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DOMENICO ALVINO, Megalomitía come 'imago mundi' in "Cùntura" di Nino De Vita

'Cùntura', ossia racconti o fiabe, s’inscrive in un disegno unitario che lo stesso Nino De Via definisce 'trilogia' e il cui primo capitolo, “Cutusìu”, risale al 2001. Per Alvino la nuova silloge poetica, composta nella lingua della contrada marsalese in cui è nato l’autore, svolge una funzione micropoietica, narrando storie di esseri minimi che si spengono nell’atto stesso di entrare nella grande storia. Le storie divengono fiabe per l’intervento del 'meraviglioso', per una mitopoiesi che contribuisce a trasformare l’opera in una sorta di megalomitía, nel paradigma in cui il piccolo non viene sfiorato dall’immenso che, invece, procede dimenticando quella sua infinitesimale parte costitutiva. La fiaba non attinge ad un mondo idillico ma ad realismo crudo in cui c’è spazio per la solitudine e l'indifferenza. Tuttavia si avverte un 'élan vital' che conduce alla conoscenza dell'altro.

RISCONTRI, Anno 2011 - N.1-2 - Pag. 87-100

 

 

VINCENZO MARIO SBRESCIA, Al servizio dello Stato. Regole e mercati nel racconto di Corrado Calabrò

Il volume "Rete Italia" di Corrado Calabrò rappresenta il percorso autobiografico di un esponente della classe dirigente nazionale, la cui vita professionale ha intrecciato per 40 anni la storia del Paese. Sbrescia analizza dettagliatamente il libro e ne riconosce il valore aggiunto nell’essere una delle rare testimonianze di vita istituzionale e politica italiana. Il magistrato, attuale Presidente dell’Agcom, racconta la propria carriera al servizio dello Stato: dagli incarichi giurisdizionali amministrativi al ruolo tecnico di Capo di Gabinetto presso ministeri strategici, passando per l’esperienza giovanile nella Segreteria di Aldo Moro. Passando al giudizio sugli attuali scenari, auspica che l’Italia si doti di regole ed infrastrutture moderne, e individua nelle reti di comunicazione di nuova generazione, l’occasione per rilanciare l’economia nazionale.

RISCONTRI, Anno 2011 - N.1-2 - Pag. 101-117

 

 

GIUSEPPINA SCOGNAMIGLIO, Enzo Striano tra letture guidate e prassi didattica

La Scognamiglio prende in esame “Chi siamo” una delle quattro antologie scritte da Enzo Striano per gli allievi dei bienni delle scuole superiori ed edita da Loffredo nel 1971. La pubblicazione, il cui titolo riecheggia il noto assunto cartesiano, si configura come uno strumento ad uso didattico che, obbedendo allo scopo primario di offrire un panorama completo della civiltà letteraria dalle origini sino al contemporaneo senza rinchiuderlo nelle strettoie nazionali, sia anche in grado di stimolare gli interessi culturali, spesso latenti, dei giovani. L’autrice riconosce all’opera il pregio della chiarezza discorsiva e della fruibilità, condizioni che Striano reputava necessarie per indurre il lettore a notare le sfumature e ad assimilare i concetti senza trascurarne la carica di problematicità.

RISCONTRI, Anno 2011 - N.1-2 - Pag. 119-128

 

 

DOMENICO D'AMIANO, Peppino De Filippo attore e autore

D’Amiano analizza gli atti della Giornata di studi organizzata, nel 2005, dal Dipartimento di Filologia moderna “S. Battaglia” dell’Università Federico II di Napoli e dedicata alla 'riscoperta' di Peppino De Filippo. I contributi esaltano la poliedricità dell’artista partenopeo, oscurata ora dalla notorietà del fratello Eduardo ora dall’esuberanza del compagno Totò. I relatori svelano aspetti inediti del più piccolo dei De Filippo, personalità a tutto tondo, capace di essere nel contempo attore, autore di teatro e di favole, poeta e traduttore. Il volume si chiude con due testimonianze che illuminano la gentilezza, la riservatezza e la semplicità dell’uomo Peppino.

RISCONTRI, Anno 2011 - N.1-2 - Pag. 128-131

 

 

SARA CATAUDELLA, La cultura e la donna

La riflessione di Sara Cataudella sulla difesa dei diritti delle donne guarda al filone di pensiero dell’ultimo quarto del Novecento poggiante sulla necessità dell’etica della differenza. Dopo aver menzionato le pubblicazioni che negli ultimi 25 anni hanno contribuito alla ricostruzione storico-critica della condizione femminile nella storia, l’autrice si rifà alla psicologa francese Luce Irigaray, teorizzatrice 'storica' della differenza uomo donna, e con lei sottolinea il bisogno di oltrepassare il concetto di parità. L’accettazione della disparità tra i due sessi appare all'autrice condizione favorevole al concretizzarsi di un’autorità femminile che garantisca autentico progresso civile.

RISCONTRI, Anno 2011 - N.1-2 - Pag. 131-134

 

 

MARIO GABRIELE GIORDANO, Scrivere bene

Cosa significa scrivere bene? Per rispondere al quesito, Giordano propone all’attenzione del lettore un rapporto firmato nel 1864 da un guardaboschi della provincia avellinese e concernente il rinvenimento di un cadavere. Il testo, pur ignorando qualsiasi regola grammaticale, sintattica e lessicale, s’impone per la vivacità e la completezza d’informazione. L’esempio concretizza la convinzione del direttore che il solo rispetto dei dettami della grammatica e della retorica non conferisce potere e ricchezza alla scrittura.

RISCONTRI, Anno 2011 - N.1-2 - Pag. 135-136

 

 

FRANCESCO D'EPISCOPO, MARIO GABRIELE GIORDANO, Unità d'Italia: il contributo della cultura

Il fascicolo monografico, che conclude l’annata 2011, è introdotto da una premessa nella quale i due curatori spiegano la scelta del tema comune ai differenti contributi. Dinnanzi all’incapacità di istituzioni politiche e culturali di rievocare degnamente il centocinquantesimo anniversario dell’Unità, "Riscontri" sceglie di indagare le radici dell’Italia unita, attraverso studi che esaltano i letterati, i musicisti e gli intellettuali che hanno fatto il Risorgimento.

RISCONTRI, Anno 2011 - N.3-4 - Pag. 5-7

 

 

CARLO DI LIETO, Leopardi 'civile'

Il 1815 segna per l’Europa il tramonto delle aspirazioni dei popoli a vivere in Stati liberi. Nel 1818 Leopardi pubblica due odi civili che, come ricorda l’amico Giordani, infiammano gli animi di coloro che accarezzano sogni d’indipendenza: "All’Italia" e "Sopra il monumento di Dante". L'A. analizza il sentire patriottico nella produzione leopardiana e ne fissa i momenti principali. Guardando alla contemporaneità e vagheggiando il ritorno alle virtù antiche, il poeta matura un forte sentimento di 'nazione' che s’innesta su una vita interiore inquieta e lo spinge al gesto eroico del sacrificio di sé per liberare la patria. Inevitabilmente i suoi versi si trasformeranno in un appello al Risorgimento. Dopo la stagione della melanconia e della poesia filosofica che nasce dall’orrido vero, la scrittura del recanatese trova nuove forme riprendendo temi giovanili in una 'circolarità d’idee".

RISCONTRI, Anno 2011 - N.3-4 - Pag. 11-36

 

 

FRANCESCO D'EPISCOPO, Luigi Settembrini cospiratore e comunicatore

D’Episcopo ci consegna un ritratto a tutto tondo di Luigi Settembrini ravvisando in una sorta di 'follia positiva', fatta di chiarezza comunicativa e ardore, la chiave per comprendere in tutta la sua complessità il pensatore politico, il letterato e il critico. Il suo estremismo ideologico lo condurrà ad essere un 'cospiratore', un oppositore che individua nello scontro armato l’unica soluzione per dirimere questioni politiche irrisolvibili con la diplomazia. Settembrini si fa voce veemente del suo tempo, distante dall’equilibrio dell’amico De Sanctis, interprete della necessità di dare all’Italia uno stato unitario non solo per via politica ma anche culturale. Il critico riconosce valenza civile alla cultura, vedendo nelle sue "Lezioni di letteratura italiana" un’occasione per guidare i giovani, istruirli al una letteratura che è di tutto vita e della vita deve farsi riflesso.

RISCONTRI, Anno 2011 - N.3-4 - Pag. 37-50

 

 

UGO PISCOPO, La prospettiva politica di De Sanctis

Il contributo nasce dal desiderio di una 'restituzione del De Sanctis a sé stesso' sottraendolo alle deformazioni critiche che, più o meno apertamente, hanno tentato di ingabbiarlo in una posizione ideologica. Piscopo vuol presentare l’uomo e l’intellettuale che ha appoggiato la rivoluzione risorgimentale, vivendo poi l’amarezza dell’affievolimento di ogni proposito democratico nell’Italia postunitaria. La visione politica di De Sanctis è scevra da ogni 'dottrina', da ogni distinzione formale e si fa portatrice di un’idea di rivoluzione che è prima di tutto creazione di uno Stato nazionale e processo di ammodernamento dell’economia, del costume, della mentalità delle popolazioni italiane. La democrazia diviene banco di prova per l’intera società italiana: chiama le classi dirigenti comunità intera alla responsabilità nella gestione delle conflittualità proprie della vita comunitaria.

RISCONTRI, Anno 2011 - N.3-4 - Pag. 51-77

 

 

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