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SINCRONIE
Rivista semestrale di Letterature, Teatro e Sistemi di pensiero

Anno 2008 - N. 24
luglio-dicembre
(a cura di Ubaldini Cristina)

CESARE ZAVATTINI: TESTI RARI A CURA DI MARIA LAURA GARGIULO

MARIA LAURA GARGIULO, Introduzione

La sezione è dedicata a Cesare Zavattini propone tre testi rari dello scrittore, giornalista e sceneggiatore e contributi critici dei maggiori studiosi della sua opera, dedicati agli aspetti meno frequentati della sua produzione, come ad esempio le trasmissioni radiofoniche, i raccontini pubblicati su riviste, le poesie in dialetto; chiude la sezione un’intervista a Carlo Lizzani.
Pag. 9-13
 


CESARE ZAVATTINI, Certi pensieri

Primo dei tre racconti, fra quelli pubblicati da Zavattini nella rubrica "I raccontini" sul settimanale "Tempo" dal marzo 1940 al luglio 1941, riproposti in questa sezione grazie alla cortese collaborazione di Arturo Zavattini
Pag. 15-16
 


CESARE ZAVATTINI, Solo

Secondo dei tre racconti, fra quelli pubblicati da Zavattini nella rubrica "I raccontini" sul settimanale "Tempo" dal marzo 1940 al luglio 1941, riproposti in questa sezione grazie alla cortese collaborazione di Arturo Zavattini.
Pag. 17
 


CESARE ZAVATTINI, Essere disonesti

Terzo dei tre racconti, fra quelli pubblicati da Zavattini nella rubrica "I raccontini" sul settimanale "Tempo" dal marzo 1940 al luglio 1941, riproposti in questa sezione grazie alla cortese collaborazione di Arturo Zavattini.
Pag. 18
 


GUALTIERO DE SANTI, La scrittura di Zavattini

L'intervento di Gualtiero De Santi mira a illuminare il carattere particolare della scrittura di Zavattini; una "scrittura che si traduce in evento, azione, in produzione di idee e comportamenti, che si forgia infine in quanto dinamica pura". L’analisi mette il linguaggio e lo stile di Za al fuoco del confronto con i contemporanei 'barzellettieri', con le avanguardie surrealiste e giunge all’estrema straniante conclusione di riconoscere alla sua "totalità linguistica" di andare ben oltre e di rimanere al di là della determinazione o gestione letteraria del’espressione.
Pag. 19-25
 


GUIDO CONTI, Cesare Zavattini e la sua collaborazione a "Piccola"

La collaborazione di Zavattini coi giornali risale agli anni Venti, ma dal 1934 dirige "Lei", "Novella", "Cinema illustrazione", "Il secolo illustrato" e "Piccola". Di quest’ultima rivista, la meno importante della flotta Rizzoli, lo scrittore è direttore responsabile dal 1934 al 1935 e ne parla in una celebre lettera a Valentino Bompiani del 1935, definendo il proprio contributo su queste colonne "uno degli estremi del proprio lavoro". Un’indagine accurata ha permesso di rinvenire alcuni pezzi firmati proprio da Zavattini e pubblicati su "Piccola", dei quali Guido Conti, in questo articolo, ripropone i testi integrali e traccia una accurata analisi.
Pag. 27-36
 


ALESSANDRO SAMSA, Corpo, forma, pensiero: Zavattini fra tradizione e innovazione

Alessandro Samsa ci guida nel profondo della concezione artistica di Zavattini, mostrando come "il crinale di demarcazione tra passato e futuro, antico e moderno", ne percorra tutta la speculazione e l'esistenza. Al centro dell'analisi un'estetica che deve adattarsi alle trasformazioni di una società dapprima divisa in classi, poi scenario delle contestazioni: non abbracciando mai fino in fondo una posizione, Zavattini riesce a ritagliarsi un ruolo complesso e apparentemente contraddittorio: oppositore del ruolo tradizionale dell'intellettuale e contemporaneamente fautore di una "dittatura degli artisti".
Pag. 37-42
 


STEFANIA PARIGI, "Voi ed io". I microfoni guizzanti di Zavattini

Zavattini nel 1976 durante "Voi ed io", trasmissione radiofonica messa in onda in due serie nel 1976 e nel 1977, proponendo pubblicamente l’idea dell’ “assalto alla televisione", che rielaborerà figurativamente anche nel film "La verità" del 1982, "diffonde la sua più incisiva idea di televisione come grande rito collettivo di costruzione di una cultura democratica, come una ribalta aperta a tutti, una sorta di agorà perennemente in fermento". Stefania Parigi, sulla scorta di questa esemplare performanse, illustra le caratteristiche e il portato culturale e sociale del lavoro svolto da Zavattini per la radio.
Pag. 43-50
 


ROBERTO MOSENA, Nota su Zavattini dialettale

La produzione dialettale di Zavattini è forse la meno letta e la meno studiata. L’intera sua opera sfugge ad una definizione, sfugge alle catalogazioni e si costituisce come un agglomerato di generi piuttosto disomogeneo e del tutto resistente anche al più benevolo tentativo di ricondurlo ad un segmento del canone leterario del Novecento. Roberto Mosena offre in queste pagine una lettura di "Stricarm' in d'na parola" (1973) da cui emerge un’opera mistica, delirante, ironica, realistica, surreale, erotica e pornografica, determinata da uno slancio vitale e salvifico che ne fa arte vera ed eretica.
Pag. 51-54
 


MARIA LAURA GARGIULO, Il cinema di Zavattini. Il corpo nomade, seguito da un Colloquio con Carlo Lizzani

Maria Laura Gargiulo, ci offre una lettura del cinema di Zavattini tutta centrata sul Neorealismo, sulla sua genesi, la funzione sociale e politica, l’eredità lasciata. E tratteggia, in una intervista a Carlo Lizzani, l’incontro e il rapporto umano e professionale tra i due.
Pag. 55-68
 


OMAGGIO A GIUSEPPE CONTE A CURA DI FABIO PIERANGELI

GIUSEPPE CONTE, Non finirò di scrivere sul mare

Giuseppe Conte conferma l’amicizia profonda che lo lega alla rivista "Sincronie" con l’omaggio di questa poesia, composta in occasione del Premio "Olio della poesia" di Serano.Conte Giuseppe, Poesia, Inedito, NovecentoConte Giuseppe, Poesia, Inedito, Novecento.
Pag. 71-75
 


FABIO PIERANGELI, Il primo e l’ultima, Galway e Jaffa. Giuseppe Conte e il mare di miti

Il poemetto di Giuseppe Conte, Non finirò di scrivere sul mare, pubblicato in una plaquette di Manni editore nel 2009, in occasione del conferimento del Premio "Olio della poesia" di Serrano (Lecce), e ristampato per gentile concessione dell’autore in questo fascicolo della rivista "Sincronie" (pp. 71-75), "può leggersi – scrive Fabio Pierangeli – come il disegno sintetico dell’itinerario formativo dell’uomo e del poeta, specchiandosi nella sua immagine archetipale, quella che contiene tutte le altre": il mare, che "attraversa [...] tutta la poliedrica ispirazione di Giuseppe Conte". Al valore e alla funzione del mito del mare nell’opera di Conte è dedicato il saggi di Pierangeli, che sceglie di concentrare l’attenzione in particolare su due figure femminili, protagoniste rispettivamente del poema drammatico Nausicaa e del romanzo L’adultera, entrambe "specchio di un rapporto capovolto, ma sempre ancestrale, con il mare".
Pag. 77-83
 


DANIELE SANTORO, Giuseppe Conte ovvero della poesia come desiderio e incantamento. Riflessioni intorno a Il processo di comunicazione secondo Sade

Agli esordi della carriera poetica di Giuseppe Conte, tra le più rappresentative degli ultimi decenni, si colloca una raccolta emblematica sin dal titolo, Il processo di comunicazione secondo Sade (Altri Termini, 1975), che già anticipa temi e toni della futura produzione del suo autore. Intorno a questa raccolta ruota l’articolo di Daniele Santoro, che richiama l’attenzione sulla novità della posizione di Conte, il quale, prendendo le distanze dalla neoavanguardia, negando ogni funzione ideologica e politica del fare poetico, ha proposto un’idea della poesia come attività fine a se stessa, "pratica gioiosa dell’inutile".
Pag. 85-91
 


IRENE BACCARINI, Nel sole, nel mare, nel verbo. Intervista a Giuseppe Conte

Nell’intervista rilasciata a Irene Baccarini, Conte si esprime in merito ad alcune questioni essenziali del proprio lavoro di scrittore: dall’abilità nel muoversi fra i diversi generi letterari all’interesse per il teatro, dall’intreccio di poesia, mito e teatro all’idea di "mitomodernismo", dal tema del viaggio al rapporto con Dante, fino al tentativo, che per Conte è un vero e proprio imperativo etico, di "salvare quello che c’è di umano nell’uomo".
Pag. 93-100
 


STUDI

SRECKO JURISIC, Il segreto e lo svelamento nella novellistica dannunziana

Nella produzione novellistica del giovane D’Annunzio, il segreto, che in genere attiene alla sfera personale e solo raramente è condiviso da più persone, viene utilizzato quale procedimento narrativo e svolge la funzione di motore della narrazione. Attraverso un’accurata ricognizione critica, esaminando le diverse manifestazioni del segreto alla ricerca di analogie e differenze, Srecko Jurisic giunge a dimostrare che il "graduale o il repentino disvelamento di un segreto o anche la sua stessa esistenza si danno in un gruppo di testi quasi come una micropoetica": una 'poetica del segreto' che rivela la naturale affinità di D’Annunzio con le poetiche del romanzo russe e che, forse, preconizza il D’Annunzio 'segreto' degli anni senili del Vittoriale.
Pag. 103-117
 


ANGELO FAVARO, "Questa non è la tragedia di Fedra". Nel centenario dalla prima messa in scena della Fedra di D’Annunzio al Lirico di Milano

In occasione del centenario della prima messa in scena della Fedra di D’Annunzio, rappresentata il 10 aprile del 1909 al Teatro Lirico di Milano, Angelo Favaro tenta di ricostruire, attraverso le testimonianze dell’epoca, l’atmosfera di quella storica rappresentazione, cercando di spiegare le cause dell’accoglienza non proprio entusiasta riservata dagli spettatori a quella tragedia, forse troppo innovativa.
Pag. 119-130
 


ASTERIA CASADIO, Il teatro futurista a Napoli

Asteria Casadio ripercorre con estrema puntualità le tappe della difficile penetrazione del teatro futurista a Napoli, città legata alla proprie tradizioni e sensibile a un genere di spettacolo capace di interpretare il sentimento popolare. Casadio si sofferma in particolare sulle figure di Raffaele Viviani, futurista quasi suo malgrado; di Francesco Cangiullo, esponente di spicco del futurismo napoletano, promotore e attivo protagonista del Teatro della Sorpresa, nonché inventore della Poesia pentagrammata; di Ferdinando Russo, direttore della rivista "Vela Latina", che dal 1915 riserva uno spazio al movimento futurista.
Pag. 131-148
 


ANDREA GAREFFI, Federigo Tozzi negro e cubista

Il contributo di Andrea Gareffi alla travagliata e inesauribile storia critica di Federigo Tozzi illustra come la composizione delle prose tenda a procedere per accumuli, sovrapposizioni ed urti, avvicinandosi per verba al processo figurativo dei cubofuturisti russi. Lo stesso modo "primitivo" e barbaro di comporre versi, come ad esempio nella lirica "Specchi d’acqua", nella quale rispecchiamenti imperfetti e deformi di elementi e suoni mettono in scena un dialogo interrotto fra un io e un tu che si specchiano in un tertium incerto, unica possibile testimonianza di una mistica che si ingavina in una serie di paragrammi balbettanti.
Pag. 149-156
 


ANNA LANGIANO, Il tempo e l’immagine: la scrittura antiprospettica di Giorgio Bassani

Il tempo nell’intera opera di Bassani è segreto protagonista e tiranno di una narrazione che non inizia e non finisce se non nello stesso punto e momento in cui viene rappresentata. Anna Langiano scopre nella dimensione temporale bassaniana una simbolica prospettiva eterna in cui passato, presente e futuro si affiancano e dispongono su un unico piano, eternando l’esperienza umana in una rappresentazione tragica, greca, fissata come una natura morta e sorella, nella sua stecchita fissità, dei protagonisti dei quadri di Morandi.
Pag. 157-173
 


EUSEBIO CICCOTTI, Il vivere leopardiano secondo Ermanno Olmi. Sul "Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere" - Olmi 1956

Eusebio Ciccotti propone un’analisi comparativa tra il Dialogo di un venditore e di un passeggere di Giacomo Leopardi e il film Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggiere di Ermanno Olmi. Il film di Olmi, sostanzialmente fedele al Dialogo leopardiano, presenta poche ma significative varianti narrative, soprattutto di carattere visivo e recitativo. Ciccotti si sofferma in particolare sulla figura del venditore che, ingenuo e ignorante in Leopardi, viene trasformato da Olmi in un puro di cuore, la cui rassegnazione è una forma semplice di saggezza. Un’attenta analisi del film, per comodità d’indagine diviso in tre sezioni, permette a Ciccotti di chiarire il senso della lettura di Olmi, che interpreta il Dialogo leopardiano in chiave cristiana.
Pag. 175-185
 


ROBERTO SALSANO, Tempo, identità, narrativa. Postilla letteraria a "La passione del presente" di Giacomo Marramao

Secondo Roberto Salsano, La passione del presente di Giacomo Marramao "focalizza tematiche che possono essere intercettate dalla teoria e dalla poetica letterarie come argomento di propria pertinenza". In particolare, alla luce dei rilievi di Marramao, Salsano sottopone a una generale riconsiderazione il problema del tempo e dell’identità nel romanzo moderno.
Pag. 187-194
 


IDA DE MICHELIS, Roma, Piazza Vittorio: l’agorà italiana delle migrazioni

Nel suo ultimo romanzo, Tommaso Pincio, riferendosi a Mao Tse Tung, scrive: "Ossessionato dallo studio della storia. La scoprì leggendo e rileggendo romanzi". Ida De Michelis raccoglie la provocazione, sostenendo che "nei testi di finzione meglio che in altri più referenziali, si sedimentino e trovino espressione alcuni fenomeni storici, sociologici e culturali di lunga durata". A dimostrazione dell’assunto, vengono presi in esame quattro testi: dall’archetipico "Pasticciaccio" gaddiano, a "Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio" di Lakhous e "Cinacittà" di Pincio, fino a "Il nemico negli occhi" di Affinati. In queste opere, Piazza Vittorio a Roma, tradizionalmente considerata piazza identitaria degli italiani, diventa metaforicamente luogo di incontro, ma anche di scontro tra genti diverse.
Pag. 195-205
 


RUBRICHE. NOTA FILOLOGICA

MICOL MECCHIA, Impronte pirandelliane nell’ "Airone" di Giorgio Bassani

Il dialogo intellettuale tra Bassani e Pirandello è un campo d’indagine ancora ingiustamente disertato dalla critica, forse scoraggiata dal differente profilo creativo dei due scrittori, nelle cui opere è invece possibile riconoscere singolari corrispondenze, come dimostra Micol Mecchia, che, però, insiste sulla necessità di rivolgersi, per un confronto davvero proficuo, piuttosto alle novelle che non ai romanzi di Pirandello.
Pag. 209-220
 


RUBRICHE. NOTA ANTIQUARIA

MARCO CATUCCI, Renato Simoni tra cineserie e censure

Sembra che l’Occidente non possa far a meno di riscoprire e riscoprire la Cina. Nei primissimi anni del Novecento il giornalista e scrittore Renato Simoni e il filosofo Hermann Keyserling scoprono il misterioso continente e ne danno conto in due libri che verranno pubblicati solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il secondo rimarrà quasi sconosciuto in Italia, ma Simoni tradurrà la sua esperienza nel libretto della Turandot di Puccini. Marco Catucci illustra con doviziosi raffronti la derivazione del libretto dal reportage di viaggio.
Pag. 221-230
 


RUBRICHE. NOTA BIBLIOGRAFICA

VALENTINO CECCHETTI, Autobiografia e biografia dell’organizzatore culturale. Sui primi anni romani di Elémire Zolla (1957-1968)

La ricostruzione degli anni romani di Elémire Zolla, che si trasferisce nella capitale dopo la vittoria del Premio Strega con Minuetto all’inferno (1956), offre l’occasione a Valentino Cecchetti di tracciare il profilo di uno scrittore, e prima ancora di un intellettuale, che è stato tra i protagonisti della vita culturale italiana del secolo scorso.
Pag. 231-238
 


RUBRICHE. NOTA A MARGINE

FABRIZIO PATRIARCA, Metafore di David Cronenberg

La retorica, si sa, è sempre stata un’ottima medicina contro il genio; anche in sede critica. Perché esaminare un oggetto estetico dal punto di vista retorico vuol dire indagarne il funzionamento, senza avere la presunzione di spiegare che cosa quell’oggetto significhi. Una tentazione cui naturalmente sfugge Fabrizio Patriarca, guardando il cinema di Cronenberg con occhio attento al procedimento metaforico, che lì si realizza come "catena metonimica di metafore", in obbedienza al principio lacaniano per cui «Un film è buono se è metonimico.
Pag. 239-249
 


RUBRICHE. TOASTS & RAMBLERS

GIACOMO LEOPARDI, Operette morali, a cura di Laura Melosi

Milano, Ed. Rizzoli - 2008

(Irene Baccarini)

 

pag. 251-254
 

 

ALBERTO ARBASINO, Romanzi e racconti, a cura di Raffaele Manica

Milano, Ed. Mondadori - 2010

(Fabrizio Patriarca)

 

pag. 255-260
 

 

ELIO PECORA, Simmetrie,

Milano, Ed. Mondadori - 2007

(Noemi Paolini Giachery)

 

pag. 261-263
 

 

LUISA GASBARRI, L'istinto naturale, a cura di T. Dozio

Lugano, Ed. Todaro - 2005

(Nicola Longo)

 

pag. 264-266
 

 

RECENSIONI

G. CARPI, Futuriste. Letteratura, arte e vita,

Roma, Ed. Castelvecchi - 2009

(Angelo Favaro)

 

pag. 269
 

 

F. DI MAIO, Pier Paolo Pasolini. Il teatro in un porcile,

Viterbo, Ed. Il Filo - 2009

(Simone Cacurri)

 

pag. 270
 

 

E. SBARAGLIA, La scuola siamo noi,

Roma, Ed. Fanucci - 2009

(Tiziana Migliaccio)

 

pag. 271