MEDIOEVO LETTERARIO D'ITALIA

Rivista internazionale di filologia, linguistica e letteratura.
Annuale
Direzione e coordinamento scientifico: Sandro Orlando.
Comitato di redazione: Furio Brugnolo (Università di Padova); Rosario Coluccia (Università di Lecce); Pär Larson (CNR - Opera del Vocabolario italiano); Sandro Orlando (Università della Basilicata); H. Wayne Storey (Indiana University).
Segreteria di redazione: Fabio Sangiovanni (Padova).
Amministrazione: Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma. Uffici di Pisa: via Santa Bibbiana 28 - I 56123. Uffici di Roma: Via Carlo Emanuele I 48 - 00185.
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Rubriche: Saggi.

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Anno 2017 - N. 14
(a cura di Alessandra Tramontana)

CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI "FILOLOGIA MEDIEVALE FRA TESTO E DOCUMENTO" (VERONA, 8-9 GIUGNO 2017), A CURA DI H. WAINE STOREY E MICHELANGELO ZACCARELLO. INDICI A CURA DI FABIO SANGIOVANNI
CONCETTA BIANCA, Per ricordare Giuliano Tanturli
Viene in questa sede ripercorsa l'appassionata attività di Giuliano Tanturli, cui, tra l'altro, si deve l'iniziativa del "Seminario di filologia" dell'Università di Firenze. Con cadenza settimanale, gli incontri, nati nell'ambito delle attività di dottorato, hanno affrontato variegate questioni di metodo relative a problemi di ecdotica e critica. Malgrado le numerose trasformazioni cui l'istituzione del dottorato è stata soggetta negli ultimi anni, intatto è rimasto nello studioso -fino a pochi mesi dalla morte- l'intento di affrontare temi rilevanti assieme ai dottorandi, cui egli ha trasmesso competenze e passione per la ricerca. Anche in occasione di importanti iniziative come seminari e convegni, Tanturli infatti ha affrontato questioni filologiche di rilievo: la filologia del volgare, la fenomenologia della copia, la diffusione dei testi, la resa grafica, condividendo sempre in tali occasioni anche le problematiche che via via emergevano dalle proprie ricerche.
Pag. 11-13

GUGLIELMO BOTTARI, Filologia e storia: esempi veronesi
Il saggio indaga alcuni Florilegi della Biblioteca Capitolare di Verona, riconducibili al XIV secolo, che furono sicuramente a disposizione dei letterati del tempo, tra cui lo stesso Petrarca e forse Dante. In particolare l'attenzione dello studioso si concentra sul ms. CCXXXI, contenente una redazione più ampia dei "Flores" del 1329. Dopo una descrizione del manufatto, esemplato da cinque mani, Bottari infatti evidenzia come ai 'vecchi "Flores" si aggiungano qui una serie di nuovi capitoli, i cui titoli sembrerebbero rimandare a tematiche care a Dante.È ora possibile individuare con una certa probabilità in Guglielmo da Pastrengo il compilatore di tale silloge. Tra i manoscritti della Capitolare esiste poi un Plinio, nel 1419 consultato da Guarino Veronese, che ne fece un'acuta descrizione in un'epistola a Girolamo Gualdo.
Pag. 15-21

MIRKO TAVONI, L'esilio dantesco fra testi e documenti (sul "De vulgari eloquentia", Bologna e il 'paradigma critico della contingenza')
In questa sede lo studioso ribadisce quanto già esposto in una serie di ricerche confluite in lavori pubblicati a partire dal 2011. Alle obiezioni che gli sono state mosse egli ribatte in maniera analitica e sancisce nuovamente l'alta probabilità che Dante abbia scritto il "De vulgari eloquentia" a Bologna tra la metà del 1304 e l'inizio del 1306. Via via che argomenta la sua prospettiva critica, Tavoni evidenzia pure come non si possano sottacere spinte derivanti da contingenti fattori politici nel considerare le idee linguistiche e letterarie di Dante. E pure fatti legati alla sua biografia, del resto, possono avere inciso sulle sue idee, anche a costo di far apparire l'Alighieri un opportunista, ma senza mai alterarne la grandezza intellettuale. Non a caso Tavoni si riconosce nel giudizio che sul suo percorso di ricerca ha dato Angelo Mangini, quando ha affermato che esso è improntato al 'paradigma critico della contingenza'.
Pag. 23-33

LAURA REGNICOLI, Tra biografia e filologia dei documenti: l'esperienza del "Codice diplomatico dantesco"
Il "Codice diplomatico dantesco", raccolta dei documenti 'diplomatici' relativi a Dante e alla sua famiglia, compresi tra gli anni 1131 e 1432, già pubblicato nel 1940 da Renato Piattoli, è stato ristampato in una versione più ampia e moderna nel 2016. Nel saggio viene ricostruito il percorso che ha portato a questa nuova pubblicazione. A proposito dei criteri di edizione, intanto, si è voluto tener conto al contempo della salvaguardia del testo tramandato e della necessità di consentirne al lettore la sua decodifica. Ma è soprattutto sul piano dei contenuti che la mole dei documenti ora a disposizione si è ampliata, poiché nella nuova edizione del CDD sono confluiti testi assenti nella precedente e spesso utili a chiarire anche aspetti dell'attività letteraria di Dante. Una particolare attenzione è stata dedicata agli aspetti filologici, considerata sia la tipologia dei documenti da esaminare sia il cattivo stato in cui essi oggi spesso si trovano. A Tanturli infine si devono due interventi critici che hanno contribuito a migliorare la fruizione del "Codice" da parte dei lettori.
Pag. 35-47

ARMANDO ANTONELLI, Dopo il "Codice diplomatico dantesco" e altri recenti contributi. Per un network archivistico tra documenti e testi
Il saggio descrive un progetto di ricerca che intende realizzare una piattaforma nel web, in cui siano raccolte, descritte e classificate le fonti relative al dominio dantesco.È evidente infatti che i pur validissimi strumenti di lavoro cartacei, come l' "Enciclopedia dantesca" e il "Codice diplomatico dantesco", devono essere integrati da supporti di ricerca on line. Si mira dunque alla costruzione di un 'corpus' testimoniale, costituito dalle fonti dantesche vagliate criticamente che integrino e supportino i portali già presenti in rete. L'arco cronologico preso in considerazione sarà quello degli anni danteschi (1265-1321), cui si aggiungeranno una generazione precedente e una successiva. Gli strumenti che al momento sembrano i migliori, per efficienza e possibili azioni di interoperabilità con altre iniziative in rete già avviate, sono la tecnologia Linked Data e il Semantic Web.
Pag. 49-55

GIUSEPPE CHIECCHI, Osservazioni sulla "Lettera intorno a' manoscritti antichi" e sulla filologia di Vincenzio Borghini
L'analisi di due quaderni manoscritti di Vincenzio Borghini (Firenze 1515-1580), conservati presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, consente di fare alcune riflessioni sul metodo filologico dell'umanista. Si tratta della "Lettera intorno a' manoscritti antichi (coll. II.X.135) e di un abbozzo del medesimo scritto (II.X:121). La "Lettera", pubblicata da G. Belloni nel 1995 con ampio corredo introduttivo e di commento, è considerata un 'trattatello di filologia italiana', poiché fa luce sulla particolare sensibilità di Borghini, soprattutto in relazione a fatti grafici e linguistici e alla fisionomia dei copisti, il cui metodo di lavoro nella prospettiva del letterato getta luce sulla peculiarità degli errori. Il fatto ormai appurato che la "Lettera" fu interrotta proprio negli anni della 'rassettatura' borghiniana del "Decameron" (1571), ha indotto a scorgere in essa e negli appunti del secondo quaderno materiale incompiuto riconducibile proprio ad una fase redazionale del "Proemio" alle "Annotazioni sul Decameron" orientata verso la forma epistolare. Pure dal lavoro ecdotico sulla "Commedia" dantesca, infine, si ricavano utili indizi del metodo filologico di Borghini.
Pag. 57-74

ALESSIO DECARIA, Filologia materiale e filologia dei canzonieri
Prendendo le mosse dalle linee portanti dell'indagine filologica di G. Tanturli attraverso un 'excursus' dei suoi studi, Decaria si sofferma sull'espressione 'filologia materiale', non particolarmente cara allo studioso di recente scomparso, eppure densa di implicazioni metodologiche da lui stesso messe in atto con costanza. Il rapporto tra codicologia e filologia, cioè tra storia della tradizione e critica del testo, diventa infatti un binomio imprescindibile per indagare le antiche raccolte dei testi lirici volgari. Pur garantendo sempre una prospettiva genealogica, l'attenta analisi del singolo testimone, aperta anche sul versante paleografico e codicologico, diventa pertanto strumento necessario anche al fine di una ricostruzione storiografica e, in senso lato, culturale, relativa a uno specifico ambiente e arco temporale. In tale prospettiva ineludibile è pure il problema del canone: nelle tradizioni collectanee, infatti, i principi che presiedono alla sequenza dei testi all'interno di una silloge rappresentano una spia importante dei gusti letterari di un'epoca. Il saggio è corredato di un'ampia messe di esempi relativi a testi tre-quattrocenteschi.
Pag. 75-88

H. WAYNE STOREY , Appunti sulla metodologia materiale e sui testi italiani del Medioevo
Partendo dalla considerazione che la filologia materiale sta alla base del metodo del Lachmann, come ben emerge dalla introduzione alla sua edizione di Lucrezio (1850), l'autore enuncia le quattro categorie fondamentali del 'metodo materiale', la cui applicazione prevede la definizione delle caratteristiche fisiche del testimone, del processo materiale cui i singoli codici che tramandano l'opera sono stati soggetti, del 'background' del copista e infine dell' 'accrezione culturale', cioè dell'interpretazione trasmessa al testo dalla nuova cultura che ha prodotto nel tempo i vari apografi. Non si può dunque prescindere dalla cognizione percettiva che connota i testi medievali, soggetti a dinamiche in cui anche la 'visual poetics' (cioè la poetica grafico-visiva) della trasmissione riveste un ruolo importante, come attestano i diversi esempi in questa sede illustrati dall'autore. Ogni testimone, infatti, sul testo copiato dall'antigrafo applica una sorta di 'traduzione culturale', finalizzata all'adattamento al contesto storico per il quale allestisce il testo.
Pag. 89-116

MICHELANGELO ZACCARELLO, Filologia materiale e nuove tecnologie: il testo digitale fra edizione e archivio
Il saggio si sofferma sull'impatto che i moderni principi dell' 'editorial theory' anglo-americana hanno avuto in Italia: il rapporto tra testo cartaceo e testo digitale ha prodotto infatti una radicale trasformazione che ha investito pure nei metodi il concetto di edizione critica. La massiccia presenza di materiali testuali in rete, a volte manipolabili dagli stessi utenti, sembra rispondere infatti più a obiettivi di conservazione e archiviazione, che all'intento di fornire un testo filologicamente autorevole. Tale fenomeno, tra l'altro, pone diversi problemi, tra cui quello legato al concetto di canone: su quali criteri si stabilisce quali versioni testuali vanno accolte e riversate in rete e quali invece sono da scartare? Ricadute importanti del massiccio processo di digitalizzazione dei testi letterari si hanno poi nel campo della didattica, poiché è proprio l'approccio alla lettura che cambia in base al supporto utilizzato. Non mancano tuttavia esempi di recenti edizioni critiche in cui il rapporto tra cartaceo e digitale ha dato frutti positivi, grazie a uno sfruttamento organico e complementare delle potenzialità di entrambi i supporti.
Pag. 117-125