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  STUDI BUZZATIANI

Rivista del Centro Studi Buzzati fondata da Nella Giannetto
Annuale
Direttore: Bianca Maria Da Rif.
Direttore responsabile: Eldo Candeago.
Comitato direttivo: Fabio Atzori; Delphine Bahuet-Gachet; Marie-Hélène Caspar; Stefano Lazzarin; Paolo Conte; Ilaria Crotti.
Redazione: Patrizia Dalla Rosa; Maudi De March; Manuela Gallina; Cinzia Mares; Eleonora Rossi; Silvia Zangradi. Centro Studi Buzzati, Via Luzzo, 1 - 32032 Feltre (BL).
Segretaria di redazione: Patrizia Dalla Rosa.
Comitato scientifico del Centro Studi Buzzati: Fabio Atzori; Fernando Bandini; Almerina Buzzati; Ilaria Crotti; Bianca Maria Da Rif; Patrizia Dalla Rosa; Sergio Frigo; Stefano Lazzarin; Giovanni Puglisi; Maurizio Trevisan; Giovanni Trimeri.
Amministrazione: Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma. Uffici di Pisa: via Santa Bibbiana 28 - I 56123. Uffici di Roma: Via Carlo Emanuele I 48 - 00185.
Abbonamenti: privati € 145,00 (Italia); € 245,00 (estero); da € 395,00 a € 665,00 (enti, con edizione online).
Rubriche: Saggi e note; Inediti e rari; Bibliografie; Recensioni.

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STUDI BUZZATIANI


Anno 2013 - N. 18
(a cura di Elena Scrima)

SAGGI

BRUNO MELLARINI, 'ogni volta un po' più in là'. Il viaggio, il mito, e l'altrove nei primi racconti di Buzzati (prima parte)

La prima parte del saggio di Mellarini, che apre l’annata 2013 della rivista, analizza i temi del viaggio e dell’esplorazione nel primo Buzzati attraverso la rilettura di due racconti che sembrano porsi in antitesi. “I sette messaggeri” costituisce l’antifiaba, la metafora dell’erranza, dell’impossibilità umana di toccare qualsiasi frontiera: nell’ispirarsi a "Il messaggio dell’imperatore" di Franz Kafka, Buzzati rinuncia persino alla tensione religiosa, alla tenue apertura alla speranza presente nel modello. “L’assalto al grande convoglio”, al contrario, rimanendo nel solco della migliore tradizione fiabesca che innova con soluzioni insolite (ad esempio il tema dello sdoppiamento del protagonista), si delinea come un percorso verso il recupero del senso dell’esistenza.
Pag. 11-27
 


MANFREDI BIONDO, Perché io ho sempre scritto nella stessa maniera. Aspetti della sintassi buzzatiana (1933-1971)

L’articolo si sviluppa per rispondere ad una domanda iniziale, sfatando nel contempo un’affermazione rilasciata dallo stesso Buzzati nell’Autoritratto del 1973: la sintassi buzzatiana ha avuto variazioni nei testi prodotti dal 1933 al 1972? La risposta negativa scaturisce dall’analisi di un campione di opere vagliate attraverso la misurazione di due fenomeni linguistici: la frase breve e il nodo sintattico. In rapporto alla frequenza e al prevalere di uno dei due fenomeni, Biondo riconduce i testi a tre categorie sintattiche convenzionali: semplice, complessa ed equilibrata. Gli esempi, corredati di una tabella finale, lasciano emergere una continua sperimentazione linguistica condotta con esiti differenti, ma senza rinunciare all’ideale di essenzialità e chiarezza perseguito costantemente da Buzzati.
Pag. 29-41
 


ROSANNA MAGGIORE, Le operette lunari di Dino Buzzati

Lo studio analizza alcuni elzeviri di argomento lunare (apologhi, prose satiriche, racconti), che il giornalista del “Corriere della Sera” pubblicò nel corso degli anni Cinquanta, allo scopo di dimostrare l’influsso del Leopardi prosatore sulla scrittura buzzatiana. La Maggiore indaga i punti di contatto tra i due autori concentrandosi sul tema della distanza (poetica leopardiana della lontananza) che il Bellunese ha reso attraverso il filtro dell’ironia, raggiungendo risultati vicini alle “Operette morali”. Si può parlare di ‘operettismo’ perché Buzzati ricorre ai medesimi espedienti retorico-stilistici adottati da Leopardi (l’identità sovrannaturale dei personaggi, l’accostamento di registrati espressivi opposti, il distanziamento, la personificazione, la tecnica della citazione e del rovesciamento) e che procedono di pari passo con le strategie dell’amplificazione lirica (accumulazione evocativa, sintassi solenne).
Pag. 43-62
 


STEFANO REITANO, Il cursus nella 'prosa magica' di Dino Buzzati: una lettura ritmica del Deserto dei Tartari

Il contributo pone l’accento su un aspetto della lingua buzzatiana trascurato dalla critica: le tecniche adottate dall’autore per conferire alla prosa un andamento ritmico ben definito e in grado di svolgere una funzione lirica paragonabile a quella assolta dalla rima nel contesto poetico. Nell’intervista rilasciata ad Yves Panafieu pochi mesi prima della morte, lo scrittore introduceva il termine ‘cursus’ (traendolo dalla retorica latina medioevale) per indicare il ritmo capace di dare una musicalità giusta alla scrittura. Dopo essersi soffermato sui concetti di omotoleuto e di ‘cursus’ che Buzzati adottava in stretta correlazione nella sua ricerca melodica, Reitano analizza il “Deserto dei Tartari” individuando e isolando i passi corrispondenti alle diverse tipologie di clausole ritmiche (terminali, incipit ali, in inciso).
Pag. 63-86
 


DAL MAGNETOFONO

FERRUCCIO DE BORTOLI, Buzzati e il "Corriere". Il giornalista e lo scrittore

Ferruccio De Bortoli non conobbe personalmente Dino Buzzati, ma attraverso i racconti di coloro che erano stati colleghi dello scrittore nella sede di via Solferino. Il profilo che il direttore traccia è quello di un uomo che esibiva un’elegante estraneità, apparentemente altero per mascherare un misto di timidezza e orgoglio. Il giornalista Buzzati iniziò la sua attività al “Corriere della Sera” nella sezione meno interessante di un quotidiano, l’archivio o coprendo i turni di notte. La noia che invadeva alcune ore diventava l’occasione per dedicarsi alla scrittura o per comporre schizzi in cui dare libero sfogo alla fantasia. Proprio una straordinaria capacità immaginifica consentiva a Buzzati di cogliere l’insolito anche nel più drammatico evento, restituendo tutta la pienezza del reale.
Pag. 89-93
 


LORENZO VIGANÓ, La "Nera" secondo Dino Buzzati

L’articolo riproduce l’intervento proposto da Lorenzo Viganò in occasione del Convegno tenutosi a Belluno nel 2012 per commemorare i 40 anni dalla scomparsa di Buzzati. L’autore si sofferma sul Buzzati giornalista, sul militante del “Corriere della Sera” che nella stanza di via Solferino ha raccontato i fatti della storia italiana dal 1928 sino al 1972, anno della morte. Quella per il giornalismo era una passione innata e lo scrittore non l’abbandonò neppure quando, divenuto firma di successo, avrebbe potuto dedicarsi esclusivamente alla letteratura. Scrisse di arte, di sport, di esteri, di cultura; ma mostrava un piacere particolare per la cronaca nera, descrivendo un omicidio o una strage con lo stesso pathos con cui avrebbe suggellato un racconto. Questa propensione per la ‘Nera’, per Viganò, derivava dalla predisposizione del Bellunese a narrare drammi, a penetrare il senso della tragedia umana che giudicava inevitabile e ineluttabile. La sensibilità per il dolore e la capacità di restituirlo erano tali che i lettori potevano trarre l’impressione di essere sulla scena dell’omicidio di Maria Pia Bellentani piuttosto che davanti ai bambini annegati nel 1943 ad Albenga.
Pag. 95-100
 


PAOLO LEONCINI, Per rileggere Teresa Salzano. Analisi pedagogica dell'opera di Dino Buzzati

Il contributo analizza dettagliatamente la ricerca di Teresa Salzano, pubblicazione postuma tratta da una tesi di laurea del 1973. L’eclettica studiosa ha esplorato la produzione di Buzzati, utilizzando un approccio pedagogico originale e precorritore. Per Leoncini, la Salzano si è mossa nel solco di un’ermeneutica nuova e assolutamente contemporanea: guardando al testo nel suo divenire e nel suo farsi messaggio ha svelato la capacità di Buzzati di instaurare con il lettore un dialogo libero e dinamico. Emerge una funzione educativa dell’opera del Bellunese che invita il lettore a misurarsi con alcuni grandi temi esistenziali senza fornirgli risposte definitive e rassicuranti.
Pag. 101-113
 


RECENSIONI

L'attesa e l'ignoto. L'opera multiforme di Dino Buzzati a cura di Mauro Germani

Forlì , Ed. L'arcolaio - 2012
(Bianca Maria da Rif)
pag. 118-123

 

FABIO ATZORI, Alias in via Solferino. Studi e ricerche sulla lingua di Buzzati

Pisa-Roma , Ed. Serra - 2012
(Valeria Di Iasio)
pag. 123-125

 

VINCENZO VITALE, Diritto e letteratura. La giustizia narrata

Milano , Ed. Sugarco - 2012
(Bianca Maria da Rif)
pag. 125-127

 

CRISTINA VIGNALI DE POLI, La parole de l'autre: l'écriture de Dino Buzzati a l'épreuve de la traduction

Bern , Ed. Lang - 2011
(Stefano Lazzarin)
pag. 127-131