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LETTERE ITALIANE
Rivista trimestrale diretta da Vittore Branca e Carlo Ossola

Anno 2003 - N. 4
ottobre-dicembre
(a cura di Francesca Farina)

ARTICOLI

JEAN STAROBINSKI, Les figures du don

Nell'ultimo fascicolo del 2003 (ottobre-dicembre) in limine troviamo un articolo di Jean Starobinski, dal titolo Les figures du don, in cui l'autore affronta un tema singolare quale quello del significato del dono, ispirato, per quanto riguarda la religione, dalla carità e, per quanto riguarda la vita civile, dalla virtù. Partendo dal concetto di gratuità, secondo cui l'atto gratuito non "serve" a niente, esattamente come l'arte stessa, lo studioso arriva a sostenere che donare e parlare appartengono alla stessa categoria della comunicazione, quindi il dono non è prerogativa dell'essere umano soltanto, ma concerne anche le altre specie animali, in quanto anche gli uccelli "danno" l'imbeccata alla loro nidiata e i mammiferi "danno" le poppe ai loro piccoli. D'altra parte, nel dono è insito un concetto di sovranità che equipara il donatore alla Fortuna stessa, o addirittura alla divinità. Concludendo l'analisi, Starobinski porta l'esempio di Rousseau, che detestava ricevere o fare qualsiasi tipo di 'presente', in quanto nel gesto era insita, secondo lui, la volontà di asservire tramite la riconoscenza. Lo studioso si augura tuttavia che non si debba perdere, oltre al diritto di ricevere, il dovere di dare e di darsi, come forma di civiltà in ogni tempo.
Pag. 479-493
 


STEFANO PRANDI, Letteratura e pietà (secc.XIII-XVI)

Nel successivo articolo Letteratura e pietà (secc. XIII-XVI) Stefano Prandi legge il motivo della pietà all'interno della tradizione letteraria, a partire da Aristotele, che concepiva la pietà come condivisione del dolore altrui, in quanto evocativo della possibilità di soffrirne noi stessi, e dal concetto latino di pietas intesa sia come obbedienza verso i genitori e la patria, sia come devozione nei confronti della divinità e successivamente come compassione per i propri simili, comportando inoltre una certa ambiguità di senso. Attraverso le varie epoche e i vari "eroi" che hanno incarnato la nozione di pietà, come Enea, Giobbe o Cristo, ovvero le testimonianze degli antichi autori, quali Cicerone, Seneca, Agostino, fino ad arrivare a Cavalcanti e a Dante, che è al tempo stesso pietoso dei dannati e degno di pietà da parte di Dio medesimo, in quanto peccatore, a Petrarca, il quale reca in incipit dei suoi Fragmenta la parola pietà come un sigillo, a Boccaccio, a Machiavelli, al Tasso, Prandi formula una definizione di pietà come "fondamento comune di tutti i sentimenti umani".
Pag. 494-518
 


CLAUDIO MAGRIS, Identità ovvero incertezza

In "Identità ovvero incertezza" Claudio Magris riflette sul concetto di identità come inconoscibilità e straniamento, non soltanto dell' "altro" ma anche di sé medesimo, e ciò vale non solamente nel campo letterario, in cui produce gli esempi di Kim, di Mister Hyde, di sant'Agostino, di Hoffmann, ma pure nell'ambito delle identità nazionali, dove l'io diventa una moltitudine. Quasi tutta la letteratura novecentesca è imperniata su questo argomento, basti citare Pirandello, Pessoa, Kafka o lo stesso Magris, il quale sente fortemente il problema dell'identità, essendo "cittadino della frontiera", ma di una frontiera vasta quanto il mondo, in cui l'ambigua parola "tolleranza", che presuppone un atteggiamento di superiorità, sia sostituita dalla accettazione delle diversità, nel rispetto dei diritti fondamentali e naturali della persona.
Pag. 519-527
 


GINETTA AUZZAS, Interessi filologici di Marco Pecoraro

Da Bembo a Tommaseo, ma non solo, con altre svariate aperture, Marco Pecoraro ha tenuto fede di continuo a una vocazione di analitica, erudita, duttile ricerca filologica: di cui rimane traccia nelle pubblicazioni, ma anche una traccia non lieve nel caldo ricordo delle sue frequenti conversazioni con i colleghi. Di qui, il doveroso omaggio di quegli studiosi che hanno trovato la strada spianata dalle sue erudite indagini.
Pag. 528-539
 


NOTE E RASSEGNE

RENZO RABBONI, Per l'edizione dei cantari

L'autore Rabboni illustra minutamente la silloge di testi in ottava rima edita nella prestigiosa collana dei "Novellieri italiani" della Salerno Editrice, ossia "Cantari novellistici dal Tre al Cinquecento", a cura di Elisabetta Benucci, Roberta Manetti e Franco Zabagli, che comprende ben ventinove cantari.
Pag. 540-568
 


LORIS PETRIS, Vita contemplativa ed apologia della poesia nella prima parte delle "Disputationes camaldulenses" di Cristoforo Landino

L'autore indaga sulla problematica che nasce dal dissidio tra la vita attiva e la vita contemplativa, dall'antichitità al Quattrocento, soffermandosi in particolare sull'opera di Cristoforo Landino.
Pag. 569-585
 


CHIARA AVIDANO, Il "Genio del Cristianesimo" dello Chateaubriand: un'ipotesi di lettura del primissimo Leopardi

L'autrice indaga sui numerosi punti di contatto esistenti tra il pensiero del giovane Leopardi, che rinvenne nella fornitissima biblioteca paterna i testi dello scrittore francese, e quello dello Chateaubriand, che forse influenzò la stesura della leopardiana "Dissertazione sopra la virtù morale in generale" (1812) e del "Saggio sopra gli errori popolari degli antichi".
Pag. 586-590
 


ERMINIA ARDISSINO, Il pensiero e la cultura religiosa di Torquato Tasso. Rassegna e discussione su un quinquennio di studi (1998-2002)

L'autrice indaga sul lavorio incessante al quale si sottopose il Tasso per attingere alla perfezione, sia formale, sia contenutistica, per quanto riguarda la sua opera, fatica che durò tutta una vita, fino ad attingere a un modello di meravigliosa grandezza e di sublime quale il mondo stesso creato da Dio.
Pag. 591-614
 


RECENSIONI

EMILIO PASQUINI, Dante e le figure del vero. La fabbrica della "Commedia", traduzione di , a cura di

Milano, Ed. Bruno Mondadori - 2001

(Pantaleo Palmieri)

 

pag. 615-620
 

 

GIOVANNI QUIRINI, Rime, traduzione di , a cura di Elena Maria Duso

Roma-Padova, Ed. Antenore - 2002

(Lorenzo Tomasin)

 

pag. 620-623
 

 

BARTOLO ANGLANI, I lumi della notte. Progresso e poesia in Giuseppe Parini, traduzione di , a cura di

Bari, Ed. Laterza - 2002

(Francesca Favaro)

 

pag. 623-626
 

 

EZIO RAIMONDI, La retorica d'oggi, traduzione di , a cura di

Bologna, Ed. Il Mulino - 2002

(Andrea Menetti)

 

pag. 626-628
 

 

I LIBRI

CARLO DIONISOTTI, Boiardo e altri studi cavallereschi, traduzione di , a cura di Giuseppe Anceschi, Antonia Tissoni Benvenuti

Novara, Ed. Interlinea -

()

 

pag. 630-632
 

 

CARLO DIONISOTTI, Gli Umanisti e il volgare tra Quattrocento e Cinquecento, traduzione di , a cura di Vincenzo Fera

Milano, Ed. 5 Continents -

()

 

pag. 630-632
 

 

ROSSELLA BESSI, Umanesimo volgare. Studi di letteratura fra Tre e Quattrocento, traduzione di , a cura di

Firenze, Ed. Olschki -

()

 

pag. 632-633