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  STUDI E PROBLEMI DI CRITICA TESTUALE

Fondati e già diretti da R. Raffaele Spongano
Semestrale
Direttori: Alfredo Cottignoli; Emilio Pasquini; Vittorio Roda; Gino Ruozzi; Paola Vecchi.
Comitato scientifico internazionale: Zygmunt Baranski, Arnaldo Bruni, Stefano Carrai, François Livi, Giuseppe Mazzotta, Matteo Palumbo, Lino Pertile, Francesco Spera, Sabine Verhulst, Tiziano Zanato.
Responsabile di redazione: Andrea Campana.
Redazione: Rossella Bonfatti; Francesca Florimbii; Angelo Mangini; Alessandro Merci; Sebastiana Nobili; Domenico Pantone; Andrea Severi. Dipartimento di Italianistica, Università di Bologna, via Zamboni 32, 40126 Bologna.
Amministrazione: Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma. Uffici di Pisa: via Santa Bibbiana 28 - I 56123. Uffici di Roma: Via Carlo Emanuele I 48 - 00185.
Abbonamenti: Italia: € 165,00 (privati); da € 545,00 a € 9205 (enti, con edizione online). Estero: € 265,00 (privati)
Rubriche: Saggi; Recensioni; Rassegne; Spogli.

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STUDI E PROBLEMI DI CRITICA TESTUALE


Anno 2015 - N. 91
ottobre
(a cura di Clara Cardolini Rizzo)

ALFREDO COTTIGNOLI, EMILIO PASQUINI, VITTORIO RODA, GINO RUOZZI, PAOLA VECCHI GALLI, Premessa

Pagine di presentazione a cura dei direttori e dei redattori della rivista per presentare il volume incentrato sul tema della Grande Guerra, in occasione del centenario dell'evento che ricorre quest'anno. 'Due principi - spiegano - hanno presieduto all'operazione: la focalizzazione sulla Grande Guerra 'italiana' e l'adozione, entro questo perimetro, di un'angolatura molto aperta, che ai territori della letteratura aggregasse altri territori ed altre problematiche'.
Pag. 11-12
 


GIOVANNI CAPECCHI, Scritture e riscritture di guerra

La guerra genera scritture e riscritture. Il saggio prende in considerazione alcuni libri legati alla prima guerra mondiale che, nel tempo, hanno conosciuto cambiamenti connessi al contesto storico, politico e sociale in cui furono redatti e diffusi. Tali trasformazioni furono, quindi, il frutto della censura esterna e dell'autocensura praticata dagli stessi autori sulle loro opere. Pertanto, i libri si evolvono per ragioni storiche e politiche, poiché 'un libro che poteva andar bene in un determinato momento può richiedere aggiustamenti e modifiche per renderlo accettabile anche in situazioni cambiate' ("Viva Caporetto!" di Curzio Malaparte, "Diario di un imboscato" di Attilio Frescura, "Berecche e la guerra" di Luigi Pirandello), ma anche editoriali, come, per esempio, il passaggio dalla forma-taccuino alla forma-diario ("Kobilek" di Ardengo Soffici, "Il trono dei poveri" di Marino Moretti, "Guerra del '15 di Giani Stuparich), o estetiche e poetiche ("Il porto sepolto" di Giuseppe Ungaretti, "Vent'anni" di Corrado Alvaro).
Pag. 13-36
 


DANIELA BARONCINI, La Grande Guerra nelle scritture femminili

Il contributo passa in rassegna alcune tra le voci femminili che hanno raccontato il primo conflitto mondiale. Le varie scrittrici descrivono l'evento da una prospettiva intima, privata, e la loro 'testimonianza' le qualifica come 'interpreti originali della storia e della trasformazione irreversibile della modernità'. La scrittura femminile della guerra è declinata in generi diversi: l'articolo di giornale, il diario, il racconto, il reportage e la poesia. L'A. si concentra sulla produzione di guerra di Matilde Serao, Sibilla Aleramo, Paola Grosson, Carla Cadorna, e delle scrittrici futuristiche patriottiche e interventiste, quali Valentine de Saint-Point, Rosa Rosà, Elda Norchi, Maria Ginanni, Mina Della Pergola, Fanny Dini, Ada Negri, Paola Drigo, Annie Vivanti, Gabrielle Colette, Edith Wharton, Nellie Bly, Alice Shalek, Vera Brittain, Anna Achmatova.
Pag. 37-57
 


ALBERTO BRAMBILLA, Educazione, guerra e patria. Percorsi bibliografici nella letteratura per l'infanzia

L'A. si sofferma sul contributo dato alla Grande Guerra dalle istituzioni scolastiche sul fronte educativo. La scuola prepara, attraverso idonee letture, i futuri soldati. In tale prospettiva, accanto a "Pinocchio" (1883) di Carlo Collodi, sua 'variante popolare', "Cuore" (1886) di Edoardo De Amicis diviene un'opera centrale, 'vero e proprio testo capitale per la fondazione dell'educazione patriottica nei decenni postunitari', che proponeva un 'modello educativo semplice e chiaro, che poteva dunque facilmente essere imitato, integrato, e addirittura strumentalizzato e distorto'. Sul versante austro-ungarico, invece, si ricordano i contributi di Enrico Novelli, autore di "La rivincita di Lissa" (1909), "Ciuffettino in guerra" (1916), "Il figlio tricolore" (1917), "Gorizia fiammeggiante" (1917), ed Ida Finzi, autrice di "Bimbi di Trieste. Scene dal vero" (1916), pubblicato dalla Bemporad, 'una delle Case più impegnate sul fronte della propaganda e comunque del sostegno culturale alla causa bellica'.
Pag. 59-79
 


CRISTINA BENUSSI, 1914-1915: il primo anno a Trieste nelle memorie dei suoi scrittori soldati

L'A. indaga le testimonianze degli scrittori Scipio Slataper ("L'irredentismo oggi" (1910), "Trieste" (1910), "Il momento attuale dell'Austria" (1912), "Scritti politici" (1925), "Epistolario" (1950), "Confini orientali" (1986)), Giani Stuparich ("Diario" (1914), "Taccuino di guerra" (1915), "Colloqui con mio fratello" (1925), "Addio alla Tina" (1930), "Ritorneranno" (1941), "La realtà di Trieste" (1954)), e Giulio Camber Barni ("La buffa" (2008)), che, durante la Grande Guerra, a Trieste, abbandonarono il fronte orientale, in Galizia, valicarono il confine e si arruolarono nell'esercito italiano. Un certo spazio è dedicato dall'A. anche all'"Autobiografia" e al "Canzoniere" di Umberto Saba, e alla "Coscienza di Zeno" di Italo Svevo.
Pag. 81-101
 


PAOLO BRIGANTI, 'Fratelli, all'armi e al canto!'. La Grande Guerra nei poeti di Parma

L'A. conduce una disamina sui testi in versi di contenuto bellico di cinque scrittori di Parma: la 'patriottica bimba-prodigio' Ada Ravasi ("Per la patria" (1917)), 'il poeta-combattente' Ildebrando Cocconi ("Bivacchi e sogni" (1922)), il 'neutralista-combattente' Ferdinando Bernini ("Pasqua in trincea" (1920)), Renzo Pezzani futurista ("Artigli" (1923)) e l''insospettabile poeta di Parma' Ugo Betti ("Il re pensieroso" (1922)).
Pag. 103-124
 


ALBERTO BERTONI, Elegia e satira: la poesia a Modena ai tempi della Grande Guerra

Il contributo si sofferma sulla Grande Guerra a Modena descritta nella biografia di Angelo Fortunato Formiggini, per il quale la città emilio-romagnola 'fu sempre la radice materna, viva e presente della sua attività culturale'. Con la nota critica siglata "Genova, all'inizio del 1923", l'editore sottolinea lo spirito satirico che permea la collana i 'Classici del Ridere', in cui 'lo spirito goliardico' si trasforma in 'presagio di tragedia'. Il tutto accade in una Modena 'laica e civile' e animata, proprio a partire dal primo decennio del XX secolo, 'nella dimensione umanistica, dall'attitudine al lavoro di ricerca storica, linguistica, archivistica, antiquaria e folclorica svolto da una schiera abbastanza cospicua di personaggi, che si sentivano a loro modo eredi della grande lezione erudita di Ludovico Antonio Muratori'.
Pag. 125-136
 


SEBASTIANA NOBILI, Lettere di guerra. Luigi e Stefano Pirandello

La guerra raccontata nelle lettere di Luigi Pirandello e suo figlio maggiore, Stefano, nei tre anni in cui, quest'ultimo, fu prigioniero in Austria, nel campo di Mauthausen, durante la Grande Guerra. L'epistolario, insieme con le novelle dell'autore siciliano, è utile per ricostruire e comprendere la vita e la poetica pirandelliane: 'il carteggio tra Luigi e Stefano non ha solo la caratteristica di un documento storico eccezionale, ma contiene pagine di indubbio valore artistico perché è opera di due scrittori, di due uomini che fanno della letteratura il loro mestiere'. Secondo l'A., 'occorre riattraversare il carteggio in sincronia, mettendo da parte l'ordine cronologico con cui le lettere vengono scritte per ricercare dietro le date e i luoghi un ordine diverso, alla luce del quale rileggere il tutto'.
Pag. 137-156
 


DUCCIO TONGIORGI, 'Lo stile della nostra guerra': Bontempelli giornalista sul fronte (1915)

L'A. considera i reportages giornalistici di Massimo Bontempelli, inviato di guerra de "Il Messaggero" da agosto a settembre del 1915. Bontempelli racconta il primo conflitto mondiale con 'una sorta di autocensura, preventiva e assoluta' poiché 'il controllo censorio sulle notizie provenienti dal fronte (persino sulle lettere dei soldati) si era fatto, durante la prima estate di conflitto, particolarmente pressante'. Preoccupato delle modalità da adottare per raccontare la guerra e rispettoso dei "bollettini ufficiali" alla cui scabra retorica conferisce una veste giornalistica, descrive la guerra come un evento unificante, 'il risorgimento compiuto'.
Pag. 157-173
 


ADELE DEI, La parola esplosa di Clemente Rebora

L'A. riflette sui frammenti di Clemente Rebora, redatti, in prosa e versi, durante il mese che il poeta trascorse in trincea, e che, secondo i progetti reboriani, avrebbero dovuto essere pubblicati in un unico libro, mai uscito. I soldati, oltre ad essere protagonisti dei suoi scritti, 'restano le vittime da riscattare, i destinatari ideali del suo libro, dove alcuni pezzi sembrano segnati da un impulso che si potrebbe definire pedagogico'.
Pag. 175-189
 


LORENZO TOMMASINI, Di speranze e bacalà. L'epica popolaresca di Giulio Camber Barni

L'A. esamina alcuni testi della produzione in versi di Giulio Camber Barni - che, 'com'è solita ripetere e lamentare la critica, non ha avuto, durante la vita dell'autore e dopo la sua morte, un grande successo di pubblico' - in cui l'autore descrive il primo conflitto mondiale, 'evento-cardine della sua esperienza umana e letteraria'. Nel raccontare la vita di trincea attraverso gli occhi dei soldati, Barni discerne il proprio io dal resto dei soldati, pone l'accento sulla religione come mezzo utilizzato per cercare di dare un senso alla putrefazione insensata che lo circonda, evidenzia l'umanità che avvicina ed accomuna i soldati nella morte e nel dolore.
Pag. 191-211
 


FULVIO SENARDI, La breve guerra di Carlo Stuparich

L'A. riflette su alcuni saggi e lettere scritti dal fratello minore di Giani Stuparich, Carlo (1894-1916). Egli studiava a Trieste quando si arruolò come volontario nell'esercito italiano durante il primo conflitto mondiale, perdendo la vita sul monte Cengio il 30 maggio 1916. Partendo da una testimonianza rinvenibile nell'"Epistolario", Giuseppe Mazzini è considerato 'il compagno fedele e affidabile dei momenti di più intensa riflessione'.
Pag. 213-229
 


MARIA LAURA LANZILLO, Giovanni Gentile e la Grande Guerra

Il contributo si sofferma sulla produzione filosofica, politica ed epistolare di Giovanni Gentile tra il 1914 e il 1918 ("La filosofia della guerra", "I fondamenti della filosofia del diritto", "Nazione e nazionalismo", "Guerra e fede", "Lettera a Guido De Ruggiero", "Lettere a Benedetto Croce", "Dopo la vittoria", "Politica e filosofia") per ricostruire il pensiero e la posizione dell'autore in merito all'intervento dell'Italia in guerra: 'Gentile nell'autunno del 1914 affermava che il primo dovere di tutti, comuni cittadini e intellettuali, era quello di tacere e di rimettersi alle decisioni prese dal governo'. L'A. riflette, infine, sulla lettura gentiliana della vittoria italiana nella Grande Guerra e sulla successiva adesione del filosofo al fascismo ("Che cos'è il fascismo", "Fascismo e cultura", "Origini e dottrina del fascismo").
Pag. 231-249
 


ENRICO ELLI, Un letterato in conflitto: Cesare De Lollis e il suo "Taccuino di guerra"

Il saggio esamina la posizione dell'intellettuale e professore abruzzese Cesare De Lollis nei confronti della Grande Guerra cui prese parte arruolandosi volontario nell'esercito, come racconta in "Taccuino di guerra" (1955). Tornato a casa in Alto Adige, alla fine del conflitto, parla del suo ritorno nelle prose di "Reisebilder" (1929). Sulle pagine del giornale da lui fondato, "Italia nostra", il cui primo numero uscì il 6 dicembre 1914, sostenne l'intervento dell'Italia in guerra accanto alla Germania e contro l'Intesa franco-russo-inglese, inserendosi così nell''acceso dibattito tra interventisti e neutralisti nei mesi tra l'agosto del '14 e il maggio del '15'.
Pag. 251-266
 


LAURA NAY, 'Con la pistola nei Fioretti di San Francesco': lettere di guerra fra studio e trincea

Il saggio ricostruisce la Grande Guerra attraverso le lettere e gli articoli di giornale di coloro che combatterono in trincea, ufficiali volontari di fede interventista, allievi ed ex allievi di Cian e, in alcuni casi, giovani legati da vincoli di parentela. Tali testimonianze offrono una duplice immagine del conflitto o, meglio, un puzzle di 'guerre vissute in modo diverso': da un canto, la vita atrofica e disumanizzante al fronte; dall'altro, gli atti eroici compiuti dai soldati.
Pag. 267-287
 


ALBERTO CADIOLI, 'Vita e morale militare'. Le lezioni di Luigi Russo per gli allievi ufficiali

Il saggio propone una disamina del volume accogliente le lezioni del critico novecentesco Luigi Russo. I contenuti degli incontri presi in considerazione riguardano il corso di "Vita morale e civile" tenuto da Russo, nel 1917, alla Scuola Militare di Caserta. Egli, difatti, prima di diventare una delle voci critiche più autorevoli del XX secolo, fu un giovane tenente durante la Grande Guerra, nelle trincee del Carso e dell'Altopiano di Asiago. Le lezioni preludono alla futura attività critica di Russo manifestando legami con il pensiero di altri due critici del Novecento: Benedetto Croce 'per le riflessioni politiche e letterarie' e Giovanni Gentile 'per quelle filosofiche e pedagogiche'.
Pag. 289-310
 


VALERIA PAOLA BABINI, Effetto guerra. La psichiatria italiana di fronte al primo conflitto mondiale

La Grande Guerra ebbe un forte impatto anche sul fronte psichiatrico. Il saggio lo ricostruisce con particolare riferimento alla 'strana malattia' della nevrosi traumatica: 'disturbi motori, astasie-abasie, camptocormie, tremori, tic, paralisi, disturbi sensoriali, anestesie, analgesie, iperalgesie, afasie, mutismi, ma anche stati confusionali, deliri, depressioni acute e quella che fu chiamata ipnosi di guerra'. L'A. esamina gli scritti degli psichiatri del tempo che confermarono 'l'impostazione organicistica della disciplina affermando che la guerra era un'occasione dello scatenarsi di una preesistente e silente patologia e non causa di malattia mentale'. A causa dell'elevato numero di soldati tornati dal fronte affetti da nevrosi, nella psichiatria italiana nacque un vasto dibattito che, però, diversamente da ciò che accadde in Inghilterra, non portò a nuove prospettive teoriche, come, per esempio, la psicanalisi.
Pag. 311-332
 


PIERO MIOLI, Canta così Bellona. Riflessioni e comportamenti di musicisti di fronte al grande giro di vite

Al centro del saggio la musica, 'non solo arte bella, colta e dotta, ma anche attualità, quotidianità, popolarità, oralità'. Il contributo si apre con una rassegna della bibliografia musicale della Grande Guerra così come era stata redatta, negli anni del conflitto, dalla "Rivista Musicale Italiana", fondata a Torino nel 1894 dai Fratelli Bocca e pubblicata fino al 1955. L'A. si sofferma poi su alcuni musicisti: Alfredo Casella, Maurice Ravel, Alban Berg e Sergej Prokof'ev. Prende in considerazione, infine, la produzione popolare, che conosce, nel tempo, numerose variazioni.
Pag. 333-356
 


ENRICO GAUDENZI, La rappresentazione della Grande Guerra nel cinema italiano di 'fiction' (1914-1918)

La cinematografia tra propaganda e censura in Italia durante la Grande Guerra è l'argomento del saggio. L'A. indaga sulle modalità censorie applicate alle pellicole italiane, dalle attività svolte dalle autorità locali all'emanazione del decreto del 31 maggio 1914 ed oltre. Sicché, nell'ordine, si sofferma, nei vari paragrafi, sui seguenti temi: i film bellici italiani prodotti tra il 1914 e il 23 maggio 1915, il film di svolta, "La legione della morte", l'(in)attività dello Stato in ambito cinematografico, i film di guerra 1915-1918, la macchina statale di fronte alla violenza bellica sul grande schermo.
Pag. 357-378
 


EMILIO PASQUINI, Ricordo di Mario Marti

Le pagine conclusive del volume sono dedicate a Mario Marti, collaboratore di "Studi e problemi di critica testuale", nato, come fa notare l'A., proprio quando scoppiò la Grande Guerra.
Pag. 379-382