CRITICA DEL TESTO

Quadrimestrale
Direzione: P. Canettieri; L. Formisano; M.L. Meneghetti; A. Pioletti.
Direttore responsabile: A. Punzi.
Comitato scientifico: V. Beltrán Pepió (Roma I); D. Billy (Toulouse); A. Blecua (Barcelona); A. Bosi (São Paulo); F. Brugnolo (Padova); R. Campra (Roma I); J. Cerquiglini (Paris - Sorbonne); M.L. Cerrón Puga (Roma I); P. Cherchi (Ferrara); C. Colaiacomo (Roma I); R. Distilo (Cosenza); R. Dorra (Puebla); P. Dronke (Cambridge); A. Fassò (Bologna); E. Finazzi-Agrò (Roma I); G. Frasso (Milano - Univ. Cattolica); M. Liborio (Roma III); F. Lobera Serrano (Roma I); M. Mancini (Bologna); A. Menichetti (Fribourg); R. Mercuri (Roma I); N. Pasero (Genova); S. Peloso (Roma I); A. Pinto de Castro (Coimbra); J. Pop (Cluj); F. Rico (Barcelona); L. Rossi (Zürich); H. Weinrich (Paris - Collège de France); F. Zambon (Trento).
Comitato editoriale: R. Antonelli; F. Beggiato; P. Boitani; C. Bologna; N. von Prellwitz; E. Scoles; G. Tavani.
Redazione: N. Cannata; S. Celani; S. Conte; A. Fukas, G. Lalomia; S. Marinetti; M. Mocan; I. Proia; R. Rea; G. Santini, E. Sarmati, R. Tagliani; I. Tomassetti; R. Viel.
Segreteria di redazione: G. Paradisi.
Rubriche: Saggi.

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Anno 2017 - N. 2
(a cura di Marcello Ciocchetti)

IL TESTO RITROVATO
GIUSEPPE MASCHERPA, FEDERICO SAVIOTTI, “E membre vos co·us trobei a Pavia”. Affioramenti trobadorici nella biblioteca del Seminario Vescovile
La biblioteca del Seminario di Pavia ha restituito un bifolio di canzoniere provenzale reimpiegato come rivestimento della legatura di una cinquecentina: si tratta del residuo di una silloge confezionata tra fine Due e inizio Trecento, forse in un atelier d’area tirrenica. Il frammento tramanda le ‘vidas’ e alcune liriche dì Guìllem de Berguedan e di Raimbaut d’Aurenga. L'indagine ecdotica colloca il testimone pavese (siglato Pv) in una posizione di assoluto rilievo, in quanto latore di due lezioni individuali degne dì nota: la firma di Uc de Saint Circ entro la rarissima ‘vida’ di Raimbaut d’Aurenga e un verso del sirventese dì Guillem de Berguedan ‘BdT’ 210.19 obliterato dal resto della tradizione. Acquisizioni ulteriormente interessanti sono garantite dall’esame codìcologico-paleografico, della decorazione e della ‘scripta’: in questo senso, si può postulare che Pv provenga dalla stessa silloge sfascicolata a cui dovettero appartenere altri due frammenti trobadorici (m e m2) separatamente rinvenuti nel secolo scorso e per i quali era già stata ipotizzata un’origine comune.
Pag. 9-70

MARCO BERNARDI, Una lettera inedita dal Sacco di Roma: qualche novità su Colocci, il “libro di portughesi” e il “Libro reale”
L’articolo offre l'edizione e il commento di una lettera - qui segnalata per la prima volta - inviata da Pier Andrea Ripanti ad Angelo Colocci (1474-1549), al tempo del Sacco di Roma. Essa può essere connessa con un'altra missiva già nota di poco precedente che l’umanista ricevette da Antonio Tebaldeo, e con due elenchi librari contenuti nello zibaldone colocciano Vat. lat. 4817. Lo studio di questi documenti (e specialmente della lettera del Ripanti, che contiene una lista di libri sfuggiti al Sacco) consente dì arricchire di nuovi dettagli la ricostruzione della biblioteca di Angelo Colocci. Il presente lavoro propone infatti alcune nuove identificazioni e si sofferma con particolare attenzione sulla sorte di due importanti volumi colocciani perduti: il cosiddetto “Libro reale” (canzoniere quattrocentesco di lirica italiana delle origini) e un non meglio identificabile ‘libro di portughesi’ (un’analoga raccolta di lirica galego-portoghese medievale).
Pag. 71-103
SAGGI
VICENÇ BELTRAN, Leonor Plantagenet y los trovadores: “Puoich Vert” (de Aragón?)
Il matrimonio tra Alfonso VIII e Leonor Plantagenet (1170) sembra essere stato un momento inaugurale nel rapporto tra il regno di Castiglia e i trovatori occitani. L’articolo cerca di definire quali in realtà fossero coloro che erano fisicamente nella sua corte o al suo servizio e propone di localizzare in Aragona il luogo di Puoig Vert, sede della galleria trobadoresca di Peire d'Alvernha; auspica inoltre che la nuova politica culturale della corte possa essere il centro di affermazione o consolidamento della scuola galiziano-portoghese.
Pag. 107-136

GIORGIO BARACHINI, Ogier e Renaut: riesame delle interferenze
L'articolo riesamina le interferenze tra il “Renaut de Montauban” e l’“Ogier de Danemarche”. Le due canzoni di gesta presentano punti dì contatto a livello narrativo che risalgono alla fase della loro elaborazione e sono già evidenti nelle prime testimonianze di Metello di Tegernsee e Alexander Neckam, pur con significative discordanze rispetto ai racconti pervenuti. È discussa quindi la questione dell’anteriorità di uno dei due testi e si conclude che la prima parte della “Chevalerie Ogier” nell’ “Ogier de Danemarche”, l'unico testo in cui Ogier figuri come ribelle, è probabilmente stata composta, per iniziativa individuale, dopo le “Enfances Ogier” su influsso del “Renaut de Montauban”. In tal modo, il messaggio trasmesso dalla “Chevalerie Ogier” mostra la propria specificità nel confronto con il “Renaut”, rispetto al quale respinge l’idea del fallimento inevitabile dì ogni ribellione al potere regio e ne propone al contrario una visione oltranzista.
Pag. 137-181

GIULIA MURGIA, Meliadus, “l’ami a la Dame du Lac”, nella tradizione delle “Prophecies de Merlin” e dell’“Historia de Merlino”
Il personaggio del cavaliere-scriba Meliadus, ‘ami’ della Dama del Lago, incarna il simbolo di una nuova estetica romanzesca, sorta al crocevia tra il romanzo profetico merliniano e il romanzo arturiano. Il suo stesso nome, che fa eco a quello del padre, il re del Léonois, è il segno della sua incerta identità: la sua vocazione sembra essere quella di interpretare il ruolo del doppio, inserendosi in un sottile gioco di corrispondenze e di scarti intertestuali. In questo contributo ci si propone di disegnare un ritratto del personaggio a partire dalla tradizione francese delle “Prophecies de Merlin” per arrivare alle due redazioni della “Historia de Merlino”, rimaneggiamento italiano quattrocentesco che mostra un particolare interesse per il ‘nuovo arrivato’, come risulta dal processo di amplificazione a cui sottopone il suo ipotesto in alcune sezioni consacrate proprio a Meliadus.
Pag. 183-216

ELIANA CREAZZO, Il cavallo nella leggenda di Artù nell’Etna
Nella leggenda di Artù nell’Etna il cavallo riveste il ruolo di animale-guida verso l’Altrove rappresentato dal vulcano siciliano, in cui si trova Artù redivivo dopo la battaglia mortale di Camlann. L'articolo descrive, alla luce dì questo mitologema, i vari testi che costruiscono la leggenda, a partire dagli “Otia imperialia” di Gervasio di Tilbury, per poi soffermarsi su due storie moderne di “Artù nell’Etna’’ contenute in un leggendario folklorico locale, in cui la rappresentazione del cavallo trova più ampia articolazione e nuove dimensioni di senso.
Pag. 217-231

ADRIANA SENATORE, Ion Budai-Deleanu e i prestiti slavi: dalle enunciazioni teoriche alla prassi poetica
Negli ultimi decenni dal Settecento l’idea illuministica della cultura quale mezzo indispensabile per l’elevazione spirituale e il progresso sociale del popolo trova vasta eco tra gli esponenti della Scuola latinista transilvana che operarono per l’affermazione della coscienza nazionale romena e attuarono molteplici iniziative di divulgazione culturale. Ion Budai-Deleanu si distingue dagli altri aderenti di quella composita corrente di pensiero perché opera tanto nel campo letterario, lavorando a una vasta epopea, “Ţiganiada sau Tabâra ţiganilor” (“Zingareide o l’Accampamento degli zingari”), quanto in quello linguistico, interessandosi di questioni lessicali. Anche in questo caso occupa una posizione peculiare perché si lascia di rado attrarre dalla predominante tendenza al purismo degli altri studiosi transilvani; in verità, negli scritti teorici manifesta non poche volte un atteggiamento di ripulsa degli elementi alloglotti, ma nella composizione del poema agisce liberamente, guidato dall'inventiva poetica, come si dimostra attraverso l’analisi statistica dei termini di origine slava attestati nella “Zingareide”.
Pag. 233-256
ECDOTICA
ANDREA BERETTA, Questioni di filologia delle strutture: sondaggi sulle “Rime” di Dante
Il contributo presenta una disamina della macrostruttura delle “Rime” di Dante - specificamente della serie delle canzoni - nella tradizione manoscritta e nelle edizioni critiche Barbi (compresa la selezione effettuatane da Contini) e De Robertis. Da un lato, l’analisi si sofferma sulla divergente seriazione delle canzoni nelle famiglie ‘g’ e ‘b’ (individuate nell'edizione De Robertis); dall’altro, lo studio della ‘varia lectio’ mostra come la famiglia ‘b’ sia connessa per lezione ad altri gruppi, secondo dinamiche che travalicano le logiche dì congiunzione/separazione, per dilatarsi in una più fluida azione contaminatoria. Innovazione principale di ‘b’ viene così ad essere l’ordinamento delle canzoni, il quale, grazie a prove paratestuali reperibili in primis sugli autografi boccacciani, e indizi offerti dal “Trattatello in laude di Dante”, sembrerebbe poter dipendere dall'ipotesi sulla struttura complessiva del “Convivio” formulata dal Certaldese nel “Trattatello”. In conclusione, si anticipa la prosecuzione dello studio sull’ordinamento (antico e paratestualmente fissato) della famiglia ‘g’.
Pag. 259-317

BIENVENIDO MORROS MESTRES, Dos enmiendas al texto de “El caballero de Olmedo” de Lope de Vega
Il testo de "El caballero de Olmedo" è stato trasmesso fino ad oggi con due versi difettosi che dovrebbero essere modificati per comprendere appieno il lavoro. Questi versetti possono essere modificati grazie agli strumenti forniti dall'ecdotica o dalla critica testuale già praticata dai primi umanisti e rivendicata da Alberto Blecua nel suo "Manuale": la "lectio difficilior", l'usus scribendi, la "conformatio textus" e le "metriche". Per il secondo emendamento abbiamo anche fatto ricorso alle idee di Seneca sull'ingratitudine, molto in voga ai tempi di Lope e ricordato da lui stesso alla fine del suo lavoro.
Pag. 319-337
RADIOGRAFIE
MASSIMO MARINI, Lengua misógina en un soneto del Ms. Corsini 970
L’articolo esamina l’occorrenza del tema di origine classica della ‘vituperatio in vetulam’ in un “Cancionero de poesía española” conservato presso l'Accademia dei Lincei a Roma (Cors 970). Oltre a un'analisi tematica, vengono studiati gli aspetti formali e linguistici del poema.
Pag. 341-354

PAOLA NAVONE, Note storiche e archivistiche sul Fondo Mussafia della Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze
Attraverso documenti perlopiù inediti, viene qui tracciata per la prima volta la storia dell’archivio di Adolfo Mussafia. Se ne ricostruisce la donazione alla Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, nel contesto del prezioso e importante patrimonio librario e archivistico di quest’ultima, nonché le tristi vicende subite dal fondo durante due momenti drammatici: la seconda guerra mondiale e l’alluvione di Firenze del 1966. Infine, a seguito della ricognizione integrale dell’archivio iniziata nel 2012, vengono forniti alcuni dati relativi ai suoi contenuti e alla sua conservazione.
Pag. 355-384
A PROPOSITO DI...
ANNA BOGNOLO, La ricerca recente sul romanzo cavalleresco spagnolo
L’autrice ripercorre nelle sue varie fasi l’attenzione critica riservata al romanzo cavalleresco spagnolo del Cinquecento. Dopo secoli di rimozione storiografica, la riscoperta dei ‘libros de caballerías’ venne avviata solo verso la fine degli anni Sessanta del secolo scorso; una forte intensificazione degli studi si è poi avuta negli anni 1998-2000 e 2008-2010. Negli ultimi anni risultano in incremento le ricerche sui ‘libros de caballerías’ intesi come ‘género editorial’, gli studi relativi alla loro diffusione internazionale e, da un punto più prettamente letterario, la disamina dei rapporti intertestuali e intergenerici e delle specifiche tecniche narrative.
Pag. 387-416