituiscono un’autentica miniera di luoghi salgariani, luoghi che contribuiscono a trasformare le loro relazioni dettagliate in avventura, a contaminare il piano scientifico e oggettivo della narrazione con quelli dell’emozione o dell’imprevisto. L’intento delle pagine qui riunite è quello di dimostrare come la piccola epopea salgariana abbia impresso i suoi segni indelebili sulle pagine della letteratura italiana del Novecento.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 283-290

ANNA BERTINI, Sulle tracce del capitano: la ricezione di Salgari nel giornalismo contemporaneo
Un tentativo di ricostruzione della ricezione contemporanea di S. che si focalizza sul periodo che va dai primissimi anni Novanta fino ad oggi: quale immagine dell’autore viene oggi restituita ai lettori dei quotidiani? Quali aspetti dell’opera tornano ad essere oggetto di analisi? Dagli articoli che presentano i numerosi volumi critici e biografici, ai pezzi che recensiscono le nuove edizioni dei romanzi, passando per vere e proprie rivalutazioni dei ‘topoi’ dell’intera produzione letteraria, emerge un profondo interesse speculativo verso lo scrittore veronese, confermando come la sua opera sia decisiva per a cultura letteraria contemporanea.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N2-3 - Pag. 291-308

FRANCESCO LUCIOLI, Amore alla forca. Una giostra nell' "Innamoramento di Ruggeretto" di Panfilo de' Renaldini
L’ “Innamoramento di Ruggeretto” figliuolo di Ruggero”, continuazione dell’ “Orlando furioso” (1554), è un poema cavalleresco in ottava rima dell’anconetano Panfilo de’Renaldini, letterato su cui si posseggono scarne notizie biografiche. Nell’opera, segnatamente ai cap. XVI-XVIII, è presente un’interessante digressione intorno al ‘topos’ ludico di Amore alla gogna: la trasposizione letteraria di una delle tante giostre cavalleresche che si disputavano tra il XV e il XVI secolo nelle corti italiane, con finalità ludiche o encomiastiche. Secondo l’A. del saggio l’episodio del torneo, in cui sei cavalieri, che parteggiano per il figlio di Venere, sfidano sei Amazzoni, che vogliono invece condannarlo alla forca, verrebbe reinterpretato dal Renaldini in chiave allegorico-morale e attraverso il filtro dei modelli classici e umanistici.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1 - Pag. 9-28

SERGE STOLF, 'Traduzioni' e rifacimenti francesi dell'"Historia de duobus amantibus" nel Quattrocento e nel Cinquecento
L’A. si occupa della fortuna avuta dall’ “Historia de duobus amantibus” di Enea Silvio Piccolomini nel periodo rinascimentale in Francia, analizzando i mutamenti subiti dall’opera in tre versioni francesi edite tra la fine del Quattrocento e il tardo Cinquecento (traduzione in ottave di Octovien de Saint-Gelais; traduzione in prosimetro di Maestro Antithus; rifacimento di François de Belleforest).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1 - Pag. 29-52

VINCENZO PLACELLA, 'Un vero personaggio nella posterità'. Le "Commedie" e l'ultimo Alfieri
Il saggio è incentrato sull’esame dell’ultima produzione drammaturgica alfieriana, segnatamente sulla stesura delle sue commedie. Placella, già autore di studi sull’Alfieri comico, ridimensiona il diffuso giudizio negativo sulle commedie dell’Astigiano, fornendo validi elementi per una più serena ed equilibrata valutazione critica delle stesse.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1 - Pag. 53-70

SERGIO PORTELLI, Riscrittura di un tradimento: il "Marino Faliero" di Lord Byron nel "Faliero" di Tommaso Zauli Sajani
Tommaso Zauli Sajani (1802-1872), letterato forlivese dall’ingegno multiforme, dette alle stampe nel 1802 la tragedia storica “Faliero”, peculiare riscrittura dell’omonimo testo drammaturgico byroniano. Nel contributo si analizzano i rapporti tra il testo di partenza e la riscrittura del letterato italiano, che rivisitò in chiave politico-risorgimentale l’episodio storico alla base della tragedia, conferendogli un differente valore ideologico.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1 - Pag. 71-88

VALENTINA MARCHESI, Esordi di Montale critico. Intorno a "Stile e tradizione" (1924- 1925)
"Stile e tradizione": si intitola così il saggio edito il 15 gennaio 1925 da un appena trentenne Eugenio Montale sul quindicinale “Il Baretti” di Piero Gobetti. L’articolo è incentrato sullo studio delle interessanti dichiarazioni di poetica e di metodo critico contenute nello scritto, risalente agli anni della formazione del poeta ligure, con particolare riguardo all’orizzonte culturale in cui si inscrivevano le sue riflessioni.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1 - Pag. 89-108

MARTA BARBARO, La luna di Lucio Piccolo e i suoi funerali
È oggetto del contributo un testo stravagante di Lucio Piccolo dal titolo “Le esequie della luna”, edito sulla rivista pasoliniana “Nuovi argomenti” nel 1967 (numeri 6 e 7). Sorta di racconto fantastico ambientato in un Seicento surreale e grottesco, l’opera narra la miracolosa vicenda della deflagrazione della luna, della sua caduta e del suo successivo seppellimento sulla terra.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1 - Pag. 109-128

RICCARDO SCRIVANO, Serge Vanvolsem tra linguistica e critica letteraria
L’A. traccia un breve profilo critico di Serge Vanvolsem, professore di linguistica italiana presso l’Università Cattolica di Lovanio dal 1990, scomparso nel febbraio del 2011.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1 - Pag. 129-134

ASSUNTA CAMPS, La ricezione dell'avanguardia storica italiana in Spagna: Marinetti e il Futurismo
Contributo allo studio della ricezione del Futurismo e dell’opera di Marinetti in Spagna dal 1909 al 1920.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1 - Pag. 135-148

BRUNO PORCELLI, 'Biligorgne', 'tananai', 'rages' nelle "Ducento novelle" del Malespini
In questa breve nota la rilettura delle “Ducento novelle” di Celio Malespini consente all’A. di segnalare e chiarire il significato di alcuni termini che i dizionari della lingua italiana non rubricano affatto oppure che postdatano. Le espressioni in questione presenti nell’opera sono: ‘fare le biligorgne’, ‘tananai’ e ‘rages’.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1 - Pag. 149-152

RITA ZAMA, La polisemia dell'aggettivo 'immobile' nelle opere di Manzoni
L’A. si sofferma sulla semantica dell’aggettivo ‘immobile’ nelle opere manzoniane (anche nelle loro varianti genetiche), che slitterebbe da una semplice valenza antropologica di immobilità davanti agli eventi, ad una teologica di imperscrutabilità della volontà divina, ad una esistenziale, riguardante l’immobilità dell’uomo nei confronti del male e della sofferenza.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1 - Pag. 153-164

ROBERTO SALSANO, Michelstaedter e Pirandello tra vitalismo e criticismo
L’A. individua talune affinità di pensiero tra Michelstaedter e Pirandello, rilevabili ad esempio nel motivo vitalistico, legato in entrambi ad una “allignante criticità di analisi e contestazione dello ‘status quo’ sociale e culturale” (p. 166). Tali singolari convergenze teoretiche sarebbero altresì accompagnate nei due autori da una concomitante affinità nella concezione antiretorica del linguaggio e nello stile.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1 - Pag. 165-177

ALBERTO CASADEI, Incipit vita nova
Ancora oggi esistono dei dubbi sul significato dell’incipit del libello dantesco “Vita nova” poiché sembra non soddisfare il valore, più volte attribuito, di ‘adoloscenza-giovinezza’ o di ‘rinnovamento dell’amore’. Un’importanza notevole doveva avere il sintagma scelto dall’autore che probabilmente appariva ben noto al colto lettore medievale e aiutava a ricollegare la forma al contenuto del testo. Si tratta, in realtà, di un’unità sintattica usata anche da altri autori, specialmente cristiani, primo tra tutti Sant’Agostino, che utilizzavano il sintagma per indicare una vita trasformata dalla conversione, ma altresì la nuova vita donata da Cristo attraverso il battesimo. Dante voleva sin dalle prime battute rendere noto il significato religioso del suo innamoramento visto che attraverso l’elogio di Beatrice, donna-miracolo, è Cristo stesso ad essere lodato.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 11-18

CLAUDIO GIUNTA, Su Dante lirico
Durante il periodo preromantico era consuetudine che un autore si ispirasse a opere scritte da altri, a volte anche in maniera quasi pedestre, andando così a costituire un vero e proprio codice letterario. Dante, quindi, non esula da questo discorso, ma allo stesso tempo dimostrò più volte come frequente fosse l’abitudine di citare finanche se stessi all’interno di diversi componimenti. Se si prende in considerazione, in particolare, l’attività del Dante lirico non si può fare a meno di confrontarlo con la tradizione da cui prese inevitabilmente spunto, senza per questo trascurare la componente personale. Con uno sguardo rivolto alla tradizione decise di inserire all’interno di una struttura convenzionale degli elementi biografici che risultarono essere assolutamente innovativi per l’epoca, rendendolo diverso da tutti i lirici precedenti.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 19-31

ANGELO EUGENIO MECCA, La tradizione a stampa della “Commedia”: gli incunaboli
Le prime edizioni a stampa della “Commedia” furono tre e comparirono quasi contemporaneamente nel 1472 a Foligno, Venezia/Jesi e Mantova, seguite poi da quelle di Napoli e Firenze. Successivamente la produzione si spostò dall’Italia centro-meridionale a quella settentrionale, con le stampe di Milano e Venezia. L’intervento offre un confronto su questi incunaboli prendendo in esame gli errori separativi e congiuntivi presenti, le correzioni, le divergenze e le lezioni. Ne risulta, nel Quattrocento, una grande varietà di forme e l’assenza di un centro e di un modello uniformemente utilizzato come fonte, ma nonostante ciò è possibile individuare due sottofamiglie della tradizione toscana e un’edizione, quella del Landino, che per un ventennio costituì un modello testuale autorevole.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 33-77

PIETRO G. BELTRAMI, Incertezze di metrica dantesca
Pietro G. Beltrami, partendo da due spogli esaustivi degli schemi accentuativi degli endecasillabi presenti nella “Commedia”, individua all’interno dell’opera dantesca la presenza di un numero limitato di versi non canonici. Le analisi prese in considerazioni dall’autore dell’articolo sono quella di Enrico Fenzi e di Edoardo Sanguineti, in contrasto su alcuni punti analizzati che vengono qui sviscerati attraverso lo studio metrico del testo e il confronto con la tradizione letteraria.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 79-94

UMBERTO CARPI, Un “Inferno” guelfo
Mentre Dante scriveva l’”Inferno” era ben consapevole della situazione politica che lo circondava e risale proprio a quegli anni il suo passaggio dalla fazione dei guelfi bianchi, alleatisi con il partito ghibellino, a quella dei guelfi neri. Questi complessi rapporti politici influenzarono inevitabilmente la rete degli incontri nell’”Inferno” poiché non tutti i ‘neri’ divennero protettori di Dante e, col passare del tempo, fu lo stesso autore a sviluppare gradualmente le relazioni in base alla contestuale situazione politica. È possibile leggere tra le righe la rivendicazione di un uomo che si dichiara guelfo, ma che non può non tener conto della complessità esistenziale, culturale e ideologica della sua stessa vita. Per comprendere l’opera è necessario quindi analizzare le circostanze, gli ambienti, gli obiettivi politici e il loro evolversi che avvenivano contestualmente alla stesura.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 95-134

VALERIA BERTOLUCCI PIZZORUSSO, Strategie dantesche: Francesca e il “Roman de Lancelot”
Francesca era una contemporanea di Dante, ma nonostante ciò non è dato sapere se realmente era dedita alle letture che l’autore le attribuisce e se realmente queste abbiano influenzato la sua storia. Il fatto che sia il primo personaggio a prendere la parola e l’unica donna a parlare in tutto l’”Inferno” sta a indicare l’importanza rivestita dalla vicenda nella struttura dell’intera opera. Sicuramente, Dante aveva letto da poco il “Lancelot en prose” e utilizzò tutte le fonti e le allusioni a sua disposizione per dimostrare, ancora una volta, come la donna fosse l’unica con cui poter ragionar d’amore. Francesca è una peccatrice e allo stesso tempo un cuore gentile e a lei l’autore affida il compito di rivelare il suo passato e di dimostrare quanto sia un intellettuale al passo con i tempi.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 135-150

LUCIA BATTAGLIA RICCI, I ‘dubbiosi disiri’ di Francesca
L’unico commento esistente sulla definizione presente nel V canto dell’”Inferno” di ‘dubbiosi disiri’, riportata da Dante, è quella del Boccaccio e comunemente si ritiene che questa espressione faccia riferimento ai tormenti, tipici degli innamorati, che precedono la rivelazione di un amore segreto. In realtà, i desideri di Paolo e Francesca si possono considerare ‘dubbiosi’ perché i due amanti erano consapevoli di essere travolti da un amore impuro e perverso. L’episodio serve all’autore per riflettere su cosa sia e come nasca l’amore, frutto di una lotta interiore che può condurre a desideri paurosi e che, nonostante l’impeto iniziale, si è consapevoli possa provocare dei tragici effetti sul piano familiare e morale.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 151-164

MIRKO TAVONI, Guido da Montefeltro dal “Convivio” all’”Inferno”
Sia nel “Convivio” che nel canto XXVII dell’”Inferno” Dante dà un quadro della sua visione storico-politica esprimendo un giudizio sul più grande condottiero ghibellino, Guido da Montefeltro. Nella prima opera, però, il giudizio espresso dal poeta è assolutamente positivo poiché ne esalta apertamente il valore e l’importanza storica mentre, col passare degli anni, la sua opinione, espressa nell’”Inferno, cambia radicalmente. Forse, durante gli anni intercorsi tra la prima e la seconda opera, attraverso una fonte, identificabile con Riccobaldo da Ferrara, Dante venne a sapere del cosiddetto ‘consiglio fraudolento’ e questo evento modificò irrimediabilmente la sua valutazione su Guido. Da simbolo di nobiltà e coraggio per aver abbandonato la vita mondana a favore di una conversione religiosa, egli diviene un uomo sottomesso al potere papale incapace di sostenere la battaglia intrapresa.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 165-196

MARCO SANTAGATA, Geri del Bello, un’offesa vendicata
Nel XXIX canto dell’”Inferno, quasi al confine con la nona bolgia, Dante incontra tra i dannati il cugino di suo padre, Guido del Bello, morto assassinato intorno 1300. L’aspetto sottolineato dal poeta in questa circostanza, però, è che la famiglia allora non aveva ancora vendicato la tragica scomparsa come prevedeva l’usanza comune all’epoca. Attraverso lo studio di alcune fonti è stato possibile stabilire che ad uccidere Geri, a Firenze nel 1287, fu Brodario Sacchetti e che la sua morte venne vendicata dai nipoti che uccisero un membro non identificato di casa Sacchetti, fomentando una faida che si protrasse per diversi anni. Sulle motivazioni, invece, esistono ancora delle incertezze, ma il fatto che Dante collochi il congiunto tra i fomentatori di discordie deve avere qualche nesso con la storia e motivare la sua morte violenta.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 197-207

LUCA D’ONGHIA, Francesco, madonna Povertà e ‘la porta del piacer’: nota per “Paradiso XI” 58-60
Nell’XI canto dell’”Inferno”, ai versi 58-60, Dante, parlando di Francesco d’Assisi, fa riferimento alla ‘porta del piacere’ nel definire il rapporto che il Santo creò con madonna Povertà e spesso queste parole sono state interpretate in maniera ambigua. Tre sono sostanzialmente le ipotesi che possono condurre ad una corretta interpretazione: o Francesco schiude la porta al piacere spirituale, o Povertà raggiunge il piacere attraverso la porta schiusa da Francesco, o Povertà è posseduta carnalmente da Francesco che ne schiude la porta del piacere sessuale. Se considerati come veri e propri amanti, il senso del verso acquista, quindi, un significato amoroso, ma una corretta lettura porterebbe a credere che vi sia una fusione tra le due valutazioni per giungere a un’interpretazione mistica che condurrà Francesco all’esperienza che lo unirà a Dio, come nuovo Cristo.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 209-230

VINICIO PACCA, ‘L’Agnel di Dio che le peccata tolle’ (“Paradiso XVII” 33)
Nella perifrasi al verso 33 del XVII canto del ”Paradiso”, Dante definisce Dio come ‘L’Agnel di Dio che le peccata tolle’, ma per comprenderne a pieno il significato profondo è necessario analizzare con maggiore attenzione il senso linguistico del verbo ‘tolle’. Secondo il Pacca, infatti, tale verbo non va inteso con l’accezione di ‘togliere via’ bensì, derivando dal latino ‘tollere’, deve essere interpretato come ‘prendere’. Questa spiegazione trova corrispondenza in una profonda verità teologica secondo la quale Cristo non elimina il peccato dal mondo, ma lo trasferisce su se stesso liberando così l’umanità dall’oppressione. Questo era, tra l’altro, anche il concetto condiviso da San Girolamo che trova conferma nel Vangelo di Matteo e nella “Patrologia Latina”.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 231-235

GABRIELLA ALBANESE, Tradizione e ricezione del Dante bucolico nell’Umanesimo: nuove acquisizioni sui manoscritti della Corrispondenza poetica con Giovanni del Virgilio
La Corrispondenza poetica con Giovanni del Virgilio è l’ultima opera scritta da Dante e quella maggiormente trascurata poiché, ancora oggi, non ne esiste uno studio storico-filologico. L’intervento proposto, quindi, ha l’obiettivo di ricostruire la storia dell’’editio princeps’ prendendo in considerazione gli inediti manoscritti umanistici, solo recentemente scoperti. La prima edizione completa, infatti, venne pubblicata alla fine del XVIII secolo, a cura di Giovan Jacopo Dionisi, visto che in precedenza, per volontà dello stesso Giovanni Boccaccio, più volte le egloghe erano state smembrate e analizzate separatamente. Lo studio confronta la tradizione manoscritta della Corrispondenza con l’ausilio di tavole allegate relative ai testimoni più rilevanti, tra i quali spicca quello ritrovato nella Biblioteca Capitolare di Verona e risalente al Settecento.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 237-326

PIERO FLORIANI, Ercole Bentivoglio e la lingua toscana (per un breve spoglio cinquecentesco della lingua di Dante)
Ettore Bentivoglio, scrittore colto ed elegante, è l’autore della lettera “A la Signora Agnola della lingua tosca”, una riflessione sulle diverse scelte linguistiche cinquecentesche e un panorama generale sui quelle formulate nei decenni precedenti. Tale studio venne, in realtà, approntato dal Bentivoglio per giungere a una personale ipotesi, cioè l’adozione della lingua veneziana come riferimento assoluto nella letteratura contemporanea, considerata superiore a quella toscana. In questo discorso si inserisce anche un saggio su un campionario di parole dantesche, tratte dall’”Inferno”, che servono all’autore per dimostrare l’originalità linguistica di Dante, ma anche assoluta inadeguatezza di tale lingua in ambito letterario.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 327-341

PIER MATTIA TOMMASINO, Giovanni Battista Castrodardo bellunese dantista e divulgatore del Corano (1545-1547)
Giovanni Battista Castrodardo fu l’autore di un commento dantesco, scritto forse tra la fine del 1544 e gli inizi del 1547, oggi ancora disperso. Attraverso l’analisi di altre fonti e di varie opere dello stesso Castrodardo, come l’”Alcorano di Macometto” o la ‘cronicheta’ degli “Episcopali Bellunesi”, risulta comunque l’esistenza di un commento della “Commedia”, e proprio attraverso le altre opere è possibile chiarire quali erano le idee dell’autore espresse nel testo perduto. Dal canto di Paola e Francesca, ad esempio, prende una definizione dell’amore che rivolge alla storia di Melanippo e Cometo, o nell’”Alcorano di Macometto” vi sono chiari richiami al canto XXVIII dell’”Inferno”. Qui emergono riferimenti a diverse fonti anche in volgare e Dante viene utilizzato, dal punto di vista lessicale e stilistico, per ricostruire la storia del viaggio e dell’ascensione del Profeta.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 343-370

LUCA CURTI, Ritorno alle “Virgiliane”. Per la fortuna di Dante da Bettinelli a Foscolo
Nel corso del Settecento più volte l’opera di Dante era stata oggetto di valutazioni relative al canone letterario e, tra le varie riflessioni, grande rilievo ottennero le “Virgiliane”, lettere che si fingono scritte da Virgilio mentre fa delle considerazioni sulla letteratura italiana. Scritte dal gesuita Saverio Bettinelli, divennero il simbolo dell’anti-dantismo, ma in realtà facevano parte di un più ampio e astuto piano editoriale. Le lettere non erano, infatti, nate come un progetto autonomo bensì dovevano essere la premessa-introduzione di una raccolta di endecasillabi sciolti di tre autori rappresentativi del tempo: Carlo Innocenzo Frugoni, Francesco Algarotti e lo stesso Bettinelli. Il testo introduttivo doveva stimolare il lettore ad accettare la nuova proposta letteraria che limitava al poema dantesco la funzione di guida assoluta, offrendo come alternativa una nuova visione.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 371-385

ANDREA BOCCHI, L’amor patrio di Dante tra Mazzini e Tommaseo
L’articolo “Dell’amor patrio di Dante” può essere considerato uno dei manifesti del dantismo ottocentesco e venne scritto da Giuseppe Mazzini come frutto di alcune riflessioni giovanili. Ad insaputa dello stesso autore, il testo venne pubblicato sulla rivista torinese “Il Subalpino”, per volontà di Niccolò Tommaseo, grande appassionato del poeta e amico di Mazzini, che approfittò dello scritto per testimoniare il precoce culto di Dante. Sicuramente il Mazzini da subito rivendicò l’attribuzione dell’articolo che presentava un titolo diverso, forse scelto dallo stesso Tommaseo, e delle piccole variazioni, apportate in redazione durante la revisione. Indubbiamente qualcosa di quello scritto colpì il Tommaseo che lo utilizzò per aprire una breve parentesi su una polemica ormai sopita e che trovò concorde il Mazzini, il quale senza impegno vide sottolineato il suo precoce interessa per Dante.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2010 - N1-2 - Pag. 387-400

PAOLA PONTI , Introduzione
Paola Ponti presenta l'ultimo numero monografico della rivista da lei curato, omaggio dedicato a Giovanni Pascoli in occasione del centenario della morte. Il volume raccoglie ben ventisette saggi dedicati al poeta romagnolo distinti nelle seguenti cinque sezioni: interpretazioni critiche, questioni pascoliane, letture testuali, inediti e rari, fortuna e ricezione. Il contenuto degli interventi è sintetizzato in un breve 'abstract' che li precede nella pubblicazione in volume e che nello spoglio effettuato si riporta fedelmente.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 9-10

RICCARDO SCRIVANO, Unità e molteplicità della poesia pascoliana
La chiave unitaria di lettura e interpretazione della poesia pascoliana (e di gran parte della prosa di ogni genere) è fin troppo noto che fu fornita dal poeta stesso con la formula del 'fanciullino'. Ma la realizzazione di questo principio di poetica s'è nella storia pascoliana venuta manifestando nelle più diverse forme, non solo, bensì anche nelle più varie prospettive, di estetica, di psicologia, di antropologia, di visione del mondo e del cosmo, della condizione umana, e quindi della storia, della lingua, delle lingue, delle parole anzi. Nell'enorme articolarsi della critica su Pascoli, cercare i fattori che consentano una visione unitaria e molteplice della poesia e della personalità è l'obiettivo dell'intervento.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 13-20

GIORGIO BÀRBERI SQUAROTTI, Pascoli: la voce, le voci
La 'voce' è un elemento fondamentale nella tradizione letteraria come variazione e sviluppo di parole risalenti al mondo ebraico-cristiano e pagano, con la conseguenza di miti e racconti che ne derivano. Ricche di valenze sono le voci evocate da Pascoli in numerosi suoi testi poetici. Può trattarsi di eco, esortazione, comando ("La voce") o di grido-singhiozzo e lamento ("Il giorno dei morti"). In "Sera festiva", "La mia sera" e "L'ora di Barga" sono suoni di campane che si traducono in spiegazioni del significato della vita e della morte, in ammonimento e convincimento divino. Altre campane rintoccano come espressione desolata e dolorosa per la morte in esilio di un giovane garfagnino. Ulteriori esempi sono offerti dal campanellino de "La bicicletta" e dal battere di nocche ignote alla porta della cella di "Suor Virginia".
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 21-31

FRANCO MUSARRA, Il fascino del suono in Giovanni Pascoli
Convinto della necessità di effettuare delle analisi dettagliate delle strutture ritmiche dei testi poetici per cogliere le interferenze tra le unità semantiche, metriche e foniche, ho esaminato la poesia di Giovanni Pascoli “La voce” mostrandone l’intreccio tra modalità imposte dalla tradizione letteraria e modalità imposte dalla semanticità della catena discorsiva. La suddivisione in unità composte da tre strofe di novenari scandite dalla parola chiave “Zvanì”, che si ripetono sette volte, evidenziano il tono volutamente misterioso e religioso della lirica, in cui il poeta crea la possibilità di colloquiare con la madre defunta e superare così nei momenti tragici della sua esistenza la tentazione di porre fine alla propria vita.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 31-44

MAURIZIO FABBRI, Il fanciullino e l'abisso. Il dire poetico fra impegno etico ed autenticita esistenziale
Si propongono alcuni elementi di attualità della poetica pascoliana e l’inserirsi in essa a pieno titolo nella grande tradizione mitteleuropea. Attraverso il dialogo con autori di fine Ottocento e inizio Novecento, diviene possibile scomporre l’apparente semplicità del testo letterario pascoliano, esplicitandone le potenzialità interpretative e la ricaduta sui fondamenti etici di una teoria della conoscenza e della progettazione esistenziale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 45-54

DARIO TOMASELLO, 'La scorciatoia del rammarico'. Il doloroso esercizio del Pascoli antologista
Questo saggio esplora le modalità autocelebrative del Pascoli antologista. Riconoscere se stesso attraverso i propri modelli significa ancora una volta, per il poeta romagnolo, fare i conti con i fantasmi del proprio passato.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 55-64

DANIELA BARONCINI, Pascoli, Poe e l'oltre
Questo saggio propone un’indagine del rapporto tra Pascoli ed Edgar Allan Poe, con riferimento particolare ai temi dell’ignoto, del sogno e dell’ombra del vero. Si intende analizzare l’influsso esercitato da Poe attraverso le opere di poetica (“The poetic Principle” e “The Philosophy of Composition”), le poesie e soprattutto “Eureka”, fondamentale per una rilettura della poesia cosmica pascoliana. In questo orizzonte si sottolinea poi la mediazione dei poetici simbolisti francesi Baudelaire e Mallarmè, per cogliere nell’opera pascoliana analogie molteplici con Poe, del quale il poeta condivideva la sensibilità per l’occulto, il perturbante, il brivido del nulla in anticipo sull’inquietudine novecentesca.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 65-78

PAOLA PONTI, 'I garruli trastulli'. Aspetti del gioco nella poesia di Giovanni Pascoli
In alcuni passi della poesia di Pascoli si accenna al gioco infantile o si richiamano dinamiche ludiche. La tematica si presterebbe ad ampi approfondimenti, incluse le componenti relative ai giochi proibiti (quelli erotici, per esempio). Sulla scorta dei contributi teorici di Huizinga, Caillois, Fink e Benjamin, il saggio distingue alcune tipologie e modalità di gioco diverse – dal generico ‘ruzzare’, al gioco sadico, agonale, di ruolo - , rilevandone la costante tangenza con il tema della morte. L’evasione ludica, spesso sottolineata da una sonorità stridula e acuta, si accompagna variamente al pericolo di una minaccia, di un’interruzione violenta o semplicemente di una morte imminente, che può manifestarsi come un trauma esterno o come forza radicata nel gioco stesso. Il gioco pascoliano si caratterizza non tanto come dimensione ‘altra’ e separata dalla vita normale, ma come una zona privilegiata nella rievocazione del trauma.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 79-102

MARINA MARCOLINI, Dalla parte degli ultimi. La speranza cristiana in Pascoli
Il saggio attraversa l’opera pascoliana in versi e in prosa sulle tracce della speranza cristiana, intesa, da una parte, come speranza nel perfezionamento dell’uomo, fiducia nell’avvento di un mondo pacificato nelle coscienze degli individui e nei rapporti tra classi e popoli, dove si realizza il riscatto degli umili, il rovesciamento promesso da Cristo nelle beatitudini; dall’altra, come attesa escatologica, rivolta alla cancellazione del dolore e al superamento della morte, trasformata in passaggio verso la vita eterna entro l’orizzonte pasquale. Sono segnalati e indagati in modo puntuale e approfondito motivi biblici e danteschi, riprese dal linguaggio liturgico e riferimenti ad autori coevi presenti in testi pascoliani italiani e latini.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 103-118

MARIA BELPONER, L'ombra di "Lyra" nei "Poemi conviviali"
Il contributo muove dallo studio dell’antologia scolastica “Lyra”, ‘maggese’ poetica e terreno di studio nel quale nascono e si approfondiscono tematiche e modalità della creazione poetica di Giovanni Pascoli. Partendo dal concetto di ‘antico sempre nuovo’, l’articolo indaga alcune modalità dell’arte allusiva: i riferimenti scoperti a testi antichi individuabili e talvolta esplicitamente indicati dal poeta; allusioni di ‘secondo grado’ a modelli testuali o luoghi non evidenti, ma operanti come ipotesto, echi, cioè riferimenti legati al cum-sentire pascoliano. Nel saggio si prenderanno inoltre in considerazione la vivificazione dell’antico, attraverso la creazione di personaggi e la figura del poeta Pascoli grazie alla lettura dei testi di “Lyra” e dei “Conviviali”.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 119-134

LAURA VENTURINI, Il racconto del sogno nell'ermeneutica pascoliana
L’ermeneutica pascoliana si sofferma più volte, fra la fine dell’Ottocento e il 1910, su un particolare tipo di testo: quello del sogno raccontato in letteratura. Che cosa vuole mostrare Pascoli attraverso l’analisi dei racconti dei sogni danteschi, omerici, leopardiani o virgiliani? E perché si rivolge ad essi con strumenti tratti dalla psicologia, trascurando l’aspetto prettamente letterario del resoconto del sogno? L’articolo cerca di rispondere a queste domande, tenendo presente che tale aspetto dell’ermeneutica pascoliana si carica di un valore e di un senso particolari se si considera il fatto che negli stessi anni (nel 1906) Freud prende in esame i sogni presenti nella novella “Gradiva” di Jensen, dando così vita al primo esempio di critica psicoanalitica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 135-152

ELENA RAMPAZZO, Vivificatore del mondo antico o suonatore di trombette per epopee arrugginite? Giovanni Pascoli tra "Poesia" e il primo Futurismo
I rapporti di Pascoli con la rivista “Poesia” attraverso le sue collaborazioni e le recensioni delle sue opere dal 1905 al 1909; la sua figura al vaglio dell’avanguardia e sulla ribalta europea attraverso la dimenticata collaborazione di Paolo Buzzi con “Le Thyrse”.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 153-168

FRANCESCA STRAZZI, Giovanni Pascoli: la figura dell'eroe tra antico e moderno
La poesia pascoliana è caratterizzata da forme, stilemi e contenuti ripresi dal mondo classico e impiegati per descrivere alcuni aspetti della realtà moderna (“La via ferrata”). Ad esempio la figura dell’eroe greco, analizzata mediante la sensibilità novecentesca di Pascoli, diventa il modello civile, morale e culturale per presentare gli uomini che nel XX secolo, grazie al loro coraggio e all’ausilio della tecnica, sono entrati a far parte della leggenda.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 169-184

GAETANO OLIVA, Giovanni Pascoli tra poesia e teatro
La scrittura teatrale ebbe per Pascoli un’importanza non trascurabile. Egli orientò la propria indagine in modo che il pensiero poetico agisse sul teatro, al fine di farlo tendere alla poesia, auspicando così un ritorno alla poeticità del teatro shakespeariano. Essendo però limitata la sua confidenza con il palcoscenico, Pascoli si avvalse frequentemente di consigli e consulenze di personaggi importanti dell’arte drammatica, primi tra tutti l’attore ravennate Luigi Rasi e l’organista Marco Enrico Bossi. La sperimentazione drammatica pascoliana si concentrò, per la maggior parte, nella ricerca di un linguaggio drammatico che desse voce all’inconsistente ed all’astratto creando un clima onirico simile a quello della lirica; tale linguaggio era, a detta del poeta, rintracciabile nella scrittura di libretti musicati a volte da Pascoli stesso.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 185-204

GIORGIO CAVALLINI, Postilla sulla poesia pascoliana "Nebbia"
Il contributo, dopo aver accennato alle reminiscenze leopardiane nella poesia “Il passero solitario” di Pascoli, conduce una breve analisi di “Nebbia”, sottolineando in particolare lo scrupolo di precisione e l’esattezza nomenclatoria. Facendo riferimento alle letture critiche di Contini e Fubini, ci si sofferma sulla distanza tra la poetica dell’indeterminatezza di Leopardi e l’esigenza di esattezza pascoliana.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 205-208

FRANCESCA SUPPA, Il croco reciso. Nell'officina dei "Canti di Castelvecchio"
Analisi della genesi del canto pascoliano “Il Croco”, osservata attraverso le varie fasi elaborative documentate dall’edizione critica (Ebani 2001). L’ottica ‘dinamica’ offre un punto di vista privilegiato da cui osservare un interessante processo di occultamento dell’Io poetico, al quale si accompagna la soppressione di un’ipotetica fonte dantesca, costituita dall’episodio di Pier delle Vigne in “Inf.” XIII. Si descrive, inoltre, un distanziamento antifrastico rispetto al croco di Marino, desunto dalla “Sampogna” e dall’ “Adone”; al giardino mitologico di Marino Pascoli oppone il proprio giardino contadino, il cui emblema è la myricea rosa di macchia. I rimandi intertestuali a “Viole d’inverno” sollecitano una riflessione sul cangiante rapporto con Leopardi tra “Myricae” e i “Canti”; in questi ultimi si nota uno scarto rispetto alla pregressa concezione benevola della natura come ‘madre dolcissima’.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 209-228

VALENTINA RUSSI, Il verso della memoria. Ipotesi di lettura de "Il lampo"
Attraverso un’analisi dettagliata de “Il lampo”, il contributo tenterà di illustrare i meccanismi che regolano la dimensione memoriale all’interno del testo poetico pascoliano. La base di tali meccanismi è costituita dalle opzioni linguistiche e ritmiche che delineano le immagini, in modo che esse risultino a un tempo estremamente nitide e sommamente complesse, nella loro ricchezza di valenze, corrispondenze, richiami. Raramente nella produzione pascoliana le forme memoriali si fermano al primo livello evocativo in quanto il ricordo, lungi dall’essere semplicemente un frammento isolato da una linea temporale, si configura invece come una condensazione di elementi talvolta molto eterogenei. Il testo prescelto consente di illustrare efficacemente la genesi, la struttura e il funzionamento di tale condensazione.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 229-240

MASSIMO CASTOLDI, 'Ne abbiamo stampato una ventina di copie'. Chiose bibliografiche a un recente profilo di Giovanni Pascoli
Col contributo di testimonianze disperse su periodici degli anni Trenta e Quaranta queste pagine fanno luce su alcuni momenti della biografia culturale del poeta. Tra gli altri si distinguono la ricostruzione dell’esperienza alla scuola degli Scolopi tra rigoroso classicismo, interessi scientifici e spiriti patriottici; la descrizione della parodia del maestro Carducci scherzosamente inscenata tra gli amici livornesi; l’identificazione di qualche lettura significativa come quella dei romanzi “L’Ave” di Adolfo Albertazzi e “La terre” di Emile Zola; nonché il racconto della vicenda editoriale sospesa della “Lettera a Giuseppe Chiarini”, che dà il titolo al saggio.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 241-250

ELISABETTA GRAZIOSI, Pascoli edito e ignoto: epigrafe per Antenore Scardavi
L’articolo dà notizia di un’epigrafe composta nel 1877 dal giovane Pascoli, studente universitario a Bologna, per un coetaneo di San Mauro appartenente a una famiglia vicina per parentela. Un testo il cui rilievo è dato non solo dalla sua precocità, ma anche dall’ambiguità religiosa della formula-azione.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 251-256

CARLA CHIUMMO, Tracce ficiniane e umanistiche nelle carte pascoliane
Partendo da un autografo conservato presso la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, si può almeno in parte ricostruire l’interesse di Pascoli per l’ambito della Firenze ficiniana. Centro di interesse si rivela la riflessone platonica e neoplatonica sull’immortalità dell’anima, ovvero un motivo variamente presente anche nella prosa e nella poesia del ‘laico’ e antifideistico Pascoli. Ma accanto a Ficino, Pascoli qui richiama la riflessione religiosa anche di altri protagonisti della Firenze umanistica, quali Firenzuola, Lorenzo de’Medici, Pulci, Nesi, senza dimenticare i prodromi di questo contesto umanistico in opere come il “Paradiso degli Alberti”. Non meno interessante è l’attenzione ai principali studiosi del Quattrocento fiorentino, ovvero il Burchkardt, il Rossi e il Gaspary puntualmente annotati da Pascoli.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 257-271

FRANCESCA FLORIMBII, Giovanni Pascoli professore a Bologna: prime ricognizioni
Il contributo segue le varie fasi di lavoro del professore-poeta, rivolgendo particolare attenzione all’analisi delle lezioni di letteratura italiana, tenute sia per il corso ufficiale sia per quello dei maestri, così da comprendere i criteri pedagogici, le metodologie didattiche e, laddove possibile, coglierne le differenze. Sebbene vi sia carenza di fonti e documenti – quanto rimane conservato tra l’Archivio di Casa Pascoli a Castelvecchio e l’Archivio Storico dell’Università di Bologna è in prevalenza relativo alle lezioni pascoliane per il Corso pedagogico – si è cercato di fornire una completa documentazione utile a far luce su punti ancora poco frequentati dell’universo pascoliano e, per quanto possibile, di ampliare gli studi già consolidati sull’argomento (a partire dalla nota edizione critica dei saggi e delle lezioni leopardiane a cura di Massimo Castoldi e dalle preziose analisi di Giuseppe Nava.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 273-289

GIORGIO BARONI, Centenario di un omaggio: Biagio Marin piange "Zuanì"
Giusto cent’anni fa Biagio Marin pubblicava il suo primo libro di versi. Il titolo “Fiuri de tapo”, riprende il concetto pascoliano e virgiliano delle umili “Myricae”; inoltre l’ultima lirica della raccolta, “In simisterio de Barga!”, è un omaggio a Pascoli da poco scomparso. E non sono gli unici punti di contatto fra il giovane gradese e il grande poeta romagnolo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 293-296

ENRICO ELLI, La figura e l'opera di Pascoli negli studi di Giorgio Petrocchi
Esame degli studi critici di Giorgio Petrocchi sulla figura e l’opera di Pascoli.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 297-304

ŽELJKO DJURIC, Giovanni Pascoli: alcune presenze ed assenze nelle letterature serba e croata
Si offre una rapida rassegna in forma di ‘collage’ dei più importanti e significativi episodi della presenza di Giovanni Pascoli e della sua poesia nell’ambito delle letterature serba e croata. A differenza della ricezione di Carducci o di D’Annunzio, molto più ricca, più sostanziosa e più organica, a causa delle particolari circostanze storiche, culturali e letterarie, quella di G. P. mostra sicuramente maggiore discontinuità e minore organicità, spessore e diversità. Accumulando, comunque, gli episodi più rilevanti si ottiene un quadro utile a illustrare una ricezione marginale ma non trascurabile del grande poeta italiano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 305-311

ASSUNTA CAMPS, (Auto)censura e altre vicende nell' 'azzardosa' ricezione di Giovanni Pascoli in terre iberiche
In occasione del centenario della morte di Giovanni Pascoli, questo saggio riprende lo studio della ricezione – alquanto ‘azzardosa’ – della sua opera in terre iberiche, avvenuta sia in castigliano, sia in catalano. Analizzeremo l’interesse per la poesia di Pascoli e per alcuni dei suoi testi in prosa, come “Il fanciullino”, che presentano traduzioni nel nostro paese. In quest’occasione, focalizzeremo lo studio sulle vicissitudini della sua fortuna critica, e sull’immagine dello scrittore romagnolo che si manifesta nelle traduzioni realizzate, con particolare attenzione alla sua evoluzione lungo gli anni, dall’inizio del Novecento ai nostri giorni.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 311-324

DANIJELA MAKSIMOVIĆ JANJIĆ, Contemplazione della morte: dialogando con Pascoli
La “Contemplazione della morte” è una testimonianza preziosa, tutt’oggi in grado di offrirci nuovi spunti sulla figura di Giovanni Pascoli. Leggendo attentamente i ricordi e le impressioni di d’Annunzio si avverte innanzitutto una sorta di disagio che in lui e in Pascoli era provocato da un diverso modo di vivere. All’aspetto fisico di Pascoli viene dedicata attenzione in mancanza di un dialogo vero e proprio sullo stato di salute del poeta. L’altro momento importante rivela la storia di un album regalato a Pascoli. Nell’ultimo tappa della lettura della “Contemplazione” vediamo invece la definizione dannunziana del poeta Pascoli. Sono tre momenti che contribuiscono a focalizzare alcuni aspetti del rapporto letterario dei due poeti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 325-332

CRISTINA TAGLIAFERRI, Giovanni Pascoli visto dalla sorella Mariù (e revisionato da Marino Moretti)
“Lungo la vita di Giovanni Pascoli”, nota biografia scritta dalla sorella del poeta, Maria Pascoli, si configura in realtà come un libro anomalo, a motivo del protagonismo in essa assunto dalla stessa autrice. Il dichiarato ‘pregio della verità’ è inoltre minato alle fondamenta dallo scopo principale della sua scrittura, nell’intento, cioè, di difendere la memoria del compianto “Zvanì” dalle presunte accuse, leggende e oscurità sorte negli anni durante e dopo la vita di costui. A ciò si aggiunga la laboriosa gestazione attraverso cui si originarono queste memorie: dalla prima e ‘fresca’ stesura, distrutta dai bombardamenti nel 1942, alla faticosa ripresa e continuazione, fino alle integrazioni ed espunzioni di Augusto Vicinelli, che ne divenne il curatore. Fondamentale si rivela, a questo proposito, il primario intervento di Marino Moretti, la cui revisione permette di avanzare alcune considerazioni in merito alla sua ricezione dell’uomo e del poeta Giovanni Pascoli, divergente rispetto all’immagine divulgata da Mariù.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N2-3 - Pag. 333-348

ELENA LANDONI, "Purgatorio" XXXII, 103-160, profezia come arte
L’interpretazione di “Purg.” XXXII 103-106 fa leva sull’individuazione dei prelievi danteschi dall’ “Apocalisse”, utilizzati secondo le modalità di scrittura artistica indicate nella “Vita nova”.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 9-26

MARIA MASLANKA-SORO, Il tragico nella tragedia italiana del Cinquecento alla luce della tradizione classica
Analisi delle tragedie “Sofonisba” di Trissino e “Orbecche” di Giraldi Cinzio, che segnano una svolta nello sviluppo del genere tragico nel Cinquecento. La prima, che rientra nel modello delle tragedie regolari del Cinquecento, sia quanto alla poetica che alla struttura, si rifà al modello greco nonostante attinga ad una fonte storica; l’altra inizia invece il filone senecano e si configura come ‘irregolare’ per la scelta dell’inedito argomento novellistico su cui si fonda.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 27-46

MARIA CHIARA TARSI, Su alcune varianti delle rime di Michelangelo
L’analisi delle varianti delle “Rime” di Michelangelo, edite postume nel 1623, consente di rilevare come vi sia un progetto d’autore coeso e ben riconoscibile alla base del corpus delle ottantanove liriche che compongono la raccolta. L’entità e la qualità della strategia correttoria consentono di evidenziare l’atteggiamento dell’artista nei confronti della poesia e più precisamente dello strumento linguistico, definito dall’A. di tipo sperimentale per via del “tentativo di saggiare le molteplici possibilità semantiche della lingua, concentrandosi di preferenza su misure brevi” e piegando alle proprie esigenze espressive i frequenti richiami alla tradizione lirica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 47-66

ILARIA CROTTI, Il ritratto come autoritratto: d'Annunzio interprete di Luisa Baccara
L’A. si occupa del “Ritratto di Luisa Baccara”, omaggio di Gabriele D’Annunzio alla famosa pianista veneziana alla quale fu legato da una lunga e intensa relazione sentimentale e che visse con lui al Vittoriale dal 1920 al 1938. L’opera, edita per i tipi di la Fionda” nel 1920, è corredata dalle incisioni di Adolfo De Carolis.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 67-86

ANTONIO CARANNANTE, Storia di una parola: il 'galantuomo' attraverso il Novecento
L’A. traccia una storia della parola 'galantuomo' nella letteratura del Novecento, prima e dopo ‘Tangentopoli’, spaziando da Pirandello a D’Ancona, da Clarice Tartufari a Grazia Deledda, da Vincenzo Cardarelli a Croce, Giuliotti, Salvemini, Seminara, Alvaro e Sciascia fino ad arrivare a Giuseppe Bartolomei e Mario Gontier.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 87-106

WAFAA EL BEIH, Viaggio in un mondo di paura e di speranza in riferimento a "Il segreto di Barhume" e a "Il ritorno" di Mohamed Ghonim
I romanzi “Il Segreto di Barhume” e “Il Ritorno” dello scrittore di origine egiziana Mohamed Ghonim assumono una posizione molto significativa all’interno della letteratura di migrazione che nasce in Italia tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, fondata soprattutto sulla dialettica tra civiltà e sulla difficile costruzione dell’identità umana attraverso la diversità.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 107-120

ANNA BELLIO, Poesia e fede nella 'storia' di Pietro Zovatto
L’A. delinea un breve profilo bio-bibliografico del sacerdote e poeta veneto Pietro Zovatto (Motta di Livenza, 1936) e un’analisi della sua produzione poetica (temi, ascendenze letterarie, caratteristiche di lingua e stile), edita a partire dagli anni Novanta e alimentata da quella fede viva e profonda che lo avviò presto al sacerdozio e lo vede ancora oggi in cura d’anime presso la chiesa del Rosario, Cappella Civica della città di Trieste.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 121-134

LUISA SCOTTO D'ANIELLO , Pietro Aretino, 'De' principi il flagello' e Vittorio Alfieri
L’A. saggia i debiti, anche linguistici, contratti da Vittorio Alfieri con le opere di Pietro Aretino, segnatamente il “Ragionamento delle corti” e le “Commedie”, di cui l’Astigiano possedeva degli esemplari acquistati a Parigi rispettivamente nel 1784 e nel 1788. In appendice l’A. fornisce inoltre per la prima volta una trascrizione delle Glosse alfieriane ai testi suddetti, nei quali figurano ben dodici pagine di lunghi elenchi manoscritti di parole, una sorta di lessico aretiniano vergato verosimilmente in vista della scrittura delle sue “Commedie”.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 135-156

GIUSEPPE ALONZO, Appunti sul Bisaccioni 'portoghese'
La produzione novellistica e storiografica di Maiolino Bisaccioni viene esaminata alla luce della sua radicata ideologia anticastigliana, che emerge in particolar modo nel confronto con l’orientamento filo-portoghese che traspare in alcune sezioni della sua “Historia delle guerre civili” (1652), nelle “Descrizioni universali” e nelle sue novelle.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 157-170

RICCARDO SCRIVANO, Giovanni Verga dall'apprendistato all'invenzione
Viene delineata una breve storia della vocazione narrativa verghiana dagli esordi alla ‘conversione’ verista, vocazione giudicata dall’A. del saggio più intensa, immediata e robusta di qualsiasi altro scrittore italiano coevo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 171-176

ALBERTO BRAMBILLA, 'Ad oriente di Eden': sull''incipit' del "Mio carso"
Analisi del “Mio carso” (1912) di Scipio Slataper, definito “libro emporio”, “libro mosaico” per quel suo incasellare e riadattare lacerti di vari materiali tra cui tessere carducciane e dannunziane, ma allo stesso tempo fonte insospettabile di letterati di area giuliano-veneta e persino di Eugenio Montale.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 177-182

NATALIE DUPRÉ, Dal trauma all'umorismo pirandelliano: "L'esclusa" e "Suo marito"
L’A. rintraccia nella centralità delle passioni, e nella fattispecie nella nozione di trauma, intesa come paura della morte, la genesi umoristica dei primi romanzi pirandelliani “L’esclusa” e “Suo marito”.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 183-192

STEFANIA LUCAMANTE, Un difficile consenso: Roma al termine della notte?: alcune considerazioni sulla narrativa d'ambiente romano negli anni Zero
Un’incursione nella narrativa italiana contemporanea consente di verificare la trasformazione identitaria della città di Roma da megalopoli in globalopoli. In sette differenti generi di romanzi editi dal 2000 in poi da autori e autrici romani e non come Paolo Sorrentino, Giorgio Vasta, Lorenzo Pavolini, Sandro Veronesi, Melania Mazzucco, Simona Vinci ed Elena Stancanelli, come avverte l’A. del saggio, il ‘pensare’ la città eterna ha subito un forte mutamento, che rispecchia la trasformazione delle attuali coordinate socio-antropologiche del nostro paese.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1 - Pag. 193-210

PIER VINCENZO MENGALDO, Lettura del primo canto del “Furioso”
L’intervento offre al lettore un’analisi del primo canto dell’ ”Orlando Furioso” partendo dal proemio che presenta tutte le caratteristiche proprie della retorica tradizionale, comprendendo l’esposizione della materia, la dichiarazione della presenza di importanti novità, la dedica e la ‘captatio benevolentiae’. Caratteristica costante dell’intero canto è l’assenza di ottave sintatticamente continue e che si estendono a quelle successive, ma, essendo difficile riuscire a fare un’analisi completa del testo, altri elementi possono essere considerati ricorrenti. Innanzitutto, va sottolineata la presenza di parole chiave come ‘selva’, intesa non come luogo bensì come prefigurazione dell’’ingens sylva’, o il più volte ripreso dall’autore concetto del movimento, dell’andare e del venire o, più precisamente, della fuga. Altro aspetto rilevante è quello pertinente alla tecnica delle rime composte dall’Ariosto: notevole è il numero di quelle effettuali e quelle correnti sono spesso rese meno facili dall’inserzione di nomi propri alla fine del verso; molti, inoltre, sono i versi che cadono nel distico finale, le rime retoriche e quelle che si concludono con una dittologia.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1-2 - Pag. 9-24

VALENTINA PROSPERI, “Enrico o Bisanzio acquistato”: poesie di genere/poesia di gender
Lucrezia Marinella è stata una letterata e poetessa veneziana del Seicento nota per aver scritto, in risposta al trattatello “Dei donneschi difetti” di Giuseppe Passi, il trattato “Della nobiltà et eccellenza delle donne” in cui elenca i principali difetti maschili cercando di dimostrare la falsità delle teorie proposte dall’autore ravennate. In realtà, la fama di questa scrittrice è legata soprattutto alla composizione del poema “Enrico o Bisanzio acquistato” all’interno del quale emergono tre aspetti rilevanti che hanno negli anni attirato l’attenzione dei critici. Innanzitutto viene qui messa in evidenza la ‘convenzionalità’ dello stile rispetto al secolo in cui l’autrice visse che si avvicina al conservatorismo tassesco, pur inserendo innovazioni che l’avvicinano maggiormente alle caratteristiche dell’età precedente. Inoltre, emergono la ‘convenzionalità’ del genere epico, che il pubblico veneziano aveva dimostrato di non gradire particolarmente e, infine, il carattere ‘convenzionale’ dell’opera in riferimento al dibattito sulla condizione femminile, descrivendo la Serenissima come una donna forte e capace di imporre la propria supremazia sulle altre nazioni.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1-2 - Pag. 25-35

LAURA PAOLINO, Lorenzo Da Ponte editore di Giambattista Casti. Primi appunti sull’edizione londinese del 1803 de “Gli animali parlanti”
Nel 1803 Lorenzo Da Ponte fece stampare a Londra un’edizione del poema “Gli animali parlanti” di Giambattista Casti e grazie alle “Memorie” dell’editore e allo scambio di lettere intercorso tra i due è stato possibile ricostruire la storia di questa pubblicazione. I due letterati si conobbero quando, alla morte di Pietro Metastasio, entrambi aspirarono a succedergli nella carica di poeta cesareo a Vienna, ma, nonostante il rispetto reciproco, il Casti in una lettera manifestò le sue preoccupazioni sul lavoro di esegesi testuale e sulle possibili manipolazioni delle lezioni del suo poema apportate dal Da Ponte. Questi, in una seconda missiva, spiegò che l’intento del progetto editoriale era quello di creare un testo adatto per l’insegnamento dell’italiano ai giovani e alle damigelle inglesi. Attraverso uno studio della autobiografia dapontiana è però possibile supporre che la risposta dell’editore possa risalire a un periodo successivo alla morte del Casti e che, quindi, il Da Ponte cercò di giustificare le modifiche apportate al testo originale causate, probabilmente, più dall’imperizia dei suoi collaboratori che da una volontà ben precisa.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1-2 - Pag. 37-80

CAMILLA CAPORICCI, ‘Something rich and strange’. Filigrane shakespeariane nell’opera di Eugenio Montale
Eugenio Montale dimostrò un forte interessamento per l’inglese e, in particolare, per la poetica di William Shakespeare soprattutto grazie al suo incontro con Irma Brandeis, come è possibile evincere dalle lettere che i due si scrissero tra il 1933 e il 1939. Nel codice linguistico che Montale utilizzava trovarono spesso posto le parole shakespeariane che servivano per cercare di creare un legame profondo e una complicità, anche a livello culturale, con la donna amata. Attraverso piccole citazioni, Montale volle rendere il suo linguaggio più frizzante, ma successivamente i riferimenti comparvero anche all’interno dei suoi componimenti, soprattutto in “Occasioni” e “Bufera”. I versi della “Tempesta”, ad esempio, ritornano nella poesia “Il ramarro, se scocca” dove Montale inserisce una traduzione del verso ‘something rich and strange’, mentre negli anni successivi, soprattutto nei mottetti, i rimandi non sono così diretti e non prevedono l’identificazione del testo originale da parte del lettore, diventano il frutto della personale cultura del poeta e dimostrano l’affinità che l’italiano percepiva tra l’opera e l’esperienza biografica.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1-2 - Pag. 81-122

STEFANO PRANDI, Luciano Erba tra il magistero svizzero di Contini e la genesi di “Linea K (1951)”
Quando Luciano Erba, a causa dell’armistizio, espatriò in Svizzera ebbe la possibilità di seguire a Friburgo le lezioni di Gianfranco Contini, di sottoporre alla sua attenzione alcuni componimenti e di ascoltare i suoi consigli e incoraggiamenti. Tra i due, con il passare del tempo, si instaurò un vero e proprio rapporto di amicizia, confermato dall’esistenza di un ricco epistolario. Grazie all’appoggio e ai suggerimenti del Contini, Erba iniziò ad affinare il suo stile e a ottenere i primi riconoscimenti che porteranno alla progettazione della raccolta “Linea K”. Questa evoluzione portò l’autore ad apportare delle modifiche al suo stile e alle sue opere visto che è possibile notare una diminuzione dell’impiego degli effetti allitteranti, l’uso di un linguaggio netto e definito, la prevalenza della dimensione temporale presente, la rimozione delle anafore, la tendenza a frangere a livello metrico le cadenze troppo facili e la limitazione della voce dell’ 'io' dando maggiore spazio a una narrazione impersonale.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2011 - N1-2 - Pag. 123-132

MARCO GRIMALDI, Politica e storia nel canto XX del “Purgatorio”
Il XX canto del “Purgatorio” è sicuramente considerato quello con una maggiore valenza politica, ma allo stesso tempo con una componente storica visto che Dante si confronta con il passato e con gli eventi contemporanei. Dopo una breve sintesi del canto, l’autore dell’intervento evidenzia tre diverse modalità della visione storica dantesca ovvero politica, pseudo-oggettiva e narrativa. Uno degli aspetti più interessanti è il rapporto con le fonti antiche e moderne e come Dante riesca a utilizzare, riscrivere e interpretare le fonti nelle notizie fornite su Ugo Capeto, apparentemente errate. Tornando alle varie modalità interpretative, dal punto di vista politico Dante a volte tendeva a subordinare l’utile al vero e in questo caso utilizzò le informazioni raccolte sulle origini di Ugo per riflettere sull’avvento al trono dei Capetingi. Nella modalità pseudo-oggettiva emerge come il poeta si sia fatto portavoce dell’interpretazione degli eventi accettata dalla storiografia moderna, mentre in quella narrativa le idee di Dante trapelano attraverso le storie e le parole dei protagonisti, riuscendo a colpire grazie alla loro autorevolezza.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1-2 - Pag. 9-25

MARIA CLOTILDE CAMBONI, Una profezia del 1313 su Siena di fronte a Enrico VII e la questione della ‘frottola’
Nel manoscritto Laurenziano Conventi, codice miscellaneo di rime e prose, un copista del XV secolo trascrisse una profezia riguardante la città di Siena e, in particolare, le lotte tra l’imperatore Enrico VII e la lega guelfa, della quale il comune faceva parte. Attraverso l’analisi del testo appare chiaro il riferimento ai fatti che coinvolsero la città nel 1313 e l’attacco dell’autore all’imperatore e contro coloro che sostenevano la sua fazione. Il racconto degli eventi già accaduti si confonde con la profezia vera e propria secondo la quale Pisa sarebbe stata ben presto punita per le sue colpe. Il testo fu scritto in volgare e contiene al suo interno delle rime, ma solo attraverso lo studio del sistema di generi dell’epoca è possibile stabilire se inserirlo tra le opere in prosa o in versi. In particolare, il genere a cui l’opera può essere ricondotto è la frottola che poteva essere scritta, appunto, sia utilizzando la metrica in versi, sia una prosa rimata, dando però a quest’ultima ipotesi una credibilità maggiore.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1-2 - Pag. 27-56

ANGELO EUGENIO MECCA, L’ ’amico del Boccaccio’ e l’allestimento testuale dell’ ”Officina Vaticana”
Secondo il curatore Giorgio Petrocchi l’edizione della “Divina Commedia” di Giovanni Boccaccio derivava dall’analisi del manoscritto Vat. Lat. 3199 e costituiva un punto di svolta fondamentale nel confronto dei testi strutturati secondo l’‘antica vulgata’ e i manoscritti successivi. Nonostante ciò, attraverso l’analisi di nuove scoperte è possibile affermare che la versione del Boccaccio non deriva, appunto, dal Vat. Lat. 3199, ma da altri manoscritti dello stesso gruppo come Barb. 3644, Fior. Pal. 314, Laur. 40.13, Marc. Zan. 55 e Ricc. 1012, che il Petrocchi non ebbe la possibilità di conoscere e studiare. Proprio attraverso l’analisi di questi manoscritti è possibile notare come fossero notevolmente collegati tra loro e che quindi il ruolo svolto della versione boccaccesca possa essere considerato minore non costituendo, come riteneva il Petrocchi, un vero e proprio sbarramento letterario e stilistico. La versione elaborata dal Boccaccio va, quindi, considerata come un’edizione parziale di quella che era la tradizione manoscritta della prima metà del Trecento.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1-2 - Pag. 57-76

VERONICA COPELLO, L’elaborazione delle similitudini nell’ ”Orlando furioso”: i canti XXXVII e XLVI
Nell’ultima edizione dell’ ”Orlando furioso” Ludovico Ariosto inserì quattro nuovi episodi e in tre casi (Olimpia, Marganorre e Ruggiero e Leone) sono giunti fino a noi gli autografi dove nel canto XXXVII si possono contare diciotto similitudini, sette in stile formulare, quattro brevi e sette lunghe. Qualcosa di simile avvenne anche in riferimento al canto XLVI dove l’Ariosto attuò la stessa strategia che ritroviamo nelle ultime similitudini del poema. Gli autografi aiutano a capire come mai l’autore decise di introdurre così tante similitudini all’interno di poche ottave, utili per consentire di controllare il flusso della narrazione e ad espandere e contrarre il tempo all’interno del quale si svolgevano le vicende.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1-2 - Pag. 77-96

CHIARA TOGNARELLI, Le “Nuove poesie” di Carducci
Nel 1873 Giosuè Carducci diede alle stampe la sua quarta raccolta di rime, intitolata “Nuove poesie”, costituita da quarantaquattro testi scritti tra gli anni Settanta e il maggio del 1873. La raccolta include al suo interno epodi, liriche autobiografiche, poesie storiche e traduzioni di testi tedeschi moderni e dei primi anni del XIX secolo. L’intervento intende ricostruire la storia editoriale, attraverso il rapporto instaurato con il tipografo Paolo Galeati, e la formazione della collezione esaminando dettagliatamente alcuni materiali come autografi, stampe e bozze conservate presso l’archivio di Casa Carducci. L’opera così composta costituisce, pertanto, una fase fondamentale della poetica dell’autore utile a dimostrare il percorso compiuto negli anni dal Carducci stesso e una tappa di indiscutibile importanza nella storia della letteratura italiana, dato l’impatto che l’innovativa raccolta ebbe sull’Italia degli Sessanta dell’Ottocento.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1-2 - Pag. 97-134

UMBERTO CARPI, Gallian e le riviste romane d’avanguardia negli anni Venti
Tra il 1902 e il 1968 numerosi furono gli scritti di Marcello Gallian pubblicati in varie riviste di avanguardia romane come “Spirito Nuovo”, “I lupi”, “2000”, “Avanscoperta” e “L’interplanetario”. Il fascismo era ormai concepito non più come una rivoluzione, ma come un ordine in cui i giovani intellettuali cercavano di individuare un regime che riuscisse ad assicurare spazi, ruoli e identità. Gli articoli scritti dal Gallian dimostrarono quale fosse il suo ruolo durante il periodo del secondo futurismo e come il suo anarco-fascismo e la protesta radicale costituissero una voce originale, capace di denunciare i disagi sociali vissuti dalla sua generazione.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2012 - N1-2 - Pag. 135-149

ANGELO EUGENIO MECCA, La tradizione a stampa della “Commedia”: dall’Aldina del Bembo (1502) all’edizione della Crusca (1595)
Tra le varie edizione della “Commedia” di Dante Alighieri particolare rilievo rivestì quella pubblica da Aldo Manuzio nel 1502 a Venezia e che venne curata da Pietro Bembo. L’importanza di tale pubblicazione fu tale che su di essa vennero fondate tutte le successive, anche quella che venne stampata a Firenze sul finire del XVI secolo, nel 1595, a cura della Crusca. Le nuove edizioni, infatti, come la Giunta del 1506 o l’Aldina del 1515, si limitarono a correggere quella del Bembo senza avere l’intenzione di applicare alcun metodo critico. Tra le tante presenti alcune, però, ebbero il merito di distinguersi grazie all’utilizzo di fonti a stampa precedenti, come di quella del Landino che vide la luce nel 1481 a Firenze, o di fonti manoscritte, con particolare riferimento alle opere del Buti o del Boccaccio. In quest’ultimo caso è possibile citare l’edizione del Vellutello del 1544, stampa a Venezia, quella del Giolito che nel 1555 a Venezia fu il primo a introdurre l’aggettivo ‘Divina’, quella del Daniello del 1568 sempre a Venezia e, infine, l’edizione stampata a Firenze nel 1572 e curata dal Sermartelli.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1-2 - Pag. 9-59

ANDREA LAZZARINI, Il ‘potta di Modena’. Precisazioni storico-linguistiche attorno a un personaggio della “Secchia rapita” di Alessandro Tassoni
All’interno della “Secchia rapita” di Alessandro Tassoni è presente un modo di dire tipico dell’italiano quattro-seicentesco e che ancora oggi è presente in alcuni dialetti dell’Italia settentrionale, cioè ‘sembrare il/la potta di/da Modena’ che assume il significato di ‘darsi delle arie’. Il Tassoni inserisce nell’opera un personaggio, il ‘Potta’, che dovrebbe avere un’origine eufemistica poiché derivante da una bestemmia, e lo identifica con un personaggio reale: il podestà Lorenzo Scotti, figura piuttosto nota a Modena, morto nel 1613. La figura del Potta è, inoltre, citata nell’opera di Gabriele D’Annunzio “Compagno dagli occhi senza cigli”, scritta tra il 1912 e il 1913, ma pubblicata nel 1928. L’autore, in particolare, cita un’opera la “Vera istoria del pota da Modona” di Jacopino Lancillotti (proposta tra l’altro per intero in Appendice) che conobbe attraverso il riassunto presente all’interno della “Miscellanea” di Mario Martinozzi.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1-2 - Pag. 61-93

VINCENZO TALARICO, Considerazioni sulla lingua greca di Giovanni Pascoli
In questo intervento Vincenzo Talarico, in primo luogo, offre ai lettori un riepilogo e la traduzione di tutti i componimenti in lingua greca scritti da Giovanni Pascoli, soffermandosi ad analizzare alcune problematiche emerse sia nella traduzione stessa che nella datazione. Tale lavoro viene poi utilizzato dall’autore per studiare in maniera più approfondita la lingua greca di Pascoli, dal punto di vista morfologico, sintattico, stilistico e metrico. L’ultimo intento è, poi, quello di mettere a confronto la lingua greca utilizzata dal Pascoli con i componimenti in lingua latina per individuare possibili punti di contatto, come il frequente ricorso alle figure di suono.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1-2 - Pag. 95-108

ANTONIO ZOLLINO, D’Annunzio fra Nietzsche e Leopardi. Evocazioni testuali e pause del tempo in “Meriggio” e “L’infinito”
Gabriele D’Annunzio e Giacomo Leopardi sono due autori sostanzialmente diversi per animo e concezioni poetiche, ma nonostante ciò secondo l’autore dell’intervento è possibile individuare delle convergenze dal punto di vista stilistico e tematico. In tutta la produzione dannunziana emerge la memoria di versi leopardiani, ma in particolare tali affinità sono maggiormente visibili mettendo a confronto “L’infinito” e “Meriggio”, dove appare evidente l’incontro con l’infinito, la fusione con l’infinita varietà del tutto, che genera come nel Leopardi la sconfitta della ragione e della conoscenza. Errata è la convinzione che identifica nel “Meriggio” il manifesto della beatitudine panica dannunziana, poiché a prevalere è un’atmosfera funebre che trova le sue radici negli scritti di Nietzsche e Schopenhauer.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1-2 - Pag. 109-128

GIORGIO BARBERI SQUAROTTI, Dalla Versilia e Porto Venere: Il Tritone di D’Annunzio e Montale
Uno dei testi più enigmatici presenti in “Ossi di seppia” di Eugenio Montale è sicuramente “Portovenere” dove è possibile leggere il verso ‘Là fuoresce il Tritone’. La citazione di questo personaggio mitologico è di evidente richiamo dannunziano anche perché la Versilia di “Alcyone“ è vicina a Porto Venere. Sono presenti, inevitabilmente, sia riferimenti pagani che cristiani, partendo dalle “Metamorphoses” di Ovidio e passando attraverso “Ambra” di Lorenzo de’ Medici. Il Tritone di Montale emerge dallo stesso mare di “Alcyone” ed esprime perfettamente il viaggio di Montale a Porto Venere.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1-2 - Pag. 129-134

GIULIANA PETRUCCI, Il ‘romanzetto autobiografico’: sulla genesi dei “Mottetti”
La seconda edizione delle “Occasioni” di Eugenio Montale è costituita dai “Mottetti” che ebbero origine e organizzazione diversa. Attraverso la corrispondenza con Irma Brandeis, infatti, è stato possibile individuare delle condizioni emotive e ideative diverse tra i mottetti scritti nel 1937 e quelli datati 1938, in passato considerati con una genesi unica. In particolare, col passare del tempo, è la figura femminile a subire un’evoluzione che, dopo il ritorno di Irma, assume caratteristiche magico-numinose. L’intento dell’autore, però, è quello di disporre i mottetti costituendo un ‘romanzetto autobiografico’ che vuole proprio nascondere questa trasformazione, rispettando il progetto stabilito nel 1937 e caratterizzato dalla morte della donna amata. La strategia delineata dall’autore è maggiormente visibile analizzando le ultime grandi poesie per Clizia, presenti nella IV sezione del libro.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1-2 - Pag. 135-144

VINICIO PACCA, La morte di Palomar
L’autore dell’intervento analizza il capoverso conclusivo di quello che comunemente viene considerato come l’ultimo romanzo di Italo Calvino, ovvero “Palomar”. Il protagonista della storia muore proprio negli attimi finali, dopo aver deciso di descrivere ogni singolo istante della sua esistenza, perché descrivere il tempo vuol dire riuscire a dilatarlo senza porvi mai fine. La sua morte appare come una vera e propria punizione divina provocata dalla presunzione di poter essere artefici, in tutto e per tutto, della propria vita. In questa storia emerge una similitudine con le vicende narrate da Jorge Luis Borges, in “Funes el memorioso”, in cui il protagonista intende catalogare tutti i suoi ricordi, essendo dotato di una memoria straordinaria.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N1-2 - Pag. 145-154

ANTONIO SICHERA, C'è Petrarca in Pavese? Dalle note alle "Rime" al petrarchismo di "Verra la morte"
Il saggio si situa in un territorio poco indagato dalla critica: il petrarchismo di Cesare Pavese. A dispetto delle stesse esplicite dichiarazioni negative su Petrarca espresse dall’autore torinese, il riferimento al poeta del “Canzoniere”, pur tra rifiuto, adesione e identificazione negata, sembra infatti percorrere come un ‘leitmotiv’ l’intera sua esperienza artistica, come documenterebbero le annotazioni a una copia delle “Rime” da lui acquistata nei primi anni venti, l’edizione del “Secretum professionale”, il secondo “Lavorare stanca” e le liriche di “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N2 - Pag. 9-22

VALENTINA MARCHESI, Bembo e Castiglione (1507-1530): implicazioni urbinati tra latino e volgare
Le “Stanze” per Elisabetta Gonzaga, datate 1507, costituiscono il punto di partenza per un’analisi dell’ ‘officina urbinate’ di Pietro Bembo. È proprio a partire da queste liriche, infatti, che l’A. mira a riportare in piena luce due dati: la compenetrazione tra il canone dell’ imitazione latina e del classicismo volgare nell’attività di Bembo a Urbino tra il 1506 e il 1512, e la costruzione del mito della corte feltresca, in sintonia con l’analoga e coeva attività ivi svolta da Castiglione e documentata dal “Cortegiano”.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N2 - Pag. 45-66

GIUDITTA CIRNIGLIARO, Le "Favole" di Leonardo Da Vinci: struttura e temi
Si tratta di uno studio approfondito sulle “Favole” di Leonardo Da Vinci. Dall’intricata tradizione manoscritta alla genesi compositiva, dal confronto con le fonti alla struttura, dai soggetti e dai temi fino alle innovazioni rispetto alla favolistica a lui contemporanea, ogni aspetto dei brevi componimenti dello scienziato toscano è qui esaminato. Ne emerge il quadro di una produzione originale e interessante, da non considerarsi solo quale esercizio ricreativo destinato alla corte sforzesca ma con più probabilità complementare rispetto all’analisi scientifica.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N2 - Pag. 22-44

DUŠICA TODOROVIĆ, Probatio diabolica della "Prova" di Pirandello: una lettura
L’interpretazione dell’enigmatica novella pirandelliana “La prova” (1935) fa leva sulle peculiari strategie testuali adoperate in essa dall’autore e sull’individuazione al suo interno del principio organizzatore della ‘messa alla prova di un’idea’ e del suo portatore, procedimento da satira menippea bachtiniana rintracciabile anche in altre opere di Pirandello, che qui riguarderebbe persino il mondo delle fedi e delle conoscenze dello stesso lettore.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N2 - Pag. 67-86

GIULIA DELL'AQUILA, Letteratura e arte: Giorgio Bassani e Roberto Longhi
L’A. ricostruisce le tappe del rapporto umano oltre che artistico intercorso tra Giorgio Bassani e Roberto Longhi, a partire dagli anni delle lezioni universitarie di storia dell’arte frequentate dal primo presso l’ateneo di Bologna nel 1935 fino ad arrivare alla morte del Professore, avvenuta nel 1970.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N2 - Pag. 87-106

SARA BONFILI, Dal mondo liquido alla fortuna: influenze ariostesche in Ermanno Cavazzoni
L’A. saggia la ricezione del mondo cortese-cavalleresco, in particolare ariostesco, nell’opera letteraria di Ermanno Cavazzoni, segnatamente nel “Poema dei Lunatici” (1987).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N2 - Pag. 107-128

BARBARA STAGNITTI, Luce d'amicizia. Carteggio Ada Negri - Giovanni Papini (1921- 1942)
Il carteggio intercorso tra Ada Negri e Giovanni Papini in un periodo compreso il 1921 e il 1942, qui edito per la prima volta e costituito nel complesso da quaranta documenti, consente di ricostruire il peculiare sodalizio umano e artistico intercorso tra i due letterati. Nella trama epistolare rivivono riferimenti al vissuto quotidiano e alla sfera privata, giudizi sulle proprie e altrui opere e notizie riguardanti eventi o riconoscimenti ottenuti.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N2 - Pag. 129-156

GABRIELLA DI PAOLA DOLLORENZO, La presenza di Dante nel Fondo Chigi della Biblioteca Apostolica Vaticana
L’A. censisce i numerosi codici danteschi presenti nel Fondo Chigi della Biblioteca Apostolica Vaticana. La cospicua presenza di codici riferibili all’opera dell’Alighieri nel fondo in questione è legata all’opera solerte di raccolta degli stessi ad opera di Enea Silvio Piccolomini, poi divenuto papa con il nome di Pio II, e di Fabio Chigi, il futuro Alessandro VII.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N2 - Pag. 152-172

JOHN BUTCHER, La silloge bucolica come panegirico del principe: la celebrazione di Ercole d'Este nei "Pastoralia" di Matteo Maria Boiardo
La redazione dei “Pastoralia” di Boiardo, i cui riferimenti principali sarebbero da rintracciare nei classici, soprattutto Virgilio, ma anche nella contemporanea poesia bucolica encomiastica di Strozzi, Guarini e Tribraco, viene messa in relazione dall’A. del saggio a un preciso calcolo politico da parte del poeta di Scandiano, quello di guadagnare prestigio e potere presso Ercole d’Este. La raccolta celebrativa scritta da Boiardo a partire dal 1463 avrebbe avuto infatti il preciso scopo di ingraziarsi il principe estense, come dimostrano i numerosi riferimenti alle virtù degli antenati, alla qualità personali, alla bellezza fisica e a i suoi successi militari disseminati nelle ecloghe I, III, IX e X qui esaminate.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N2 - Pag. 173-184

MAIKO FAVARO, Gli occhi del cielo: sull'interpretazione di alcune "Rime" michelangiolesche
L’A. propone l’esegesi di alcune delle più complesse e controverse liriche michelangiolesche (i componimenti in questione, sulla base dell’edizione Girardi, sono i seguenti: nn. 103, 104, 112, 117, 129 e 298), presentando altresì nuovi elementi di riflessione per l’esame dello schema metrico del madrigale n. 112, quello di apertura della silloge del 1546.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N2 - Pag. 173-184

IVAN TORRE, Il ritmo narrativo ne "I colloqui" di Gozzano: ipotesi di lettura
“I Colloqui” (1911) di Gozzano sono qui esaminati soprattutto in relazione al gusto per la ‘variatio’ che li contraddistingue, che si esprimerebbe nella disposizione dei metri nella raccolta e nel rapporto tra temi e forme metriche.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N2 - Pag. 199-206

GIORGIO BARONI, Presentazione
Giorgio Baroni presenta il nuovo voluminoso fascicolo, interamente dedicato alla realizzazione, a cura di Paola Baioni, di un sommario generale della “Rivista della letteratura italiana” a partire dalla sua fondazione, avvenuta nel 1983. Nell’accuratissimo indice della rivista trovano spazio anche l’elenco dei principali collaboratori, dei partecipanti al comitato scientifico e di redazione nonché un utile regesto dei nomi e degli argomenti notevoli.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N3 - Pag. 9-10

PAOLA BAIONI, Storia della "Rivista di letteratura italiana". Indici 1983-2013
Paola Baioni, curatrice del volume, compila un elenco dei principali collaboratori, dei partecipanti al comitato scientifico e di redazione della rivista e degli editori; successivamente si sofferma sulle sue caratteristiche tecniche (caratteri tipografici, tipo di carta, edizione on line, sovraccoperte, ufficio redazionale) e sulla periodicità. In ultimo delinea un breve profilo dei direttori e dei membri del comitato scientifico e di redazione, seguito da un elenco dei numeri monografici della rivista e dei libri pubblicati nella Collana della Biblioteca della “Rivista di letteratura italiana” diretta da Giorgio Baroni.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N3 - Pag. 11-30

PAOLA BAIONI, Nota al testo
La curatrice del volume appronta una nota all’Indice del volume da lei stilato precisandone l’articolazione interna.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N3 - Pag. 31-33

PAOLA BAIONI, Sommari dei singoli volumi
La curatrice riporta l’elenco dei sommari dei singoli volumi, indicando con precisione e nell’ordine di lettura autore, titolo e pagine dei contributi di ciascun fascicolo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N3 - Pag. 35-65

PAOLA BAIONI, Autori e Saggi
La curatrice elenca in ordine alfabetico i nomi degli autori dei saggi contenuti nella rivista, precisando il titolo di questi ultimi (seguito del numero identificativo) e presentandone un breve abstract.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N3 - Pag. 67-255

PAOLA BAIONI, Scrittori e opere
Paola Baioni riporta in ordine alfabetico i nomi degli autori e delle opere oggetto principale dei saggi, seguiti dal numero identificativo.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N3 - Pag. 258-297

PAOLA BAIONI, Nomi e argomenti notevoli
In questa sezione del volume sono disposti in ordine alfabetico i nomi degli autori che nei saggi sono trattati come personaggi di carattere non puramente letterario e non come scrittori, nonché gli argomenti di notevole interesse letterario, le riviste, i manoscritti e le collezioni.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N3 - Pag. 299-313

PAOLA BAIONI, Elenco alfabetico dei numeri monografici della "Rivista di letteratura italiana"
Viene stilato un elenco alfabetico dei fascicoli monografici della rivista.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N3 - Pag. 315

PAOLA BAIONI, Biblioteca della "Rivista di letteratura italiana", collana diretta da Giorgio Baroni
Sono riportati in ordine cronologico i volumi pubblicati nella collana della “Biblioteca della rivista di letteratura italiana” diretta da Giorgio Baroni.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2013 - N3 - Pag. 317

ATTILIO CICCHELLA, "Volendo a pitizione e per devozione…". Gli "Atti degli Apostoli" volgarizzati da Domenico Cavalca: storia e stile
Sono esaminati gli aspetti stilistici principali del volgarizzamento degli “Actus Apostolorum” di Domenico Cavalca da Vicopisano (ca. 1270-1342), tràdito dal codice Capponi 109 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Da un confronto dell’opera con la fonte latina, il testo degli “Atti” edito in un’edizione della “Bibbia” di Nicolò Malermi (ristampata a Venezia nel 1490) e il testo dell’ottocentesca “Bibbia volgare” curata da Carlo Negroni, emerge altresì tutta l’originalità della prosa del frate domenicano.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 9-30

FRANCESCO SBERLATI, I servi e l' 'asina'. Figure del teatro ariostesco
Sono molte le peculiarità del teatro ariostesco passate in rassegna nel saggio: dalla novità della scena allo stretto legame fra teatro e città, che diviene protagonista con i suoi personaggi realistici e verosimili, 'le sue complicazioni quotidiane e le sue beghe, con la sua brulicante dimensione sociale' (p. 35). È in particolare sul piano del linguaggio, tuttavia, che le commedie di Ariosto segnano la distanza con il teatro moderno di Ruzante, Machiavelli, Bibbiena; ciò che le distingue è 'l’evoluzione del comportamento verbale dei protagonisti', in corrispondenza dei ruoli entro la comunità di appartenenza. La dialettica dei ruoli assunti dai personaggi, divenuti poi proverbiali della commedia dell’arte e del teatro comico fino a Goldoni e Molière, riassume inoltre le specifiche caratteristiche della società cortigiana del Cinquecento. La commedia ariostesca diviene così 'un efficace antidoto contro ogni invecchiato esperimento classicistico, contro ogni inutile tentativo di replicare pedissequamente i modelli di Plauto e Terenzio' (p. 39).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 31-53

PIER ANGELO PEROTTI, Alcuni alterati nei "Promessi sposi": studio lessicale statistico
Vocaboli alterati nei “Promessi sposi” come accrescitivi, diminutivi, ipocoristici, vezzeggiativi, peggiorativi o spregiativi, assumono particolare rilevanza in termini di significato. L’A. del saggio li censisce, dimostrando peraltro come nella prima edizione manoscritta del romanzo parecchi di essi siano assenti, e documentando pertanto come senza un lavoro di revisione relativo anche alla cura lessicale e alla preferenza accordata agli alterati, i “Promessi sposi” non sarebbero diventati il capolavoro che sono.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 55-70

ANTONIO DI SILVESTRO, Colera, rivoluzioni e conventi nel mondo verghiano: narrazioni epistolari e immagini letterarie
Un’incursione nel vasto deposito dei carteggi familiari inediti di Verga consente all’A. del saggio di verificare le interconnessioni tra biografia e produzione narrativa verghiana, soprattutto per quel che riguarda, nel caso specifico qui esaminato, la peculiarissima fenomenologia narrativa del colera. Difatti nelle sue opere lo scrittore siciliano fa riferimento a ben tre epidemie: quella del 1837, del 1854 e del 1866-’67. Anche altri archetipi tematici, tuttavia, sarebbero reperibili nelle ‘storie di casa Verga’, tra cui la malattia, i moti rivoluzionari, la storia preunitaria e la dimensione religiosa.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 71-83

ALBERTO COMPARINI, Oltre lo strutturalismo. Il personaggio interprete
Riflessione sullo statuto del personaggio, che travalica la visione dello strutturalismo - secondo cui essi sarebbero meri oggetti di carta, 'pseudo-oggetti' interamente costituiti da tratti di un discorso che tenta di definirli - per muoversi in direzione di una più pregnante sua ridefinizione in relazione alle teorie di Thomas Pavel e Michail Bacthin, recepite in Italia da Giovanni Bottiroli, Arrigo Stara ed Enrico Testa. Partendo dall’individuazione di una corrispondenza biunivoca tra mondi di invenzione e di realtà, tale orientamento interpretativo considera i personaggi come dotati di contorni ‘quasi umani’, sicché essi potrebbero evadere 'dalla dimensione segnica della forma testuale cui sono stati assegnati, recuperando quel ‘potere prefigurativo, di anticipazione rispetto a quanto si verifica nel nostro [mondo]’ che permette loro di svolgere una funzione cognitiva tout court nell’àmbito dell’interpretazione della storia dell’uomo' (p. 90). L’ontologizzazione del personaggio viene poi verificata nel saggio attraverso un’esemplificazione relativa ai pavesiani “Dialoghi con Leucò”.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 85-104

GIUSEPPE EMILIANO BONURA, I "Canzonieri" di Umberto Saba. Verso l'edizione critica delle poesie
In attesa della pubblicazione, per le sue cure, dell’edizione critica del “Canzoniere” di Umberto Saba, nel saggio l’A. ricostruisce le fasi compositive ed evolutive dell’opera, orientando il lettore nell’immensa mole di autografi riguardanti le poesie sabiane, edite peraltro in numerose ‘plaquette’, riviste e volumi tra il 1921 e il 1957. L’allestimento dell’edizione critica dell’opera non deve prescindere – avverte l’A. - dalla riscoperta di 'una prospettiva storica cruciale per la comprensione di un’epoca' e della stessa poesia di Saba, facendola emergere dal decennio di sedimentazioni testuali ed editoriali che l’hanno interessata. In Appendice l’A. dà le tabelle delle varianti di posizione dei Canzonieri complessivi manoscritti e delle edizioni originali (1945, 1948, 1951).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 107-145

FABIO DANELON, Abissi e orrori coniugali nella narrativa dannunziana: "Giovanni Episcopo" e "L'Innocente"
Il contributo è di taglio tematico; l’A. saggia la presenza di motivi morbosi e patologici relativi alla dimensione coniugale nei due romanzi dannunziani del biennio napoletano “Giovanni Episcopo” e “L’innocente”, tracciando altresì un quadro sinottico delle differenze nel modo di trattare la scena familiare con la coeva produzione romanzesca europea.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 149-161

VIRGINIA DI MARTINO, 'Davanti al panorama scheletrico del mondo'. Suggestioni cinematografiche nella "Notte" di Dino Campana
Il poema lirico “La Notte” di Dino Campana, posto in apertura dei “Canti Orfici”, presenta alcune sequenze di vero e proprio taglio cinematografico. È quanto sostiene l’A. del saggio rintracciandole all’interno dell’opera, dove 'fin dalle prime righe la scrittura di Campana sembra sganciarsi da una sintassi tradizionale e prendere lo stile ellittico di notazioni scenografiche, suggerendo l’ambientazione su cui si svolgerà un film di ricordi e desideri, passato e futuro, accostati con rapidi tagli e cambi di scena e di personaggi' (p. 164).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 163-174

BARTOLO CALDERONE, Parole di Quasimodo dalla pietra di Arquà
Il Petrarca di Quasimodo – come emerge dalle pagine che il poeta ragusano vi dedicò nel saggio “Petrarca e il sentimento della solitudine” - viene interpretato dall’A. in funzione della centralità che il tema della solitudine assume nella poesia dell’Aretino. 'Il "Canzoniere" – precisa l’A. - si offre così come un ulteriore ed efficace paradigma iconografico e descrittivo su cui Quasimodo può modellare trafile tematiche e lessicali e successivamente disporre i valori inestinguibili di colpa e sacrificio redentivo, di sacro e profano, per dare così nuove e determinanti prospettive di senso alla sua scrittura' (p. 180).
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 175-180

MARIANNA DEGANUTTI, Il romanzo 'auto-tradotto': "La miglior vita" di Fulvio Tomizza
L’A. verifica il funzionamento dei meccanismi di auto auto-traduzione nel romanzo “La miglior vita” di Fulvio Tomizza, uno degli esempi più significativi del fenomeno nell’ambito della letteratura mistilingue di frontiera. Fra tali espedienti figurano: la commutazione di codice, l’enunciazione mistilingue, l’ibridismo e l’interferenza.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 181-192

MARCO CORSI, Giuseppe Conte e l'orizzonte del Mitomodernismo
Viene chiarito il significato della conciliazione singolare delle due dimensioni ossimoriche del mito e della modernità, che costituiscono il paradigma del Mitomodernismo, nell’opera poetica e in prosa di Giuseppe Conte.
RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 193-199

MIRKO TAVONI, “Convivio” e “De vulgari eloquentia”: Dante esule, filosofo laico e teorico del volgare
Quando Dante scrisse il “Convivio” e il “De vulgari eloquentia” si trovava in una precisa fase della sua esistenza, testimoniata proprio da tali opere, cioè quella di filosofo laico e teorico del volgare. Due linee tematiche, quindi, accomunano i due trattati: la razionalità ricavata della filosofia aristotelica e la nobiltà che doveva ricostituire l’ordine sconvolto dai regimi comunali. Tali opere dovevano essere indirizzate a due tipologie ben definite di pubblico, nobili dei regimi feudali e signorili appenninici e padani nel caso del “Convivio” e filosofi universitari, poeti volgari e maestri dell’’ars dictandi’ nel caso del “De vulgari eloquentia”. Grazie a queste considerazioni è possibile ipotizzare che il “Convivio” venne concepito tra 1303-1304 a Verona e che forse a Bologna le due opere vennero scritte per la maggior parte, tra il 1304 e il 1306.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 11-54

GABRIELE BALDASSARI, Fiumi e torrenti della tradizione quattrocentesca. Sul capitolo di dubbia attribuzione “Or che la terra di bei fiori è piena”
Giuseppe Fatini, basandosi sul manoscritto Marciano It. XI 66 (6730) (V), ha inserito tra le rime di Ludovico Ariosto il capitolo ternario “Or che la terra di bei fiori è piena”. In realtà, secondo Paola Vecchi Galli, il componimento deve essere attribuito ad Antonio Tebaldeo, come emerge dal manoscritto Western 461 (WB) della Wellcome Library di Londra. Attraverso un’attenta analisi dell’opera sono riscontrabili dei rimandi a Petrarca, Saviozzo, Giusto de’ Conti, Boiardo che rendono “Or che la terra di bei fiori è piena” un tipico esempio di poesia cortigiana. L’intera opera del Tebaldeo si ispira agli stessi modelli, in particolar modo al Boiardo, e questo avvalora la tesi che sia proprio questi l’autore e non l’Ariosto.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 55-87

RAFFAELE RUGGIERO, Il “Principe” e la ‘lunga esperienza delle cose moderne’
Sin dalla dedica del “Principe”, Niccolò Machiavelli chiarisce che due sono le fonti per il suo pensiero storico-politico che lo aiutano a comprendere le azioni dei grandi uomini, cioè lo studio del passato attraverso la storia e la lunga esperienza delle cose moderne. L’intervento ripercorre le fasi salienti della seconda cancelleria fiorentina, i rapporti con la Francia di Luigi XII, la Spagna di Ferdinando II, la repubblica di Venezia e l’Impero asburgico, e come questi abbiano influenzato le sue riflessioni e la prassi scrittoria. Lo studio della storia recente permetteva di trarre insegnamenti validi per l’amministrazione dello stato sia per il principe, sia per la figura del segretario che, da quel momento in poi, grazie all'impegno del Machiavelli, divenne fondamentale in molti stati europei.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 89-105

ANDREA LAZZARINI, Poesia eroicomica e satira poetica: Tassoni, Bracciolini, Marino
Il saggio, prendendo spunto dalla teoria sostenuta da Marziano Guglielminetti, intende dimostrare l’esistenza di spunti satirici nella “Secchia rapita” di Alessandro Tassoni e lo “Scherno degli dèi” di Francesco Bracciolini, poemi eroicomici dove la satira è indirizzata nei confronti della poesia contemporanea. È, inoltre, presente una riflessione sulla problematica interazione con Giovan Battista Marino, per l’ ”Adone”, che giunge ad escludere l’idea di una sostanziale comunione di intenti tra il Tassoni e Marino stesso. Quando lo “Scherno” venne pubblicato era riscontrabile nell'opera una vena parodica nei confronti dell’”Adone” che deve aver reso il Marino diffidente nei confronti del nuovo genere letterario e che fa riflettere sulla decisione di affidare proprio al Marino la stampa parigina della “Secchia”.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 107-147

CAMILLA DA PRATO, Uno sguardo al Montale postumo: “La casa di Olgiate”
Nel 2006 è stata pubblicata una raccolta di inediti montaliani, a cura di Renzo Cremante e Gianfranca Lavezzi, al cui interno è presente anche la lirica “La casa di Olgiate”. Dopo aver individuato i principali nuclei tematici, cioè ‘specchio’, ‘tigre’, ‘cardellino’ e ‘giglio rosso’, l’autrice dell’intervento ha cercato di individuare l’evoluzione che questi hanno avuto nelle opere che Montale decise di far pubblicare nel corso degli anni. Le immagini hanno assunto col tempo significati diversi, ma lo studio ha permesso di conoscere dei nuovi dettagli della vita del poeta ligure, focalizzando l’attenzione sul tema della casa disabitata e dello specchio d’acqua, soggetto di ascendenza simbolista che svolge la funzione di medium per le apparizioni del passato.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 149-179

MARCO GRIMALDI, Sul “Bonagiunta” di Aldo Menichetti e sull’edizione dei testi volgari
Recentemente è stata pubblicata un’edizione scientificamente affidabile e ottimamente commentata delle “Rime” di Bonagiunta Orbicciani da Lucca, a cura di Aldo Menichetti, che colma una lacuna sullo studio degli autori italiani duecenteschi. Si tratta di un valido esempio di edizione critica ben strutturata e costituita da quattro aspetti che possono essere considerati come metodologie da rendere uniformi e condivise: l’introduzione deve contenere tutte le informazioni necessarie a giustificare la costituzione del testo critico; si dovrebbe tendere ad adottare un sistema di sigle uniforme per tutti gli autori del Duecento e Trecento; i filologi italiani dovrebbero utilizzare un sistema di catalogazione univoco degli autori e delle opere; l’apparato dovrebbe giustificare ogni operazione sostanziale, come gli interventi di restituzione finalizzati alla ricostruzione di un determinato contesto storico-geografico.
NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2014 - N1 - Pag. 183-195