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  RIVISTA DI LETTERATURA RELIGIOSA ITALIANA
Annuale
Direzione e redazione: Claudio Griggio (Università di Udine), Renzo Rabboni (Università di Udine).
Consiglio direttivo: Comitato scientifico / Editorial Board: Ginetta Auzzas (Università di Padova), Giovanni Baffetti (Università di Bologna), Ilvano Caliaro (Università di Udine), Anna Cerbo (Università L'Orientale di Napoli), Mariarosa Cortesi (Università di Pavia), Carlo Delcorno (Università di Bologna), Domenico De Martino (Firenze), Maiko Favaro (Università di Friburgo), Pietro Gibellini (Università Ca' Foscari Venezia), Maria Teresa Girardi (Università Cattolica del S. Cuore, Milano), Antonio Lanza (Università dell'Aquila), Nicolò Maldina (Università di Edimburgo), Uberto Motta (Università di Friburgo), Gregorio Piaia (Università di Padova), Ester Pietrobon (Università di Padova), Antonio Rigo (Università Ca' Foscari Venezia), Flavio Rurale (Università di Udine), Elisabetta Selmi (Università di Padova), Cesare Scalon (Università di Udine), Marco Sgarbi (Università Ca' Foscari Venezia), Silvia Serventi (Bologna), Alfredo Troiano (Napoli), Matteo Venier (Università di Udine).
Comitato di redazione: Chiara Kravina (Scuola Normale Superiore Pisa), Andrea Maurutto (Università di Udine), Nicoletta Staccioli (Università di Udine).
Amministrazione: Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma. Uffici di Pisa: via Santa Bibbiana 28 - I 56123. Uffici di Roma: Via Carlo Emanuele I 48 - 00185.
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Rubriche: Saggi; Contributi; Note; Occasioni; Recensioni; Schede bibliografiche.

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RIVISTA DI LETTERATURA RELIGIOSA ITALIANA


Anno 2018 - N. 1
(a cura di Andrea Maurutto)

CLAUDIO GRIGGIO, RENZO RABBONI, Premessa

La rivista, diretta da Claudio Griggio e Renzo Rabboni, è aperta a contributi su opere e argomenti di carattere letterario-religioso e privilegia l’edizione, con rigore filologico, di testi di rilevanza stilistico-letteraria e di importanza speculativa in volgare italiano, latino e lingue dialettali. Superare l’approccio formalistico e settoriale, e aprirsi alle zone del sacro e della devozione significa riproporre il valore formativo della letteratura, recuperare i valori umanistici anche nell’area strettamente italianistica. La rivista vuole provare a distinguersi per il taglio esclusivamente letterario, e letterario-italianistico, dei contributi, per lo spazio riservato alle forme della scrittura devota di ogni estrazione, anche popolare, dalla lirica sacra alla laudistica, l’innografia, le parafrasi di preghiere, dal teatro (vera inclinazione della cultura cristiana) ai generi della prosa, i miracoli, gli "exempla", i sermoni, le "artes predicandi", le agiografie e le forme, che in senso lato s’ispirano ai temi devoti e alla religione, e dialogano con essi, magari in forma parodica, come nel caso fortunato dei "contrafacta".
Pag. 9-10
 


SAGGI

MATTEO BOCCUTI, "Quella ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave": Maria 'Domina Dei' tra patrimonio laudistico e innovazione

Il contributo analizza la nota perifrasi dantesca di Purg. X 40-42, in cui il poeta propone un’immagine innovativa della Vergine, lontana dalle canoniche figurazioni mariane della tradizione esegetica e innologica. Permettendo il compiersi dell’incarnazione di Dio nel Figlio, Maria ha dato inizio al processo di redenzione di tutta l’umanità, non come semplice strumento, passivamente deprivato della sua volontà, ma come donna che sceglie di accettare la chiamata del Signore e di aprire la porta dei Cieli. È proprio sui concetti dell’indipendenza della scelta e di autodeterminazione che Dante fonda la modernità di Maria e il concetto rivoluzionario del nuovo cristiano, quale unico artefice della propria salvezza. All’interno del saggio è particolarmente significativo il richiamo al cosiddetto "Laudario di Cortona" (Cortona, Biblioteca comunale, cod. 91), che non rappresenta un preciso modello poetico di riferimento per Dante, ma in quanto maggiore e più antico testimone del patrimonio laudistico duecentesco in volgare è da considerare l’esempio più autorevole di una tipologia religiosa molto diffusa a partire dalla seconda metà del XIII secolo.
Pag. 13-24
 


SILVIA SERVENTI, Luoghi e immagini della predicazione di Giordano da Pisa

I sermoni latini di Remigio de’ Girolami e quelli in volgare di Giordano da Pisa sono fonti preziose per la ricostruzione della storia sociale e architettonica di Firenze tra il XIII e il XIV secolo. Non c’è dunque da stupirsi che l’architettura degli edifici domenicani e francescani fossero spesso artisticamente influenzati dall’attività omiletica dei frati, che prediligevano strutture “a sala” ben illuminate, ma anche che gli stessi oratori prendessero ispirazione dalle opere d’arte presenti nei luoghi della predicazione. Oggi è molto difficile identificarle e ricostruirne l’ubicazione all’interno delle chiese, anche perché la topografia cittadina è profondamente cambiata. Il saggio si concentra sui luoghi in cui fra Giordano predicò e sulla sua consapevolezza circa l’influenza positiva esercitata da dipinti, sculture, mosaici e vetrate sugli ascoltatori, molti dei quali illetterati, certamente fortificati nella fede di fronte alla bellezza delle realizzazioni artistiche. Nonostante ciò, egli metteva in guardia dallo spendere troppi soldi in cose voluttuarie, temendo che l’attenzione fosse distolta da Dio, il sommo artista, e dal suo capolavoro, ovvero la loro anima.
Pag. 25-37
 


MATTEO FADINI, I primi due "Libri delle rime spirituali" (Venezia, Al segno della speranza, 1550) e l’opera di Antonio Agostino Torti

Il saggio analizza i primi due volumi dei "Libri delle rime spirituali" (Venezia, 1550), che insieme al terzo sono considerati la più importante antologia religiosa del Cinquecento italiano, costituita da ampie sezioni di liriche spirituali edite e inedite. Lo studioso ricostruisce le fonti, a cui i compilatori poterono attingere, a partire dalle rime di Vittoria Colonna, di cui ricorrono ben 213 testi attribuiti nello stesso ordine e con le medesime rubriche della stampa Valgrisi del 1548, e dal 'Petrarca spirituale'. Si tratta di veri e propri modelli di poesia religiosa, che si stavano imponendo all’attenzione del pubblico. Nell’antologia veneziana, particolare importanza riveste la figura del veronese Antonio Agostino Torti con ben 71 testi: un autore, la cui biografia resta tuttora da scrivere, sebbene il ritrovamento di due manoscritti inediti di sue rime, epistole e meditazioni sui salmi getti luce sulle venature eterodosse di una spiritualità e di una produzione tutta incentrata sulla giustificazione per sola fede, percorsa da ammonimenti ai prìncipi affinché intervengano nella sfera religiosa.
Pag. 39-73
 


ANDREA MAURUTTO, Le autobiografie per obbedienza della Venerabile Maria Alberghetti

Il contributo prende in esame le due autobiografie spirituali scritte per obbedienza ai confessori dalla Venerabile veneziana Maria Alberghetti (1578-1664), prolifica scrittrice e significativa esponente della santità barocca femminile. I testi furono composti in due momenti diversi (il primo nel 1606, pochi anni dopo la professione di fede; il secondo nel 1647 alla soglia dei 70 anni) e riflettono l’evoluzione del percorso umano e spirituale della Reverenda Madre. L’autore esamina i contenuti delle due autobiografie nel dettaglio, comparandoli e contestualizzandoli entro la cornice storico-letteraria e religiosa propria della temperie culturale del XVII secolo. Inoltre, vengono analizzate le relazioni che l’Alberghetti instaurò con i suoi confessori e l’importante ruolo che quest’ultimi ebbero nelle vite delle loro assistite a partire dal periodo post-conciliare.
Pag. 75-91
 


ALESSANDRO VETULI, L’orologio e l’alambicco. Mistica e tecnica in Maria Maddalena Martinengo

Il misticismo dell’età moderna ha tra le sue caratteristiche l’uso del linguaggio simbolico, modellato sul registro scientifico. Metafore geografiche, mediche, meccaniche, chimiche sono tratte dall’immaginario della rivoluzione del pensiero moderno per designare un mondo nuovo, regolato da leggi materiali. Tra queste immagini, l’orologio e l’alambicco rappresentano un caso piuttosto raro, in quanto provenienti dall’ambito tecnico e più propriamente alchemico, mentre la letteratura mistica generalmente preferiva, per dipingere i moti del sentire interiore, i simboli elementari dell’immaginazione materiale. Il saggio analizza dunque l’uso di questi due simboli nel contesto della letteratura spirituale, scientifica ed ermetica dei secoli XVII e XVIII e in particolare nella produzione della mistica cappuccina Maria Maddalena Martinengo (1687-1737), che ne ha fatto il perno di una sua originale fisica dello spirito, basata sulla dinamica spirituale dell’ascesa e della discesa.
Pag. 93-114
 


DAVIDE MEO, "Se il popolo si desta / Dio combatte alla sua testa". La religiosità laica risorgimentale nella poesia civile di Goffredo Mameli

Il contributo parte dalla definizione dell’originale significato religioso del termine 'Risorgimento' e della dimensione sacrale che caratterizza e accompagna l’intero processo unitario. Al centro dell’interesse è la poesia civile di Goffredo Mameli, i cui versi miravano a dare dignità poetica al pensiero del concittadino Mazzini. Tutta la produzione poetica del giovane martire risulta allora percorsa da una vena di autentica religiosità secolare, corroborata dalle frequenti citazioni bibliche e dai riferimenti scritturali. Particolare rilievo acquista la figura del profeta-poeta della rivoluzione nazionale, in grado di reinterpretare la storia in una chiave biblico-provvidenziale, ma tutta nuova e laicizzata. Una parte significativa del saggio è poi dedicata all’esegesi del testo dell’inno "Fratelli d’Italia", un genuino manifesto del mazzinianesimo di Mameli.
Pag. 115-131
 


TESTI, NOTE E DISCUSSIONI

ESTER PIETROBON, In margine a "Poesia e preghiera"

Il saggio analizza il volume "Poesia e preghiera", che raccoglie molti esempi sull’uso dell’orazione nella poesia italiana. La preghiera è collegata al sorgere della letteratura vernacolare con riferimento ai differenti generi, come la lauda e la poesia didattica. L’interesse per le traduzioni bibliche caratterizza il Rinascimento, come dimostrano le riscritture in versi del Pater noster. Marino combina suggestioni bibliche e classiche nelle sue Rime sacre, anticipando una tendenza alla spettacolarizzazione della preghiera, sviluppata in diversi oratori da Apostolo Zeno e Metastasio fino a Verdi. L’uso dell’orazione in D’Annunzio combina le fonti religiose e letterarie, rileggendo in chiave estetica la tradizione e il misticismo francescani. In Giovanni Testori, la preghiera diventa uno strumento epistemologico, utile a definire la cifra esistenziale dell’uomo e la sua sofferta dialettica tra verbo e carne. Infine, nella raccolta lirica "La stella del libero arbitrio" e nel romance performativo "Giovanna d’Arco" di Maria Luisa Spaziani, la preghiera è uno stadio intermedio tra parola e silenzio, ricondotta al pari della poesia a una matrice orfica mutuata da letture rilkiane.
Pag. 135-140
 


A PIETRANTONIO BELLINA, NEL DECENNALE / UNA BREVE ANTOLOGIA

PIETRANTONIO BELLINA, La fabriche dai predis / La fabbrica dei preti

In questo racconto breve autobiografico, don Bellina rievoca le emozioni e lo smarrimento provati in occasione del suo ingresso da studente al seminario di Udine. Il racconto, scritto in friulano, viene qui proposto con testo italiano a fronte.
Pag. 144-147
 


PIETRANTONIO BELLINA, La fontane suiade / La sorgente prosciugata

Questo breve racconto è inedito. La sorgente prosciugata è la metafora della difficile vita di una donna, a cui le avversità della vita hanno tolto anche la consolazione del pianto. Scritto in friulano, il racconto è proposto con testo italiano a fronte.
Pag. 148-151
 


PIETRANTONIO BELLINA, Esperiencis di esodo tal popul furlan / Esperienze di esodo nel popolo friulano

Lavorando sulla traduzione della Bibbia in friulano, don Bellina cerca un riscontro tra la storia del popolo friulano e quella degli Ebrei per scoprire se anche nella storia dei friulani c'è stato un Esodo. Scritto in friulano, il resoconto ha il testo a fronte in italiano.
Pag. 152-165
 


PIETRANTONIO BELLINA, Visepente, ai 27 di jugn dal 1982: Tal jentrâ dal gnȗf plevan pre Antoni Beline / Basagliapenta, 27 giugno 1982: nell'ingresso del nuovo parroco pre Antoni Beline

Discorso tenuto da don Bellina in occasione del suo insediamento nella parrocchia di Basagliapenta in data 27 giugno 1982. Il testo è in friulano con traduzione italiana a fronte.
Pag. 166-169
 


A PIETRANTONIO BELLINA, NEL DECENNALE / CONTRIBUTI

RENZO NADALIN, Per la biografia di don Pietrantonio Bellina

Il saggio traccia un aggiornato e lucido profilo biografico del prete, maestro, scrittore e traduttore friulano Pietrantonio Bellina (1941-2007), di cui ripercorre le tappe della vita, mettendo in evidenza gli ideali, che furono alla base del suo credo pastorale e teologico, a cominciare dall’amore per il popolo friulano, la sua terra e la sua lingua, che caratterizzarono la sua adesione appassionata al gruppo di "Glesie Furlane".
Pag. 175-186
 


ANGELO FLORAMO, Erasmo da Rotterdam e Teilhard de Chardin nella "Teologia umanistica" di pre Antoni Beline

Don Pietrantonio Bellina scrisse spesso aspre critiche nei confronti della Chiesa dei suoi tempi, sebbene il suo pensiero non debba essere confuso con quello luterano, caratterizzato dal disprezzo per il mondo contadino e dalla connessione con l’autorità politica. Al contrario e seguendo l’Umanesimo di Erasmo da Rotterdam, il prete friulano celebrò la Chiesa radicata nella cultura popolare contadina e sulle orme di Teilhard de Chardin rintraccio nella natura, intesa come espressione corale di tutti gli esseri umani, la personificazione più significativa del Dio cristiano.
Pag. 187-194
 


GOTTARDO MITRI, Il traduttore, la Bibbia e la madrelingua

Il contributo descrive il significato, il valore storico-culturale e i problemi della traduzione della Bibbia in friulano: un lavoro in prosa che don Pietrantonio Bellina ha condotto per anni, inserendosi in un’iniziativa avviata da don Francesco Placereani, figura di grande rilievo, di teologo e prete, vero animatore del gruppo di "Glesie Furlane". Don Placereani sentì la necessità di tradurre l’intera Bibbia in friulano e avviò l’impresa nel 1970, traducendo il Nuovo Testamento, a cui seguirono i Salmi e i libri di Isaia e Geremia. Nel 1975 don Bellina subentrò nel progetto e a lui si deve il compimento, con la traduzione del libro di Giobbe e della Genesi e la generale rivisitazione (sulla base dei testi ebraico, greco e latino) anche delle precedenti traduzioni di don Placereani. La traduzione costituisce una tappa importante per l’acquisto di dignità della lingua friulana, specie se si pensa che al tempo di Bellina ancora mancava una fissazione a livello grafico e, più in generale, la sensibilità del valore anche letterario riconosciuto alle realtà linguistiche regionali.
Pag. 195-199
 


MATTEO VENIER, Dal "Mut di Rualp" a "Pre Celest": temi e variazioni nella narrativa friulana di pre Antoni Beline

Il contributo mette in evidenza alcuni aspetti della narrativa del sacerdote friulano Pietrantonio Bellina, che fu anche maestro e traduttore della Bibbia in friulano. La sua opera, vasta e poliedrica, è ancora poco conosciuta al di fuori del Friuli. In particolare resta da indagare la sua produzione narrativa, lungamente messa in ombra dagli scritti teologici e pastorali. La figura del Bellina letterato non è di minor interesse, come dimostra già la sua capacità di muoversi con sicurezza all’interno di tematiche e generi diversi e di adottare registri linguistici e stilistici plurimi, adattandoli alle vicende narrate. La padronanza nell’uso (quasi esclusivo) del friulano gli consente, inoltre, di raggiungere una significativa forza espressiva nelle prose e nei versi, spesso dedicati agli eventi più dolorosi vissuti dalle sue comunità.
Pag. 210-214
 


INDICI

ANDREA MAURUTTO, RENZO RABBONI (A CURA DI), Indice dei nomi. Indice dei manoscritti

Indice dei nomi e dei manoscritti, citati all'interno della rivista.
Pag. 215-225