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LETTERE ITALIANE (Direttori Carlo Ossola e Carlo Delcorno).

Trimestrale, è stata fondata nel 1949 e viene redatta negli Istituti di Letteratura Italiana delle Università di Padova e di Torino. Di prestigio internazionale, è stata diretta in passato da Vittore Branca e Giovanni Getto, e rappresenta oggi la più autorevole rivista di letteratura italiana, che felicemente concilia rigore filologico ed esegetico e attenzione al nuovo. Nella sua storia ha ospitato le voci più significative delle varie tradizioni internazionali di studi sulla civiltà italiana, approfondendo dibattiti di metodo e inserendo le lettere italiane nella tradizione degli studi romanzi e comparati. Ricchissimo e tempestivo il contributo all’informazione critico-bibliografica. Alla rivista si affiancano le due Collane «Biblioteca di Lettere Italiane» e «Saggi di Lettere Italiane». «Lettere italiane» è pubblicata dalla Casa Editrice Leo S. Olschki.

Rubriche: - Articoli - Note e rassegne - Notizie di manoscritti - Recensioni - Notiziario - I libri: «Lettere Italiane» tra le novità suggerisce - Libri ricevuti.

L’attuale direzione è composta da Gian Luigi Beccarla, Carlo Delcorno, Cesare De Michelis, Maria Luisa Doglio, Giorgio Ficara, Marc Fumaroli, Giulio Lepschy, Carlo Ossola, Gilberto Pizzamiglio (anche capo della redazione), Jean Starobinski. 

Nella redazione, Giovanni Baffetti, Attilio Bettinzoli, Bianca Maria Da Rif, Fabio Finotti, Nella Giannetto, Claudio Griggio, Giacomo Jori.

«Lettere italiane» è indicizzata nei database Web of Knowledge (ISI) e Scopus. La versione digitale della rivista può essere consultata presso le Istituzioni abbonate che ne hanno fatto richiesta. 

Ulteriori informazioni sulla rivista sono disponibili alla pagina: http://www.olschki.it/riviste/lettital.htm

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LETTERATURA E DIALETTI Si è scritto giustamente che la letteratura italiana è l'unica in cui il dialetto faccia visceralmente corpo con la lingua. In effetti, privarla delle opere di Ruzante e Basile, di Meli e Calvo, di Porta e Belli, di Pascarella e Di Giacomo, di Marin e di Loi, del Pasolini friulano e dello Zanzotto trevigiano, non sarebbe una grave amputazione? E non sarebbe impoverito e stinto il nostro teatro se italianizzassimo le variopinte parti in dialetto, dalla commedia dell'arte a quella goldoniana, e oltre? Pure, mancava una rivista di studi che, improntata a rigore accademico, fosse dedicata a questa parte vitale del nostro passato e del nostro presente letterario. Per colmare il vuoto, ecco questa testata, «Letteratura e dialetti»: ha cadenza annuale e si occupa di letteratura dialettale nel senso stretto, che si suol datare dal Cinquecento in avanti, ma è attenta anche a quella funzione-dialetto che si può ravvisare fin dalle Origini (l'Iscrizione di San Clemente, Bonvesin, Cronica dell'Anonimo Romano ecc.). L'orizzonte è ampio anche in senso linguistico: oltre che alla letteratura dialettale 'pura', si guarda al dialetto nei cocktails macaronici o espressivisti (Folengo, Gadda, Meneghello), alla dialettalità dentro la lingua (Verga, Pavese), alle varie forme di pastiche. La rivista è divisa in tre sezioni: una di Saggi e studi (di carattere storico o critico-interpretativo), l'altra di Testi e commenti (edizioni critiche e/o annotate, analisi testuali, inediti di autori antichi ma anche viventi se significativi, opportunamente presentati, nonché saggi 'storici' ricuperati e illustrati), la terza di Recensioni e schede, per ragguagliare sulle opere creative e sugli scritti storico-critici. La rivista si propone di essere un appuntamento annuale per tutti gli studiosi e gli appassionati, un luogo di riferimento e di confronto aperto ai contributi, e un discrimine fra gli studi solidi e gli autori di vaglia da un lato e, dall'altro, il dilettantismo vigente in tanti scritti in versi e in prosa ruotanti attorno al dialetto.

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LE FORME E LA STORIA


La nuova serie de LE FORME e LA STORIA Oltre trent’anni di pubblicazioni
Il numero 1-2 del 2008, in due tomi, dedicato al ricordo di Gaetano Compagnino, ha aperto una nuova serie della pubblicazione de «Le forme e la storia», adesso rivista pubblicata nell'ambito delle attività scientifiche del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania.

Fondata nel 1980 per iniziativa di Nicolò Mineo, dello stesso Compagnino, di Enzo Sciacca e di Antonio Pioletti, si presentava allora come “Rivista quadrimestrale di studi storici e letterari” edita dalla Cuecm, Cooperativa universitaria. Prima dell’attuale, la terza, ha conosciuto due serie di pubblicazioni, la prima dal 1980 al 1987, per un totale di otto fascicoli fra singoli e doppi con un numero unico 1984-1987, e quindi, per i tipi di Rubbettino, la seconda dal 1989 al 2003, per un totale di sedici fascicoli con un numero unico 1999-2003. Con la seconda serie, non più “Rivista quadrimestrale di studi storici e letterari”, ma “Rivista semestrale di Filologia moderna”.
Una storia editoriale non lineare, dunque, che ha certo risentito delle alterne vicende delle politiche universitarie nazionali e locali, del contrarsi progressivo delle risorse finanziarie, dei percorsi accademici ed esistenziali di chi con maggiore impegno contribuiva alla gestione della rivista.
E tuttavia, una storia che evidentemente, se riprende il suo corso, ha seguito un filo conduttore, ha lasciato tracce, ha sedimentato esperienze, ha rinnovato passioni.
Un nuovo impegno
Il nesso letteratura-storia resta il campo d’indagine privilegiato, il che, va da sé, tende a dar rilievo alla funzione non solo estetica della letteratura -e delle arti più in generale, come in seguito si dirà-, ma cognitiva, sociale, etica, liberatoria. All’ideologia del tecnicismo mercantilistico, dell’immagine effimera, del produttivismo disumanizzante, non abbiamo da contrapporre la certezza di visioni totalizzanti, ma la via faticosa della ricerca.
L’ampio spettro di discipline presenti nel Dipartimento di Scienze Umanistiche, già di per sé elemento di ricchezza, può dar corpo a una proficua progettualità interdisciplinare: le filologie, le lingue moderne, le linguistiche, le letterature, la teoria del linguaggio, la musicologia e l’antropologia culturale, le aree europee e americane, slava, neogreca e quelle orientali. L’obiettivo è valorizzare l’interdisciplinarità su direttrici che possono includere verifiche dei metodi e delle tecniche di edizione dei testi letterari, un comparativismo fondato sull’analisi testuale e sulla ricostruzione della rete delle differenze, più che delle simiglianze, l’indagine sull’intertestualità e l’interdiscorsività, i processi della ricezione letteraria nella storia e nella metamorfosi dei testi, studi di teoria del linguaggio, di linguistica generale e di linguistica applicata in tutti i loro risvolti, i rapporti fra le arti e fra letteratura e arti, i nuovi orizzonti dischiusi dall’applicazione dei procedimenti informatici nel campo delle scienze umanistiche.
La periodicità è semestrale. Si applica la procedura di valutazione e accettazione degli articoli double blind peer review. Saranno previsti fascicoli dedicati a un tema, con l’obiettivo di sottoporlo a letture plurali per metodo d’indagine e tali da permettere una comparazione fra aree geo-culturali diverse e fra diverse tipologie di rappresentazione artistica, e fascicoli rivolti a offrire, in modo se possibile non dispersivo, esercizi di lettura, sondaggi analitici, interventi su questioni teoriche e metodologiche aperte o da riaprire, presentazione di ricerche in corso di ampio respiro, rassegne di studi su tematiche di particolare rilievo.
La linea editoriale resterebbe tuttavia lacunosa se non includesse la ricerca di collaborazioni internazionali oltre che nazionali.
La costituzione d’un Comitato scientifico che vede la presenza di illustri studiosi appartenenti ad aree geo-culturali e a settori scientifici diversi risponde infatti a un’ineliminabile esigenza di confronto scientifico senza confini.

Siti internet http://www.disum.unict.it/
http://www.store.rubbettinoeditore.it/riviste/le-forme-e-la-storia.html


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LA PAROLA DEL TESTO Nata nel 1996 e nuovamente diretta, dopo un lungo intervallo, da Antonio Lanza, la rivista ha un taglio più storico-critico che filologico-linguistico; pubblica articoli anche in inglese, francese e spagnolo e si avvale di un ampio Comitato scientifico di prestigio internazionale. «La parola del testo» vuole essere una rivista di italianistica e comparatistica a tutto tondo: essa è aperta all'intero l'arco della letteratura italiana, dalle Origini ad oggi: è quindi una rivista di italianistica generale. Nello stesso tempo dà ampio spazio a saggi di comparatistica, con attenzione non solo alla produzione romanza, ma anche a tutte le altre letterature, purché tali saggi siano in stretto collegamento con testi letterari italiani. Vengono poi pubblicate edizioni di testi dal Seicento in poi, compresa la produzione di poeti e prosatori dei nostri giorni.

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LA MODERNITÀ LETTERARIA Oggi la cultura e la didattica letteraria italiane hanno come compito la ridefinizione della modernità nostrana, nella sua maturità faticata e nei suoi passatismi logori, nelle dipendenze dall'estero e nelle peculiarità inconfondibili. L'Ottocento e il Novecento nazionali attendono ancora una messa a fuoco equilibrata e onnicomprensiva, che ne illumini la difformità di aspetti senza perderne di vista la coesione unitaria. Ad approfondimento dello sguardo, impossibile non tenere conto della strumentazione di ricerca offerta dalle scienze sociali, per integrarle alle risorse tradizionali del sapere filologico e retorico. Va poi da sé che analizzare la modernità juxta propria principia non implica minimamente la ricusazione del lascito grandioso costituito dalla letteratura italiana dei primi secoli; né potrebbe sottintendere un disconoscimento del debito permanente nei confronti della classicità greco-latina. Ma il bello della modernità è che c'è posto per tutti. La laicità dell'idea di letteratura insita nel suo codice genetico prevede una liberalizzazione spregiudicata di modelli e moduli letterari formalizzati professionisticamente, senza però restringersi soltanto alle attitudini e abitudini di gusto dei letterati puri. In una letterarietà senza dogmi spetta alle diverse cerchie di destinatari di selezionare i testi preferiti, secondo i loro specifici interessi di lettura. E va tenuto conto che le innovazioni più feconde possono insorgere anche dal basso verso l'alto. Beninteso, agli studiosi di cose letterarie resta poi il compito di portare ordine nel disordinato flusso magmatico delle proposte avanzate da chi scrive a chi legge. Ed è per questo che la MOD, Società italiana per lo studio della modernità letteraria, offre ora una rivista che raccolga gli studi relativi al dominio circoscritto dalla sua stessa denominazione.

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