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L'ALIGHIERI
Rassegna dantesca

Anno 2002 - N. 19
gennaio-giugno
(a cura di Barbara Manfellotto)

SAGGI

CLAUDIA DI FONZO, Per l'edizione dell'ultima redazione inedita dell'Ottimo commento a Dante Alighieri

Il saggio è incentrato sull'esame dell'ultima redazione inedita dell' "Ottimo commento" alla "Commedia". Vengono ipotizzati i termini di una datazione e individuati nuovi 'loci selecti' distintivi, oltre quelli già noti alla critica dantesca, che ne confermerebbero la posteriorità rispetto alle altre due redazioni. L'ultima forma del commento si presenta ridotta in confronto alle precedenti redazioni, globalmente considerate, ma esibisce d'altro canto una serie di "innovazioni per aggiunzione, glosse e approfondimenti che la caratterizzano come fosse un taccuino sul quale, ripetuto sinteticamente il già detto, si aggiungessero con cura le riflessioni ulteriori, le nuove fonti e le glosse di Accursio".
Pag. 5-23
 


LORENZA GATTAMORTA, Stilnovismo e dantismo di Luzi da "La barca" a "Quaderno gotico"

L'autrice del contributo attraversa diacronicamente le prime raccolte ermetiche di Mario Luzi (da "La Barca" del 1935 a "Quaderno gotico" del 1947, incluso il 'romanzo' "Biografia a Ebe"), esaminandovi "anche sincronicamente, alcuni 'topoi' ricorrenti della lirica stilnovistica e dantesca, nonché precisi termini e sintagmi che, piú o meno velatamente, hanno lasciato intravedere la fonte originaria di prelievo e quella che ha svolto un ruolo di mediazione". L'indagine effettuata dalla studiosa sulle prime opere di Luzi, rivela in esse diffuse presenze stilnovistiche, cavalcantiane e dantesche in particolare, che vengono ricondotte, ove possibile, alla fonte di derivazione, pur nella consapevolezza dell'estrema difficoltà di penetrare in quel "misterioso fenomeno che è la memoria del poeta".
Pag. 25-51
 


LETTURE

GUGLIELMO GORNI, Il canto VIII del "Purgatorio"

Guglielmo Gorni inizia la sua "lectura" con una programmatica dichiarazioni di intenti, esplicitando subito, cioè, ed in maniera precisa e puntuale, gli spunti di riflessione forniti nella sua analisi del canto VIII del "Purgatorio". Nei cinque paragrafi in cui è distribuita la materia del saggio, Gorni indaga rispettivamente sulla questione della "natura ambigua dello spazio che l'Antipurgatorio circoscrive"; sulla tipologia delle rime del canto; su alcune questioni filologiche; sulla partizione dei 149 versi di "Purgatorio" VIII; ed infine sull'esegesi di alcuni versi o terzine.
Pag. 53-67
 


KARLHEINZ STIERLE, "Paradiso": canto III

L'A. legge il canto III del "Paradiso" come un "sistema di torsioni", rilevandone cioè il senso di profonda inquietudine che lo attraversa. A differenza di molta critica, per l'A. del saggio il canto di Piccarda sarebbe percorso da un movimento di "torsione", che andrebbe, come documentano l'atteggiamento di Dante e quello della stessa Piccarda, "dalla certezza al dubbio, dalla letizia alla tristezza, dal desiderio comunicativo al silenzio, dalla leggerezza alla gravezza, dal nitido al turbato, dalla luce all'ombra". Rimarrebbe poi, prosegue l'A., "la questione se questo movimento 'torto' sia una prospettiva del Dante viaggiatore smentita da Dante autore, e portavoce di un senso garantito, o se il dubbio del viaggiatore non sia in certo modo condiviso dall'autore".
Pag. 69-85
 


PIERO BOITANI, Creazione e cadute di "Paradiso" XXIX

La "lectura" del canto XXIX del "Paradiso", evidenzia l'ardita operazione di 'ri-Scrittura' cui Dante sottopone il racconto biblico della Creazione divina, che è in esso descritto per bocca di Beatrice. La narrazione della creazione dell'universo e delle intelligenze angeliche esposta nella prima parte del canto, rivela in maniera palese la riscrittura integrale dei testi biblici; come osserva l'A., Genesi, Sapienza e quarto Vangelo sono mutati in un testo nuovo, nel quale si fondono, con un nuovissimo sincretismo filosofico-scritturale, Scritture, libri sapienziali e profetici ebraici, immagini platoniche e concetti aristotelici. Dalla confutazione della teoria della memoria degli angeli prende avvio la seconda parte del canto, occupata dall'articolata invettiva pronunciata da Beatrice contro i predicatori, cattivi interpreti delle Sacre Scritture. Il motivo di questa fiera invettiva, al termine della quale, nell'ultima parte del canto, lo sguardo di Beatrice si volge dalla terra nuovamente al cielo, con la descrizione delle moltitudini angeliche nelle quali si riflette in misura diversa lo splendore di Dio, starebbe per l'A. del saggio nella difesa dantesca dell'"onestà e della responsabilità intellettuale" contro l'insipienza dei teologi. Scopo ulteriore della dura rampogna di Beatrice, inoltre, sarebbe quello di "inverare ed autenticare, rendere assoluti e inconfutabili la negazione dantesca della memoria angelica, e soprattutto il resoconto dantesco della Creazione".
Pag. 87-103
 


NOTE

MICHELANGELO PICONE, Sulla canzone "montanina" di Dante

Il saggio è occasionato dalla recente edizione critica, a cura di Paola Allegretti, della canzone "montanina" di Dante ("La canzone 'montanina'", a c. di P. Allegretti, Verbania, Tararà, 2001). La pubblicazione del testo critico e dell'apparato esegetico della poesia "Amor, da che convien pur ch'io mi doglia", ha riacceso, infatti, l'interesse per la difficile canzone del poeta fiorentino, giovando alla comprensione della stessa con la fitta serie di note che la corredano. Scritta verosimilmente nel 1307, la poesia dantesca si accompagna ad un'epistola latina a Morello Malaspina e si situa in una posizione liminare. Collocata alla fine delle "Rime", la canzone segna infatti uno spartiacque tra la lirica amorosa e l'inizio dell' 'epica cristiana'. Cantando l'amore per una donna 'alpestre' e 'montanina', esempio di quella che Allegretti ha definito come un'anti-Beatrice, la poesia esibisce in controluce rimandi all'intertesto guittoniano e guinizzelliano e piú latamente alla lirica dello Stilnovo. Significativo anche il raffronto istituito dalla Allegretti con il modello ovidiano, presente e particolarmente marcato nel congedo. A differenza della prima elegia dei "Tristia" ovidiani, tuttavia, il testo dantesco si farebbe latore di un "messaggio di intransigente condanna per i fiorentini, ritenuti spietati e crudeli"; inoltre, - osserva ancora l'Allegretti - se anche Firenze abrogasse la condanna del poeta, egli non potrebbe tornare nella sua città, perché trattenuto nel luogo del suo esilio da un nuovo "incontrastabile amore".
Pag. 105-112
 


RECENSIONI

Dante. Da Firenze all'aldilà. Atti del terzo Seminario dantesco internazionale (Firenze, 9-11 giugno 2000), traduzione di , a cura di Michelangelo Picone

Firenze, Ed. Franco Cesati Editore - 2000

(Paola Pacchioni)

 

pag. 113-118
 

 

ZYGMUNT BARANSKI, Dante e i segni. Saggi per una storia intellettuale di Dante Alighieri, traduzione di , a cura di

Napoli, Ed. Liguori - 2000

(Sergio Cristaldi)

 

pag. 119-125
 

 

EMILIO PASQUINI, Dante e le figure del vero. La fabbrica della "Commedia", traduzione di , a cura di

Milano, Ed. Bruno Mondadori - 2001

(Gino Ruozzi)

 

pag. 125-128