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  HUMANISTICA

An International Journal of Early Renaissance Studies
Semestrale
Direzione: Michel Blay, Jean-Louis Charlet, Marcello Ciccuto, Francesco Furlan, Martin McLaughlin, Stefano Pittaluga.
Collegio di direzione: Michel Blay, Maurice Brock, Guido Cappelli, Jean-Louis Charlet, Marcello Ciccuto, Francesco P. Di Teodoro, Enrico Fenzi, Riccardo Fubini, Francesco Furlan, Martin McLaughlin, Stefano Pittaluga, Marco Santoro, Vladimiro Valerio, Hartmut Wulfram.
Consulenti editorialiJohannes Bartuschat, Marco Bertozzi, Monica Centanni, Carmen Codoñer, Vincenzo Fera, Nicola Gardini, Yves Hersant, Charles Hope, Giulio Lepschy, Giovanni Lombardo, Peter Mack, David Marsh; Włodmizimier Olszaniec, Nuccio Ordine, Marianne Pade, Lionello Puppi, Francisco Rico, Andrea Robiglio, Piotr Salwa, Victor Stoichita, Piera G. Tordella, Ranieri Varese, Paolo Viti.
Amministrazione: Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma. Uffici di Pisa: via Santa Bibbiana 28 - I 56123. Uffici di Roma: Via Carlo Emanuele I 48 - 00185.
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Rubriche: Dossier; Studia miscellanea; Rassegna. 

 

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HUMANISTICA


Anno 2016 - N. 1-2
(a cura di Annalisa Lorenzetti)

DOSSIER. L'UMANESIMO ARAGONESE. GUIDO CAPPELLI CURANTE

FULVIO DELLE DONNE, Il re e i suoi cronisti: Reinterpretazioni della storiografia alla corte aragonese di Napoli

La cultura della Napoli aragonese trova forse nella propria produzione storiografica i suoi più importanti elementi di innovazione: le modifiche originali in essa introdotte sono indubbiamente un aspetto rilevante dell'Umanesimo. A partire dal trionfo di Alfonso il Magnanimo (1443), si osserva un'esplosione nel contempo quantitativa e qualitativa della scrittura di "Historiae", che iniziando con Gasper Pelegrí, Bartolomeo Facio e Antonio Panormita sono state talvolta definite «cortigiane», ma che offrono in realtà «Specchî per príncipi», o rappresentazioni e giustificazioni per le azioni del re. Se il rapporto tra la scrittura della storia e la celebrazione encomiastica, tra la narrazione degli eventi e la «costruzione del consenso» è evidente, alcuni autori - e specialmente Giovanni Pontano - hanno tuttavia dettato le norme (mai, prima d'allora, scritte nel mondo latino) di quel genere letterario. La fine della straordinaria stagione aragonese trovò in Giovanni Albino il suo ultimo storico: non essendo più possibile celebrare il presente, era ormai necessario ricostruire il passato, per comprenderlo.
Pag. 17-34
 


GUIDO CAPPELLI, Dalla maiestas alla prudentia: L'evoluzione del pensiero politico di Giovanni Pontano

Il contributo è dedicato all'analisi del pensiero politico del Pontano, senza dubbio il maggior esponente dell'Umanesimo aragonese. Lo studio delle sue opere politiche (in particolare il "De principe, il "De obedientia" e il "De prudentia") rivela una linea evolutiva che partendo dalla fiduciosa costruzione dello Stato umanistico approda - dopo le traumatiche vicende storiche del regno aragonese culminate nell'invasione francese del 1495 e nella conseguente fine della dinastia - a una riflessione più disincantata e molto meno fiduciosa nelle possibilità trasformatrici della politica.
Pag. 35-48
 


ANTONIETTA IACONO, La poesia di Giovanni Pontano: Dalla rete dei referenti classici e contemporanei alla nuova mitografia per Napoli

Il presente contributo passa in rassegna l'opera poetica del Pontano composta durante un cinquantennio, dai nugatoria dei primi suoi scritti alla tarda produzione erudita di testi come il "De hortis Hesperidum". La sperimentazione poetica che gli è propria viene presa in esame in relazione sia ai suoi «auctores» classici che all'opera di poeti a lui contemporanei quali Antonio Panormita, il più noto fra gli esponenti della generazione precedente, e il coetaneo Elisio Calenzio (1430-1503), nei cui confronti è lecito scorgere un rapporto di competizione. Con il ruolo svolto, nella prassi poetica pontaniana, dalla varietà di generi e temi e dalla polimetria, vien posta in luce altresí la dimensione autobiografica che emerge da raccolte quali il "De tumulis" o i meno noti "Iambici". Tipiche del Pontano, le invenzioni mitopoietiche vengono poi proiettate sullo sfondo della sua celebrazione di Napoli e dell'omonimo regno come territorio dell'antica vocazione di «sapientia».
Pag. 49-76
 


MICHELE RINALDI, L'astrologia nella Napoli aragonese

Alla fine del regno di Alfonso il Magnanimo, Napoli è indubbiamente uno dei più importanti centri della Penisola italica per lo studio delle dottrine astronomico-astrologiche: alcune delle figure di maggior spicco del movimento umanistico, da Giorgio di Trebisonda (1385-1484) a Lorenzo Bonincontri (1410-1491 ca.) e al Pontano, vi scrissero inediti commenti sui classici indiscussi della disciplina - Manilio e Tolomeo -, vi studiarono alcune fra le fonti allora da poco riscoperte - Firmico Materno, la tradizione latina degli aratei "Phainomena" - e vi composero i loro splendidi poemi astrologici.
Pag. 77-86
 


SEBASTIANO VALERIO, Diagnosi della crisi: Cultura letteraria, filosofia e scienza nelle "Epistolae" di Antonio de Ferrariis Galateo

Antonio De Ferraris alias Il Galateo (1448-1517) fu tra gli intellettuali di maggior spicco e più produttivi dell'Accademia pontaniana, al cui interno si segnala per la particolare attenzione posta alla cultura greca. Fu medico, e tra le sue opere si annoverano trattati scientifici e dialoghi, scritti corografici e brevi liriche, nonché un lungo e ricco epistolario che ne compendia gli interessi al tempo stesso tracciando un quadro piuttosto preciso della condizione degli intellettuali napoletani nel passaggio dal Quattro al Cinquecento. Lo studio qui proposto si sofferma sulle tematiche più rilevanti di quell'epistolario, ponendone in luce le fonti letterarie e i modelli filosofici.
Pag. 87-104
 


CLAUDIA CORFIATI, Tra il Petrarca e il Pontano: L'umanesimo di Tristano Caracciolo

Sforzandosi di riflettere sul ruolo che la lettura della sua opera ha in passato avuto nella definizione dei caratteri dell'umanesimo del Meridione d'Italia, e partendo da talune suggestioni rintracciabili in inediti suoi scritti, l'autrice si sofferma sulla coesistenza, nella scrittura del Caracciolo, di un modello petrarchesco e di un modello pontaniano, mettendo in rilievo la forte permeabilità del contesto partenopeo nei confronti del primo e l'assoluta importanza che ebbe il secondo quale elemento catalizzatore di istanze provenienti dal sostrato culturale, per dir così, napoletano.
Pag. 105-120
 


CARLO VECCE, Iacopo Sannazaro

La vicenda intellettuale e umana del Sannazaro (1458-1530) si svolge nelle fasi di massimo splendore e poi di crisi definitiva della Napoli aragonese fra Quattro e Cinquecento. Anche oltre la caduta della dinastia (1501), egli rimase tuttavia, in uno scenario allargatosi ormai all'Europa, un luminoso punto di riferimento per i contemporanei: celebrato come poeta latino, conquistò un'ampia fortuna con l'Arcadia, vera e propria rifondazione in volgare del genere bucolico e dell'immaginario pastorale. Grazie a lui, il Rinascimento non soltanto napoletano, ma dell'intero Meridione d'Italia trasmise in un processo di sostanziale continuità, nonostante la traumatica cesura dei primi anni del Cinquecento, la parte migliore del proprio patrimonio all'Età seguente.
Pag. 121-136
 


MARC DERAMAIX, Musae Mysticae: Gilles de Viterbe, Sannazar et Pontano

Il presente contributo mira a definire le tappe grazie alle quali il giovane Egidio da Viterbo, stringendo col Sannazaro un'amicizia destinata a durare sino alla morte ed essendo stimato dal Pontano che lo rese eponimo del dialogo "Aegidius", ricoprì ben presto, a partire dal 1498, un posto di rilievo tra la corte e l'accademia della Napoli aragonese. Esso intende inoltre chiarire quali fossero gli ingredienti del fascino in vari modi esercitato dal neoplatonico agostiniano e apprendista cabalista su di un ceto intellettuale ormai al tramonto - fascino da sempre più indagato e noto nel caso del Sannazaro, inventore di una poetica che, dall'Arcadia al "De partu Virginis", può definirsi «misterica».
Pag. 137-152
 


BIANCA DE DIVITIIS, Humanists and artistics debate in XVth century southern Italy, With an Appendix by Lorenzo Miletti: The chapters on architecture and urbanism in Leone's "De nobilitate rerum"

Il presente contributo illustra le modalità secondo le quali la filologia umanistica sviluppatasi nel Meridione d'Italia nel Quattrocento contribuì al notevole progresso della ricerca artistica e architettonica nel regno di Napoli e nella sua capitale. Grazie a una diffusa e protratta collaborazione tra umanisti, antiquari e architetti, entro la fine del Quattrocento Napoli diviene uno dei principali centri d'Italia per il dibattito su Vitruvio e su Plinio, oltreché per la creazione di nuove opere d'arte e d'architettura all'antica. L'eredità del lavoro interdisciplinare ivi intrapreso su testi e monumenti dell'Antichità superò del resto i confini del regno portando alla pubblicazione in Venezia di due capolavori della cultura antiquaria e filologica del tempo, ossia l'edizione del vitruviano "De architectura" di Fra Giocondo (1511) e il "De Nola" di Ambrogio Leone (1514). In tale contesto, si propone per la prima volta in Appendice una ristampa dei capitoli del "De nobilitate rerum dialogus" del Leone dedicati al primato dell'architettura sulle arti e al progetto di città ideale.
Pag. 153-179
 


STUDIA MISCELLANEA

LIONELLO PUPPI , «Non se pò veder più ben fatta, più viva et più finita imagine»: La pictura ritrovata di Michelangelo per Vittoria Colonna

Il saggio propone una rilettura dello scambio epistolare tra Vittoria Colonna e Michelangelo, privo d'indicazioni di data ma pressoché unanimemente assegnato alla fine degli anni Trenta del Cinquecento. In riferimento a esso viene ribadita la relazione tra il disegno del Cristo vivo sulla croce noto già al Condivi e al Vasari, e oggi riconosciuto nel n° 1895-9-15 504 del British Museum, e una «pictura» che il Buonarroti donò alla marchesa, la cui religiosità di forte connotazione cristologica andava in quella congiuntura maturando la centralità della Passione. L' esistenza o la sopravvivenza del dipinto è stata sinora recata in dubbio o negata dalla maggior parte degli studiosi, ma esso è viceversa giunto a noi ed è conservato oggi in una Collezione privata. Dopo averne evidenziato le peculiarità, si propone la ricostruzione delle vicissitudini dell'opera nel tempo: il passaggio per eredità ad Ascanio Colonna fratello di Vittoria, e da costui alla Certosa di San Martino a Napoli, per disperdersi con il passaggio del regno di Napoli da Napoleone ai Borboni nel 1815. Si disperderà infine sul mercato antiquario dove sarà prelevato dagli ascendenti degli attuali proprietari.
Pag. 183-202
 


NICOLETTA LEPRI, Vincenzo De' Rossi e Santi di Tito: Teatri di piazza e di strada nelle feste fiorentine del 1565

Nei pubblici allestimenti votati a celebrare nel 1565-66 le nozze fiorentine di Francesco de' Medici e di Giovanna d'Austria l'idea di teatro fu declinata in tre diverse forme, la più nota delle quali è la struttura smontabile progettata dal Vasari per la sala maggiore di Palazzo Vecchio. Avvalendosi d'inediti documenti, il presente con tributo studia invece dapprima l'imponente arco ottagonale assemblato da Vincenzo de' Rossi al canto dei Carnesecchi per l'entrata in città della sposa, arco dedicato alle glorie medicee e organizzato come camilliano «teatro della memoria» della famiglia dominante; e studia poi l'edificio ligneo «sospeso» fatto costruire in Piazza san Lorenzo da Paolo G. Orsini genero del duca Medici, e per il quale Santi di Tito raffigurò in ampie tele di copertura i grandi di casa Orsini e le loro gesta.
Pag. 203-220
 


ZAIRA SORRENTI, Il volo e la caccia in Giordano Bruno: Sui miti di Atteone e Narciso

Il passero, il cane, l'aquila e la farfalla sono quattro peculiari figure del bestiario filosofico di cui Giordano Bruno si serve per raccontare la tensione al raggiungimento del bene supremo che lo abita, per rendere evidente al lettore la relazione intercorrente fra volontà e intelletto, e per descrivere l'inappagabile suo desiderio d'abbracciare con la mente e coi sensi l'infinito. L'interiore dissidio generato da una sete che non può saziarsi, e che potrebbe viceversa condurre alla morte, evoca analoghe scissioni nelle vicende mitologiche d'Atteone e di Narciso che, lette in parallelo, palesano e insieme chiariscono nuove similitudini bruniane. Dallo studio emergono due fonti mai per l'innanzi additate in relazione al tema: il bestiario di Chiaro Davanzati (sec. XIII, seconda metà) e un sonetto di Etienne Jodelle (1532-73).
Pag. 221-236
 


CESARE MAFFIOLI, Affigurati, descritti, costruiti e inventati: Strumenti vitruviani e pratiche di livellazione nel Rinascimento

Il tema "Vitruvio affigurato" viene qui presentato nel contesto delle pratiche rinascimentali di livellazione delle acque, il che consente all'autore di legare in un'unica sequenza l'invenzione di nuovi strumenti da parte di Fra Giocondo e le prime illustrazioni del corobate vitruviano. A far da guida sono non soltanto Fra Giocondo stesso, il Cesariano e il Cardano, ma altresì singoli lavori dell'Alberti e di Leonardo. L'autore si sforza infine di mostrare come la figura del corobate nell'edizione 1511 del "De architectura" traduca una sorta di compromesso tra una palese esigenza di rigore filologico e la proposta, per Fra Giocondo altrettanto importante, di uno strumento pur sempre utile e attuale.
Pag. 237-253
 


RASSEGNA

LUCA VILLANI, Il teatro umanistico: Origini e sviluppi

Il presente contributo illustra in dettaglio gli elementi costitutivi del teatro umanistico partendo da un confronto serrato con i precedenti medievali influenzati tanto dalla lettura di Terenzio, in Rosvita e nei suoi "Dialogi", quanto dall'opera erotico-didascalica ovidiana, nelle commedie e tragedie latine dei secc. XII e XIII. Dopo aver circoscritto gli estremi cronologici del genere, inaugurato nel 1314 dall'"Ecerinis" di Albertino Mussato ed esauritosi nel 1534 con il "Gelastinus" di Gaudenzio Merula, e aver passato in particolareggiata rassegna il corpus (ricco di una settantina di pièces) dei testi non meno comici che tragici lasciatici dall'Umanesimo, l'autore prende in esame la letteratura critica a essi dedicata e le più recenti edizioni di testi teatrali del Quattro e Cinquecento in lingua latina, soffermandosi infine sulle ormai classiche sintesi del Perosa ("Teatro umanistico", 1965) e dello Stauble ("La commedia umanistica del Quattrocento", 1968), nonché sul "Repertorio bibliografico" recentemente allestito dal Ruggio (2011).
Pag. 257-282
 


MARTA CELATI, La seconda redazione del "Coniurationis commentarium" del Poliziano e l'edizione romana di Johannes Bulle

Il presente studio è dedicato alla seconda redazione del "Coniurationis commentarium" del Poliziano, stampata nel 1480 a Roma dal tipografo Johannes Bulle. Oggetto d'una revisione autoriale che investe aspetti non meno sostanziali che formali, la finale stesura dell'opuscolo sulla fiorentina congiura dei Pazzi viene partitamente esaminata al fine altresí di valutare correttamente le implicazioni dei molti elementi che in essa hanno conosciuto o subito un'evoluzione. Una precisa contestualizzazione dell'opera nel quadro politico del 1480 è resa possibile sia sulla base di tale attento studio delle nuove lezioni introdotte dal Poliziano, sia grazie alla ricostruzione del poco noto profilo professionale del tipografo Johannes Bulle, la cui attività editoriale viene anch'essa inquadrata nella storia della stampa romana dei suoi anni. L'esame dell'evoluzione stilistica subita dal testo, sinora mai compiutamente affrontato dalla critica, consente parallelamente di confermare la paternità polizianea delle correzioni sulla base di una serie di varianti formali, tra cui un'importante modifica al titolo, in cui è agevolmente riconoscibile il peculiare gusto linguistico del Poliziano stesso.
Pag. 283-292
 


STEFANO PIERGUIDI, Baccio d'Agnolo, il Tasso e il rapporto fra i legnaioli-intagliatori e l'architettura nelle due edizioni delle "Vite del Vasari"

Al pari di Antonio del Pollaiolo, un orefice fattosi pittore, e di Benedetto da Maiano, un maestro di tarsie divenuto scultore, Baccio d'Agnolo è una figura-chiave, oltreché dell'architettura fiorentina del primo Cinquecento, altresì nell'economia complessiva della prima edizione delle vasariane "Vite" (1550), ove impersona l'archetipo del legnaiolo fattosi architetto, e perciò stesso dell'artigiano capace d'emanciparsi dalla propria condizione per emergere come artista compiuto in senso umanistico. Le numerose modifiche alla sua biografia dal Vasari introdotte nella seconda edizione delle proprie "Vite" (1568), tutte interpretabili ala luce della diversa congiuntura culturale, esprimono perciò soprattutto la mutata posizione critica e teorica dell'autore. A tale data, infatti, gli artisti avevano anch'essi una loro accademia, quella del Disegno, fondata nel 1563 e de facto diretta dallo stesso Vasari - oltreché da Vincenzo Borghini, suo grande amico e alleato: il bisogno insomma di nobilitare il mondo delle botteghe artigiane non era più, e anzi da esso ci si doveva ormai del tutto emancipare, lasciandoselo definitivamente alle spalle.
Pag. 293-303