LETTERE ITALIANE

Trimestrale 
Direzione: Gian Luigi Beccaria, Carlo Delcorno, Cesare De Michelis, Maria Luisa Doglio, Giorgio Ficara, Fabio Finotti, Marc Fumaroli, Giulio Lepschy, Carlo Ossola, Gilberto Pizzamiglio, Jean Starobinski. La redazione della rivista è affidata al condirettore G. Pizzamiglio.
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già diretta da Vittore Branca e Giovanni Getto

Anno 2017 - N. 1
Gennaio-Marzo
(a cura di Francesca Farina)

ARTICOLI
CARLO OSSOLA, Hommage à Jean Starobinski
In apertura del fascicolo numero 1 (gennaio-marzo 2017) l’ “Hommage à Jean Starobinski” a cura di Carlo Ossola con gli interventi di Jean-Claude Bonnet, Michel Jeanneret, Laurent Jenny, Julian Zanetta, Martin Rueff, in occasione della presentazione a Ginevra, il 28 giugno 2016, dell’importante volume che raccoglie i testi più rari dell’opera critica dell’intellettuale, dagli anni Quaranta del Novecento ad oggi, testi che toccano la letteratura, in particolare autori come Ariosto e Calvino; le arti, con le analisi critiche del Guardi, Tiepolo e Piazzetta; la musica, con Monteverdi, Da Ponte, Mozart e altri, sempre nel segno dell’esaltazione della solitudine feconda come unico mezzo per attingere alla vera, grande poesia, grazie allo studio dei classici quali Seneca, fino ad arrivare ai moderni come Baudelaire e Celan, e infine ai contemporanei come Bonnefoy e Ungaretti.
Pag. 3-33

MARIA PIA ELLERO, Per un lessico dell'industria. Osservazioni sulla seconda e la terza giornata del "Decameron"
In “Per un lessico dell’industria. Osservazioni sulla seconda e sulla terza giornata del ‘Decameron’ ” Maria Pia Ellero, dopo un breve excursus attraverso alcune novelle boccacciane in merito al tema della fortuna intesa anche come possesso di beni materiali, sullo sfondo delle letture che l’autore ha premesso come basi alla sua cultura, ovvero in primis Aristotele e Giovenale, oltre ovviamente a Dante, perviene a definire l’idea che ogni ricchezza sia deperibile e possa trasformarsi in sventura, tranne che non intervenga la giustizia divina a modificare un doloroso stato. Nel “Decameron” in particolare il concetto di fortuna viene interpretato come trionfo dell’ “industria”, ovvero la capacità di sapersi destreggiare in ogni situazione, secondo l’etica laica del borghese fautore del proprio destino. L’ ”industria” quindi diviene l’attitudine a conquistare ciò che si desidera o a riconquistare ciò che è andato smarrito. Tale concetto è già presente in Tommaso d’Aquino non come virtù ma come principio operativo volto al conseguimento di un bene (chiamato da Aristotele “dinotica”) e che necessita di diversi accorgimenti per andare a buon fine.
Pag. 34-57

ANGELO M. MANGINI, Il purgatorio di Ferondo e quello di Forese. L'intertestualità dantesca in "Decameron", III.8 e la questione dei suffragi
Nel saggio “Il purgatorio di Ferondo e quello di Forese. L’intertestualità dantesca in ‘Decameron’ III, 8 e la questione dei suffragi” Angelo M. Mangini ricostruisce le tracce dantesche presenti nella novella ottava della terza giornata, del Dante purgatoriale, in special modo a partire dalle letture critiche che ne fanno studiosi quali Auerbach, Branca, Delcorno ed Eisner. In particolare lo studioso sottolinea che l’utilizzo del modello dantesco in chiave comica non sia da intendere come il tentativo di una lettura disimpegnata del poema dantesco, né come la dissacrazione della figura di Dante, ma come una “consapevole riflessione critica su aspetti della dimensione purgatoriale”, come scrive il Mangini. Riferendosi poi anche al parallelismo tra la novella e l’episodio purgatoriale riguardante Forese Donati rimarca le corrispondenze e i contrasti tra i due morti e le rispettive vedove, protagonisti degli episodi, ovvero gli appetiti ugualmente espressi dai due personaggi ma diversamente risolti in Dante e Boccaccio. Infine, il pane e il vino delle celebrazioni eucaristiche, come pure le preghiere e le elemosine, servono da suffragio per le anime dei defunti, oltreché come cibo.
Pag. 59-82

PAOLO CHERCHI, ROBERTA MOROSINI, Adone mediterraneo
Nel contributo intitolato “Adone mediterraneo” Paolo Cherchi e Roberta Morosini ricostruiscono le ragioni per cui, nel tardo Quattrocento, presso la corte aragonese del Meridione d’Italia, nasca la letteratura “piscatoria” e “marittima” sotto la spinta innovativa e la tendenza a sperimentare da parte dei poeti, a iniziare dall’impulso dato da Iacopo Sannazaro con le sue “Egloghe piscatorie”, mediante le quali celebra il mito del mare Mediterraneo. Sorta come reazione al petrarchismo settentrionale imperante, la letteratura “piscatoria” trovò il proprio centro a Napoli in apparente contrasto tematico tra l’Arcadia, basata sulla rievocazione idilliaca della campagna, e il mondo marinaresco, ma in realtà gli aspetti formali e contenutistici sono assai simili, poiché i miti su cui si fondano entrambi i generi sono i medesimi. Diversi furono gli autori che si ispirarono all’ambiente marino, tra cui Bernardino Rota e Bernardo Tasso, ma fu soprattutto Giovan Battista Marino nell’ “Adone” a fare del Mediterraneo uno dei nuclei fondamentali della sua narrazione, dal momento che il bellissimo giovinetto ne incarna pienamente lo spirito, essendo ondivago come lo stesso mare e appartenente con tutto se stesso al cuore di quelle acque immortali, tanto da potersi tracciare l’iniziale del proprio nome collegando idealmente alcune delle isole più belle di questo mare.
Pag. 83-109
NOTE E RASSEGNE
ALESSANDRA MUNARI, Gli incanti di Atlante nel dramma in musica di primo Seicento
Nelle “Note e rassegne” leggiamo il saggio “Gli incanti di Atlante nel dramma in musica di primo Seicento”, in cui Alessandra Munari ripercorre la genesi e gli sviluppi dell’opera romana secentesca sotto il patronato dei Barberini e la produzione di Giulio Rospigliosi, sottolineando come gli intrattenimenti teatrali, durante le festività più importanti, fossero praticati già dal Quattrocento e in particolare riscuotesse grande successo la rappresentazione de “Il palazzo incantato” o “Il palazzo di Atlantide”, ispirata alla liberazione di Ruggiero per mano di Bradamante secondo l’Ariosto, ma anche un celebre balletto intitolato “La liberazione di Ruggiero dall’isola di Alcina” (Firenze, 1625) su libretto di Ferdinando Saracinelli e musica di Francesca Caccini, come pure un altro libretto romano, “La catena d’Adone” (1626) di Ottaviano Tronsarelli, in cui si narravano le avventure del meraviglioso giovinetto prigioniero della maga Falsirena. Sullo sfondo della produzione del Rospigliosi viene rievocata l’epoca della Controriforma in cui egli, come papa Clemente IX, anche se soltanto tra il 1667 e il 1669, avrebbe agito con magnanimità e diplomazia.
Pag. 110-135

SERGIO DI BENEDETTO, 'Stava l'infelice, immoto'. Sulla morte di don Rodrigo
Nell'articolo dal titolo “ ‘Stava l’infelice, immoto’. Sulla morte di don Rodrigo” Sergio Di Benedetto si sofferma sul finale del capitolo XXXV dei “Promessi sposi”, in cui il personaggio manzoniano è già in deliquio, tanto da non riconoscere né fra Cristoforo, né Renzo, che gli stanno davanti. Questa fine così drammatica rappresenta non solamente lo scioglimento dei vari nodi che legavano l’opera e quindi l’avvio verso la sua conclusione, ma anche un momento fondamentale per l’autore al fine di esprimere compiutamente il messaggio che è sotteso a tutto il testo, ossia il rapporto tra il bene e il male, tra la giustizia divina e il perdono, tra la punizione del peccatore e l’assoluzione dei peccati per chi si pente. Il Manzoni nel “Fermo e Lucia” aveva operato minuziosamente a descrivere la caratterizzazione di don Rodrigo, anche nell’intento di farne un esempio della misericordia di Dio esplicata nell’umiliazione dell’orgoglio, come già nell’ “Ode a Napoleone Bonaparte” aveva fatto dell’imperatore lo strumento della Sua grandezza e magnanimità.
Pag. 137-147

MARCO FAVERO, Per una poesia di movimento: le "Novelle a gran velocità" di Dino Campana
Nel contributo intitolato “Per una poesia di movimento: le ‘Novelle a gran velocità’ di Dino Campana” Marco Favero ricostruisce la travagliata genesi dei “Canti orfici”, unico, fondamentale libro del poeta di Marradi, che dopo lunghi ripensamenti decise di cassare le prose più propriamente futuristiche, mentre le cosidette “Novelle a gran velocità” furono inserite nel volume sotto il titolo di “Varie e frammenti”, probabilmente, rileva lo studioso, poiché “il movimento d’avanguardia non riuscì a guadagnarsi un ulteriore riferimento, dopo quello esplicito a Soffici, all’interno del libro”. Favero rimarca inoltre che l’idea stessa di movimento ha permeato l’intera opera di Campana a partire dall’azione del ricordare che torna sempre, pur se talvolta l’immobilità, ovvero la ricerca di pace e di quiete invocate dal poeta, rappresenta una pausa necessaria all’economia dei versi.
Pag. 148-168
RECENSIONI
NATASCIA TONELLI, Fisiologia della passione. Poesia d'amore e medicina da Cavalcanti a Boccaccio
Firenze , Ed. Edizioni del Galluzzo - 2015 (Enrico Fenzi)
pag. 169-173


GIUSEPPE MARCELLINO, GIULIA AMMANNATI, Il latino e il 'volgare' nell'antica Roma. Biondo Flavio, Leonardo Bruni e la disputa umanistica sulla lingua degli antichi romani
Pisa , Ed. Edizioni della Normale - 2015 (Claudio Griggio)
pag. 173-176


UTZIMA BENZI, Francesco Panigarola (1548-1594). L'éloquence sacrée au service de la Contre-Réforme
Genève , Ed. Droz - 2015 (Fabio Giunta)
pag.


ANGELO COLOMBO, Dalle 'vaghe fantasie' al 'patrio zelo'. Letteratura e politica negli ultimi anni di Vincenzo Monti
Milano , Ed. LED Edizioni Universitarie di Lettere Economia Diritto - 2016 (Fernanda Rossetti)
pag. 180-183


GIOVANNI VERGA, Novelle rusticane , a cura di Giorgio Forni
Novara , Ed. Fondazione Verga/Interlinea ("Edizione Nazionale delle Opere di Giovanni Verga. Nuova Serie, Volume III") - 2016 (Rossella Bonfatti)
pag. 183-186

I LIBRI - RAGIONI PER RILEGGERE
EMILE GEBHART, L'Italia mistica. Storia del Rinascimento religioso nel Medioevo (1890) , traduzione di Armando Perotti
Bari , Ed. Laterza - 1910 (Carlo Ossola)
pag. 187-191


BATTISTA GUARINO, Sermone del cane e del cavalllo , a cura di Gianluca Valenti
Roma , Ed. Salerno Editrice - 2016 (***)
pag. 192-194


ANGELO POLIZIANO, Lettere volgari , a cura di Elisa Curti
Roma , Ed. Edizioni di Storia e Letteratura - 2016 (***)
pag. 194-195