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Roma, Salerno Editrice, 2009, 424 p., euro 22

Il più brillante esponente della cultura umanistica fiorentina alla corte di Lorenzo de’ Medici: Angelo Poliziano. Eccellente poeta, filologo, intellettuale dotato di una cultura “enciclopedica”, splendido rappresentante di una Firenze all’apogeo del suo splendore. Fu senza dubbio l’uomo di Lorenzo de’ Medici: segretario personale, precettore del primogenito Piero, professore di poetica e retorica, ambasciatore presso lo Stato Vaticano. Un Poliziano protagonista, ma attorniato da eccellenti antagonisti: Marsilio Ficino, Cristoforo Landino, Giovanni Pico della Mirandola. Vengono qui analizzate tutte le sue opere in volgare e in latino, con interpretazioni talvolta nuove e sorprendenti. L’analisi è accompagnata dalla citazione di ampi brani, per cui il saggio si propone anche come ricca antologia di testi non sempre di facile consultazione.

Roma, Salerno Editrice, 2009, 352 p., euro 28

Gli otto saggi riproposti in questo volume intendono offrire un significativo specimen della cinquantennale ricerca condotta da Mario Martelli intorno alle opere, alla cultura e alla vicenda politica di Niccolò Machiavelli, privilegiando gli studi più corposi (con esclusione, quindi, delle numerosissime “schede” filologico-erudite su questioni puntuali) e più recenti (usciti fra 1986 e 2004), e, tra questi, quelli in cui trova più piena realizzazione l’intreccio di filologia e storia che costituisce il proprium metodologico di Martelli machiavellista. I contributi qui raccolti si dispongono senza forzature in un libro organico, capace di fornire – per parafrasare un celebre titolo continiano – una precisa “idea di Machiavelli”: essi, infatti, toccano molteplici aspetti della produzione e della figura del Segretario e al tempo stesso sono emblematici dei numerosi àmbiti di interesse di uno studioso avvezzo a illuminare simultaneamente il suo oggetto mediante diversi e convergenti fasci di luce (ricerca delle fonti, studio filologico, indagine biografica, ricostruzione storico-culturale, interpretazione critica). L’ordine in cui i saggi si susseguono non è cronologico, ma piuttosto, in senso lato, tematico: muovendo da una sorta di “introduzione” di carattere generale sul percorso politico di Machiavelli, si passa a quattro contributi sulla cultura e sulle “fonti”, che costituiscono il cuore del libro, per giungere infine (dopo due saggi dedicati ad altrettanti questioni particolari, ma comunque ricche di significative implicazioni politico-biografiche) all’importante studio dedicato ai Dettagli della filologia, vero e proprio compendio del “metodo storico-filologico” di Martelli e, insieme, della sua visione di Machiavelli.

 

Roma, Salerno Editrice, 2009, 160 p., euro 12

Un’opera che rappresenta uno snodo cruciale per uno scrittore a lungo ignorato e, ora, definitivamente uscito dalla clandestinità. Goccie d’inchiostro, del 1880, riunisce diversi racconti e bozzetti della produzione minore, in senso quantitativo, di Dossi. Idee, sensazioni, ricordi sono resi per mezzo di una scrittura frammentaria ma sempre controllata, che ben riflette il lavoro di revisione che impegnò l’autore durante la preparazione dell’edizione. Nella raccolta, infatti, con alcuni inediti, confluirono diversi testi già pubblicati in rivista, l’elegia in prosa dal titolo Elvira e i tredici raccontini già inclusi nella Vita di Alberto Pisani. Maggiori, rispetto ad altre opere, risultano qui i cambiamenti formali, volti il più possibile a normalizzare una lingua che in origine era marcatamente espressionistica.

Salerno Editrice, 2009, 624 p., euro 58

Il Centro Pio Rajna ha promosso un convegno sul tema difficile e ambiguo dello ‘straniero’, al confine tra la storia della letteratura e la storia della cultura. Nell’antica Grecia lo straniero Xénos godeva di ogni riguardo e ospitalità, diversamente dal Bàrbaros verso il quale era implicito un giudizio di inferiorità. A Roma lo straniero è soltanto exter o extĕrus, ‘estero’. Il termine strangiero, straniero, preso in prestito dall’antico francese estrangier (mod. étranger), collegato al lat. extraneus ‘esterno, estraneo’ risale al Medioevo, e presto si afferma la forma poi prevalsa di straniero, stranero, collegata semanticamente a strano, ‘insolito, diverso dall’usuale’. Evoluzioni, contaminazioni linguistiche, interferenze reciproche che denotano mutamenti significativi nel rapporto italiano-straniero. Dapprima l’italiano si pone come modello di élite culturale superiore rispetto allo straniero, ma già nel Rinascimento il confronto con l’Altro si fa più equilibrato. Poi, nel corso dell’’800 il rapporto si capovolge: lo straniero supera in prestigio morale e progresso economico e civile l’italiano, e nelle opere di Madame De Staël e di Byron si ritrova il mito di un’Italia spossata e moribonda ma pregna di pathos. Nei secoli XIX e XX l’italiano non è più il colonizzatore o l’esportatore di cultura, ora espatria e diventa dominante il confronto con l’America: sempre in bilico tra utopia e alienante realtà, esaltata nelle contaminazioni di Vittorini e Pavese, o irrimediabilmente incompatibile con l’identità italiana (Soldati, Cecchi, Praz, Moravia). Relazioni: Alessandro Barbero, Italiani e stranieri: la novità di un’antitesi; Luca Molà, Traffici, mercanti, viaggiatori sullo scorcio del Medioevo; Pietro Trifone, L’italiano nel Mediterraneo. Intrecci di lingue e di culture tra Medioevo e Rinascimento; Luciano Formisano, Lo straniero nella letteratura italiana del Due e Trecento; Carlo Vecce, Italiani e stranieri nell’Umanesimo; Francesco Negri Arnoldi, Arte italiana arte straniera; Pasquale Guaragnella, Immagini dello straniero e del forestiero nella cultura del Barocco; Carmelo Alberti, Italiano e straniero nell’età dell’Illuminismo; Guido Baldassarri, « Italiani » e « stranieri » in Pascoli e D’Annunzio; Paolo Orvieto, L’America o il luogo dell’altro e dell’altrove; Sebastiano Martelli, La scrittura dell’emigrazione; Edoardo Esposito, Libri stranieri nell’Italia nel Novecento.

Roma, Salerno, 2008, 112 p., 12 Euro

Faville di un ribelle raccoglie più di duecento sentenze di un giovanissimo Giuseppe Prezzolini, che intorno ai vent'anni aveva iniziato a tenere un diario per documentare gli incontri intellettuali e le letture della sua formazione da autodidatta, e per sperimentare la sua capacità critica e filosofica sui grandi temi dell'uomo e dell'universo, della famiglia e della società. È un Prezzolini inedito quello che si può leggere in queste pagine: sentenze e frasi di tipo aforistico compaiono fra le centinaia di pagine di dieci quadernetti (datati dal gennaio 1898 all’agosto 1904) con la copertina in marocchino nero o in tessuto marrone, di piccolo formato tascabile. Questi taccuini, ancora inediti nel loro insieme e rimasti sconosciuti alla critica per oltre cent'anni, sono recentemente riemersi in una collezione privata e mostrano già alcune caratteristiche del Prezzolini maturo: la vena polemica e talvolta sarcastica, la capacità di fotografare la realtà con occhio critico e severo, la messa a fuoco delle ansie e delle aspettative sociali, la grande ironia nei confronti delle debolezze umane. Il fortuito ritrovamento si aggiunge ad altre carte d'archivio che, nel corso di questi ultimi anni, sono state portate all'attenzione del pubblico e della critica, e che hanno permesso di illuminare con altra luce il panorama culturale fiorentino agli inizi del Novecento e la personalità già di primo piano del giovane Prezzolini.

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