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  STUDI D'ITALIANISTICA NELL'AFRICA AUSTRALE / ITALIAN STUDIES IN SOUTHERN AFRICA

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STUDI D'ITALIANISTICA NELL'AFRICA AUSTRALE / ITALIAN STUDIES IN SOUTHERN AFRICA


Anno 2015 - N. 2
(a cura di Giona Tuccini)

GENERAL INTRODUCTION / CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE

GIONA TUCCINI, Antichi moderni. Notizie di un bilancio

Si ripercorrono i punti fondamentali dei singoli contributi presenti in questo volume (già discussi al convegno internazionale "Antichi moderni. Gli apporti medievali e rinascimentali all'identità culturale del Novecento italiano" - University of Cape Town, 4-5 September 2014) per riflettere sulle proposte emerse relativamente al consistente apporto della Tradizione medievale e rinascimentale allo sviluppo della nostra identità culturale, in un contesto interdisciplinare. A partire dagli interventi, che spaziano dall’ambito più prettamente letterario a quello storico-artistico e cinematografico, si può coscientemente parlare di Neomedievalismo e di Rinascimento nel Novecento quali movimenti culturali imprescindibili per il progresso dell’Italia di ieri e di oggi? Attraverso un ridimensionamento degli stereotipi e delle generalizzazioni su tali epoche, converrà rivalutare lo sguardo nei confronti del passato, quale base fondante per il nostro futuro.
Pag. 1-14
 


ARTICLES / SAGGI

NUNZIO RUGGIERO, Croce e il centenario dantesco del 1921

Il sesto centenario della morte di Dante costituisce un punto di osservazione inedito della fortuna della "Commedia" nel Novecento italiano, a partire dalle diverse intersezioni tra politica e letteratura che si delineano nel primo dopoguerra. Muovendo dal contributo fondativo di Dionisotti, e alla luce dei più recenti sondaggi storico-letterari, è possibile tracciare una mappa di tale centenario che renda conto delle molteplici iniziative, delle violente polemiche e delle diverse letture sollecitate dalle celebrazioni del 1921. L’analisi, inoltre, di alcuni documenti poco noti o del tutto inediti, ricavati dalla stampa dell’epoca e dall’archivio privato di Benedetto Croce, consente di fornire spunti di riflessione utili a mettere a fuoco un capitolo non secondario della vasta ricezione di Dante nel Novecento italiano ed europeo.
Pag. 15-39
 


ANTONIO SACCOCCIO, Giovanni Papini e Dante Alighieri: una passione infinita

Con questo contributo si intende discutere alcuni elementi che caratterizzarono l’ammirazione nutrita da Giovanni Papini per Dante Alighieri, ammirazione rimasta costante per oltre mezzo secolo e capace di attraversare le numerose 'conversioni' dell’irriducibile polemista fiorentino. Già nel primo importante articolo dedicato all’autore della "Commedia", che porta il titolo "Per Dante e contro i Dantisti" (1905), Papini prende le distanze dai tanti commentatori e critici dell’opera dantesca, spiegando che l’Italia contemporanea non può capire Dante, perché 'mancano gli ingegni del tipo dantesco'. Altre tappe fondamentali dell’interpretazione papiniana sono l’articolo "Le due tradizioni letterarie", pubblicato nel 1912 su "La Voce", il volume "Dante vivo" del 1933 e l’ultimo studio "Il beato Dante", incluso nell’opera postuma "Le felicità dell’infelice".
Pag. 40-54
 


GAIA BINDI, I “primitivi” e l’arte italiana tra le due guerre: il "Piero della Francesca" di Roberto Longhi come pratica di dialogo tra arte e critica

L’intervento illustra il fecondo intreccio, negli anni Venti e Trenta, tra gli articoli di critica d’arte pubblicati dai pittori sulle riviste (in particolare sulla rivista romana "Valori Plastici"), il rinnovamento del gusto critico negli esiti dei più acuti storici dell’arte (Longhi e Venturi), il ripensamento dell’arte contemporanea secondo i riscoperti canoni storici. Saranno presi in considerazione gli scritti e le opere di Carlo Carrà, Giorgio de Chirico e Alberto Savinio e, soprattutto, il saggio che il giovane Roberto Longhi dedica a Piero della Francesca nel 1927, esempio di come un’originale rilettura storica possa fare strada all’arte 'in fieri'. Questo studio, che delinea i complessi aspetti della creatività del pittore, ha avuto tante ripercussioni sull’arte italiana tra le due guerre, da Felice Casorati a Massimo Campigli, da Achille Funi a Mario Tozzi, da Ferruccio Ferrazzi a Roberto Melli.
Pag. 55-71
 


MARIA CRISTINA CABANI, Splendori e declino di un metro. L’ottava nella poesia contemporanea

Lo studio propone un’analisi del "Requiem" di Patrizia Valduga, compagna del poeta Giovanni Raboni, scomparso nel 2004. L’uso dell’ottava rima, forma che la poetessa veneta impiega in questo poemetto – o lamento che dir si voglia sulla morte del padre (1991) – si inserisce entro la più vasta sperimentazione intorno ai metri chiusi, condotta dalla Valduga e da una limitata schiera di poeti nel secondo Novecento. Si cercherà, dunque, di esaminare la fortuna – e soprattutto la funzione – dell’ottava nel secondo Novecento italiano per verificarne i diversi modi di uso, oscillanti fra il lirico (le ottave dialettali di Emilio Rentocchini) e il narrativo (il "Novissimum Testamentum" di Edoardo Sanguineti). Metro di grande tradizione (a partire da Boccaccio, e poi Ariosto e Tasso, fino a Leopardi e oltre) l’ottava, strofa lunga e insieme altamente musicale, possiede costituzionalmente una doppia natura, fra canto e racconto, fra aulico e popolare (la tradizione ancora viva dei maggi toscani) che i poeti possono di volta in volta sfruttare e mettere in luce, secondo le loro diverse sensibilità e necessità di espressione.
Pag. 72-95
 


MASSIMO COLELLA, "Io cercavo il bosco o riposavo nella mia stanza tra i libri". Per una lettura critica del ‘petrarchismo’ zanzottiano

La funzione-Petrarca è una delle più potenti direttrici su cui geometricamente insistono la letteratura e la cultura italiane. L'articolo tenta di ricostruire il percorso complessivo, cronologicamente e spiritualmente orientato, del 'petrarchismo' di Andrea Zanzotto, quale emerge dalla produzione saggistica e soprattutto poetica (dalle prime prove sino ai "Conglomerati"), rintracciando echi, spie, segni e 'senhals' della presenza del "Canzoniere".
Pag. 96-112
 


MARA BOCCACCIO, Arturo, Bice e il loro cosmo

Lo studio rileva, attraverso l’analisi di una parte della copiosa produzione di Arturo Onofri, alcuni punti di contatto con la tradizione stilnovistica e con il pensiero rinascimentale di Marsilio Ficino. L’adozione di moduli apertamente stilnovistici per descrivere la donna amata consentono al poeta di raggiungere quell’armonia cosmica cui aspirò per tutta la vita. L’attenzione si focalizza sulla produzione lirica di passaggio del poeta, quella che con "Orchestrine" (1917) ed "Arioso" (1921) anticipa il "Ciclo della terrestrità del sole" (1927-35). Base fondante della ricerca è il testo teorico "Nuovo Rinascimento come arte dell’Io" (1925) che, da un lato, permette di approfondire le scelte stilistiche onofriane, anche in relazione alle teorie teosofiche di Rudolf Steiner, dall’altro, rivela l’ascendenza svolta sul poeta dalla "Teologia platonica" di Ficino.
Pag. 113-128
 


WALTER GEERTS, Primo Levi di fronte all’imperfezione galileiana

L’intervento intende mostrare la presenza di Galileo Galilei nell’evoluzione teorica di Primo Levi, che si riferisce in modo esplicito allo scienziato nella poesia "Sidereus Nuncius" del 1984. La lirica mette polemicamente in opposizione la grandezza dell’umanità, illustrata dall’astronomo, con l’occasionale piccolezza di essa, rappresentata dagli inquisitori. Accanto all’aspetto 'prometeico' di Galilei, meritevole di aver fatto progredire il sapere, Levi accoglie la lezione galileiana anche quale accettazione e promozione dell’imperfezione come formula epistemologica primordiale. Alla fissità dei sistemi prestabiliti, siano essi scientifici, filosofici o politici, Levi contrappone, a partire da "Se questo è un uomo", l’efficacia della flessibilità e dell’adattabilità.
Pag. 129-142
 


MARA NERBANO, Il Medioevo teatrale di Silvio d’Amico: intorno al “Mistero della Natività, Passione e Resurrezione di Nostro Signore”

L’intervento propone una rilettura di alcune opere di Silvio d’Amico, l’intellettuale che ha maggiormente influenzato la vita teatrale italiana tra le due guerre. L’attenzione si concentra in particolare sul "Mistero della Natività, Passione e Resurrezione di Nostro Signore", elaborato nell’ambito delle Celebrazioni Giottesche (1937). Espressione d’una poetica teatrale, ma anche d’un pensiero storiografico sul Medioevo, questo spettacolo viene preso in esame alla luce della produzione saggistica dello studioso, considerata anche nel contesto della riflessione storiografica sulla più antica drammaturgia in volgare, dominata dal duplice mito, prima tardoromantico e poi positivista, delle 'origini' e del 'popolare'.
Pag. 143-159
 


ANITA VIRGA, "E ridendo l’uccise": la disarmonia rinascimentale letta da Vancini

L’intervento si concentra sulla produzione filmica del ferrarese Florestano Vancini (1926-2008) e in particolare sull’ultima opera del regista, "E ridendo l’uccise", del 2005. La pellicola è ambientata alla corte estense di inizio Cinquecento, quando dopo la morte di Ercole I si scatenano le faide interne alla famiglia. Le vicende di corte, però, sono narrate dalla prospettiva del buffone di corte, Moschino, alle dipendenze di Giulio. Vancini realizza un film storico basato su fonti letterari e su una rigorosa documentazione storico-filologica, ma racconta la storia in modo non convenzionale: non è, infatti, la celebrata armonia del Rinascimento a interessare il regista e nemmeno lo sono le glorie della corte estense, quanto piuttosto i subalterni, il discorso sul potere e la violenza. Si intende mostrare come, pur parlando della società di inizio Cinquecento, il registra offra un interessante commento su quella di fine Novecento durante la quale è stato concepito.
Pag. 160-175
 


NOTES AND GLEANINGS / NOTE E CURIOSITÀ

MARIA GIUSEPPINA MUZZARELLI, Identità, radici e revival medievali: considerazioni sull’uso della storia

L’intervento muove dall’imprescindibile ruolo svolto dal passato in ogni ricostruzione storica che, fatta di montaggio delle fonti e intepretazioni di esse, condiziona il presente e fornisce materiale per nuove progettazioni. Sulla base di ciò, si riflette sulle contraddizioni e sui paradossi che caratterizzano il rapporto di ieri (fra Otto e Novecento) e di oggi con il Medioevo, da un lato epoca capace di ispirare ideali, dall’altro periodo buio e svalorizzato. Per comprendere tale rapporto occorre essere consapevoli dell’esistenza di molti Medioevo: delle regole, della spiritualità, del folklore e così via, ai quali di volta in volta si è fatto riferimento per attingere spunti ed elementi che lo storico deve reintegrare in quadri più complessi e corretti.
Pag. 176-192
 


GIAN MARIO ANSELMI, Gramsci lettore di Machiavelli: una chiave di lettura del Novecento

Machiavelli è stato un autore di riferimento fondamentale nel Novecento, sia nel campo politico e filosofico che in quello letterario e critico-filologico. Nel presente saggio l’attenzione si focalizza sulla lettura machiavelliana di Gramsci. L’intellettuale intuisce, senza lasciarsi condizionare da superficiali interpretazioni del "Principe", la modernità dell’opera e la sua utilità soprattutto in relazione all’Italia del tempo. Confrontandosi con Machiavelli, Gramsci ridefinisce il senso della lotta politica nella società occidentale e trova le basi per un futuro successo del socialismo/comunismo.
Pag. 193-200
 


BOOKS RECEIVED / LIBRI RICEVUTI

Libri ricevuti in redazione
Pag. 201