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  TENZONE

Annuale
Direzione:
Carlos López Cortezo; Rosario Scrimieri; Juan Varela-Portas de Orduña.
Comitato di Redazione: Rossend Arqués (Universitat Autònoma de Barcelona); Guido Cappelli (Universidad Cáceres); Raffaele Pinto (Universitat de Barcelona); Fernando Molina (Universidad de Sevilla); Violeta Díaz-Corralejo (Associación Complutense de Dantología).
Comitato scientifico: Cristina Barbolani (UCM); Enrico Fenzi (Genova); Angel García Galiano (UCM); María Hernández (UCM); Natascia Tonelli (Univ. Siena).
Segreteria di redazione: Rosa Affatato.
Rubriche: Saggi.

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TENZONE


Anno 2015 - N. 16
(a cura di Massimo Marini)

JUAN VARELA-PORTAS DE ORDUÑA, Presentación

Si presenta il sedicesimo numero della rivista, incentrato principalmente sulla cantica del "Paradiso", senza tuttavia tralasciare le altre due, nonché il resto della produzione poetica dantesca ("Rime"), il tutto in una dimensione internazionale, con il coinvolgimento di studiosi provenienti da università straniere, europee ed americane. Alla fine del numero viene recensito il Congresso della societat Catalana d'Estudis Dantescos "Dante visualizzato. Le carte ridenti I: XIV secolo" (Barcellona, 20-22 maggio 2015). Si dà altresì notizia delle attività svolte nel corso del 2015 dalla Asociación Complutense de Dantología e dal Grupo Tenzone, come le giornate di studio dedicate al tema della malattia d'amore, intitolate "La enfermedad del amor en la Edad Media" (19-20 novembre), durante le quali è stato presentato il libro di Natascia Tonelli "Fisiologia della passione. Poesia d'amore e medicina da Cavalcanti a Boccaccio" (Firenze, SISMEL-Edizioni del Galluzzo).
Pag. 7-9
 


MASSIMO VERDICCHIO, Tenzone e ironia in Dante

Durante il reincontro tra Dante e Forese Donati in "Purgatorio" XXIII e XXIV viene riproposta la famosa tenzone intercorsa fra i due. L'episodio viene riletto non già in termini di sconfessione della precedente stagione poetica e di riconciliazione con l'avversario da parte di Dante, come vorrebbe buona parte dei critici danteschi, quanto piuttosto sulla base della presenza di una figura retorica spesso latente nella poesia di Dante: l'ironia. Tale operazione ermeneutica fornisce lo spunto per una rilettura in chiave ironica estesa a tutto il canto e ad altri luoghi della "Commedia", nonché per la disamina di un'altra famosa tenzone, quella fra Bonagiunta Orbicciani e Guido Guinizzelli.
Pag. 11-29
 


RAFFAELE PINTO, Gli anni e la poetica dell'esilio (1302-1307): periodizzazione

Il contributo esamina i primi anni dell'esilio di Dante, ricostruendone gli spostamenti per le corti e le città italiane nelle tappe cruciali. Si perviene così ad una periodizzazione di questi momenti fondamentali per la sua traiettoria tanto biografica che letteraria. Prendendo le mosse dall'anno in cui Dante abbandona Firenze (1302), lo studio si chiude a ridosso degli anni 1307-1308, che vedono il poeta impegnato nella progettazione della "Commedia" e nella redazione dei primi canti. Al centro di questi due estremi cronologici si trova il 1304, con la battaglia della Lastra, che segna la definitiva rinuncia di Dante a tornare nella sua città. Il superamento delle faziose logiche comunali entro le quali il poeta si è mosso fino a quel momento, gli consentono un allargamento dei propri orizzonti culturali, che trova riflesso anche nella coeva e successiva produzione in prosa e in verso.
Pag. 31-70
 


PATRIZIA DI PATRE, MARCO CALAHORRANO, 'Canzone, uccella con le bianche penne'. Gli spazi-membrana dell'universo dantesco

Il contributo si propone un'analisi della canzone dantesca "Tre donne intorno al cor mi son venute" (Rime CIV), che prende le mosse dai principi ermeneutici espressi da Dante stesso nel "Convivio", al fine di raggiungere, partendo dalla lettera del testo, i significati più reconditi e complessi racchiusi dal poema. Lo studio svela una molteplicità di sovrasensi morali, politici e letterari all'interno della canzone, con puntuali riscontri in altre opere del poeta. Si evidenzia, dunque, una tendenza universalistica nella traiettoria del Dante politico e letterato militante.
Pag. 71-93
 


PIER ANGELO PEROTTI, Sull'architettura dell' "Inferno" dantesco

Ripercorrendo la struttura dell' "Inferno" dantesco articolata in cerchi, gironi, bolge e zone, il saggio mira a spiegare la logica sottesa alla distribuzione di peccati e peccatori operata da Dante e, conseguentemente, l'architettura data da questi al suo Inferno. Emergono quali possibili criteri di organizzazione dei luoghi infernali le personali posizioni del poeta, la maggiore o minore gravità delle colpe e delle pene correlate. Durante questa disamina, emerge l'ipotesi che Dante abbia voluto inserire i parricidi, non nella Caina, ma nella Giudecca, la parte più bassa dell'"Inferno", fra i traditori dei benefattori. Si citano a titolo esemplificativo i condannati di questa infima zona, Giuda (dalla quale trae il nome), Bruto e Cassio, tutti metaforicamente parricidi e per questo posti nel luogo più vicino a Lucifero, il parricida per eccellenza.
Pag. 95-118
 


CLAUDIA FERNÁNDEZ, El beso de Francesca. Una lectura del canto V del "Infierno"

Il celebre episodio di Paolo e Francesca del canto V dell'"Inferno" viene analizzato sulla scorta della moderna tecnica narrativa del narratore inaffidabile, di cui Dante sarebbe stato un precursore, ipotizzando la falsità del racconto di Francesca. Secondo tale interpretazione, infatti, Dante suggerirebbe indirettamente al lettore, grazie ad alcuni indizi disseminati in questo luogo della "Commedia", un'interpretazione di segno totalmente opposto al racconto che Francesca fa della propria storia: contrariamente a quel che afferma, sarebbe stata lei, in definitiva, a prendere l'iniziativa di baciare Paolo. Si viene così a determinare una divergenza fra il piano del racconto di Francesca, una lettura parziale, distorta e colpevole, e quanto effettivamente accaduto fra i due amanti.
Pag. 119-134
 


LUIGI PEIRONE, Siete voi qui, ser Brunetto?

Lo studio ripropone un'analisi dell'episodio del canto XV dell'"Inferno" che narra l'incontro fra Dante e Brunetto Latini, condannato fra i sodomiti, pur avendo dedicato alcune note di biasimo alla sodomia nel "Tresor" e nel "Tesoretto". In mancanza altresì di dati storici attendibili circa questo aspetto della vita di Brunetto Latini, la sua presenza in questo luogo infernale risulta ancor più misteriosa. Tenendo conto dei giudizi espressi finora dalla critica, che non hanno spiegato in modo soddisfacente l'apparente contraddizione, si tenta di sciogliere il nodo interpretativo alla luce delle esigenze strutturali della "Commedia", che avrebbero portato Dante a collocare in questo punto della sua opera il personaggio, facendolo divenire un simbolo e quasi un secondo Virgilio. Ne sarebbe prova lo stupore che lo stesso personaggio di Dante, durante il suo peregrinare nell'aldilà, sembra provare nel riconoscere il maestro di un tempo.
Pag. 135-142
 


PAOLA URENI, Parasinteti verbali con prefisso ‘-in’ e conoscenza intellettuale nel “Paradiso”

La cantica del "Paradiso" è quella che vede la maggior presenza di neologismi. Tra le nuove formazioni è particolarmente frequente il caso dei parasinteti verbali con prefisso '-in'. Tale dato quantitativo viene esaminato alla luce di considerazioni linguistiche e filosofiche, qualificando tali forme parasintetiche quali strumenti espressivi dell'esperienza paradisiaca, frutto di una riflessione al contempo linguistica e filosofica. La conoscenza intellettuale del Paradiso si declina in tal modo anche attraverso delle precise scelte linguistiche.
Pag. 143-165
 


MARÍA CLARA IGLESIAS RONDINA, L'animal coverto e le luminose crisalidi del "Paradiso"

Dopo un panorama delle più fortunate proposte esegetiche, la similitudine dell''animal coverto' in "Paradiso" XXVI viene analizzata nel contesto della rappresentazione visiva della terza cantica. Il contributo propone un'interpretazione che relazioni tale similitudine con le luminose crisalidi dei beati nel paradiso. In chiave teologica, tale similitudine rimanda alla virtù teologale della carità e al concetto di Resurrezione.
Pag. 167-196
 


JUAN VARELA-PORTAS DE ORDUÑA, Un'immagine intellettuale: "Paradiso" XXVIII 22-27

L'immagine delle gerarchie angeliche che Dante vede nel cielo Cristallino, viene descritta attraverso una similitudine ("Paradiso" XXVIII, 22-27) attraverso la quale Dante non mira più a suggerire al lettore un'immagine concreta, quanto piuttosto un'immagine intellettuale, che è visione allegorizzata di un modo di conoscere che si colloca al di sopra delle umane possibilità. Il contributo analizza e spiega la tendenza a veicolare attraverso le similitudini nozioni astratte come prossimità, partecipazione ed illuminazione tipica degli ultimi canti del "Paradiso".
Pag. 197-208
 


SELENE SARTESCHI, "Paradiso" I 1-3 ed Epistola XIII

La controversa questione dell'autenticità dell'Epistola XIII a Cangrande della Scala viene affrontata dall'autrice del contributo alla luce degli ultimi sviluppi del dibattito in seno alla critica dantesca. In base ad un raffronto stilistico con i versi 1-3 del canto I del "Paradiso" l'autrice propende per ascrivere a Dante la paternità dell'Epistola.
Pag. 209-226
 


LECTURA CRÍTICA DE LIBROS

Convegno "Dante visualizzato. Le carte ridenti I: XIV secolo" (Barcellona, 20-22 maggio 2015)

(Carlotta Cattermole)
pag. 229-239