Le riviste presenti

 

 

 

 


  StEFI

Annuale

Direttore responsabile: Daniele Piccini.
Direttori scientifici: Giuseppe Frasso, Gian Paolo Marchi.
Redazione: Simona Brambilla, Fabio Forner, Luca Mazzoni, Paolo Pellegrini, Daniele Piccini.
Comitato di lettura: Paola Bianchi De Vecchi, Andrea Canova, Michele Colombo, Consuelo Dutschke, Vincenzo Fera, Julia H. Gaisser, Veronica Gobbato, Paolo Gresti, Jill Kraye, Marc Laureys, Aldo Menichetti, Frances Muecke, Francesco Piovan, Stéphane Rolet, Luca Serianni, Julián Solana Pujalte, Jiří Spička, Matteo Venier, Corrado Viola.
Rubriche: Saggi.

 

 

 Consulta gli altri fascicoli della rivista:

STEFI


Anno 2013 - N. 2
(a cura di Daniele Piccini)

LUCA MAZZONI, Ancora sugli epitafi danteschi. I. La tomba del poeta e le sue epigrafi

L’articolo nella sua interezza conta due parti. Nella prima, edita nella presente annata della rivista, vengono offerti gli esiti dell’analisi di tutti i codici che trasmettono gli epitafi danteschi e di tutte le scritture antiche che trattano della sepoltura del poeta. Il "Trattatello" di Boccaccio trasse in inganno molti copisti, i quali credettero che l’epitafio "Theologus Dantes" fosse posto sul sepolcro ravennate. In realtà il primo epitafio ad essere scolpito sopra la tomba di Dante, nel 1362, fu "Inclita fama", scritto da Menghino Mezzani. Qualche anno dopo venne presa la decisione, forse da parte di Bernardo di Canaccio Scannabecchi, di incidere sulla fronte del sepolcro "Iura monarchiae", scritto dallo stesso Bernardo, o da Rinaldo Cavalchini. La seconda parte del contributo, che uscirà nell’annata successiva, conterrà la lista di tutte le testimonianze manoscritte che recano gli epitafi con una breve descrizione.
Pag. 1-36
 


PAOLO PELLEGRINI, Un nuovo testimone della “Fiammetta” del Boccaccio: Hanover (New Hampshire), Rauner Library, codex 3175

Il contributo descrive un nuovo testimone quattrocentesco della "Fiammetta" di Giovanni Boccaccio. Il codice conservato presso la Rauner Library di Hanover (New Hampshire), va identificato col n. 243 della dispersa collezione di Sir Thomas Phillipps. La collazione rivela che il testo è assegnabile ai rami più alti della cosiddetta famiglia β della "Fiammetta", così come ricostruita dal più recente editore. Il nuovo testimone consente di rivedere alcune lezioni del testo critico.
Pag. 37-62
 


ANDREA CANOVA, Appunti sul ms. Reginense latino 1973

Il codice Reginense latino 1973 della Biblioteca Apostolica Vaticana è un’importante miscellanea di testi latini e volgari in prosa e poesia, spesso utilizzato dai filologi nell’edizione di testi quattro-cinquecenteschi. Il contributo localizza l’origine del manoscritto nella Ferarra del duca Borso d’Este (1452-1471). Il copista fu forse un chierico. Il saggio si chiude con l’edizione di un breve componimento latino del medico ferrarese Ludovico Carri e di un sonetto dell’ambasciatore mantovano Zaccaria Saggi.
Pag. 63-84
 


JULIA HAIG GAISSER, Succession and inheritance in Pontano’s “Antonius”

Il dialogo "Antonius" del Pontano rievoca Antonio Beccadelli, l’Antonio del titolo, ma vi si legge in filigrana la preminenza del Pontano stesso. Gli studiosi hanno osservato che l’"Antonius" implicitamente dimostra la successione del Pontano al Beccadelli a capo del sodalizio napoletano. Il contributo rivisita questo argomento e lo collega a due altre rivendicazioni della successione del Pontano: il fatto di aver sorpassato gli antichi critici di Cicerone e Virgilio e quello di aver ereditato il manto dei grandi poeti classici latini.
Pag. 85-118
 


CHIARA CARPENTIERI, ARMANDO NUZZO, Una fonte italiana sulla morte di Bálint Balassi, insigne petrarchista ungherese

Lo studio tratta dell’assedio cristiano di Esztergom nel maggio 1594, durante il quale Balassi Bálint, il più famoso poeta ungherese del Rinascimento, trovò la morte. Sono poche le fonti italiane relative a questo assedio e Balassi non è mai menzionato in questi documenti. Ciononostante, gli autori hanno rinvenuto una lettera del XVI secolo, conservata presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, nella quale un certo “Petrino ingegnero” ricorda il ferimento del poeta il 30 maggio. Scopo del contributo è pubblicare la lettera in base ai criteri della filologia italiana relativi all’edizione su testimone unico, così da rendere questo importante testo disponibile agli studiosi. La prima parte descrive il culto fiorito intorno a Balassi e le fonti storiche già note relative a questa battaglia; la seconda parte dà l’edizione critica, con introduzione filologica, analisi linguistica e alcune utili note biografiche e prosopografiche. Il testo, insieme alle fonti documentarie, potrebbe aiutare gli storici nel gettare luce sulla morte di Balassi.
Pag. 119-156
 


ANDREA GILTRI, Monsignor Giovanni Gaetano Bottari editore del Cavalca

Il noto studioso monsignor Giovanni Gaetano Bottari (1689-1775) nacque a Firenze e operò al servizio della potente famiglia Corsini. Durante il XVIII secolo, tra i suoi svariati studi, pubblicò a Roma sette trattati, due traduzioni ed alcuni poemi di Domenico Cavalca. Nella prima parte il contributo fornisce una panoramica su questo progetto editoriale, elaborato dal Bottari su proposta di Rosso Antonio Martini, il suo più importante collaboratore fiorentino; come mostrano lo scambio di lettere tra i due e le prefazioni scritte dallo stesso Bottari, il progetto prese avvio intorno al 1735 come una diretta continuazione dei lavori sulla quarta edizione del "Vocabolario" degli Accademici della Crusca (1729-38). Nella seconda parte l’articolo analizza dettagliatamente il metodo editoriale del Bottari, studiando l’edizione della "Medicina del cuore" (1756) e mostrando il modo in cui lo studioso impiegò i pochi testimoni a sua disposizione, spinto soprattutto da interessi di carattere linguistico.
Pag. 157-194
 


MARIA GRAZIA BIANCHI, Jacopo Corbinelli lettore e testimone della storia del suo tempo. Esilio e impegno politico nella Francia delle guerre di religione

Jacopo Corbinelli, famoso umanista fiorentino esiliato in Francia nella seconda metà del XVI secolo, ha lasciato molte testimonianze dei suoi studi sui classici greci e latini, oltre che sugli autori in volgare. Le lettere scritte da Corbinelli ai suoi corrispondenti italiani, la consultazione dei suoi libri e altri materiali recentemente scoperti, insieme a manoscritti inediti, permettono di comprendere il ruolo importante che i libri storici e politici ebbero nella sua biblioteca. Il loro studio mette in evidenza il processo di ricerca e acquisto dei volumi, i meccanismi di formazione della sua biblioteca, la passione di Corbinelli come lettore ed editore di testi storici e politici e il suo impegno come testimone del suo tempo. Vengono investigati tutti questi aspetti con lo scopo di ricostruire la personalità di Jacopo Corbinelli come intellettuale e uomo di corte presso Caterina de’ Medici ed Enrico III di Francia.
Pag. 197-258
 


MARISA GAZZOTTI, Un nuovo postillato petrarchesco di Jacopo Corbinelli nella biblioteca del castello di Skokloster

Il saggio prende in esame una nuova edizione postillata appartenuta all’umanista Jacopo Corbinelli: un esemplare di "Le cose volgari di messer Francesco Petrarcha", Venezia, Aldo Manuzio, 1501, conservata presso la biblioteca del castello di Skokloster (Svezia), annotata solo nelle carte finali. Si tratta per lo più di citazioni da autori classici e dalla Bibbia; in alcuni casi è possibile identificare l’edizione dalla quale sono state tratte.
Pag. 259-284
 


SANDRO BERTELLI, RAFFAELLA CASTAGNOLA, Sul codice 8584 dell’Arsenal con rime attribuite a Jacopo Corbinelli

Il codice 8584 della Biblioteca dell’Arsenal di Parigi contiene una miscellanea di poesie, la maggior parte delle quali scritte da umanisti italiani. In base a prove interne e all’analisi della lettera di dedica, alcune poesie possono essere attribuite all’esule fiorentino Jacopo Corbinelli.
Pag. 285-346