CRITICA DEL TESTO

Quadrimestrale
Direzione: P. Canettieri; L. Formisano; M.L. Meneghetti; A. Pioletti.
Direttore responsabile: A. Punzi.
Comitato scientifico: V. Beltrán Pepió (Roma I); D. Billy (Toulouse); A. Blecua (Barcelona); A. Bosi (São Paulo); F. Brugnolo (Padova); R. Campra (Roma I); J. Cerquiglini (Paris - Sorbonne); M.L. Cerrón Puga (Roma I); P. Cherchi (Ferrara); C. Colaiacomo (Roma I); R. Distilo (Cosenza); R. Dorra (Puebla); P. Dronke (Cambridge); A. Fassò (Bologna); E. Finazzi-Agrò (Roma I); G. Frasso (Milano - Univ. Cattolica); M. Liborio (Roma III); F. Lobera Serrano (Roma I); M. Mancini (Bologna); A. Menichetti (Fribourg); R. Mercuri (Roma I); N. Pasero (Genova); S. Peloso (Roma I); A. Pinto de Castro (Coimbra); J. Pop (Cluj); F. Rico (Barcelona); L. Rossi (Zürich); H. Weinrich (Paris - Collège de France); F. Zambon (Trento).
Comitato editoriale: R. Antonelli; F. Beggiato; P. Boitani; C. Bologna; N. von Prellwitz; E. Scoles; G. Tavani.
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Segreteria di redazione: G. Paradisi.
Rubriche: Saggi.

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Anno 2017 - N. 3
(a cura di Marcello Ciocchetti)


MARÍA LUISA CERRÓN PUGA, Presentazione
“Cervantes e l’Italia” è il titolo di questo fascicolo monografico di “Critica del testo”, curato da María Luisa Cerrón Puga e da Isabella Tomassetti e pensato per onorare la memoria del grande scrittore spagnolo in occasione del quarto centenario della sua morte (2016). I contributi ruotano attorno al rapporto di Cervantes con l’Italia, indagando da un lato il peso che la nostra letteratura ha avuto nella sua opera e dall’altro l’impatto del “Quijote” nella cultura e nelle arti italiane.
Pag. VII-XVII
IL DIALOGO CON I MODELLI: LE LETTURE ITALIANE DI CERVANTES
GIULIO FERRONI, “Forse altri canterà con miglior plettro”: strategie dell’interruzione, del rinvio, della fine da Ariosto a Cervantes
Prendendo avvio dalla citazione (“Orlando furioso”, XXX, 16) che chiude il primo “Quijote”, il saggio mostra il rilievo che nel dialogo tra il romanzo di Cervantes e il poema dell’Ariosto hanno le strategie di interruzione, differimento, sospensione e il rapporto della scrittura con la fine. Vengono fomiti esempi dell’impatto di questi dati sulle forme della metanarrazione e sul rapporto tra spazio della scrittura e spazio esterno, fino al limite della morte. Nel prologo e nella dedica del “Persiles” viene riconosciuto un impressionante e definitivo esito di questo rapporto della scrittura con la fine.
Pag. 3-20

JOSÉ MANUEL MARTÍN MORÁN, Cide Hamete y la estirpe de Turpín
Il personaggio di Cide Hamete è tradizionalmente considerato uno degli elementi chiave della parodia Cervantes dei libri di cavalleria. L'argomento del manoscritto trovato e quello del pseudo-autore cavalleresco sono indubbiamente all'origine della sua figura; o almeno, in quello del Cide Hamete de "Don Chisciotte" del 1605, mentre quello del 1615 sembra più opportuno collegarlo al Turpin di Boiardo e Ariosto. L’articolo svolge un'analisi comparativa delle funzioni narrative dei tre autori fittizi al fine di chiarire la possibile ascendenza italiana dei Cervantes moreschi.
Pag. 21-40

MARÍA LUISA CERRÓN PUGA, Desamorados y muertos de amores: Marcela y Grisóstomo a la luz del “De Amore” de Marsilio Ficino
Alla luce del dialogo che Cervantes stabilisce con le sue letture, viene proposta un'interpretazione neoplatonica della storia di Marcela e Grisóstomo ("Quijote" I, 11-14), in cui la questione dell'amore non corrisposto già discussa in "La Galatea" è messa in relazione con il "De Amore" di Ficino e con "II Cortegiano" di Castiglione.
Pag. 41-64

MARIA ROSSO, Cervantes, Garcilaso y la filografía del “Persiles”
Le reminiscenze di Garcilaso disseminate nel "Persiles" svolgono funzioni diverse, legate al contesto in cui sono registrate. Se da una parte gli stili poetici di Toledo possono offrire a Cervantes un repertorio lessicale adattabile a diversi aggiornamenti discorsivi, d'altra parte in alcuni passaggi è evidente un confronto dialogico, particolarmente significativo quando è connotato da un'intenzione parodica o quando implica una revisione critica dei ‘topoi’ amorosi.
Pag. 65-79

FRANCISCO LOBERA SERRANO, Sobre la escritura del ‘hablar’ en “La Celestina” y en el “Quijote”
La difficoltà di definire quale tipo di lingua castigliana usino i personaggi della "Comedia" o "Tragicomedia de Calisto y Melibea" ci aiuta a riflettere sulla lingua parlata in letteratura. D'altra parte, il tema del dialogo come genere letterario del Rinascimento e la sua relazione e differenza con il dialogo nella narrativa cinquecentesca, può farci comprendere aspetti fondamentali della singolarità di "La Celestina" e una possibile relazione con il "Chisciotte" nella composizione e nella natura del dialogo.
Pag. 81-105

LUIS GÓMEZ CANSECO, Imitación y ejemplaridad: Bandello, Cervantes y Avellaneda
Cervantes e il suo emulatore Alonso Fernández de Avellaneda hanno usato Matteo Bandello come fonte per alcune delle loro narrazioni. Quell'imitazione riflette la concezione opposta che avevano della letteratura e del mondo.
Pag. 107-120

DONATELLA PINI, Contrapunto hispano-italiano en “La Señora Cornelia”
Giocando sottilmente con gli stereotipi nazionali, Cervantes esprime in "La Señora Cornelia" un ameno contrappunto ispano-italiano offrendo a due cavalieri baschi - rappresentazione della quintessenza della cortesia spagnola - l'occasione per superare in modo distinto e cavalleresco i discendenti delle dinastie di Este e Bentivoglio (a loro volta la quintessenza della cortesia italiana). Secondo questa lettura, il romanzo non presenta elementi riferibili alla realtà storica di Bologna e Ferrara, luoghi dell’azione, ma sviluppa un motivo letterario eterogeneo - la ‘cortesia della Spagna’ - che il ferrarese Giraldi Cinzio affronta nelle novelle VI, 4 e X, 5 degli "Ecatommiti".
Pag. 121-138

ANNA BOGNOLO, Variedad entre riqueza y desorden. Más sobre Cervantes y Tasso
Il saggio verte sul discorso del Canonico di Toledo ("Don Chisciotte" I, 48) a partire dal più recente dibattito sulle questioni poetiche del Rinascimento italiano (Hempfer, Javitch, Sberlati, Jossa) riflettendo sul diverso ruolo che i romanzi e i libri di cavalleria svolgono nei rispettivi sistemi letterari, italiano e spagnolo. Alla luce di queste considerazioni è possibile istituire un raffronto tra i temi della ‘varietà’ e della ‘scrittura senza limiti’ in Cervantes e Tasso.
Pag. 139-160

VICTORIA PINEDA, Gestualidad y retórica de las pasiones en las “Novelas ejemplares”: de Giraldi y Tasso a Cervantes
Sulla base delle riflessioni teoriche del "Discorso intorno al comporre dei romanzi" di Giovambattista Giraldi Cinzio e dei "Discorsi (...) dell'arte poetica", e in particolare del poema eroico di Torquato Tasso, l’articolo analizza le risorse che Cervantes usa nei "Romanzi esemplari" per rappresentare le emozioni vissute dai personaggi e quindi sollecitare la reazione del lettore. La rappresentazione dei gesti è qui esaminata non solo come manifestazione esterna dei personaggi ma anche come registro di azioni sociali codificate.
Pag. 161-183

PINA ROSA PIRAS, Lugares cervantinos: ‘historia’ y ‘poesía’ en la “Información en Argel”
L’articolo prende in esame un testo scritto da Cervantes nel 1580, la “Información en Argel”, riflettendo sulla dualità 'historia-ficción’ o ‘poesía’, parola con cui gli scrittori italiani del sedicesimo secolo designavano la ‘letteratura puramente immaginativa’. In particolare si analizza un passaggio - la domanda IX - in cui Cervantes racconta uno dei suoi tentativi di fuga da Algeri. Cervantes elabora questo testo utilizzando per la prima volta tecniche narrative che saranno ricorrenti nella sua poetica: le citazioni implicite, la costruzione dell'argomentazione, il gioco di intermediari, autori e narratori, il rapporto tra storia e finzione che è alla base di la funzione dello ‘storico arabo’, cioè il ‘vero autore’ (Cide Hamete Benengeli) nel "Don Chisciotte".
Pag. 185-196

CARLA PERUGINI, Buscando mercedes. Nuevos datos sobre Cervantes y los italianos
Miguel de Cervantes, sebbene alieno dal servilismo e dall'adulazione, al pari di altri artisti del tempo seppe procurarsi protezione e favori nella Corte grazie ai suoi frequentanti aristocratici spagnoli e italiani. Il contributo getta nuova luce su molti personaggi italiani (nobili, letterati, ecclesiastici, militari), con i quali Cervantes intrattenne relazioni, emendando diverse informazioni errate su di loro: tra questi Pirro Bocchi e Francesco Musacchi, ricordati nella ‘declaración de limpieza’ del 1569, e Gian Francesco Locadello per la sua donazione alla sorella dello scrittore, Andrea.
Pag. 197-215
IL DIALOGO DEI POSTERI CON CERVANTES: VARIA FORTUNA DEL “QUIJOTE” IN ITALIA
MARIA CATERINA RUTA, El canto de don Quijote en los libretos de ópera italianos
Nelle indagini degli ultimi decenni la riflessione critica si è incentrata sulla ‘fortuna’ del "Chisciotte" nel corso dei secoli. In area italiana vale la pena sottolineare l'interesse che musicisti e coreografi hanno già dimostrato negli anni successivi alla pubblicazione delle due parti del libro. Gli autori dei ‘libretti’ hanno apprezzato l'estensione del testo e la ricca presenza di storie e avventure: ogni librettista doveva selezionare i materiali che voleva utilizzare in base al genere musicale scelto, all'ambiente culturale del momento e alle aspettative del pubblico amatoriale. Il saggio analizza in forma sintetica lo sviluppo dei temi ‘donchisciottesci’ nella storia della musica e del balletto italiano, dal "Don Chisciotte della Mancia" di Morosini e Fedeli (Venezia, 1680) fino al "Don Chisciotte" di Fito Frazzi (Firenze, 1952), con l’aggiunta di alcune considerazioni sulla produzione musicale contemporanea.
Pag. 219-235

INES RAVASINI, “Il quadro delle meraviglie”: un libreto para ‘opera buffa’ de Andrea Camilleri
Nel 1963 Andrea Camilleri scrisse un libretto per un'opera buffa del compositore italiano Franco Mannino ispirato a “El retablo de las maravillas” di Cervantes. L'articolo, dopo aver inserito l'adattamento di Camilleri nel più ampio quadro della fortuna musicale e letteraria degli "Entremeses" cervantini in Italia nel corso del XX secolo, analizza il testo del libretto e le modifiche apportate alla luce dell'idea di teatro di Camilleri, a sua volta influenzata dalla concezione pirandelliana.
Pag. 237-257

FLAVIA ROSSI, Prestiti cervantini nel “Barone di Nicastro” di Ippolito Nievo
Miguel de Cervantes è senza dubbio uno degli autori più rilevanti nell’immaginario letterario di Ippolito Nievo, la cui produzione ruota intorno al ricorso al registro umoristico come cifra interpretativa del reale. Nel “Barone di Nicastro”, romanzetto satirico del 1857, l’autore riprende molteplici motivi chisciotteschi, talvolta quasi alla lettera, costruendo una trama che ricorda molto da vicino quella del capolavoro cervantino ed elaborandone dì fatto una felice rivisitazione.
Pag. 259-272

NANCY DE BENEDETTO, L’influenza di Benedetto Croce su alcune traduzioni novecentesche del “Don Quijote”
Le traduzioni, rimandando ad un noto saggio di Benvenuto Terracini, vengono ‘ad inserirsi (...) come caso particolare nella dialettica di tradizione e innovazione su cui s'impernia lo svolgimento storico della lingua’; partendo da questo presupposto, non dissimile dalle posizioni più autorevoli della comparatistica traduttologica, l'analisi che qui si propone tende ad inserire alcune delle versioni italiane del “Don Quijote” nel contesto culturale in cui fu pubblicato seguendone in diacronia il progetto e gli esiti linguistici. Si tiene conto dei fattori più rilevanti dell'ambiente culturale della prima metà del Novecento e dunque soprattutto dell’influenza che Benedetto Croce esercitò sulla teoria e sulla prassi della traduzione.
Pag. 273-299

IOLE SCAMUZZI, Cervantes e il “Chisciotte” nella stampa italiana del periodo fascista
Il saggio analizza la ricezione del "Chisciotte" nell'Italia fascista attraverso due quotidiani nazionali: "La Stampa" e il "Corriere della Sera". Una forte influenza della visione unamuniana del personaggio di Cervantes caratterizza gli articoli più allineati ai valori del regime: la rivendicazione della cultura umanista di Cervantes sembra piuttosto tipica degli intellettuali e dei filologi non interessati alla rivalutazione fascista dell'eroe.
Pag. 301-318

GABRIELE QUARANTA, Un personaggio per molti mondi: intersezioni letterarie e illustrazione del “Quijote” tra Spagna, Francia e Italia
La trasposizione in altri generi letterari e nelle arti figurative lascia trasparire la poliedrica identità del personaggio-Chisciotte e al tempo stesso la sua disponibilità ad assumere caratteri sempre nuovi e inediti. Elementi tassiani e antichissimi ‘topoi’ pittorici si aggiungono così a più attesi riferimenti ariosteschi, nel passaggio dalle ribalte settecentesche a quelle di Broadway, ad esempio, o dalle xilografie di Tony Johannot alle incisioni di Pinelli, che suggeriscono anche un possibile dialogo per immagini con il capolavoro manzoniano.
Pag. 319-336

LORETTA FRATTALE, Intertestualità e intermedialità nel don Chisciotte immaginato da Mimmo Paladino
Si descrive e si commenta, da una doppia prospettiva intertestuale e intermediale, l’immagine di Don Chisciotte proposta dal maestro dell'arte contemporanea Mimmo Paladino all’interno della spettacolare edizione italiana del capolavoro cervantino pubblicata nel 2006 da Editalia. Il testo, nella versione italiana di Alfredo Giannini del 1923, è illustrato da oltre centocinquanta disegni - tra tavole, acquarelli, incisioni - dell’artista salentino.
Pag. 337-358