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  DOCUMENTA
Rivista internazionale di studi storico-filologici sulle fonti
 
Annuale
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DOCUMENTA


Anno 2018 - N. 1
(a cura di Giacomo Mariani)

SARAH RUBIN BLANSHEI, Cambiamenti e continuità nella procedura penale a Bologna, secoli XIII-XVII. Parte I. Le procedure del processo penale in età comunale e signorile

L'eccezionalmente ricca documentazione della corte criminale podestarile della Bologna tardo medievale permette di analizzare, come viene fatto in questo articolo, il funzionamento e i cambiamenti delle procedure di quella corte, tra il tardo Duecento e la fine del Quattrocento. Il declino della procedura accusatoria è dovuto a questioni di costi della corte, ai privilegi legali garantiti ai popolani e alla sempre più oligarchica natura del governo e della società cittadine, con il conseguente aumento di interventi, nelle corti, di corpi politici e del governo. L'evoluzione della procedura, tuttavia, non fu lineare e non fu correlata ad una particolare forma di governo, repubblicano o signorile. Aumentò il valore dell'arbitrium del podestà, ma allo stesso tempo furono avviate politiche per mitigare la durezza del sistema, come la petitio paupertatis e l'ampio ricorso alle pacificazioni. Tali pratiche furono usate assieme ad altre nuove procedure - licentia, circumdatio e requisitio - per snellire le procedure della corte e trattare i casi con maggiore rapidità, in un sistema che combinava brutalità e clemenza e mirava soprattutto a preservare il regime politico al comando.
Pag. 9-38
 


COLIN S. ROSE, Cambiamenti e continuità nella procedura penale a Bologna, secoli XIII-XVII. Parte II. Il tribunale del Torrone

Per tutto il periodo tra tardo Duecento e fine del Seicento, ricco di turbolenze politiche anche nel corso dell'amministrazione legatizia, la giustizia a Bologna fu profondamente condizionata dal continuo e violento scontro tre le élite cittadine. La nobiltà bolognese cooptò variamente l'autorità giudiziaria per proteggere i propri interessi o lottò contro gli agenti della giustizia centralizzata del tribunale del Torrone, la potente corte imposta a Bologna nel Cinquecento. Assieme al tentativo Duecentesco ad opera del popolo, quello del tribunale del Torrone rappresentò il maggior tentativo di controllo sulla nobiltà cittadina, attraverso il ritorno all'indagine inquisitoria, all'interrogatorio dei testimoni e alla riconciliazione delle parti. Il successo del Torrone nel frenare i privilegi nobiliari poggiò sull'aver reso la giustizia una questione pubblica, coinvolgendo intere comunità, e non solo i contendenti, nella risoluzione dei conflitti.
Pag. 39-60
 


MICHELE PICIOCCO, "Super specialibus discordiis que sunt inter guelfos": novità su Lambertuccio Frescobaldi, su Puccio Bellondi e, in qualche modo, su Monte Andrea

L'articolo presenta due attestazioni documentarie inedite su Lambertuccio Frescobaldi e Puccio Bellondi. L'analisi del contenuto di questi documenti, assieme alla riconsiderazione di testimonianze archivistiche già note, apre la strada ad una migliore comprensione dei sonetti politici composti da Lambertuccio e Puccio in risposta a Monte Andrea, uno dei poeti più importanti del Duecento predantesco.
Pag. 61-83
 


GIACOMO MARIANI, Due raccolte di sermoni quattrocenteschi dell'Archivio storico della Provincia di Cristo Re dei Frati Minori dell'Emilia Romagna in Bologna

L'intento dell'articolo è di illustrare due raccolte di sermoni quattrocentesche poco note conservate presso l'Archivio storico della Provincia di Cristo Re dell'Emilia Romagna, OFM. La descrizione riguarda sia l'aspetto materiale dei due codici che i loro contenuti. La trascrizione della tabula sermonum del primo manoscritto e una descrizione analitica dei testi contenuti nel secondo, pubblicate in appendice, completano la relazione.
Pag. 84-116
 


RITA DE TATA, Nuovi documenti su Francesco Griffo e i suoi discendenti bolognesi

Dopo aver ripercorso le scarse notizie biografiche disponibili fino ad oggi sulla figura di Francesco Griffo, incisore dei caratteri tipografici di Aldo Manuzio e stampatore a Bologna all'inizio del XVI secolo, la prima parte dell'articolo cerca di fare luce sugli ultimi anni della sua vita grazie a nuove testimonianze documentarie rinvenute presso l'Archivio di Stato di Bologna. La seconda parte dell'articolo è dedicata alla ricostruzione delle vicende del nipote di Griffo, Achille Barbiroli, a sua volta libraio e stampatore a Bologna; dalla sua discendenza scaturirà, nel XVIII secolo, la figura di Giovan Pietro Barbiroli, prolifico stampatore all'insegna della Rosa. Il lavoro è corredato dall'albero genealogico della famiglia Barbiroli fino alla fine del XVI secolo e da un'appendice documentaria; sono pubblicati il testo della sentenza di condanna a morte di Francesco Griffo, del 1518, e l'inventario della libreria di Cristoforo Barbiroli, del 1581.
Pag. 117-141
 


RICCARDO PEDRINI, L'Archivio di Riccardo Bacchelli tra 'pratiche di memoria', 'avversione al filologismo' e 'piromanie bacchelliane'

L’archivio di persona è il risultato di azioni di natura progettuale, volte consapevolmente e inconsciamente a lasciare memoria e testimonianza di sé; azioni che tendono, in egual misura, a restituire e mediare la personalità del produttore. Per tale ragione, gli archivi di persona costituitisi nel corso del Novecento sono stati considerati “specchi di carta”, ovvero riflessi delle diverse sfaccettature della sfera professionale e privata di un individuo. In questo contributo, attraverso lo studio e la lettura degli scritti di Bacchelli, delle testimonianze di critici e di studiosi e dei documenti d’archivio (alcuni dei quali inediti), oltre a ricercare le modalità di sedimentazione dell’archivio si cerca di indagare il rapporto dello scrittore con le proprie carte e, in particolare, di individuare azioni di consapevolezza e di volontarietà volte a mediare la propria memoria, tali da potere definire l’archivio come “specchio di carta”, attraverso il quale il produttore riflette e tramanda immagine e testimonianza di sé.
Pag. 142-157