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  RISCONTRI

Rivista quadrimestrale di cultura e di attualità fondata nel 1979 da Mario Gabriele Giordano.

Quadrimestrale
Direttore: Ettore Barra.
Direzione, redazione e amministrazione: Il Terebinto Edizioni - Via degli Imbimbo, 8/E -
83100 Avellino. Tel: 340/6862179 – e-mail: terebinto.edizioni@gmail.com
Abbonamenti: Italia: € 50,00. Estero: € 50,00; Sostenitore: € 100,00.
Rubriche: Editoriale; Studi e contributi; Occasioni; Miscellanea; Asterischi; Recensioni.

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RISCONTRI


Anno 2018 - N. 1
GENNAIO-APRILE
(a cura di Ettore Barra)

EDITORIALE

MARIO GABRIELE GIORDANO - ETTORE BARRA, La nuova serie di «Riscontri»

Fondata tra il 1978 e il 1979, la rivista "Riscontri" ha sempre rappresentato occasione di un largo e articolato confronto di idee. Per questo, nonostante lo scetticismo iniziale che circondava un’iniziativa editoriale intesa come sfida alla cultura ‘strumentale’ nelle mani della politica, la rivista conquistò in breve tempo un ampio pubblico sedotto dalla fede del suo fondatore – Mario Gabriele Giordano – in una cultura intesa come “coscienza critica” e non “filiazione di precostituite ideologie”. Dopo quasi quarant’anni di attività, anche “Riscontri” ha però subito gli effetti della crisi sospendendo le pubblicazioni dal 2014. Questo numero inaugura quindi la nuova serie della rivista, edita dal Terebinto Edizione e diretta da Ettore Barra.
Pag. 7-12
 


STUDI E CONTRIBUTI

ALESSANDRO RUFFO, Breve storia dell’idea di Oriente. Islam e Oriente nel pensiero occidentale

L'idea di Oriente precede cronologicamente e concettualmente quella di Occidente, di cui costituisce un fondamento essenziale; soltanto grazie alla realizzazione delle differenze che li separavano da qualcosa di radicalmente altro i popoli occidentali sono stati infatti in grado di autodefinirsi. L'idea di Oriente, nonostante la sua storia lunga e complessa, è costruita attorno ad una serie di tratti salienti e opposizioni dialettiche con l'Occidente (tra cui spicca in particolare quella tra schiavitù e libertà) individuabili già in opere come "I Persiani" di Eschilo. Tali caratteristiche, mai del tutto inventate ma neanche completamente corrispondenti alla realtà, costituiscono il fondamento della presunta superiorità occidentale alla base del colonialismo europeo e del suo paternalismo. Nell'ambito del confronto tra Occidente e Oriente un posto di particolare rilievo è occupato dall'Islam, considerato a lungo un pericolo mortale a causa della sua estrema novità e poi trasformato in una distorta versione del cristianesimo da includere nella rassicurante e ordinata visione della realtà creata dall'Occidente a proprio uso e consumo.
Pag. 15-34
 


DANILO RICCARDI, Storia e origine dei movimenti ecclesiali

I Movimenti Ecclesiali sono ormai divenuti una forza propulsiva della Chiesa Cattolica. Alcuni studiosi hanno definito questi movimenti come longa manus con la quale la Chiesa riesce ancora ad attecchire nella società contemporanea e – in alcuni paesi – a influenzarne le scelte politiche. Altri, invece, hanno constatato che i Movimenti sono divenuti i principali bacini dai quali proviene il maggior numero di vocazioni al sacerdozio e alla missionarietà. Attualmente i Movimenti Ecclesiali sono al centro di dibattiti teologici e dell’opinione pubblica che spesso, semplicisticamente, tendono ad etichettarli come movimenti integralisti, fondamentalisti, antimodernisti, papisti e settari. La storiografia laica si è interessata ai movimenti ecclesiali da poco tempo, vedendo nei movimenti uno dei principali canali di ricerca per analizzare alcuni fenomeni come il rapporto che la Chiesa Cattolica ha con il mondo secolarizzato, i rapporti tra le istituzioni vaticane e le realtà territoriali, i mutamenti liturgici, devozionali e teologici che si stanno realizzando all’interno della Chiesa stessa.
Pag. 35-72
 


MARTINA RICCIO, Torquato Tasso nel castello di Bisaccia. L’amicizia con Giovan Battista Manso

Giovan Battista Manso (1569-1645) fu una figura di spicco nel contesto culturale napoletano grazie alla sua attività di scrittore e di mecenate. Esemplare fu la capacità del Manso di aggregare attorno a sé i migliori letterati del tempo. All’anno 1588 risale il primo contatto con il celebre letterato Torquato Tasso, giunto presso il monastero del Monteoliveto a Napoli nei primi giorni di aprile e, in seguito, presso il Castello di Bisaccia, Tasso ultimò definitivamente la revisione della Gerusalemme Conquistata, nella quale dedicò anche alcuni versi al Manso; inoltre iniziò la stesura delle Sette giornate del mondo Creato. La più importante testimonianza dell’amicizia tra il Manso ed il Tasso consiste nella fitta corrispondenza, rinvenuta nelle lettere di Tasso. Le diciotto missive tassiane al Manso, risalenti ad un arco temporale esteso dal 1588 al 1594, pubblicate da Cesare Guasti. L’amicizia che legava il Manso al Tasso era soprattutto mossa dalla profonda stima verso il celebre letterato e maestro di scrittura. In quest’ottica ebbe un ruolo centrale l’opera del Manso intitolata La vita di Torquato Tasso, che contribuì ancor di più alla fama mitografica del Tasso. Da cronista esemplare, Manso, nella stesura della Vita, alternava la narrazione delle vicende personali ai soggiorni napoletani del Tasso, comprendente quello al feudo di Bisaccia. Manso, inoltre, delinea la virtù del Tasso partendo da un elogio dei genitori, seguito dall’amore del poeta verso la città di Napoli, testimoniato dai continui soggiorni, per arrivare alla descrizione dell’animo del Tasso devoto unicamente all’amore per le virtù e la morale.
Pag. 73-81
 


CARLO CRESCITELLI, Carlo Pisacane. Eccentrico interprete delle mode del suo tempo

Le lettere scritte dall’esule Carlo Pisacane al fratello maggiore, l’ufficiale borbonico Filippo, tra il 1847 ed il 1855, ci consentono di ricostruire il tracciato e le vicende delle peregrinazioni di Carlo che, dopo diserzione e fuga romantica, si muove – insieme con l’intrepida amante fedifraga Enrichetta di Lorenzo – fra Parigi, Marsiglia, Sidi Bel Abbes, Desenzano sul Garda, Dezana, Roma, Ginevra, Londra, Lugano e Genova, percorrendo ampia parte dell’Europa di metà Ottocento. Il carattere cosmopolita di tale interludio epistolare ci permette, anche grazie alla naturale inquietudine e vivace curiosità del personaggio, di approfondire tutta una serie di gustosi ed inediti retroscena relativi agli umori, ai costumi e ai gusti della pubblica opinione e delle élites dell’epoca; percepiti com’è ovvio attraverso il filtro del Nostro, intellettuale del suo tempo anch’egli, e dunque non alieno dalle lusinghe di quest’ultimo.
Pag. 83-105
 


OCCASIONI

PAOLO SAGGESE, Pietro Paolo Parzanese antileopardiano. Un conservatore dalla parte del “povero”

Anche grazie al bicentenario della nascita celebrato nel 2009, da alcuni anni sono stati dedicati volumi importanti allo studio della figura del poeta romantico Pietro Paolo Parzanese (Ariano di Puglia, poi irpino, 1809 – Napoli, 1852). Ai volumi di Francesco Barra, Nicola Prebenna, Massimiliano Palinuro e Paola Villani, di recente si è aggiunta la riedizione anastatica de I canti del povero (Napoli, Stamperia Strada del Salvatore n. 41, 1852) con un ampio saggio a cura di Guido Tossani (Pietro Paolo Parzanese, I canti del povero, a cura di G. T., Avellino, Il Terebinto edizioni, 2017), in cui il giovane ricercatore dà conto degli studi critici più importanti sul poeta, da De Sanctis a Muscetta, da Flora a Petronio, e analizza il “neoguelfismo” di Parzanese, il ruolo del popolo in questa produzione letteraria, la scelta “civile” del poeta, la figura dell’arianese nel contesto della Letteratura meridionale, il carattere “raffinato” di questa poesia popolare.
Pag. 109-115
 


MILENA MONTANILE, Saverio Mattei tra tradizione e invenzione

L’occasione della recente pubblicazione di un volume dedicato al Mattei è lo spunto per alcune osservazioni sulla statura intellettuale di questo singolare protagonista della scena letteraria e teatrale settecentesca. L’A. mette soprattutto in evidenza il significato che assume nella formazione intellettuale del Mattei il rapporto di stima e di amicizia col Metastasio, osservando in ultima analisi che molto si è fatto intorno al Mattei, ma ancora tanto resta da fare, soprattutto in relazione alla questione della corretta trasmissione dei testi.
Pag. 117-126
 


MISCELLANEA

DARIO RIVAROSSA, Giambattista Marino. Un pericolosissimo poeta “innocuo”

Tra le peggiori devastazioni compiute dal Risorgimento va annoverata la distruzione della nostra immensa cultura rinascimentale. Basti pensare che cosa è rimasto, da De Sanctis in poi e ancora oggi nellʼinsegnamento scolastico, dei tre grandi della nostra letteratura del Cinque-Seicento: Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Giovan Battista Marino. Con Ariosto ridotto a un contafavole, Tasso a un bigotto, Marino a un venditore di fumo. Di Giambattista Marino le antologie continuano a riportare essenzialmente due brani dal poema Adone: il canto dellʼusignolo e lo sbocciare della rosa. Due brani di riempimento, non irrilevanti ma quasi, inseriti dal poeta come intermezzo tra i vari eventi “di peso” che descrive. Un poeta innocuo? Qualcosa non torna, se è vero che Marino – nonostante le entrature che aveva ai massimi livelli delle autorità politiche e religiose dʼEuropa – alla fine venne condannato dallʼInquisizione per oscenità e blasfemia.
Pag. 129-134
 


GUIDO TOSSANI, Poesia al femminile nell’Italia del primo cinquecento: Vittoria Colonna

Tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento la società letteraria italiana conobbe un notevole ampliamento della produzione letteraria, il cui segno più evidente fu il contributo che vi profusero le donne, passate dal ruolo di lettrici a quello di autrici. Il petrarchismo era il tono poetico più confacente all’animo femminile. Tra le poetesse del Cinquecento, Vittoria Colonna fu la più illustre per nascita e condizione sociale. Figlia del condottiero Fabrizio Colonna, nacque a Marino, presso Roma intorno al 1490. Sposò Ferrante Francesco d’Avalos, marchese di Pescara e capitano generale delle truppe imperiali. La memoria del marito divenne in lei materia di culto e di ispirazione poetica: fu il motivo dominante della sua vita di donna e d’artista e divenne spunto per più ampie riflessioni di vita intellettuale e religiosa. Il valore poetico della Colonna è stato spesso ricercato più nelle sue inquietudini spirituali che nei risultati della sua arte. La tematica religiosa fu per lei oggetto d’arte e di vita.
Pag. 135-143
 


PATRIZIA NUNNARI, Alcune note intorno all’arte e allo stato estetico in Leopardi e Nietzsche

La grandezza della poesia leopardiana, fiera ma disincantata rispetto all’umana felicità, e la potenza del pensiero nietzscheano, libero dalle briglie dell’erudizione e del pessimismo, regalano altezze non comuni sulle quali sostare nella beata incompiutezza immaginativa. Si tratta, per gli autori, di un recupero nostalgico dell’antico legame greco di ragione e immaginazione, che teneva sempre insieme gli opposti: il ghiaccio con il fuoco, la pazienza con l’impazienza, l’impotenza con la somma potenza, il piccolissimo col grandissimo come la geometria e l’algebra insieme alla poesia. Entrambi vedono il tutto governato da un perenne avvicendarsi di produzione e distruzione, ma la ricaduta di tale visione sullo spirito esistenziale individuale li allontana notevolmente. Pur mirando titanicamente il deserto della vita, Leopardi rimane lontano dalla profonda simpatia verso l’orrendo e il problematico; di contro Zarathustra si espone ad essi senza esitazione, mostrando il volto più solitario e potente.
Pag. 145-161