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  QUADERNI DI CRITICA E FILOLOGIA ITALIANA

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QUADERNI DI CRITICA E FILOLOGIA ITALIANA


Anno 2005 - N. 2
(a cura di alessandra tramontana)

SAGGI

GIULIO CURA CURA', Episodi della fortuna del "De miseria humane conditionis" di Lotario Diacono nell'Italia settentrionale del Duecento

Il saggio dello studioso analizza il ruolo del trattato di Lotario Diacono, "De miseria humane conditionis", nell'ambito della produzione poetica dell'Italia settentrionale del XIII secolo. Diverse furono infatti le opere variamente ispirate al "De miseria", come il poemetto "Della caducità della vita umana", assieme a brani tratti da Uguccione da Lodi, Giacomino da Verona, Bonvesin da la Riva e l'Anonimo Genovese, qui analizzati dallo studioso. La singolarità sta però nel fatto che l'opera di Lotario assume i connotati di un comodo 'thesaurus', grazie alla sua ricchezza tematica diversamente fruibile in base alle esigenze, dando così luogo a prodotti sempre dotati di una propria autonomia, di solito orientati verso la letteratura parenetico-esortativa, destinata ad un pubblico piuttosto ampio.
Pag. 1-23
 


ALESSANDRO PEONIA, Prime indagini su Ludovico Sandeo, letterato ferrarese del secolo quindicesimo

Lo studio di Peonia è teso a delineare la figura dell'umanista Ludovico Sandeo, operante a Ferrara nella seconda metà del '400. Dal profilo biografico emerge, malgrado le scarne notizie documentarie, l'immagine di un letterato appartenente alla 'gens Sandea' di origine lucchese, trasferitasi ad inizio XIV secolo a Venezia, e di lì a Ferrara; ben inserito nei circuiti della corte estense,tuttavia Ludovico era destinato a scomparire prematuramente durante la pestilenza del 1482-1484. In un epitafio a lui dedicato Antonio Tebaldeo ne ricorda, oltre alle opere in volgare, (l' "Odosophia", le "Rime" e il volgarizzamento di un opuscolo plutarcheo), anche la conoscenza delle lingue classiche, di cui è testimone il Barb. lat. 42 (VIII 42)della Bibl. Vaticana. Si tratta di un manoscritto in gran parte autografo e ricco di 'marginalia' in cui il Sandeo ha ricopiato vari testi di autori latini e di umanisti. Pochi invece gli scrittori greci, mai in lingua originale, il che induce a pensare ad una conoscenza poco approfondita di tale lingua da parte del letterato. Il quale appartenne al gruppo di intellettuali operanti intorno ad Alberto d'Este, principe raffinato ed amante dei libri e della cultura, cui, nel 1485, nel pubblicare le rime paterne, Alessandro Sandeo, figlio di Ludovico, rivolge l'epistola dedicatoria, a rinverdire il ricordo dell'antica amicizia tra i due. Il contributo dello studioso è corredato di un'appendice di documenti che chiariscono le coordinate biografiche e culturali del personaggio in oggetto.
Pag. 23-53
 


MASSIMO CASTELLOZZI-BARBARA RODA', Gli 'antecessori' cinquecenteschi di Rajna. Per un catalogo delle fonti classiche dell' "Orlando Furioso"

L'articolo intende mettere a confronto i principali commenti rinascimentali all' 'Orlando Furioso' dell'Ariosto, tesi soprattutto all'individuazione delle fonti classiche ivi contenute. A questo scopo gli studiosi prendono le mosse dallo studio del Rajna su "Le fonti dell'Orlando Furioso", analizzando pure le "Prefazioni" con cui si aprono le due edizioni dell'opera, rispettivamente del 1875 e del 1900. Nell'ambito dell'ampia fortuna editoriale del poema ariostesco nel '500, che certo il Rajna ha indagato ed utilizzato, Castellozzi e Rodà hanno operato una scelta, soffermandosi soprattutto sui commenti di Ludovico Dolce (1566)e Alberto Lavezuola (1584), dei quali viene dato un profilo in Appendice. Il confronto operato tra le fonti classiche individuate dall'uno e dall'altro nell'ambito dell' "Orlando Furioso" e quelle segnalate nell'edizione del Rajna verte su tre autori: Virgilio, Ovidio e Stazio. Attraverso la tavola sinottica è così possibile cogliere la diversa sensibilità dei commentatori, per i quali il ricorso alle 'auctoritates' rivestiva valenze differenti in base all'epoca storico-culturale di appartenenza.
Pag. 55-75
 


TANO NUNNARI, Per un commento storico ai "Promessi Sposi" (l' 'incipit' del capitolo XXXII).

A brevissima distanza dalla pubblicazione dell'edizione Ventisettana dei "Promessi Sposi" sorsero una serie di indagini di carattere storico-erudito, tese a studiare gli avvenimenti entro cui si dipanano le vicende di Renzo e Lucia. Questo filone di ricerca, pur denso di risultati nell'arco del '900, si è rivelato necessariamente poco organico, soprattutto per i differenti criteri metodologici messi in atto dai singoli ricercatori. Nunnari offre in questa sede i primi risultati di un'indagine avviata sui manoscritti manzoniani contenuti nella Biblioteca Braidense e presso il Centro Nazionale di Studi manzoniani. Si sofferma nella fattispecie sugli appunti dello scrittore cui si accompagnano copie di documenti ufficiali, evidentemente da lui utilizzati nel romanzo. Un primo saggio dei risultati ottenuti è presentato a proposito dell'esordio del cap. XXXII, dedicato alla narrazione della richiesta al governatore di Milano, Marchese Spinola, da parte di un'ambasciata, di aiuti per fronteggiare l'epidemia di peste milanese. Lo studioso mette a confronto, infatti, la redazione del "Fermo e Lucia" e quella dei "Promessi Sposi", esplicitando le varie fonti storiche diversamente utilizzate dal Manzoni. Progetta quindi di operare tale indagine su porzioni più ampie dell'opera, certo di riscontrare una sistematica corrispondenza tra specifiche fonti e notizie storiche del romanzo.
Pag. 72-92
 


MATTEO MUNARETTO, Il libro dei "Frammenti lirici": struttura e senso poematico

Lo studioso indaga tematiche, modalità e tempi dell'organizzazione dei "Frammenti lirici" di Clemente Rebora attraverso la disamina del suo epistolario. Gli accenni più remoti ad un'attività poetica come strumento per tradurre particolari stati d'animo si hanno in una lettera del 1908, mentre già nel 1911 si allude alla possibilità di una pubblicazione di tali frammenti; ciò induce a pensare ad una fase avanzata della sua produzione poetica, di cui singolarmente fino a quel momento Rebora non aveva fatto parola agli amici. Solo nel momento in cui prende corpo il progetto di un 'corpus' poetico da pubblicare, i frammenti diventano oggetto di discussione nel suo epistolario, soprattutto in relazione al 'labor limae' cui continuamente l'autore li sottopone. Munaretto mette in evidenza come vada progressivamente delineandosi un'organizzazione strutturale dei singoli componimenti per nulla casuale, ma che al contrario presuppone vaglio ed organicità consapevole. Essa traspare da palesi parallelismi tra frammenti posti in successione che tradiscono interdipendenze testuali. Anche i cosidetti 'idilli' costituiscono un gruppo in sè coerente, in cui l'immersione nella natura consente un'intima conoscenza dell'universo, mentre la seconda parte della raccolta rivela un progressivo ribaltamento di tale prospettiva: ci si sposta infatti "dall'io al non io, dalla città al cosmo, dalla lotta al dono". A suggello della raccolta stanno infine gli ultimi versi in cui emerge con forza la finalità profondamente etica dell'opera di Rebora.
Pag. 93-126
 


GUIDO LUCCHINI, Spitzer e la critica stilistica in Italia

L'ampio saggio traccia la storia degli studi sulla critica stilistica, esaminando protagonisti e vicende che caratterizzarono il periodo compreso tra il ventennio fascista e il secondo dopoguerra in Italia. Si tratta di una disamina che, forte pure dell'ausilio proveniente da documenti inediti, mette in luce contatti espliciti e influenze sotterranee tra Croce ed i critici d'oltralpe. Se è indubbio, infatti, il ruolo che l'idealista napoletano ha giocato per la formazione di Vossler, il primo teorico dell'analisi stilistica, va ridimensionato invece il rapporto di interdipendenza con M. Leo Spitzer, filologo romanzo viennese, anche se comune rimaneva l'opposizione al positivismo e nella fattispecie alle teorie linguistiche del secondo Ottocento. Di Spitzer, poi, Lucchini indaga le relazioni e i contatti, certo proficui anche se non sempre pacati, con Auerbach e Curtius, tra i romanisti tedeschi più famosi in Italia, per quanto estranei all'idealismo crociano e piuttosto lontani dal versante della linguistica romanza.
Pag. 127-177
 


NOTE E DISCUSSIONI

GIORGIO DILEMMI, Tra Becelli e Andrucci: notizie settecentesche del Quattrocento volgare

Nel suo contributo lo studioso mette a confronto la tesi di due eruditi settecenteschi in merito alla stagione letteraria volgare di età umanistica. Si tratta di Giulio Cesare Becelli, autore del trattato in tre libri "Della novella poesia" (1732) e Francesco Saverio Quadrio che pubblicò con lo pseudonimo Giuseppe Maria Andrucci i due libri "Della poesia italiana" (1734). Entrambi in origine gesuiti, i due ebbero percorsi esistenziali diversi che si riflettono pure nelle opere in questione. Se alle spalle dell'uno e dell'altro sta la lezione di Giovan Mario Crescimbeni, storico della tradizione poetica italiana, gli intenti ideologici dei due letterati sono infatti differenti. Al Becelli preme elaborare una nuova poetica, i cui fondamenti rimangono comunque, sotto il profilo sia letterario che linguistico, tradizionalmente ancorati al modello fiorentino trecentesco (ma egli non disconosce la funzionalità dei dialetti), nel Quadrio, invece, ha il sopravvento l'intento didascalico di dotare il 'gentiluomo' di una buona formazione, attraverso la conoscenza della poesia che rende virtuosi. L'atteggiamento dei due letterati si rivela diverso particolarmente nei confronti dell'esperienza poetica legata all'ambiente fiorentino del '400 e alla figura di Lorenzo il Magnifico. E' soprattutto il Quadrio, infatti, a mettere in luce la centralità della stagione medicea, in questo rinverdendo una posizione già cinquecentesca e destinata nel '700 ad ampia fortuna.
Pag. 179-198
 


GUIDO LUCCHINI, Sebastiano Timpanaro tra filologia classica, letteratura italiana e psicoanalisi. In margine ad un recente volume

Lo studioso analizza e commenta una recente miscellanea di studi dedicata a Sebastiano Timpanaro: "Sebastiano Timpanaro e la cultura del secondo Novecento", a cura di E. Ghidetti e A. Pasquini, Roma 2005. Articolato in tre sezioni, attraverso il contributo di diversi studiosi il volume delinea la poliedrica personalità di Timpanaro, ricostruendone un articolato profilo che prende le mosse dai suoi scritti, notoriamente rivolti ad eterogenei ambiti di ricerca: filologia latina, storia della filologia classica, studi su Leopardi e sulla psicoanalisi.
Pag. 199-212
 


RECENSIONI

LUIGI POMA, Studi sul testo della "Gerusalemme Liberata" a cura di

Bologna , Ed. CLUEB - 2005
(Rossano Pestarino)
pag. 213-222

 

AUTORI VARI, Riuscire postcrociani senza essere anticrociani. Gianfranco Contini e gli studi letterari del secondo Novecento a cura di Angelo Pupino

Firenze , Ed. Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini - 2004
(Clelia Martignoni)
pag. 223-235

 

SILVIA LONGHI, Forme di Mostri. Creature fantastiche e corpi vulnerati da Ariosto a Giudici a cura di

Verona , Ed. Edizioni Fiorini - 2005
(Rossano Pestarino)
pag. 237-255