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  STUDI SECENTESCHI

Annuale
Direzione: Martino Capucci; Davide Conrieri.
Segreteria di redazione: Liliana Grassi.
Amministrazione: Casa Editrice Leo S. Olschki, Firenze, casella postale 66.
Abbonamenti: cartaceo € 65,00 (Italia), € 85 (estero); cartaceo e versione online € 85,00 (Italia, estero).
Rubriche: Critica letteraria; Vita e cultura; Bibliografia e documentazioni.

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STUDI SECENTESCHI


Anno 2015 - N. 56
(a cura di Carmela Reale)

CRITICA LETTERARIA

GABRIELE BUCCHI, La tragedia (e la farsa) delle cose umane: Tassoni e Tacito

Il saggio affronta il rapporto fra la visione della storia di Tassoni e la sua prolungata lettura di Tacito, studiato attraverso le edizioni cinquecentesche dovute a Giusto Lipsio. Le diverse opere dello scrittore latino sono esplicitamente citate da Tassoni circa sessantacinque volte e assolvono alle tre seguenti funzioni: testimonianza di esempi virtuosi ed eroici; repertorio di saggezza politica utile ai regnanti; modello storiografico di cui è evidente l'influenza. Accanto a Tacito, senza tuttavia essere citato, compare Machiavelli, che a sua volta aveva utilizzato lo storico antico. Il tacitismo tassoniano si esprime anche attraverso la satira politica, ma ancor più e in modo 'integrale' negli scritti di maggiore impegno politico, come la prima "Filippica" e la "Relazione sul conclave di Gregorio XV", dove spicca l'attitudine dello scrittore ai ritratti, in sintonia con quelli di Tacito.
Pag. 3-29
 


LUCA PIANTONI, 'In tragicum theatrum'. 'Intorno' all'"Agrippina" di Bartolomeo Tortoletti

Piantoni inquadra la tragedia "Agrippina" di Bartolomeo Tortoletti all'interno della fortuna suscitata dal soggetto nel Seicento e ne discute la poetica di riferimento, prima di tutto in relazione al concetto di verosimiglianza. Il saggio presta particolare attenzione all'apparato paratestuale delle due edizioni, la prima in latino, la seconda costituita dalla traduzione italiana, con le dediche rispettivamente a Bernardino Spada e a Giulio Mazarino. Sono anche presi in considerazione la prefazione all'edizione latina, il proemio 'a chi legge' della traduzione italiana e gli scritti apologetici posposti al poema "Iuditha vindex". Tortoletti, accademico Umorista, nella tragedia sceglie una sua linea personale, come Piantoni rileva; lo studioso, inoltre, si sofferma sui tempi di elaborazione dell'opera.
Pag. 31-71
 


NICOLÒ MARIA FRACASSO, Il passo leggero. Varianti ed equilibrio nell'"Europa" di Marino

Il saggio di Fracasso è dedicato alle varianti dell'idillio di Marino "Europa" fra l'edizione lucchese del 1607 e quella parigina del 1620, varianti che peraltro vanno notevolmente ridotte rispetto a quelle apparenti, dovute a non autorizzati interventi tipografici. Le varianti d'autore, presenti in 120 versi su 552 dell'edizione del 1620, si riducono ulteriormente se si considerano a parte le varianti grafiche di 55 fra i 120 versi. Risultano poche le variazioni metriche, orientate comunque alla non ripetitività e alla coerenza di tono interna alle sequenze; viene ricercato l'equilibrio metrico e l'armonizzazione di endecasillabi e settenari, peraltro già presente nell'ed. del 1607. Fracasso rileva anche la separazione in emistichi (settenario e quinario) negli endecasillabi tramite l'interpunzione e ancora l'utilizzo di quest'ultima come elemento separatore nei settenari. Dall'insieme di queste considerazioni e dall'attenzione al ritmo dei versi, teso ad eliminare gli eccessi, deriva la possibilità di definire la scelta correttoria di Marino nelle due edizioni di "Europa" volta a raggiungere l'armonia di un 'passo leggero'. In appendice viene proposta l'ed. del 1607 (pp. 88-102).
Pag. 73-102
 


PIETRO GIULIO RIGA, Polemiche e sodalità intorno a Marino. Le "Strigliate" di Andrea Barbazza

Il saggio parte dai due volumi postumi di G. Aleandro di "Difesa dell'Adone", replica alle accuse rivolte al poema da Stigliani e spia del 'fronte' mariniano, che annoverava fra gli altri Achillini e Mascardi. Riga si concentra poi sulle "Strigliate" di Andrea Barbazza, pubblicate con lo pseudonimo di Robusto Pogommega. Lo stesso Barbazza partecipò al tentativo degli Umoristi di approntare un'edizione 'espurgata' dell'"Adone" e a quello successivo (1648) di alcuni letterati attivi fra Genova e Bologna, progetto che però non ottenne il permesso di stampa, anche se è forse dietro una stampa clandestina del 1651. Le "Strigliate", dedicate al cardinale P.M. Borghese, erede del cardinale Scipione (grande accusatore di Marino), presentano prelievi da Stigliani innestati beffardamente e segnalati all'interno dei sonetti, come dimostrano gli esempi riportati da Riga. Lo studioso rileva nei sonetti anche la presenza di un folto gruppo di nomi schierati a difesa di Marino, seppure in vario disaccordo con le sue scelte; fra questi Bracciolini e Chiabrera. Tale collocazione in ambito 'mariniano' non deve però indurre a conclusioni troppo facili; riscontro diverso per es. in Scipione Errico.
Pag. 103-116
 


CARLO ALBERTO GIROTTO, Appunti per Benedetto Menzini

Menzini non ha goduto e non gode di particolare attenzione fra gli autori degli ultimi 25 anni del '600, sebbene abbia contribuito con scritti teorici e testi poetici all'Arcadia. Girotto rileva le testimonianze su di lui dopo la morte; fra quelle negative la p. inedita (qui pubblicata) di A.F. Marmi, sodale di Magliabechi. Dalle testimonianze si estrapolano giudizi sulla poesia, ma anche notizie biografiche. Di lui furono lodate soprattutto le "Satire" (discreta la circolazione in vita dell'autore - amplissimo il numero di mss. ancora da censire e valutare -, ma edite postume). Menzini poeta emerge, però, soprattutto nell'ed. settecentesca delle "Rime" e nell'ed. delle "Opere" curata da F. Del Teglia in 4 voll. (un V, di inediti, non fu pubblicato) comprendenti l'importante corrispondenza, peraltro non edita integralmente e con notevoli modifiche di Del Teglia (cfr. pp. 131-33). Di qui l'opportunità di studiare i molti mss. menziniani della BNCF; Girotto ne cita 3, documenti dei primi anni dell'Arcadia e la corrispondenza, che arricchisce il quadro finora noto dei suoi rapporti e di cui è caso esemplare quella con Redi; da essa si evince la circolazione dei testi mss. di Menzini.
Pag. 117-144
 


VITA E CULTURA

ARNALDO MORELLI, 'Dolcezza, brevità e chiarezza, vere e sole qualità de' componimenti musicali'. Ottavio Tronsarelli e i suoi "Drammi musicali"

Nell'ambito della produzione drammatica per musica di O. Tronsarelli Morelli studia i "Drammi musicali" (1631) per individuarne, per quanto possibile, committenti, circostanze e datazioni; inoltre si impegna nel dare ordine ai diversi generi di poesia per musica presenti nell'opera. Dopo un excursus sulla figura di collezionista e sulle sue conoscenze e collaborazioni in campo storico-artistico e antiquario, nonché in quello della storia e della letteratura antiche, lo studioso segnala come i "Drammi musicali" siano stati composti in onore e/o su committenza di importantissimi esponenti della corte romana. L'esame dei testi e la documentazione reperita permettono di indicarne i nomi in una ipotetica sequenza cronologica rispetto alle composizioni; inoltre si ipotizzano le circostanze delle rappresentazioni. Morelli distingue poi fra drammi e intermezzi per la scena e composizioni non destinate alla rappresentazione; sono enucleati prima i drammi veri e propri, poi i balli, i prologhi e gli altri intermezzi, quindi i dialoghi e i 'recitativi per musica'. Brevi considerazioni metriche, riflessioni sulle annotazioni sceniche e un cenno ai compositori delle musiche chiudono il lavoro.
Pag. 147-167
 


SABRINA MINUZZI, Fra storia e invenzione letteraria, censura ed editoria: nuovi documenti su Francesco Fulvio Frugoni e il "Cane di Diogene"

Minuzzi, segnalata la data certa di morte di F.F. Frugoni (16-8-1686), esamina un fasc. sulla censura a "Il cane di Diogene" dell'Arch. di Stato di Genova e uno, edito in appendice a pp. 200-209, su una controversia riguardante l'opera del Fondo dei Riform. dello Studio di Padova dell'Arch. di Stato di Venezia. Del 28-2-1681 e del 19-8-1682 sono un biglietto anonimo agli Inquis. di Stato di Genova e una loro relaz. al Senato genovese. I doc. veneziani (ott. 1684 - autunno-inv. 1685) constano di 2 lettere autogr. di Frugoni, 1 biglietto di G. de Haro y Guzman, 1 supplica di G.C. Papis, 1 scrittura privata fra Papis e F. Brigna, un'altra supplica di Papis. Partendo dal biglietto del 1681 e dalle censure a "La vergine parigina", Minuzzi propone la propria lettura del "Cane" e informa sulla 'minuziosa revisione' da parte degli Inquis. genovesi; quindi chiarisce i ruoli di Papis e di F. Assereto nel progetto di stampa. Assereto, sebbene anche finanziatore, non interferì nelle scelte editoriali dell'autore. Si dà poi rilievo a come Frugoni si mostri attento nel difendere il guadagno che il "Cane" doveva dargli, al paratesto 'd'autore' dell'opera e alla scelta di A. Bosio come tipografo.
Pag. 169-209
 


ALESSANDRO GRASSI, Una canzone e qualche ipotesi per Michele Desubleo 'pittore esquisitissimo'

Centrato sul pittore fiammingo Michele Desubleo, allievo di Guido Reni, lo studio propone una canzone di dodici stanze presente in un volume manoscritto miscellaneo cartaceo, conservato nel fondo Palatino della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, che testimonia non soltanto l'alta qualità artistica di Desubleo, ma anche il fecondo rapporto letteratura-pittura nel XVII secolo. La canzone, pubblicata a fine saggio, forse dovuta a Pierfrancesco Rinuccini o comunque ad autore a lui noto, è da ritenere composta dopo settembre 1641 e prima di marzo 1642. In quegli anni il pittore era particolarmente attivo nella cerchia di Lorenzo de Medici, ultimogenito di Ferdinando I. Grassi indica i diversi dipinti celebrati nella canzone. Alle pp. 221-223 sono riprodotti i dipinti che si ritengono celebrati nei versi e aventi a soggetto Erminia e Tancredi, Paride, Sofonisba, un dipinto di Alessandro Rosi con soggetto Paride e un ritratto di Ganimede di Desubleo conservato nei depositi delle Gallerie fiorentine.
Pag. 211-223
 


MIGUEL TAÍN GUZMÁN, Cultura española en Palacio Pitti: libros de arte, antigüedades, medallas y otros temas adquiridos por Cosimo III de Medici durante su viaje hispánico

Cosimo III de Medici visitò la Spagna nel corso di un viaggio di istruzione compiuto in Europa tra il 1668 e il 1669. In Spagna acquistò molti libri di argomenti diversi, rappresentativi della cultura spagnola del XVII secolo. Non meraviglia che siano molto numerosi i volumi di religione e di devozione, data la grande religiosità di Cosimo e il fatto che lo zio Leopoldo, che ebbe alcuni di tali libri, fosse cardinale. I libri, portati allora a Palazzo Pitti, sono a volte attualmente conservati (e se ne dà la collocazione) nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Sono anche riprodotti un ritratto di Cosimo III quasi contemporaneo alla tappa spagnola del suo viaggio e 4 carte manoscritte conservate nell'Archivio di Stato di Firenze.
Pag. 225-262
 


AMEDEO BENEDETTI, Antonio Belloni, secentista vallardiano

Le pagine di Benedetti tracciano un profilo biografico di Belloni innestandovi le sue pubblicazioni secentesche e non. Fra queste ha un posto di rilievo il "Seicento", volume della "Storia letteraria d'Italia" della casa editrice Vallardi.
Pag. 263-274
 


BIBLIOGRAFIA E DOCUMENTAZIONI

CLIZIA CARMINATI, Novità sulla "Stratonica" di Luca Assarino

La studiosa ha rintracciato nella libreria antiquaria Pontremoli di Milano la I ed. della "Stratonica" (Viterbo 1634), con dedica ad A.G. Brignole Sale, dato non irrilevante. L'ed. fu sottoposta per la censura preventiva a Niccolò Riccardi. Prima di esaminare le vicende della censura, Carminati indugia brevemente sulle ed. viterbesi di quegli anni, con particolare attenzione ai romanzi in prosa. Il ritrovamento dell'ed. del 1634 permette di individuare in un ms. del romanzo già segnalato dalla studiosa, il Barberiniano Lat. 3725 della Bibl. Vaticana, l'esemplare utilizzato in tipografia per quella ed., in cui sono segnati gli interventi censori poi eliminati nella stampa: cassature dei revisori e riscritture di Assarino. Tutto ciò costituisce una testimonianza unica nella storia del romanzo del '600. Carminati passa in rassegna tali interventi e li confronta con le correzioni d'autore coatte del "Principe Nigello" di Benamati; esamina quindi, prima di considerazioni finali, le correzioni non dovute alla censura e altre che rendono ancora più complessa la tradizione testuale del romanzo, facendo presupporre l'esistenza di un altro ms. privo in parte delle correzioni dell'autore.
Pag. 277-299
 


MARIA ENRICA VADALÀ - ROBERTO L. BRUNI, Edizioni fiorentine del Seicento: il Fondo Bardi della Biblioteca di Lettere dell'Università di Firenze

Il saggio si occupa dapprima delle vicende della famiglia fiorentina dei Bardi Gualterotti in relazione alla loro biblioteca privata, fortemente incrementata da Girolamo dei Bardi e da lui destinata al Pio Istituto dei Bardi. Il Fondo librario, però, subì vari spostamenti e risultava depauperato all'atto del suo deposito presso il Regio Istituto di Studi Superiori, primo nucleo dell'Università di Firenze, nel 1892. Un'ulteriore dispersione si ebbe nella Bibl. di Lettere con l'alluvione del 1966, anche per l'inventariazione, prima mancante e poi non sistematica. Il Fondo fu spostato più volte fino a fine anni '80 e fu smembrato in funzione delle esigenze didattiche di Istituti e poi di Dipartimenti, che fecero diminuire l'attenzione della Biblioteca verso i fondi storici. A ciò si è cercato di ovviare a partire dal 1995 da parte del Sistema Bibliotecario d'Ateneo. La quarta parte del saggio indaga le provenienze dei volumi. In appendice una perizia del libraio Pietro Franceschini (1988) e le ed. fiorentine del '600 del Fondo perdute; quindi il catalogo di quelle oggi nella Bibl. di Lettere, seguito dall'indice dei tipografi e dei committenti e da quello dei curatori e traduttori.
Pag. 301-384
 


ALFONSO MIRTO, Giovanni Pindemonte: lettere ad Antonio Magliabechi

Mirto introduce e pubblica undici lettere (sette inedite, quattro pubblicate nel 1746 da Giovanni Targioni Tozzetti) del giureconsulto veronese Giovanni Pindemonte ad Antonio Magliabechi. Le lettere, conservate nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, vanno dal 27 aprile 1675 al 4 maggio 1680. Fra i nomi citati nelle epistole compare quello di Francisco Macedo, di cui Mirto nella parte introduttiva riprende la polemica con Enrico Noris. Altro argomento affrontato anche nell'introduzione alle lettere è l'edizione del Vocabolario della Crusca che sarebbe dovuta uscire per i tipi di Elzevier.
Pag. 385-409
 


SCHEDE SECENTESCHE

SIMONA SANTACROCE, "Il Gigante" di Leone Santi tra Rospigliosi, il Corago e Tarquinio Galluzzi

Il Collegio gesuitico di Roma per il carnevale del 1632 affidò a Leone Santi il compito di comporre un'azione scenica sobria a causa della peste che imperversava in Italia. Il Santi preparò "Il gigante", primo dramma gesuitico in volgare, centrato sulle figure di Saul, Davide e Golia, con un prologo a più voci. L'opera, dapprima pensata come intermezzo (Santi ne aveva composto numerosi altri), ebbe immediato e grande successo e il prologo probabilmente ispirò Giulio Rospigliosi per quello di "Erminia sul Giordano", nuova versione di "Il fiume Giordano"; del resto Rospigliosi compose molti altri prologhi secondo la nuova tipologia, tuttavia l'innovazione va almeno condivisa con Santi. Nel "Gigante" hanno rilievo le arditezze linguistiche e metriche; inoltre Santi introduce nella vicenda biblica un anacronismo e narrazioni secondarie estranee alla Sacra Scrittura, entrando perciò in aperta polemica con Tarquinio Galluzzi, il quale sconsigliava di utilizzare le storie della Bibbia per i drammi e condannava l'uso degli anacronismi.
Pag. 411-417
 


VINCENZO PALMISCIANO, Un ritrovamento per Domenico Basile e due per Girolamo Fontanella

Delle due segnalazioni, la prima propone l'identificazione di Domenico Basile autore di "Il pastor fido in lingua napolitana" con un Domenico Basile morto il 17 febbraio 1633, la seconda retrodata la nascita di Girolamo Fontanella tra il 1603 e il 1607 e ne segnala la partecipazione all'Accademia degli Erranti e a quella degli Infuriati, entrambe napoletane.
Pag. 417-420
 


FRANCESCO GIANCOTTI, Tommaso Campanella: "Le poesie". Postilla alla nuova edizione. I furti alla Biblioteca dei Gerolamini e la sorte di Ger.

L'autore, editore del testo critico di "Le poesie" di Campanella nel 1998 e nel 2013, riprende il discorso sull'esemplare della 'princeps' della "Scelta d'alcune poesie filosofiche", conservato nella bibl. napoletana dei Girolamini prima di essere rubato, il più importante dei 6 noti dell'ed. in quanto copia personale dell'autore con correzioni autografe. Tale esemplare, appartenuto a G. Valletta e acquistato dalla Biblioteca insieme agli altri suoi libri, era stato collazionato da Giancotti nel 1949 e rivisto nel 1951, prima del suo restauro 'improvvido'. Giancotti, avanzata un'ipotesi probabile sul passaggio del volume a Valletta, torna sui furti perpetrati ai Girolamini fra giugno 2011 e aprile 2012, in primo luogo dall'allora direttore M. M. De Caro, e ricostruisce la sorte della "Scelta" fino al suo passaggio a Verona in casa di De Caro e alla probabile vendita alla casa d'aste Zisska & Schauer di Monaco, informando poi sulla risposta avuta a una sua richiesta da M. Giancaspro, allora direttore della Bibl. Naz. di Napoli nominato direttore 'pro tempore' dei Girolamini il 17/12/2013, in cui si dice che il vol. 'è custodito nella camera blindata della Biblioteca dei Girolamini'.
Pag. 420-432
 


INDICE DEI NOMI E DELLE COSE NOTEVOLI

L'indice, curato da Davide Conrieri e Andrea Lazzarini, registra, accanto ai nomi degli autori, quelli dei tipografi fino al 1800, i titoli delle opere anonime, i personaggi, nonché, quando sia sembrato opportuno, altri, come - per esempio - i nomi mitologici e, talvolta, forme antonomastiche o anche citazioni indirette o, ancora, lemmi di titoli. Non è indicizzato, perché con indici propri, il "Catalogo delle edizioni fiorentine del Seicento del Fondo Bardi della Biblioteca di Lettere dell'Università di Firenze".
Pag. 433-454