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  LE FORME E LA STORIA

Semestrale
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: N. Mineo, A. Pioletti
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Rubriche: Saggi

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LE FORME E LA STORIA


Anno 2018 - N. 2
(a cura di Sebastiano Italia)

ANTONIO PIOLETTI – CASSARINO MIRELLA, Introduzione. Approcci metodologici e prospettive di ricerca

Introduzione al volume.
Pag. IX-XIV
 


PIOLETTI ANTONIO, Fenomenologia di rappresentazioni letterarie dell’alterità fra Antico e Moderno

L’autore si propone di delineare i tratti che caratterizzano le diverse tipologie di rappresentazione letteraria dell’alterità. Definisce le categorie di identità e di alterità, nonché quella della loro dialettica. Propone cinque tipologie, spaziando dalla letteratura classica a quelle medievale, moderna e contemporanea.
Pag. 3-16
 


BARBIERI ALVARO, La "voce" degli Estranei: fragori iniziatici nel bosco di Perceval (Le Conte du Graal, vv. 69-124)

L’incontro con i Cinque Cavalieri non soltanto costituisce la sequenza d’innesco del Conte du Graal, ma rappresenta il primo appuntamento di Perceval col suo destino, l’evento decisivo che rivela drammaticamente all’eroe la sua vocazione autentica. Condotta con un metodo che si impegna a ritrovare le ragioni antropologiche della narrativa arturiana, l’indagine si concentra sui vv. 69-124 dell’ultimo romanzo di Chrétien de Troyes (ed. D. Poirion), evidenziando la struttura iniziatica dell’episodio, con particolare riguardo alla scenografia boschereccia e al cronotopo della primavera d’armi. In questo contesto fortemente tipizzato, la manifestazione acustica dei Cinque Cavalieri, fragorosa di clangori e strepiti metallici, esce dal fitto della selva come la voce spaventosa degli spiriti iniziatori. Espressione di un’alterità perturbante, il frastuono delle armi cavalleresche che si spande per la foresta annuncia al neofita la “presenza” di esseri superiori e diversi.
Pag. 17-33
 


MINEO NICOLO', Iacopo Ortis, straniero nella vita

La delusione politica, unita alla disperazione sul piano dei rapporti umani e dei sentimenti, l’amore ricambiato ma di impossibile compimento, porta il protagonista a sentirsi sempre più alienato, straniero al mondo e alla vita. Il suicidio è l’esito simbolico.
Pag. 35-46
 


LALOMIA GAETANO, La «gran bestia feria». Mostri, ibridi e diavoli perturbanti

A partire dalla descrizione dei mostri di alcuni romanzi cavallereschi spagnoli prodotti nel secolo XVI, si esplora la modalità con cui vengono descritti questi personaggi. I rilievi dei tratti fisici non lasciano dubbi che si tratta di diavoli e che la loro presenza nella narrazione costituisce un’alterità perturbante che viene inquadrata nella più generale visione dello scontro tra bene e male.
Pag. 47-62
 


MONTAGNANI CRISTINA, Da Feragu a Rodamonte: il paradigma del nemico

«Eran rivali, eran di fé diversi»: quello del duello è un grande topos della narrativa cavalleresca, italiana e non solo. Anche se agli occhi di noi moderni spesso gli scontri fra i grandi campioni appaiono stereotipati e ripetitivi, sappiamo che per i contemporanei non era così: ogni cavaliere (e anche ogni cavallo) aveva i suoi tifosi, i suoi followers, a prescindere, o quasi, dall’appartenenza religiosa. Questo saggio si propone appunto di seguire la declinazione del topos attraverso una serie di testi capitali, dall’Entrée d’Espagne al Furioso: tutto sembra uguale anche se, fuori dallo spazio chiuso e incantato del romanzesco, tutto oramai è drammaticamente cambiato.
Pag. 63-73
 


GUARAGNELLA PASQUALE, Con un’aria di forestiero e filosofo. Sulla soglia di Dialoghi di Torquato Tasso e Giordano Bruno

In Tasso come in Giordano Bruno le maschere del forestiero e dello straniero tendono a sovrapporsi ai volti degli autori in virtù di una mutuazione esemplare della postura di filosofi dell’antichità. Era la via – è del tutto plausibile ipotizzare – che, tra fine Cinquecento e primo Seicento, poeti e artisti seguivano, ora in forme esplicite, ora dissimulando, al fine di esprimere posizioni di disagio sociale, di dissenso, di critica: se non ad- dirittura di rifiuto di un determinato assetto del potere politico e culturale o di sue specifiche procedure.
Pag. 75-95
 


SAPEGNO MARIA SERENA, Se lo straniero diventa nemico. Alterità e soggettività in uno sguardo di donna a inizio Novecento

Il tema dell’Altro, dello Straniero, del Nemico è sempre presente in letteratura. Il saggio esamina la particolare posizione di una scrittrice Britannica del primo Novecento, Elizabeth von Arnim, che si confronta in tutta la sua lunga carriera con il tema dell’incontro/scontro tra culture a partire da una riflessione sull’Altro sulla base della differenza di genere.
Pag. 97-113
 


NAY LAURA, “Uno smarrimento senza fine”: Pirandello, lo straniero

La novella Una giornata di Luigi Pirandello è ripercorsa in questo saggio alla luce della profonda estraneità che il protagonista prova, trovandosi scaraventato da un treno sulla banchina di una stazione deserta, nel cuore della notte. Questa è la vicenda raccontata, una metafora della fine vita o, meglio, del momento in cui l’uomo, ma soprattutto lo scrittore Pirandello, giunto al termine della sua esistenza terrena, straniero a se stesso, quasi inconsapevole di aver vissuto una vita ormai irrimediabilmente trascorsa, comprende come sia proprio l’estraneità da ogni cosa e da tutti, persino dai suoi personaggi, l’unica strada da percorrere per cessare di essere «lontano anche da se stesso».
Pag. 115-127
 


MARCHETTI MARILIA, Usage de l’étranger en littérature

The paper will examine the idea of the stranger, in comparison with the homogenous whole of the others. First of all, we will define the myth of Medea, seen through Catulle Mendès’ work for the theatre. We will then consider the frustration the civilized society will impose to another simbolic stranger, Bérénice, in Margherite Duras’ Dialogue de Rome. Our last part will finally concern the idea of Mother Land, in Jean-Marc Tera'ituatini Pambrun works. Pambrun is especially powerful in distinguishing between the primitive ethic of Polynesia and contemporary situation, which lacks spiritual dimension.
Pag. 129-143
 


CUSATO DOMENICO ANTONIO, I latinos nella terra dei gringos: lo straniero in alcuni racconti di Eduardo González Viaña

Il rapporto tra gli statunitensi e lo straniero, soprattutto quello proveniente dal confine messicano, è uno dei motivi dominanti delle narrazioni del peruviano Eduardo González Viaña. Nel presente lavoro, si mette in evidenza la prospettiva dei gringos nei confronti dei latinos; tuttavia, dagli stereotipi riportati, si nota anche la prospettiva inversa. Di fronte a questo attrito, lo scrittore ripone tutta la sua fiducia nella misericordia evangelica, la sola che può appianare le differenze culturali, la diffidenza e i pregiudizi, che sono le cause della xenofobia.
Pag. 145-155
 


DISCACCIATI ORNELLA, “Straniero” in patria: il caso Tveritinov

Il contributo prende in esame gli okružency, letteralmente “accerchiati”, una particolare categoria di “stranieri in patria” costituita da cittadini sovietici militari e civili di qualunque età entrati in contatto con i nazisti nei territori occupati durante la Seconda guerra mondiale. All’inizio degli anni Sessanta Alexandr Solženicyn scrisse coraggiosamente su questo tema un racconto di grande valore morale e letterario sollecitando il grande pubblico a riflettere su una questione scomoda ancora dolorosamente aperta.
Pag. 157-174
 


DOZIO CRISTINA, A Bedouin In Cairo: Space, Identity, And Humor In Al-FāʿIl By Ḥamdī Abū Julayyil

Questo contributo esamina al-Fāʿil (Il manovale, 2008; A Dog With No Tail) di H. amdī Abū Julayyil (nato 1967) come esempio della migrazione in- terna nella narrativa egiziana contemporanea. Il protagonista si sposta tra due mondi distanti che coesistono nello stesso paese: il villaggio beduino di Fay- yūm e la megalopoli del Cairo. Viaggiando avanti e dietro, egli subisce una doppia alienazione, rispecchiata nella rappresentazione letteraria dello spazio. Questo romanzo rielabora alcuni elementi autobiografici poiché l’autore pro- viene da una famiglia beduina e si trasferì al Cairo per lavorare nell’edilizia dedicandosi nel frattempo alle proprie aspirazioni letterarie. L’analisi si con- centra sui due filoni narrativi principali, ovvero l’edilizia e la storia dei Bedui- ni. Mentre viene messa in scena la vita precaria dei migranti, il lavoro nel- l’edilizia innesca l’auto-scoperta del protagonista. Una parte di questo proces- so è la riscrittura della storia beduina come una storia familiare di disloca- menti. Così facendo, il protagonista colloca la migrazione in una dimensione collettiva ed impiega l’umorismo come strategia per la sopravvivenza.
Pag. 175-189
 


CENSI MARTINA, Mulūk al-ʻArab (Les Rois des Arabes) d’Amīn al-Rayḥānī. Littérature, déplacement et recherche identitaire

Il presente contributo è incentrato sull’analisi dell’introduzione di Mulūk al-ʻarab (I re degli Arabi, 1924) di Amīn al-Rayḥānī. In quest’opera, l’autore riporta la sua esperienza di viaggio nella Penisola araba che diventa da un lato un percorso di ricerca personale di un’identità araba autentica, dall’altro una ricerca collettiva ai fini della creazione di un’entità politica capace di riunire le diverse regioni del mondo arabo. L’impegno di al-Rayḥānī nel dibattito nazionalista e nella ricerca identitaria del mondo arabo è contrassegnato dal suo posizionamento speciale in quanto straniero, che si riflette anche sulla sua produzione letteraria. Questo contributo è imperniato sull’analisi del ruolo del posizionamento speciale di al-Rayḥānī – caratterizzato da un’appartenenza territoriale e letteraria multipla – nel suo duplice percorso di ricerca identitaria. Lo spostamento territoriale di Al-Rayḥānī è innescato da un suo spostamento simbolico tra più tradizioni letterarie : araba, europea e americana.
Pag. 191-205
 


NACCARATO ANNAFRANCESCA, Les mots de l’étranger dans "L’Écriture ou la vie" de Jorge Semprún

L’opera di Jorge Semprun ricompone i pezzi sparsi di un’esistenza segnata da esperienze radicali e nella quale si incrociano spazi geografici, culturali e linguistici diversi. L’esilio e la deportazione costituiscono inesorabilmente i nuclei del suo itinerario di uomo e di scrittore, determinando un confronto spietato con il mondo e con la vita. Nel romanzo L’Écriture ou la vie, la possibilità di raccontare non è affidata esclusivamente alla lingua scelta come strumento di scrittura: il francese di Semprun lascia spazio anche allo spagnolo e al tedesco, attraverso parole, frasi o interi testi. La presenza di queste tre lingue – che in un altro saggio abbiamo definito rispettivamente come la lingua del sapere (il francese), la lingua del cuore (lo spagnolo) e la lingua del potere (il tedesco) – permette di trasporre non soltanto la parola di un Altro che rimane ancorato a una dimensione per così dire esterna, ma anche e soprattutto quella di un Altro che l’autore porta drammaticamente in se stesso.
Pag. 207-226
 


CASINI LORENZO, New Perspectives on “the European Woman” Trope in the Arabic Novel. A Concise Study of the Egyptian Case

L’articolo documenta la genesi e la morfologia del tropo della donna europea nel romanzo egiziano dal 1935 a oggi in riferimento a opere canoniche di autori maschili come Ṭāhā Ḥusayn, Tawfīq al-Ḥakīm, Fatḥī Ġānim, Bahā’ Ṭāhir e ‘Alā’ al-Aswānī. In quest’ottica, viene presa in esame la funzione narrativa esercitata dai personaggi femminili europei nella costruzione letteraria di immaginari nazionali e visioni della modernità alternativi tra loro. La rappresentazione della relazione conflittuale tra i protagonisti egiziani e i personaggi femminili europei nei romanzi pubblicati nel decennio 1935–45, è servita ad articolare la crescente insoddisfazione degli autori verso i modelli di modernizzazione che avevano dominato durante i decenni precedenti. Dopo il 1960, invece, il tropo della donna europea è stato utilizzato soprattutto nella messa in discussione della retorica nazionalista egemone, anche attraverso una critica di genere alla costruzione della soggettività dei protagonisti maschili dei romanzi.
Pag. 227-241
 


PAVONE LOREDANA, L’étranger dans la langue française contemporaine: le franglais

Within the broader context of neologisms and the wide diffusion of Eng- lish loan-words in current usage of French, this paper aims to juxtapose the feeling of estrangement and condemnation expressed by the defenders of the French language (and identity) with the attitudes of those linguists who view borrowing as inevitable to the evolution and survival of a particular language. A corpus constructed around the use of English loan-words extracted from newspaper texts will be analysed focusing on the noticeable differences be- tween official recommendations and recent lemmatization in two monolin- gual dictionaries, as well as the invasion of franglais in newspaper discourse.
Pag. 243-259
 


CELANI SIMONE, «Estrangeiro aqui como em toda a parte» Estraneità e (auto-)esilio nella poesia portoghese del primo Novecento

Nel sistema culturale e letterario portoghese, periferico rispetto al più vasto sistema europeo, è presente la figura del cosiddetto estrangeirado. Estrangeirado è colui che assume comportamenti tipici di stranieri, o che preferisce ciò che è straniero a ciò che è nazionale, o, infine, che vive parte della sua vita all’estero, portando, al suo rientro in patria, nuove abitudini e nuove idee. Oggetto del presente contributo è l'analisi del collegamento tra la figura dell’estrangeirado e l’innesto di innovazioni eterodosse nella letteratura portoghese del primo Novecento, riflettendo in particolare sull'opera di tre autori: Camilo Pessanha
Pag. 261-272
 


SALA MARIA CONCETTA, La straniera-l’estranea-l’esule

Nel saggio si individuano tre scrittrici – Anna Maria Ortese, Jean Rhys, Hertha Müller – che, pur pertinenti a contesti socioculturali diversi, sono accomunate da peregrinazioni, passaggi, transiti tali da segnarne vita e opera. Nelle loro trasposizioni letterarie l’erranza fluttua potente attraverso originali soluzioni linguistiche travolgendo le categorie di tempo e spazio, di patria e esilio, di appartenenza e identità; l’esperienza dell’altrove e dell’oltre a cui danno espressione in filigrana o in modo palese mette a soqquadro da un lato la divisione canonica fra opera d’invenzione, biografia, autobiografia e, dall’altro, la separazione tra corpo, mente e anima. Nello stile e nella poetica delle scrittrici esaminate si può cogliere in definitiva il confluire dell’erranza e dell’esperienza dell’altrove e dell’oltre in quel singolare eppure radicale sentimento di estraneità che denota la differenza dell’essere donna.
Pag. 273-294