Le riviste presenti

 

 

 

 


  RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA

Quadrimestrale
Direttore:
Giorgio Baroni.
Comitato scientifico: Anna Bellio; Enza Biagini; Giorgio Cavallini; Ilaria Crotti; Davide De Camilli; Željko Djurić; Corrado Donati; Luigi Fontanella; Pietro Frassica; Pietro Gibellini; Renata Lollo; Alfredo Luzi; Jean-Jacques Marchand; Vicente González Martín; Bortolo Martinelli; Uberto Motta; Franco Musarra; Gianni Oliva; François Orsini; Donato Pirovano; Andrea Rondini; Marco Santoro; Riccardo Scrivano.
Redazione: Maria Cristina Albonico; Paola Baioni; Cecilia Gibellini; Enrica Mezzetta; Federica Millefiorini; Paola Ponti; Elena Rampazzo; Barbara Stagnitti; Francesca Strazzi; Cristina Tagliaferri.
Amministrazione: Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma. Uffici di Pisa: via Santa Bibbiana 28 - I 56123. Uffici di Roma: Via Carlo Emanuele I 48 - 00185.
Abbonamenti: Italia: € 345,00 (privati); estero: € 695,00 (privati) da € 10455,00 a € 1765 (enti, con edizione online).
Rubriche: Saggi; Note e discussioni.

 Consulta gli altri fascicoli della rivista:

RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA


Anno 2018 - N. 3
(a cura di Barbara Manfellotto)

ALBERTO CROTTO, Note critiche su "Inf"., III 112-117

L’articolo esamina le due varianti, ‘vede’ e ‘rende’, presenti ad “Inf.”, III 114, con lo scopo di dirimere quale, tra queste lezioni alternative, si configuri come la più vicina alla volontà dell’autore. Scandagliando il repertorio letterario che fa da sfondo alla similitudine di “Inf.” III 112-117, si osserva un ulteriore ‘locus parallelus’ di chiara impronta virgiliana (“Aen.”, VIII 91-96), finora sconosciuto alla critica, che sembrerebbe avallare l’archetipicità della lezione ‘vede’. Inoltre, passando in rassegna le ricerche e le interpretazioni avanzate dagli studiosi che si soffermarono su passo, il presente studio analizza, con rilievi di natura stilistica e filologica, le possibili ragioni che portarono alla formazione dell’ ‘altera lectio’ ‘rende’.
Pag. 9-21
 


CALOGERO GIORGIO PRIOLO, Petrarca in chiosa alla "Commedia": il caso del Dante con l'"Esposizione" di Bernardino Daniello

Bernardino Daniello è noto soprattutto come studioso di Pentarca, sia per l’elevazione ad ‘auctoritas’ che ne fece nella “Poetica” (1536), sia per i due commenti alla sua produzione volgare (1541 e 1549). Resta insondato, invece, il peso delle frequentazioni petrarchesche negli assetti della postuma “Esposizione” alla “Commedia” di Dante (1568). Il presente articolo si propone di quantificare in quest’edizione l’entità dei rimandi ai “Fragmenta” e ai “Trionfi”, con l’intento di catalogarli in base alla ragione per cui furono associati ai singoli passi danteschi: grammatica e stile; lessico; contenuto. Se condotta in modo sinottico anche sugli altri contributi dell’esegesi dantesca del Quattro-Cinquecento, tale analisi permette di stabilire le peculiarità dell’impiego che Daniello fece della poesia di Petrarca come strumento di valutazione della “Commedia”.
Pag. 21-36
 


SALVATORE RITROVATO, Appunti per l'"Inferno". Dante, il cinema e l'opera che non c'è

Il presente articolo intende ripercorrere alcuni momenti salienti della fortuna della “Commedia” di Dante nel cinema della seconda metà del Novecento (da Greenaway a Pasolini a de Oliveira a Fellini), rilevando, sia nelle opere che tentarono di portarla parzialmente in scena, sia in quelle che ne citarono alcuni passaggi o snodi significativi, come le difficoltà della sua traduzione intersemiotica rimandino a una sostanziale irraggiungibilità del complesso meccanismo lirico e visionario del poema dantesco, capace di abbracciare la storia con uno sguardo ‘verticale’, cui invece sembra sottrarsi la letteratura moderna, pronta a tuffarsi nell’orizzonte del mondo in tutta la sua drammatica insondabilità e, non di rado, insensatezza.
Pag. 49-62
 


ROSARIO VITALE, Sulla religiosità poetica di Attilio Bertolucci

Sin dagli esordi giovanili, nella scrittura versale di Attilio Bertolucci (1911-2000) la componente religiosa riveste un ruolo considerevole. Tuttavia, come dimostra l’articolo attraverso una capillare analisi intertestuale, l’autore se ne appropria trasferendola sul piano poetico, perché la sua è una poesia ‘salvifica’, con la quale mira a cristallizzare e rendere immortale quel che gli sta più a cuore. Tanto è vero che è possibile accostare metaforicamente il magistero sacerdotale, del quale coglie gli aspetti più rilevanti, al suo magistero poetico.
Pag. 49-62
 


ANTONIO D'ELIA, «Io onda esausta sulla rupe / in un risucchio agli argini»: la Voce della poesia e il sentimento profetico in David Maria Turoldo

Un’indagine del percorso lirico di David Maria Turoldo, a partire dall’inquadramento del verso-pensiero entro la formula ontologico-metafisica e all’interno del genere ‘poesia’ religiosa. Tale procedura è desunta soprattutto dalla Bibbia, ma anche dal verso-pensiero di autori che il servita friulano sente drammaticamente vicini: Agostino, Pascal, Kierkegaard, Leopardi, Valéry, Bremond. Lo studio, in specifico, analizza i versi della seconda raccolta turoldiana “Udii una voce”.
Pag. 63-82
 


ALESSANDRO MORO, La ricerca del «supremo potere». La vena mistica e metapoetica di "Variazioni belliche" di Amelia Rosselli

Nel presente contributo s’intende evidenziare come e per quali ragioni in “Variazioni belliche” la tematica mistico-religiosa costituisca uno dei principali vettori – se non il principale – attraverso cui si sviluppa la riflessione meta poetica. Soffermandosi su alcuni passaggi particolarmente significativi del libro, emerge come Amelia Rosselli, nella sfera mistica, trovi le categorie e le immagini per rappresentate l’urgenza di verità che anima la sua poesia, sempre tesa verso una pienezza semantica epifanica, in grado di risolvere lo scacco di una parola incapace di penetrare la realtà ontologica. La ricerca di qualsiasi istanza metafisica risulta pertanto indissolubilmente legata alla riabilitazione del linguaggio quale strumento di verità.
Pag. 83-98
 


CLARA CARDOLINI RIZZO , Di luna in stella: le trasumanazioni celesti della poesia nelle "IX Ecloghe" di Andrea Zanzotto

Partendo dalla disamina del rapporto dialettico tra ‘traditio’ e ‘novitas’ sotteso alla composizione delle IX “Ecloghe” (1962), il saggio si sofferma sulle valenze simboliche della luna nella silloge di Andrea Zanzotto. Attraverso l’analisi e il commento di alcune liriche chiave quali “13 settembre 1959” (“variante”), “Nautica celeste”, “La vendemmia”, “Per la finestra nuova”, “Palpebra alzata” e “Sul primato della poesia”, si evince l’esistenza di un rapporto identitario tra il satellite terrestre e l’atto poetico. Con riferimento al contesto socio-culturale in cui fu redatta la raccolta zanzottiana, si rileva la contrapposizione tra ‘luna nota’, emblema della poesia alta della tradizione, e ‘luna novissima’, simbolo della poesia della neoavanguardia.
Pag. 99-144
 


NOTE E DISCUSSIONI

MARIO CEROTI, «Un riso che non m'appartiene». Sulla poesia "Nel parco" di Eugenio Montale

Un’inedita proposta ermeneutica della lirica “Nel parco”, la quale fornisce, anche alla luce delle teorie di Claudio Giunta sulla interpretabilità della poesia moderna, un’integrazione alle letture precedenti. Essa si basa su riferimenti intratestuali ed intertestuali, uno dei quali, forse il più significativo, è il primo movimento dei “Four Quartets” eliotiani, “Burnt Norton”, che può essere ritenuto a ragione, se non l’ipotesto della poesia “Nel parco”, una delle sue fonti più attendibili.
Pag. 145-150
 


ALESSANDRO BALDACCI, «Una comune tendenza al tragico»: il Fortini di Milo De Angelis

L’articolo affronta il ruolo svolto nella poesia di Milo De Angelis dalla figura e dall’opera di Franco Fortini, a partire dalla intensa frequentazione dei due fra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta. Viene quindi approfondito come Fortini venga sentito da De Angelis, allo stesso tempo, prossimo in ragione di una ‘comune tendenza al tragico’ e distante per la diversa declinazione del tragico stesso. A conferma di ciò vengono messe a confronto la poesia fortiniana “Una gronda” e la lirica deangelisiana “L’isola sarà guardata nella sua bellezza”, per mostrare come alla tensione dialettica fra utopia e catastrofe che domina il primo componimento, risponda, nel caso di De Angelis, una prospettiva anti-utopica, di radicale negatività.
Pag. 151-160
 


NATALIE DUPRÉ, Illazioni sulle origini. I viaggi di Magris e di Pressburger

Il presente contributo prende in esame la riflessione sul rapporto con le proprie origini che accomuna “Danubio” (1986) e “Don Ponzio Capodoglio” (2017). A distinguere Magris e Pressburger da altri autori triestini quali Tomizza o Slataper è il distacco con cui guardano alle proprie origini e che genera in entrambi gli autori una riflessone più libera sul tema dell’identità.
Pag. 161-169