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  STUDI PASOLINIANI

Rivista internazionale
Annuale
Direttore: Guido Santato (Università di Padova).
Comitato scientifico: Marco Antonio Bazzocchi; Gian Piero Brunetta; Guido Davico Bonino; Roberto Chiesi; Gian Carlo Ferretti; Massimo Fusillo; Hervé Joubert-Laurencin; Ben Lawton; Armando Maggi; Rinaldo Rinaldi; Colleen Ryan-Scheutz; Pasquale Voza.
Redazione: Antonia Arveda;Beatrice Bartolomeo; Nicola Catelli; Enza Del Tedesco; Giovanni Ronchini.
Redazione editoriale: Dipartimento di Italianistica, Università di Padova, via Beato Pellegrino 1, 35137 Padova.
Amministrazione: Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma. Uffici di Pisa: via Santa Bibbiana 28 - I 56123. Uffici di Roma: Via Carlo Emanuele I 48 - 00185.
Abbonamenti: € 115.00 (Italia); € 195 (estero); da € 295,00 a € 495,00 (enti, con edizione online).
Rubriche: Saggi; Testi e letture; Archivi; Rassegne; Recensioni; Notizie.

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STUDI PASOLINIANI


Anno 2018 - N. 12
(a cura di Paolo Rondinelli)

SAGGI

GUIDO SANTATO, Pasolini oggi. Fra sovrapproduzione ripetitiva degli studi e forme di omologazione istituzionale (con appunti sul ‘brand turistico Pasolini’ in Friuli)

L’articolo prende in esame alcuni fenomeni che appaiono conseguenza diretta dello straordinario interesse sviluppatosi intorno alla figura e l’opera di Pasolini, a partire dalle forme di sovrapproduzione ripetitiva che hanno coinvolto, soprattutto negli ultimi anni, gli studi a lui dedicati e che trovano probabilmente la loro espressione più emblematica nei molti libri che ricostruiscono la tragica vicenda del suo assassinio. Una particolare attenzione viene riservata al fortunatissimo rapporto tra l’ultimo Pasolini e i concetti foucaultiani di “biopotere”, “biopolitica” e “parresia”. Vengono successivamente esaminate le iniziative istituzionali promosse in occasione dei quarant’anni dalla morte, tra cui spicca l’emissione di un francobollo commemorativo da parte delle poste italiane. Il discorso si allarga alla questione della integrazione di Pasolini nelle istituzioni ovvero della “omologazione istituzionale”. Da ultimo l’articolo si sofferma sul fenomeno dello “sfruttamento turistico-culturale” e parla di iniziative volte alla valorizzazione del ’brand turistico Pasolini’ a Casarsa e in Friuli.
Pag. 13-28
 


RINALDO RINALDI, «Crede, e spera, nella Madonna il fabbricante di Madonne?»: per Gadda e Pasolini narratori

Il saggio analizza il complesso rapporto tra Pasolini e Gadda di fronte al dialetto, a partire dalle pagine critiche dedicate al collega da Pasolini nel corso degli anni. In particolare l’accento cade su «Un passo di Gadda», articolo pubblicato nel 1963 che segna il punto culminante nella storia dei rapporti fra i due scrittori. Nel corso del contributo emerge soprattutto la distanza, se non a tratti l’incompatibilità, fra i due autori. Definendo «soggettivo» l’uso gaddiano del dialetto, Pasolini non soltanto esibisce il diverso impiego del friulano e del romanesco nelle proprie opere, ma anche dimostra di non comprendere (con l’importante eccezione del saggio sopra citato) le ragioni più profonde della scrittura dell’Ingegnere.
Pag. 29-36
 


ARMANDO MAGGI, La nostalgia della citazione: Pasolini, Bassani e la questione del realismo

Il saggio prende in considerazione un rapporto fondamentale nella storia della cultura italiana del Novecento: quello tra Pasolini e Bassani. A lungo la figura di Bassani, insieme a quella di Cassola, è stata vista come l’incarnazione di un’identità di scrittore convenzionale e trascorsa, da contrapporre all’innovatrice presenza di Pasolini. Quest’ultimo, malgrado i commenti poco lusinghieri apparsi su “Empirismo eretico”, riconobbe a Bassani e al suo “Romanzo di Ferrara” di aver colto e riflesso aspetti essenziali della sua poetica. Questo saggio ritiene che un esame attento dell’opera di Bassani possa illuminare il rapporto tra due delle figure più rilevanti del secolo scorso. Pasolini espresse sempre una visione contraddittoria del lavoro di Bassani. Da una parte, ne ammirava la “bellezza” dei romanzi e dei racconti; dall’altra li vedeva come espressione di una Weltanschauung ingiallita e superata. Questo saggio porta alla luce la natura speculare di un rapporto fatto di differenze, a volte marcate e contrastanti, ma anche di profonde analogie come lo ‘status’ della diversità e il comune sentirsi prima di tutto poeti.
Pag. 37-51
 


ROBERTO CHIESI, «Uno scrittore che non suscita grandi problemi». Pavese secondo Pasolini nell’intervista di Dominique Fernandez e Franco Contini del 1972

L’estraneità di Pier Paolo Pasolini nei confronti dell’opera di Cesare Pavese, implicita per molti anni, venne chiaramente alla luce in un’intervista filmata del 1972 (rimasta inedita per molti anni, perché non inserita nel documentario cui era stata destinata in origine). E qui i toni si radicalizzano fino a fare della diffidenza una vera e propria avversione. In questo contributo si approfondiscono le motivazioni del disinteresse di Pasolini nei confronti di Pavese, che risalgono ben più indietro nel tempo, e precisamente a un testo critico sugli scrittori piemontesi dei primi anni sessanta. Circa dieci anni più tardi le cose cambieranno, Pasolini abbandonerà ogni cautela e il suo giudizio sul conto di Pavese si farà esplicito e netto. L’ipotesi avanzata in questa analisi è che l’attacco a Pavese funga in realtà da pretesto per una provocazione più ampia, che intende colpire anche altri bersagli, altri scrittori, e i “centri culturali” intrisi, secondo Pasolini, di ipocrisia e insincerità, come le case editrici, le associazioni e l’industria culturale in genere.
Pag. 53-60
 


TOMMASO MOZZATI, Pier Paolo Pasolini, gli «Appunti» e il film ‘invisibile’ di Joris Ivens: un modello per la pratica del documentario di poesia

Partendo dalla lettura degli scritti di critica cinematografica pubblicati da Pier Paolo Pasolini sulla rivista “Il reporter” alla fine degli anni cinquanta, l’articolo propone di riconoscere nel documentario televisivo di Joris Ivens, dal titolo “L’Italia non è un paese povero”, prodotto nel ’59 dalla ENI di Enrico Mattei, un possibile modello - a un tempo estetico e ideologico - per la sua successiva produzione di film (in primo luogo “Accattone”); ma anche di ‘inchieste’, in particolare quelle dedicate allo scandaglio delle realtà sociali di paesi extraeuropei, dagli “Appunti per un film sull’India” (1968) agli ”Appunti per un’Orestiade africana” (1970).
Pag. 61-75
 


CORINNE PONTILLO, Una coltre di primule: “Mamma Roma” tra scrittura e visione

Nel 1962, poco prima dell’uscita del film “Mamma Roma”, viene edita da Rizzoli la relativa sceneggiatura, corredata da un apparato fotografico. Sottoposta a modifiche effettuate “per ragioni letterarie” e dotata di un congenito dinamismo interno, secondo le consolidate riflessioni teoriche di Pasolini, la forma della sceneggiatura apparsa nell’edizione Rizzoli sarà oggetto di un’elaborazione al confine con il genere del racconto e confluirà in “Alì dagli occhi azzurri” (1965). Seguendo le fasi di lavorazione di “Mamma Roma”, di cui rimane traccia nei versi della sezione “Poesie mondane” contenute in “Poesie in forma di rosa” (1964), nel puntuale “Diario al registratore” (1962) e nei disegni preparatori realizzati dall’autore, e attraverso un confronto tra le due edizioni della sceneggiatura, il contributo intende soffermarsi su due peculiari inclinazioni del testo di “Mamma Roma”: la letterarietà di una “struttura che vuol essere altra struttura”, secondo la celebre formula pasoliniana, e la tensione transmediale della sceneggiatura, che impone una considerazione del connubio tra i codici verbale e visivo ancor prima di uno sguardo alle sequenze del film.
Pag. 77-86
 


RICCARDO VANIN, Pasolini secondo Zanzotto

Questo studio analizza le modalità e i contenuti della riflessione critico-teorica di Andrea Zanzotto su Pier Paolo Pasolini. Prendendo in considerazione il caso di uno dei maggiori poeti del Novecento che rilegge un altro grande poeta della sua generazione, questo scritto si propone di ridefinire uno dei più trascurati rapporti ermeneutici (e umani) nell’ambito degli studi pasoliniani. Il risultato è una smentita della schematizzazione secondo cui Zanzotto si sarebbe impegnato nella scrittura su Pasolini solo dopo la morte di quest’ultimo. Il Pasolini “in vita” di Zanzotto, secondo la tesi qui proposta, non è altro che una versione più dimessa e nascosta del Pasolini “in morte”. È un fatto che il poeta trevigiano si confronti già precocemente con la riflessione e l’attività pasoliniana; e la tempestiva ricettività non è altro che il primo stadio - in cui tuttavia sono già visibili “in nuce” i successivi esiti - di un processo che porterà Zanzotto, subito dopo la morte di Pasolini, alla istantanea mitizzazione e al “piccolo culto” dell’amico, nonché alla stesura dei grandi saggi a lui dedicati.
Pag. 87-99
 


GIULIA CIGNA, Autosufficienza, riflessività, testualità bulimica: “Petrolio” come forma

Lungo “Petrolio” capita di imbattersi spesso in commenti di Pasolini relativi alla forma pensata per la sua opera: non un romanzo, ma una forma, appunto; un soggetto regolato da leggi autosufficienti, privo di legami con la realtà esterna. L’autrice, concentrandosi su una serie di passi di “Petrolio” e su alcuni appunti di Pasolini, intende mostrare le aporie di tale progetto. Partendo dal concetto di riflessività proposto da Genovese, e approfondendo la dinamica di “testualità bulimica” (Altamura), l’articolo si propone di cercare soluzioni testuali alternative alle contraddizioni sorte dall’idea pasoliniana di un’autosufficienza formale. La chiave è una lettura di “Petrolio” attraverso i “Passages” di Benjamin, da cui si evince una profonda carica metaforica presente negli elementi formali che caratterizzano “Petrolio”.
Pag. 101-109
 


RASSEGNE

ROBERTO CHIESI, Una verità aperta. Quarant’anni di cronache, analisi e speculazioni sull’assassinio di Pasolini (1977-2017)

Nell’arco di oltre quarant’anni dal tragico episodio, l’omicidio dello scrittore-regista è stato ricostruito e commentato da numerosi volumi di livello diseguale che riflettono, da una prospettiva civile o criminologica, il fenomeno contraddittorio della forte attenzione intorno alla figura di Pasolini. La rassegna ripercorre con scrupolosa acribia le fasi, i livelli e gli approcci delle pubblicazioni uscite tra il 1977 e il 2017, mettendo il lettore di fronte al variegato panorama interpretativo di una verità che resta aperta.
Pag. 113-125
 


RECENSIONI

PIER PAOLO PASOLINI, Porno-Théo-Kolossal suivi de Le cinéma a cura di Davide Luglio

Paris , Ed. Mimésis - 2016
(Paolo Desogus)
pag. 129-130

 

GIAN MARIA ANNOVI, Pier Paolo Pasolini. Performing Authorship

New York , Ed. Columbia University Press - 2017
(Giorgia Bruni)
pag. 131-132

 

MARCO ANTONIO BAZZOCCHI, Esposizioni. Pasolini, Foucault e l’esercizio della verità

Bologna , Ed. Il Mulino - 2017
(Riccardo Antoniani)
pag. 133

 

Pasolini e la pedagogia a cura di Roberto Carnero - Angela Felice

Casarsa della Delizia - Venezia , Ed. Centro Studi Pier Paolo Pasolini - Marsilio - 2015
(Giorgia Bruni)
pag. 134-136

 

Pasolini, Foucault e il “politico” a cura di Raoul Kirchmayr

Casarsa della Delizia - Venezia , Ed. Centro Studi Pier Paolo Pasolini - Marsilio - 2016
(Giorgia Bruni)
pag. 140-142

 

La biblioteca di Pier Paolo Pasolini a cura di Graziella Chiarcossi - Franco Zabagli

Firenze , Ed. Olschki - 2017
(Paolo Rondinelli)
pag. 143-145