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  STUDI SUL SETTECENTO E L'OTTOCENTO

Rivista internazionale di italianistica
Annuale
Direttore:
Anna Bellio.
Comitato scientifico: Carlo Annoni; Giorgio Bàrberi Squarotti; Giorgio Baroni; Cristina Benussi; Wanda De Nunzio; Edoardo Esposito; Pietro Frassica; Titus Heydenreich; Bortolo Martinelli; Maria Maslanka Soro; Angelo Pupino; Andrea Rondini; Giuseppe Savoca; Gisela Schlüter.
Redazione: Maria Cristina Albonico; Giulia Dell’Aquila; Barbara Stagnitti.
Direzione: Prof. Anna Bellio, Università Cattolica del Sacro Cuore, Largo Gemelli 1 - I 20123 Milano
Amministrazione: Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma. Uffici di Pisa: via Santa Bibbiana 28 - I 56123. Uffici di Roma: Via Carlo Emanuele I 48 - 00185.
Abbonamenti: € 145.00 (Italia); € 245 (estero); da € 425,00 a € 715,00 (enti, con edizione online).
Rubriche: Saggi; Note; Inediti e rari.

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STUDI SUL SETTECENTO E L'OTTOCENTO


Anno 2018 - N. 13
(a cura di Clara Cardolini Rizzo)

SAGGI

FRANCESCA FAVARO, La leggenda (e il canto) di Saffo tra Francia e Italia nel XVIII secolo: da Imperiali a Grainville

Il contributo mette a confronto la "Faoniade" di Vincenzo Maria Imperiali (il prosimetro, risalente al 1780 e ispirato alla leggenda di Saffo suicida per amore, ebbe fra Settecento e Ottocento varia e vasta fortuna) con la versione francese che ne offrì Jean Baptiste Grainville nel 1796. Tutt'altro che semplice trasposizione da un idioma a un altro (a partire dal titolo, che diventa "Hymnes de Sapho"), l'opera di Grainville, secondo l'A., rielabora il modello non solo scegliendo la prosa in luogo dei versi, ma soprattutto intervenendo - talora radicalmente - sul ricco corredo paratestuale. La studiosa evidenzia come dall'insieme delle modifiche apportate da Grainville, rispetto all'originale, nelle note, emerge (unitamente a una ricorrente galanteria verso le lettrici) una manifesta volontà di valorizzare la cultura di Francia: numerose sono infatti, nelle sue chiose, le citazioni di poeti francesi.
Pag. 11-25
 


FRANCESCA BIANCO, Ossian nelle "Puerili" di Leopardi

Il contributo analizza la traduzione cesarottiana dell'"Ossian" all'interno delle composizioni poetiche dell'estrema giovinezza di Leopardi: la vivace fantasia del fanciullo si dimostra affascinata dalle avventurose vicende degli eroi dell'antichità, quali si proponevano di essere i protagonisti delle storie celtiche. Secondo l'A., tessere linguistiche precise, spesso scelte con oculatezza all'interno della topica del genere, disseminano i versi puerili e testimoniano la fase di studio (tali componimenti sono per lo più compiti per casa) che prelude e quasi inizia il processo di assimilazione di una "langue", la quale, pur con parametri diversi, avrebbe d'ora in poi fatto parte dell'infinito bagaglio linguistico del recanatese.
Pag. 27-48
 


GIUSEPPE RANDO, Giacomo Leopardi: il 'salto' dell'"Infinito"

Ripercorrendo quanto Leopardi andava abbozzando pressoché contestualmente alla composizione dell'"Infinito", l'A. del contributo getta nuovi sprazzi di luce sul senso profondo del più famoso idillio della letteratura italiana. Si dimostra come l'infinito che campisce nel componimento non è il nulla materialistico o nichilistico né tampoco l'infinito assoluto, cioè il Dio della religione cristiana, ma il territorio indefinito in cui il poeta giovanissimo approdò con piacere, nella primavera del Diciannove, dopo aver saltato gli steccati (già prospettatigli come invalicabili dal padre e dai maestri) della rigida poetica classicistica e del più ottuso clericalismo. La scoperta, davvero pre-nietzschiana, che il mondo, l'uomo, la letteratura, i sentimenti, la religione sono molto più grandi dei confini in cui gli uomini cercano di comprimerli, è, secondo Rando, la scintilla da cui nacque "L'Infinito".
Pag. 49-69
 


GIANMARCO GASPARI, Manzoni botanico e nomenclatore

L'interesse di Manzoni per la botanica, secondo l'A. del saggio, si presenta come uno dei tratti distintivi dei "Promessi sposi". A Suo avviso, il paesaggio del romanzo non è mai generico, ma si amplia in precisi dettagli descrittivi: delle piante, dei fiori, delle erbe, dei luoghi; presentandone le pagine d'apertura agli studenti zurighesi, De Sanctis dichiarò che quella era la penna di 'un geografo o un naturalista, anzi che un poeta', ben diversamente da quanto avveniva nella tradizione del 'Gothic Tale' di ambientazione italiana, che perpetuava pacificamente gli stereotipi del 'Grand Tour'. 'In questo senso - afferma Gaspari-, Manzoni dimostra di aver già avviato il passaggio dal 'verosimile' al 'vero' che impegnò la grande narrativa europea dell'Ottocento'. I capp. XVII (il passaggio dell'Adda) e XXXIII (la 'vigna di Renzo') sono, a Suo dire, esemplificativi di una competenza che Manzoni esercitò anche, in concreto, nella sperimentazione agricola della proprietà di Brusuglio, e che in ambito teorico lo indusse a tentare un rifacimento della nomenclatura botanica di Linneo, giudicata inadatta all'identificazione precisa delle singole specie.
Pag. 71-88
 


CECILIA GIBELLINI, Nell'officina di Carducci. "Davanti San Guido"

La recente fioritura di edizioni critiche delle poesie di Giosuè Carducci offre, secondo l'A. del contributo, materiali interessanti per la critica delle varianti e lo studio della genesi e dell'elaborazione dei testi. A Suo avviso, soprattutto Una delle più celebri tra le "Rime nuove", ossia "Davanti San Guido", offre un esempio caratteristico del modo di operare carducciano. La poesia, stesa per la prima parte nel dicembre 1874, è lasciata incompiuta dal poeta, che la riprende e conclude dodici anni dopo, nel 1886, aggiungendo la seconda parte, che vira verso una direzione memoriale e meditativa, e ritoccando le vecchie lezioni in nome di un abbassamento del tono e della rimozione di toni enfatici e dettagli polemici.
Pag. 89-101
 


NOTE

CARLO RAGGI, "Tieste" di Ugo Foscolo. Osservazioni critico-filologiche per una stabile inclusione nel canone del teatro giacobino italiano

Con riferimento a studi filologici e critici recenti o meno, l'A. ripercorre la vicenda, editoriale e teatrale, del "Tieste" foscoliano, contestualizzando la tragedia e i suoi temi nella discussione politico-culturale del tempo, in particolare a Venezia. Attraverso alcune osservazioni critico-filologiche, lo studioso sostiene la tesi del 'giacobinismo' ideologico sotteso al "Tieste" di cui reclama l'inclusione stabile nel canone delle opere teatrali di ascendenza giacobina.
Pag. 105-117
 


ALFREDO LUZI, 'Un suono così dolce che tale non s'ode in questo mondo'. Leopardi e la musica

Nelle Marche, tra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento, la cultura musicale, soprattutto lirica, si sviluppa, come si evince dal contributo, in maniera ampia e capillare, coinvolgendo sia le classi dominanti che quelle popolari. Ne sono una traccia, secondo l'A., i numerosi teatri costruiti in quel periodo e la nascita nelle Marche di grandi musicisti come Rossini, Spontini, Pergolesi. Il giovane Leopardi - rileva Luzi - partecipa a questa passione per la musica anche nell'ambito familiare. Numerose sono, a Suo dire, nello "Zibaldone", le riflessioni di carattere teorico sul rapporto tra musica e poesia e sulla percezione dei suoni. Il saggio analizza i concetti basilari di una ipotetica teoria musicale leopardiana e ne evidenzia gli aspetti di profonda attualità, individuando la presenza della musica e la sua funzione in alcuni dei più famosi componimenti del poeta recanatese.
Pag. 119-125
 


INEDITI E RARI

GIUSEPPE CANZONERI, L'officina teatrale di Domenico Tempio: genesi e modelli. (Con materiali inediti de "Lu Jaci in pritisa")

Domenico Tempio (Catania, 1750 - ivi, 1821), poeta in lingua e in dialetto siciliano, accanto alle canzoni di argomento erotico scrisse poemetti di carattere filosofico e un lungo poema storico ricco di riflessioni politiche e sociali. Nelle opere teatrali, incentrate prevalentemente sulla vita pubblica della città, si espresse maggiormente - secondo Canzoneri - la vena satirica dell'autore, che spicca per l'uso arguto degli accostamenti linguistici tra siciliano e toscano e per l'abilità nel capovolgimento ironico dei modelli letterari di riferimento. Pertanto, a Suo avviso, la vicenda compositiva de "Lu Jaci in pritisa", accompagnata dall'edizione di materiale autografo inedito, costituisce un caso studio sulla tradizione dell'opera teatrale di Tempio.
Pag. 129-165