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Semestrale di drammaturgia dell’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Italiano Contemporaneo
Sememestrale
Direttore
: Franca Angelini.
Direttore responsabile: Paolo Petroni.
Comitato di redazione: Roberta Carlotto, Carlo Cecchi, Stefano Geraci, Claudia Micocci, Antonella Ottai, Gorgio Patrizi, Ubaldo Soddu, Elio Testoni.
Segreteria di redazione: Dina Saponaro; Lucia Torsello.
Rubriche: Saggi; Note; Traduzioni; Testi teatrali. 

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Semestrale di drammaturgia dell'Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo

Anno 2012 - N. 2
Luglio-dicembre
(a cura di Marina Dattola)

ELSA MORANTE E "LA SERATA A COLONO": INTRODUZIONE
CESARE GARBOLI, Saggi di Elsa
In questo numero della rivista interamente dedicato alla memoria di Elsa Morante, Cesare Garboli ricorda una sua conversazione con l’autrice in cui confessò di essere una donna ‘pesante’ poiché eccessivamente attaccata ai piaceri della vita. Da quel momento in poi l’atteggiamento dell’autrice mutò, rinunciando a tutto ciò che aveva considerato un bene che le appartenesse. In quel periodo la Morante progettò di pubblicare una raccolta di saggi per il "Saggiatore" e, anche se il piano editoriale andò in fumo, esistono ancora l’indice del volume e le fotocopie dei testi. Attraverso l’analisi di tali scritti emerge il contrasto interiore nato nella scrittrice tra il suo essere un poeta-scrittore e la coscienza del proprio valore che metteva in crisi l’unità della sua persona.
Pag. 9-16

STEFANO MALATESTA, Elsa, solo adesso riesco a capirti
Quando Cesare Garboli decise di riordinare i numerosi appunti, saggi, introduzioni e presentazioni scritte su Elsa Morante riuscì a comprendere numerosi aspetti sull'autrice che amava particolarmente e che vengono quindi, in alcuni stralci, messi in luce in una sorta di intervista. In particolar modo, vengono analizzati momenti della loro amicizia come la rottura provocata da una recensione di Pierpaolo Pasolini, le circostanze che portarono al loro primo incontro, il rapporto con gli uomini in genere e la capacità della Morante di stregare leggendo e interpretando l’animo delle persone.
Pag. 17-20
"LA SERATA A COLONO": IN SCENA
CONCETTA D’ANGELI, Il dolore della colpa
“La serata a Colono” è l’unica opera teatrale di Elsa Morante e, pur essendo una riscrittura di “Edipo a Colono” di Sofocle, appare come una parodia seria dove si sovrappongono le differenti letture che del mito antico sono state elaborate, da Freud a Hölderlin, da Hegel a Brecht. L’autrice ha così creato un’opera eterogenea con citazioni dalle tragedie greche, testi letterari, manuali, documenti storici e di cronaca in cui i temi principali risultano essere quelli della memoria e della colpa che giustificano la scelta di concentrarsi, in particolare, proprio sull' “Edipo a Colono”. I personaggi principali sono stati ridotti a due, Edipo e Antigone, e il primo incarna in pieno le caratteristiche dell’emarginato moderno: un vecchio cieco, malato, dedito all'alcol e alla droga, pazzo e povero. Articolo corredato di appendice fotografica.
Pag. 23-39

CLAUDIA MICOCCI, “La serata a Colono” ovvero il mondo salvato da Antigone-Ninetta
Nell'opera teatrale “La serata a Colono” di Elsa Morante è riscontrabile la presenza attiva del testo antico di Sofocle, all'inizio e alla fine della ‘pièce’, ma soprattutto grazie alla similitudine creata tra la figura di Antigone e quella di Ninetta. Edipo è divenuto il simbolo della pulsione inconscia di incesto e assassinio, ma oltre a tali colpe mitiche qui diviene simbolo dell’umanità moderna e delle sue colpe, dai lager alla bomba atomica. Nella versione della Morante, inoltre, tutti i personaggi trovano una corrispondenza in una sorta di totem animale, grazie a delle similitudini tra i tratti somatici e tra le caratteristiche psichiche e caratteriali: uomini, animali e vegetali condividono lo stesso dolore di vivere.
Pag. 41-47

LAURA PUTTI, Carlo Cecchi. La prima volta dell’ ”Edipo” di Elsa Morante
L’intervento, che ripropone un articolo pubblicato su “La Repubblica” il 7 gennaio 2013, spiega brevemente come Carlo Cecchi sia arrivato, dopo un lungo lavoro di studio e analisi, alla rappresentazione de “La serata a Colono” di Elsa Morante. L’opera venne messa in scena il 15 gennaio nel Teatro Carignano di Torino, con la regia di Mario Martone e le musiche di Nicola Piovani. Cecchi interpretò il ruolo di Edipo riuscendo così, dopo quarantacinque anni, a dare vita al sogno dell’amica Elsa Morante, superando le difficoltà create da un testo che non prevede azione e al cui interno la musica svolge un ruolo fondamentale.
Pag. 49-50

GIUSEPPINA MANIN, Martone: così riscopro il mistero teatrale creato da Elsa Morante
Viene qui riproposto l’articolo di Giuseppina Manin, pubblicato sul “Corriere della sera” del 16 gennaio 2013, dopo la rappresentazione de “La serata a Colono” di Elsa Morante al Teatro Carignano di Torino. Come ricorda il regista Mario Martone, avevano tentato già in passato tale impresa anche Eduardo, Carmelo Bene e Vittorio Gassman, ma nessun progetto era andato in porto a causa di un testo complesso e mutevole. È proprio il regista a spiegare come Carlo Cecchi, caro amico della scrittrice, lo abbia coinvolto in questo progetto ambizioso.
Pag. 51-52

NICOLA PIOVANI, Le musiche
Nicola Piovani, che ha creato le musiche per la rappresentazione de “La serata a Colono” del 15 gennaio 2013 presso il Teatro Carignano di Torino, per la regia di Mario Martone, spiega il processo creativo che lo ha coinvolto in tale progetto. La breve partitura intende seguire, rafforzare e dare suono alla musicalità insita nei versi del copione e, grazie alle didascalie della Morante, è stato possibile assecondare le suggestioni stilistiche e parodistiche e dare un suono alla scena. I due musicisti presenti sul palcoscenico hanno avuto il compito, quindi, di accompagnare in maniera discreta il coro per illuminarne il senso ritmico.
Pag. 53

FRANCA ANGELINI, Una serata di luce e buio
‘Parodia’ è il sottotitolo che viene attribuito all'opera teatrale di Elsa Morante “La serata a Colono”, termine caro all'autrice che allude alla modo di pensare all' ”Edipo a Colono” di Sofocle, dove centrale è il rapporto padre-figlia, due opposti a confronto. Lo spettacolo è stato messo in scena a Torino e dal gennaio 2013 al Teatro Argentina di Roma ed è servito a mettere in evidenza la struttura stessa dell’opera fondata sul contrasto tra luce e buio: la luce dei dementi innocenti e della ragazzina contro il buio del padre cieco. La figlia, infatti, qui incarna la vita, apollinea perché protegge il padre cieco, se si considera Apollo come il dio dell’unione del reale e del sapere. La vita del padre Edipo, invece, può essere ricondotta al dio Dioniso, simbolo della transizione tra estremi opposti, dell’ambiguità e del delirio estatico.
Pag. 55-61
PER PIRANDELLO
MYRIAM TREVISAN, Il ricordo di Pirandello tra le carte di Paola Masino
Paola Masino, scrittrice di rilievo e compagna di Massimo Bontempelli, fu legata da un profondo rapporto di amicizia con Luigi Pirandello, che ebbe l’opportunità di conoscere e frequentare durante un lungo soggiorno a Parigi. Attraverso la corrispondenza del periodo appare chiaro come Pirandello utilizzasse la descrizione del rapporto di coppia tra la Masino e Bontempelli per esternare il proprio dramma interiore, a causa del legame con Marta Abba, donna amata, ma lontana. Trent'anni di differenza separano il Maestro dall'amante, in un rapporto che era fortemente osteggiato dalla famiglia della donna, e la relazione simile esistente tra gli amici di Pirandello non fece altro che aumentare la lacerazione e il dispiacere per la sua condizione di uomo solo. Nelle lettere della Masino, durante tutto il corso della sua esistenza, i rimandi al ruolo rivestito da Pirandello di viatico nel mondo dell’arte, di nume tutelare sono costanti, conducendola fino alla scrittura onirica dove, ancora una volta, il Maestro divenne fonte di ispirazione.
Pag. 65-105

FLAVIA MATITTI, La pittura in casa Pirandello. Un dialogo ininterrotto tra Luigi e Fausto
Anche se le testimonianze sono poche, è certo che vi fu un dialogo ininterrotto tra Luigi Pirandello e suo figlio Fausto, apprezzato pittore, perché in entrambi emerge un rimando continuo alla realtà che è sempre soggettiva, problematica e relativistica. Il padre riuscì a spronare il figlio e a spingerlo verso la pittura, soprattutto, esercitandosi in prima persona, prevalentemente con paesaggi, e offrendosi come modello per ritratti. Luigi Pirandello manifestò la sua passione per la pittura anche attraverso la critica d’arte con attente recensioni sugli artisti contemporanei che dovevano, secondo lo scrittore, adottare un linguaggio comprensibile e spontaneo. Tra gli artisti che il drammaturgo frequentava si ricorda Ugo Fleres, Camillo Innocenti, Cipriano Efisio Oppo, Virgilio Marchi, ma in nessun caso vi fu l’adesione ad un ben definito movimento artistico. Qualche traccia delle discussioni estetiche intercorse tra Luigi e Fausto è presente nella loro corrispondenza dove il padre invita l’artista a mettere da parte le avanguardie e l’eccessiva modernità che cancella la sincerità e la naturalezza. Intervento corredato di un’appendice fotografica.
Pag. 107-134

ELIO PROVIDENTI, Alla ricerca d’un poeta sconosciuto (nel centenario di “Fuori di chiave”, 1912-2012)
L’intervento ripercorre la carriera del Pirandello poeta prendendo spunto dall'imminente pubblicazione, a partire dal 1941, di due raccolte che dovevano essere stampate, quasi contemporaneamente, dalla Mondadori e dalla Bompiani. Ad opporsi a questa coincidenza di eventi fu il figlio dello scrittore, Stefano, che riuscì a bloccare il progetto della Mondadori imponendo in ogni caso una sua revisione degli scritti. Il metodo per analizzare la poesia pirandelliana prevede, in realtà, non una scelta severa dei componimenti, come riteneva lo stesso Stefano, ma una ricostruzione dell’atmosfera siciliana che l’autore respirava nella sua Palermo, a Roma, a Bonn passando attraverso “Mal giocondo”, “Elegie renane”, la “Pasqua di Gea”e “Zampogna”.
Pag. 135-165
SCRIVERE TEATRO OGGI
MARIA SANDIAS, “…e rosso era lo scialle”
L’autrice offre ai lettori un’opera teatrale in un unico atto ambientata a Napoli, nell'abitazione della protagonista, Antonietta De Pace. La scena si svolge in un’unica notte, quella in cui morì Ferdinando di Borbone nel maggio del 1859, quando un commissario accusa nuovamente Antonietta di essere una rivoluzionaria, una garibaldina assolta in un regolare processo, ma che continua a tramare contro il regno.
Pag. 169-187