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  COLLECTION DE L'ECRIT

Rivista annuale pubblicata dal gruppo di ricerca universitaria «Il Laboratorio» (Toulouse - Jean Jaurès).
Direttore e responsabile di edizione: Jean-Luc Nardone / Jean Nimis.
Comitato scientifico: Roberto Fedi (Università di Perugia), Matteo Palumbo (Università Federico II di Napoli), Jean-Luc Nardone (Università di Tolosa), Silvano Nigro (Università di Milano), Francesco Zambon (Università di Trento).
Comitato di redazione e di lettura: Cécile Berger (Toulouse), Antonella Capra (Toulouse), Dominique Fratani (Bordeaux), Jean Nimis (Toulouse), Alessandra Villa (Chambéry).
Membri del Centro di Ricerca Il Laboratorio: Dominique Auzel, Cécile Berger, Laura Brignon, Antonella Capra, Valeria Cimmieri, Vinicio Corrent, Dominique Fratani (Università di Bordeaux), Elisabeth Gary, Fiammetta Iovine, Delphine Montoliu, Jean-Luc Nardone, Jean Nimis, Tiziana Papparella, Alessandra Villa (Università di Chambéry).

Amministrazione: Collection de l’É.C.R.I.T., Université de Toulouse - Jean Jaurès, UFR des Langues, Département Langues Étrangères / Section d’Italien, 5 allées Antonio Machado, F 31058 Toulouse cedex 9.
Abbonamenti: Francia: € 20,00 - Estero: € 20,00 (spese di spedizione incluse).
Rubriche: Saggi.
ISSN: 1769-1725

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COLLECTION DE L'ECRIT


Anno 2018 - N. 17
(a cura di Jean Nimis)

ALESSANDRA VILLA, Introduzione

Introduzione al volume Il Furioso del 1516 tra rottura e continuità
Pag. I-X
 


IL FURIOSO DEL 1515 TRA ROTTURA E CONTINUITÀ

MARIO DORIGATTI, Il presente della poesia. L’Orlando furioso nel 1516

Che cosa significò la comparsa dell’Orlando furioso nel 1516, quando il poema ariostesco era ancora una novità libraria che si rivolgeva ai suoi lettori nel presente? Questo il tema (invero arduo, complice la scarsità di testimonianze e documenti coevi) su cui il presente intervento intende interrogarsi. Poiché, se è vero che la prima apparizione di un’opera letteraria segna un momento unico e irripetibile nella storia della sua ricezione e nell’incontro col suo pubblico, resta che l’opera in questione intratteneva un rapporto del tutto particolare, per non dire unico, col presente. Per volontà dell’autore essa infatti inglobava l’attualità storica mettendola in risonanza con la realtà contemporanea di quel giro d’anni; particolarità, questa, che è da iscriversi tra i caratteri primari e identitari della prima redazione del Furioso.
Pag. 3-28
 


MARIA PAVLOVA, Sul finale del Furioso A

L’articolo prende in esame il finale dell’Orlando furioso nella redazione del 1516. Più celere e diretto di quello del terzo Furioso, esso lascia un senso di smarrimento nel lettore. Il rapido susseguirsi degli eventi che conducono la storia verso il ‘lieto fine’ – sconfitta dei saraceni, duello di Lipadusa, conversione e matrimonio di Ruggiero, accusa di tradimento lanciata da Rodomonte e combattimento conclusivo che culmina nella morte di quest’ultimo – suscita una forte sensazione di malinconia e di disagio, non ultimo perché i vinti, per quanto paradossale possa sembrare, si rivelano più nobili dei vincitori.
Pag. 29-54
 


IDA CAMPEGGIANI, Il discorso satirico prima delle Satire: su un proemio del Furioso del 1516 e dintorni

Il proemio del canto XXXV del Furioso del 1516 si riferisce ad alcuni eventi politici con un peculiare tono recriminatorio. Il saggio prende le mosse da queste ottave per provare a chiarire tanto le ragioni che portarono Ariosto ad eliminarle dal poema nell’edizione del 1521 quanto le ragioni, più complesse e ambigue, che nel 1516 avevano determinato la scelta di darle alle stampe. Per illustrare la storia del proemio occorre affrontare il problema di come l’attualità entrasse nella dimensione in fieri della scrittura del poema negli anni Dieci; e al contempo si deve percorrere una dimensione tutta interna all’opera di Ariosto, che conduce alle Satire e alle Rime.
Pag. 55-78
 


GIADA GUASSARDO, Classicismo ed elegia nei capitoli ariosteschi

L'articolo analizza alcuni stilemi tipici della tradizione elegiaca individuabili nei capitoli ternari di Ariosto. Com'è noto, il capitolo in terza rima è, per tutto il Quattrocento, la forma prediletta dalla letteratura cortigiana per veicolare contenuti dell'elegia classica: si vedrà come Ariosto dialoghi strettamente con questo repertorio (nonché con la tradizione latina assorbita in linea diretta), ma al tempo stesso intenda riformularne i temi in nome di una visione personale. Ci si sofferma in particolare sul trattamento dei topoi della lontananza e della delusione amorosa, con occasionali riscontri nei carmi latini dello stesso Ariosto. Si interroga infine sulla possibile influenza di alcune elegie di Tito Vespasiano Strozzi, poeta vicino all'Ariosto.
Pag. 79-106
 


MARINA RICCUCCI, L’ippogrifo e la Storia Vera di Luciano: Ariosto neologista

Il contributo ripercorre la storia dell’ippogrifo ariostesco partendo dall’analisi linguistica, in senso stretto, e dalla ricezione della “Storia Vera” di Luciano di Samosata nella Ferrara estense tra Quattrocento e Cinquecento. Ciò a cui l’indagine conduce è la conferma della lettura, da parte di Ariosto, del romanzo di Luciano, ma anche la certezza che l’autore del Furioso non abbia seguito, almeno per l’adozione del lemma ‘ippogrifo’, né le versioni latine né il volgarizzamento del corpus lucianeo che cominciò a circolare a Ferrara negli ultimi anni del XV secolo. Sicuramente l’Ariosto è, per quanto riguarda il sostantivo ‘ippogrifo’, davvero un neologista: nessuno, prima di lui, aveva usato la parola; moltissimi, dopo di lui, se ne serviranno, a partire da Luigi Settembrini, e non solo per le traduzioni della “Storia Vera”.
Pag. 107-120
 


GABRIELE BUCCHI, Rinaldo e il "guadagno": idea dell’utile e filosofia del limite attorno a un personaggio del Furioso

Soffermandosi sui due grandi episodi che coinvolgono il personaggio di Rinaldo (canti IV-VI e XLII-XLIII) nel Furioso, il saggio si interroga sulle nozioni di 'guadagno' e di 'utile' che da essi emergono, evidenziando altresì continuità e rotture rispetto alla tradizione cavalleresca precedente (Pulci, Boiardo) nella rappresentazione del paladino.
Pag. 121-136
 


CHIARA CASSIANI, I mostri nel Furioso del 1516: valenze simboliche e narrative

Il saggio esamina la costellazione di figure mostruose che accompagna le vicende più alte del Furioso; si sofferma sulla tessitura tematica e narrativa, puntando lo sguardo sugli anni di composizione, in particolare i periodi trascorsi da Ariosto a Roma nei primi anni del Cinquecento e la temperie culturale che precede il Sacco. Le figure mostruose rappresentano una chiave interpretativa efficace, perché consentono di confrontare il poema con i modelli e con le tensioni profetiche e spirituali del presente.
Pag. 137-156
 


MATTEO RESIDORI, Sur l’ingratitude dans le "Roland furieux"

L’impresa del 'Pro bono malum', stampata all’inizio della princeps dell’Orlando furioso e presente in varia misura anche nelle edizioni successive, è oggi per lo più interpretata come allusione al problema morale dell’ingratitudine. Il saggio non contesta tale interpretazione ma vuole mostrare che questo tema, lungi dall’essere peregrino, ispira tra Quattro e Cinquecento un vivace dibattito di cui si possono riconoscere le tracce anche nel poema di Ariosto.
Pag. 157-184
 


NEIL HARRIS, L’Orlando furioso del 1516 in tipografia

L'articolo presenta una sintesi delle informazioni disponibili relative allo stampatore del primo Orlando Furioso, Giovanni Mazzocco da Bondeno, e un'analisi soprattutto del titolo corrente dell'edizione, in cui dimostra che l'edizione fu stampata con due gabbie in modo regolare. Il primo fascicolo del libro è stato l'ultimo ad andare in stampa. Include una trascrizione di tutti i titoli correnti con la relativa rotazione.
Pag. 185-242
 


MARIA IRENE TORREGROSSA, Ritorno al Furioso del 1516: l’edizione del 1521. Alcune note e annotazioni sul perduto esemplare di tipografia

Le vicende del Furioso sono indissolubilmente legate alla storia delle tre edizioni a stampa che lo tramandano, alle quali l’indecisissimo Ariosto ha consegnato dubbi e ripensamenti, correggendo le bozze in corso di tiratura e postillando le copie di tipografia. Il contributo fornisce nuove acquisizioni riguardo all’esemplare della princeps che all’altezza cronologica del 1521 doveva trovarsi nelle mani del poeta, e sul quale egli stesso deve aver annotato cassature e aggiunte per preparare la seconda edizione del poema.
Pag. 243-254
 


CARLO ALBERTO GIROTTO, In cerca dei lettori del (primo) Orlando furioso

In occasione del cinquecentenario della pubblicazione della prima edizione dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, il contributo prende in esame il ruolo dei lettori all’interno e al di fuori del poema. Vengono dunque analizzati alcuni esemplari della princeps del 1516, delle successive edizioni cinquecentesche e, con esse, le tracce materiali legate alla loro provenienza che permettono di ricostruire, almeno in parte, il profilo culturale di alcuni lettori.
Pag. 255-276
 


AMELIA JURI, Ritmo e toni nel primo Furioso: osservazioni sull’endecasillabo e sull’ottava

Il contributo analizza il ritmo dell’endecasillabo e dell’ottava del primo Furioso in relazione agli episodi e alle strutture tematiche, e propone una rivalutazione delle acquisizioni critiche della variantistica novecentesca (Contini, Bigi, Segre, Turolla). Si mostra che nella princeps i fenomeni ritenuti precipui delle redazioni successive sono già presenti e diffusi, e rappresentano tratti stilistici caratterizzanti, sicché la presunta petrarchizzazione del terzo Furioso deve essere ridimensionata, quantomeno dal punto di vista metrico, e le lettura delle varianti riorientata. Le ragioni delle differenze tra il primo e il terzo Furioso sono quindi individuate in un diverso rapporto del ritmo con i temi e le situazioni, nonché con l’argomentazione e la struttura ritmico-sintattica dell’ottava.
Pag. 277-300
 


JACOPO GROSSER, Sull’ottava del primo Furioso

Un modo per avvicinarsi alla forma metrica di un poema e per catalogarne le strutture in cerca di costanti, anche in un’ottica storica, di evoluzione della morfologia della forma, è la schedatura delle partizioni sintattiche della stanza, ovvero le suddivisioni interne e il reciproco condizionamento tra metro e sintassi – dunque l’articolazione del contenuto in rapporto alla forma metrica. In questo intervento si cerca di analizzare la struttura metricosintattica dell’ottava dell’Orlando Furioso del 1516 più particolarmente sul piano delle partizioni sintattiche.
Pag. 301-326