ANNALI D'ITALIANISTICA

Annuale
Editor: Dino S. Cervigni, The University of North Carolina at Chapel Hill.
Co-editors: Norma Bouchard, The University of Connecticut, Storrs; Valerio Ferme, Santa Clara University; Dennis Looney, The University of Pittsburgh; Massimo Lollini, Oregon University; Federico Luisetti, The University of North Carolina at Chapel Hill; Cristina Mazzoni, The University of Vermont; Luca Somigli, The University of Toronto; John Welle, The University of Notre Dame.
Advisory board: Andrea Battistini, Università degli Studi di Bologna; Francesco Bruni, Università di Venezia; Giuseppe A. Camerino, Università del Salento; Alessandro Carrera, University of Houston; Paolo Cherchi, University of Chicago; Louise George Clubb, University of California, Berkeley; Vincenzo De Caprio, Università della Tuscia, Viterbo; Giulio Ferroni, Università della Sapienza, Roma; Valeria Finucci, Duke University; John Gatt-Rutter, La Trobe University (Melbourne); Walter Geerts, Universiteit Antwerpen; Antonio Lucio Giannone, Università del Salento; Willi Hirdt, Universität Bonn; Christopher Kleinhenz, Univerisity of Wisconsin, Madison; Edoardo A. Lèbano, Indiana University; Alfredo Luzi, Università di Macerata; Albert N. Mancini, The Ohio State University; Mario Marti, Università del Salento; Olimpia Pelosi, SUNY-Albany; Ennio Rao, The University of North Carolina, Chapel Hill; Paolo Valesio, Yale University; Rebecca West, The University of Chicago.
Rubriche: Saggi

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Anno 2016 - N. 34
(a cura di Alfonso Ricca)

SPEAKING TRUTH TO POWER FROM MEDIEVAL TO MODERN ITALY
JO ANN CAVALLO AND CARLO LOTTIERI, Introduction: Speaking Truth to Power from Medieval to Modern Italy
Introduzione al trentaquattresimo numero monografico di Annali d'Italianistica, incentrato sulla reazione e la resistenza, da parti di singoli o di gruppi, al potere ed in particolare al potere politico, in un arco di tempo che va dal Medioevo all'Italia moderna.
Pag. 17-30
THE THREE FLORENTINE CROWNS POLITICIZED
ZANE D. R. MACKIN, Dante, the Rethoric of Crisis, and Vigilante Preaching
Il presente articolo esamina i particolari della 'retorica della crisi' di Dante e mostra come essa possa influenzare la nostra lettura di alcuni passi della "Commedia", in particolar modo di "Inferno" 23 e 28, in cui Dante evidenzia il fallimento pastorale degli ecclesiastici e minimizza i pericoli di una predicazione non controllata.
Pag. 31-56

STEVEN BAKER, Writing the Revolution: Petrarch and the Tribunate of Cola di Rienzo
Il presente articolo è uno studio relativo al tentativo del Petrarca di plasmare a sua immagine la rivoluzione che Cola di Rienzo fece a Roma nel 1347, e di esaminare il modo in cui egli continuò a scrivere della rivoluzione romana molto tempo dopo che lo stesso tribuno uscì di scena.
Pag. 57-78

KARINA F. ATTAR, Speaking Thruth to Powerful Friends and Foes: Genoese Merchants and the Mamluks in "Decameron" 2.9
L'articolo indaga le attività commerciali e diplomatiche, dodumentate, del genovese Segurano Salvaygo, considerato come una possibile fonte aggiuntiva per "Decameron" 2.9, la novella di Zinevra. Prove esistenti riguardo a Segurano Salvaygo sono limitate ma convincenti per la formulazione, da parte del Boccaccio, dell'alter ego di Zinevra, Sicurano. Inoltre, la contestualizzazione della novella evidenzia l'ingenuuità di figure storiche e di personaggi di fantasia, che sfidano la chiesa, lo stato, e il patriarcato al fine di sopravvivere e rivendicare il loro onore nel Meditrraneo del quattordicesimo secolo.
Pag. 79-96
FIFTEENTH-CENTURY HUMANISTS AND THEIR DISCONTENTS
ALESSANDRA MANTOVANI, 'Speculum veritatis': Giovanni Garzoni e la tradizione dell''institutio principis' nella Bologna dei Bentivoglio
Il "De eruditione principum" di Giovanni Garzoni, medico umanista vissuto nella Bologna di Giovanni II Bentivoglio, rappresenta un unicum nel panorama dell'Umanesimo bolognese poichè ripropone, adattandolo all'orizzonte cittadino, il genere dello 'speculum principis'. Dialogando con i testi paradigmatici della teoria politica classica, medievale e umanistica, da Aristotele a Egidio Romano a Pontano, in una 'institutio' conciliante e per nulla eversiva, il Garzoni si impegna a persuadere il Signore della necessità di un governo 'misto', che contemperi tradizioni repubblicane, istanze oligarchice e ambizioni signorili e sappia far coincidere il nome dei Bentivoglio con la stessa identità politica e culturale della città.
Pag. 97-120

MATTEO BOSISIO, 'Fuggendo da lui fuggo la morte': libertà, vendetta, polemica anti-cortigiana nella "Panfila" di Antonio Cammelli
Si esamina la tragedia "Panfila" di Antonio Cammelli, esemplata secondo il modello di "Decameron" 4.1. L'opera, dedicata a Isabella d'Este nel 1499, si configura quale accusa diretta contro il potere cortigiano. L'articolo si sofferma sulle caratteristiche formali e contenutistiche della tragedia; in particolare, l'analisi si incentra sui conflitti che animano i personaggi e sui concetti di libertà e vendetta da loro incarnati ed espressi. Al termine dell'opera è possibile rinvenire in Tindaro - il cortigiano che determina la morte dei giovani protagonisti per rivalersi dell'anziano re Demetrio - un alter ego ideale di Cammelli, che ne proietta le spinte iconoclaste e ne concretizza le denunce alla società del tempo.
Pag. 121-140
PERFORMATIVE PERSONAS ACROSS GENRES IN RENAISSANCE ITALY
JO ANN CAVALLO, Contracts, Surveillance, and Censure of Political Power in Sabadino degli Arienti's "Triunfo da Camarino" Novella ("Le Porretane" 1.1)
Nel presente articolo si discute del fatto che la prima novella delle "Porretane"di Giovanni Sabadino degli Arienti affermi il diritto dell'individuo alla privacy e sottolinei l'importanza degli obblighi contrattuali indipendentemente dallo status sociale. Si presenta inoltre una critica velata dell'avventurismo militare e della manipolazione retorica del potere politico, in particolare il papa e l'imperatore, implicitamente contrapponendo la libera circolazione insita in un'economia di mercato alla violenza coercitiva dello Stato politico.
Pag. 141-162

LAURIE SHEPARD, Petrus Aretinus Acerrimus Virtutum ac Vitiorum Demonstrator
Benchè Pietro Aretino sia intimamente associato alle pasquinate che prendono di mira i prelati della Curia Romana, il presente articolo afferma che Aretino emerge come un satirista che afferma il diritto di dire il vero al Potere solo dopo che si stabilì nella Repubblica Veneziana. La seconda "Cortigiana" rivela i limiti del genere delle pasquinate e, con la voce del cortigiano Flamminio, Aretino esprime il diritto di trascendere quei limiti e di parlare liberamente.
Pag. 163-178

LINDA L. CARROLL, Ruzante Speaks Truth to Venetian Power: Some Hows, Whys, Whens, and Wherefores
Angelo Beolco, meglio noto con il nome di Ruzante, raggiunse l'apice della fase rinascimentale del dire la verità ai potenti. Il presente articolo illustra il suo straordinario candore e la (temporanea) accettazione patrizia di esso tenendo conto di fattori prima a livello locale e personale e poi a livello internazionale.
Pag. 179-197

DILETTA GAMBERINI, Benvenuto Cellini, o del sapere 'pur troppo dire il fatto suo' a Cosimo de' Medici
Il saggio analizza le diverse strategie comunicative adottate da Benvenuto Cellini in merito alla questione di 'dire la verità' a Cosimo I de' Medici. Si prendono in esame le principali opere letterarie dell'artista, l'autobiografia e i "Trattati dell'Oreficeria e della Scultura", e alcune petizioni dell'autore indirizzate al signore di Firenze, per sottoporre a verifica l'immagine leggendaria di uno scrittore alieno da ogni scrupolo di prudenza nel rapporto con il potere.
Pag. 199-218
COUNTER-REFORMATION NEGOTIATIONS
SANDRA CLERC, Verità e potere, ubbidienza e menzogna nella tragedia italiana del Cinquecento (1550-1565)
Plasmato sui modella della classicità greca e latina, il genere tragico diventa, nel corso del XVI secolo, uno dei luoghi prediletti per il dibattito politico sul potere e sulla figura del regnante. Attraverso lo studio di quattro tragedie, pubblicate tra il 1550 e il 1565 (la "Cleopatra" di Alessandro Spinelli, l'"Ifigenia" e la "Marianna" di Lodovico Dolce, e l'"Edipo" di Giovan Andrea dell'Anguillara), questo contributo mostra come i tragediografi di metà Cinquecento rispondano all'interrogativo sulla liceità del 'dire la verità al tiranno'.
Pag. 219-242

LAURA BENEDETTI, Le ragioni della poesia: Torquato Tasso e Silvio Antoniano
Vengono qui prese in considerazione la vita e le opere di Torquato Tasoo, in quanto profondamente e drammaticamente segnate da tensioni con le autorità politiche, religiose e artistiche. In particolare vengono qui esaminate alcune delle strategie retoriche e delle argomentazioni elaborate dal Tasso per cercare di preservare qualche libertà di azione personale e artistica in contesti che tendevano invece a limitarla sempre di più. Ci si concentra quindi sul rapporto tra il poeta e il più temuto dei revisori della "Liberata", Silvio Antoniano, così come emerge dall'unica, ricchissima lettera inviata direttamente al futuro cardinale, nonchè da allusioni sparse in altri luoghi dell'epistolario.
Pag. 243-259

FRANCESCO SBERLATI, 'Il buon poeta è il più bugiardo': adulazione e falsità nella letteratura barocca
Si analizza il rapporto tra potere politico e produzione letteraria nel XVII secolo, e altresì la figura del letterato cortigiano, desideroso di affermarsi attraverso la composizione di opere encomiastiche, ossia destinate a celebrare e compiacere il detentore del potere. Si tratta di opere concepite all'interno di un preciso programma ideologico, il quale si serve anche della storiografia per sviluppare temi di carattere politico e sociale. In tale contesto, una particolare attenzione è dedicata alla trattatistica retorica e comportamentale, la cui conoscenza è indispensabile al letterato di corte. Viene quindi dimostrata la profonda unità che lega la letteratura alla vita civile nell'età dell'assolutismo.
Pag. 261-280
AGAINST PATERNAL AND POLITICAL TYRANNY FROM THE SEVENTEENTH TO NINETEENTH CENTURIES
ELISSA B. WEAVER, 'With Truthful Tongue and Faithful Pen': Arcangela Tarabotti Against Paternal Tyranny
Il saggio tratta di Arcangela Tarabotti (1604-1652), prolifica scrittrice veneziana e monaca benedettina, che dedicò la propria vita a parlare contro l'ingiusto trattamento riservato alle donne, ed in particolare contro la pratica della monachizzazione forzata. Nei suoi scritti svela le forze sociali, economiche e politiche responsabili di questa pratica, accuasando i padri, lo Stato e la Chiesa per la loro complicità nel negare alle donne l'esercizio del libero arbitrio. L'esposizione più approfondita e completa dell'argomento si trova nel suo trattato "La semplicità ingannata", pubblicata postuma e successivamente condannata dalla Chiesa.
Pag. 281-296

NICLA RIVERSO, Paolo Sarpi: The Hunted Friar and his Popularity in England
Nel presente articolo si tratta della figura di Paolo Sarpi, cercando di spiegare come il suo lavoro ottenne una grande approvazione in Inghilterra e come lui riuscì a usare la sua popolarità per portare benefici concreti alla Repubblica Veneziana, che venne lasciata sola nella sua lotta per la 'libertà' e nel suo tentativo di riformare la Chiesa.
Pag. 297-318

MARCO CODEBÒ, Potere, dissimulazione e verità nei "Promessi Sposi" (1840) e nella "Storia della colonna infame"
Si tratta qui dei due testi che compongono la Quarantana, "I Promessi Sposi" e la "Storia della colonna infame". Dopo aver tratteggiato i lineamenti che nella Quarantana caratterizzano la condotta del potere come esercizio sia del supplizio sia dell'autorità neofeudale, l'articolo descrive le varie modalità della pratica della dissimulazione. Il programma manzioniano di rappresentazione veridica di questo contesto si traduce nella narrazione dell'estrema rarità della parola vera, soprattutto nelle situazioni in cui siano gli inermi a rivolgerla a figure di potere. In questo caso, infatti, solo la fede permette l'esercizio del foucaultiano 'coraggio della verità', evento che nella Quaranta ricorre nei due casi di Lucia, prigioniera dell'Innominato, e di Gaspare Migliavacca, imputato nelle mani dei suoi torturatori durante uno dei processi contro gli untori.
Pag. 319-338
TWENTIETH-CENTURY CHORAL AND INDIVIDUAL VOICES
VALENTINA NOCENTINI, L'Italia della guerra di Libia (1911-1912): un burattinaio contro il potere
Viene qui presentata la Guerra di Libia del 1911-1912 come una costruzione retorico-letteraria originata dal primo legame moderno fra politica, economia e cultura con l'obiettivo di creare quella collettività nazionale che in Italia ancora mancava. La guerra divenne così uno strumento di controllo e regolamentazione delle masse, in modo da garantire il meccanismo della 'governabilità' del giovane e frammentato Stato italiano, e per creare finalmente un popolo italiano unito e cosciente della propria identità e grandezza. L'analisi di un breve racconto di Arturo Rossato, pubblicato sulla 'Terza Pagina' del quotidiano l'"Avanti" nel febbraio del 1912, serve, nella seconda parte del saggio, a mostrare un'accusa lanciata contro la manipolazione politica in atto.
Pag. 339-355

QUINTO ANTONELLI, Una rivolta morale: lettere e diari di soldati dai fronti della Grande Guerra (1915-1918)
Dal 1915 al 1918 circolarono in Italia circa 4 miliardi di cartoline e di lettere. Un movimento postale enorme, tanto che la zona di guerra poteva essere considerata un vasto laboratorio di scrittura (soprattutto di scrittura popolare). In una situazione di estrema precarietà (i soldati si sentono confinati in un mondo dominato dalla paura), lo scambio epistolare con la famiglia rinsaldava i rapporti con la quotidianità del passato e gettava un ponte verso il futuro. Nel contempo le lettere dei soldati-contadini riaffermavano una dignità spesso negata e denunciavano le intollerabili condizioni di coercizione in cui erano tenuti.
Pag. 357-372

DIANA GARVIN, Singing Truth to Power: Melodic Resistance and Bodily Revolt in Italy's Rice Fields
Il presente articolo analizza come le mondine abbiano negoziato le richieste statali di corpi femminili che sfamassero e popolassero la nazione durante il periodo fascista. Usando testimonianze e canti di lavoro, si cerca di comprendere le loro esperienze di lavoro nei campi e il loro spirito di ribellione che riecheggiava nelle risaie e che contrastava con la propaganda che cercava di farle apparire come un simbolo di femminilità produttiva fascista. Si evidenzia quindi come le mondine abbiano, in unltima analisi, 'cantato la verità' al regime fascista.
Pag. 373-400

ALAN PERRY, Giovannino's 'Libertà': Guareschi's Personal Freedom in Opposition to Power
Nel presente saggio si discute di come Giovannino Guareschi abbia resistito con successo alla brutalità nazista quando era prigioniero di guerra, di come si sia opposto al partito Comunista nell'Italia del dopoguerra e di come abbia denunciato la prepotente leadership democristiana di Alcide De Gasperi. Si evidenzia inoltre come Guareschi abbia sempre detto la verità al potere, sotenendo la libertà individuale nel corso di tutta la sua produzione letteraria.
Pag. 401-424

MARIA GIMÉNEZ CAVALLO, Elsa Morante's "La storia": A Posthumanist, Feminist, Anarchist Response to Power
Si analizza come "La storia" di Elsa Morante sia un tentativo di riscrivere la storia spostando l'attenzione del lettore dalle principali figure politiche degli anni Quaranta alle vicissitudini personali di quelli tipicamente esclusi dal potere politico. Questo cambio di prospettiva consente all'autrice di articolare in modo più chiaro la sua visione politica. Il presente articolo cerca quindi di mostrare come i principali personaggi del romanzo diano forma all'appassionata denuncia della Morante contro tutti i sistemi istituzionalizzati di controllo.
Pag. 425-447