TESTO

Studi di teoria e storia della letteratura e della critica
Semestrale
Direttore
: Pierantonio Frare.
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Direttore responsabile: Enzo Noè Girardi.
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Rubriche: Articoli; Note; Schedario Manzoniano Internazionale; Notizie dai convegni.

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Studi di Teoria e Storia della Letteratura e della Critica

Anno 2017 - N. 73
Gennaio-Luglio
(a cura di Francesca Farina)

ARTICOLI
VERONICA COPELLO, 'La signora marchesa a casa': tre aspetti della biografia di Vittoria Colonna. Con una tavola cronologica
Nell’articolo posto in exergo al fascicolo intitolato “ ‘La signora marchesa a casa’: tre aspetti della biografia di Vittoria Colonna. Con una tavola cronologica” Veronica Copello ripercorre i momenti che portarono la marchesa di Pescara a volgersi verso la vita monacale dopo la morte improvvisa dello sposo Francesco Ferrante d’Avalos, benché in realtà, non avendo ottenuto da Papa Clemente VII il permesso di rinchiudersi in un monastero, volesse creare un proprio convento privato circondandosi di poche, fedeli compagne. Nel 1536 acquisì da Papa Paolo II la concessione di “un altare portatile, di conservare l’Eucaristia in casa, di scegliersi il confessore…” e, ovunque andasse, di ritirarsi nei conventi per la preghiera e la contemplazione. Tuttavia non mancò, nonostante l’estrema semplicità di vita, di intrattenere rapporti con eccelse personalità del proprio tempo fino alla morte, avvenuta nel 1547. Durante la vita di corte era stata sempre molto ammirata per lo sfarzo del suo abbigliamento fino alla scomparsa dello consorte, quando principiò a vestirsi di abiti neri molto modesti, come del resto a cibarsi dello stretto necessario e con vivande umilimissime.
Pag. 9-45

MARIA CHIARA TARSI, Parini, 'il verme' e il 'Nume villano': sul tema del lusso nella poesia italiana del secondo Settecento
Nel successivo “Parini, ‘il verme’ e ‘il Nume villano’: sul tema del lusso nella poesia italiana del secondo Settecento” Maria Chiara Tarsi, partendo da un sonetto di Domenico Balestrieri, recitato all’Accademia dei Trasformati e dedicato al baco da seta, si sofferma su una delle tematiche che fu assai percorsa nella seconda metà del Settecento, ossia quella relativa alla opulenza delle classi agiate, tematica che fu al centro dell’osservazione degli intellettuali dal punto di vista economico, politico e culturale, ma meno dal punto di vista dei letterati. Il Parini da un lato nelle sue opere esalta lo sfarzo quale fattore di crescita economica e di redistribuzione della ricchezza, dall’altro condanna l’allevamento del baco da seta in quanto produce brama di possesso di beni materiali superflui, pertanto causa di sconvolgimento dell’ordine morale, facendo sì che il lavoro divenga per molti schiavitù e per pochi profittatori un mezzo per ricavare guadagni anche illeciti. La studiosa quindi registra le varie posizioni che in poesia, nell’ultimo scorcio del secolo dell’Illuminismo, si esprimono a contrasto a proposito della prosperità, in quanto da una parte si esalta l’operosità umana, ma dall’altra si additano come perturbatori dell’armonia del mondo, specchio dell’armonia celeste, la cupidigia del denaro, l’esaltazione del profitto, l’abbandono agli eccessi più sfrenati di contro alla frugalità della vita campestre.
Pag. 47-71

DAVID GIBBONS, Appunti per una tipologia della parentesi manzoniana
In “Appunti per una tipologia della parentesi manzoniana” David Gibbons sottolinea come, in occasione delle prime traduzioni anglofone dei “Promessi sposi”, la tendenza a “normalizzare” le lunghe digressioni da parte dei traduttori sia stata decisamente rilevante, ad evitare che certe proposizioni parentetiche, ritenute eccessivamente distornatrici rispetto all’andamento generale di un fatto o di un episodio, facessero deviare l’attenzione del lettore inducendolo a perdersi in particolari non strettamente essenziali all’economia del testo. In realtà, fa notare il Gibbons, la cancellazione o l’evidenziazione delle parentesi sono la spia stilistica dell’elaborazione dei temi affrontati dal Manzoni, il quale, nelle varie redazioni del romanzo, ha soppresso o esaltato, tralasciando ovvero rimarcando, personaggi, scene e frasi. Sovente si è riservato altresì di esprimere il pensiero del narratore proprio nelle parentetiche, assai frequenti all’interno dei capitoli con intento moralizzatore e sapienziale, però anche allo scopo di spiegare passaggi poco chiari a favore del lettore. Tuttavia, conclude lo studioso, è soprattutto nella ricerca della verità che il Manzoni utilizza le parentetiche, per indicare al fruitore delle sue pagine come valutare eventi e personaggi alla giusta luce del vero.
Pag. 73-88

GIANMARCO GASPARI, Percorsi del simbolo. Sulla genesi del "Gelsomino notturno"
Nel saggio “Percorsi del simbolo. Sulla genesi del ‘Gelsomino notturno’ ” Gianmarco Gaspari, riferendosi agli studi condotti da Nadia Ebani sulla poesia del Pascoli, rintraccia le varie vicissitudini che hanno portato l’autore a comporre il testo, a partire dall’occasione per la quale fu scritto, ossia le nozze dell’amico Gabriele Briganti, bibliotecario della Governativa di Lucca, nozze che si celebravano il 21 luglio del 1901. Tuttavia, come rimarca lo studioso, tracce manoscritte riconducibili al “Gelsomino” si ritrovano tra le carte di “Befana” e quindi sono risalenti al 1896. Fin dal titolo della poesia si riscontrano diverse discrepanze che narrano come il poeta fosse solito inseguire particolarmente la precisione botanica nei suoi versi, in quanto essenziale alla comprensione del tema. La stessa forma metrica col sistema delle “quartine di novenari divise in distici a cadenza ritmica alternata” costituisce una vera e propria funzione narrativa, come rilevato anche da critici quali Debenedetti e Mengaldo.
Pag. 89-101
NOTE
ROMANO MANESCALCHI, L'espressione 'Ei son tra l'anime più nere...' (Inf. VI 85) relazionata al sintagma 'nostra vita' (Inf. I 1)
Nelle “Note” troviamo il contributo dal titolo “L’espressione ‘Ei sono tra l’anime più nere…’ (Inf. VI 85) relazionata al sintagma ‘nostra vita’ (Inf. I 1)” dove Romano Manescalchi, analizzando questi sintagmi di Dante, si domanda come mai il divino Poeta abbia posto in Inferno alcuni tra i più alti ingegni del proprio tempo, i cittadini più illustri di Firenze, che pure tanto ammirava, esponendosi quindi a una forte contraddizione perché al tempo stesso magnifica e condanna tali eccelsi personaggi. Si tratta di un quesito sovente eluso dai più noti commentatori danteschi, a partire dai più antichi per arrivare ai più moderni, ovvero attenuato come superlativo non assoluto ma relativo, che tuttavia non risolve il problema, come non lo risolve il considerare, secondo quanto sostenuto da alcuni critici, comparativo e insieme superlativo quel sintagma, ossia solamente superlativo relativo, oppure infine che Dante usi a tale proposito una certa ironia. Nella seconda parte del saggio, invece, lo studioso si sofferma sull’emistichio “nostra vita” per far comprendere come Dante abbia voluto significare l’importanza della lotta personale contro il peccato, lotta che lo ha riportato definitivamente all’interno del Corpo Mistico della Chiesa universale, a cui col peccato stesso era stato strappato.
Pag. 105-117

MARCO CORRADINI, Le aquile e i draghi. Su un'allusione di Giovan Battista Marino a Papa Paolo V e a Scipione Borghese
Nell’articolo intitolato “Le aquile e i draghi. Su un’allusione di Giovan Battista Marino a papa Paolo V e a Scipione Borghese” Marco Corradini ricostruisce le vicende che condussero alla caduta in disgrazia del poeta napoletano a seguito dell’allontanamento dal soglio pontificio del suo grande mecenate, il cardinale Pietro Aldobrandini, nipote di Papa Clemente VIII. Con l’ascesa alla Segreteria di Stato del nuovo ‘cardinal nepote’ Scipione Caffarelli Borghese, grazie all’elezione dello zio Camillo Borghese al trono papale col nome di Paolo V, l’Aldobrandini fu costretto a lasciare Roma e a ridursi presso la sede della sua arcidiocesi di Ravenna. Il Marino si adoperò, anche per i buoni rapporti che intercorrevano tra Pietro Aldobrandini e la corte piemontese, ad uscire dalle strettoie in cui era relegato, celebrando con un panegirico Don Carlo Emanuele duca di Savoia, in 238 sestine narrative di endecasillabi rimati, panegirico che riscosse una tale eco da meritargli la nomina a cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nel testo dell’opera lo studioso evidenzia come sia contenuto un riferimento allusivo assai malizioso che mira ad esaltare vieppiù Casa Savoia, protetta dalla Santa Sindone e al tempo stesso protettrice della stessa, contro la corte papale dominata da Paolo V, nel cui stemma comparivano l’aquila e il drago. Il Marino, rifugiandosi presso i Savoia, scampò all’ordine d’arresto spiccato nei suoi confronti dalla Santa Inquisizione, che lo aveva accusato di epigrammi nefandi, anche se successivamente, con la dedica magniloquente delle “Dicerie sacre” allo stesso Papa Paolo V, cercò invano di tornare nelle grazie del romano Pontefice.
Pag. 119-124

TERESA AGOVINO, Della 'narrazione visiva' di Manzoni. Rassegna sul fumetto ispirato ai "Promessi sposi"
In “Della ‘narrazione visiva’ di Manzoni. Rassegna del fumetto ispirato ai ‘Promessi sposi’ ” Teresa Agovino esamina la produzione fumettistica legata al romanzo del Grande Lombardo (secondo la definizione di Carlo Emilio Gadda) iniziata a partire dall’edizione Quarantana illustrata con le sue famose tavole da Francesco Gonin per volere dello stesso Manzoni, a imitazione del romanzo illustrato francese, con grande dispendio di denaro da parte dello scrittore, dato lo scarso successo di vendita e le numerose contraffazioni dell’opera. La visività manzoniana di ogni pagina del romanzo fu così evidenziata per la prima volta dando luogo negli anni successivi a varie edizioni a fumetti del testo manzoniano riproducenti sia le vicende “strictu sensu”, sia parodiandole, sia attualizzandole in chiave contemporanea, come era accaduto anche per altre opere non soltanto in Italia ma anche negli Stati Uniti.
Pag. 125-135

DILETTA ROSTELLATO, Italo Svevo e Umbro Apollonio: lettere inedite all'Archivio ASAC di Venezia
In “Italo Svevo e Umbro Apollonio: lettere inedite all’Archivio ASAC di Venezia” Diletta Rostellato, grazie al fondo di oltre trecento lettere scambiate con Livia Veneziani e Letizia Fonda Savio, custodito presso l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia, ha ricostruito il ruolo ricoperto dall’Apollonio nella scoperta dello scrittore triestino fin dalla cura dello stesso in merito ai tre volumi di inediti dello Svevo, pubblicati nei primi anni Cinquanta. Apollonio fu critico e storico d’arte e per molti anni conservatore dell’Archivio veneziano, ma fu anche acuto “talent scout”, ossia scopritore di talenti quali Fenoglio, Sereni, Quasimodo ed ebbe fitta corrispondenza con personaggi come Gianfranco Contini, Anceschi, Bo, Montale e Moravia. A vent’anni dalla morte di Svevo Apollonio si rammaricava che un simile autore, apprezzato da Joyce e Montale, non avesse ancora ottenuto la fama che meritava in un ambiente letterario dominato dall’estetismo dannunziano, pertanto si adoperò alla pubblicazione di tutti i suoi inediti e ne preparò il rilancio con un numero speciale della rivista “La Fiera Letteraria” nel venticinquesimo anniversario della morte, numero al quale furono chiamati a collaborare i più noti critici e letterati italiani, anche se poi fu firmato da pochi autorevoli nomi, a riprova delle riserve che ancora circondavano il grande scrittore, anche sotto la spinta di motivazioni politiche e razziali.
Pag. 138-146
RECENSIONI
NATASCIA TONELLI, Fisiologia della passione. Poesia d'amore e medicina da Cavalcanti a Boccaccio
Firenze , Ed. Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini - 2015 (Alessia Valenti)
pag. 149-152


FEDERICO SCHNEIDER, Unsuspected Competitive Contexts in Early Opera. Monteverdi's Milanese Challenge to Florence's "Euridice" (1600)
Roma , Ed. Edizioni di Storia e Letteratura - 2016 (Giulia Grata)
pag. 152-154


MELCHIORRE CESAROTTI, Pronea. Componimento epico , a cura di Salvatore Puggioni
Padova , Ed. Esedra - 2016 (Francesca Bianco)
pag. 155-157


LUCA CURTI, Svevo e Schopenhauer. Rilettura di "Una vita"
Pisa , Ed. ETS - 2016 (Gabriele Antonini)
pag. 157-159


AA.VV., Giovanni Giudici. I veri e la vita , a cura di Paola Polito, Antonio Zollino
La Spezia , Ed. Accademia Lunigianese di Scienze "Giovanni Cappellini" - 2016 (Massimo Migliorati)
pag. 159-161

LIBRI DI POESIA
ROSITA COPIOLI, Le acque della mente
Milano , Ed. Mondadori - 2016 (Giancarlo Pontiggia)
pag. 163-166