Le riviste presenti

 

 

 

 


  IL VELTRO

Bimestrale
Direttore: Vincenzo Cappelletti.
Redazione: Giovanni Andreoni; Claudia Cappelletti; Gianfranco Carabelli; Guido Cimino; Paola Fornari; Stefano Marchesi; Alfonso Romaldo; Arcangelo Rossi; Franco Tagliarini; Paolo Tondi.
Redattore capo e direttore responsabile: Virginia Cappelletti.
Rubriche: Saggi.

 Consulta gli altri fascicoli della rivista:

IL VELTRO


Anno 2015 - N. 1-6
Gennaio / Dicembre
(a cura di Alfonso Ricca)

FRANCESCO GUIDA, La Grande guerra e l’Europa danubiano-balcanica

Introduzione al volume in cui si precisa il piano dell’opera, evidenziando come esso sia caratterizzato da un’analisi, articolata per singoli Stati, di ciò che fu e significò il conflitto per una specifica parte del continente europeo, l’Europa danubiano-balcanica, verso la quale l’attenzione dei governi italiani fu sempre molto alta.
Pag. 3-4
 


GIUSEPPE MONSAGRATI, Recenti interpretazioni sulla Grande guerra

Si propone una rapida analisi dell’evoluzione della storiografia sulla Grande guerra, storiografia abbondante e a lungo bloccata sul concetto di colpa, ossia sull’esigenza di assegnare a una o più Potenze lo scomodo ruolo di aver provocato uno dei più grandi massacri della storia dell’umanità. Esaminati i passaggi di tale evoluzione, ci si sofferma sulla linea di ricerca storico-antropologica condotta dallo storico francese J.-J. Becker e sulla novità costituita dalla sua proposta di un approfondimento della mentalità e della ‘cultura della guerra’ fiorita in Europa fra Otto e Novecento.
Pag. 5-15
 


ALBERTO BASCIANI, Il fronte dell’Est. Da Belgrado a Budapest la lunga guerra in Europa sud-orientale 1914-1919

Si analizza lo sviluppo degli avvenimenti militari nel Sud-Est dell’Europa negli anni 1914-1919. Tra il Danubio e i Balcani la Grande guerra ripropose gli schieramenti che si erano combattuti durante la Seconda guerra balcanica con in più l’intervento delle Potenze centrali e dell’Intesa. Esattamente come le guerre balcaniche anche questa guerra fu diretta ad annientare il nemico e a costruire un assetto geopolitico completamente nuovo.
Pag. 17-29
 


GIANLUCA VOLPI, Una scelta non obbligata. L’Ungheria e il conflitto mondiale 1914-1918

Si prendono in esame le condizioni politiche dell’Ungheria dualista della Prima guerra mondiale, proponendo un assunto fondamentale: la decisione ungherese di appoggiare l’avventura bellica dei ‘falchi’ di Vienna rigettando il luogo storiografico dell’Ungheria costretta suo malgrado a dare il proprio consenso. Si tratta quindi delle varie vicende dell’Ungheria durante la Grande guerra sino alla sconfitta finale e alla dissoluzione della ‘Grande Ungheria’.
Pag. 31-45
 


RUDOLF DINU, Da alleata a nemica. La Romania e la questione della guerra contro le Potenze centrali (1914-1916)

Nel presente articolo vengono presentate alcune considerazioni inerenti alla politica estera romena e, in particolare, si analizza il ragionamento e la logica che stavano dietro tali decisioni e le percezioni che mossero le élites a mettere in pratica l’atteggiamento neutrale mantenuto nel corso del biennio 1914-1916. L’articolo è corredato da riproduzioni di fotografie e documenti dell’epoca.
Pag. 47-71
 


EMANUELA COSTANTINI, Difendendo la patria degli altri. La partecipazioni degli ebrei romeni alla Grande guerra

Si discute della situazione degli ebrei romeni durante la Prima guerra mondiale. Il conflitto rappresentò infatti per loro una nuova occasione per rivendicare i diritti negati loro dalla legislazione discriminatoria in vigore dalla nascita dello Stato nazionale.
Pag. 73-84
 


VOJISLAV PAVLOVIĆ, La guerra dei serbi: da Sarajevo 1914 a Belgrado 1918

La Prima guerra mondiale fu un colpo di troppo per la società e il governo serbo dopo le due vittoriose guerre balcaniche. L’attentato di Sarajevo e il conseguente ultimatum austro-ungarico imposero la guerra alla Serbia. Essa fu veramente totale nell’autunno del 1914. Dopo che il territorio fu liberato, il governo serbo nel dicembre 1914 rivelò il suo obiettivo di guerra: l’unione jugoslava. Essa si inserì in una serie di progetti di spartizione del territorio austro-ungherese; l’interesse principale per l’Intesa era la creazione, attraverso quei progetti, di una larga alleanza sul fronte balcanico. L’attacco congiunto, tedesco, austro-ungherese e bulgaro nell’autunno del 1915 finì con il ritiro delle maggiori istituzioni serbe fuori dal territorio nazionale. Soltanto dopo che l’esercito serbo ebbe un ruolo decisivo nello sfondamento del fronte di Salonicco, nel settembre 1918, l’unione jugoslava divenne un’opzione realistica. Lo Stato jugoslavo fu proclamato il 1° dicembre 1918 a Belgrado, dopo che gli slavi meridionali dell’Austria-Ungheria ebbero visto nell’unione con la Serbia l’unica forma possibile per un loro riconoscimento da parte delle Potenze dell’Intesa.
Pag. 85-96
 


FRANCESCO CACCAMO, Il Montenegro durante la Grande guerra. La fine dell’indipendenza di un regno balcanico

Pur essendosi schierato sin dal 1914 al fianco della Serbia e delle Potenze dell’Intesa, alla conclusione del conflitto mondiale il Montenegro fu l’unico membro della coalizione vincitrice a non venire ricompensato e a perdere anzi la sua stessa indipendenza. Nel presente articolo si cerca di far luce su questo apparente paradosso, analizzando i passaggi attraverso i quali l’Intesa accettò di sacrificare il piccolo regno balcanico alla causa dell’unione panserba e jugoslava.
Pag. 97-114
 


STEFKA RAKOVA, La Bulgaria in guerra tra irredentismo ed equilibrio internazionale

Vengono qui illustrati, nei loro tratti essenziali, i decenni dell’ultima parte dell’Ottocento e del primo Novecento nei quali si costituì e si sviluppò il Principato di Bulgaria, dal 1908 Regno di Bulgaria. In quella vicenda ultratrentennale si trovano le radici dell’intervento della Bulgaria nella Prima guerra mondiale, una scelta che si rivelò sbagliata poiché il Paese uscì sconfitto dalla Grande guerra, mancando tutti gli obiettivi per i quali la classe politica e soprattutto il re Ferdinando di Coburgo avevano preso la decisione di schierarsi con gli Imperi centrali.
Pag. 115-129
 


ARMANDO PITASSIO, Neutrali, ma non troppo. Il Partito democratico bulgaro e la guerra mondiale

Allo scoppio della Prima guerra mondiale il governo liberale bulgaro dichiarava la sua neutralità. Questa dichiarazione fu accolta positivamente da tutto l’arco delle forze politiche: il paese era reduce dalla sconfitta nella Seconda guerra balcanica e stremato economicamente. Ben presto però la Bulgaria fu oggetto delle pressioni perché entrasse in uno dei due schieramenti. Ci fu una polarizzazione dei partiti bulgari tra i sostenitori dell’alleanza con le Potenze centrali e di quella con l’Intesa; solo i socialisti ‘stretti’ si opposero a qualsiasi scelta di campo. Si cerca qui di ricostruire la posizione del Partito democratico, favorevole all’Intesa, ma allo stesso tempo, profondamente ostile agli Stati balcanici vicini.
Pag. 131-145
 


ANTONIO D’ALESSANDRI, Da un’occupazione all’altra. L’Albania e la Grande guerra

Viene qui offerta una ricostruzione sintetica degli eventi della Prima guerra mondiale nelle regioni albanesi. Quei territori, infatti, furono uno dei vari fronti del conflitto europeo e subirono una serie di occupazioni militari a opera di diversi Stati: Italia, Francia, Austria-Ungheria, Grecia, Serbia e Bulgaria. Il punto di partenza è la proclamazione d’indipendenza del 1912. Il punto di arrivo è l’ingresso dell’Albania nella Società delle Nazioni nel 1920. Viene qui riservata particolare attenzione alla politica dell’Italia: dall’occupazione di Valona nel 1914, alla sua evacuazione nell’agosto del 1920. L’articolo è corredato da riproduzioni di fotografie dell’epoca.
Pag. 147-167
 


FRANCESCO GUIDA, La Grecia tra guerra e scisma nazionale

La Grecia fu coinvolta nella guerra mondiale contro la volontà di buona parte della popolazione e della classe politica, nonché del re Costantino. Volle invece l’intervento il primo ministro Venizelos, simpatizzante per le Potenze dell’Intesa e convinto che potesse proseguire in Asia minore la recente ampia espansione delle frontiere del Regno di Grecia. Dopo drammatici eventi, la volontà politica del leader liberale Venizelos si impose e le truppe greche parteciparono alle ultime fasi del conflitto sul fronte macedone. Esso si rivelò importante poiché fu il primo a vedere gli alleati degli Imperi centrali, i bulgari, cedere, innescando il processo dei successivi armistizi che portarono alla vittoria finale dell’Intesa. La vita politica della Grecia restò però segnata da quegli eventi essendosi creato un clima di profonda divisione e quasi di guerra civile che caratterizzò ancora per molti anni la storia del Paese.
Pag. 169-185
 


RITA TOLOMEO, Benedetto XV e l’inutile strage. Impegno umanitario e progetti di pace di un pontefice nell’Europa della Grande guerra

Si parla di papa Benedetto XV e della sua costante azione per porre fine al primo conflitto mondiale sia con i suoi pronunciamenti pubblici ed ufficiali, sia attraverso la via diplomatica. Tale azione non ebbe successo, non riuscendo le ragioni di ordine ideale e umanitario a prevalere sugli interessi delle Potenze in lotta e sui convincimenti dei governanti. L’unico risultato concreto, sebbene limitato, fu l’opera di sostegno a un numero altissimo di prigionieri, ottenendo la Santa Sede in pochi casi anche la loro liberazione e il conseguente trasferimento in paesi neutrali. Resta la testimonianza morale che Benedetto XV manifestò in un mondo devastato e dominato dagli entusiasmi bellici.
Pag. 187-206