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  IL LETTORE DI PROVINCIA

Testi ricerche critiche
Semestrale

Comitato di redazione: Domenico Berardi; Graziano Benelli; Bruno Pompili; Franco Contorbia; Franco Mollia; Cino Pedrelli.
Amministrazione: Longo Editore, via P. Costa, 33 – 48121 Ravenna.
Abbonamenti: € 35,00 (Italia); € 60,00 (estero). Fascicolo singolo: € 16,00.

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IL LETTORE DI PROVINCIA


Anno 2012 - N. 139
Giugno-Dicembre
(a cura di Cristiana Anna Addesso)

DAL TESTO TEATRALE AL FILM (A CURA DI EUSEBIO CICCOTTI)

EUSEBIO CICCOTTI, Introduzione

Il curatore Eusebio Ciccotti illustra le specifiche del numero monografico de "Il Lettore di provincia" dedicato ad alcuni casi di trasposizione-traduzioni cinematografiche.
Pag. 3-4
 


SIMONE VILLANI, "Filmare la parola". La trilogia marsigliese di Marcel Pagnol e il mito del teatro filmato

Lo studioso pone in evidenza l'operazione metalinguistica tramite cui lo scrittore-regista Marcel Pagnol chiede a Pierre Fresnay di mettere in scena l'accento marsigliese e si sofferma ad osservare come la regia di Pagnol non è mai neutra ma "sovradeterminata dal dialogo" che influenza anche i movimenti della camera.
Pag. 5-11
 


EUSEBIO CICCOTTI, David Lean filma Noel Coward: "Brief Encounter" (1945)

L'autore si occupa di cinema inglese e, in particolare, conduce il lettore nel secondo dopo-guerra rileggendo la sceneggiatura di "Brief Encounter" (1945) di David Lean, tratto dal testo teatrale "Still life" di Noel Coward.
Pag. 13-26
 


ROBERTO UBBIDIENTE, Smarrimento e recupero del "senso": "Filumena Marturano" di Eduardo De Filippo e "Matrimonio all'italiana" di Vittorio De Sica

Roberto Ubbidiente si occupa della trasposizione cinematografica di "Filumena Marturano" di Eduardo De Filippo, realizzata da Vittorio De Sica nel 1964 con il noto film "Matrimonio all'italiana". L'autore si sofferma sulle varianti temporali decisive del testo filmico e pone in risalto soprattutto il ruolo dei flash-back.
Pag. 27-39
 


COSTANTINO MAEDER, Ironia e rifiuto della memoria culturale: l'Aida (1953, C. Fracassi)

La teoria della ricezione è il prisma attraverso il quale Maeder legge ed interpreta il passaggio dal libretto dell'Aida di Ghislanzoni alla partitura musicale di Verdi fino al film di Fracassi del 1953. Per rendere l'opera comprensibile ai non specialisti, il regista Fracassi - secondo l'autore - la danneggia in parte introducendo la ridondante voce 'over' che copre il cantato lirico. Tuttavia, la semplificazione della trasposizione attiva un volontario interesse per l'intenditore che può leggervi la parodia di un'opera e una critica della memoria culturale.
Pag. 41-53
 


GIOVANNI DARCONZA, "Kiss me stupid": una scrittrice marchigiana alla corte di Billy Wilder

Il saggio analizza il film "Kiss me stupid" di Billy Wilder (1965) mettendolo in relazione alla commedia "L'ora della fantasia" di Anna Bonacci, mettendone in risalto la principale differenza d'ambientazione (l'America anni Sessanta e l'Inghilterra vittoriana). Come sottolinea Darconza, il regista Wilder "attacca l'ipocrisia della società americana sottolineando la distanza tra il mito dei felici anni Sessanta e la realtà storica, colpevole della reificazione della donna, utilizzata come merce di scambio".
Pag. 55-64
 


PATRICK LOUGUET, L'ambiguité des rideaux de cinéma (scènes clés, ouvertures et gros plans)

Patrick Louguet prende in considerazione alcuni film in cui la cornice del sipario entra nel film. Si tratta di "Carrozza d'oro" (1956, Renoir), in cui lo scambio tra sipario e racconto filmico rimane un movimento di transizione; di "Il mago di Oz" (1939, Fleming), in cui il sipario di iscrive nel film consentendo il finale coupe de theatre; si giunge quindi a "Othello" di Orson Welles, in cui si assiste alla più completa compenetrazione del sipario nel cinema.
Pag. 65-75
 


GIANCARLO CHIARIGLIONE, "Glengarry Glen Ross" e "Americani": il lato oscuro del capitalismo secondo Mamet

L'autore analizza due film di David Mamet. In "Glengarry Glen Ross" rileva la novità linguistica e sociolinguistica del turpiloquio esistenziale tra afasia, slittamenti e ripetizioni. Il film "Americani" riesce a tradurre la tensione psico-sociale dell'omonima piece, evitando però l'estetica di un cinema legato al racconto virtuale e unidimensionale in favore della critica sociale.
Pag. 77-85
 


FRANCESCO LAURENTI - DANIELE LUPI , Shakespeare torna sul set: Cesare non deve morire

Gli autori offrono una minuziosa interpretazione del film dei Taviani "Cesare non deve morire" (2011), soffermandosi sul fatto che ci si trova di fronte ad una storia in cui non c'è la parabola di un tiranno ma l'idea stessa del tiranno e di Cesare in particolare. Il "Giulio Cesare" di Shakespeare viene fatto interpretare ad uomini che hanno subito il potere corruttore della criminalità organizzata, istaurando una fitta serie di rimandi tra testo, contesto, campo, fuori-campo, tra ciò che lo schermo fa vedere e ciò che invita a vedere.
Pag. 87-97
 


SALVATORE RITROVATO, La "Mandragola" da Machiavelli a Lattuada. Percorsi della "commedia all'italiana"

L'autore rivaluta il film di Lattuada tratto dalla commedia rinascimentale "La Mandragola" di Niccolò Machiavelli, spesso liquidato come un prodotto cinematografico erotico-commerciale. Si fa notare come il regista "rinuncia a sottolineare il declassamento del reale, come avveniva nel Nicia machiavellico, esaltando per contro il tema del desiderio e del corpo".
Pag. 97-109
 


ANTON GIULIO MANCINO, La scena teatrale in quadro, l'autore cinematografico in campo

L'autore si occupa dei film "Carnage" di Polanski (2011) e de "Le idi di Marzo" di Clooney (2011), rispettivamente tratti dalle piece teatrali "Le dieu du carnage" di Reza e "Farragut North" di Willimon.
Pag. 111-119