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  PER LEGGERE

Semestrale
Direzione: Isabella Bechereucci, Simone Giusti, Francesca Latini, Giuseppe Marrani, Natascia Tonelli
Redazione: Carlo Annelli, Simonetta Pensa, Carla Pensa, Simonetta Teucci
Amministrazione: Pensa MultiMedia Editore, 73100 Lecce - Via A.M. Caprioli 8; 25038 Rovato (Bs) - Via C. Cantù, 25. In collaborazione con l’associazione L’altra Città
Direttore responsabile: Silverio Novelli
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Rubriche: Letture Commenti Edizioni; Dialoghi; Intorno al testo; Scuola e Università; Cronache
ISSN 1593-4861 (print)
ISSN 2279-7513 (on line)

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PER LEGGERE


Anno 2019 - N. 36
(a cura di Francesca Latini)

EDIZIONI, LETTURE E COMMENTI

EDOARDO SIMONATO, Un epilogo ‘troppo petrarchista’? Proposta di lettura per i sonetti CCIV, CCV e CCVI delle “Rime” di Gaspara Stampa secondo la lezione della ‘princeps’

L’articolo analizza dal punto di vista stilistico e contenutistico un trittico di sonetti religiosi tratti dalle “Rime” di Gaspara Stampa, i sonetti CCIV, CCV e CCVI: l’io lirico, pentitasi per i suoi peccati e finalmente redenta, dice di poter ora amare Collaltino di Collalto in modo più puro di quanto non abbia fatto in precedenza. Nella ‘princeps’ delle “Rime” (1554) il trittico chiudeva la prima delle tre sezioni del canzoniere stampiano, intitolata “Rime di Madonna Gaspara Stampa”. Nell’edizione 1913 curata da Abdelkader Salza (la meno fedele alla ‘princeps’ ma tuttora la più fortunata), venuta meno l’originaria divisione in tre sezioni, le liriche furono collocate (alquanto arbitrariamente) nel cuore della raccolta, crediamo compromettendo la loro corretta interpretazione e il loro ruolo all’interno del macrotesto. La tesi dell’articolo è infatti che tali sonetti dovevano essere, in una fase iniziale di progettazione del canzoniere, la conclusione dell’itinerario narrativo delle “Rime”.
Pag. 7-29
 


SARAH CLARKE, Lina Meiffret: storia di una partigiana sanremese deportata nei lager nazisti e dei suoi documenti

Il saggio ricostruisce, attraverso lo studio delle carte ora in possesso di Emilia Giacometti Loiacono e un lavoro di scavo condotto su documenti conservati presso l’ISRECIM, le vicende di Lina Meiffret e del suo compagno Renato Brunati, attivi militanti della lotta di liberazione dal nazifascismo. Renato Brunati morirà tragicamente fucilato al Turchino nel maggio del ’44. Lina Meiffret conoscerà invece gli orrori del campo di deportazione, rievocati nell’intervista uscita nel ’45 su “La nostra lotta” col titolo “L’odissea di una internata”. L’importante testimonianza pubblicata sull’organo del PCI sanremese diretto da Italo Calvino e Lodovico Luigi Millo è ristampata qui in “Appendice” in versione integrale. Lina Meiffret, che era stata finora solo un nome tra i tanti rammentati da Italo Calvino in “Ricordo dei partigiani vivi e morti”, viene adesso fatta conoscere per quell’impegno civile che la portò, già dal settembre del ’43, a organizzare un movimento di propaganda antifascista, a offrire la propria villa di Baiardo per la raccolta di armi e munizioni destinate ai partigiani operanti in montagna, a esporsi in azioni di sabotaggio contro l’occupazione tedesca.
Pag. 31-68
 


FRANCESCA LATINI, Le carte calviniane di Lina Meiffret

Il saggio analizza le carte calviniane di Lina Meiffret. Si compone di una disamina delle varianti dei dattiloscritti di “Angoscia in caserma” e “La stessa cosa del sangue”, seguita dall’esame della ‘varia lectio’ di “Andato al comando”, racconto che nel manoscritto, qui pubblicato in edizione critica, si intitolava “Radura”. Il risultato dell’investigazione filologica condotta sull’autografo conferma l’ipotesi già a suo tempo avanzata da Falaschi relativamente ad altre carte calviniane e quindi ribadita da Falcetto: alla base tanto del testo edito sul “Politecnico”, quanto di quello poi riproposto in “Ultimo viene il corvo” sta la redazione di questo importante manoscritto ritrovato. In “Appendice” si offrono informazioni su “Visita medica”, testo adespoto e incompiuto, conservato nello stesso fascicolo di carte calviniane della Meiffret, in cui piccoli dettagli narrativi possono essere interpretati come indizi di una paternità calviana.
Pag. 69-113
 


GIOVANNI FONTANA, ‘Maliziosi e straordinari accidenti’: le scene di incontro in "Menzogna e sortilegio" di Elsa Morante

L’articolo propone un approccio inedito al capolavoro di Elsa Morante “Menzogna e sortilegio”, concentrando l’attenzione sulle grandi ‘scene d’incontro’ fra i personaggi che scandiscono gli sviluppi della trama. Sulla scia delle indagini di Jean Rousset e Romano Luperini, che da prospettive diverse hanno dimostrato l’importanza della ‘situazione narrativa’ dell’incontro nel romanzo europeo fra Otto e Novecento, il saggio delinea dapprima una tipologia delle scene di incontro di “Menzogna e sortilegio” (che appaiono spesso fortemente sovradeterminate da dinamiche interne ai personaggi – e quindi estranee alla dimensione relazionale del confronto con l’‘altro’ – e non di rado si propongono più o meno esplicitamente come serrati confronti dei personaggi con se stessi, come ‘rese dei conti’ con parti del proprio io che l’‘altro’, quasi accidentalmente, incarna); e quindi analizza, in un corpo a corpo con il testo morantiano, la più importante di esse, il “malizioso e straordinario accidente” grazie al quale le traiettorie dei due protagonisti Anna Massia e Edoardo Cerentano si incontrano per la prima volta.
Pag. 115-185
 


DIALOGHI

CARMELO TRAMONTANA, “Se del male è lecito dire bene”. Le vite parallele di Cesare Borgia e Oliverotto da Fermo (N. Machiavelli, “Il Principe”, capp. VII-VIII)

Nei capitoli VII e VIII del Principe, Machiavelli sviluppa una riflessione unitaria su un tema a lui caro e molto delicato: il rapporto tra la politica e il male. Il tema è sviluppato con stile acceso e piglio narrativo: Cesare Borgia e Oliverotto Eufreducci da Fermo sono i protagonisti di due ritratti che si susseguono vicinissimi nel trattato. Entrambi privi di scrupoli, non si tirano indietro di fronte all’uso efferato della forza. Com’è possibile che in politica si dia un uso buono del male? Il segreto del giudizio entusiasta che Machiavelli dà del Valentino uomo politico è contenuto nel ritratto di Oliverotto che, attraverso la sua imperizia nell’uso politico del male, rivela per contro la grandezza di Cesare Borgia.
Pag. 189-205