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RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA


Anno 2006 - N. 1
(a cura di Barbara Manfellotto)

BRUNO PORCELLI, Funzioni del nome proprio nella letteratura italiana dei primi secoli

Sulla base delle risultanze degli studi onomastici fino ad oggi prodotti Bruno Porcelli riassume ed esemplifica le funzioni principali svolte dal nome proprio nella letteratura italiana tra Due e Trecento. Queste le principali finalità del nome censite dallo studioso nella letteratura italiana delle origini: connotare semanticamente le caratteristiche essenziali dei personaggi (fisiche, psicologiche, comportamentali) attraverso l'interpretazione del suo significato o per il tramite del significante fonico (corrispondenze fonosimboliche; estensione o durata del nome); indicare associazioni o contrapposizioni con altre res omologhe dello stesso testo; individuare strutture testuali o intertestuali; segnalare l'ambientazione geografica e sociale; farsi marca stilistica e di genere; parodizzare; fornire informazioni in base alla sua posizione nel testo; significare attraverso la sua assenza la riduzione del ruolo del personaggio.
Pag. 9-19
 


MARCO GIOLA, Tra cultura scolastica e divulgazione enciclopedica: un volgarizzamento del "Trésor" in compilazioni tardomedievali

Attraverso un attento esame testuale comparativo l'A. verifica l'emergenza di un presunto volgarizzamento del "Trésor" di Brunetto Latini in alcune compilazioni divulgative tre-quattrocentesche come il "Fioretto della Bibbia", passato per vari canali alla stampa con il nome di "Fiore novello" (1473). Utilizzando uno dei codici latori della porzione più completa del "Fioretto", il 1265 della Biblioteca Riccardiana di Firenze, l'A. vi individua il blocco compatto di testo riconducibile con ogni probabilità al volgarizzamento in questione, interpolato con altro materiale.
Pag. 21-49
 


DONATO PIROVANO, La fiaba letteraria di Giovan Francesco Straparola

Donato Pirovano mette in rilievo la portata innovativa dell'esperimento letterario tentato da Giovan Francesco Straparola con le "Piacevoli notti", un'opera che occupa un posto del tutto singolare nella storia della novellistica italiana: essa declina infatti il genere fiabesco all'interno della novella realistica di tradizione decameroniana. Le caratteristiche della "fiaba letteraria" di Straparola sono esemplificate dallo studioso anche attraverso l'analisi di tre "favole" della raccolta: quella Livoretto (III, 2); di Adamantina e la bambola magica (V, 2); ed infine quella di Costantino e la gatta (XI, 2), poi ripresa da Basile ("Cagliuso": "Pentamerone", II, 4) e all'origine della notissima favola di Perrault "Il gatto con gli stivali".
Pag. 51-64
 


MONICA BISI, ...Ossia l'amor sincero. Dissimulazione e verità nell' "Alcesti" di Emanuele Tesauro

Monica Bisi rilegge l' "Alcesti" di Emanuele Tesauro alla luce di un raffronto con l'ipotesto, la tragedia eurupidea, individuando nella dissimulazione, "pratica secentesca per eccellenza" (p. 65), la chiave interpretativa dell'opera, nonché l'elemento attraverso cui Tesauro rielabora, metamorfosandolo, il modello greco. Secondo la studiosa l' "Alcesti" sarebbe una "tragedia moderna, specchio non solo della riflessione teorica dell'autore, ma anche del clima culturale del Seicento: attorno al nodo fondamentale che lega parola e verità, infatti, ruotano i temi della simulazione, della vita di corte, della ragion di stato, già sapientemente intrecciati nel Prologo, vera e propria 'mise en abyme' della vicenda" (ibidem).
Pag. 65-85
 


ZELJKO DJURIC, Come si vive la letteratura italiana? (Capitoli di storia letteraria comparata)

Nel saggio, di taglio comparativo, l'A. si occupa della ricezione della letteratura italiana tra Otto e Novecento nella letteratura serbocroata, con particolare riferimento ai tre autori Manzoni, Leopardi e d'Annunzio.
Pag. 87-112
 


DAVIDE DE CAMILLI, Onomastica letteraria moderna e contemporanea

Davide De Camilli censisce ed esemplifica le funzioni principali del nome nella letteratura italiana moderna e contemporanea, che non sembrano differire in maniera sostanziale da quelle svolte nella letteratura antica. La funzione semantica e quella fonetica; l'individuazione del livello sociale di appartenenza; la funzione parodica; l'assenza del nome; la funzione mitizzante; la funzione polisemica caratterizzano infatti la nominazione anche nella letteratura italiana delle origini. In epoca moderna, osserva lo studioso, la tecnica onomastica procede tuttavia in direzione di un maggiore "raffinamento": il significato della nominatio si arricchisce diventando non più univoco come quello antico.
Pag. 113-120
 


TESTI E DOCUMENTI

PAOLA BAIONI, Inediti sabiani. Carissimo Umberto, Carissimo Padre. Carteggio Umberto Saba-Padre Alberto Bassan S. J.

L'A. pubblica e commenta un esiguo ma interessante carteggio inedito intercorso tra Umberto Saba e il gesuita Padre Alberto Bassan tra il giugno 1956 ed il gennaio 1957, periodo particolarmente difficile per il poeta triestino, gravato dalla perdita della moglie Lina e dal peggioramento delle proprie condizioni di salute.
Pag. 123-135
 


CECILIA GIBELLINI, Un editore impolitico e la politica: Vanni Scheiwiller. Con lettere inedite di Luigi Bartolini e Salvatore Quasimodo

L'A. delinea un suggestivo ritratto dell'editore Vanni Scheiwiller, arricchito dalle informazioni contenute in alcune lettere inedite scambiate con gli scrittori Luigi Bartolini e Salvatore Quasimodo. Dai carteggi in esame, qui pubblicati, emerge soprattutto il rapporto di Scheiwiller con la politica, le linee portanti della sua coraggiosa quanto onesta politica editoriale, la sua idiosincrasia verso i premi letterari, la sua battaglia in favore della scarcerazione di Ezra Pound.
Pag. 137-150
 


NOTE E DISCUSSIONI

CRISTINA TAGLIAFERRI, Quando le conferenze si leggono. Un'iniziativa editoriale di Federico Garlanda

Profilo della rivista quindicinale "Conferenze e Prolusioni", meritoria iniziativa editoriale legata al nome del biellese Federico Garlanda. Fondata a Roma nel 1907 e durata fino al 1928, la rivista pubblicava testi di conferenze tenute da personaggi illustri della cultura dell'epoca, mettendole a disposizione del più ampio pubblico e rendendolo edotto anche su questioni di attualità. "Strumento di educazione nazionale" (p. 155), "Conferenze e Prolusioni" si fece veicolo di valori eredi dello spirito risorgimentale come l'italianità, la difesa della razza dalle contaminazioni straniere, l'amore per la patria, il forte senso di appartenenza nazionale.
Pag. 153-163
 


ANDREA TORRE, "Penetrar; profondare". I teatri di Testori fra verbalizzazione della scena e incarnazione dell'immagine

Nel saggio si individua il rapporto dialettico che lega la produzione drammaturgica e la riflessione ermeneutica di Giovanni Testori, con particolare riferimento alla produzione compresa fra il 1956 ed il 1979.
Pag. 165-176