Le riviste presenti

 

 

 

 


  STUDI E PROBLEMI DI CRITICA TESTUALE

Fondati e già diretti da R. Raffaele Spongano
Semestrale
Direttori: Alfredo Cottignoli; Emilio Pasquini; Vittorio Roda; Gino Ruozzi; Paola Vecchi.
Comitato scientifico internazionale: Zygmunt Baranski, Arnaldo Bruni, Stefano Carrai, François Livi, Giuseppe Mazzotta, Matteo Palumbo, Lino Pertile, Francesco Spera, Sabine Verhulst, Tiziano Zanato.
Responsabile di redazione: Andrea Campana.
Redazione: Rossella Bonfatti; Francesca Florimbii; Angelo Mangini; Alessandro Merci; Sebastiana Nobili; Domenico Pantone; Andrea Severi. Dipartimento di Italianistica, Università di Bologna, via Zamboni 32, 40126 Bologna.
Amministrazione: Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma. Uffici di Pisa: via Santa Bibbiana 28 - I 56123. Uffici di Roma: Via Carlo Emanuele I 48 - 00185.
Abbonamenti: Italia: € 165,00 (privati); da € 545,00 a € 9205 (enti, con edizione online). Estero: € 265,00 (privati)
Rubriche: Saggi; Recensioni; Rassegne; Spogli.

 Consulta gli altri fascicoli della rivista:

STUDI E PROBLEMI DI CRITICA TESTUALE


Anno 2019 - N. 98
giugno
(a cura di Clara Cardolini Rizzo)

RICCARDO TESI, Prove d'interpretazione di una interrogativa dantesca: 'O dolce frate, che vuo' tu ch'io dica?' ("Purg.", XXIII 97)

L'articolo prende in esame la frase interrogativa che precede la profezia di Forese Donati nel canto XXIII del "Purgatorio": 'O dolce frate, che vuo' tu ch'io dica?'. Dopo aver passato in rassegna alcune interpretazioni recenti che ne fanno una domanda retorica di tipo fatico-riempitivo, comune nell'italiano di oggi ('Amico mio, che vuoi che dica?'), l'A. dimostra invece che il significato dell'interrogativa è strettamente connesso a costrutti fraseologici con 'volere che' + verbo al congiuntivo, esprimenti volontà, desiderio e intenzione, ben documentati nella "Commedia" e nel fiorentino dell'epoca di Dante.
Pag. 9-25
 


IRENE GUALDO, 'Le maistre dit: qui ne set taire ne set parler'. L'insegnamento della retorica nel "Liber de doctrina dicendi et tacendi" di Albertano da Brescia

Il contributo mette in luce l'influenza del "Liber de doctrina dicendi et tacendi" di Albertano da Brascia su Brunetto Latini, che incorpora nel suo "Tresor" una versione francese del trattato latino. Lo studio, secondo l'A., fornisce elementi per dimostrare la dipendenza della traduzione di Brunetto dal più antico volgarizzamento del "Liber", quello compiuto da Andrea da Grosseto nella seconda metà del XIII secolo, attraverso il puntuale confronto di alcuni 'loci'.
Pag. 27-46
 


FRANCESCA CUPELLONI, "Novello sermintese, lagrimando" di Antonio Pucci. Nuova edizione

L'articolo propone una nuova edizione critica di "Novello sermintese, lagrimando", uno dei primi serventesi di Antonio Pucci e del suo anonimo rifacimento "Al nome sia d'Iddio, Signor Verace", che fino a oggi - rileva l'A. - non era ancora stato interamente pubblicato. "Novello sermintese", dedicato all'alluvione che colpì Firenze nel 1333, è tradito da un importante manoscritto, noto come "Kirkup" (BNCF Nuovi Acquisti 333), la cui localizzazione è ancora controversa. Al contrario, "Al nome sia d'Iddio", trasmesso dal manoscritto Riccardiano 2971, è, secondo la studiosa, sicuramente fiorentino della seconda metà del Quattrocento. Il confronto tra i due testi - sostiene la Cupelloni - ha permesso di aggiungere qualche nuovo elemento a favore della possibile origine settentrionale del codice "Kirkup", recentemente ridiscussa da Paolo Trovato.
Pag. 47-101
 


RAFFAELE CESARO, Osservazioni sul "Trattato del Cardarello"

Il ms. BNCF II.IV.248 è l'unico testimone di un serventese anonimo, "O morte avventurosa, che a' dolci anni", ascrivibile - secondo l'A. - presumibilmente al tardo Trecento. In esso si narra la tragica storia di due giovani amanti attraverso le parole del protagonista maschile. Il testo - rileva Cesaro - presenta una fisionomia piuttosto complessa, sia per la ricchezza e varietà degli elementi che formano l'intreccio, sia per una certa oscurità espressiva che, in non pochi casi, si spinge persino all'assenza di significato. Il contributo esamina alcune componenti del testo che permettono di ricondurlo al genere dei pianti d'amore, di cui si analizzano le caratteristiche basilari; tenta di individuare la causa della diffusa mancanza di significati in un anomalo quanto peculiare criterio di trasmissione, e infine si concentra sulla fortuna della storia narrata nel serventese, che ricomparirà tra Quattro e Cinquecento dapprima in forma di aneddoto storico e poi di novella.
Pag. 103-135
 


ROBERTO GALBIATI , Il gigante Morgante tra comicità e serietà

Pulci, riscrivendo il "Cantare d'Orlando", sembra comportarsi, secondo l'A., in modo schizofrenico: da un lato introduce frequenti note comiche nel racconto, dall'altro inserisce considerazioni morali e potenzia il significato allegorico di alcune sequenze dell'anonimo cantare. La figura di Morgante - rileva Galbiati - partecipa all'ambiguità del testo: il gigante è sia un 'miles Christi' che guadagna alla morte in Paradiso, sia una figura carnevalesca, associata non a caso a Morgante. Lo studio del personaggio di Morgante permette quindi - sostiene lo studioso - di gettar luce sul rapporto tra comicità e serietà nel "Morgante", uno degli aspetti più importanti del testo e più discussi recentemente dalla critica.
Pag. 137-152
 


CHIARA FALCO, Guido Grandi e le sue lettere inedite a Francesco Arisi

L'articolo contribuisce alla conoscenza del matematico cremonese settecentesco Guido Grandi e di Francesco Arisi, erudito, amico e suo concittadino. Le centonove lettere inedite, spedite da Grandi ad Arisi tra il 1693 e il 1734, sono la testimonianza, secondo l'A., di una corrispondenza frequente, di un profondo legame tra due letterati lontani nello spazio, ma accomunati dai medesimi interessi e dall'affetto verso la propria città natale. Le lettere, conservate oggi presso la Biblioteca Statale di Cremona, si concentrano su questioni private, ma aprono anche vive discussioni su questioni politiche ed economiche; la loro lettura - rileva la studiosa - consente dunque di indagare le difficili contingenze storiche, offrendo inoltre uno spaccato sul panorama cremonese settecentesco. Tra le questioni maggiormente dibattute nelle missive di Grandi, la più rilevante è senza dubbio - argomenta la Falco - la sua presa di posizione nella 'querelle' che coinvolse Marco Girolamo Vide, vescovo di Alba. Altro oggetto di dibattito fu la veridicità del ritrovamento degli Scaritti di Volterra ad opera di Curzio Inghirami nel 1634, che generò scetticismo tra le eminenti personalità dell'epoca.
Pag. 153-175
 


VITTORIO COLOMBO, Un inedito biglietto di Vittorio Alfieri ad Angelo Maria Bandini

Il lavoro studia il contenuto di un inedito biglietto autografo di Vittorio Alfieri del 1798, probabilmente destinato all'erudito bibliotecario Angelo Maria Bandini; a testimonio degli sforzi, secondo l'A., che negli ultimi anni fiorentini il trageda aveva rivolto alla ricostruzione e ampliamento della propria biblioteca, ricercando preziose edizioni di testi anche greci e latini.
Pag. 177-184
 


FABIO GIUNTA, Maometto e "La Finestrina" di Alfieri

Fra le commedie di Alfieri si distingue "La Finestrina", che l'autore stesso definisce 'aristofanica', benché - argomenta Giunta - la questione delle fonti si riveli molto più complessa. All'interno del dramma un rilievo particolare è assegnato a un Maometto cinico e smisuratamente ambizioso. Tale connotazione negativa del personaggio si configura, secondo lo studioso, come un rovesciamento rispetto alla figura di generoso emancipatore dei popoli, come appare invece nel trattato "Del principe e delle lettere" e nella satira "L'Antireligionería". E la ritrattazione risulta ancora più notevole - rileva l'A. - se si considera che il Maometto alfieriano si rivela ambiguamente simile al freddo e bramoso Maometto della tragedia "Le Fanatisme" del disprezzato Voltaire, suggerendo in questo modo una sorta di riallineamento dell'ideologia di Alfieri a quella di Voltaire e dei 'philosophes'. Per definire il personaggio di Maometto e alcuni suoi aspetti biografici, Alfieri poté avvalersi - conclude Giunta - non solo degli scritti del filosofo francese ma, con ogni probabilità, di una vasta produzione settecentesca, fra trattatistica e storiografia.
Pag. 185-204
 


GIULIA TELLINI, Passione e disincanto nel "Sogno" di Angelica Palli

Fra il febbraio e il marzo 1848, esce a Livorno un atto unico, strutturato in sette scene, intitolato "Sogno fantastico di una notte di Carnevale". L'anonima autrice è la cinquantenne livornese Angelica Palli Bartolomei, scrittrice e patriota. Il protagonista, Lodovico, un giovane esule lombardo, si ritrova nella piazza di una non meglio definita 'Città dell'Italia Costituzionale' nel piano dei festeggiamenti per le concessioni costituzionali. Il suo monito, rivolto agli astanti, a non esultare prematuramente rimane inascoltato. Calata la notte, appare in sonno a Lodovico un coro di Morti lombardi. Questi, con perentorio piglio anaforico, incitano l'Italia indipendente a impugnare le armi contro il 'ferro Tedesco'. Secondo l'A., il testo, che condivide molti tratti con la pubblicistica risorgimentale (specie nella figura dell'esule visionario, ricorrente da Berchet a Rossetti), si distingue per la propositiva concretezza dei toni e per il rigore dell'argomentazione politica. Nel saggio, il "Sogno" è riprodotto integralmente rispettando l'unica stampa esistente (Livorno, Pozzolini, 1848) con corredo di note a piè di pagina.
Pag. 205-233
 


ANTONIO CARRANNANTE, Scrittori a Roma. Sulle tracce di Carlo Laurenzi

Il saggio ricostruisce la figura di uno degli scrittori più significativi del Novecento, l'ultimo dei grandi 'elzeviristi', che fu allievo di Pietro Paolo Trompeo, ereditandone con apporti personali l'amore per Roma e per l'attualità. Collaboratore del "Mondo" di Mario Pannunzio, fu testimone, secondo l'A., di un laicismo convinto e combattivo, anche se mai superficiale e sempre pensoso. Il suo legame viscerale con l'isola natale, l'Elba, contribuì - rileva Carrannante - ad affinare la sua prosa, graffiante e scanzonata, ma sempre elegante e con venature di nostalgia per il tempo che passa e che cambia ogni cosa.
Pag. 235-250
 


BARBARA TANZI IMBRI, Storia degli "Amori" di Ludovico Savioli

Pubblicati per la prima volta nel 1765, gli "Amori" di Ludovico Savioli godettero - rileva l'A. - di notevole fortuna, anche tra i frequentatori di salotti. La raccolta, composta di ventiquattro odi di argomento amoroso, ritrae infatti - prosegue la studiosa - l'alta società cittadina, con i suoi vezzi e le sue mode, e restituisce, attraverso lo sguardo complice del poeta, uno scorcio dei costumi dell''élite' contemporanea. Ripercorrendo la storia degli "Amori", dalla prima circolazione di alcuni componimenti su fogli volanti fino all'ultima edizione pubblicata con il coinvolgimento dell'autore, il contributo si propone di gettare le basi per una nuova edizione delle odi savioliane, che sia filologicamente e storicamente affidabile, coerente con il momento culturale in cui le poesie circolarono.
Pag. 251-274
 


RECENSIONI

Per il testo e la chiosa del poema dantesco a cura di Giorgio Inglese

Ravenna , Ed. Longo - 2018
(Pantaleo Palmieri)
pag. 275-279

 

ANTONIO IURILLI, Quinto Orazio Flacco. Annali delle edizioni a stampa secoli XV-XVIII

Genève , Ed. Droz - 2017
(Francesco Tateo)
pag. 279-285

 

ANTONIO URCEO CODRO, Sermones (V-VIII). Filologia e maschera nel Quattrocento a cura di Andrea Severi, Giacomo Ventura

Roma , Ed. Carocci - 2018
(Sara Fazion)
pag. 285-289

 

DANIELA DELCORNO BIANCA, Studi sul Poliziano volgare

Messina , Ed. Centro internazionale di studi umanistici - 2016
(Irene Iocca)
pag. 289-294

 

La critica letteraria nell'Italia del Settecento. Forme e problemi a cura di Gabriele Bucchi, Carlo Enrico Roggia

Ravenna , Ed. Longo - 2017
(Paolo Colombo)
pag. 294-297

 

Itinerari del libro nella storia. Per Anna Giulia Cavagna a trent'anni dalla prima lezione a cura di Francesca Nepori, Paolo Tinti, Fiammetta Sabba

Bologna , Ed. Pàtron - 2017
(Andrea Baldissera)
pag. 297-301

 

Studi di lessicografia italiana a cura di Accademia della Crusca

Firenze , Ed. Le Lettere - 2016, 2017, 2018
(Fabio Marri)
pag. 301-306

 
RASSEGNE

a cura di Alfredo Cottignoli, Emilio Pasquini

Bollettino dantesco per il settimo centenario, N° 7, 2018

(Alessandro Merci)
pag. 307-309

 

LUCIA MARCHESI, GIULIO OSTO, PATRIZIA PARADISI, Cantiamo Torreglia. Una poesia di Niccolò Tommaseo

Albignasego , Ed. Proget - 2016
(Pantaleo Palmieri)
pag. 310-312

 

GIULIO OSTO, PATRIZIA PARADISI, Nel cuore di Torreglia. Una poesia di Francesco Pimbiolo, una passeggiata sul Colle della Mira

Albignasego , Ed. Proget - 2017
(Pantaleo Palmieri)
pag. 310-312

 

MAURIZIO VITALE, La scienza delle parole. La lingua del "Fuoco" e della "Città morta" di Gabriele D'Annunzio

Milano , Ed. Ledizioni - 2018
(Fabio Marri)
pag. 312-315

 

ANTONIO SORO, Le trombe d'oro della solarità. Studio sui primi "Ossi di seppia" di Montale

Sassari , Ed. Edes - 2017
(Benedetta Ciacci)
pag. 315-317