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  LETTERATURA E ARTE

Annuale
Diretttori: Marcello Ciccuto, Francesco Divenuto, Francesco Furlan, Pasquale Sabbatino.
Comitato editoriale: Gabriella Albanese, Pisa; Daniel Arasse, Paris; Ferdinando Bologna, Napoli; Gaetana Cantone, Napoli; Giorgio Ficara, Torino; Yves Hersant, Paris; Titus Heydenreich, Erlangen-Nurnberg; Giuseppe Lupo, Milano; Giorgio Patrizi, Roma; Daniel Rico Camps, Barcelona; Gennaro Toscano, Lille; Gianni Venturi, Firenze.
Rubriche: Saggi.

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LETTERATURA E ARTE


Anno 2017 - N. 15
(a cura di Chiara Portesine)

GIULIA ZAVA, L’iconografia petrarchesca, uno sguardo nella diversificazione. Con un’appendice filologica sul Petrarca queriniano

Il saggio sistematizza il rapporto di Francesco Petrarca con l’arte figurativa, concentrandosi prevalentemente sulla tradizione del suo ritratto (dalle prime raffigurazioni quattrocentesche agli esiti dei secoli successivi) e sulla resa illustrativa delle opere latine e volgari. Per le opere latine, Giulia Zava si concentra, in particolare, sui riscontri pittorici del "De viris illustribus", del "Compendium virorum illustrium", dell’"Africa" e, in modo specifico, del "Secretum" e del "De remediis utriusque fortunae". Per quanto riguarda le opere volgari, alla ricchezza figurativa che accompagna i "Trionfi" viene contrapposta la scarsa rappresentazione dei "Rerum vulgarium fragmenta". Nell’appendice finale, l’autrice avanza una proposta originale sull’ordine in cui furono realizzate le postille e le immagini del Petrarca illustrato di Brescia (Biblioteca Queriniana, Inc. g. v. 15).
Pag. 9-32
 


GIACOMO VENTURA, Il volto di un umanista tra letteratura e arte: i ritratti per parole e immagini di Antonio Urceo Codro

Dopo aver fornito uno spaccato del rapporto tra parola e immagine nel contesto bolognese della seconda metà del ‘400, l’autore offre un ritratto dell’umanista Antonio Urceo Codro, concentrandosi in particolare su un ritratto perduto, realizzato da Francesco Francia, e mettendolo in relazione con le notizie sull’aspetto fisico del letterato riferite dai contemporanei. Viene riportata e commentata, inoltre, un’inedita tenzone poetica dedicata da Codro a Francia, giocata sul contrasto tra aspetto fisico e voce. L’autore si focalizza, infine, su una calcografia settecentesca di Frans van Bleysyck, dimostrando come, in mancanza di un modello iconografico di riferimento, la rappresentazione dell’umanista dipenda fortemente da un ritratto letterario realizzato dall’allievo Bartolomeno Bianchini nella "Vita Codri", unica fonte primaria disponibile.
Pag. 33-52
 


ANDREA SAVERI, I volti di Filippo Beroaldo il Vecchio tra parole e immagini. Per una prima indagine fisiognomica

Il contributo si propone di ricostruire i tratti fisiognomici dell’umanista bolognese Filippo Beroaldo il Vecchio (1453-1505), a partire da due brevi ritratti realizzati dai suoi allievi-biografi (la "Vita" scritta dal tolosano Jean de Pins nel 1505, e la biografia redatta dal bolognese Bartolomeno Bianchini, nel 1506), con prelievi diretti dei sintagmi adoperati da Svetonio per la descrizione fisica dei suoi dodici imperatori. Dal valore apologetico ed encomiastico di questi due testi, l’autore passa ad analizzare due ritratti 'per figuras' (e un terzo 'per sculpturam'), di cui si tenta di ricostruire la tradizione a partire dagli archetipi, sottolinenando la tendenza idealizzante tipica della ritrattistica del periodo e i possibili modelli d’influenza diretta.
Pag. 53-66
 


LOREDANA CHINES, Ariosto disegnatore

L’autrice si prefigge di attribuire a Ludovico Ariosto un disegno reperito sulla coperta del "Registro dei Conti dei Balestrieri" di mano dell’autore, conservato presso l’Archivio di Stato di Modena. Dopo aver fornito prove di natura paleografica, con l’ausilio dell’analisi chimica degli inchiostri, e indagini documentarie, Loredana Chines tenta di offrire un’interpretazione del disegno diversa da quella precedentemente ipotizzata da Edda Bresciani, ricorrendo a fonti documentarie e critico-letterarie. Nell’immagine di sinistra, per l’autrice, non bisognerebbe più riconoscere un profilo femminile caricaturale, ma piuttosto quello del poeta stesso, raffigurato come Petrarca 'more antiquo', ma attraverso il filtro dell’ironia.
Pag. 66-76
 


MARCELLO DANI, Edificare con immagini e parole: i frontespizi delle opere albertiane nelle edizioni del Cinquecento

L’intervento passa in rassegna le opere albertiane stampate, per interesse dell’erudito fiorentino Cosimo Bartoli, fra il 1550 e il 1568, fra cui si annoverano la traduzione del "De re aedificatoria" di Leon Battista Alberti e una silloge di "Opuscoli morali", contenente il volgarizzamento del "Momus". Tali opere presentano, nel frontespizio, uno schema figurativo pressoché identico (un complesso architettonico realizzato a partire da un disegno preparatorio di Vasari), e l’autore si propone di interpretare tale repertorio iconografico per comprendere in che modo si pongano in relazione le immagini, le opere albertiane tradotte o raccolte dal Bartoli (e i rispettivi destinatari), e il contesto fiorentino mediceo coevo. L’analisi verrà condotta a partire da uno scritto bartoliano, raccolto nei "Ragionamenti Accademici" (1567), in cui l’erudito offre al lettore una disamina delle figure allegoriche presenti nei disegni. Infine, Marcello Dani segnala la persistenza di alcuni elementi iconografici presenti tanto nei frontespizi quanto nell’"Iconologia" di Cesare Ripa.
Pag. 77-92
 


MARIA FERRARINI , Il soggiorno fiorentino di James Northcote, allievo e biografo di Joshua Reynolds, e la storia di tre autoritratti

L’intento di questo studio consiste nel ricostruire la permanenza fiorentina di James Northcote, allievo e futuro biografo di Reynolds; durante il soggiorno di tre mesi presso la città toscana che lo aveva insignito del titolo di Accademico del Disegno, il pittore realizzerà copie di quadri a Palazzo Pitti e alla Galleria degli Uffizi. Attraverso una disamina del carteggio privato del pittore e una lettura parallela dell’"Autobiography of James Northcote R.A." (1885), il saggio si concentrerà prevalentemente sulle opere realizzate durante il soggiorno fiorentino: tre autoritratti dipinti rispettivamente per la Galleria degli Uffizi, per l’Accademia del Disegno e per l’Accademia Etrusca di Cortona.
Pag. 93-106
 


GIADA TECCHIO, Fra parola e immagine: appunti sulle canzoni sepolcrali leopardiane

L’articolo riflette sulle relazioni tra Giacomo Leopardi e il contesto figurativo del proprio tempo, indagando da un lato il ragionamento estetico leopardiano esplicitato nello "Zibaldone", dall’altro il territorio propriamente poetico dei versi, prendendo come riferimento le due canzoni sepolcrali. L’autrice tenta una rilettura dei due testi alla luce della tradizione iconografica neoclassica, evidenziando il ruolo dell’immagine nel percorso ideativo e filosofico del poeta recanatese, collocandoli all’interno del suo 'Sistema del bello'.
Pag. 107-126
 


MARIA CHIARA PROVENZANO, Garofani al cioccolatte: corrispondenze cromatiche tra Italo Svevo e Umberto Veruda

A partire dal profilo autobiografico redatto da Svevo nel 1928, dalla testimonianza tramandata dalla moglie e da alcune pagine di "Senilità", il lavoro ricostruisce l’incontro e il rapporto di amicizia tra il giovane scrittore e il pittore Umberto Veruda, inquadrando il loro operato all’interno del contesto sociale e culturale triestino. Dopo un’analisi dello stile cosmopolita di Veruda, che guarda agli impressionisti francesi, alla Secessione di Monaco e ai Fauves, l’autrice rintraccia una rete di analogie con la scrittura di Italo Svevo, per quanto concerne le immagini e la tecnica utilizzata nella restituzione visiva dei soggetti.
Pag. 127-162
 


ALESSANDRA ORSITTO, Ut pictura poësis: Vittorio Sereni e la pittura

Il saggio investiga il rapporto di Vittorio Sereni con l’arte figurativa sotto molteplici punti di vista: in primo luogo, le pagine di critica d’arte dedicate ad artisti contemporanei (tra cui Carlo Mattioli, Aligi Sassu, Ennio Morlotti, Enrico Della Torre e Franco Francese). Ampio spazio viene dedicato alle modalità stilistiche con cui Sereni si rapporta al dato figurativo, dall’ekphrasis alle trasposizioni sul piano letterario di generi artistici come il ritratto e l’autoritratto, oppure l’uso di tecniche come lo sfumato e il chiaroscuro, che imprimono una tonalità visiva e pittorica ai suoi versi. In secondo luogo, vengono passate in rassegna plaquettes, edizioni d’arte e libri illustrati realizzati in collaborazione con Ruggero Savinio, Franco Rognoni, Walter Piaceri ed Ernesto Treccani, tentando anche di stabilire analogie e parallelismi tra lo stile di Sereni e alcuni pittori o correnti artistiche (da Turner a Seurat, da Monet a Giorgio Morandi).
Pag. 163-188
 


CHIARA PORTESINE, «Tarocchi» o «variazioni»? La collaborazione tra Emilio Villa e Corrado Cagli

L’articolo si propone di indagare il rapporto tra Emilio Villa e il pittore Corrado Cagli, a partire dalla raccolta "17 variazioni su temi proposti per una pura ideologia fonetica" (1950), che finora era stato interpretato come il risultato di una collaborazione artistica con Alberto Burri mentre, in realtà, a un’analisi accurata dei manoscritti inediti conservati presso l’Archivio Emilio Villa della Biblioteca Panizzi (Reggio Emilia), rivela una genesi legata al nome di Cagli. Gli abbozzi originari delle poesie (datati 1950-1955) appartenevano, infatti, a un progetto di "Tarocchi", che prevedeva l’accompagnamento di tavole realizzate dal pittore (il quale, dopo il fallimento del progetto, ri-adopererà questi spunti per la futura e proficua collaborazione con il poeta Charles Olson).
Pag. 189-200
 


LORENZO GIORDANI , Una timida passione. Gli scritti d’arte di Manlio Cancogni

Attraverso ricerche condotte tra biblioteche, gallerie, archivi e grazie alla collaborazione degli eredi, l’autore ricostruisce un regesto dettagliato di tutti gli scritti d’arte pubblicati da Manlio Cancogni tra il 1945 e il 2013, individuando alcune costanti stilistiche e contenutistiche. Grazie alla trascrizione di numerosi passi esemplificativi, viene dimostrato un aspetto inedito del lavoro di Cancogni, ossia la presenza di fonti, suggestioni e influenze artistiche anche all’interno della produzione narrativa.
Pag. 201-220
 


ELSA MARIA PAREDES BERTAGNOLI, Cohabitar el espacio de la obra. Valente y la trama ecfrástica de "Interior con figuras"

A partire dalla raccolta "Interior con figuras" (1976), il saggio si propone di indagare il rapporto di José Angel Valente con l’arte visiva, che diventa a quest’altezza cronologica lo strumento per innescare un nuovo modo di vedere il mondo interiore e quel «territorio» sconosciuto cui la raccolta è dedicata. L’opera d’arte viene intesa come un’alterità contro la quale lottare per arrivare a un riconoscimento identitario, provocando la frammentazione della materia poetica. Solo attraverso il filtro artistico, la parola poetica può raggiungere finalmente la visione nascosta (l’'Aperto' heideggeriano), distruggendo il guscio e le sovrastrutture che la tengono prigioniera.
Pag. 221-234