SCHIFANOIA

A cura dell’Istituto di studi rinascimentali di Ferrara
Semestrale
Direttore: Marco Bertozzi.
Comitato scientifico: Angelo Andreotti, Franco Bacchelli, Marco Bertozzi, Francesca Cappelletti, Paolo Fabbri, Manuela Incerti, Cristina Montagnani, Andrea Pinotti, Giovanni Sassu, Alessandro Scafi, Paolo Tanganelli, Roberta Ziosi.
Redazione editoriale: Angela Ghinato.
Amministrazione: Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma. Uffici di Pisa: via Santa Bibbiana 28 - I 56123. Uffici di Roma: Via Carlo Emanuele I 48 - 00185.
Abbonamenti: Italia € 145,00 (privati); Estero: € 195,00 (privati); da € 445,00 a € 750,00 (enti, con edizione online).
Rubriche: Saggi.

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Anno 2018 - N. 54-55
(a cura di Angela Ghinato)

NEL ‘SEGNO’ DEL FURIOSO: L’INCANTATO COSMO DI LUDOVICO ARIOSTO E LA CULTURA DEI SUOI TEMPI. ATTI DEL CONVEGNO INTERNAZIONALE XIX SETTIMANA DI ALTI STUDI RINASCIMENTALI (FERRARA, PALAZZO BONACOSSI, 13-15 OTTOBRE 2016)
MARCO BERTOZZI, Presentazione
In occasione dei 500 anni dalla prima edizione dell’“Orlando furioso” (1516), l’Istituto di Studi Rinascimentali ha dedicato la XIX Settimana di Alti Studi alla vita e alle opere di Ludovico Ariosto, attorno alle quali è stata celebrata la ricchezza della stagione estense. Come è tradizione dell’Istituto, la prima parte della rivista è dedicata agli interventi di noti studiosi, nella seconda sono raccolte le relazioni di ricercatori invitati a partecipare al convegno, dove hanno esposto gli esiti dei loro lavori. Organizzato dall’Istituto di Studi Rinascimentali in collaborazione con Ferrara Arte, il convegno – curato dal comitato composto da Franco Bacchelli, Marco Bertozzi, Francesca Cappelletti, Giovanni Sassu – ha avuto il patrocinio del “Comitato nazionale per le celebrazioni del V Centenario della pubblicazione dell’“Orlando furioso”.
Pag. 9
PARTE PRIMA
MARCO DORIGATTI, Il presente nella poesia. L’“Orlando furioso” nel 1516
Che cosa significò la comparsa dell’Orlando furioso nel 1516, quando il poema ariostesco era ancora una novità libraria che si rivolgeva ai suoi lettori nel presente? Questo il tema – arduo, complice la scarsità di testimonianze e documenti coevi – sul quale l’autore si concentra e si interroga. Se è vero che la prima apparizione di un’opera segna un momento unico nella storia della sua ricezione e nell’incontro con il suo pubblico, il “Furioso”, per volontà di Ariosto, inglobava l’attualità storica mettendola in risonanza con la realtà contemporanea di quegli anni: una particolarità che definisce il carattere identitario della prima redazione dell’opera, diversa da quelle seguenti. Il presente, interno ed esterno, è la chiave di accesso al poema, ed è come tale – cioè come poesia del presente – che in questo saggio viene letto e analizzato.
Pag. 14-26

CRISTINA MONTAGNANI, Doppio sogno: autore e lettore alla disfida dell’intreccio
Il mistero della trama del “Furioso” da secoli affascina lettori e studiosi: se è ben noto quale sia stato il modello fondante della tecnica ariostesca della costruzione, ovvero l’uso dell’entrelacement, risultano comunque sorprendenti la complessità e la tenuta della macchina narrativa, in grado di sopportare straordinarie accelerazioni, ma anche di piegarsi a un finale classicista in cui, almeno in apparenza, tutto ritrova la sua collocazione nell’ordine naturale delle cose.
Pag. 27-32

ANDREA SEVERI, “Ab inutili pigraque mole gratiorem in speciem hanc”. L’apprendistato letterario di Ludovico Ariosto tra i “contemporanei suoi”
Alle poesie latine di Ariosto si è spesso guardato come a frammenti in grado di restituire un ‘ritratto dell’artista da giovane’. In realtà, i “Carmina” superstiti di Ariosto (testimonianza di una produzione che dovette essere ben più abbondante) non solo offrono preziose indicazioni biografiche sulla “prima età del suo ingegno” (Carducci), ma aiutano a calare il loro autore nel suo tempo e nella sua cultura in un decennio importante per la storia della nostra letteratura (1494-1505) che vede – con la scomparsa degli umanisti della ‘vecchia guardia’ – il ribaltamento del rapporto latino-volgare nella compresenza di due lingue, che costituisce la cifra della stagione del Rinascimento italiano.
Pag. 33-45

ERIC HAYWOOD, “Cigno bianco” o “avido avoltorio”? Sir John Harington e la prima traduzione inglese del Furioso (1591)
L’autore si occupa della prima traduzione inglese del “Furioso”, eseguita da Sir John Harington su commissione della regina Elisabetta I, sua madrina. Sir Harington, poeta, cortigiano, soldato di ventura, fallito colonizzatore di terre nel sud dell’Irlanda e aspirante vescovo di Dublino, proprio per questo lavoro è considerato uno dei migliori scrittori del Cinquecento inglese, ma dell’opera manca ancora – nonostante l’attenzione dedicatale da diversi decenni – uno studio complessivo che ne metta in evidenza le particolarità rispetto all’originale. L’articolo si propone come primo passo in questa direzione, nell’analisi sia delle divergenze tra originale e traduzione dovute al diverso contesto sociale, religioso e politico in cui nascono, sia del diverso rapporto tra scrittore e mecenate.
Pag. 47-61

LUCIA DELL’AIA, La magia, la follia e il viaggio sulla luna: una interpretazione nel solco della tradizione platonica e plutarchea
L’universo del “Furioso” è cosparso dal tema dell’apparizione di false sembianze e di oggetti frutto di espedienti magici. Questo articolo intende ricondurre il tema della magia presente nel poema al problema del simulacro e della copia dell’idea, di matrice platonica. Vuole, altresì, presentare un legame tra il tema della magia e quello della luna come mondo di archetipi, come luogo dove gli oggetti perduti sulla terra trovano una formalizzazione poetica. Inoltre, la perdita del senno da parte di Orlando – causa della follia – e l’andirivieni di esso tra la terra e la luna, vengono interpretati tenendo conto della possibile influenza del mito, di suggestione platonica, contenuto nel “De facie quae in orbe lunae apparet” di Plutarco
Pag. 63-73

DONATO VERARDI, Mestieranti del cielo. “Arti magiche” e “Arti liberali” dal Negromante di Ariosto a Lo astrologo di Della Porta
Il saggio è dedicato a due celebri commedie rinascimentali: il “Negromante” (terminata nel 1520, riscritta nel 1528 e allestita tra 1528 e 1529) di Ludovico Ariosto e “Lo astrologo” (1606) di Giovan Battista Della Porta. Pur strutturate sullo stesso crinale dello sberleffo dell’astrologo negromante – figura assai comune nella società del Rinascimento e punto di riferimento polemico anche da parte degli astrologi del tempo – le due commedie rispondono a esigenze differenti, restituendo, inoltre, posizioni del tutto peculiari circa i rapporti esistenti, secondo i due autori, tra magia e astrologia, tra ‘negromanzia’, inganno ciarlatanesco e ragione ‘scientifica’.
Pag. 76-81

CARLO BAJA GUARIENTI, “Non son homo da governare altri homini”: Ludovico Ariosto commissario estense in Garfagnana
Nel febbraio 1522 Ludovico Ariosto deve lasciare Ferrara e la corte per prendere servizio come commissario in Garfagnana. È l’inizio di un periodo particolarmente complesso nella vita del poeta: la regione – la più lontana dalla capitale, la più selvaggia per morfologia del territorio e geografia antropica – è dilaniata da conflitti tra fazioni e tenuta in ostaggio dai banditi. Le forze militari di cui il commissario dispone sono insufficienti a garantire persino la sicurezza degli ufficiali di governo. I tre anni di permanenza a Castelnuovo Garfagnana (febbraio 1522 - giugno 1525) sono per Ariosto – per l’ufficiale impegnato a contrastare le forti spinte centrifughe, per l’uomo lontano dagli affetti e per il letterato costretto a ridurre al minimo la produzione poetica – un durissimo banco di prova.
Pag. 83-98

CRISTINA ZAMPESE, “Se però dir lece”. Il motivo anti-costantiniano nell’ "Orlando furioso"
Il motivo anti-costantiniano (translatio Imperii e donazione) è ben presente nel Furioso, dove compare tre volte: nell’apostrofe ai popoli cristiani che degenerano (XVII, 78), nel catalogo del vallone lunare (XXXIV, 80), nella descrizione del padiglione nuziale di Bradamante e Ruggiero (XLVI, 84). Si tratta di una questione rimasta a lungo sensibile per Ariosto: la durezza dei rilievi testimonia una critica profonda e non umorale. Nelle cosiddette ottave “Per la Storia d’Italia”, inoltre, l’imperatore è oggetto di una ancor più severa polemica. Questo articolo indaga le possibili relazioni tra la posizione ariostesca e la contemporanea, contrapposta fortuna ideologica e iconografica delle “Storie di Costantino”.
Pag. 99-111

GIONATA LIBONI, Dal palco della ragione al palco del ciarlatano: l’“Herbolato” di Ariosto e la cultura medica ferrarese del Cinquecento
L’“Herbolato” è un breve componimento satirico in prosa contro il ciarlatano. La bibliografia sull’opera non è molto ampia e continua a lasciare inevase le principali incognite che il testo presenta al pubblico del suo tempo: il problema dell’identità del protagonista e il problema dell’orizzonte critico del poeta, che risulta ben più ampio della satira rivolta a una figura specifica, o a un gruppo di professionisti, e che si esprime in una visione filosofica. Questo saggio si propone di presentare i risultati condotti in sede archivistica per verificare l’ipotesi di recente suggerita sull’identità del protagonista, nonché di contestualizzare lo scritto nel più vasto panorama del dibattito culturale del suo tempo, con particolare riferimento al conflitto tra medicina dotta e medicina popolare.
Pag. 113-139

ELISA CURTI, “Benvenium petimus”. Il sistema dei personaggi nell’"Equitatio" di Celio Calcagnini
Il saggio esamina il dialogo latino di Celio Calcagnini noto come “Equitatio”. L’opera, dedicata al duca di Ferrara Ercole II d’Este, è ben nota ai critici perché è una delle prime testimonianze letterarie sulla composizione del “Furioso”: tra i personaggi è un giovane Ludovico Ariosto, raffigurato come profondamente immerso nelle sue riflessioni. L’argomento principale è qui la trama dell’“Equitatio” e, in particolare, il sistema dei personaggi che partecipano al dialogo, nel tentativo di ricostruire le loro identità storiche e il contesto sociale e culturale dell’immaginaria cavalcata nella campagna ferrarese, dove celebrità di spicco si alternano a personaggi meno famosi. Lo scopo principale dell’articolo è quello di comprendere meglio il ritratto di Ariosto sullo sfondo delle sue relazioni biografiche e intellettuali.
Pag. 141-153

JUAN CARLOS D’AMICO, La profezia e il senso della storia nel "Furioso"
Fin dalla prima edizione del 1516, Ariosto ricorre a figure profetiche per raccontare fatti storici che si sono verificati al tempo di Carlo Magno. I personaggi, dotati di poteri soprannaturali, sono a conoscenza di un futuro voluto dalla Provvidenza e già registrato nel corso degli astri. Benché le digressioni profetiche siano ancorate alla finzione narrativa, hanno spesso un legame diretto con il contesto storico-politico del XVI secolo. Mediante tale strategia narrativa utilizzata da Ariosto, i lettori contemporanei ritrovavano nella realtà storica del loro tempo la prova della veridicità di una parte o di tutta la digressione profetica. Questo articolo mette in evidenza come il ricorso alla pseudo-profezia serva all’autore per dare agli episodi narrati un carattere di ineluttabilità in un universo dominato dal Caso e dalla Fortuna.
Pag. 155-170

GIOVANNI RICCI, Gli infedeli dell’Ariosto
Poema cavalleresco per definizione, liberamente ispirato alle crociale, il “Furioso” implica la presenza degli infedeli: “un dato talmente scontato da essere stato poco osservato” (p. 171). Se il poema ariostesco appartiene prima di tutto alla dimensione letteraria, fuori dal poema gli infedeli esistevano davvero, erano numerosi e non lontani. Chi erano, quindi, gli “infedeli” per Ariosto? In questo saggio l’autore offre una risposta individuando alcune parole-chiave (popoli, luoghi, culti), contandone le occorrenze e commentando i casi più significativi dal punto di vista storico.
Pag. 171-176

JEAN-MARIE LE GALL, La figure de l’ennemi chez l’Arioste
Il saggio si snoda sullo sfondo dei conflitti religiosi che hanno dilaniato l’Europa, mettendo l’accento sull’influenza dei poemi cavallereschi nella formazione del carattere del cavaliere cristiano. Si nota come nel poema ariostesco, che si svolge nell’ambito di una guerra tra cristiani e infedeli, questi ultimi fossero visti più come hostis che come inimici: le differenze religiose non erano contraddittorie con i valori condivisi. Per questo motivo, gli uomini della Controriforma hanno proposto un altro modello di comportamento, cioè quello del soldato cristiano disciplinato al quale si sconsigliava la lettura dell’“Orlando furioso”.
Pag. 177-192

MARIA PAVLOVA, L'Africa nell’“Orlando furioso”
L’Africa – terra da cui provengono Agramante, Rodomonte, Atlante, Ruggiero e Medoro, per citare solo alcuni dei personaggi più importanti – è, nel “Furioso”, il cuore dell’universo saraceno. Un mondo ricco e raffinato, per certi versi speculare rispetto a quello di Carlo Magno e dei suoi paladini, ma allo stesso tempo pervaso da un esotismo orientaleggiante, avvolto in un’aria di mistero e di fascino. L’autrice si propone di esplorare la rappresentazione dell’Africa e degli africani nel poema di Ariosto, partendo da Boiardo e dalla tradizione antecedente, ovvero da testi quali gli “Aspramonti” – rifacimenti italiani della “Chanson d’Aspremont” –, opera composta alla vigilia della terza crociata.
Pag. 193-205

VINCENZO FARINELLA, Le arti figurative nell’“Innamoramento de Orlando”: Boiardo prima di Ariosto
Analogamente a quanto tentato in merito al “Furioso” del 1516 in un saggio pubblicato nel catalogo della mostra “I voli dell’Ariosto. L’Orlando furioso e le arti” (Tivoli, Villa d’Este, 15 giugno - 30 ottobre 2016), l’autore desidera qui proporre una rilettura dell’“Innamoramento de Orlando” di Boiardo da un punto di vista figurativo, per riesaminare i passi dedicati dal poeta estense a descrizioni di specifiche opere d’arte e per ricostruire le possibili fonti visive che hanno stimolato la fantasia boiardesca. Si tratta, anche in questo caso, di un modello importante per il poema ariostesco: le ekfraseis di Boiardo hanno infatti costituito un ennesimo motivo di sfida per Ariosto.
Pag. 207-226

SONIA CAVICCHIOLI, Committenze ariostesche degli Estensi di Modena nel Seicento: l’eredità immateriale della capitale perduta
Nelle “Controversie sulla Gerusalemme. Discorso settimo”, Torquato Tasso individua tra i temi fondamentali del “Furioso” “le battaglie, l’amore, le nozze e la posterità di Ruggiero e Bradamante”. Al significato dinastico del poema sembra appellarsi Rinaldo d’Este, ultimo duca del Seicento modenese, commissionando la decorazione del salone d’onore nel Palazzo Ducale. A partire da questo, il saggio si propone di indagare la lettura ‘politica’ dei temi ariosteschi da parte dei signori di Modena, principalmente nella decorazione di interni e più in generale nelle committenze artistiche, con l’intento di verificare secondo quali modalità il poema ariostesco e la produzione letteraria patrocinata dai predecessori ferraresi vengano nel corso del secolo a configurarsi come ‘eredità immateriale’ della perduta Ferrara.
Pag. 227-237

FEDERICA CANEPARO, La “Melissa” ritrovata di Jean Boulanger, tra genealogia letteraria e ambizione politica
Pensando alla figura della Melissa ariostesca raffigurata in pittura, il pensiero corre al capolavoro di Dosso Dossi realizzato per il duca Alfonso I d’Este e oggi alla Galleria Borghese. La maga protettrice degli Este è stata però raffigurata anche per Francesco I duca di Modena – discendente di Alfonso I – nel palazzo ducale di Sassuolo, in un affresco realizzato da Jean Boulanger, oggi perduto ma testimoniato da descrizioni settecentesche. L’autrice propone di riconoscere in un foglio conservato al Museum of Fine Arts di Boston il disegno preparatorio per l’affresco perduto, non solo in quanto rara testimonianza grafica di Boulanger, ma soprattutto, nell’ambito degli studi ariosteschi, come consapevole riappropriazione del capolavoro di Ariosto da parte del casato estense, con esplicita finalità politica ed encomiastica.
Pag. 239-250
PARTE SECONDA
SIMONE EVANGELISTI, L’oratoria nelle opere latine di Ariosto
L’indagine dell’autore si concentra sugli scritti latini di Ludovico Ariosto, con particolare attenzione alle parti retoriche, sottolineando l’importanza sia dell’oratoria nella formazione degli umanisti, sia della dimensione orale dalla dinamica vivace, emotiva e partecipata. Ferrara fu, a partire dagli anni quaranta del Quattrocento, una delle capitali dell’oratoria “con prove che muovendosi dal canone guariniano arrivarono a prove di eloquenza in cui l’actio divenne un elemento quasi teatrale” (p. 253): l’autore ritiene plausibile l’assimilazione da parte di Ariosto di elementi di questa arte, rifunzionalizzata anche in contesti diversi. Vengono qui presentati e confrontati tipi specifici di oratio nuptialis e funebris, oltre ad altre opere e/o frammenti anche in volgare.
Pag. 253-257

FEDERICA CONSELVAN, “Costui mi’ preceptor, mio padre appello”. Tra omaggio e resistenza: Ludovico Ariosto e Cassio da Narni
L’articolo è incentrato sulla vita e l’opera di Cassio da Narni, autore del poema cavalleresco “Morte del Danese”, che si distinse nella scena letteraria degli inizi del XVI secolo per il rapporto dipendente ma spesso conflittuale con Ariosto. Emigrato da Narni a Ferrara (forse seguendo la sorella suor Lucia), era vicino di casa di Ariosto nella contrada Mirasole e ne condivise il legame con la Casa d’Este, della quale era al servizio. La sua opera, che non tralascia la celebrazione degli Estensi, rivela l’appartenenza allo stesso milieu culturale di Ariosto. L’autrice vuole evidenziare la convergenza di sensibilità e la reazione alla civiltà politica e culturale di Ferrara dei poeti, ma anche rivelare come, a livello testuale – nonostante la dichiarata dipendenza di Cassio da Ariosto – il “Danese” si allontani dall’orbita del “Furioso”.
Pag. 259-273

GIACOMO VENTURA, Intorno all’umanista Luca Ripa, un presunto maestro dell’Ariosto
L’autore presenta un primo tentativo di gettare luce sulla figura di Luca Ripa, da alcuni biografi menzionato come maestro del giovane Ariosto. Umanista dall’esistenza ricca di rapporti e scambi – come provano alcuni attestati di stima che altri umanisti e i suoi allievi hanno voluto tributargli – Ripa è noto per essere stato un poeta latino abilissimo nella tecnica versificatoria. Partendo dai dati ricavati da alcune testimonianze manoscritte, viene qui proposto uno studio che ricostruisce per sommi capi le relazioni intessute da Ripa durante la sua vita, allargando poi il discorso alla ricezione delle sue poesie e analizzando alcuni componimenti inseriti nel contesto culturale ferrarese di fine Quattrocento, quando Ariosto muoveva i suoi primi passi con i “Carmina”.
Pag. 275-284

ENRICO FANTINI, Ariosto e il suo pubblico: ipotesi sul trattamento della pubblicistica popolare nel “Furioso”
L’autore presenta i primi dati ricavati da un sondaggio alquanto circoscritto. Il tentativo è quello di rileggere i riferimenti legati alla vicenda del Sacco di Roma presenti nel “Furioso” alla luce della pubblicistica popolare. L’ipotesi che si tenta di suffragare è che Ariosto, nei suoi accenni ai fatti del 6 maggio, avesse ben presente la produzione di piazza e che proprio i passi del poema che più interagiscono con questa matrice ‘popolare’ sono sottoposti, prima dell’approdo alla terza edizione, a un profondo lavoro di ripensamento o a processi di ‘moderazione’. La parte conclusiva ha per scopo l’interpretazione di questa pratica come traccia di un contatto diretto di Ariosto con il pubblico medio, non più nelle vesti di cortigiano ma di scrittore/editore. Vengono infine avanzate nuove proposte sulle ottave “Per la storia d’Italia”.
Pag. 285-297

MAIKO FAVARO, L’eroe che la modernità merita e di cui ha bisogno: precetti per il ‘capitano’ nei commenti cinquecenteschi al “Furioso”
Può il “Furioso” offrire insegnamenti utili ai capitani della realtà storica cinquecentesca? Stando ai commenti dell’epoca, la risposta pare essere positiva. Quando se ne presenta l’occasione, infatti, i commentatori sottolineano l’esemplarità degli eroi ariosteschi in veste di capitani, enucleando nello stesso tempo gli aspetti militari per cui il poema offre spunti di riflessione – come la prudenza, l’astuzia, la velocità nel condurre la guerra, l’assedio, la necessità di annientare il nemico... –. L’autore analizza tali commenti mettendoli in relazione con la trattatistica dell’epoca sul perfetto capitano e con le biografie di illustri capitani: una produzione interessante per capire il rapporto tra la figura del ‘capitano’ e l’idea cinquecentesca di ‘eroe’.
Pag. 299-305

EMMA J. M. GROOTVELD, Una vittoria africana. La fortuna del “Furioso” nei poemi sulla conquista di Tunisi (1535)
La vittoria di Carlo V su Barbarossa a Tunisi (1535) è stata celebrata in diversi poemi italiani in ottava rima pubblicati poco dopo l’impresa: tutti presentano un uso specifico del modello dato dall’edizione del 1532 del “Furioso”. Il “ciclo di Tunisi” documenta “la coincidenza di un culmine storico-culturale di eroicità imperialistica asburgica con una crescente ricettività dei poemetti bellici nei confronti del canone letterario” (p. 308). In questo articolo si discutono gli aspetti più rilevanti della sua dinamica di appropriazione e risemantizzazione – non solo post-ariostesca – concentrandosi in particolare sul poema più complesso del ciclo: “Le Notte d’Aphrica” di Sigismondo Filogenio Paolucci, stampato a Messina e dedicato a Eleonora Gonzaga, sorella di Ferrante viceré di Sicilia dopo la partecipazione alla spedizione tunisina.
Pag. 307-317

CARLOTTA STICCO, Mambrino Roseo lettore del “Furioso”. Ariosto lettore de “Lo assedio”?
Scopo di questo studio è l’analisi delle concordanze tra “Lo assedio ed impresa de Firenze” di Mambrino Roseo da Fabriano e l’“Orlando furioso”. L’articolo mostra, in primo luogo, come “Lo assedio” sia debitore al poema di Ariosto per sintagmi, similitudini, descrizioni belliche; in secondo luogo è volto a verificare se sia ipotizzabile una dipendenza tra l’ultimo “Furioso” (1532) e il breve poema di Mambrino (1530). Le ottave aggiunte nella terza edizione del poema ariostesco, nello specifico l’episodio dell’archibugio, sembrerebbero non essere indifferenti alla congerie culturale primo-cinquecentesca, dilaniata dalle Guerre d’Italia. L’indagine qui sviluppata è utile non solo per delineare la fortuna del “Furioso”, ma anche per formulare nuove ipotesi sulle fonti del capolavoro di Ariosto.
Pag. 319-328

ANGELO CHIARELLI, “Le menzogne de l’armi e de gli amori, di che il mondo coglion si innebria tanto”: epigoni comico-parodici del “Furioso” nella seconda metà del Cinquecento
In merito alla ricezione del “Furioso” nella seconda metà del Cinquecento, poco noto è il filone dei suoi epigoni comico-parodici, poemi che propongono uno spostamento del baricentro imitativo sul versante comico. L’autore analizza questi poemi, evidenziando in particolare il loro rapporto con l’ironia ariostesca, spesso fraintesa in una comicità irriverente, estranea alle suggestive perifrasi del “Furioso”. L’esiguità delle opere – tutte incompiute – prese in esame, permette di verificare in che misura gli autori intendono parodiare l’ipotesto di base, sottolineando i tratti specifici di un modus operandi atipico in un contesto culturale in cui l’omologazione si impone come punto di partenza nell’operato di ogni intellettuale.
Pag. 329-341

GIADA GUASSARDO, Ludovico Ariosto ed Ercole Strozzi: appunti su un rapporto dimenticato
L’autrice intende ricostruire il rapporto artistico e umano che legò il giovane Ludovico Ariosto a un celebre letterato dello scenario estense tra Quattro e Cinquecento: Ercole Strozzi. Ricostruzione in una certa misura ipotetica, in particolare laddove si affrontano le liriche in lingua volgare: nel caso di Strozzi ci si deve basare su un numero limitato di testi; quanto all’Ariosto, sulle sue “Rime” sussistono ancora incertezze riguardo la cronologia. L’analisi del rapporto tra i due letterati consente di accertare l’attribuzione a un periodo ‘giovanile’ di alcuni testi ariosteschi finora controversi. In secondo luogo si analizzano il valore e le implicazioni della scelta del volgare nella Ferrara primo-cinquecentesca, e di come questa non implichi un rifiuto, ma una continuità con la consolidata tradizione umanistica latina.
Pag. 343-358

ANGELA GHINATO (A CURA DI) , Indice dei nomi
Indice dei nomi.
Pag. 359-375