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  ITALIQUE

Annuale
Direttori responsabili: Jean Balsamo; Guglielmo Gorni †; Michel Jeanneret, Roberto Leporatti.
Comitato scientifico: Simone Albonico (Lausanne); Gian Mario Anselmi (Bologna); Jean Balsamo (Reims); Lina Bolzoni (Pisa); Domenico De Robertis (Firenze); Guglielmo Gorni † (Genève); Michel Jeanneret (Genève-Baltimore); Roberto Leporatti (Genève); Carlo Ossola (Paris); Amedeo Quondam (Roma); Piotr Salwa (Varsovie).
Rubriche: Saggi.

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ITALIQUE


Anno 2014 - N. 17
(a cura di Maria Teresa Marrazzo)

FRANCO TOMASI, Erotismo e sensualità nella lirica rinascimentale. Introduzione

Con il presente saggio introduttivo si vuole affrontare il tema dell’erotismo e della sensualità all’interno della cosiddetta lirica ‘alta’, escludendo la già cospicua tradizione comico-burlesca. Considerata la vastità del settore che si andrà ad analizzare si cerca di stabilire dall’inizio un campo di ricerca abbastanza circoscritto. Alla luce di quanto detto, e per quanto concerne il settore della lirica ‘alta’, inevitabile risulta essere il riferimento a Petrarca, argomento a volte centrale altre volte marginale di molti contributi contenuti nel presente volume dei quali Tomasi, facendone un riepilogo, cerca di delineare i punti focali.
Pag. 7-17
 


TIZIANO ZANATO , Provare 'l’ultimo valor' di amore, Sensualità ed erotismo negli “Amorum libri” di Boiardo

Il saggio intende analizzare nello specifico la sfera erotica presente all’interno degli “Amorum Libri”, attraverso un lessico allusivo che riesce ad esprimere, tramite una forma poetica dal sapore catulliano e lucreziano, situazioni che si discostano da una concezione paradisiaca dell’amore, esaltandone, al contrario, il valore terreno accentuato dall’ebbrezza generata della carne. Nonostante la lirica degli “Amorum Libri” risulti ricca di riferimenti erotici, l’Eros del Boiardo, contrariamente a quanto accade negli elegiaci latini, non è mai esplicito. Il testo in questione si concentra, inoltre, sulla sfera sensoriale, infatti fa comprendere come, partendo dalla vista, passando per l’olfatto e il gusto e giungendo al tatto, non considerato da Petrarca, si consolidi quell’esperienza amorosa che trova in Boccaccio l’esponente al quale Boiardo si ispira. Attraverso la stimolazione dei sensi troviamo il concretizzarsi di un amore carnale descritto allusivamente con dovizia di particolari.
Pag. 19-42
 


ERIKA MILBURN, Il sogno erotico nella lirica del Cinquecento

Il contributo fornisce un chiaro spunto di riflessione sul tema del sogno erotico, usato principalmente come espediente per trattare temi proibiti senza andare ad alterare gli equilibri della lirica petrarchesca dove la donna risulta essere nella sua irraggiungibilità continuamente desiderata dall’amato, divenendo una giuda spirituale più che presenza carnale. A partire dal Quattrocento si afferma il tema del sogno erotico nella poesia volgare, e nel Cinquecento si assiste ad un vero cambiamento, in quanto la sfera erotica arriva a prevalere sulla funzione salvifica e più strettamente eterea affidata alle apparizioni della petrarchesca Laura. Il saggio ha lo scopo di mettere in relazione l’esperienza umanistica e la tradizione volgare, evidenziando come i sogni amorosi dei lirici volgari del Cinquecento rimangano imbrigliati all’interno dell’universo petrarchesco, con un chiaro riferimento ad una felicità irraggiungibile, lontana dalla sensualità gioiosa rappresentata da una notevole produzione lirica latina e neolatina.
Pag. 43-71
 


ANDREA TORRE, L’edonista riluttante. Erotismo, sessualità e mito adonico nel Rinascimento

Nel saggio in questione lo studioso vuole offrire un’attenta analisi delle varie riscritture del mito ovidiano di Adone, mettendolo in rapporto con la tradizione rinascimentale, alla quale ha offerto diversi spunti. Da una parte Venere cerca di conquistare l’amato e ne celebra successivamente la scomparsa e dall’altra Adone soccombe sotto gli assalti della dea, impotente davanti la potenza e virulenza divina. La condizione umana di Adone, che riflette bene la fragilità tipica dell’uomo, non può reggere il confronto amoroso con la potenza divina di Venere, mossa da una notevole propensione trasgressiva. Si delineano nel corso della vicenda un susseguirsi di eventi che fanno oscillare i protagonisti tra situazioni di piacere e momenti di dolore, tra apparente appagamento del piacere e momenti di frustrazione determinata da un desiderio inappagato.
Pag. 73-101
 


GIACOMO COMIATI, 'Benché ‘l sol decline / vince un sol raggio suo tutte le stelle'. La parabola amorosa nelle "Rime" di Celio Magno

Il contributo offre una puntuale analisi della struttura e del contenuto amoroso del “Canzoniere” di Celio Magno che non tralascia aspetti del modello petrarchesco rivisitato secondo nuove linee che richiamano anche significativi contributi classici. Sono i rimandi oraziani e properziani, nonché quelli che spaziano da Virgilio ad Ovidio a rendere meno sterile un esercizio lirico che sarebbe risultato tale se si fosse basato unicamente sul tema amoroso, considerato dal Magno svilente per lo stesso genere letterario. Si viene così a concretizzare una scrittura lirica di matrice autobiografica che si serve anche di elementi tipici del racconto sensuale. Nonostante il poeta non tratti unicamente la materia amorosa, essa occupa un posto meritevole di attenzione soprattutto per i rimandi classicisti che questa possiede. Vengono trattati gli amori terreni visti nella loro carnalità per poi passare alla fugacità degli stessi destinati a svanire per arrivare infine alla contemplazione della magnificenza divina. Si sviluppa, dunque, la parabola amorosa che il Magno racchiude nel suo libro di rime, dove tutto viene scandito dall’avvicendarsi di situazioni amorose tra il poeta e l’amata.
Pag. 103 - 140
 


EMILIO RUSSO, Sulle 'amorose tenerezze' del Marino. Tra “Epitalami” ed “Adone”

Il saggio mette in evidenza il compimento della metamorfosi del genere lirico e il netto allontanamento dei territori dell’’Inventio’ tipicamente petrarcheschi. Marino mette in essere un trattamento della materia licenziosa e dissoluta che presenta notevoli analogie con i personaggi dell’Adone, il quale potrebbe essere considerato come base di partenza per nuove rielaborazioni, piuttosto che ricettacolo di versi provenienti da altri progetti. L’incontro e l’incrocio di generi e stili appare come il terreno più fertile nell’ambito di una sperimentazione vista dal lato della sensualità di un linguaggio prevalentemente lirico nel quale si arriva a delineare quella trasformazione che tende a ribadire il diverso rapporto con la tradizione, dalla quale si vuole discostare.
Pag. 141-162
 


VARIA

THOMAS PENGUILLY, La Muse latine et la Muse vulgaire. André Alciat et la poésie italienne de son temps

Il contributo vuole evidenziare quanto la critica recente come quella passata abbiano portato alla luce numerose tracce della cultura italiana all’interno dell'opera dell'umanista milanese Alciat André, prendendo come riferimento il suo “Emblematum liber”. Diverse sessioni all’interno del saggio scandiscono, inoltre, i vari passaggi contenutistici dell’opera dell’autore.
Pag. 165-206
 


ESTER PIETROBON, Per una rilettura delle “Rime di Messer Luca Contile”

Il saggio vuole offrire un nuovo spunto di lettura delle “Rime di Messer Luca Contile” e lo fa prendendo come riferimento Domenico Chiodo studioso che, in un recente convegno del 2007, ha richiamato l’attenzione sul libro in questione. Il contributo si sofferma, inoltre, sul ‘corpus lirico’ delle “Rime” identificando le costanti tematiche e lessicali che uniscono i sonetti delle tre parti. Viene inoltre ribadito come gli spunti mistici e filosofici debbano essere considerati in una posizione di subordinazione rispetto agli elementi dominanti dell’opera, infatti lo stesso Contile apporterà una netta demarcazione, scegliendo dei testi che secondo lui possano essere più adatti per una raccolta encomiastica, lasciando dunque sottintendere il loro essere poco adatti ad un progetto di canzoniere cristiano dai caratteri ingenui.
Pag. 207-227
 


ALBERTO RONCACCIA, Fonti dell’attività letteraria dell’Accademia di Modena. Due sonetti di Alessandro Melani

Il contributo intende fornire uno spunto di riflessione sull’esperienza letteraria ruotante intorno all’Accademia di Modena e nello specifico intorno al letterato Alessandro Melani, figura emblematica del panorama letterario del tempo. L’accademia modenese risulta essere un circolo libero da vincoli istituzionali avente come obiettivo la libera associazione che ne determina il carattere fortemente autonomo. Oltre a Melani anche Valentini rappresenta un’importante personalità di spicco all’interno dell’Accademia la quale si arricchisce con il loro stile di una erudita poesia di stampo petrarchesco, ricca di audaci uscite sintattiche e lessicali. Nel saggio, inoltre, vengono passati in rassegna due sonetti di Melani estrapolati dal suo inedito e ampio corpus di rime con l’intento di analizzarne i contenuti e lo stile dal quale traspare la densità compositiva dell’autore. Evidente risulta in ultima analisi la tematica di carattere prettamente amoroso trattata da Melani, diversamente da quanto viene fatto da Valentini il cui stile si orienta verso una trattazione di temi di natura politico-morale.
Pag. 229-241