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  LEVIA GRAVIA

Annuale
Direzione: Mariarosa Masoero.
Comitato di redazione: Clara Allasia; Davide Dalmas; Stefano Giovannuzzi; Beatrice Mannetti; Laura Nay; Gabriella Olivero; Patrizia Pellizzari; Simona Re Fiorentin; Claudio Sensi; Giuseppe Zaccaria.
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Rubriche: Saggi. 

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LEVIA GRAVIA


Anno 2013-2014 - N. 15-16
(a cura di Loredana Palma)

SU E INTORNO AL "DECAMERON"

IGOR CANDIDO, Ovidio e il pubblico del "Decameron"

Il saggio si propone di indagare sul legame tra il "Decameron" e il modello ovidiano dell'"ars amatoria" e dell' "ars consolatoria". Viene fatto riferimento anche agli autori latini, come Orazio, Seneca ed Apuleio, che sono alla base dell'arte dell'allusione in Boccaccio.
Pag. 1-15
 


STEFANO JOSSA, 'Non giucando [...] ma novellando'. Primi appunti per una lettura comunitaria del "Decameron"

Partendo dalla sua originale funzione di farmaco, di rimedio al male di vivere e alla crisi della storia e della politica, il saggio si ripromette di affrontare la lettura del "Decameron" come libro della comunità all'interno di due quadri di riferimento: quello storico, del suo tempo, e quello del nostro tempo, facendo ricorso tanto alla riflessione medievale sul bene comune quanto al pensiero comunitario contemporaneo.
Pag. 17-29
 


MATTEO LEONARDI, Boccaccio 'gran maestro in Iscrittura'. La citazione delle Scritture in funzione ironica e tragica nel "Decameron"

Tra le fonti rintracciabili nel "Decameron" gli studi critici hanno sempre dato ampio spazio alla genealogia classica e romanza, pur con l'ampliamento delle "Mille e una notte" e del "Panchatantra" indiano. Eppure è possibile rintracciare nel capolavoro boccacciano anche numerose presenze bibliche, ancora poco considerate dagli studi sul Boccaccio.
Pag. 31-45
 


MARIA PIA ELLERO, L'appetito e il piacere. Fonti e intertesti di "Decameron", X 7

Al centro dello studio vi è la lettura della novella del "Decameron", X 7 che viene esaminata nei suoi rapporti con le fonti.
Pag. 47-59
 


MYRIAM SWENNEN RUTHEMBERG, Healing Melancholy: the Dynamics between 'ballata' and 'novella' in "Decameron", X 7

Il saggio prende in esame la novella decameroniana X 7 indagando la relazione tra ballata e novella a partire dalla presenza della canzonetta "Muoviti, Amore, e vattene a messere".
Pag. 61-72
 


DOMENICO CHIODO, Un labirinto di allegorie: il "Corbaccio" e l'amore

Il saggio evita deliberatamente il tema della letteratura misogina e del titolo, per proporre una possibile rilettura del "Corbaccio" sulla scorta dei confronto con i "Documenti d'amore" di Francesco da Barberino e con le illustrazioni allegoriche contenute nell'opera.
Pag. 73-84
 


RACCONTARE, CONSOLARE, CURARE

RAFFAELLA LASCALEIA, Cure per il corpo e per l'animo durante la peste del 1348: Ibn Hatima e i suoi epigoni

I medici musulmani vissuti tra il XIV e il XV secolo scrissero dei trattati per spiegare le cause delle epidemie pestilenziali e per divulgare cure per il corpo e per lo spirito. Il grammatico poeta e storico Hatima-al-Ansari fu testimone dell'epidemia che colpì la sua città natale nel 1348 e nel corso dell'anno successivo scrisse un trattato di patologia medica: nella prima parte si occupa di analisi mediche, nella seconda tenta di arminizzare medicina e legge islamica. Scopo del saggio è proporre un rapporto tra testi letterari e trattati di medicina in cui si sottolinei l'uso terapeutico del 'raccontare storie'.
Pag. 87-94
 


FLORA DI LEGAMI, Il farmaco nella memoria del "Paradiso degli Alberti" di Gherardi

Il saggio sottolinea la novità del "Paradiso degli Alberti" di Giovanni Gherardi da Prato. L'opera testimonia un processo di trasformazione del nararre dalla forma della novella a quella del romanzo autobiografico. Peculiare è la scelta di una scrittura memoriale.
Pag. 95-107
 


MARTA BARBARO, 'Ad levationem animi': la virtù terapeutica delle facezie

Giovanni Pontano abbraccia l'idea espressa da Boccaccio di una narrativa come medicina e ristoro per lo spirito. Il saggio mira a mettere in evidenza come il genere dell'arguzia da Poggio Bracciolini allo stesso Pontano abbia costituito un maturo e consapevole tentativo di trasferire la piacevolezza del "Decameron" nel nuovo contesto dei circoli degli umanisti e delle corti del Rinascimento.
Pag. 109-123
 


LUCA FERRARO, Gli effetti del racconto sui personaggi del "Furioso": l'azione e il 'pharmakon'

Viene qui analizzata la relazione tra la trama principale dell'"Orlando furioso" e le novelle in esso contenute. Sono stati presi in esame anche alcuni temi ricorrenti delle novelle di Ariosto e, specialmente, quella di Astolfo, Jocondo e Fiammetta (canto XXVIII) e quella del nappo e del giudice Anselmo (canto LXIII). Gli effetti del racconto sono paragonati a quelli di un 'pharmakon', nella doppia accezione di medicina e di veleno.
Pag. 125-138
 


BEATRICE JAKOBS, Una fruttuosa concorrenza: la malinconia tra stato patologico ed umore positivo nella novellistica rinascimentale

Nel "Decameron" si trovano più volte espresse le conoscenze mediche dell'autore che poggiavano fondamentalmente sul "De Melancholia libri duo" di Constantinus Africanus. Nel saggio viene presa in esame, in particolare, l'evoluzione del concetto di malinconia, da malattia che poteva essere guarita all'accezione positiva che ne diede l'Umanesimo secondo cui la malinconia era il presupposto della genialità.
Pag. 139-152
 


SIMONA MORANDO, Boccaccio nel Seicento: censure e recuperi della 'compassione'

Il tema qui proposto è quello relativo alla letteratura del 17° secolo definita come scrittura di compassione ma non di consolazione (Giovanni Cisano, Torquato Accetto, Emanuele Tesauro, Giovan Battista Marino). La distanza tra questi autori e Boccaccio è dovuta alle edizioni circolanti nel Seicento che avevano lasciato interpretare Boccaccio come 'burlesco' e avevano determinato la caduta della sua fama di 'maestro d'amore'. Al contrario, le opere in latino, in particolare "De casibus virorum illustrium", erano molto apprezzate.
Pag. 153-168
 


MARTIN MARAFIOTI, Narrative prescriptions after Boccaccio's "Decameron": Celio Malespini's "Duecento Novelle"

Sebbene Boccaccio non fosse il primo scrittore a mostrare la peste o le epidemie in un'opera narrativa, egli fu il primo a proporre l'idea della narrazione come profilassi in tempi di pestilenza. Lo studio focalizza l'attenzione su uno degli imitatori del "Decameron" durante il 17° secolo: le "Duecento Novelle" di Celio Malespini.
Pag. 169-178
 


LAURA NAY, 'Quella lucerna tenebrosamente chiara'; i 'succhi salutari della medicina' e l''acque inutile delle Muse'

L'attenzione viene richiamata su Francesco Pona, il medico con velleità letterarie che diede alle stampe due opuscoli che rappresentano una testimonianza sulla peste del 1630: "Del modo di preservarsi dalle malattie pestilenti" e "La Remora ovvero dei mezzi naturali per curare, e fermare la pestilenza", entrambi dello stesso anno della peste.
Pag. 179-194
 


GIANCARLO ALFANO, Il farmacista travestito. Bipolarità del "Cunto de li cunti"

La lettura del capolavoro in dialetto napoletano di Giovan Battista Basile insiste sulla sua natura di pharmakon, un prodotto che può essere salvifico o letale. "Lo Cunto de li Cunti" partecipa di entrambe queste nature. Il saggio si propone di cogliere le suggestioni letterarie e popolari a cui Basile attinge per il suo "Cunto".
Pag. 195-208
 


CLARA ALLASIA, 'Giorgetiello acciaccare': il corpo femminile e il di svelamento della verità nel "Cunto de li conti"

La circostanza di non aver ricevuto l'ultima mano non fa de "Lo Cunto de li Cunti" un testo meno affascinante, nonostante le incongruenze che talora si disvelano nella narrazione come quella della mancata preoccupazione per la sorte di Giorgetiello, che pure aveva guidato l'operato di Tadeo fino a quel momento, all'atto della punizione della madre usurpatrice. Esplorando le diverse interpretazioni simboliche della vicenda-chiave dell'opera, il saggio si sofferma sul significato delle figure di Zoza e Lucia.
Pag. 209-221
 


ERMINIA ARDISSINO, Novellare senza compatire. (In)fedeltà al "Decameron" e romanzo nel Seicento

Attraverso una serie di esempi, il saggio si sofferma sulle caratteristiche delle novelle seicentesche soffermandosi, in particolare, sulla figura femminile. A differenza che nell'illustre modello trecentesco, se vi sono donne queste sono piuttosto umiliate che compatite.
Pag. 223-238
 


FIGURE FEMMINILI

DAVIDE DALMAS, La narrazione, l'azione e la morale delle donne nell'"Inamoramento de Orlando" di Boiardo

Il saggio si sofferma in maniera puntuale sulla presenza femminile nella narrazione dell'"Innamoramento di Orlando" di Boiardo.
Pag. 239-253
 


PATRIZIA PELLIZZARI, Donne in brigata: le narratrici in alcune raccolte novellistiche del Cinquecento

Partendo, com'è ovvio, dal confronto con il modello trecentesco - più per misurare l'allontanamento che per registrare l'uniformità -, lo studio si sofferma sul carattere di alcune raccolte di novelle circolanti durante il Cinquecento. In particolar modo viene indagata la presenza femminile nelle brigate di novellatori.
Pag. 255-273
 


GUIDO LAURENTI, Il "De mulieribus claris" nel trattato "Della eccellenza e dignità delle donne" di Galeazzo Flavio Capra

Partendo dalla convinzione che gli studi di genere debbano includere non soltanto studi sulla scrittura delle donne ma anche sulle donne, lo studioso riporta l'attenzione su un'opera pubblicata sul finire degli anni Ottanta da Maria Luisa Doglio: il trattato "Della eccellenza e dignità delle donne" (1526) di Galeazzo Flavio Capra.
Pag. 275-282
 


GIOVANNI FERRONI, Le geometrie della sorte. Fortuna e arte del racconto in quattro novelle di Molza

Viene condotta nel saggio un'analisi delle prime quattro novelle di Francesco Maria Molza.
Pag. 283-298
 


RAFFAELE CIOFFI, La rielaborazione dei personaggi femminili del "Decameron" in Hans Sachs

Il lavoro prende in considerazione un corpo di testi - che vanno dal 1535 al 1560 - del prolifico autore tedesco Hans Sachs, che attinse a piene mani dalla tradizione del "Decameron" di Boccaccio.
Pag. 299-311
 


SIMONA TARDANI, Ambiguità del femminile ne "Le piacevoli notti" di Straparola

Prendendo come termine di paragone il "Decameron". Di Boccaccio (nonostante la diversità tra i due testi), lo studio si sofferma sulla figura femminille nella narrativa de "Le piacevoli notti" di Straparola.
Pag. 313-325
 


CINZIA GALLO, Le donne ne "Le piacevoli notti" di Straparola

La varietà e l'importanza della figura femminile all'interno de "Le piacevoli notti" di Straparola, che assume una posizione favorevole alle donne, costituisce l'oggetto del presente studio.
Pag. 327-338
 


CHIARA FENOGLIO, Onore e compassione: Griselda negli "Ecatommiti" di Giraldi Cinzio

In un momento di grande fortuna per le raccolte di novelle senza cornice la comparsa sulla scena letteraria degli "Ecatommiti" di Giovan Battista Giraldi Cinzio rappresentò uno degli esiti più interessanti del ripensamento sul "Decameron" di Boccaccio. Il saggio si sofferma, in particolare, sul personaggio femminile di Griselda.
Pag. 339-353
 


FRANCISCO JOSÉ RODRÍGUEZ MESA, La seconda 'patraňa' e "Decameron", X 10: l'interpretazione di Griselda di Joan Timoneda

Il personaggio boccacciano di Griselda ha dato luogo nel tempo a un proliferare di narrazioni legate, alcune di queste, alla tradizione orale. Già sul finire del Trecento la fortuna del personaggio si diffonde in Spagna fino ad arrivare all'opera di Joan Timoneda che pubblica nel 1567 "El patrañuelo" ispirandosi al personaggio boccacciano.
Pag. 355-367
 


ANGELA FABRIS, L'agire simulato delle figure femminili di María de Zayas y Sotomayor

L'attenzione viene puntata sui termini di 'simulatio' e 'dissimulatio' che, pur essendo spia di un comportamento inaccettabile sul piano morale tanto per la cultura latina quanto per quella cristiano-medievale, assumono, grazie alla mediazione di Boccaccio, una marcata impronta positiva nelle novelle seicentesche di María de Zayas y Sotomayor.
Pag. 369-381
 


GUGLIELMO CARRASCON, Accidenti femminili: la sposa resuscitata

Al centro dello studio è l'interessante ma controversa, sin nell'attribuzione, commedia "La defunta pleiteada", opera quasi sicuramente di Lope de Vega, nonostante la circolazione sotto il nome di don Francisco de Rojan. Alla base del testo troviamo la storia della sposa resuscitata già circolante in Boccaccio e Bandello.
Pag. 383-395
 


VARIA FORTUNA DI BOCCACCIO: INTERSEZIONI, RIUSI, RISCRITTURE, TRANSCODIFICAZIONI

LUCA FIORENTINI, Appunti sulle inserzioni del "Decameron" nel commento dantesco di Benvenuto Rambaldi da Imola

Il saggio si sofferma sulla traduzione di alcune novelle boccacciane in latino (tredici, per la precisione) ad opera di Benvenuto da Imola nel "Comentum super Dantis 'Comoedian'". Dieci di queste novelle vengono utilizzate per ricavare informazioni di natura biografica sui personaggi del pema dantesco; le altre tre, invece, hanno una funzione esemplare.
Pag. 399-415
 


CHIARA SIMBOLOTTI, Il 'Proemio' del "Decameron" nella versione di Arigo (XV secolo)

Al centro dello studio vi è la ricezione del capolavoro boccacciano in Germania a partire dalla seconda metà del XV secolo. Di particolare rilevanza appare la traduzione ad opera dell'umanista tedesco Arigo, di cui si tenta di ricostruire la figura storica sulla scorta delle pochissime informazioni a noi pervenute. Viene quindi preso in esame il modo di procedere di Arigo nella traduzione che tende, in generale, a una semplificazione della complessità e forza espressiva del Boccaccio.
Pag. 417-431
 


MARIA HERNÀNDEZ ESTEBAN, Alcuni interventi nell'edizione della cornice del "Decameron" castigliano del secolo XV

La perdita della prima versione in castigliano del "Decameron" (prima metà del sec. XV) ha reso sicuramente più complesso lo studio dei due testimoni rimasti. Ciononostante il testo a noi pervenuto presenta molteplici motivi di interesse, anche a confronto dell'equivalente versione catalana. Viene rilevata innanzitutto l'eliminazione di una parte peculiare della cornice come il 'Proemio', l''Introduzione alla Giornata IV' e la 'Conclusione dell'autore' con il loro richiamo al tema della narrazione come terapia ma vengono sottolineate anche le distanze culturali rispetto all'originale.
Pag. 433-447
 


BENEDICT BUONO, 'Se vi viene fantasma a trovar mai'... Boccaccio nella poesia satirico-burlesca del primo Cinquecento

Il saggio prende in esame la presenza di personaggi, situazioni e usi lessicali provenienti dal capolavoro di Boccaccio e filtrati nella poesia satirico-burlesca del Cinquecento. Gli autori a cui si fa riferimento sono, in particolare: Ercole Bentivoglio, Pietro Nelli, Gabriello Simeoni e Giovanni Agostino Caccia. Dalla disamina delle occorrenze, emerge come il "Decameron" estenda la propria influenza, a livello tanto tematico quanto liguistico, alla poesia giocosa, divenendo una sorta di repertorio di glosse.
Pag. 449-463
 


CRISTOPHER NISSEN, La novella-romanzo e il romanzo-novella nelle opere di Giulia Bigolina

Lo studio si apre con una disamina dell'ampio spettro di termini che Boccaccio utilizza per indicare le sue novelle e sottolinea, invece, l'idiosincrasia dell'autore trecentesco per il romanzo cavalleresco di tipo francese. Ciononostante alcuni elementi di questi sono presenti nella sua narrazione come le vicende avventurose degli amanti separati dalle peripezie della vita. Nell'esaminare l'evoluzione della novella/romanzo nel Cinquecento, lo studio si sofferma in particolare sull'attività di Giulia Bigolina.
Pag. 465-475
 


MARCIAL RUBIO ÀRQUEZ, La 'cornice boccacciana' en las adaptaciones de las 'novelle' en la literatura àaure castellana

Il saggio si sofferma sul problema dei rapporti con l'originale decameroniano nelle novelle che, in area linguistica castigliana, a partire dalla seconda metà del Cinquecento, si ispirarono alla tradizione italiana.
Pag. 477-486
 


MARIA ROSSO, Il "Decameron" nella Spagna dei secoli d'oro: Joan Timoneda, Matìas de los Reyes e Maria de Zayas

L'opera decameroniana permane come modello di largo seguito nella Spagna della seconda metà del Cinquecento, nonostante nello stesso periodo il capolavoro boccacciano fosse stato messo all'indice dall'Inquisizione. Il saggio prende in esame il rapporto con tale modello nell'opera di Joan Timoneda (Sobrenesa, 1563; Patraňuelo, 1567), Matías de los Reyes (El Curial del Parnaso, 1624) e María de Zayan (Novelas amorosas y esemplares).
Pag. 487-501
 


ALBERTO MAFFINI, Elementi e motivi della novella dell''enamorado portugués' del "Persiles"

Obiettivo dichiarato dello studio è individuare come esigenze espressive e abitudini di lettura comune possano determinare strategie narrative simili. A tal fine vengono messe a confronto le novelle della IV giornata del "Decameron" di Boccaccio con la novella di Miguel de Cervantes "Historia de Persiles y Sigismunda".
Pag. 503-513
 


ANDREA TORRE, Il silenzio di Boccaccio. Note su una controparodia di fine Cinquecento

Tra i tanti esempi di rifacimento dell'esperienza narrativa boccacciana, viene qui preso in esame il "Decamerone spirituale" di Francesco Dionigi da Fano, pubblicato nel 1594 a Venezia. L'opera, originale nella sua riscrittura, va in direzione di una riconfigurazione spirituale dell'opera boccacciana.
Pag. 515-530
 


SEBASTIANO BAZZICHETTO, Il "Tancredi" di Ridolfo Campeggi: la tragedia di Ghismonda sulla scena barocca

Una particolare rilettura del capolavoro boccacciano è quella che porta in scena l'infelice vicenda dell'amore di Gismonda e Guiscardo nella tragedia "Il Tancredi" di Ridolfo Campeggi. L'opera, stampata nel 1614, venne rappresentata nel 1615 e dedicata a Scipione Borghese.
Pag. 531-545
 


ALDO RUFFINATO , Così vicini, così lontani. Boccaccio e Cervantes

Lo studio propone un nuovo interessante confronto tra il campione della narrativa del Trecento, Boccaccio, e l'inventore del romanzo moderno, Miguel de Cervantes, apparentemente lontani, in realtà molto più vicini di quanto si supponga. Non è la novella dello spagnolo più vicina al "Decameron" (quella di "Celoso extremeňo") a determinare la comunanza dei due scrittori, bensì il "Filocolo".
Pag. 547-561
 


JAVIER GUTIÉRREZ CAROU, La Griselda zeniana fra opera in musica e teatro di proda: verso un'edizione comparativa

Al centro del saggio vi è lo studio comparativo condotto sulla "Griselda" di Apostolo Zeno, testo che va letto nei suoi adattamenti: la versione del 1701, musicata da Antonio Pollarolo; quella del 1725, su musica di Francesco Conti; quella del 1744, riproposta nell''opera omnia' curata da Gasparo Gozzi e autorizzata dallo stesso Zeno. Quest'ultimo testo è slegato dalla musica e perciò detinato alla sola lettura.
Pag. 563-574
 


RICCARDO MORELLO, Raccontare per sospendere la violenza della storia. Goethe e Boccaccio

Dopo aver raggiunto l'area di lingua tedesca assai presto, intorno alla metà del Quattrocento, grazie alle versioni dal latino e dal volgare dei primi umanisti, il capolavoro di Boccaccio rimase vivo ed operante sia in ambito colto che popolare. Lo studio si sofferma, in particolare, sulla fecondità del "Decameron" sul pensiero e sull'opera di Goethe che amò della produzione del certaldese l'espressione di misura e di equilibrio razionale, come farmaco e come antidoto contro la violenza della guerra.
Pag. 575-583
 


PIETRO GIBELLINI, Boccaccio in Belli?

I "Sonetti" di Belli, ispirati alla vita popolare romana dell'Ottocento, non conobbero modelli letterari, ad eccezione di quello del Boccaccio e, più precisamente, del filone erotico filtrato attraverso autori libertini come Giorgio Mustache e Giovan Battista Casti. Risale all'autore trecentesco anche la satira anticlericale presente nell'opera del Belli.
Pag. 585-603