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  CARTE DI VIAGGIO

Studi di lingua e letteratura italiana
Annuale
Direttori
: Vincenzo De Caprio; Marco Mancini; Pietro Trifone; Emiliano Picchiorri.
Comitato scientifico: Gian Mario Anselmi (Università di Bologna); Giuseppe Brincat (Università di Malta); Francesco Bruni (Università di Venezia “Ca’ Foscari”); Dino Cervigni (University of North Carolina); Elvio Guagnini (Università di Trieste); Luca Serianni (Università di Roma "La Sapienza"); Francesco Surdich (Università di Genova); Brigitte Urbani (Université de Provence).
Redazione:Fabio Pierangeli, coordinatore (Università di Roma “Tor Vergata”); Silvia Capotosto (Università di Roma “Tor Vergata”); Massimiliano Ghilardi (Istituto Nazionale di Studi Romani); Maria Silvia Rati (Università per stranieri "D. Alighieri" di Reggio Calabria).
Rubriche: Saggi; Recensioni.

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CARTE DI VIAGGIO


Anno 2018 - N. 11
(a cura di Nicoletta Della Penna)

SERGIO BOZZOLA, Sulla lingua dei viaggiatori (sec. XV-XVI): la natura e il paesaggio

L'articolo presenta uno studio della lingua di una selezione di testi di viaggio fra la metà del Quattrocento e l'inizio del Seicento (da Alvise da Mosto, 1465, a Francesco Carletti, 1606). Sono compresi viaggiatori verso il Nuovo Mondo e verso l'Oriente. Vengono esaminate le strutture linguistiche più ricorrenti, con attenzione alle figure e agli espedienti con i quali i viaggiatori tentano di rendere linguisticamente la novità e l'alterità rappresentate dai paesaggi e dai fenomeni naturali del continente americano e dell'Oriente. Sono individuate due tipologie fondamentali di procedimenti: le figure dell'amplificazione, con le quali lo scrivente vuole esprimere insieme l'emozione della scoperta e la sua alterità e novità; le figure della molteplicità e della varietà, con le quali egli rende un equivalente linguistico della grande ricchezza di paesaggi, specie animali e vegetali ecc. dei paesi esplorati.
Pag. 9-28
 


DANIELE MUSTO, Da Costantinopoli a Venezia (1503): una lettera di Giangiacomo Caroldo tra privato e pubblico

Si dà qui l’edizione di uno dei più antichi documenti di ambasceria della Repubblica di Venezia (1503), inviato da Costantinopoli e firmato dall’allora cogitore presso la corte ottomana Giangiacomo Caroldo. La tradizione consta di due testimoni: il primo, costituito dalle cc. 1r-8r del ms. Marc. It. VII 882 (= 8505), documenta lo statuto epistolare in origine privato di queste pagine, a partire dall’intestazione al patrizio Zaccaria Contarini; il secondo, un inserto che occupa le cc. 212r-219v del ms. Marc. It. VII 233 (= 9220), autografo dei Diarii di Marin Sanudo, assegna al testo il ruolo non previsto di pubblica testimonianza circa l’organizzazione amministrativa e militare dell’impero ottomano, e consente di considerarlo alla stregua delle relazioni degli ambasciatori veneti propriamente dette. L’edizione, che valorizza il primo testimone, con tutta probabilità autografo, è corredata di un commento linguistico che mette in luce l’occorrenza di tratti fono-morfologici e sintattici tipici delle scritture diplomatiche coeve; il glossario finale procede all’esame sistematico dei turchismi della lettera, spesso prime attestazioni.
Pag. 29-60
 


DOMENICO DEFILIPPIS, La raffigurazione cinquecentesca della Finlandia e delle regioni settentrionali in Olao Magno

La descrizione della Finlandia elaborata da Olao Magno nella Carta Marina (1539) e nell’Historia de gentibus septentrionalibus (1555) è il punto di avvio per una riabilitazione delle estreme terre del Nord Europa, ancora scarsamente conosciute nel Cinquecento, sia sotto il profilo geografico che umano. L’immagine negativa consegnata dagli auctores e tramandata dal Quattrocento è accortamente ribaltata: lo straordinario e il meraviglioso sono caratteristiche peculiari di quelle regioni e acquistano una nuova e inedita dimensione nelle pagine e nella rappresentazione dell’umanista svedese. Egli spiega al curioso lettore quale sia la reale natura di quei monstra, quale la configurazione di quei territori, quale l’indole dei suoi abitanti favorendo l’inserimento del grande Nord nel contesto dell’Europa del Rinascimento.
Pag. 61-78
 


CARLA GAMBACORTA, La lingua della campagna spoletina: le battute di Biasciangelo contadino nella commedia "Il sensale" di Bernardo Luparini (1643)

La commedia il Sensale di Bernardo Luparini, del 1643, annovera tra i personaggi il contadino Biasciangelo, che si esprime nel registro rustico del dialetto di Spoleto. Nell’articolo si dà l’edizione delle sue battute e l’analisi dei fenomeni fonomorfologici. Inoltre, in calce al testo si offre la spiegazione dei termini e dei sintagmi più significativi. Per alcuni importanti tratti linguistici e lessicali, dalla disamina è emersa una sostanziale continuità tra il seicentesco idioma di Biasciangelo, il precedente volgare spoletino medievale e il moderno dialetto.
Pag. 79-98
 


PIERO GUALTIEROTTI, Da Trieste a Vienna con Giuseppe Acerbi nel 1825

Dopo il burrascoso periodo della direzione della Biblioteca Italiana, Giuseppe Acerbi vede finalmente realizzata la sua aspirazione alla carriera diplomatica. È lo stesso Metternich ad anticipargli la comunicazione della nomina a Console Generale d’Austria in Egitto nel giugno 1825. Per ricevere le istruzioni in merito alla politica da adottare nella spinosa questione d’Oriente, l’Acerbi è invitato a recarsi dapprima a Trieste e successivamente a Vienna attraverso il Tirolo. Il 'giornale' del viaggio ha lasciato testimonianze dei Paesi che si è trovato ad attraversare: condizioni politiche; economiche, sociali; storia presente e passata; religione; geografia; arte, musica, teatro; scienze naturali, coltivazione della terra e delle viti; costumi e folclore, lingue. Il viaggio non si concluderà a Vienna; in attesa delle istruzioni da parte di un indeciso Metternich, l’Acerbi avrà occasione di visitare parte dell’Ungheria e poi soggiornare a Vienna per fare ritorno a Castel Goffredo nel marzo del 1826. Pochi giorni dopo partirà per l’Egitto dove soggiornerà fino al 1834.
Pag. 99-108
 


PIETRO TRIFONE, Quando i burini scendevano dal Nord

La nota collega la parola romana bur(r)ino, che ai tempi di Belli designava i contadini immigrati dalla Romagna, a burra ‘bure, timone dell’aratro’, con l’aggiunta del suffisso -ino tipico di numerosi nomina agentis.
Pag. 107-110
 


LUIGI D. DE ANNA, La guerra in Indocina, Tiziano Terzani e la donna vietnamita

Alla guerra cosiddetta di Indocina fece seguito quella del Vietnam. Per 30 anni il Vietnam, il Laos e la Cambogia furono teatro di scontro tra opposti eserciti. La guerra del Vietnam segnò la fine della presenza americana in questi Paesi e al tempo stesso esercitò una profonda influenza sulla coscienza del mondo occidentale. In Italia, la guerra venne seguita con grande interesse. Uno dei giornalisti che cercò di comprendere più in profondità i Paesi e i popoli che erano coinvolti nel conflitto fu Tiziano Terzani, che nei suoi scritti ha lasciato una descrizione molto interessante della donna indocinese. Ella fu attiva sia nell’esercito nordvietnamita e in quello vietcong, sia nell’esercito del Sud. Qui le circostanze, cioè la presenza di truppe statunitensi, contribuirono a creare l’industria del sesso. Questo doppio ruolo della donna, guerriera e prostituta, è stato spesso sottolineato dalla cinematografia, che ha contribuito a far conoscere la donna vietnamita in Occidente. Un’immagine questa divenuta stereotipo; uno dei molti meriti di Tiziano Terzani è quello di averle conferito una più realistica, umana dimensione.
Pag. 111-136
 


MARILENA GIAMMARCO, Riscrivere il viaggio. "Il leone di Lissa" di Alessandro Marzo Magno

Il leone di Lissa, sottotitolato Viaggio in Dalmazia, fu pubblicato nel 2003. L’opera è il resoconto del viaggio intrapreso dopo le guerre balcaniche dallo scrittore veneziano Alessandro Marzo Magno nei territori che un tempo erano stati sotto il dominio di Venezia. A distanza di alcuni secoli, egli volle ripercorrere lo stesso itinerario seguito da Alberto Fortis, autore del celebre libro Viaggio in Dalmazia (1774). Il testo risulta così interessante perché non si limita a riferire le esperienze personali vissute durante le varie tappe, ma “riscrive” il viaggio di Fortis intessendo un continuo dialogo tra passato e presente, antico e moderno, grazie anche alle numerose altre fonti utilizzate. Ne scaturisce la riscoperta di una regione ancora legata alla civiltà adriatica, nonostante gli sconvolgimenti provocati dalla Grande Storia.
Pag. 137-144