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Sbarbaro
Articoli:
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MARGHERITA ORSINO-ALCACER, Les Cartoline in franchigia de Camillo Sbarbaro, un autoportrait au compte-gouttes
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Una testimonianza anomala sulla "Grande Guerra". Le cartoline, già sorta di "laboratorio" di frammenti in prosa durante la guerra, forniscono a Sbarbaro, nella vecchiaia, l¹occasione per un autoritratto poetico e il materiale per un¹altro libro di frammenti in prosa poetica. Per illustrare il processo di riscrittura e ritaglio, l¹articolo è corredato di tre testi originali inediti di cartoline inviate ad Angelo Barile.
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COLLECTION DE L'ECRIT,
Anno 2004 - N.8
- Pag. 115-128
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ANTONELLO PERLI, Sui "trucioli di guerra" di Camillo Sbarbaro
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Articolo in italiano che studia il contesto biografico e poetico della nascita ed elaborazione dei "trucioli di guerra" di Sbarbaro, con un¹attenzione particolare all¹ordinamento del corpus dell¹edizione del 1920 in relazione alle prime edizioni separate, in rivista, dei singoli componimenti. L¹analisi si sofferma in seguito sui temi vecchi e nuovi, rispetto a Pianissimo, come quello della "terra" innocente, antitetico a quello dell¹ "inferno cittadino".
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COLLECTION DE L'ECRIT,
Anno 2004 - N.8
- Pag. 129-145
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ANTONELLO PERLI, Sbarbaro: "La guerra vuol dire" o la voce dell'innocenza
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Vengono esplorati i versi di Camillo Sbarbaro in cui compaiono immagini di guerra e di vita militare. In questi si rivela, oltre che la posizione ideologica del poeta, che sottolinea l'alienazione e l'estraneità causate dalla guerra, la coscienza della conflittualità storia/natura e il motivo della natura come "salvezza".
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CRITICA LETTERARIA,
Anno 2004 - N.2
- Pag. 283-301
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ANTONELLO PERLI, "L'antica primavera fiorentina": Sbarbaro e l'avanguardia del primo Novecento
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Partendo dal significativo ridimensionamento della sua partecipazione alle riviste fiorentine, il saggio rivisita i rapporti tra Sbarbaro e le avanguardie letterarie del primo Novecento, poggiandosi soprattutto su alcune testimonianze letterarie e su un gruppo di testi in prosa dello scrittore ligure.
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CRITICA LETTERARIA,
Anno 2006 - N.4
- Pag. 691-718
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ANTONELLO PERLI, "Colorì anziché parole". I Trucioli e la poetica del paesaggio in Sbarbaro
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Il presente saggio mira ad individuare e analizzare la svolta che si produce nella poetica di Sbarbaro con il passaggio dalla poesia in versi di Piattissimo alla prosa poetica di "Trucioli". Questa svolta si costituisce attraverso la formazione di una «poetica del paesaggio» della quale vengono studiati i caratteri formali e gli elementi ideologici che, nell'ambito dell'esperienza artistica dello scrittore, la contraddistinguono come una «nuova poetica». Si tratta di una poetica «visiva», pittorica, dove il lirismo non si traduce più in introspezione, ma in esperienza estetica di uno sguardo sul mondo e in rappresentazione dei fenomeni. In questa poetica impressionistica, il lirismo costituisce il momento artistico della relazione tra io e mondo nel duplice movimento della percezione e dell'espressione: il mondo è colto nella sua essenza fenomenica da un io lirico che ne esprime il manifestarsi figurativo-cromatico.Il saggio prende anche in esame il rapporto intertestuale tra i "Trucioli" e i "Canti orfici" di Dino Campana.
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ESPERIENZE LETTERARIE,
Anno 2005 - N.1
- Pag. 39-75
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MATTEO MESCHIERI, Un mondo di licheni. Immagini vegetali e metonimia in Camillo Sbarbaro
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Il saggio ci parla della passione di Sbarbaro per i licheni e in "Addio ai Licheni" sono riassunte le ragioni di questa passione, il discorso sul lichene è evidentemente un discorso sulla poesia. Ma il fatto che Sbarbaro volgesse sul lichene uno sguardo anche razionale, ci aiuta a capire qualcosa di molto preciso sul modo in cui funzionava il suo sguardo di poeta. Territorio di fronteria, simbiosi tra fungo e alga, il lichene di Sbarbaro ci dice di un'altra simbiosi, quella tra visione e forme oggettive della poesia. Il lichene per Sbarbaro, è nodo di riflessione metapoetica, in un luogo in cui il poeta scopre sè stesso, e rivela i modi del suo fare poesia.
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FILOLOGIA E CRITICA,
Anno 2003 - N.3
- Pag. 458 - 467
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ANTONELLO PERLI, Ermeneutica transtestuale: poetica e poesia in "Pianissimo"
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Il saggio si sofferma innanzitutto sul valore metatestuale della lirica proemiale di "Pianissimo". Si tratta di un testo ricco da un punto di vista intertestuale: Perli si sofferma soprattutto sui rapporti con D'Annunzio e in generale con la sua poetica, nei confronti della quale, nonostante i singoli prelievi, il componimento delinea chiaramente una dinamica oppositiva. Sul piano 'poietico', inoltre, l'autore coglie nella stessa lirica inaugurale l'espressione di una crisi radicale del linguaggio poetico. Una crisi che lambisce le zone dell'afasia e del silenzio, ricercandovi la condizione per una parola nuova e un nuovo strumento espressivo, che nel caso di Sbarbaro fu la prosa.
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MODERNA,
Anno 2005 - N.2
- Pag. 125-134
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ALESSANDRA SANNA, Un 'filo magico': Sbarbaro, le traduzioni e il legame con Baudelaire e Rimbaud
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Camillo Sbarbaro ebbe sempre, nonostante l'attaccamento alla propria terra, fortissimi legami culturali con quella che egli stesso definì la sua seconda patria, la Francia.
Per il poeta si parla addirittura di 'francese mentale', espressione che indica la sua abitudine letteraria di utilizzare un lemma francese, in sostituzione di un termine italiano, particolare amore nutrì poi per Baudelaire e Rimbaud.
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OTTO / NOVECENTO,
Anno 2003 - N.3
- Pag. 179-192
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ANTONELLO PERLI, Parola e poesia: su "Pianissimo" di Camillo Sbarbaro
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I grandi temi della poesia di Sbarbaro: il silenzio che "da deserto acustico diventa deserto visivo", la noia che il poeta splendidamente definisce "il grigio, il grigio che incombe sui cuori e un tarlo: la noia".
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OTTO / NOVECENTO,
Anno 2006 - N.1
- Pag. 141-151
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ANTONELLO PERLI, Approccio storico-fenomenologico della poetica di Sbarbaro
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L'intervento vorrebbe affrontare la "fenomenologia della città" nella poetica di Sbarbaro, che adoperò la città come punto nodale della sua opera e come lente della sua poetica. Da "Pianissimo" (1914) a "Trucioli" (1920) la città è definita come uno sfondo meditativo e luogo di esperienza esistenziale, fino ad arrivare ad assurgere come emblema di una poetica e reperto culturale di tutta una tradizione letteraria.Attraverso l'evoluzione della presenza del fenomeno della città in queste opere, si giunge ad una analisi fenomenologica della poetica del frammento di Sbarbaro, pregna di metafisica e embleticamente sintetizzata dalla città come luogo della frammentazione dell'io e dello spazio.
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POETICHE,
Anno 2004 - N.3
- Pag. p. 357-398
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ANTONELLO PERLI, "Liquidazione": estetica e poetica del frammento in Sbarbaro
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Al di là del rinnovamento stilistico, "Liquidazione" di Sbarbaro attesta la fedeltà dell'autore, come emerge dalla circostanziata analisi del critico, alla poetica del frammento, intesa come fedeltà ad una poetica lirico-autobiografica' dalla forte connotazione etica della scrittura. I numerosi rimandi intratestuali, nonché le allusioni ai precedenti trucioli, non fanno che ribadire il legame del poeta con la stagione del frammentismo e, conseguentemente, l'estraneità al nuovo clima restaurativo di ritorno all'ordine.
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POETICHE,
Anno 2006 - N.2
- Pag. 261-320
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LAVINIA SPALANCA, I fiori del deserto. Sbarbaro lichenologo
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Profonde sono le interconnessioni fra l'universo letterario e quello naturalistico di Sbarbaro. La curiosità per le minime esistenze vegetali è attestata dai sei inventari lichenologici dell'autore ligure, qui analizzati mediante un fitto confronto intertestuale con le fonti botaniche da lui impiegate. 'Fiore del deserto', il lichene si qualifica, secondo l'autrice dell'articolo, come il correlativo oggettivo della resistenza del poeta alla desolazione. Inoltre, la presenza in queste prose di un incedere argomentativo riconducibile all'influsso della letteratura scientifica, testimonia della complessità dell'interesse botanico del poeta, che alla mitizzazione della natura unisce l'esperienza concreta di questa realtà metamorfica.
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POETICHE,
Anno 2007 - N.2
- Pag. 333-376
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PAOLO ZOBOLI, L' 'empio' Euripide e il dramma 'ibrido': l' "Alcesti" di Sbarbaro tra Nietzsche e Romagnoli
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Tra il 1940 e il 1944, prima a Genova e poi nella solitudine di Spotorno e Borsana, si compie per Sbarbaro l'esperienza di traduttore dei tragici greci. All'"Antigone" di Soflocle e al "Prometeo incatenato" di Eschilo seguono di Euripide, "Alcesti" e "Il Ciclope": i quattro testi verranno impressi a Milano, tra il 1943 e il 1952, da Bompiani.
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RESINE,
Anno 2000 - N.83
- Pag. 53-62
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GIOVANNI G. AMORETTI, Il gallo di Sbarbaro. Appunto filologico
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Breve commento al sonetto "Il gallo" che Camillo Sbarbaro scrive ad Angelo Barile il 18 agosto del 1909 da Montreux, su di una cartolina postale.
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RESINE,
Anno 2000 - N.83
- Pag. 63-64
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STEFANO VERDINO, Leopardi secondo Sbarbaro
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Viene messa in risalto la fruttuosità del leopardismo sbarbariano sia nei versi che nella prosa sottolineando, in particolare, come Sbarbaro avesse capito a pieno la grandezza del Leopardi quale poeta del passato, ma anche la modernità di un Leopardi ancora da esperire e praticare.
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RESINE,
Anno 2000 - N.84
- Pag. 16-22
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ANTONELLO PERLI, Sbarbaro e Michelstaedter: rapporti interpretativi
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Analisi di un possibile rapporto intertestuale tra Sbarbaro e Michelstaeder due autori appartenenti ai cosiddetti 'poeti moralisti' che nessun contatto ebbero, visto che Michelstaeder si tolse la vita nel 1910, ma entrambi ascrivibili alla corrente'vociana' del primo Novecento.
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RESINE,
Anno 2000 - N.85
- Pag. 33-39
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STEFANO VERDINO, Tre poeti al caffè: Sbarbaro, Montale, Caproni
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Tre fra i maggiori poeti liguri del novecento: Sbarbaro, Montale, Caproni, hanno frequentato caffè letterari in Genova lasciandone traccia in scritti e versi qui riportati con la presentazione e le note di Stefano Verdino.
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RESINE,
Anno 2000 - N.86
- Pag. 16-18
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ANTONELLO PERLI, "La mia patria d'elezione": La Francia e i francesismi nell'opera di Sbarbaro
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L'A, attraverso una attenta lettura dell'opera complessiva di Sbarbaro, coglie l'uso sbarbariano di termini francesi, soprattutto e in prevalenza, nei testi risalenti agli anni 1920-1940.
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RESINE,
Anno 2002 - N.92
- Pag. 45-64
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LUCIA CASSINELLI, Soluzioni metriche e scelte linguistiche in Pianissimo
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Analisi linguistica dell'opera poetica "Pianissimo" di Camillo Sbarbaro.La compattezza del poemetto oltre che a presentare un'unità di temi è caratterizzata anche prosodicamente dall'uso quasi costante di un certo tipo di metrica, quella propria della canzone leopardiana, col netto prevalere dell'endecasillabo sul settenario.
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RESINE,
Anno 2003 - N.96
- Pag. 11-29
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GIULIANA ROVETTA, Genova, traduzioni d'autore
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Genova, forse per la sua posizione di frontiera, si è sempre mostrata molto attenta alla letteratura straniera e soprattutto francese. Questo interesse ha spinto molti autori italiani all'opera di traduzione di testi d'oltralpe. L'articolo è focalizzato su Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, che tra traduzione e imitazione sperimenta un nuovo linguaggio poetico, Giorgio Caproni, che considera "rigenerante" immergersi nell' universo poetico altrui attraverso la traduzione, e infine Camillo Sbarbaro che incentra il suo lavoro di traduzione sui classici, a partire dall'Antigone di Sofocle, per arrivare anch'egli ad autori d'oltralpe come Zola e Stendhal.
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RESINE,
Anno 2004 - N.101
- Pag. 53-73
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DOMENIGO ASTENGO, Sbarbaro e Assadour
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L'articolo evidenzia il rapporto tra le opere di Sbarbaro e l'interpretazione che di esse dà Assadour con le sue incisioni oniriche le quali, con intrecci di cerchi triangoli e rette, oppongono "al realismo di Sbarbaro il labirinto tecnologico".
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RESINE,
Anno 2004 - N.102
- Pag. 78-82
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CLAUDIA CLAUDIANO, Cara Giovanna
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L'articolo ripropone un colloquio con Giovanna Bemporand, frutto di un'intervista telefonica, in cui la poetessa racconta la sua amicizia con Camillo Sbarbaro.
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RESINE,
Anno 2005 - N.103
- Pag. 75-78
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VICO FAGGI, Camillo Sbarbaro e il teatro greco
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Nel volume "Sbarbaro e i tragici greci", Paolo Zoboli dimostra come la "poetica dell'aderenza", intesa come aderenza al testo, rappresenti il fulcro della concezione traduttiva di Camillo Sbarbaro.
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RESINE,
Anno 2005 - N.105
- Pag. 49-50
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STEFANO VERDINO, Tra Sbarbaro e gli altri traduttori
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Paolo Zoboli ricostruisce nel volume " Sbarbaro e i tragici greci" le fasi della formazione di Sbarbaro, dal suo avvicinamento ai classici greci all'attività traduttiva vera e propria fino ai suoi testi creativi. A corredo dell'opera di Sbarbaro, Zoboli licenzia il volume "La rinascita della tragedia. Le versioni dei tragici greci da D'Annunzio a Pasolini".
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RESINE,
Anno 2005 - N.105
- Pag. 51 - 54
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VICO FAGGI, Per Camillo Sbarbaro
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Vico Faggi ricorda il poeta Camillo Sbarbaro.
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RESINE,
Anno 2008 - N.116
- Pag. 74-76
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GIAN LUIGI BRUZZONE, Trucioli sbarbariani in un periodico di Silvio Volta
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Gli anni del liceo (1888-1967), sono stati per Camillo Sbarbaro assai sereni e proficui. Fra i compagni con cui egli avvertì maggior sintonia si annovera anche Silvio Volta (1891-1957). Amicizia testimoniata anche dalle forme poetiche "prestate" da Sbarbaro al Volta.
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RESINE,
Anno 2008 - N.116
- Pag. 77-80
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PIER VINCENZO MENGALDO, Caratteri dell'endecasillabo di Sbarbaro
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A partire dalla definizione di Sergio Solmi, secondo cui quello di Sbarbaro si configura come un "endecasillabo umiliato", Mengaldo rintraccia concretamente, tecnicamente le caratteristiche principali del verso sbarbariano: la prevalenza di endecasillabi a tre ictus (in luogo di quelli a quattro o cinque accenti che tuttavia resistono nei luoghi più marcati, come incipit ed explicit); l'abbondanza di polisillabi che produce un verso con ampi spazi atoni; sul piano prosodico da un lato l'uso maggioritario della struttura con ictus centrale di sesta dall'altro l'ampia presenza di formule non canoniche; l'utilizzo notevole delle inarcature, spesso solo di carattere intonativo; l'ampio sfruttamento di dieresi che 'stirano' il verso ecc. Tenendo sempre presente il confronto con la prima raccolta, "Resine", ma anche con le edizioni della propria opera curate dal poeta stesso nel corso del tempo, Mengaldo evidenzia come soprattutto in "Pianissimo" Sbarbaro sembri considerare l'endecasillabo come una sorta di contenitore vuoto, uno spazio disponibile ad essere percorso con libertà, da rispettare ma nei confronti del quale mantenere pur sempre un rapporto aperto, elastico; un contenitore da piegare "per quanto possibile verso la 'prosa' del diario".
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STILISTICA E METRICA ITALIANA,
Anno 2006 - N.6
- Pag. 262-269
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LUCA CARLO ROSSI, Montale fra il caffè Momus e il "Caffè a Rapallo"
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"Caffè a Rapallo" inserita con "Epigramma" in "Ossi di seppia", presenta chiari ed espliciti riferimenti non solo a Sbarbaro (le due poesie, non a caso, gli vengono dedicate), ma anche alla "Bohème" di Puccini. Nel suo saggio Rossi intende far emergere come il bagaglio di conoscenze operistiche di Montale abbia costituito una riserva di occasioni tematiche utilizzate poi nei componimenti poetici. A tale proposito, l'attenta analisi che l'A. fa di "Caffè a Rapallo" mira a chiarire come, sia il secondo atto della "Bohème", "Al quartiere latino" e in particolare le scene al Caffè Momus, sia la prosa "Natale a Terres" di Sbarbaro costituiscano il riferimento a cui Montale guarda per ambientazione e situazioni proposte.
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STRUMENTI CRITICI,
Anno 2006 - N.2
- Pag. 263-287
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GAYLE RIDINGER, On Sbàrbaro's "Trucioli"
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La poesia di Sbàrbaro è costituita da un nuovo genere di 'poemetto in prosa' ispirato al simbolismo e al surrealismo in generale ed all'opera di Baudelaire e Rimbaud in particolare. I soggetti sono desunti soprattutto dalla natìa Liguria, che il poeta non lasciò mai; ma a differenza di Montale, poeta del mare ligure, Sbàrbaro è il poeta ligure della terra e della città.
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YIP,
Anno 2003 - N.7
- Pag. 99-101
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CAMILLO SBARBARO, from "Trucioli" (trans. by G. Ridinger)
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Traduzione inglese da "Trucioli" di Camillo Sbarbaro a cura di G. Ridinger.
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YIP,
Anno 2003 - N.7
- Pag. 102-137
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