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MANLIO CECOVINI, BRUNO MAIER, GIORGIO BARONI, Carteggi con Biagio Marin

Si pubblicano tre carteggi inediti con il poeta gradese Biagio Marin. Il primo, più ricco fra quelli proposti, include 72 lettere indirizzate in gran parte da Marin a Manlio Cecovini tra il 1942 ed il 1985; il secondo, invece, reca 2 sole lettere a Bruno Maier datate 1969 e 1975. L'ultimo carteggio, infine, è costituito da 12 lettere, inviate prevalentemente dal poeta gradese a Giorgio Baroni nel quindicennio 1971/85, dalle quali traspaiono le riflessioni di Marin su Saba e sul tema della morte.

RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2001 - N.2-3 - Pag. 301-372

 

 

GIORGIO CAVALLINI, Il Canto II del "Purgatorio" e il rito di riconoscimento

Il saggio di Giorgio Cavallini è riservato ad un'analisi del canto II del "Purgatorio". Tra i temi, illustrati dallo studioso, che innervano il canto (la luce, la condizione dei pellegrini, la coralità delle anime, la dolcezza, il contrasto velocità-lentezza, l'amicizia, la nostalgia delle giovinezza), viene conferita particolare enfasi al "rito di riconoscimento", rimasto pressoché inosservato in sede critica. L'incontro tra Dante e il musico Casella si fonderebbe proprio su tale motivo "per attingere un risultato profondamente poetico".

RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N.1 - Pag. 9-23

 

 

VINCENZO PLACELLA, Gli epiteti di ascendenza omerica nel "Giorno" e l'impegno civile del Parini

Viene rilevata la presenza diffusa di epiteti di ascendenza omerica nel "Giorno" del Parini. La "forte connotazione eroica" dei calchi omerici, riferiti nell'opera al Giovin Signore e ad altri personaggi, sarebbe espressione sia dell'intenzione parodica pariniana nei confronti della società nobiliare settecentesca, sia di una sua sotterranea, pervicace ammirazione per quello stesso mondo. "La presenza di Omero nel Giorno"- precisa l'autore del saggio- è come un reticolo che ingloba e dà nuovo senso e sapore al poemetto e conferisce ad esso un nuovo slancio".

RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N.1 - Pag. 25-46

 

 

ITALO BERTELLI, L'ultimo tempo della poesia berchettiana: la traduzione delle "Vecchie romanze spagnuole"

Italo Bertelli si occupa dell'ultima produzione poetica di G. Berchet, in particolare della traduzione delle "Vecchie romanze spagnuole" (1837). Nei 51 componimenti dell'opera lo studioso individua i segni di un rinnovamento,riconducibili all'apertura al meraviglioso fiabesco e all'abbassamento di tono ad un "livello di medietà discorsiva,alquanto familiare". Grande la libertà sul piano metrico ed espressivo adoperata dal Berchet nel suo lavoro di traduzione, complessivamente "non esente da mende e da squilibri espressivi", ma denotato "da un largo respiro etico e da un'alta dignità compositiva: un'opera certo perfettibile, ma seria e corretta".

RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N.1 - Pag. 47-63

 

 

NELIDA MILANI, ELIS DEGHENGHI OLUJIC, Due voci per Fulvio Tomizza

Sotto un titolo comune sono riuniti due interventi dedicati a Fulvio Tomizza. Il primo, trascrizione di un breve discorso tenuto da una studiosa in occasione della prima edizione del premio letterario a lui intitolato, ci offre quasi un'istantanea dello scrittore istriano; l'altro, invece, propone una disamina estesa dei caratteri della sua produzione narrativa. La ricognizione dei romanzi tomizziani effettuata in quest'ultimo contributo, si arricchisce del raffronto con l'opera di Leonardo Sciascia, con il quale Tomizza condivide la tendenza a conciliare "verità storica" e "racconto", "scrittura documentaria" ed "immaginario narrativo".

RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N.1 - Pag. 65-112

 

 

BRUNO MAIER, Itinerario narrativo di Vinicio Ongaro

Bruno Maier si sofferma sulla produzione narrativa dello scrittore triestino Vinicio Ongaro, neurologo e psichiatra. Da "Un povero domani" (1983) a "Minaccia confidenziale" (1999), considerato "vertice e punto d'arrivo" della sua opera, nei suoi romanzi "neurologia e letteratura si illuminano e si condizionano reciprocamente", talvolta identificandosi "senza residui". La caratteristica precipua dei lavori di Ongaro viene individuata da Maier nella finezza dell'introspezione psicologica dei personaggi, che si coniuga nell'ultimo romanzo col genere più tradizionale del giallo, dando luogo ad un originale, godibile forma di "giallo psicologico".

RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N.1 - Pag. 115-126

 

 

BARBARA CASAGRANDE, La critica di Alberto Frattini dagli anni Quaranta a oggi

Dopo una breve premessa circa la formazione e l'evoluzione del pensiero critico di Alberto Frattini, sono delineati i canoni fondamentali della riflessione dello studioso fiorentino. Attraverso opportuni riferimenti all'attività esegetica da lui svolta sulle opere leopardiane e successivamente sulla poesia novecentesca, Barbara Casagrande evidenzia come la sua attività critica sia tutta fondata sull'integrazione degli strumenti più vari "ai fini di una continua chiarificazione del testo", sulla "frequente apertura al dubbio e alla possibilità", sul "rispetto per i valori della poesia, della parola e della personalità poetica che la stessa esprime, integrati in una specifica realtà storico-culturale". Correda il saggio un'ampia bibliografia degli scritti di Frattini.

RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N.1 - Pag. 129-181

 

 

MARCO EDOARDO DEBENEDETTI, Il fanciullo lontano

Il saggio di Debenedetti mira ad una rivisitazione della poesia di Sandro Penna, basata tra l'altro sul tentativo di sganciarla dal "mito critico" della patologia, considerata sino ad oggi una delle maggiori chiavi d'accesso alla sua comprensione. Sulla scia inaugurata da Pasolini e Gaboli, Debenedetti ambisce a restituire un'immagine più autentica della lirica penniana, alla cui origine sarebbe da collocarsi il rapporto, incostante, con l'"oggetto d'amore". Appena accennata dallo studioso la prospettiva della "filiazione antica" della poesia di Penna, che risalirebbe fino alla lirica del Duecento.

RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N.1 - Pag. 185-196

 

 

BORTOLO MARTINELLI, La fede in Cristo. Dante e il problema della salvezza ("Paradiso" XIX)

Bortolo Martinelli propone una lettura del canto XIX del "Paradiso" dantesco, evidenziandone il tema principale nella questione della Giustizia Divina ed in quella, strettamente correlata, della salvezza. Problematica già emersa nei versi di "Inferno" IV e "Purgatorio" VII, essa viene qui chiarita da Dante in via definitiva e con nuovi strumenti, attraverso il ricorso ad una scena di grande efficacia rappresentativa e narrativa, costruita sulla base di una serie complessa di significati di natura filosofico-teologica. La tesi del poeta in merito alla salvezza delle anime dei giusti senza fede e dei non battezzati viene affidata ad un'aquila, simbolo cristologico oltre che dell'autorità imperiale. L'intervento dell'animale, al quale, come rileva Martinelli, la manifestazione della verità viene affidata come ad un oracolo sacro, si conclude "con un'affermazione autoritativa: per la salvezza è necessario il battesimo e la fede riguardo alla missione salvifica di Cristo". Lo studioso si sofferma poi sul significato dell'aspra requisitoria contro la presunzione umana pronunciata dall'aquila divina: l'uomo non può penetrare il mistero della giustizia di Dio o arrogarsi la pretesa di giudicarne l'opera, né il cristiano ritenersi deputato alla salvezza per il solo fatto di essere cristiano. In conclusione, osserva Martinelli, "Dante rimette tutta la questione alla volontà divina, convinto, come si legge in Alessandro di Hales, che 'tota causa salutis est apud Deum'".

RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N.2 - Pag. 11-39

 

 

GUIDO NICASTRO, La commedia dell'amore e della seduzione nei libretti viennesi di Da Ponte

Guido Nicastro si sofferma sull'analisi dei libretti per musica meno noti scritti da Lorenzo Da Ponte nel periodo del suo lungo soggiorno viennese. Durante la permanenza alla corte di Giuseppe II (1784-90), infatti, oltre ad aver collaborato con Mozart, creando alcune delle piú celebri opere di tutti i tempi ("Nozze di Figaro", "Don Giovanni", "Così fan tutte"), Da Ponte lavorò con altri rinomati musicisti, fra i quali Salieri e Martín y Soler. L'autore del saggio offre una significativa disamina dei numerosi libretti viennesi nati dal sodalizio artistico con questi ed altri noti compositori (le cui trame risultano tutte imbastite sui temi dell'amore e della seduzione), allo scopo di mostrare in che modo Da Ponte sia riuscito a superare i limiti della librettistica contemporanea per giungere nei capolavori mozartiani ad una "nuova accezione della comicità che include in sé anche il serio e il tragico".

RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA, Anno 2002 - N.2 - Pag. 41-66

 

 

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