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*, Presentazione

Presentazione del fascicolo di taglio monografico "Petrarca, la medicina, le scienze", risultato del convegno, dal titolo omonimo, tenutosi presso l'Acadènia de Bones Lletres di Barcellona (21-23 ottobre 2004).

QUADERNS D'ITALIÀ, Anno 2006 - N.11 - Pag. 1-4

 

 

*, Premessa

Presentazione del fascicolo di taglio monografico "Petrarca, la medicina, le scienze", risultato del convegno, dal titolo omonimo, tenutosi presso l'Acadènia de Bones Lletres di Barcellona (21-23 ottobre 2004).

QUADERNS D'ITALIÀ, Anno 2006 - N.11 - Pag. 5-7

 

 

FERNANDO SALMÓN, Quis enim possit investigare rationes, imaginationes et memorias anime? : las funciones del cerebro y sus alteraciones en la medicina escolástica

Nel mondo medievale di cui Petrarca fu critico ed erede, l'analisi della ragione e, in generale, delle funzioni celebrali, non apparteneva a un campo determinato del sapere. Tuttavia, gli studi di medicina presentavano una peculiarità: la necessità di un approccio teorico in grado di spiegare non solo il funzionamento normale di queste operazioni ma anche le loro alterazioni. L'articolo analizza questa peculiarità, reale o sviluppata retoricamente per delimitare uno spazio professionale proprio, prestando particolare attenzione al valore epistemologico che la medicina scolastica attribuì alla soggettività del pazzo.

QUADERNS D'ITALIÀ, Anno 2006 - N.11 - Pag. 11-28

 

 

ROSA CASAPULLO, Le malattie della mente nel volgarizzamento mantovano del De proprietatibus rerum di Bartolomeo Anglico (Libri I-IV, V, VII)

Le enciclopedie sono una fonte interessante per lo studio delle conoscenze relative alle malattie mentali nel Medioevo. Una delle enciclopedie più diffuse nel Duecento e nel Trecento è il De proprietatibus rerum del frate francescano Bartolomeo Anglico, che dedica molto spazio alla fisiologia e alla patologia del corpo umano. Quest'enciclopedia venne tradotta per la prima volta in un volgare romanzo a Mantova, tra la fine del Duecento e i primi del Trecento, dal notaio Vivaldo Belcalzer. Belcalzer tradusse, riassumendolo, il trattato del frate francescano, e si sforzò di adattare le sofisticate nozioni della philosophia naturalis alle esigenze di un pubblico ignaro di latino ma desideroso di approfondire le proprie conoscenze scientifiche. Il testo del notaio mantovano rappresenta, quindi, un serbatoio ricchissimo del lessico e delle nozioni che possono essere approssimativamente definite psichiatriche. Nel De proprietatibus rerum e nel compendio del Belcalzer sono descritte, in particolare, la frenite, la mania e la letargia. Tra la fine del Duecento e il Trecento le nozioni basilari e il lessico relativi alle principali affezioni della mente cominciarono a circolare anche in altri testi, letterari e no, scritti in volgare. In particolare la frenesia sembra acquisire uno spazio privilegiato nei testi dei mistici, dei moralisti e dei predicatori.

QUADERNS D'ITALIÀ, Anno 2006 - N.11 - Pag. 29-53

 

 

MASSIMO CIAVOLELLA, La stanza della memoria: amore e malattia nel "Secretum" e nei "Rerum vulgarium fragmenta"

Il saggio analizza il ruolo dell'immaginazione e dell'immagine (phantasia, phantasma) nel Secretum e in quattro sonetti scelti dai Rerum Vulgarium Fragmenta rifacendosi alle concezioni sulle passioni sviluppate da Aristotele e Galeno e poi riprese dai medici e dai filosofi naturali arabi e scolastici.

QUADERNS D'ITALIÀ, Anno 2006 - N.11 - Pag. 55-63

 

 

ENRICO FENZI, Etica, estetica e politica del cibo in Petrarca

Il saggio considera l'insieme degli atteggiamenti di Petrarca nei confronti del cibo, testimoniati da una lunga serie di passi sparsi nella sua opera, e in particolare in alcune importanti lettere "Senili". Da questo esame risultano varie funzioni assegnate al discorso sull'alimentazione: quella oppositiva, che distingue tra gozzoviglia e moderazione, tra cibi artefatti e cibi naturali, tra sporcizia e pulizia, e infine, sul piano sociale e politico, tra lusso e corruzione da una parte, e modestia e virtù dall'altro; quella positiva, che associa la buona e semplice alimentazione naturale alla salute e alla vita tranquilla e solitaria; quella estetica, non meno importante delle altre, che fa del modo di nutrirsi un "test" particolarmente importante sulla civiltà e la buona educazione. Cibarsi, insomma, è per Petrarca un fatto assolutamente culturale, e con ciò egli chiaramente supera i dilemmi della morale cristiana, e pone per primo le basi per una riflessione moderna sull'argomento.

QUADERNS D'ITALIÀ, Anno 2006 - N.11 - Pag. 65-95

 

 

JOAN ROVIRA - ELENA CARBONELL, ¿Hubo ruptura epistemológica en la ciencia del siglo XIV?

Concetto di rottura epistemologica in quanto misura per sapere se vi è stato o no sviluppo scientifico nel XIV secolo. Posizioni opposte sulla possibilità di una rivoluzione epistemologica in fisica e in cosmologia. L'"Ars Medica" di Arnau de Vilanova come sintesi della teologia cristiana e del naturalismo greco. Conclusioni sull'uomo medievale e la sua conoscenza del mondo.

QUADERNS D'ITALIÀ, Anno 2006 - N.11 - Pag. 99-109

 

 

ANTONIO GAGLIARDI, La scienza l'ignoranza la fede. De sui ipsius et multorum ignorantia

Per comprendere il senso del conflitto tra Francesco Petrarca e i quattro giovani averroisti in De sui ipsius et multorum ignorantia è necessario penetrare all'interno del linguaggio e mostrare la profondità della dottrina che vi si cela. A cominciare proprio dal quel termine, ignoranza, si attraversa tutta una biblioteca che rivela la consistenza vera della dottrina averroista. Per Averroè c'è un solo intelletto per tutta l'umanità e il bambino appena nato non ha un intelletto personale. Per questo motivo il bambino appena nato è simile all'animale senza ragione, il bruto. Questo intelletto si forma tramite l'acquisizione della scientia segnando l'acquisizione vera dell'umanità. L'uomo non nasce per natura ma per cultura e l'ignorante rimane nello stadio della brutalità. Tutta la vita dell'uomo deve essere dedicata all'acquisizione della scientia perché quando l'intelletto personale avrà acquisito tutti gli intelligibili si unirà con l'intelletto agente, la prima delle sostanze separate. Dopo gli sarà possibile giungere alla visione intellettuale di Dio. Questo è il fine ultimo, il sommo bene e la felicità. Si può comprendere il conflitto con il cristianesimo per il quale soltanto tramite Cristo e nell'altra vita è possibile giungere alla visione di Dio e alla beatitudine. Date queste coordinate si può comprendere come Petrarca cerca di rispondere da un punto di vista cristiano contrapponendo la fede alla scientia e a ogni via filosofica che porta a Dio. Nel conflitto con i giovani averroisti si rivela la pienezza di una frattura storica in antropologia ed escatologia e una via e della perfezione e della beatitudine incompatibile con il cristianesimo. Prendendo le difese del proprio cristianesimo come della propria scientia si sottrae alla filosofia il monopolio del sapere rivendicando una propria dignità intellettuale in sintonia con la fede cristiana.

QUADERNS D'ITALIÀ, Anno 2006 - N.11 - Pag. 111-130

 

 

PAOLA VECCHI GALLI, Peccati e peccatori

Il tema del peccato è tanto diffuso nell'opera volgare e latina di Petrarca da rendere necessario un energico taglio interpretativo, una qualunque delimitazione di campo. Proprio questa ampiezza è però il segno di un eclettismo che mette a confronto linguaggi e specialismi diversi, a volte implicati fra loro sino alla reciproca indistinzione. Quanto segue è un primo percorso fra i peccati di Petrarca, con soste che testimoniano livelli diversi di esercizio delle parole del peccato: un primo livello, interdiscorsivo, di appropriazione terminologica all'interno di un orizzonte, quello lirico del Canzoniere, che lascia affiorare il tema della colpa correlandolo alla fabula dell'amore; e un secondo livello, di sviluppo di campi semantici legati al tema del peccato, sullo sfondo delle opere latine.

QUADERNS D'ITALIÀ, Anno 2006 - N.11 - Pag. 131-145

 

 

GIANCARLO ALFANO, "Una filosofia numerosa et ornata" Filosofia naturale e scienza della retorica nelle letture cinquecentesche delle "Canzoni Sorelle"

In virtù della loro compattezza come "sottoinsieme" all'interno del capolavoro petrarchesco, le "Canzoni degli occhi" (Rvf, 71-73) costituiscono uno specimen ideale per valutare l'atteggiamento dei commentatori cinquecenteschi delle "rime sparse". Dall'edizione senza note del Bembo (1501) al commento di Vellutello (1525), e ancora dal lavoro di Andrea Gesualdo (1533) sino al grande commento pubblicato postumo del Castelvetro (1582) con il quale in più di un senso si chiude il secolo, si sono contrapposti in Italia due atteggiamenti interpretativi. Da un lato si collocano quelli che come Vellutello o Castelvetro rappresentano i campioni della explication du texte, ossia la critica del "ciò è" che mira a rendere comprensibile la lettera senza sovraccaricarla di significati sapienziali o filosofici; dall'altra parte si sistema invece la critica del "peroché", fatta propria da chi, in particolare gli accoliti dell'Accademia fiorentina (da Varchi a de' Vieri), cercava nell'opera petrarchesca la fonte di un sapere enciclopedico e semmai esemplare anche dal punto di vista spirituale. Lo studio ripercorre questa storia cinquecentesca attraversando sia i commenti sia le lezioni dedicate a singoli componimenti del Canzoniere e mostrando il passaggio dalla identificazione tra "spirito" poetico e "corpo" tipografico tipica del primo Cinquecento alla tendenza a separare tra "spirito" filosofico e "lettera" poetica presente nella seconda metà del secolo XVI.

QUADERNS D'ITALIÀ, Anno 2006 - N.11 - Pag. 147-179

 

 

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