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  STUDI E PROBLEMI DI CRITICA TESTUALE

Fondati e già diretti da R. Raffaele Spongano
Semestrale
Direttori: Alfredo Cottignoli; Emilio Pasquini; Vittorio Roda; Gino Ruozzi; Paola Vecchi.
Comitato scientifico internazionale: Zygmunt Baranski, Arnaldo Bruni, Stefano Carrai, François Livi, Giuseppe Mazzotta, Matteo Palumbo, Lino Pertile, Francesco Spera, Sabine Verhulst, Tiziano Zanato.
Responsabile di redazione: Andrea Campana.
Redazione: Rossella Bonfatti; Francesca Florimbii; Angelo Mangini; Alessandro Merci; Sebastiana Nobili; Domenico Pantone; Andrea Severi. Dipartimento di Italianistica, Università di Bologna, via Zamboni 32, 40126 Bologna.
Amministrazione: Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma. Uffici di Pisa: via Santa Bibbiana 28 - I 56123. Uffici di Roma: Via Carlo Emanuele I 48 - 00185.
Abbonamenti: Italia: € 165,00 (privati); da € 545,00 a € 9205 (enti, con edizione online). Estero: € 265,00 (privati)
Rubriche: Saggi; Recensioni; Rassegne; Spogli.

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STUDI E PROBLEMI DI CRITICA TESTUALE


Anno 2015 - N. 90
aprile
(a cura di Clara Cardolini Rizzo)

ALFREDO COTTIGNOLI, VITTORIO RODA, GINO RUOZZI, PAOLA VECCHI GALLI, Dante. Per Emilio Pasquini

Gli A. spiegano le motivazioni alla base del volume e la sua genesi. Intitolato a Dante, di cui ricorre, nel 2015, il settecentocinquantesimo anniversario dalla nascita, il presente numero della rivista intende celebrare gli ottant'anni di Emilio Pasquini, filologo italiano e professore emerito presso l'Università degli Studi di Bologna.
Pag. 9-10
 


EMILIO PASQUINI, 'Trasmutabile son per tutte guise' ("Par." V 99): anticipazioni e compimenti nell'opera dantesca

Partendo dalla constatazione dell'abbandono definitivo, nella critica contemporanea, di quell'icona di monumentalità con cui l'Alighieri e la sua opera erano osservati dalla critica ottocentesca, l'A. indaga la vocazione dantesca alla metamorfosi, che coinvolge tanto l'io protagonista quanto i personaggi e i luoghi della sua maggiore opera, la "Divina Commedia", e che è sintetizzata nell'espressione, rintracciabile nella terza cantica e rievocata nel titolo del saggio, 'trasmutabile son per tutte guise'.
Pag. 11-28
 


DANTE. PER EMILIO PASQUINI

ZYGMUNT G. BARAŃSKI, Sulla formazione intellettuale di Dante: alcuni problemi di definizione

L'A. conduce una disamina sulla formazione intellettuale di Dante Alighieri da una prospettiva storica e filologica: considera i problemi di metodo legati al suo studio. Partendo dall'assunto, condiviso da una parte della critica dantesca, secondo cui il poeta fiorentino non era uno specialista ma un uomo di cultura del XIII secolo, gli aspetti della formazione dell'Alighieri presi in considerazione sono: l'educazione, le fonti del sapere (modalità, luoghi e tempi di trasmissione), i dibattiti e le relazioni con gli intellettuali contemporanei, l'influenza di Firenze e di altri centri culturali del tempo, come Bologna.
Pag. 31-54
 


GIUSEPPINA BRUNETTI, Lucano, i libri di Dante e un ritrovato sonetto di Petrarca ("RVF" 102)

Il tema su cui verte il contributo è il ruolo della "Pharsalia" di Lucano e delle opere di altri autori latini (Virgilio, Orosio, Boezio, Claudiano e Stazio), in qualità di fonti specifiche, di ispirazione o di ripresa testuale, nella formazione e produzione letteraria dantesche. Riflettendo sulle varie fonti di cui Dante usufruì, il saggio pone l'accento sulla ricostruzione dei bacini librari disponibili nell'epoca in cui il poeta fiorentino visse ed operò e, quindi, sulle effettive possibilità e potenzialità di studio e di lettura dei testi a Firenze, tra il XIII e il XIV secolo. Così l'A. passa in rassegna i libri accolti nella Biblioteca di Santa Croce e rinviene, in un manoscritto vaticano della "Pharsalia", Ottob. Lat. 1881, un'antica forma del sonetto petrarchesco "Cesare poi che 'l traditor d'Egitto".
Pag. 55-71
 


STEFANO CARRAI, L'indeterminatezza nel racconto della "Vita nova"

L'A. descrive l'assenza di una prospettiva realistica e individualizzante nella "Vita nova" dantesca, in accordo, a Suo avviso, con l'universalità della vicenda narrata. Sicché, ad eccezione dei nomi delle due donne, Beatrice e Giovanna, probabilmente menzionati perché eloquenti ed emblematici, Dante non nomina le altre persone che compaiono sulla scena e i luoghi, che accolgono o fanno da sfondo agli eventi, appaiono indeterminati e difficilmente riconoscibili. Dante quindi si mostra reticente nell'offrire indicazioni precise circa il paesaggio urbano della "Vita nova" offrendone un'immagine stilizzata e astratta e inducendo l'A. del contributo a parlare di 'grado zero di contestualizzazione del racconto'.
Pag. 73-83
 


MARCO VEGLIA, Dante priore e la genesi della "Commedia"

Il saggio si sofferma sulla carriera politica di Dante nel 1300, anno in cui è collocata la genesi della "Divina Commedia", individuando i nessi vigenti tra l'una e l'altra. La storicità di Dante personaggio consente all'A. di indagare sul significato tanto dei riferimenti storici quanto dei silenzi rinvenibili nel poema dantesco in rapporto al ruolo svolto dal poeta toscano nel governo di Firenze. Nella costante tensione tra il presente della scrittura e il presente del viaggio è da cogliere, secondo l'A., il senso compiuto del profetismo del poema, definibile 'istant-book'.
Pag. 85-109
 


RICCARDO TESI, Un motivo agostiniano della teoria linguistica dantesca: linguaggio ostensivo e 'prima locutio'

Incentrato sul "De vulgari eloquentia", il saggio esamina la concezione linguistica enucleata da Dante nel trattato e il significato della frase 'Quoniam permultis ac diversis ydiomatibus negotium exercitatur humanum, ita quod multi multis non aliter intelligantur verbis quam sine verbis', passando in rassegna le varie traduzioni della stessa partendo da quella cinquecentesca di Trissino. Secondo l'A., Dante sarebbe stato ispirato dalle "Confessioni" di S. Agostino: il linguaggio ostensivo-gestuale è la forma di linguaggio primaria, che facilita l'apprendimento della lingua, soprattutto nella prima fase dell'infanzia, e la rende comprensibile in situazioni di non condivisione dello stesso codice. Tale interpretazione sostituisce quella usuale secondo cui Dante evidenzia l'infelicità della condizione umana privata di un linguaggio comune dopo la dispersione babelica. Secondo l'A., quest'ultima posizione è di matrice illuministica e, quindi, estranea alla formazione e alla speculazione linguistica dantesche.
Pag. 111-127
 


RAFFAELE PINTO, Dante e le peripezie della sublimazione pulsionale

Recuperando la nozione freudiana di 'sublimazione pulsionale', l'A. ricostruisce la storia della poesia dantesca. Nel capitolo secondo della "Vita nuova", attraverso la dichiarazione del proposito di seguire sempre il consiglio della ragione, Dante, secondo l'A., anticipa il principio freudiano della razionalizzazione della passione. L'A. passa allora in rassegna le possibilità e le modalità che tale razionalizzazione assume, nel tempo, nei versi del poeta fiorentino. L'istanza razionalizzatrice di cui la poesia dantesca si fa carico è, secondo l'A., un decisivo contributo alla cultura letteraria moderna: il desiderio non è in conflitto con la razionalità ma ne è la condizione.
Pag. 129-156
 


ALBERTO CASADEI, Sul 'ventesimo canto / della prima canzon' ("If." 20.2-3)

L'A. si sofferma sulle valenze semantiche del termine 'canzone' nei primi versi del canto ventesimo dell'"Inferno". A Suo avviso, il modello è rappresentato dalle canzoni di gesta in cui il lemma assume un valore metaletterario ed è anche utilizzato con riferimento a sottoinsiemi indicati come 'canti'. Partendo dalla metaletterarietà del termine 'canzone', il saggio analizza poi, sul fronte del significato, altri due termini metaletterari danteschi, 'cantica' e 'commedia'.
Pag. 157-171
 


SEBASTIANA NOBILI, 'Al taglio de la spada'. Immagini di guerra nella "Commedia"

L'A. si sofferma su immagini, parole e metafore della guerra rintracciabili nel poema del poeta fiorentino, soprattutto nella prima cantica dell'"Inferno". Partendo dai dannati della nona bolgia, lo sguardo si allarga all'intero testo della "Commedia", sulla scorta delle più recenti ricerche storiografiche dedicate al tema della guerra nel Medioevo. Emerge un'idea dantesca della guerra intrisa di connotazioni tragiche: 'la guerra è questione di territori e di confini ma, nel rimettere continuamente in discussione i limiti di questo o di quel gruppo di potere, ha come conseguenza la prigionia di chi sta in mezzo, di chi come il poeta vorrebbe attraversare le frontiere, varcare le soglie e superarle, senza trovare ostacoli al proprio viaggio e alla propria libertà', dichiara l'A. La guerra è quindi la fonte di ogni esclusione e di ogni esilio.
Pag. 173-190
 


ANGELO M. MANGINI, Virgilio, Catone e la 'Vesta': due versioni della salvezza

Il saggio prende in esame il tema della salvezza come processo di vestizione, inaugurato nel primo canto del "Purgatorio", quando Virgilio, facendo riferimento al corpo risorto di Catone, prima anima salva del secondo regno e suo custode, afferma: 'la vesta ch'al gran dì sarà sì chiara'. Sullo stesso fronte si colloca l'esortazione che Catone rivolge ai purganti nel successivo canto secondo, invitandoli a spogliarsi dello 'scoglio' che impedisce loro la visione beatifica. Partendo dalle riflessioni critiche di Marco Ariani e Lino Pertile, l'articolo si sofferma sulla lettura del rapporto dialettico vigente tra lo 'scoglio' e la 'vesta', cioè tra due diverse prospettive del processo di redenzione, lo spogliarsi e il rivestirsi, che, secondo l'A., sono complementari: ci si spoglia per rivestirsi e, viceversa, non ci si può rivestire se non ci si è prima spogliati.
Pag. 191-207
 


FRANCESCO SPERA, I canti degli invidiosi nel "Purgatorio" dantesco

Il saggio esamina i canti (dall'inizio del XIII all'ottantunesimo verso del XV) del "Purgatorio" dantesco dedicati agli invidiosi. L'A. si sofferma sulla distribuzione della materia e sulle tematiche trattate, a Suo avviso, già a una prima lettura, nettamente diverse rispetto ai canti precedenti. Per esempio, balza subito agli occhi la riduzione degli esempi di carità e di invidia punita; maggiori, invece, i riferimenti politici.
Pag. 209-227
 


CARLO DELCORNO, 'I segni bui' ("Par." II 49). Dante e la leggenda dell'uomo nella luna

Il saggio è incentrato sul tema delle macchie lunari cui Dante fa riferimento nel canto secondo del "Purgatorio" e che, secondo l'A., offre al poeta fiorentino l'occasione per esporre la sua cosmologia in forma definitiva, fondata sulla teoria emanatistica di tradizione neoplatonica. Connettendola con il tema dantesco, l'A. recupera la letteratura prodotta sulle macchie lunari, focalizzando l'attenzione sulla leggenda dell'uomo nella luna, che trova una delle sue più antiche attestazioni nel "De naturis rerum" di Alessandro Neckam. La prima teoria menzionata da quest'ultimo per spiegare la causa delle macchie lunari è, secondo l'A., accostabile alla teoria averroistica riassunta da Dante ai vv.59-60; la seconda, invece, alla soluzione neoplatonica dettata da Beatrice ai vv. 145-146. L'A. rinviene, nella spiegazione di Neckam, la presenza di una moralizzazione in chiave escatologica, recuperata in un sermone in volgare tenuto il 4 ottobre 1264 nella Chiesa dei Frati Minori da Federico Visconti, arcivescovo di Pisa: 'in modi diversi Dante, Visconti e Neckam dalla considerazione della macchia nella luna si innalzano all'icona luminosa del cosmo escatologico', afferma l'A. del saggio.
Pag. 229-239
 


LINO PERTILE, Sigieri e l'invidiosa sapienza di Salomone

Dopo l'introduzione in cui focalizza l'attenzione su due dei dodici personaggi che formano la prima corona degli spiriti sapienti nel cielo del Sole, il re Salomone e Sigieri di Brabante, e che Dante presenta per bocca di San Tommaso mettendone in evidenza un aspetto comune, la sapienza, l'A. espone una possibile interpretazione del v.138: 'silogizzò invidïosi veri'. A Suo avviso, il verbo "sillogizzare" ha una connotazione positiva; l'espressione 'invidïosi veri' è recuperata da Sant'Ambrogio, che definisce il sapere di Salomone 'invidiosa sapientia'; allo stesso Ambrogio si riferisce Dante con la circonlocuzione 'avvocato dei tempi cristiani' poiché, nello scritto in difesa di Salomone e David, Ambrogio si presenta come avvocato di David.
Pag. 241-256
 


GIUSEPPE LEDDA, L'esilio, la speranza, la poesia: modelli biblici e strutture autobiografiche nel canto XXV del "Paradiso"

L'A. rintraccia gli elementi autobiografici e i modelli biblici presenti nel canto XXV del "Paradiso" dantesco. Il primo tema direttamente riconducibile alla vita del poeta fiorentino è quello dell'esilio da Firenze, che, congiunto con il recupero dell'esodo biblico, appare in una prospettiva del tutto nuova. Nel canto, l'A. ravvisa la presenza dei più grandi modelli tratti dalla Bibbia: quello profetico e quello apostolico, David e Paolo. In tale contesto biblico Dante assume le vesti di un poeta sacro che si augura di ritornare 'poeta' e prendere il 'cappello' sul fonte del proprio battesimo.
Pag. 257-277
 


NATASCIA TONELLI, Gli angeli nei cerchi dell'Empireo

Il saggio ricostruisce il contesto filosofico alla base della visione degli angeli disposti in cerchi concentrici attorno a Dio, fonte luminosa, nel ventottesimo canto del "Paradiso" dantesco. L'A. ne rintraccia un precedente in ambito mistico: il "Liber Scivias" di Ildegarda di Bingen. Nell'opera è presente una visione simile a quella proposta dal poeta fiorentino nel suo poema e accompagnata, come nello stesso, da una successiva descrizione dei cori angelici.
Pag. 279-295
 


LUCIA BATTAGLIA RICCI, 'Figurare il "Paradiso"'. Minimi appunti sui più antichi testimoni illustrati

Il saggio è incentrato sul repertorio figurativo prodotto da una serie di artisti impegnati a illustrare il "Paradiso" dantesco. Nelle varie opere, l'A. ravvisa la tendenza a tradurre, con immagini più comuni, semplici e decodificabili, i versi del poema trecentesco. Ne deriva, a Suo avviso, un forte divario tra testo e immagine, tra l'invenzione dantesca e la più tradizionale iconografia sacra. L'A. si sofferma soprattutto sulle immagini utilizzate da Dante per rappresentare i misteri della Trinità e dell'Incarnazione, che deriverebbero da modelli presenti nelle chiese ravennati.
Pag. 297-315
 


SIMON A. GILSON, Sincretismo e scolastica in Dante

Il saggio propone una disamina sul sincretismo dantesco. Partendo dai contributi più e meno recenti sul tema, l'A. spiega la tendenza a conciliare elementi culturali, filosofici e religiosi eterogenei, appartenenti a culture e dottrine diverse, connettendola con la formazione del poeta fiorentino, con il contesto intellettuale in cui visse ed operò e con le relazioni che con lo stesso intrattenne, e con la scolastica, che attraversa l'intero poema trecentesco.
Pag. 317-339
 


SAVERIO BELLOMO, 'Una finestretta, da niuno mai più veduta' e la data dell'epistola di Dante a Cangrande

Il saggio passa in rassegna le varie ipotesi avanzate da diversi studiosi circa la datazione - almeno della prima parte, ritenuta autentica per consenso quasi universale della critica - dell'epistola XIII, scritta da Dante e destinata a Cangrande della Scala. Tutti i contributi critici tendono a datare lo scritto nel quadriennio compreso tra il 1316 e il 1320. Secondo l'A., invece, la stesura della lettera sarebbe da collocare nel 1321, poco prima della morte del poeta fiorentino. Pertanto, a Suo avviso, quest'ultimo non ebbe neanche il tempo necessario per poter inviare la missiva a Cangrande.
Pag. 341-352
 


PAOLA VECCHI GALLI, Di Dante e di Petrarca 'autori'. "As time goes by"

Il tema dell'autorialità-paternità è quello rispetto al quale sono posti a confronto, nel saggio, due grandi poeti del Trecento, Dante Alighieri e Francesco Petrarca: 'Dante e Petrarca sono serbatoi inesauribili, formidabili, di memorie che si trasmettono dall'una all'altra scuola, forse da ogni maestro a ogni allievo', afferma l'A. Nella produzione poetica petrarchesca, di cui l'A. offre, nel contributo, numerosi esempi, si riflette l'autorità dantesca, allo stesso modo in cui, per Dante, Virgilio è insieme un autore, un poeta e un padre spirituale.
Pag. 353-370
 


ARNALDO BRUNI, Per Monti dantista

Costante e degna di lode, secondo l'A., l'attenzione rivolta da Vincenzo Monti a Dante Alighieri, tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento. Oggetto di analisi, per il poeta lombardo, è tanto la produzione in versi (la "Commedia" e le "Rime"), che funge poi da modello alla propria, quanto la produzione in prosa (la "Vita nuova", il "De vulgari eloquentia" e il "Convivio") dell'autore fiorentino. Tuttavia, evidenzia l'A., Monti ha rivolto il suo interesse anche alle edizioni dantesche coeve, in particolar modo a quella curata da Giosaffatte Biagioli (1818-1819). La dedizione montiana nei confronti dell'Alighieri è sugellata dall'espressione 'nuovo Dante' con cui Giuseppe Grazzini, nel poemetto "In morte di Vincenzio Monti", appella il poeta milanese.
Pag. 371-386
 


PANTALEO PALMIERI, Le chiose alla "Commedia" di Dionigi Strocchi

Dopo una breve introduzione incentrata sulla querelle tra classicisti e romantici, il saggio si sofferma sulle chiose dantesche di Dionigi Strocchi, letterato, grecista e latinista italiano il cui contributo si inserisce in quel clima di generale rinascita del culto dantesco che caratterizzò l'Ottocento. Alla base delle postille strocchiane l'A. individua una solida cultura e un'autentica passione, che, a Suo avviso, le rendono meritevoli di attenzione in sede storiografica.
Pag. 387-401
 


ALFREDO COTTIGNOLI, Dantismo e unità nazionale: l'evoluzione di un mito risorgimentale

Il saggio propone una lettura militante e politica della "Divina Commedia" come poema civile e 'Bibbia degli italiani'. Gli inizi del culto dell'opera e del suo autore come tali, secondo l'A., sono da collocare tra Ottocento e Novecento: Dante è considerato il padre della lingua italiana e il profeta della nazione. A partire dal mito identitario dantesco forgiato da Foscolo e Mazzini, il poeta fiorentino costituirà un modello neoghibellino e anticlericale in Giovanni Bovio (1837-1903), patriottico e irredentista in Ruggiero Bonghi (1826-1895) e Giosuè Carducci (1835-1907), pacifista, umanitario e socialista in Antonio Fogazzaro (1842-1911).
Pag. 403-419
 


RENZO RABBONI, Su Veselovskij dantista: dal saggio "Dante e la poesia simbolica del cattolicesimo" (1866)

Il saggio passa in rassegna gli studi danteschi del filologo e critico letterario russo Aleksandr Nikolaevič Veselovskij. In particolare, propone la traduzione di un passo tratto dal saggio "Dante e la poesia simbolica del cattolicesimo", scritto a Firenze nel 1865, in occasione delle celebrazioni del centenario. Secondo l'A., Veselovskij si emancipa dalle suggestioni mitografiche ricevute alla scuola di Fyodor Buslaev ed esamina il poema dantesco ripercorrendo le tappe principali della letteratura medievale delle visioni e dei viaggi ultraterreni, avvalendosi dei contributi di critici tedeschi e francesi, soprattutto di Ozanam, rispetto al quale, però, valorizza la "Visione di Alberico" e aggiunge dati inediti relativi alla tradizione bizantina e slava.
Pag. 421-438
 


LUCIANO FORMISANO, Le postille di Ernesto Giacomo Parodi al "Fiore" e al "Detto d'amore"

Il saggio, ricollegandosi al contributo - datato 1984 - di Gianfranco Contini, si sofferma sull'importanza delle postille di Ernesto Giacomo Parodi ai poemetti del "Fiore" e del "Detto d'amore". Oltre a riprendere le annotazioni continiane di carattere critico, l'A. propone una disamina più generale delle postille, focalizzando l'attenzione sulle movenze ariostesche dell'autore dei due scritti, che hanno indotto una parte della critica a metterne in dubbio la paternità dantesca.
Pag. 439-459
 


FABIO MARRI, L'impegno dantesco di Ghino Ghinassi

L'A. del saggio riflette sulla produzione critica dantesca di Ghino Ghinassi, amico di Emilio Pasquini venuto a mancare nel 2004 e divenuto protagonista del dantismo novecentesco a trent'anni, con una lettura tenuta al Palagio dell'Arte della Lana il 16 marzo 1961. Partendo dalla "Lectura Dantis" incentrata sul canto XXVI del "Paradiso", il contributo passa in rassegna i lemmi curati da Ghinassi per l'"Enciclopedia Dantesca" e le sue riflessioni sulla lingua dell'Alighieri, lontana e al contempo vicina all'italiano moderno, che, già all'alba degli anni Sessanta, lo studioso aveva posto al centro delle sue ricerche.
Pag. 461-475
 


RECENSIONI

BONAGIUNTA ORBICCIANI DA LUCCA, Rime a cura di Aldo Menichetti

Firenze , Ed. Edizioni del Galluzzo - 2012
(Luciano Formisano)
pag. 477-488

 

LUCIANO GARGAN, Dante, la sua biblioteca e lo Studio di Bologna

Roma-Padova , Ed. Antenore - 2014
(Donato Pirovano)
pag. 488-493

 

LORENZO DA PONTE, Lettere a Guglielmo Piatti (1826-1838). Livorno, Biblioteca Labronica 'Francesco Domenico Guerrazzi' a cura di Laura Paolini

New York , Ed. Stony Brook - 2013
(Tommaso Salvatore)
pag. 493-496

 

Giovanni Pascoli a un secolo dalla sua scomparsa a cura di Renato Aymone

Avellino , Ed. Sinestesie - 2013
(Alessandro Merci)
pag. 496-499

 

Part[h]Enope. Naples et les arts / Napoli e le arti, Atti delle Giornate di Studi (Paris, 19 novembre 2011 e 15-17 novembre 2012) a cura di Camillo Faverzanti

Bern , Ed. Long - 2013
(Stefano Lazzarin)
pag. 500-502

 
RASSEGNE

BENVENUTO CELLINI, Rime a cura di Diletta Gamberini

Firenze , Ed. Società Editrice Fiorentina - 2014
(Nicolò Morelli)
pag. 503-505

 

ETTORE CATALANO, Strategie di scrittura nella letteratura italiana

Bari , Ed. Progedit - 2013
(Pantaleo Palmieri)
pag. 506-508