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  ANNALI DELLA FONDAZIONE VERGA

FONDAZIONE VERGA
CENTRO NAZIONALE DI STUDI SU VERGA E IL VERISMO

Presidente: FRANCESCO BASILE (Rettore dell’Università di Catania)
Presidente del Consiglio Scientifico: GABRIELLA ALFIERI

ANNALI
COMITATO DIRETTIVO: Antonio Di Grado, Matteo Durante, Cristina Grasso, Mario Pagano, Antonio Pioletti, Michela Sacco Messineo, Giuseppe Savoca, Margherita Spampinato, Natale Tedesco†, Mario Tropea, Sarah Zappulla Muscarà
COMITATO SCIENTIFICO:  Beatrice Alfonzetti – Università di Roma - La Sapienza; Giovanna Alfonzetti – Università di Catania; Pietro Frassica – Università di Princeton; Enrico Ghidetti – Università di Firenze; Vincente Gonzàlez Martín – Università di Salamanca; Giorgio Longo – Università di Lille; Romano Luperini – Università di Siena; Annamaria Pagliaro – Università di Melbourne; Pierluigi Pellini – Università di Siena; Carla Riccardi – Università di Pavia; Paolo Tortonese - Università Sorbonne Nouvelle - Paris 3; Anna Tylusinska-Kowalska – Università di Varsavia
REDAZIONE: Dora Marchese (coordinatrice); Valentina Puglisi (redattrice)
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ANNALI DELLA FONDAZIONE VERGA


Anno 2018 - N. 11
(a cura di Daria Motta)

VERGA E "GLI ALTRI". LA BIBLIOTECA, I PRESUPPOSTI, LA RICEZIONE

NADIA AMINE, Proposta di lettura interculturale dei "Malavoglia" di Verga: un incontro con il Marocco tramite proverbi, modi di dire, usi e costumi.

L'articolo propone una lettura incrociata tra alcuni proverbi selezionati nei "Malavoglia" di Verga e proverbi marocchini scelti e reperiti nel patrimonio orale marocchino che riguardano soprattutto la sfera delle relazioni sociali sotto i suoi vari aspetti: le relazioni di vicinato, quelle tra uomo e donna e tra i membri della comunità in generale. Il confronto fa emergere le rappresentazioni socio-culturali e permette di confrontare usi, costumi e superstizioni delle due culture del Mediterraneo.
Pag. 11- 24
 


DAINIUS BURE, Le prime traduzioni e i primi traduttori di Giovanni Verga in Russia e in Lituania

Nel saggio vengono presentate le prime traduzioni delle opere di Giovanni Verga nei contesti contigui, ma diversi, della Russia e della Lituania con alcuni accenni alle condizioni storiche che hanno determinato la fortuna dello scrittore catanese in questi paesi. Opere di Verga erano ben note al lettore russo già negli ultimi decenni dell'Ottocento, mentre il lingua lituana le prime traduzioni dello scrittore verista videro la luce agli inizi del XX sec.
Pag. 25-46
 


RICCARDO CASTELLANA, Lo spazio sociale de "I Malavoglia"

Come è fatto lo spazio sociale de "I Malavoglia"? Quali leggi regolano i rapporti sociali tra i vari personaggi del romanzo? E che cosa sono, esattamente, quei «bisogni materiali» di cui parla Verga nella Prefazione ai Vinti? Il saggio tenta di rispondere a queste e ad altre domande utilizzando le categorie sociologiche elaborate da Pierre Bourdieu soprattutto nelle sue ricerche sui Cabili dell’Algeria. Da questo confronto inedito emerge una lettura innovativa del capolavoro verghiano, che lo situa nel suo contesto storico, ma allo stesso tempo ne mostra alcuni elementi di attualità per il presente.
Pag. 47-64
 


ROSARIO CASTELLI, La lezione del Maestro: De Roberto e l'angoscia dell'influenza verghiana

Convenzionalmente collocato nel novero dei veristi siciliani, quasi un emulo di Verga sulla cui scia artistica inizialmente sembro collocarsi, Federico de Roberto avviò tuttavia una personale sperimentazione nella quale si affacciano un nuovo punto di vista e una nuova sensibilità sociale che lo collocano ‘oltre’ il programma letterario del maestro. Non venne mai meno tuttavia la devozione del discepolo nei confronti dell’autore de i Malavoglia cui avrebbe voluto dedicare una monografia – “Vita di Verga” – che non ultimò mai. Il saggio prende in esame il rapporto personale, intellettuale e professionale tra i due in cui lo scrittore più giovane, pur esibendo originali oltranze espressive tipiche di chi vuole instaurare con la tradizione un rapporto dialettico di superamento, mostra non di rado la propria attenzione e ammirazione per colui che considera una sorta di padre putativo della cui autorità liberarsi, pur senza volerlo sopprimere del tutto.
Pag. 65-81
 


PATRIZIA D'ARRIGO, Vittorini e Verga

Si analizza la valutazione negativa che Vittorini dà sull’opera di Verga nelle poche righe che dedica al siciliano. L’opera di Verga non può trovare spazio all’interno dell’ideologia letteraria di Vittorini, in cui il romanzo realista è anche deprecato perché autoritario. Verga, inoltre, ritiene che il progresso e la modernità alienino gli uomini gli uni dagli altri, condannandoli alla solitudine. Per Vittorini il progresso è un’irrinunciabile evoluzione di civiltà alla quale guardare con fiducia
Pag. 83-94
 


NOVELLA DI NUNZIO, Il verismo come strumento interpretativo. Uno studio del realismo critico lituano alla luce dell'opera di Giovanni Verga

Lo scopo del saggio è proporre un’interpretazione del realismo critico, tendenza affermatasi in Lituania tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, alla luce del verismo. L’analisi è condotta attraverso la lettura comparata di due novelle rappresentative delle esperienze letterarie lituana e italiana: rispettivamente "Be darbo" (1904) di Jonas Biliūnas e "Rosso Malpelo" (1878) di Giovanni Verga. Il riferimento verghiano diviene chiave interpretativa per inserire in un più ampio contesto europeo il realismo lituano, tendenza letteraria imperniata sugli ideali socialisti e sulla salvaguardia dell’identità lituana.
Pag. 95-108
 


ANTONIO DI SILVESTRO, Per Verga e Flaubert

Il rapporto tra Verga e Flaubert viene letto in questo studio in una prospettiva differente dalle ricerche precedenti sull’argomento, attraverso un’indagine sulle strutture narrative, sulla dinamica dei personaggi e su alcune costanti semantiche delle descrizioni. L’opinione verghiana sul ‘realismo dei sensi’ di Flaubert costituisce la razionalizzazione (semplificatoria) di un rapporto assai più profondo, che coinvolge aspetti come il punto di vista e lo statuto della narrazione, ma anche il significato simbolico di storie ‘esemplari’ come quelle di ’Ntoni Malavoglia ed Emma Bovary.
Pag. 109-126
 


MILENA GIUFFRIDA, La biblioteca di Giovanni Verga

Il contributo propone uno studio delle postille e degli interventi rilevati sui libri della biblioteca di casa Verga, nel tentativo di individuare e analizzare quelli di mano dello scrittore. Volumi e notazioni sono infatti eterogenei e denunciano il carattere composito e variegato della biblioteca, il cui nucleo originario si è accresciuto nel tempo per fasi differenti, grazie ai libri portati al rientro da milano dallo scrittore, all’acquisto di un buon numero di classici e ai moltissimi doni.
Pag. 127-146
 


MIRYAM GRASSO, Per Pavese e Verga

Il contributo si propone di ricostruire, attraverso l'analisi di pagine di diario e degli scritti saggistici, la posizione di Pavese nei confronti del verismo e in particolare di Verga, da lui considerato precursore dello stile novecentesco. Si evidenziano inoltre le affinità tematiche tra “I Malavoglia”, i versi di “Lavorare stanca” e “La luna e i falò”, in particolare per quanto riguarda la possibilità o l’impossibilità del ritorno al proprio paese.
Pag. 147-161
 


PEDRO LUIS LADRÒN DE GUEVARA MELLADO, La presencia de Giovanni Verga en la prensa Española durante el siglo XIX. Una recepción desconocida

Lo studio mostra come Giovanni Verga sia un autore conosciuto in Spagna già dagli anni Ottanta dell’Ottocento. Infatti vengono rilevate edizioni e riedizioni della novella Cavalleria rusticana già nel 1892 e nel 1899, in riviste e in un’antologia assieme a Tolstoj, Balzac, Mérimée, Daudet e Dostoevskij. Inoltre, lo studio ripercorre e illustra le posizioni di molti critici letterari e di scrittori di prima fila, come Emilia Pardo Bazán, Leopoldo Alas “Clarín”, Miguel de Unamuno, Pio Baroja, che danno di Verga un giudizio molto positivo e lo annoverano fra i grandi scrittori europei del momento.
Pag. 163-186
 


GIORGIO LONGO, Verga in Francia. Una messa a punto

A più di cinquant’anni dal primo saggio pubblicato sulla fortuna e ricezione Verga in Francia, questi brevi appunti propongono un nuovo bilancio e un’ultima messa a punto di questa travagliata vicenda storico-letteraria. A dispetto di un intenso rapporto con gli scrittori d’oltralpe, di un nutrito numero di traduzioni e saggi, lo scrittore resta quasi sconosciuto in Francia, soprattutto presso il grande pubblico. In questi ultimi anni si comincia però ad avvertire una parziale inversione di tendenza, dovuto soprattutto all’interesse di un gruppo di studiosi essenzialmente di ambito comparatista, come Florence Goyet, Sylvie Thorel-Cailleteau o Mathieu Laarman.
Pag. 187-204
 


ANDREA MANGANARO, Verga e il 1848

Il 1848, l’anno della «rivoluzione», assume un ruolo fondamentale nel "Mastro-don Gesualdo", sin dagli schemi preparatori. Questo saggio rileva, per la prima volta, come un’opera storiografica, "Memorie storiche e critiche della rivoluzione siciliana del 1848" di Pasquale Calvi, uno dei pochissimi libri della biblioteca di Verga che presentano indizi di una sua lettura interessata, possa avere influito su alcuni «motivi» del "Mastro-don Gesualdo" e di una delle novelle minori, "Epopea spicciola", del 1893.
Pag. 205-224
 


FELICE RAPPAZZO, Presupposti per Verga: fra Balzac e Stendhal nel processo della rappresentazione

Lo studio vuole proporre una trasmissione, e dunque una tradizione diretta e indiretta di vari modi della rappresentazione “realistica”, che precede e accompagna quella impersonale di Verga; oltre alla dipendenza dal naturalismo e dal positivismo, tale tradizione di scrittura è fondata sulla visionarietà di Balzac e sulla delega narrativa propria piuttosto di Stendhal e Mérimée. L’idea è che tali “presupposti” producano una complessa realizzazione nella pagina verghiana e anche al di là di questa, verso un realismo moderno.
Pag. 225-241
 


MASSIMO SCHILIRÒ, Il silenzio del maestro. Verga e Brancati

Questo studio presenta la lettura delle opere di Verga da parte di Vitaliano Brancati. Essa non si configura come un’indagine critica, nonostante la sensibilità di Brancati lo porti a delineare compiutamente la poetica verghiana, quanto piuttosto come un serbatoio di temi e sollecitazioni stilistiche, e soprattutto come un perno del discorso di Brancati intorno al tema della sua sicilianità. Si distingueranno nell’autore più giovane due momenti dell’accostamento a Verga: quello dell’ammirazione verso un maestro distante; quello successivo della prossimità dell’orizzonte anche a causa della comune condizione del dispatrio.
Pag. 243-258
 


ANTONIO SCIACOVELLI, Verga e la Finlandia

La cultura finlandese sin dagli anni Novanta dell’Ottocento ha mostrato una forte attenzione a Verga, con la traduzione di novelle e la presenza del dramma “Cavalleria rusticana” sulle scene. Il saggio presenta la ricezione delle opere di Giovanni Verga attraverso l’analisi di traduzioni, recensioni, note bio-bibliografiche tra il 1892 e gli anni Cinquanta del Novecento: in seguito l’attenzione di critici, traduttori ed editori si è spostata verso altri autori, anche se l’influsso verista si coglie ancora negli sviluppi artistici dell’opera finlandese, in particolare nel dramma “Gli Ostrobotnici” (Järviluoma - Madetoja).
Pag. 259-272
 


GIUSEPPE TRAINA, Un'idea di Verga in Sciascia, Bufalino e Consolo

Il saggio è una ricognizione sulle pagine critiche che Sciascia, Consolo e Bufalino hanno dedicato a Giovanni Verga. I tre scrittori siciliani hanno scelto angolazioni diverse, talvolta eccentriche, per entrare nel mondo letterario di Verga, con risultati molto interessanti, soprattutto nel caso di Bufalino. Dai loro giudizi critici emerge, in controluce, anche l’influenza, più o meno decisiva, che l’opera di Verga ha avuto sulla loro scrittura creativa.
Pag. 273-284
 


NOTE

GIUSEPPE TRAINA, Un altro De Roberto. Esperimenti e ghiribizzi di uno scrittore

Napoli , Ed. Loffredo - 2018
(Pasquale Guaragnella)
pag. 287-298

 

SIMONA INSERRA, Dediche, postille e segni di lettura nei libri di Federico De Roberto: tracce d'uso in una biblioteca d'autore

La raccolta personale di Federico De Roberto è conservata a Catania presso l’omonima biblioteca ed è stata recentemente catalogata attraverso una metodologia che ha permesso di rilevare i dati materiali presenti in ogni esemplare, registrandoli e trattandoli come significativi elementi di provenienza. Nel contributo si presentano i dati relativi al rilevamento, tra le 2487 edizioni catalogate, di dediche, postille e segni di lettura.
Pag. 299-314